
Indicbile ansia di sopravvivere,
provo voglia di evadere/
dal mio mondo d’argilla
innalzato
come un trofeo senza vittoria,
chiuso perpetuamente
dentro l’erma
spelonca dell’anima.
Sognare pascoli nudi dove
perdere il senso di me stesso
il corpo affogato tra i granuli
oro di eguale altezza,
confondersi all’umore sacro
della madre terra, sciolti
presente passato futuro,
vicini e lontani, morti e vivi,
muti e parlanti,
castelli di
sabbia leggeri librati nell’aria.
Il sole pare un martello
se picchia in testa da fabbro,
ma
volerò diafano più in alto,
sempre più in alto,
sempre più in alto,
fino al punto che compie la circonferenza.
Daniele Giancane





























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