libro
“Ispirazioni esonDate” di Cristina Adragna
Con Ispirazioni esonDate, Cristina Adragna ci consegna una silloge intensa, vibrante, dove l’amore non è semplice sentimento, ma destino ineludibile, forza cosmica, ferita aperta, ossessione vitale.
Pubblicato da Accademia Edizioni ed Eventi nel febbraio dello scorso anno, il libro raccoglie testi composti tra maggio e novembre 2024, in un flusso continuo di emozioni che si rifiutano di essere dimenticate o razionalizzate.
La poesia di Adragna non cerca consolazione: vuole bruciare, risuonare, lasciare traccia.
Vuole, consapevolmente un inferno che contiene un paradiso, e viceversa.
Il volume, curato con notevole eleganza tipografica e accompagnato da una prefazione del critico Vincenzo Fiore, si distingue per la sincera e nitida carica emotiva e per la ricchezza simbolica.
Il tema centrale è senza dubbio l’amore assoluto, vissuto nella sua dimensione più carnale e spirituale insieme.
Flavio Vacchetta: inediti e segnalazione libri
Pubblico qui di seguito alcuni inediti di un poeta “felicemente sui generis”, lontano dai cliché. Per introdurlo riporto alcuni passaggi della recensione che ho scritto qualche mese fa per il suo libro Per Aspera ad Astra.
È una poesia coraggiosa, fuori dagli schemi e dai cliché, quella di Flavio Vacchetta. Non è scritta per piacere agli altri o per compiacere l’ego, ma (e non accade di frequente), è messa nero su bianco senza filtri per dare forma di parola a pensieri e stati d’animo sinceri. Condivide le sue parole con chi lo legge, come lo condividerebbe con chi si siede accanto a lui su una panchina o sulla sedia di un bar, tra un sorriso e una riflessione profonda, sul tempo e sulla vita, sulle nuvole leggere e quelle cupe, sulle foglie che cadono, sui sorrisi che diventano pianto e lottano per tornare chiari e luminosi.
“Il ballo dell’orso” – romanzo di Anna Maria Benone
Il nuovo romanzo di Anna Maria Benone conferma anche nell’ambito della narrativa le caratteristiche messe in evidenza nei suoi lavori poetici: il gusto dell’innovazione, della sperimentazione dei meccanismi espressivi che le consentono di dare al contempo rilievo ad un contenuto che nel caso specifico di questo romanzo è assolutamente attuale e in grado di interessare e chiamare in causa ciascuna lettrice e ciascun lettore.
Un romanzo che a fianco di una trama coinvolgente pone al centro dell’attenzione il risvolto piscologico e il potere corrosivo o addirittura distruttivo di alcuni comportamenti e atteggiamenti che tendiamo ad accettare senza renderci conto degli effetti sul tessuto sociale e sul benessere dei singoli individui.
Segnalazioni di libri: Banchetto con melagrana di Maria Benedetta Cerro

Banchetto con melagrana.
Ediz. illustrata
di Maria Benedetta Cerro (Autore)
Antonio Poce (Illustratore)
Gottifredo Edizioni, 2024
Abbiamo avuto un tempo per l’ebbrezza
e non l’abbiamo riconosciuto.
Ora sotto le intollerabili stelle
la vita è eroica.
Una indegna grazia ci è concessa:
sparire fissando il mito.
I versi citati appartengono alla poesia “Il Mito – La Leggerezza – Il Fuoco” che, oltre a fornire numerose parole chiave del libro, erige anche, a partire dal titolo, i tre pilastri su cui poggia.
La raccolta di poesie di Maria Benedetta Cerro contiene e trasmette una solennità densa e autentica, non fittizia ma radicata nella profonda empatia con il dolore del mondo e con la ricerca tenace di spiragli di bellezza.
Banchetto con melagrana è un libro in cui ogni parola ha peso e rilevanza.
L’arte (quella stessa espressa dalle foto e dai dipinti presenti nel libro non per mero abbellimento ma in un costante e intenso interscambio con la parola scritta) è un modo per indagare la vita e il suo mistero, avendo sempre come porto di partenza e meta del viaggio l’armonia delle cose.
IM
“La grammatica del vento” – libro di poesie di Antonella Sozio
Il libro di Antonella Sozio di recente uscita per Diecilune Edizioni è una sorta di ossimoro: la grammatica richiama qualcosa di rigido, condiviso e codificato, il vento è mutevole, imprevedibile, basato su infinite variabili e percepito in modo diverso da ogni essere vivente.Le poesie della raccolta hanno un tono intimo e addolorato come se ogni verso camminasse sulle pendici di vallate rese aspre da infiniti geli. E come se il vento a cui si è fatto cenno spingesse in direzione dell’abisso, della resa.
La tentazione del crollo, tuttavia, viene contrastata da forze invisibili ma possenti. In primo luogo quella stessa terra tormentata e silenziosa nei cui confronti l’autrice attua un processo di simbiosi che giunge fino all’identificazione:
“Cammino una Rocca senza tempo /
questa mia terra derelitta /
custode muta di ricordi oltreoceano perduti “
Cammino una Rocca, scrive Antonella Sozio, non verso una Rocca, o all’interno di una Rocca. Tutti i punti distintivi vengono tolti, anche a livello linguistico, di modo che si possa percepire l’unitarietà. Di modo che quando prosegue dicendo “la mia terra” al lettore venga fatto di pensare, o meglio di percepire, che si riferisca alla terra della sua interiorità, alle vallate della sua mente e del suo cuore, oltre che a quelle dei luoghi in cui vive e ha vissuto.
“Il sogno letterario” di Giuseppina Palo – recensione di Katherine Grazier, nota di Luigi Fontanella e articolo di Franco Manzoni
A Poet in the Eternal City and Beyond: Giuseppina Palo
by Katherine Grazier
The eyes of a poet combined with the heart are the coachman of a journey from past to present in The Literary dream. Who has not dreamed and who has forgotten to dream? Giuseppina Palo’s poetry brings us back to feeling strong emotions in simple things. Her eyes lead us to the joy and carefree moments as expressed by the Romantic poets in their love for nature and beauty. In The Literary dream the magic moments are fully captured by Giuseppina Palo. The speed of the train rides matches the emotions that are aroused. It is that moment that stops time and fills our hearts with that warmth of flashing thoughts and pondered reflections. The reader will also find surprising self-awareness while smiling at the images and humor portrayed in Those Nodes of light whereby Time fluctuates in Nature, in childhood and youth memories. “Among tall grasses and wild poses / you chased a butterfly”, and “… the time / that, slow as a lullaby, / immobilized its race”. Thus, we are taken back to the amazement of memories in I Wandered Lonely as a Cloud by William Wordsworth where thoughts are recalling the beauty seen at the sight of the golden daffodils. The euphony of the melodic sound of the verses evoke the joy! I wandered lonely as a cloud / that floats on high o’er vales and hills, / when all at once I saw a crowd, / a host of golden daffodils. In the poem Change of scene humor and personification once again startle us in the chosen words by poet Palo, as in “And the tunnel erased the visions and tickled the ears”. The use of onomatopoeia in the expression “tickle the ears” creates that sound symbolism of a fun moment “tickle, tickle”. Instead, the penetrating hissing of the train on entering a tunnel loud and awakening “erased the visions”. In this poem we will also feel the movement of Time in various verses, as in “I am the lady from 30 years ago”, or in “That which dies, returns”. We will note how Palo evokes numerous nostalgic flashes in the poem And we put our likeness to sleep, seen in“Oh nocturnal oblivions of nostalgic music”, and “ Where will we find that ecstasy again?”. Metaphors and understanding of deeper sentiments and historical literary references intertwine in On the way to Soriano in Cimino, “While the train was moving, / agitating its mechanical folds, / like the skirts of dancers”, and “in the center of the stage / the Pasolinian seeker cried”. Like Keats’ romantic passion for classicism, Giuseppina Palo refers to Foscolo’s Dei Sepolcri awakening us from this allegro dance to the sad reality of Death that is by our side, like a shadow because the eyes of a dying man seek / the Sun and everyone at their last sigh / send their chests towards the fading light. Giuseppina Palo’s poetic inspiration welcomes us to her travels in the Eternal City of Rome and its surroundings. The dichotomy between past and present, lightness and darkness, nature and man- made in each poem, fascinating and engaging, at once arouse those dormant emotions. This collection of poems is indeed a literary dream, an ode to the Eternity of words set on stone!
Un Poeta nella Città Eterna ed Oltre: Giuseppina Palo
di Katherine Grazier
Gli occhi di una poetessa uniti al cuore sono il cocchiere di un viaggio dal passato al presente ne Il Sogno letterario. Chi non ha mai sognato e chi si è dimenticato di sognare? Le poesie di Giuseppina Palo ci riportano a sentire emozioni forti nelle piccole cose. I suoi occhi ci conducono alla gioia e ai momenti spensierati come quelli già espressi dai poeti Romantici nel loro amore per la natura e per la bellezza. Ne Il Sogno letterario i momenti magici vengono fortemente catturati da Giuseppina Palo. La velocità dei treni su cui viaggia si abbina alle emozioni che vengono risvegliate. È quell’istante che ferma il tempo e che riscalda i nostri cuori con dei flash di pensieri veloci contrastati da riflessioni ponderate. Il lettore, inoltre, resterà sorpreso dalla consapevolezza dell’essere trasportato dalle immagini e sorriderà all’“humor” raffigurato in Quei Nodi di luce laddove il tempo fluttua nella natura riportando memorie d’infanzia e d’adolescenza: “Fra alte erbe e selvagge pose / inseguisti una farfalla” e “… il tempo / che, lento come una ninna nanna, / immobilizzava la sua corsa”. Ciò riporta anche noi allo stupore delle memorie nella poesia Vagavo solitario come una nuvola scritta da William Wordsworth dove i pensieri ricordano la bellezza nel vedere una distesa di narcisi dorati. L’eufonia del suono melodico dei versi suscita gran gioia! Vagavo solitario come una nuvola /che fluttua in alto sopra valli e colline, / quando all’improvviso vidi una folla, / una distesa di narcisi dorati. Nella poesia Cambio di scena l’“humor” e l’uso di personificazioni ci stupisce ancora una volta nella scelta delle parole usate dalla poetessa Palo come in “E i tunnel cancellavano visioni e pizzicavano le orecchie”. L’uso dell’onomatopea nell’espressione “pizzicare le orecchie” rende quel simbolismo del suono “tickle, tickle” un momento divertente. Invece, il sibilo penetrante all’ingresso del tunnel con forza ci risveglia in “cancellavano visioni”. In questa poesia, inoltre, sentiremo gli spostamenti del tempo in vari versi come in “Sono la signora di 30 anni fa” oppure in “Ciò che muore ritorna”. Noteremo come la Palo evoca innumerevoli flash nostalgici che si trovano nella poesia E noi addormentavamo le nostre sembianze: “Oh oblii notturni di musiche nostalgiche” e “Dove ritroveremo quell’estasi?”. Le metafore usate nonché il comprendere le referenze storiche ed i sentimenti più profondi illustrati, si intrecciano tra di loro in Verso Soriano nel Cimino “Mentre il treno si muoveva, / agitando le sue pieghe meccaniche, / come gonne di danzatrici” e “al centro di un palco / piangeva la scavatrice pasoliniana”. In egual modo alla passione romantica per il classicismo di Keats, Giuseppina Palo fa riferimento al Dei Sepolcri del Foscolo, risvegliandoci da quel ballo allegro e portandoci alla triste realtà della morte che ci affianca come un’ombra perché gli occhi dell’uom cercan morendo / il Sole; e tutti l’ultimo sospiro / mandano i petti alla fuggente luce. L’ispirazione poetica di Giuseppina Palo ci accoglie nei suoi viaggi nella Città Eterna ed i suoi dintorni. La dicotomia tra passato e presente, luce e buio, natura e opera dell’uomo in ogni poesia, affascinante e coinvolgente, immediatamente risveglia quelle emozioni dormenti nel lettore. Questa collezione di poesie è senza dubbio un sogno letterario, un inno all’eternità, scolpito nella pietra!
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Poesie velate – libro di Donatella Nardin – recensione
Poesie velate, Donatella Nardin, Il Convivio editore, 2024
Recensione di Ivano Mugnaini
Il velo è quella stoffa fine, leggerissima e trasparente che, pur coprendo e nascondendo, lascia intravedere ciò che sta sotto.
Nel Cantico dei Cantici la sposa di Salomone viene lodata perché «le sue gote sono come melegrane nascoste dietro un velo». Ma il velo è, in fondo, anche il sudario, l’esile tessuto che trasfigura il volto del dolore senza cancellarne i tratti, le forme, la presenza e la memoria.
In ambito artistico la velatura ha acquisito un forte ruolo metaforico soprattutto nel periodo simbolista, in poesia e in altre discipline. Più di recente, Marcel Duchamp ha svelato il valore di oggetti comuni nell’arte, conferendogli nuovi significati. In modo inverso, il lavoro di Christo ha velato oggetti ed edifici per renderli nuovamente visibili.
Nelle liriche del suo libro, Donatella Nardin è consapevole del valore simbolico del velo e della velatura, come atto e come concetto. Volutamente si muove in direzione contraria rispetto alla nota frase che erompe dalla pagine di Cuore di tenebra di Joseph Conrad. “The surface, the reality—the reality, I tell you—fades. The inner truth is hidden—luckily, luckily”. La superficie, la realtà, svanisce. La verità interiore è nascosta, per fortuna – esclama Marlow. La Nardin è ben coscia del buio del mondo e dei tempi, conosce le insidie delle tenebre al di sopra e al di sotto della superficie del fiume limaccioso dei giorni. Ma, proprio grazie al velo di cui abbiamo parlato, in virtù di quella stoffa esile, esplora con occhio partecipe ed empatico ogni aspetto della vita, il fuori e il dentro, la mente e il corpo. Si muove sulla linea di confine, non per rafforzare le barriere, ma, al contrario, per individuare aree fertili di interconnessione e identificazione profonda.
Segnalazione libri : LA FINE DEL MONDO, Massimiliano Nuzzolo, BookTribu, 2024
Con il romanzo di recentissima uscita La fine del mondo di Massimiliano Nuzzolo, edito da BookTribu, inauguro questa rubrica dedicata alla segnalazione di libri da cercare, da sfogliare, da leggere con curiosità e gusto.
Massimiliano Nuzzolo, giornalista e scrittore, è anche curatore, per BookTribu, della collana TAM TAM Tribu – libri che suonano che ha come filo rosso la musica in tutte le sue innumerevoli e accattivanti sfaccettature.
Qui di seguito uno stralcio della nota introduttiva con cui Nuzzolo presenta il suo libro:
“Nato in una notte buia e tempestosa e scritto interamente in cattività, come fu per alcune opere del Sommo Poeta, tra mille caffè, sigarette e telefonate La fine del mondo, è la naturale prosecuzione del romanzo La verità dei Topi. Torna il mio amato Edgar Kospic per una nuova avventura nel mondo dei libri, mixando i generi in un post post modernismo sfrenato in cui stavolta Dante e Sacre Scritture si fondono con la cultura popolare.
Non ho particolari messaggi da dare se non quello di essere sempre allo stesso tempo ingenui e disillusi come il protagonista di questa storia. Lo so, sembra una contraddizione, ma non lo è. E poi, che i libri sono belli, bellissimi, se li conosci e li ami profondamente, ogni storia può essere illuminante, salvifica, epifanica.
Aggiungerei che la vita senza amore e passioni non sa di molto. Quindi invece di guardare il dito, iniziate a guardare la luna e le stelle”.
MN
Le autrici e gli autori che volessero segnalare i loro libri di recente uscita possono inviarmi la copertina e una breve sinossi
a : ivanomugnaini@gmail.com .
IM
C’è di più – libro di Maria Teresa Coppola
“Inizia dall’inizio e vai avanti finché non arrivi alla fine: poi, fermati”. Seguo il consiglio del Re di Cuori di Alice nel paese delle meraviglie per scrivere la frase d’esordio di queste annotazioni sul recente libro di Maria Teresa Coppola. Seguo il consiglio perché è saggio con sprazzi di profondità indocile celata sotto un velo e dietro uno specchio solo in apparenza liscio e fedele. Quindi è un consiglio perfettamente consono al libro. L’inizio dell’inizio è qualcosa di ineludibile: “C’è di più”. La perentoria affermazione campeggia nella copertina a fianco della foto di una scultura di Igor Mitoraj, possente e misteriosa come la frase che accompagna, assimila e incarna.
Ciascuna lettrice e ciascun lettore porta con sé, pagina dopo pagina, l’eco interiore di quelle quattro minuscole e colossali parole. Le usa come chiave per penetrare all’interno di ogni lirica ma anche per effettuare un inevitabile confronto tra i propri orizzonti, ricordi, sogni e parametri esistenziali con quelli dell’autrice.
“Sento che siamo la terra, / eppure riusciamo a volare”. Sono i due versi conclusivi della lirica di pagina 15 che si apre con una terzina breve, otto parole in tutto, in grado di fornire un primo possibile indizio, additando una strada, complessa, sassosa, eppure potenzialmente foriera di mutamenti: “Facciamo accadere/ quello che senza noi/ non accade”.
È questa la “luce segreta” dei fiori “che s’aprono di notte/ e parlano con la luna”. Ecco, credo che perfino il Re immaginato da Lewis Carroll potrebbe essere d’accordo: abbiamo un inizio, una strada da percorrere a occhi spalancati, cercando la semplicità in ciò che appare complesso e un senso ulteriore in ciò che sembra univoco, lineare.
Possiamo avere, forse, quel “di più” che rende la vita degna di essere vissuta se comprendiamo che le risposte sono dentro di noi, anzi, siamo noi, nel momento in cui diventiamo un tutt’uno con la luce segreta che si apre nella notte, del cuore e del tempo. Nell’istante in cui impariamo a parlare con la luna, ossia con un volto e una voce mutevoli, cangianti, in grado di racchiudere luce e oscurità, la realtà e quel qualcosa che va oltre, perfino delle verità consolidate.
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