Tasto dolente

Siamo ombre nella luce
riflessi nello specchio
di menzognere abitudini
Voglio morire con la coscienza che si acquieta nella calma di un pensiero rassicurante
rassicurato
non dilaniato
mai demolito.
Ho dormito sugli allori melmosi.
Nelle stalle, con l’odore della mucca,
si respira aria più pulita e genuina.
Credimi, ho vissuto in montagna!
Credimi se dico che l’odore acre prima o poi disgusta!

La strada dei ricordi

 

I fili appesi
i panni stesi e l’odore dei ricordi.
Le merende consumate nei viottoli delle strade di casa
i giochi nei gradini e le urla di noi bambini.
Sei divenuto uomo
e adesso solitario
col fardello della saggezza
percorri
al crepuscolo
la via di casa e quella
è
la strada dei ricordi
memore di vite passate.
Solo Il cielo rimane inalterato,
incorruttibile
non sbiadisce
e quell’aquila attraversa
l’azzurro
mai trasmutato nel tempo di tutte le ere
come se tutto fosse rimasto immune.

dipinto di Carla Karla

scorcio di Atzara (Sardegna)

 

Ballano con me

Ci sono due diverse tribù
Ballano
A desta e a sinistra
dentro, lì dentro, nel mio cervello.
C’è un frastuono di colori e rumori
l’uno abbaglia, l’altro disorienta.
Quanto più penetrano nell’udito
tanto più consapevolezza si acquieta nella testa di questa gitana selvaggia che sono.
Non ho chiesto di essere compresa
Non ho chiesto mai approvazione
Mi fa muovere l’amore
Nel caos
Nel mondo!

Luci e ombre

Esiste davvero una strada maestra?
I sogni ci distolgono dalla realtà.
Quelli della notte ci confondono.
Dicono che, questi ultimi, compensano le carenze e si sviscerano la notte tra mostri e principesse .
Sincronicità dell’inconscio sostiene Jung.
Nel buio interiore a vederci chiaramente, seppur difficile, ci guadagni in sincerità.
Solo verso te stessa.

Vorrei eludere la sorveglianza

È imperfetta la natura dell’uomo
è apparenza ubbidire alle regole
calcolate come i minuti dell’orologio.
La parola scritta dovrebbe essere lieve piuttosto che un macchinoso ingegno dell’oratore
utilizzato come apparato bellico.
È utilizzata come fionda per colpire il bersaglio:
un fantomatico spaventapasseri che in silenzio sta muto senza accorgersi che la freccia gli ha trapassato le costole!
Balordi questi frastuoni
mi affannano il petto
come una scheggia che ferisce ma non uccide.

Vorrei eludere la sorveglianza.

Ho passeggiato con il tuo movimento lento ma c’era del fermento.
Pareva andassi verso la luna
a cercar risposte tra gli ostacoli delle sue dune.
Dov’è che andavi in punta di piedi?
Ti ho seguita, mai poi ho perso ogni traccia.
– “Cercavo di raggiungerti… nel tuo sogno, ma poi mi son svegliata”.

La tua fragilità

La tua fragilità
vorrei ricucirla come si fa in sartoria .
Rimodellare il capo, dice il sarto,
e poi imbastire e imbottire e orlare e ricamare e riadattarci gli eventi della vita.
Così la tua fragilità potrebbe rivestire gli accadimenti
e compiaciuta
sfilare lievemente
la passerella dei ritocchi.
E luoghi e persone siano anch’essi accessori
né contingenti
né complementari
ma
fronzoli e orpelli
di cui te ne spogli quando rimbombano e rimbalzano
anziché annichilire nella tua fragilità.
E quando, poi, ti chiederanno della tua fragilità, potrai dire che hai imparato a unire i margini di una ferita
come scampoli di stoffa.

 

Tatto

Centellinare aperitivi tra                                        Tatto tatti atti
sotto le lenzuola
è
scolpire carezze 
                                                   prolungate
                imprimere indelebilmente  
Tracciare impronte
mani grandi
manie piccole
su di me
                su di te
è
intercapedine di corpi.

Sulla morbida coltrice
questo fulmineo accorpamento
ha il sapore e l’odore

che si rinnova
in  nuove  misture

                       ad ogni contatto
fluisce
                migliora                                 accresce

2017/25/11 F.T