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POLINVERSI OLTRE

Letteratura, poesia, arte

Oli eterei di Daniele Giancane


Indicbile ansia di sopravvivere,
provo voglia di evadere/
dal mio mondo d’argilla
innalzato
come un trofeo senza vittoria,
chiuso perpetuamente
dentro l’erma
spelonca dell’anima.
Sognare pascoli nudi dove
perdere il senso di me stesso
il corpo affogato tra i granuli
oro di eguale altezza,
confondersi all’umore sacro
della madre terra, sciolti
presente passato futuro,
vicini e lontani, morti e vivi,
muti e parlanti,
castelli di
sabbia leggeri librati nell’aria.
Il sole pare un martello
se picchia in testa da fabbro,
ma
volerò diafano più in alto,
sempre più in alto,
sempre più in alto,
fino al punto che compie la circonferenza.

Daniele Giancane

Daniele Giancane – Wikipedia

La casa di pietra di Anna Santoliquido


Ho rivisto
dopo anni
la casa di pietra
avvolta dal sole
e dalla quiete.
Il tempo
nel silenzio
ha scolpito
la sua storia
sulla facciata esterna
per offrirla in dono
agli occhi curiosi
dei forestieri dell’estate.
Anche il vecchio platano
continua a dipingere
il suo quadro
con l’ombra fresca
che da lunghi anni
regala
alle pietre arroventate
e ai resti
di una porta
ormai consunta.
Il sedile
è ancora lì
testimone
nella sua dignità
di pietra.
Non c’è più colei
che dal volto bruno
e dai capelli bianchi
scrutava il cielo
a modo di preghiera…
Tutto aveva un sapore
di storia vissuta,
di rimpianto.
Ho rivisto la vita
in un ciuffo d’erba
cresciuto per miracolo
in una crepa.
Ho parlato con le pietre
della bellezza
della vita
e dell’amore.

Anna Santoliqudo, da I figli della terra

https://it.wikipedia.org/wiki/Anna_Santoliquido

Mio padre è stato per me “l’assassino” di Umberto Saba


Mio padre è stato per me “l’assassino”;
fino ai vent’anni che l’ho conosciuto.
Allora ho visto ch’egli era un bambino,
e che il dono ch’io ho da lui l’ho avuto.

Aveva in volto il mio sguardo azzurrino,
un sorriso, in miseria, dolce e astuto.
Andò sempre pel mondo pellegrino;
più d’una donna l’ha amato e pasciuto.

Egli era gaio e leggero; mia madre
tutti sentiva della vita i pesi.
Di mano ei gli sfuggì come un pallone.

“Non somigliare – ammoniva – a tuo padre”:
ed io più tardi in me stesso lo intesi:
Eran due razze in antica tenzone.

Umberto Saba, dal Canzoniere

Umberto Saba – Wikipedia

Se sopravvivi al dolore di Elina Miticocchio


Se sopravvivi al dolore
canta, sogna, balla.

È gennaio: ama di più
Nel ventre delle ore bucate
dal pianto.
Nel ricordo di mio padre.

Gli alberi attendono
presto vedremo le gemme

È tempo di vivere.

Elina Miticocchio, inedito

IMMARGINE semi di parole

Non sei andato via di Anna Cellaro


Non sei andato via:
Ti sei piegato al tempo
ombra paziente sui muri.
Non sei assenza.
Sei nella polvere che sale
quando il giorno si rompe,
nel vetro che trattiene il cielo
senza possederlo.
In una tasca di spore
sedimenta il tuo nome
mi lascia tremare
come la falda segreta
si mescola con le radici.
E resti passo inciso
nella cenere rovente,
nel canto della notte
nella ferita che gocciola.

Anna Cellaro, inedito

#annacellarolucaniart

Che la terra sia il tuo palco di May Swenson


Che la terra sia il tuo palco

Sotto la cupola celeste
ricordati, mentre cammini
tra androni di nubi, lungo
navate di luce solare
o attraverso cortine di siepi
puro verde acquazzone
che cammini nel mondo
tacchi alti, manto che turbina
mano sull’elsa del tuo
spadaccino orgoglio:
leva alta la testa
e che la vita ti spaventi

Entra ogni giorno
con il tuo passo
su questo palco
illuminato, elevati
in alto come una fiamma
acutizza le narici
fai crepitare gli occhi
fino all’agonia, alla razzia

Allena le mani
come falchi;
rapace o rapito
muovi il corpo
come una muta
di cavalli che
spazza dirupi e praterie
con i suoi miseri zoccoli:
le criniere in fuga
la severità delle membra.

Che la terra sia la tua stanza
il pavimento tappezzato
di raggi stellari; afferra
l’argenteo vento e prendi
spazio: è il tuo turno, danza

https://it.wikipedia.org/wiki/May_Swenson

Di quel passaggio di Stefano Lorefice


Di quel passaggio
di quella particolare
flessione nello sguardo
è rimasto il rullino a trentasei pose,
che in un cortometraggio
riprende uno ad uno
i tuoi passi verso i miei;
forse maggio con la porta socchiusa
niente afa e quel mio particolare
modo di non pretendere
una scusa
e nominare
ciò che è

(Stefano Lorefice, da Naiver, 2025)

https://www.edizionilagru.com/253-stefano-lorefice

Primavera, primavera in abbondanza di Amelia Rosselli


Primavera, primavera in abbondanza
i tuoi canali storti, le tue pinete
sognano d’altre avventure, tu non hai
mica la paura che io tengo, dell’inverno
quando abbrividisce il vento.
Strappi rami agli orticoltori, semini
disagi nella mia anima (la quale bella
se ne sta in ginocchio), provi a me
stessa che tutto ciò che ha un fine
non ha fine.
Oppure credi di dileguarti, sorniona
nascosta da una nuvola di piogge
carica sino all’inverosimile.
Ma il mio pianto, o piuttosto una stanchezza
che non può riportarsi nel rifugio
strapazza le foglie, che ieri
mi sembravano voglie, tenerezze anche
ed ora sperdono la mia brama.
Di vivere avrei bisogno, di decantare
anche queste spiagge, o monti, o rivoletti
ma non so come: hai ucciso il tuo grano
nella mia gola.
Assomigli a me: che tra una morte
e l’altra, tiro un sospiro di sollievo
ma non mi turbo; o mi turbo? del tuo
sembrare agonizzante mentre ridi.
E bestemmia la gente: è più fiera
di te che dello spazio che ti strugge
portandoti fra le mie braccia. E io
stringo una pallida mummia che non
odora affatto: escono semi dai suoi
occhi, pianti, virgole, medicinali
e tu non porti il monte nella casa
e tu non puoi fruttificare, queste
sorelle che ti vegliano.
Sembri infatti un morto nella cassa
e non ho altro da fare che di battere
i chiodi nella faccia.

Amelia Rosselli

Alla povera mia fragilità di Marina Cvetaeva


Alla povera mia
fragilità
tu guardi senza
dire una parola.
Tu sei di marmo,
ma io canto,
tu – statua, ma io – volo.
So bene che una
dolce primavera
agli occhi dell’Eterno –
è un niente.
Ma sono un uccello,
non te la prendere
se è leggera la
legge che mi
governa.

Marina Cvetaeva

Sentire come allora di Lorenzo Pataro


Sentire come allora. Bambini-parco-giochi.
Sentire la vita come allora e in un punto
preciso, dentro al petto. Chiaro nitido
pungente. Accorgersi del noto.
Lo spazio tra le cose, tra il piede che si alza
nella corsa e il piede-ancora che tiene.
Polvere, il radioso nello spazio
tra le dita. Sentire un freddo che è lontano,
acuminato. Universo che semina nel petto
qualcosa di antico e benedetto.
In cerchio si osserva la ferita al ginocchio
del bambino, sangue e pelle, il suo frantumo.
Sentire come allora. Farsi tana e nascondersi
era un modo per lasciare il mondo vuoto, farsi
mondo nel mondo e nascondersi nel vuoto
lasciato dalle cose. Qualcuno ci cercava.
E noi acquattati come i morti. In attesa.
Trattenendo il respiro come loro.

Lorenzo Pataro

Lorenzo Pataro Premio Strega Poesia

Post-it di Raffaela Fazio


POST-IT

Mi sfugge qualcosa
del tempo.
E anche di me.
Così attacco qua e là
spazi bianchi pro-memoria
con su scritto:
“felicità”.

Raffaela Fazio

sito raffaela fazio

Raccoglimi di Saffo


RACCOGLIMI

Vieni
inseguimi tra i cunicoli della mia mente
tastando al buio gli spigoli acuti delle mie paure.
Trovami nell’angolo più nero
osservami.
Raccoglimi dolcemente scrollando la polvere dai miei vestiti.
Io ti seguirò.
Ovunque.

(Saffo, 600 a.C.)

https://it.wikipedia.org/wiki/Saffo

C’è un vento di Maria Allo


C’è un vento che mi giunge
di foglia in foglia
sospeso come eco del passato
dai margini di brina senza fiato
quasi seme di cenere scomposta.
C’è un vento che mi giunge
di suono in suono
verticale scia sempre più lontana
forse ombra che sta dentro le cose
silenzio traslato in vento spezzato
c’è un vento che mi giunge e muore
prima del commiato

Maria Allo, 2012

https://nugae11.wordpress.com/

Una poesia di Loredana Semantica


Ho regalato chili di insonnia a queste costole
ingabbiate su un foglio senza cielo
le ho tastate con le dita
quelle in basso fluttuanti hanno forma curva
quasi d’ali senza piume
da bambina pensavo che facessero volare
oltre il peso la materia.

Loredana Semantica, da Titanio 2023

https://lunacentrale.wordpress.com/

Si leva il giorno di Raffaela Fazio


Si leva il giorno:
si fa accadimento.
Io ti aspetto
come il muro che ricorda il sole
e inganna con l’ombra
il suo spostamento.

Raffaela Fazio

sito raffaela fazio

Primo maggio di Anna Maria Curci


Primo maggio

è il primo maggio strano senza te
che con l’esempio mi spiegasti il lavoro
senza te, madre, che – ero bambina –
un giorno mi leggesti Scotellaro

a te, che sei altrove, intono un canto
di desiderio indignazione e fede
nella veste dismessa dell’amore
nell’attenzione che non va a dormire

per chi è schiacciato da cilindri di scena
chi è soffocato dal bisogno e muore
come chi è schiavo del ricatto stolto
che va spargendo menzogne impunite

a te, che sei altrove e forse guardi,
narro di morti taciute e occultate
dell’ondata sommersa degli infermi
di prigionia spacciata come bene

Anna Maria Curci, da Assolo dell’Ortensia, Prestfazione Silvano Trevisani, Macabor 2024

https://letteremigranti.wordpress.com/

La lavatrice di Guido Oldani


la centrifuga gira come un mondo
e i suoi abitanti sono gli indumenti
riposti dalla coppia dei congiunti.
si avvinghiano bagnati in un groviglio
i rispettivi panni in capriola;
sono rimasti questi i soli amanti,
quegli altri se si afferrano è alla gola.

Guido Oldani, da “Il cielo di lardo” Mursia 2008

https://it.wikipedia.org/wiki/Guido_Oldani

A volte di Pierino Gallo

A volte
quando divento folle
mi piace pensare,

che posso scrivere
mondi
e case
e giardini
e gatti,

che posso prendere
l’acqua dal fiume
e pulirti le braccia.

Non c’è noia
quando divento folle,
scrivo
barcollo
riverso
dai calici
insulse bestemmie.

Nella tua ora
discinta
avviene il patto
col tempo.

E sono vecchio
a pensare che esisti.

Pierino Gallo, da Cristallo e pietra 2012

https://archivio.unime.it/it/persona/pierino-gallo/biografema

Insolita di Francisco Soriano


insolita,
lucida parola
il mondo si ostina
a cercarla –
nel tuo grembo
e nel mio
sovrana discende agli inferi
e poi torna.

Francisco Soriano, Ex voto, (con traduzione inglese di Irena Sabetta), Eretica Edizioni 2024

Soriano Eretica Edizioni

Partenze e arrivi di Lucio Zinna


Non la partenza conta
né la fermezza o l’instabilità
del punto da cui ti muovi.
Conta quel che lasci
e cosa ti porti
(nel centro della pupilla
in un rincón del cuore)
il dolce e l’amaro.
E l’agrodolce.
Le esaltazioni e le paure.
E le albe
coi loro tramonti.
E il prossimo quando lo è.

Non l’arrivo conta
né la solidità o fluidezza
del punto verso cui ti muovi.
Conta quel che ti attende
se qualcuno ti attende
che cosa ti attendi
il cuore che vi conduci
se sono nuove le tue pupille.
E ancora le albe
coi loro tramonti.
E il prossimo se lo sarà.

Conta la vita
lì – nel suo spigolo –
a contare i passi.

Lucio Zinna, da Le ore ore salvateThule 2020

https://www.trapaninostra.it/Foto_Trapanesi/Didascalie/Zinna_Lucio.htm

Attesa degli invisibili di Alfredo Rienzi


Siete la mia ossessione
cinguettii, trilli, fischi
alfabeti brevi e indimostrati
voci che non vestite corpo

né ala nell’estate tra il fogliame
ma io ho dell’autunno la pazienza
e aspetterò il ramo denudato,
del raggio la pendenza esatta

sarà improvviso all’occhio
l’apparire, e breve.

Alfredo Rienzi, da Sull’improvviso, Arcipelago Itaca, 2021

https://alfredorienzi.wordpress.com/

Le mani di Vittorio Sereni


Queste tue mani a difesa di te:
mi fanno sera sul viso.
Quando lente le schiudi, là davanti
la città è quell’arco di fuoco.
Sul sonno futuro
saranno persiane rigate di sole
e avrò perso per sempre
quel sapore di terra e di vento
quando le riprenderai.

Vittorio Sereni

https://it.wikipedia.org/wiki/Vittorio_Sereni

Una specie di lamento sottile di Anna Maria Ferramosca


una specie di lamento sottile
un gemito piccolo di gioia
come un timbro distorto per l’iridescenza delle acque
è la voce embrionale che attraversa la bolla salina
risuona nelle vene alla madre
e preme e le canta la sua elementare infanzia
chiede di sfolgorare in concerto nel giorno
dell’uscita luminosa quando
il minuscolo corpo verrà adagiato
sull’addomepianeta che riconosce
l’emissione di onde alla madre si compie
per distacco di corone vocali sottili come aureole
e lei interpreta e trema e costruisce
un paesaggio di case-alberi-strade
divinazione al primo cammino
lei avvia un’assertiva preghiera
salute prima poi bellezza e buona sorte ex aequo
tutto accadrà dovrà accadere
per volontà – rito – destino
o solo
per un in-cantamento

Anna Maria Ferramosca, da Luoghi sospesi, puntoacapo editrice, 2023

annamariaferramosca.it

Non ne saprò nulla mai di Davide Cortese


Non ne saprò nulla mai
tuttavia sotto una foglia secca
o dentro un vecchio libro
c’è una briciola di paese
che ora brulica di misteriosa vita:
dietro dedali di tetti muschiati
c’è chi in piedi su una sedia
disegna col dito sul vetro appannato
il mio volto d’adesso.

Davide Cortese

biografia di davide cortese

Sono una tempesta che da sud soffia sulla cenere di Mariano Lizzadro


Sono una tempesta che da sud soffia sulla cenere,
un bambino a piedi nudi e senza casa che canta
una nenia ancestrale, antica melodia delle madri,
sulla terra desolata, notte divenuta colma di calma,
deserto arido e salato trasformato in oasi rigogliosa
un sottile filo di una trama ordita che viene dal cuore,
un canto d’acqua che disseta un viandante a mezzodì,
e anche se il mondo fosse un uragano ti ringrazierei madre,
la tormenta che ha gettato via il cappello all’amico ubriaco
si è placata, era un basco spagnolo e l’ho raccolto da terra,
tu sei la mia luce

Mariano Lizzadro, La mia testa sobria si occupa di attualità, 2024

https://www.mondadoristore.it/mia-testa-sobria-si-occupa-Mariano-Lizzadro/eai979122273471/

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi di Cesare Pavese


Verrà la morte e avrà i tuoi occhi
questa morte che ci accompagna
dal mattino alla sera, insonne,
sorda, come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo. I tuoi occhi
saranno una vana parola,
un grido taciuto, un silenzio.
Cosí li vedi ogni mattina
quando su te sola ti pieghi
nello specchio. O cara speranza,
quel giorno sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla.
Per tutti la morte ha uno sguardo.
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
Sarà come smettere un vizio,
come vedere nello specchio
riemergere un viso morto,
come ascoltare un labbro chiuso.
Scenderemo nel gorgo muti.

Cesare Pavese

https://it.wikipedia.org/wiki/Cesare_Pavese

A scrivere ho imparato dagli amici di Beppe Salvia


A scrivere ho imparato dagli amici,
ma senza di loro. Tu m’hai insegnato
a amare, ma senza di te. La vita
con il suo dolore m’insegna a vivere,
ma sempre senza lavoro. Allora,
allora io ho imparato a piangere,
ma senza lacrime, a sognare, ma
non vedo in sogno che figure inumane.
Non ha più limite la mia pazienza.
Non ho pazienza più per niente, niente
più rimane della nostra fortuna.
Anche a odiare ho dovuto imparare
e dagli amici e da te e dalla vita intera.

 Beppe Salvia, da Un solitario amore, Fandango Libri 2006

https://it.wikipedia.org/wiki/Beppe_Salvia

Poi verrà un giorno di Maria Luigia Longo


Poi verrà un giorno
in cui torneranno le rondini
tornerà il vento tra i filari il soffio
all’orecchio per dire le rincorse e le attese
e tornerà pure il giallo della ginestra
la polvere tornerà e
quel giorno anche noi torneremo
e resteremo seduti a guardare la luce
e a godere di quel tempo senza peso
che sostiene anche quattro ossa in croce.

Maria Luigia Longo

https://marialuigialongo.blogspot.com/

La bolla imperiale di Alfonso Guida

foto Sonia Navelli


Puoi capire se resti,
se resti seduto tra le cose.
È un tempo che non si trova uguale
al passato e alla polvere fuggita.
Non l’isola che appare di notte, non chi si perde al confine,
ma guardarti nella luce, un passo prima di te.
Senza appoggio né asse
la voce della legge
ti fa immobile per sempre e ogni salmo,
disse, prende forza dal suo demone.

Alfonso Guida, da Il tassidermista (Terra D’ulivi Edizioni, 2022)

https://www.facebook.com/profile.php?id=100087328746137

La posta in gioco di Leopoldo Attolico


Ah la posta
la posta è alta
la posta ce la giochiamo tutti
almeno una volta nella vita,
per tutti arriva prima o poi
di forno o di credenza
o di trepido fuoco
un mezzogiorno che incendia la vita,
ma il rien ne va plus in ogni caso
non risolve mai la partita
ma rinvia ogni volta
all’attesa un poco paranoica
di una prossima volta ,
a un chissà come e quando
tormentato e tormentoso
nel suo orizzonte problematico e ansioso
da spleen democristiano senza capo né coda
Perché è lei infatti , l’inveterata
che continua a farci la posta
lei sempre lei la posta,
perché non vi si rinuncia mai
potendo sempre rifarci
nel rigiocarcela con lo stesso fervore
di speranza che la mantiene in vita,
magari per rimetterci ancora
e ancora rilanciarla
e ancora consumarci in attesa che lei bontà sua …
Ma la posta non arriva mai.
E presto
sarà affidata
ai privati

Leopoldo Attolico

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