Percorro cunicoli di pensieri,
con curiosità paleolitica
e nervi scoperti.
Cerco il centro.
Creo nuovi panegirici
temendo di giungere
al nocciolo sereno del cerchio.
Ci fossi almeno tu
ad allargarmi il sorriso
giocando a nascondino.
Fitti ritorni,
passaggi già fatti
tra volte e travolto,
trasporto
una vita stanca d’attesa.
Illustrazione: Fabio D’Angelo
Testo: Valentina Gaglione
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Dannata fu l’erba,
di fuoco avvizzita
finché varchi di tempo
alle origini, condussero.
Dai profumi speziati
risalimmo le paludi dell’anima.
Osservammo lo scampato pericolo
nell’ammasso di lucciole al sole.
E in mezzo si scorse
l’androgino giardino
deformare silenzi in voluttà circolari,
al fiorire d’ogni prelibata bacca.
Stesi come luna gli amanti,
di vita e fragile carne,
si fecero ampolla e con essi
ibridi fiori e cristalli
di spigoli tondi.
Aedi, cantavano
e fianchi senza età
intorno danzavano.
Delizia fu premersi
in libido celeste,
elisir di ancestrali carezze
che su fonti di vino annegammo,
inchinati, bestie tra bestie.
E concesso ci fu senza remora
di osservare fauci di lupi
ricevendo in dono occhi notturni.
Poi l’acero cantò al ciliegio,
le parole non andarono via,
e la storia,
dal seme alla foglia,
capimmo.
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