Purgatorio

IL CAPPELLO A FIORI – libro di Valeria Serofilli

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Il cappello a fiori (Appointment in Samarra)

di Valeria Serofilli

 

 

C’è un modo per guardare alla fine di tutte le cose senza tremare? Valeria Serofilli prova a indicarci il modo e la strada con la sua ultima silloge, Il cappello a fiori (Appointment in Samarra). Il libro, edito da Leonida Edizioni, non è solo una raccolta di versi, ma un vero e proprio percorso esistenziale articolato in tre parti distinte che si intrecciano come i fili di un arazzo temporale.

Il cuore pulsante dell’opera risiede già nel titolo. Come spiega l’autrice nella Nota (p. 13), il richiamo è al racconto morale medio-orientale di Samarra e al romanzo di John O’Hara, dove la morte è un incontro inevitabile. Tuttavia, la Serofilli compie un’operazione di rovesciamento iconografico potente: la Morte non è lo scheletro con la falce, né una figura lugubre. È una “Signora” con i capelli biondi, occhi celesti e un cappello fiorito che richiama il fiorire della Primavera.

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Il cappello a fiori (Appointment in Samarra)

di Valeria Serofilli

 

 

C’è un modo per guardare alla fine di tutte le cose senza tremare? Valeria Serofilli prova a indicarci il modo e la strada con la sua ultima silloge, Il cappello a fiori (Appointment in Samarra). Il libro, edito da Leonida Edizioni, non è solo una raccolta di versi, ma un vero e proprio percorso esistenziale articolato in tre parti distinte che si intrecciano come i fili di un arazzo temporale.

Il cuore pulsante dell’opera risiede già nel titolo. Come spiega l’autrice nella Nota (p. 13), il richiamo è al racconto morale medio-orientale di Samarra e al romanzo di John O’Hara, dove la morte è un incontro inevitabile. Tuttavia, la Serofilli compie un’operazione di rovesciamento iconografico potente: la Morte non è lo scheletro con la falce, né una figura lugubre. È una “Signora” con i capelli biondi, occhi celesti e un cappello fiorito che richiama il fiorire della Primavera.

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Il cappello a fiori (Appointment in Samarra)

di Valeria Serofilli

 

 

C’è un modo per guardare alla fine di tutte le cose senza tremare? Valeria Serofilli prova a indicarci il modo e la strada con la sua ultima silloge, Il cappello a fiori (Appointment in Samarra). Il libro, edito da Leonida Edizioni, non è solo una raccolta di versi, ma un vero e proprio percorso esistenziale articolato in tre parti distinte che si intrecciano come i fili di un arazzo temporale.

Il cuore pulsante dell’opera risiede già nel titolo. Come spiega l’autrice nella Nota (p. 13), il richiamo è al racconto morale medio-orientale di Samarra e al romanzo di John O’Hara, dove la morte è un incontro inevitabile. Tuttavia, la Serofilli compie un’operazione di rovesciamento iconografico potente: la Morte non è lo scheletro con la falce, né una figura lugubre. È una “Signora” con i capelli biondi, occhi celesti e un cappello fiorito che richiama il fiorire della Primavera.

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Prefazione al libro INTINGO LE DITA NELLA PAROLA di Donatella Nardin

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INTINGO LE DITA NELLA PAROLA

di Donatella Nardin

Prefazione di Ivano Mugnaini

“Vieni, saremo solo noi due / – diceva l’ombra assisa / sulle spalle ossute del tempo – / vieni, diceva, in quel punto / perfetto di luce in cui, / affratellati, saggiare eternità / e bellezza.” Questi, versi tratti dalla poesia “L’attesa”, aiutano a cogliere alcuni nuclei tematici della raccolta, o più esattamente ci mostrano alcuni simboli, spesso contrapposti, in un dialogo che possiede una direzione ben precisa, ineludibile.  L’ombra assisa, quasi una rappresentazione grafica dell’uomo prostrato dallo scorrere degli anni e dagli eventi, si rivolge ad un destinatario che forse è la stessa persona di cui rappresenta la proiezione (un po’ come l’eliotiano J. Alfred Prufrock che sussurra a sé stesso “Let us go you and I”), e lo esorta a dirigersi assieme a lei in un punto ideale, ma anche esistente nella realtà, in cui, finalmente riconciliati e armonici, potranno saggiare eternità e bellezza.

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Il dono

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Il dono

All’iniziativa di Poetarum Silva dedicata a racconti “natalizi”, tutt’ora in corso con ottimo successo, ho contribuito volentieri con questo dono, atipico, poco “correct”, tra sogno e incubo, più incubo che sogno a dire il vero, se mi è concesso l’ossimoro.

Buona lettura, e, senza alcun ossimoro stavolta, buon 2016 a tutte le visitatrici e i visitatori di questo angolo dell’immenso oceano del web.    IM

***

Il dono

Libertà va cercando, 

ch’è sì cara,

come sa chi per lei vita rifiuta

.                   Dante, Purgatorio, I, 70-2

 dono3

         Le sei e trenta della mattina di Natale. Mi hanno svegliato di soprassalto i vicini di casa. Erano già in piedi ad aprire i regali e a cantare a squarciagola “Jingle Bells”. Pur di non sentirli sono scappato fuori di corsa. Ho ancora il pigiama sotto i pantaloni. Sulle strade e nelle vene, il gelo. Cerco perlomeno il privilegio della solitudine: viaggiare in carreggiate vuote, quasi all’inglese, sulla corsia opposta rispetto al normale. Ci sono gli altri, però. Numerose macchine, lanciate in direzione contraria o analoga. Mi viene da chiedermi perché. Dove vanno? Con quale diritto invadono il mio spazio, la mia follia fuori tempo e fuori orario?

          Lo so, è assurdo. Ma non posso fare a meno di pensarlo. Così come non posso evitare di fuggire, ora. Lontano da tutti, ad ogni costo. Mi infilo in un dedalo di viuzze che non conosco. Ho tutto il tempo che voglio. E assolutamente nessun impegno o appuntamento. Mi ritrovo in una strada sterrata. Solchi sempre più profondi all’altezza delle ruote e sempre più alti l’erba e il pietrisco al centro. Non c’è uno spazio vuoto grande abbastanza per fare manovra. Vado avanti per chilometri. Dietro di me il nulla, una pianura desolata e sconosciuta. Costeggio la siepe di una villa enorme. Presagisco la presenza di una muta di cani da guardia. Mi si affiancano, puntuali, spalancando le fauci fin quasi a mordere la rete. Mi inseguono fino all’ingresso. Mi preparo a fare retromarcia nel vialetto antistante l’entrata, più velocemente possibile, per tornare indietro, sulla strada statale. Ma, contro ogni attesa, il cancello automatico mi si spalanca di fronte. Sarebbe una ragione di più per scappare rapido come un fulmine, se fossi lucido. Oggi però è un giorno speciale. Sarà la stanchezza, la follia generata dalle musiche e dalle campane, dallo spumante e dall’overdose di pandoro, ma decido di premere sull’acceleratore ed entro.

( Il racconto completo è pubblicato a questo link: