di Corriere

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Pressata dai concorrenti e dai regolatori – Antitrust e Agcom – Telecom Italia introduce un nuovo modello organizzativo che dovrebbe rendere più efficaci, rapide e trasparenti l’attivazione e la manutenzione dei servizi all’ingrosso venduti ai competitor. Riducendo il clima di litigiosità permanente che caratterizza le telecomunicazioni nel nostro Paese.

La decisione di Telecom potrebbe avere conseguenze positive sul mercato interno. Ci si augura infatti che contribuisca ad accelerare i tempi di apertura di nuove linee e d’intervento sui guasti, che tanto spesso sollevano le lamentele degli utenti, gettando un discredito generalizzato su tutti gli operatori.

L’iniziativa di Telecom Italia si propone di rafforzare la cosiddetta “parità d’accesso” alla rete fissa tra tutti i player: Fastweb, Wind e la stessa Telecom. I concorrenti, per dare i servizi ai propri abbonati, devono infatti, prima, acquistarli a loro volta all’ingrosso dall’ex monopolista: si trovano quindi a dipendere dalle procedure adottate da quest’ultimo.

Ecco perché chiedono che Telecom Italia pratichi loro le stesse condizioni che riserva a se stessa, cioè alle proprie divisioni commerciali. Se questa circostanza viene a mancare, se ad esempio il cliente di Telecom ottiene una linea Adsl o la riparazione di un guasto più velocemente di quello di Wind, la competizione subisce un danno. E anche gli utenti.

Finora, in Telecom, questo compito delicato era svolto da due funzioni aziendali: Open Access (che gestisce l’intera rete) e National Wholesale Services (Servizi nazionali all’ingrosso), che affitta la rete ai concorrenti. D’ora in poi, ecco la novità, le due strutture saranno gerarchicamente dipendenti dallo stesso responsabile, Stefano Ciurli, che riporterà all’amministratore delegato Marco Patuano.

Il cambiamento è il primo passo di un percorso più lungo e articolato verso la parità d’accesso: un progetto, da realizzare nell’arco di due anni, in cui Telecom Italia ha annunciato di voler investire oltre 120 milioni di euro.

La decisione nasce dopo un periodo di forti contenziosi con le authority e i concorrenti, che accusano il primo gestore di “discriminazioni” nell’offerta di servizi sottoposti a regolamentazione. E’ questo il motivo che, nel 2013, ha procurato a Telecom una multa da 103 milioni di euro da parte dell’Antitrust. A cui è seguita, lo scorso luglio, l’apertura di un nuovo procedimento, tuttora in corso: l’autorità presieduta da Giovanni Pitruzzella ritiene infatti che, nei due anni, i comportamenti dell’ex monopolista non siano cambiati e giudica l’azienda “inottemperante” rispetto alla delibera con cui era stata sanzionata.

Sul progetto di Telecom Italia, lanciato con il fine di ridurre il rischio di nuove multe milionarie, il presidente dell’Agcom Angelo Mario Cardani ha già espresso un giudizio positivo: “Va nella direzione auspicata dall’Autorità”.

Un passo avanti, si ragiona cautamente in Fastweb, perché, in caso di contestazioni, essendo unificata la competenza, diventa più difficile il palleggio di responsabilità tra i vertici delle due funzioni aziendali, come accadeva prima. Anche se l’innovazione, si aggiunge, resta più di forma che di sostanza.

E la sostanza – in questo come in altri casi – è la qualità dei servizi resi ai consumatori, di cui i tempi di attivazione e riparazione sono elementi essenziali. Perché possa migliorare, dicono i concorrenti di Telecom, la qualità deve diventare un fattore competitivo. E i servizi di attivazione e riparazione devono essere sganciati da Telecom Italia (oggi unica responsabile) e affidati ad aziende terze, che svolgano quel compito per tutti.

In questa direzione va anche la delibera emanata dall’Agcom il 5 novembre scorso, in cui si afferma che l’”esternalizzazione” è una misura chiave, da introdurre a beneficio degli utenti. Per vederla realizzata, bisognerà aspettare qualche mese, necessario a Telecom Italia, proprietaria della rete d’accesso, per fare la sua proposta. Si attende dunque la risposta dell’operatore storico: sollecitato, anche in questo caso, dal timore di nuovi tipi di penali, attualmente allo studio.

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La trattativa tra Vimpelcom e Hutchison Whampoa per la fusione dei rispettivi operatori italiani di telefonia mobile, Wind e 3 Italia, è in corso. Se fino a ieri la prospettiva di consolidamento del mercato mobile italiano era legata a un’indiscrezione, riportata ieri dalla newsletter specializzata CorCom, oggi arriva una conferma ufficiale da una delle due società coinvolte. “Siamo in trattative con Hutchinson Whampoa per una joint venture paritaria” tra Wind e H3G, afferma Jean-Yves Charlier, nuovo Ceo di Vimpelcom, dando così nuova spinta a un processo di consolidamento di cui si era discusso a più riprese negli ultimi anni, ma che finora non era mai arrivato così vicino a una soluzione.  

Rispondendo agli analisti durante la presentazione della trimestrale dell’azienda, Charlier ha detto che dopo le voci circolate nelle ultime 24 ore la società ha “ritenuto fosse appropriato fare una dichiarazione”. “Non ci sono certezze che sarà trovato un accordo – ha concluso Charlier – Ogni eventuale intesa dovrà essere sottoposta, tra l’altro, al raggiungimento di livelli di debito soddisfacenti per ottenere tutte le approvazioni dagli organi societari e dalle autorità regolatorie”.

Secondo le voci, per guidare la società è in pole position Maximo Ibarra (nella foto), attuale ceo di Wind, mentre a Vincenzo Novari, che è alla guida di 3 Italia, sarà destinato un posto nel consiglio d’amministrazione del nuovo operatore, e il compito di sovrintendere alle attività in Italia del tycoon Li Ka-Shing, capo di Hutchison Whampoa.

I negoziati tra Hutchison e Vimpelcom sarebbero focalizzati in questo momento sulla struttura della nuova entità, che arriverebbe a contare su 30 milioni di clienti in Italia  e circa 6,4 miliardi di euro di ricavi secondo i dati 2014. Ma da risolvere rimane soprattutto il nodo della futura struttura azionaria, con le due società che si sarebbero impegnate a trovare una soluzione entro i prossimi tre mesi.

Una fusione tra i due asset sancirebbe la nascita del più grande operatore mobile italiano per numero di clienti, in grado di lanciare la sfida all’attuale leader del mercato Italiano, Telecom Italia. Il mercato si dividerebbe infatti tra la nuova realtà, Telecom Italia e Vodafone, con quote in termini di clienti – secondo i dati Agcom di fine 2014 – pari rispettivamente al 33,3%, al 32,1% e al 27,5%. Un eventuale accordo porterebbe alla riduzione del numero degli operatori mobili, che passerebbero da 4 a 3, con un significativo consolidamento del mercato mobile nel Paese, come è successo negli ultimi mesi in Germania, Austria e Irlanda. Ma il consolidamento del mercato avrebbe un effetto positivo sull’intero mercato telefonico mobile.

All’inizio dell’anno Hutchison aveva raggiunto l’intesa con Telefonica per rilevare O2 per 16 miliardi di dollari, dando vita così al più grande operatore mobile del Regno Unito, operazione che ha rappresentato una pietra miliare negli sforzi di Li ka-ShingLa conferma della trattative in corso ha giovato al titolo di Telecom Italia che ha invertito il trend negativo e chiuso a +1,12% a 1,09 centesimi.

 

La multa di 5 milioni di euro – con cui l’Autorità Antitrust ha punito le principali compagnie di telecomunicazione mobile (Telecom Italia, Vodafone, Wind, H3G) per pratiche commerciali scorrette nei servizi premium utilizzati via internet da dispositivi mobili – è un fatto importante anche al di là dell’entità della sanzione, che pure è rilevante.

Ricordiamo che, per Telecom e H3G, l’ammenda è di 1,75 milioni di euro ciascuno, mentre per Vodafone e Wind è di 800.000 ciascuno.

Le multe da parte dell’Antitrust, come ricorda la newsletter Key4Biz, arrivano dopo le molte segnalazioni giunte all’Autorità nel 2014. In cui le associazioni di consumatori ma anche i singoli utenti di telefonia mobile denunciavano l’addebitamento di servizi premium – giochi e video accessibili durante la navigazione in mobilità mediante banner e pop up – da parte del proprio operatore sul credito telefonico.

L’ispezione, condotta con l’assistenza della Guardia di Finanza (il Gruppo Antitrust, nucleo speciale tutela mercati), ha accertato la pratica commerciale scorretta che si realizza in due tipi di condotta: “Da un lato, l’omissione di informazioni circa il fatto che il contratto di telefonia mobile sottoscritto pre-abilita la sim alla ricezione dei servizi a sovrapprezzo, nonché circa l’esistenza del blocco selettivo per impedire tale ricezione e la necessità per l’utente che voglia giovarsene di doversi attivare mediante una richiesta esplicita di adesione alla procedura di blocco”.

Dall’altro “l’adozione da parte dell’operatore di telefonia mobile di un comportamento qualificato come aggressivo, consistente nell’attuazione di una procedura automatica di attivazione del servizio e di fatturazione in assenza di qualsiasi autorizzazione da parte del cliente al pagamento, nonché di qualsiasi controllo sulla attendibilità delle richieste di attivazione provenienti da soggetti quali i fornitori di servizi estranei al rapporto negoziale fra utente e operatore.”

Oltre a vietare la continuazione e diffusione dei servizi multati, l’Antitrust ha fatto sapere agli operatori in questione di comunicare entro 60 giorni le iniziative assunte per “ottemperare la diffida.”

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