Ricordi proibiti è fuori ormai da quasi tre mesi, ma nell’ultima settimana si sono aggiunte alcune novità. Per cominciare, oltre all’e-book, che continua a essere acquistabile su tutte le piattaforme on-line, da qualche giorno è disponibile anche la versione in stampa, con una magnifica copertina lucida che valorizza al meglio l’arte di Franco Brambilla.
416 pagine impastate di kipple, che potrete acquistare dalla vostra libreria di fiducia o rivolgendovi ai soliti bookstore on-line:
Quando lo avrete letto, vi rinnovo l’invito a farmi sapere cosa ve ne è sembrato. Potete farlo sui siti da cui lo avete acquistato, sulle pagine dedicate al libro su Anobii (qui e qui) o Goodreads (qui e qui), scrivendomi un commento su questo blog o mandandomi un messaggio in privato: qualsiasi soluzione scegliate, apprezzerò il vostro feedback.
Per esempio, Freemind81 ha voluto omaggiarmi di questa mini-recensione su Twitter, di cui lo ringrazio:
Leggere questo autore è garanzia di raggiungere l'orgasmo sinaptico durante la sospensione dell' incredulità, perché lui ha la capacità di rendere plausibile qualunque cosa. (Post-)Cyberpunk? 1/n pic.twitter.com/CwkvZfrUW8
I suoi scritti dicono molto, oltre alla storia in sé, e qui abbiamo tra le mani qualcosa di davvero grande. Bravissimo Giovanni, questa cosa lascia il segno. P.s. I napoletani vedrebbero la loro città sotto un nuovo punto di vista. 3/n
Infine, sull’ultimo numero di DelosCarmine Treanni, uscito lo scorso week-end, ha dedicato al libro una retrospettiva, comprensiva di una lunga intervista che mi ha dato l’occasione di scavare in alcuni aspetti del libro, così come del suo processo di riscrittura.
Non avrebbe mai pensato di poter vedere, un giorno, il corpo inerte del Commissario disteso sul tavolo di un obitorio. In qualche modo, attenendosi ai certosini dettami di una pratica nota solo a una ristretta cerchia di esperti di medicina legale, Doc e i suoi assistenti erano riusciti a ricomporre il volto del cadavere in un’espressione che, se non poteva dirsi di serenità, quantomeno rasentava la pacifica accettazione della fine. La maschera che aveva deformato i lineamenti del Commissario – come l’aveva intravista Briganti mentre gli uomini della Scientifica rimuovevano il corpo dalla scena del crimine – non era scomparsa. Ma un lavoro minimo di cosmesi avrebbe nascosto del tutto le ferite sugli occhi, sulle labbra e sulle guance. Il trattamento avrebbe reso il cadavere uno spettacolo accettabile nella teoria funeraria di una camera ardente. Ma adesso, nel seminterrato che era territorio di Lanzi, la vista di quel volto così dissonante richiamò alla mente di Briganti una icona clownesca, un saltimbanco scampato all’olocausto mnemonico della sua infanzia. Occhi tristi e smorfia sorridente intessevano l’espressione contraddittoria di qualche enigmatico Pulcinella d’avanguardia. Un misto di felicità e sofferenza, di sconforto ed esultanza, conviveva nella maschera, in rottura con la comune accettazione della polarità delle rispettive nature. Briganti sbatté le palpebre nel vuoto, in un mondo di soli odori. Disinfettanti e composti chimici per i quali non trovava un nome dominavano lo spettro della sua percezione. La parte più antica del suo cervello, quella risalente allo stadio rettile dell’albero evolutivo, decodificò l’informazione olfattiva in una frazione di secondo e lanciò un segnale modulato in frequenza alla superficie continentale del sistema limbico, la struttura caratteristica dei mammiferi che, tra le altre cose, è la sede dell’istinto. Qui il segnale emerse in forma cosciente e Briganti ricordò di trovarsi nel laboratorio di Lanzi. Quello che restava era davanti a lui: un organismo immobile abbandonato al flusso entropico della decomposizione, che non serbava più alcuna traccia delle doti d’intelletto che ne avevano animato la mente. Un corpo spento, nel gergo impietoso dei necromanti. Il Commissario era regredito a uno stadio base, al rango di materia di indagine. Buono, al limite, per gli incubi di un bambino. Nel silenzio statico del seminterrato, rotto appena dal ronzio dell’impianto di climatizzazione, Briganti s’inerpicò sulla salita della concentrazione. Cacciò da una tasca il suo astuccio argentato e lo posò su un ripiano, accanto a uno dei terminali olografici che attrezzavano il laboratorio. Quindi si tolse l’impermeabile e sganciò la fondina ad armacollo. Dopo aver posato la Typhoon e la sua custodia di cuoio sulla scrivania, passò alla cravatta. Infine si sbottonò il colletto della camicia e si rimboccò le maniche fino ai gomiti. Ogni sua mossa era parte di un rituale studiato in ogni dettaglio e ripetuto allo sfinimento, decine di volte.
Un estratto procedurale da Ricordi proibiti (Delos Digital, 2024).
E adesso il Commissario giaceva immobile ai suoi piedi, il volto incrostato di sangue e di fango come la sua inconfondibile divisa d’ordinanza, un completo di foggia severa, quasi militare. Il kipple strisciava intorno al suo corpo in grigie volute cariche di cenere a ghermirne le membra. Duecento metri più in là, all’estremità opposta della spianata, dalla distesa di macerie e detriti del Limbo emergeva la mole pesante e tetra della Fornace. La vista del luogo, diversamente da quanto lui stesso si sarebbe aspettato, non respinse Briganti, né lo sprofondò nel turbine di dolore che continuava a rimestare i suoi ricordi. Il tenente restò immobile al cospetto della struttura, più imponente di quanto ricordasse. La Fornace era formata da un blocco centrale di tre navate alte tre piani, che culminavano in un tetto spiovente, la classica fabbrica costruita nel cuore dell’era industriale e scampata per miracolo ai bombardamenti, alle crisi, ai terremoti e alle eruzioni, per trasformarsi in una triste reliquia di archeologia urbana. I mattoni rossi delle pareti si erano consumati e ingrigiti. La malta era diventata nera per l’usura degli agenti atmosferici e dei vapori vulcanici. Le arcate delle finestre collassate erano orbite nere, delimitate dagli artigli di lastre di vetro. Tre ciminiere si protendevano fiere ma spettrali dal lato corto opposto all’entrata principale, vedette spettrali contro il cielo grigio della Cintura, in attesa dell’alba. Briganti vide ombre muoversi nel chiarore attenuato e polveroso che filtrava dalle aperture. Ombre lunghe, come di monaci incappucciati o dottori della peste, che emergevano dai corridoi bui dei suoi incubi peggiori e scivolavano fuori dalla vista dietro i bordi delle alte finestre ad arco. Le ginocchia arrugginite e paralizzate, proprio come due anni e mezzo prima, quando era rimasto impietrito davanti al corpo esanime di Simona, il pensiero incapace di rimettersi in moto. Il flash di un volto un tempo familiare, ormai privo di vita e di espressione, gli attraversò la mente con la facilità di una lama incandescente. Anche il dolore fu lo stesso. – Tutto bene, signore? La voce di un tecnico della Scientifica lo richiamò nel mondo dei vivi.
Primo contatto con il kipple di dickiana memoria, in Ricordi proibiti (Delos Digital, 2024).
Il dolore ha ormai oscurato ogni ricordo. Il dolore continua a eclissare la percezione. Ancora, sempre e solo dolore che urla dentro di lui come un’onda che viene a schiantarsi contro la scogliera, con il furore cieco di una bestia ferita, una belva presa in trappola che, sebbene si veda spacciata, non può rassegnarsi a chiudere gli occhi e aspettare il colpo di grazia. L’istinto acceca la razionalità e anche l’animale che è in lui ringhia, ruggisce, latra e digrigna i denti, pur sapendo che la messinscena non servirà a niente. Il passato non può essere cambiato. Ci sono ricordi che ci rendono schiavi, aveva detto Samedi. Era vero, Briganti lo aveva imparato sulla sua pelle. Perché, dopotutto, l’umanità è un paradosso, la coscienza umana stessa è un’anomalia: nella sua capacità di concepire eccezioni, nei suoi slanci prometeici, rimane pur sempre condizionata dalla sua finitudine. In fin dei conti, l’umanità racchiude nei suoi vincoli la negazione stessa delle vette più alte a cui si ritrova ad aspirare. Alla fine, tutto si può ridurre a quest’unica verità. L’uomo è prigioniero del tempo. E la consapevolezza di questo limite è la causa della sua dannazione. Una dannazione ineluttabile, senza possibilità di riscatto.
Quella mattina il sole era sorto eclissato. Eclissi anulare, la chiamavano gli astronomi, ma a Napoli non c’era stato verso di godersi il fenomeno. Per quel giorno, il Regista Celeste si era conservato un altro tipo di spettacolo. Forse, alla fine, il diluvio universale era davvero arrivato: dopo tante prove tecniche di distruzione – attraverso il fuoco del Vesuvio e dei Campi Flegrei, le detonazioni delle testate nucleari tattiche e delle bombe sporche, la piaga della cenere viva che ne era seguita, l’allagamento delle zone costiere un po’ in ogni parte del mondo – sulle rive del Golfo la condanna terminale aveva preso la forma di un nubifragio che proseguiva ininterrottamente da tre giorni e tre notti, quasi a voler lavare con l’acqua tutte le colpe che gli uomini avevano accumulato nel corso dei secoli. – Era così pure nel ‘19. – Il vecchio barbone sbronzo agitò la bottiglia di distillato cinese da discount. Doveva averla prelevata direttamente dalla riserva d’annata di un drugstore notturno. – E nel ‘25. – L’altro vagabondo di fronte a lui tossì, spargendo nell’aria un’invisibile nube etilica. – Già. Prima che il vulcano saltasse per aria… – Prima che il mondo intero saltasse per aria, vorrai dire! Vincenzo Briganti passò oltre, lasciandosi le loro amenità alcoliche alle spalle. Gocce di pioggia calda gli bagnavano i capelli e la fronte. Le insegne al neon si specchiavano nelle pozzanghere ai bordi della strada, un triste caleidoscopio di luci in quella liquida fine del mondo. Forse un effetto scenografico escogitato dagli studios dell’Altissimo a beneficio dell’ultimo spettacolo.
Metà del XXI secolo. La curva dello sviluppo tecnologico ha subìto una cabrata. Nanotecnologie, bioingegneria, calcolo quantistico e intelligenza artificiale hanno concorso all’accelerazione. È un cambio di paradigma che investe ogni campo della società. L’incalzante ricambio generazionale delle tecnologie stravolge la percezione della realtà. Dal mutamento emergono nuove prospettive: gli orizzonti dell’uomo si dilatano. I cambiamenti si succedono a distanza sempre più ravvicinata. Questa è una storia raccolta dalle voci dei morti. In presa diretta dai Tempi Che Corrono. Dopo la Singolarità.
2049 Viene fondata la prima Sezione Investigativa Speciale di Polizia Psicografica in Europa. Sotto la direzione di Salvatore Di Cesare, viene costituita a Napoli la Sezione IX, sottoposta a coordinamento congiunto tra la World Police Organization e la Direzione Centrale Anticrimine. I suoi agenti vengono equipaggiati con innesti cibernetici e addestrati per estrarre, riconoscere e interpretare le ultime memorie dei cadaveri in casi di crimini violenti.
2053 Dopo due anni di addestramento, Vincenzo Briganti viene confermato nel ruolo di agente psicografico ed entra nei ranghi della Sezione IX.
2057 Il corpo di Simona Di Cesare, figlia del direttore della Sezione IX, viene rinvenuto in un rudere abbandonato nel Limbo, la terra di nessuno che si estende a nord e a ovest di Napoli. Simona era alle prese con un’indagine per la quale aveva chiesto aiuto a Briganti. I suoi assassini le cancellano i ricordi vanificando qualsiasi tentativo di recupero da parte degli agenti psicografici.
2059 Salvatore Di Cesare viene trovato senza vita nello stesso luogo. Briganti viene chiamato a fare luce su una vicenda che affonda indietro nel tempo, riallacciandosi all’omicidio rimasto irrisolto di Simona.
La Sezione Investigativa Speciale di Polizia Psicografica dispone della tecnologia per interrogare i morti. Ma sarà sufficiente per scoprire chi ha ucciso il suo stesso comandante? Ricordi proibiti è il resoconto di questa indagine, che si districa tra il passato e il futuro, e forse anche su diversi piani alternativi del presente.
Da domani, Ricordi proibiti sarà disponibile su tutti i bookstore, facilmente raggiungibili a seconda delle vostre preferenze dalla pagina dell’editore, e mi preme con l’occasione ringraziare ancora una volta Delos Digital e Silvio Sosio per averlo scelto per la collana Odissea Fantascienza, pazientando a lungo per assecondare i miei tempi di riscrittura.
Ricordi proibiti segna il ritorno in circolazione di Sezione π², il romanzo con cui nel sempre più lontano 2006 mi sono aggiudicato il Premio Urania (spuntandola, non mi stancherò mai di ricordarlo, su una shortlist di ottimi romanzi, molti dei quali avrebbero fortunatamente visto la luce in seguito: due, curiosamente scritti a quattro mani, poi riuniti in un fantastico Millemondi nel 2010, e un terzo a firma di Alberto Cola, che con un’opera diversa si sarebbe portato a casa il Premio Urania nel 2009). Scelto da Sergio Altieri e Giuseppe Lippi, all’epoca rispettivamente editor delle collane Mondadori per il mass market e curatore di Urania, il romanzo si andò a inserire in un filone di opere contaminate che si proponevano di mescolare generi (soprattutto noir, thriller e fantascienza, ma anche horror, spy story, e chi più ne ha più ne metta) e registri diversi (in questo, il mio tentativo voleva spingere al massimo la vena postmoderna del cyberpunk). Un sentiero che alcuni scrittori del periodo, incluso il sottoscritto, provarono a battere approfittando dell’interesse e dell’attenzione prestati appunto da Altieri a questo tipo di soluzioni sperimentali: non andò benissimo, e fummo per un po’ tra quelli che volevano uccidere la fantascienza (ma questa è un’altra storia che prescinde dai meriti e dai demeriti e che ognuno può raccontare per come l’ha vissuta).
Quindi, tornando a noi, Ricordi proibiti non è una riedizione di Sezione π² in senso stretto: la riscrittura mi ha impegnato per ben più tempo di quanto ne abbia richiesto la stesura della prima versione, e ha finito per cambiare almeno i due terzi dell’esistente e aggiungere un ulteriore 25% di pagine da zero. A conti fatti possiamo dire che Ricordi proibiti è un romanzo completamente diverso da Sezione π²: ne conserva senz’altro l’ispirazione e ne ripercorre la trama, ma rimodulandola su un intreccio più ricco e che a tratti si discosta anche significativamente dall’originale.
Questo post è dunque per i lettori che, nel dubbio, volessero decidere se valga la pena rileggerlo, più che per quelli che lo rileggeranno per la prima volta (a costoro sarà dedicato un post ad hoc).
Personaggi
Cominciando dai personaggi, insieme ad alcune variazioni non così eclatanti nella caratterizzazione dei protagonisti, vale la pena segnalare che il cast si è leggermente ampliato. Alcuni personaggi che prima giocavano un ruolo piuttosto marginale hanno rivendicato uno spazio maggiore (da cui buona parte di quel 25% o giù di lì di pagine aggiuntive, ma su cui torneremo più avanti). Altri, invece, sono stati introdotti ex-novo: è il caso di Simona Di Cesare, figlia del Commissario Salvatore Di Cesare, sul cui omicidio s’incentrano le indagini di Vincenzo Briganti e Corrado Virgili detto Guzza, che finisce per giocare un ruolo cruciale nella storia attestandosi come un motore immobile di dantesca memoria; ma anche di altre figure secondarie, che ho trovato utile e anzi necessario introdurre per delineare con maggiore profondità il mondo in cui si svolge la storia e le trame che s’intrecciano dietro le quinte.
Ambientazione
Il lettore che avesse già avuto modo di misurarsi con Briganti e la sua prima indagine dopo la decapitazione della Sezione Investigativa Speciale di Polizia Psicografica noterà inoltre molte differenze nella caratterizzazione dei luoghi in cui si svolge la storia. In Ricordi proibiti, Napoli è molto più presente di quanto non fosse in Sezione π², tanto con i suoi luoghi reali (da Montecalvario a Chiaia, da Bagnoli al Vomero) e i suoi paraggi (fino ad arrivare agli scavi archeologici di Cuma, che offrono un nuovo sfondo al climax finale), quanto con la sua topografia reinventata allo scopo: il lettore forse ricorderà il Kipple, che qui si arricchisce anche di nuove e più specifiche denominazioni (Limbo, Vastaturo, Labirinto) a seconda di chi ne parla e da dove lo si guardi; ma si sorprenderà forse di scoprire anche luoghi che non erano prima menzionati, come per esempio un arcipelago artificiale costruito nelle acque antistanti Posillipo sul modello di una piccola Venezia, riprendendo un progetto visionario di Lamont Young.
Background
Rimanendo sul world-building, anche i presupposti storici vengono in parte arricchiti, in parte stravolti. Le novità: le fascinazioni escatologiche, teologiche e per certi versi anche proto-millenariste riconducibili alla figura di Gioacchino da Fiore si sostituiscono a tutto il subplot originariamente imperniato sulle trame della Cabala di San Tommaso, che non avevo mai trovato particolarmente convincenti soprattutto perché sfruttate in maniera troppo sfacciatamente pretestuosa per le mie finalità narrative. Con Gioacchino da Fiore ho trovato invece una quadra, riuscendo sia a mantenere le suggestioni esoteriche che mi stava a cuore conservare in questa nuova versione del romanzo, sia ad aggiungere nuovi elementi organici allo sviluppo della storia, nonché una possibile chiave di lettura per lo scioglimento della vicenda – nonché ulteriori, se mai ve ne fosse bisogno, rimandi danteschi.
Strettamente connessa all’influenza gioachimita e florense, è inoltre la figura di Morgan Carter, il discusso psicologo a cui si devono le principali intuizioni che nel romanzo portano alla definizione della psicografia. La sua storia ha rivendicato uno spazio maggiore rispetto ai brevi accenni che ne venivano dati in Sezione π², e viene ulteriormente approfondita in un’appendice dedicata che riprende – udite, udite! – il suo misterioso diario in versione integrale (da cui, ecco svelato il mistero, buona parte di quel 25% di pagine aggiuntive di cui dicevo). Una storia nella storia, a tutti gli effetti. Ma anche una storia che fa da ponte tra il nostro mondo e l’universo di Briganti, trasformandolo in un’evoluzione futura di quella che tecnicamente sarebbe un’ucronia – storie, dentro storie, dentro altre storie…
Ulteriori dettagli si aggiungono sul conto della dottoressa Irina Pavlovna Nowotny e del Commissario stesso, ma anche su Briganti e i suoi primi anni alla Sezione Investigativa Speciale… che, per la cronaca, non si chiama più Sezione π², bensì Sezione IX – un arrotondamento burocratico imposto da una necessaria cura di dimagrimento (tutte quelle lettere greche sui documenti ufficiali mandavano al manicomio le IA del Ministero, ma sono state mantenute nel corredo dei necromanti).
Altre sottotrame
Le sottotrame menzionate non sono le uniche attraverso le quali ho provato a scavare nella terza dimensione dell’universo di Briganti e soci. Ce ne sono altre, a coinvolgere la AKS Corporation (il modo in cui ho ribattezzato quella che era la Ksenja Systems) e le figure politiche vecchie e nuove coinvolte nelle indagini, come anche lo stesso Briganti e i suoi trascorsi, e basterebbero queste per fare di Ricordi proibiti un libro totalmente diverso da Sezione π². Ma siccome da Sezione π² sono trascorsi la bellezza di 17 anni, non ho saputo fare di meglio che rivedere nello stile e nella scrittura anche quel centinaio di pagine che sostanzialmente continuano a raccontare gli stessi accadimenti che conoscevate dalla precedente lettura.
Perché se Sezione π² era il meglio che potevo scrivere nella spensierata vanità dei miei venticinque anni, mi piace credere che Ricordi proibiti non potesse essere meno del meglio che ho da offrirvi nella piena maturità dei miei quarantatré. Ma la verità, in fondo, chi mi conosce un po’ sa già che è un’altra: Ricordi proibiti potrà piacere o meno ai lettori, anche a quelli che già avevano apprezzato Sezione π², ma non poteva uscire senza soddisfare prima di tutto chi lo ha scritto, che è un insoddisfatto cronico per sua natura. E questa, dopotutto, credo che sia anche la migliore garanzia a tutela di chi eventualmente vorrà investire ore preziose cimentandosi di nuovo nella lettura.
In questa intervista per il ricchissimo numero 204 di Delos, l’ultracentenario direttore Carmine Treanni (che ringrazio) mi strappa alcuni dettagli sui retroscena di Karma City Blues.
Dopo Sezione π² e Corpi spenti mi sarei aspettato il terzo romanzo con protagonista Vincenzo Briganti, e invece mi hai spiazzato (favorevolmente e credo anche i tuoi lettori), scrivendone uno ambientato nello stesso universo, ma con un nuovo principale personaggio. Quali sono i motivi che ti hanno spinto verso questa scelta e che collegamenti ci sono con i due precedenti romanzi?
Anche se l’esordio letterario di Vincenzo Briganti era fin dall’inizio pensato come parte di un possibile racconto seriale, l’universo della Sezione Speciale di Polizia Psicografica di Napoli abbracciava un più ampio orizzonte narrativo ancora prima che Briganti entrasse in scena. Prima di Sezione π² era stata infatti la volta di un fumetto uscito a puntate sulle pagine di Solaris*, un progetto di Cagliostro ePress tanto interessante quanto sfortunato, e come la stessa rivista rimasto incompiuto. C’era tutto un mondo lì fuori che Sezione π² e Corpi spenti mi hanno permesso solo di intravedere di sfuggita, e un romanzo slegato dalla continuity delle indagini dei necromanti poteva aiutarmi ad addentrarmi nei suoi recessi.
I collegamenti con i due romanzi «canonici» non mancano, con alcuni personaggi di contorno che tornano in Karma City Blues, unendosi a una galleria ancora più ampia. Ma i punti di contatto principali sono sicuramente l’ambientazione, che al lettore dei precedenti romanzi risulterà allo stesso tempo familiare e straniante, e la psicografia, qui mostrata secondo la lezione di William Gibson nell’uso che la strada ha trovato il modo di farne. Uno dei motivi che mi hanno spinto a scrivere un romanzo staccato dalle indagini dell’Officina è anche questo: esplorare il contesto criminale dall’altra parte della barricata.
Come nasce l’idea di Karma City Blues, che, leggendo la tua nota alla fine del romanzo, ha avuto una lunga gestazione?
Ovviamente dal ricordo di una donna, in particolare una che l’interruzione delle pubblicazioni di Solaris* aveva condannato a un oblio prematuro e immeritato. In Pi-Quadro Angelica Vicino era in un certo senso il braccio armato della Ksenja Corporation, uno dei colossi industriali che dominano questo mondo futuro. Karma City Blues è stata l’occasione per riportarla in azione. E in dodici anni Angelica non è certo rimasta con le mani in mano, ma ha avuto tutto il tempo necessario per aggiornare la sua agenda e tornare più determinata che mai a perseguire i suoi obiettivi.
Se in Karma City Blues il mondo che avevamo conosciuto in Sezione π² e Corpi spenti è andato avanti dieci anni, immaginare quale evoluzione possa avere interessato le tecnologie del 2059-61 è stato uno dei nodi centrali del lavoro di world-building che ha interessato il romanzo.
Per ridurre il discorso ai minimi termini necessari (anche per parlarne senza incorrere in una quantità di spoiler), nel 2059 abbiamo:
processori quantistici universali: distribuiti commercialmente, rendono conto dell’obsolescenza della legge di Moore (in realtà già mentre ci lavoravo appariva probabile che le principali applicazioni dei computer quantistici sarebbero state in ambiti specializzati e molto più difficilmente si sarebbe arrivati a dispositivi di tipo general purpose, su cui quindi ho lasciato galoppare la fantasia);
interfaccia olografica: rendono immersiva l’interazione degli utenti con le applicazioni informatiche, facilitando l’organizzazione dei dati e la ricerca di informazioni;
impianti neurali e neuroelettronica: il potenziamento elettronico delle facoltà cognitive attraverso innesti in grado di interfacciarsi con il sistema nervoso centrale e banchi di espansione di memoria è uno dei presupposti dello sviluppo della psicografia, attorno a cui ruotano le storie dell’Officina di Briganti e soci;
mind uploading: se ne fa brevemente menzione verso la fine di Sezione π² e guadagna un po’ di spazio in Corpi spenti;
virus neurali: costrutti autosufficienti in grado di installarsi nella mente di un soggetto e di fatto parassitarlo, soggiogandone la volontà;
crio-conservazione o ibernazione: preservazione di un corpo umano a basse temperature in animazione sospesa;
bioingegneria: modifiche invasive della fisiologia per consentire ai soggetti modificati di lavorare in condizioni ambientali estreme, per esempio in microgravità ed esposti a radiazioni cosmiche;
Internet of Things: la trasformazione di oggetti di uso quotidiano e pressoché di ogni prodotto e bene di consumo in uno smart object connesso in rete;
carta riprogrammabile: un modo di tradurre in termini pratici e immediati l’applicazione delle nanotecnologie alla scienza dei materiali;
Logiche (ovvero intelligenze artificiali): declinate nella forma di intelletti semi-senzienti, costrutti complessi in grado di emulare il comportamento umano, automigliorarsi e farsi carico di operazioni complesse (cluster di IA mandano avanti interi settori anche di interesse strategico, come la logistica, il controllo del traffico aereo e l’esplorazione spaziale).
Sono solo alcuni esempi ma penso che servano a rendere un’idea dell’aspetto profondamente diverso del mondo in cui si trova a investigare Vincenzo Briganti rispetto a quello che conosciamo.
L’idea di posizionare nel 2049 l’ipotetico verificarsi della Singolarità Tecnologica, che per la verità è fin da subito descritta come una convergenza NBIC, è anche un escamotage che serve a delineare una cesura tra il mondo che conosciamo e quello tutto da scoprire che funge da contesto della serie informalmente detta delle Cronache del Kipple. Dall’epigrafe di Sezione π²:
Metà del XXI secolo. La curva dello sviluppo tecnologico ha subìto un’improvvisa cabrata, schizzando verso l’alto come impazzita. Nanotecnologie, cibernetica, computazione quantistica, ingegneria della vita e intelligenze artificiali hanno concorso all’evento.
È una nuova rivoluzione culturale.
L’incalzante ricambio generazionale delle tecnologie stravolge la percezione della realtà. Dal mutamento emergono nuove prospettive: gli orizzonti dell’uomo si dilatano. I mutamenti si succedono a distanza di giorni.
Questa è una storia raccolta dalle voci dei morti. In presa diretta dalla Singolarità.
Per Karma City Blues era inevitabile alzare la posta. E così, tra le altre cose, abbiamo delle evoluzioni sempre più spinte delle tecnologie già viste sopra, e in particolare:
Kit morfogenetici: sciami di nanobot per modificare temporaneamente i lineamenti;
Ginoidi: nell’era della riproducibilità a basso costo, la duplicazione delle donne (e del corpo delle donne) è un modo come un altro per ricordarci che niente è insostituibile nel capitalismo iperliberista e ogni desiderio può essere soddisfatto (per la verità le replicanti della Ksenja Corporation si vedevano già nel fumetto che fungeva da prequel di Sezione π², ma questa è la prima volta che entrano in scena nei romanzi);
nanotecnologie militari: alcuni prodotti della sperimentazione militare sfuggita di mano all’esercito sono ancora operativi nel Kipple;
Big Data: il mondo è diventato una foresta di dati, qualsiasi cosa, scelta, spostamento, vengono tracciati definendo schemi di comportamento e monitorando dinamiche private, sociali, etc.
EveryWare(EW): l’interazione tra internet e IoT ha originato conseguentemente una realtà aumentata, di cui il mondo fisico è solo uno dei possibili strati, a cui si sovrappongono molteplici layer di informazione, dando vita a una realtà codificata a matrioska, in cui chi la abita può accedere a livelli di informazione diversi a seconda della tecnologia di cui dispone, del know-how che possiede e della bravura che ha saputo maturare.
Elementi che si aggiungono e in alcuni casi si sovrappongono alla lista precedente, prospettando interazioni inedite in un paesaggio tecnologico in continua evoluzione. A questo si aggiungono le new entry, che sono delle trovate (chiamatele invenzioni, chiamatele estrapolazioni, chiamatele metafore, simboli o allegorie) per rispondere ad alcuni quesiti:
in un mercato globale ormai da tempo al di là della nostra capacità di controllo, dominato dal trading ad alta frequenza che rende gli algoritmi la nuova specie dominante dell’ecosistema finanziario, gli operatori umani sapranno inventarsi un nuovo modo per manomettere la Macchina?
in che modo le IA possono uscire dal dominio della pura informazione e interagire con il mondo esterno?
e se gli algoritmi sono la specie nativa dei mercati finanziari telematici, quanto ci vorrà prima che le corporation, gli zaibatsu, i conglomerati industriali, i titani dell’alta tecnologia escogitino una soluzione per serrare la stretta su un mondo che rischia di diventare dominio incontrastato delle IA?
Quest’ultima domanda, per la verità, trova nel romanzo una risposta solo accennata, ma continuo ad accarezzare l’idea di dedicarle un’opera a sé stante, di fatto un gemello di KCB che dovrebbe formare con questo un ideale dittico. Bisogna poi dire che nel romanzo c’è anche altro, che sarebbe però imprudente e scorretto anticipare in questa sede. Se non altro così presto.
È un periodo intenso, con molte novità che si preparano all’orizzonte, e anche se dietro le quinte è un ribollire di iniziative ciò che si manifesta alla superficie è solo un’impressione di movimento. Preso nella spirale degli impegni, per esempio, ho dimenticato di segnalarvi a gennaio l’uscita del primo numero di una nuova rivista dedicata al futuro.
Il nome parla da sé: Futuri. La rivista nasce sotto l’egida dell’Italian Institute for the Future che ha base a Napoli, unthink tank che rappresenta una delle grandi novità del 2013 nel panorama desolato e deprimente della cultura italiana. E il nome del curatore è una garanzia per chiunque si interessi di fantascienza: Roberto Paura. Futuri, che può essere acquistata in edizione cartacea a 4,90 euro più spese di spedizione oppure scaricata in PDF a 2,99 euro, nella migliore tradizione delle riviste anglosassoni dedicate all’analisi tecnologica dedica anche una sezione alla narrativa, che in questo primo numero ospita un mio racconto: Esilio dalla Noosfera, già pubblicato sulle pagine di Next con il titolo Stazione delle maree, rappresenta un aggiornamento di quel racconto e propone — sullo sfondo di una civiltà interstellare — appunto una riflessione sul progresso, l’impatto della tecnologia e i rapporti tra società poste su livelli alterni della scala di Kardashev. Se avete bisogno di rinfrescarvi la memoria, non posso fare di meglio che rimandarvi alle pagine dello Strano Attrattore, cominciando la navigazione da questo vecchio post, dimenticato nel tempo, come lacrime nella pioggia…
Nel frattempo, tornando seri, non posso fare a meno di segnalarvi l’ennesimo ottimo risultato raccolto dal collettivo connettivista ai Premi Italia. Numerose le nomination che ci hanno portato in finale, in alcune categorie con più di una candidatura, a testimonianza di quanto bene riusciamo ancora a fare, malgrado il peso degli anni cominci a farsi sentire. La scorsa settimana sono riuscito a mettere on-line tutte le opere finaliste, affinché chiunque abbia diritto al voto e voglia farsi un’idea possa crearsela di prima mano: la pagina di riferimento per iniziare l’esplorazione è su Next Station. Quest’anno, in effetti, il connettivismo compirà dieci anni, e anche per questa ricorrenza è in preparazione qualche sorpresa che spero sappia soddisfare anche i palati più esigenti.
E per finire la novità più recente, che mi riguarda ancor più da vicino. S’intitola Sulle ali della notte, è edito dalla label Delos Digital nella nuova collana elettronica Robotica.it ed è il mio nuovo e-book. Si tratta di un racconto di poco meno di 30 cartelle, che tuttavia racchiude una storia che mi piace poter definire di ampio respiro. In effetti molte delle cose che scrivo si avvicinano al concetto di condensed novel che mi sono creato nella testa grazie a J.G. Ballard, e questo è uno dei lavori più densi su cui mi sia mai cimentato. Chi vuole può leggerlo come lavoro a sé stante: è un mix di spy fiction e techno-thriller che spero non deluderà gli amanti del genere. Chi ha apprezzato Sezione π², potrà invece leggerlo come una sorta di spin-off dell’universo della Pi-Quadro. Cito dalla presentazione su Fantascienza.com:
In prima linea della difesa della grande madre Russia, alla fine del secolo, c’è un corpo di polizia segreto: l’Unità 901. Sono gli psicomanti, e sono gli esecutori del Programma Ali nella Notte: possono leggere completamente i pensieri delle persone, conoscere ogni segreto, ogni ricordo. C’è solo un’unica condizione per poter effettuare questa scansione: l’obiettivo deve essere un cadavere, e deve essere morto da non più di qualche minuto.
Kryuchkov è un agente dell’unità 901. Lo è stato, lo sarà, lo sarà di nuovo. Nel vortice dei giochi di potere le fortune fioriscono e decadono a ogni stagione. Resta solo una certezza: il suo giuramento di difendere la Velikaja Rossija.
Abbastanza intuitivamente gli psicomanti altro non sono che la versione made in Russia dei necromanti di Briganti & Co. E coloro i quali dovessero proprio sentire nostalgia della Pi-Quadro potranno infine leggere Sulle ali della notte come un teaser. Perché Briganti e la sua Sezione si apprestano a tornare in pista e arriveranno nella vostra edicola di fiducia prima di quanto possiate immaginare. Non state in pensiero, ne riparleremo. E se nel frattempo vi va di farvi la bocca, sapete come ingannare l’attesa…
Vivere anche il quotidiano nei termini più lontani. -- Italo Calvino, 1968
Neppure di fronte all'Apocalisse. Nessun compromesso. -- Rorschach (Alan Moore, Watchmen)
United We Stand. Divided We Fall.
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Questo blog appartiene a Giovanni De Matteo, anche conosciuto per i vicoli della rete come X. Nel 2004 è stato tra gli iniziatori del connettivismo. Legge e guarda quel che può, e se riesce poi ne scrive. Si occupa soprattutto di fantascienza e generi contigui. La sua passione è sondare il futuro attraverso le lenti della scienza e della tecnologia.
Dopo Corpi spenti e Karma City Blues, il suo ultimo romanzo è anche il primo: s'intitola Ricordi proibiti.
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