Sabato 20 Ottobre ore 17.30Libreria delle Moline – Via delle Moline 3/a – BOLOGNALetteratura Necessaria – Esistenze e ResistenzeAzione N° 22IL BARATTO (II)(Libera veicolazione di parentele elettive e letterariesu progetto e concertazione di Enzo Campi)Patrizia Dughero, Martina Campi, Lella De Marchi, Elena Carletti, Davide Valecchi, Francesca Del Moro, Enea Roversi, Rita Galbucci, Valentina Gaglione, Enzo Campi interpreteranno brani diRyoko Sekiguchi, T. S. Eliot, Fernando Pessoa, Sylvia Plath, Remo Pagnanelli,Bertolt Brecht, Nazim Hikmet, Adrienne Rich, Cesare Pavese, Adriano Spatola***Nell’ambito delle iniziative del progetto nazionale di aggregazione letteraria denominato Letteratura Necessaria – Esistenze
Svaniscono i palazzi,
piante
e fruscio di rami
s’accarezzano nel buio.
Paradossi senza parole
affidano verità al mare
Esistono silenzi impercorribili,
se non li ascolti da dentro
non li senti
e se li ascolti
menti.
Seppure questa vita non valesse niente
la rivivrei lo stesso
in assaporare lento.
E’ questione di sorsi,
uno qua un altro la,
uno acerbo l’altro dolce.
E’ questione di sorsi e momenti
in cui allenti la mano
per spostarti lontano
in una stazione qualunque.
Fosse anche la mente
la regina del viaggio,
il godimento
elemento di coraggio,
un suono straziante nella city
è comunque un viaggio.
Nella secca aiuola
si consuma l’incenso,
lento stillicidio del vento,
guidato a percuote intimi timori
in uno spreco d’armonia
solo mia.
Qui i nostri mondi s’incontrano di rado
e il mio, estraniato
fuga lontano.
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Sono certa, chiunque tu sia e qualunque posto occupi al mondo, di sicuro ti sarà capitato d’imbatterti in una battaglia (persa in partenza) con le zanzare. Instaurare un dialogo, credo sia impossibile, e poi chi lo conosce il zanzaresco? Ronzio e interpretazione, pare lo abbiano studiato alla filarmonica di Vienna, mentre il ritmo e la musica l’hanno appreso dal coro muto del film “il pap’occhio”, che se non hai visto consiglio di prenderne nota. Io mi trovo in Emilia e qui le zanzare sembrano venir fuori direttamente dal cast di jurassic park, il mio giardino somiglia ad una pista d’atterraggio, e mi sto intossicando con spuzzini talmente maleodoranti che “fanno schifo ad un piede”. Non si tratta delle famose zanzare tigre, sono Tiger Man in persona!!! Ma vogliamo parlare del fatto che scelgono i posti più assurdi per ciucciarti?
Sotto la pianta del piede, in mezzo al pollicione, tra le natiche, su una tetta… Così, metti che la sera devi uscire, con il caldo che fa, sei costretto a mettere la felpa pur di non far notare la discrepanza sostanziosa tra i due seni. Che poi, parliamoci chiaramente, il problema non è mio. In questo caso non ho neanche la speranza che possano convogliare due zanzare gemelle, all’unisono, una sulla tetta destra e l’altra sulla sinistra.
Vogliamo ancora discutere degli spray, non oleosi ma tanto puzzolenti che evitano lontanamente l’idea della possibilità di un contatto, fosse anche solo con un marziano? Ne vogliamo parlare? Accendiamo zampironi, torce e piante di citronella, manca solo la corona d’aglio al collo per poi accorgerci che gli unici stecchiti sono l’apparato respiratorio e l’uomo ragno, che porello passava casualmente di la. Per non parlare delle crisi di panico che le nostre acerrime nemiche riescono a causare in soggetti particolarmente ansiosi.
La madre di una mia amica non voleva assolutamente si accendessero le luci di sera, e puntualmente si andava a sbattere contro muri e affini.
Una notte rincorse la zanzatigre, senza riuscire a prenderla. La signora era strasicura che la mia amica uscisse apposta sul balcone a fumare, per poi lasciare la finestra aperta e far entrare la zanzara.
Per tutta la notte continuò ad accusarla -Mannaggia te! Tutta corpa tua… A prossima vota che te vedo fumà ner barcone e me lasci a finesta aperta, te faccio vede io!- Questo avveniva verso l’una di notte. Verso le cinque la follia era all’apice. Si rigirava nel lettuccio dove stavano in tre, lei la figlia e la zanzara…Accesa la luce, si rivolse alla figlia e con i nervi a pezzi le urlò -Avanti, alzati pure tu, mettiti a sistema’ casa, così te m’pari, no che mi devo mettere a combattere con la zanzara tua! Se non dormo io non dorme nessuno!- E comunque le ingorde ciucciatici, il giorno sono rilassatissime, le vedi sbattere contro i muri, belle gonfie, sembrano avere solo testa, e certo con quella panza tutto il resto è noia! Le rincorri ma loro sono più furbe, non se fanno beccà! E tu con il tuo schiaccia insetti percorri la casa per tutti i punti cardinali, esegui piroette, che neanche Carla Fracci concepirebbe, corri, metti i piedi sui tavoli, vai per le scale…ed è qui che avviene la tragedia, perché loro, continuano senza sosta a ronzarti attorno, mentre tu sei caduto riportando femore fratturato ed ematomi ovunque. Chiami aiuto, ti portano in ospedale, ti fanno una piccola operazione, ti ingessano e per il resto dell’estate, hai sempre in corpo una temperatura tra i 40°, ma pure con tutta l’ingessatura, impietosamente, senti qualcosa che s’intrufola dentro al gesso e zak, ti punge e non puoi neanche grattarti!
Ci vuole fegato per sentirsi come in un cartone di paperino e noi ce l’abbiamo!
Valentina Gaglione testo
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Attaccati alla mente il lato accattivante
C’è bisogno di capire
l’Universo
i punti di una pista cifrata
Come le stelle
che possono ancora incantare
se i riflessi si perdono in mare
Sono parte di luce
punta di mosaico
virato
Che osa virare oltre le case
oltre le cose
Sono ciò che voglio essere
Urlo massacrante
o carezza ricorrente
Sono ciò che voglio essere
Urlo massacrante
o carezza ricorrente
Valentina Gaglione testo
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Pietre rivoltate
sull’uscio del grembo
arrendono il pensiero
al richiamo di cose sparse
da rassettare in terreni giusti
Assetti lenti, lenti, lenti
fino a toccare il talamo
Alcova libera
di luce arancio
spicca sullo scibile
ed echi e mani si sfiorano
in forma di loto universale
Schiuso fiore
che ti offri al tutto
fa che il tutto non ti annienti
nutriti di musiche d’Oriente
mangia al soffio del vento
cedi i colori al richiamo di lontane chimere
e credici, mai sono state più vere.
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Non capire le urgenze
non trova perdono
Per strada,
un vecchio ha chiesto un abbraccio mai avuto
Nella notte,
in sosta davanti ai suoi occhi lucidi,
avrei dovuto dormire
forse fuggire
ma ugualmente ho odorato la vita
sul suo petto triste, da scaldare.
Non gli ho detto -Vai vecchio, torno domani-
Perchè domani a volte non esiste
e quando esiste, non è la stessa cosa.
Ogni momento la pelle muta,
si adatta alle urgenze altrui
anche quando confusa, perde le origini del suo Dna,
anche quando il respiro è affannato,
il cuore strozzato e la paura gonfia la via,
come unica bussola di viaggio.
Anche quando prova a credere
nell’ennesimo sogno ignorato,
la mia pelle non ignora.
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foto di Marta Vandermaart by deviantART