Achab

“Cielo abbastanza”, la nuova raccolta di poesie di Maria Teresa Coppola

Postato il

Maria Teresa Coppola è poetessa di passioni, di inquietudini, di irrequietezze, ma anche di ragionamento, di riflessione e in seguito di appagata contemplazione dello stato delle cose, della natura e dell’interiorità. Perfino corteggiare una quiete passeggera è passione. Fermento in attesa di deflagrare nuovamente, rivelazione e profezia. «Il vento convocherò / a soffiarti / il grigio dai capelli, / il velo dagli occhi, / dalle mani la tristezza, […] E non importa / se rotola la testa di Iokaan, / la bacerò sulle labbra / e avrà per noi un sorriso.»

In questo articolo una mia lettura della sua recente raccolta di poesie Cielo abbastanza.

IM

Cielo abbastanza, Maria Teresa Coppola,

Edizioni Helicon, Poppi (AR), 2025

«Guardiamo il mondo una volta, da piccoli. Il resto è memoria». Questa frase di Louise Gluck, tratta da Nostos, è stata scelta da Maria Teresa Coppola come esergo e posta a fianco ad un citazione da Esistere psichicamente di Andrea Zanzotto, «Da questo nulla che non è niente ed è tutto ciò che io sono.» Si tratta di due riferimenti per orientarci nel libro e individuarne il percorso e l’essenza. L’infanzia, innanzitutto, rimane fino ad un certo momento appartenenza ad un luogo e sete di libertà, amore per le tradizioni, le radici, il dialetto, scoperta di un mondo che porteremo sempre e comunque dentro di noi, in ogni attimo e ogni circostanza. E, soprattutto, quel guardare il mondo una volta equivale ad essere il nostro stesso stupore. In poche parole significa, forse, essere vivi, da piccoli, ed essere felici, magari senza saperlo, senza esserne coscienti, contenti della terra e del cielo che abbiamo avuto in sorte.

Leggi il seguito di questo post »

Un uomo e un personaggio

Postato il

“Quando tutti gli archetipi irrompono senza decenza si raggiungono profondità omeriche. Due cliché fanno ridere. Cento commuovono. Perché si avverte oscuramente che i cliché stanno parlando tra di loro e celebrano una festa di ritrovamento”.
Queste parole sono di Umberto Eco, uno piuttosto noto anche qui in America. Non sono sicuro di averne colto il significato in tutto e per tutto. Però so che mi piacciono. Mi sembra che vadano a pennello anche per ‘Casablanca’. Inoltre, come potete ben capire, quando si parla di ritrovamenti io mi sento perfettamente a mio agio. Sono e rimango trovarobe, in fin dei conti. Mi piace scoprirle, perderle o fingere di perderle per poi fingere di ritrovarle o ritrovarle veramente.”
Sono le parole di un mio racconto “Suonala ancora Sam”, scritto anni fa per il sito della Bompiani “Speaker’s Corner” su sollecitazione di una mia amica che lavorava nell’ufficio stampa della BUR. La mia amica Umberto Eco lo aveva conosciuto di persona.

(L’articolo completo a questo link: http://www.ivanomugnaini.it/un-uomo-e-un-personaggio/ )

Eco