You are currently browsing the tag archive for the ‘Francesco D’Isa’ tag.
Śūnyatā, ovvero “vacuità” in sanscrito, è un concetto che nella dottrina buddhista indica una condizione ontologica su cui si fondano diverse scuole di pensiero, non ultima quella del monaco Nāgārjuna, per il quale tutti i fenomeni (dharma) sarebbero privi di identità e niente possiederebbe una natura indipendente. Ulteriormente estesa, la dottrina del Śūnyatā afferma che la realtà non è dotata di esistenza intrinseca, ma sorge solo da una “originazione interdipendente”, in cui ogni entità esiste solo in relazione alle altre e ogni cosa esiste solo nell’interconnessione con tutto il resto. In altre parole, tutto è connesso con tutto, un approccio sostenuto anche da Carlo Rovelli nell’interpretazione relazionale della meccanica quantistica che ha contribuito a formulare ormai trent’anni fa e a sostenere per tutto questo tempo.
È (anche) intorno a questa idea che si sviluppa, al di là delle intenzioni stesse del suo autore, il volume omonimo dato alle stampe da Eris Edizioni, che ha cominciato a far discutere molti addetti ai lavori e appassionati (si legga per esempio qui e qui) ancora prima della sua uscita. Un graphic novel che è allo stesso tempo un’opera d’arte concettuale e un conte philosophique, un organismo ibrido e sintetico che si propone di esplorare le nuove frontiere dell’intelligenza artificiale generativa (AGI), inserendosi nella maniera più intelligente ed efficace possibile nel dibattito sul ruolo delle AI nell’industria culturale, e sull’impatto dei nuovi strumenti di produzione addestrati con dataset (di dominio pubblico o meno) sui sempre più fragili equilibri di un settore già in crisi. Che poi, con attori e tecnologie diverse, è un confronto che ha conosciuto diverse stagioni, ma affonda le radici già nelle prime forme di automazione del lavoro umano. Solo che qui cominciamo a spostarci dalla dimensione fisica a quella concettuale, e il discorso si fa immensamente più articolato, complesso e interessante.
Francesco D’Isa, filosofo, artista digitale e romanziere, nonché direttore editoriale della rivista culturale L’Indiscreto, aveva già dedicato al tema estese e approfondite riflessioni. Ma probabilmente è con quest’opera che guadagna un vantaggio forse incolmabile rispetto alle voci contrarie, barricate su posizioni destinate a essere spazzate via dal corso degli eventi: non perché gli oppositori delle AGI siano indistintamente dalla parte del torto, ma perché la legge di Riepl sta già trascinando alla deriva i loro argomenti come resti di un naufragio sospinti dalla corrente del tempo.
Quello di D’Isa con Sunyata è un tentativo di rendere esplicite le potenzialità di una tecnologia di cui abbiamo solo cominciato a intravedere qualche raro, sporadico e incoerente barlume. La trama del volume è talmente rarefatta da risultare poco più di un pretesto. Eppure, mescolando meditazione e simbolismo con una sensibilità molto vicina alle filosofie orientali, riesce ad addentrarsi nello spazio ancora inesplorato in cui si incontrano le potenzialità della macchina e la creatività umana, dove possibilità ancora latenti attendono di essere destate per estrinsecare tutta la loro carica dirompente, alimentando i sogni delle AI con fantasie e ansie umane e, viceversa, mettendo a disposizione della mente umana il fuoco di un potere tecnico potenzialmente immenso.
D’Isa ci conduce così per mano in una dimensione onirica, in cui la realtà si specchia e con lei si specchia anche l’identità della protagonista, che finisce per scindersi in una pluralità di soggetti interdipendenti, in relazione l’uno con l’altro. La chimera, che come le fiere dantesche le si presenta nel corso del suo vagare per una selva di simboli, è dapprima fonte di spavento e poi di un’ambigua fascinazione, e sembra incarnare l’ambivalenza delle tecnologie TTI (text-to-image) contro cui è stata canalizzata la polemica degli ultimi mesi.
Il discorso, come sottolinea l’autore nella sua preziosa introduzione, si fa presto politico. Prendendo in prestito le parole di Noam Chomsky, citato da D’Isa in un suo recente post sui social:
“La maggior parte dei pericoli e dei limiti delle AI può essere riassunta nei limiti del dataset che rappresenta il loro mondo cognitivo. È vitale che questo sia il più aperto e inclusivo possibile, oltre che modificabile e trasparente, in modo da non offrire delle AI che parlano (e impongono) solo un mondo culturale. Ogni proposta che ostacoli la massima apertura del dataset come il copyright è da rifiutare con forza“.
Noam Chomsky, New York Times (8 marzo 2023)
Per quanto la sua suggestione sia innegabile, Sunyata si può dire un’opera riuscita solo in parte, e paradossalmente è in questa incompiutezza che risiede il suo successo più grande, dal momento che se la componente narrativa si risolve in una parziale evoluzione delle sue esili premesse, è la parte grafica, senz’altro la componente più sperimentale del progetto, a risplendere sfolgorante e a gettare nuova luce – e nuove ombre – sul futuro che già muove i primi passi tra di noi.


Interazioni recenti