Tag Archive: libro


Vietato smettere di sognare di Benji e Fede

9788817087421_0_0_1326_80

Una recensione di Beatrice Sassano sul valore dell’amicizia e della musica

Il libro più bello che io abbia mai letto si chiama:”Vietato smettere di sognare”. Mi è piaciuto così tanto che ho iniziato a leggerlo a giugno e l’ho portato anche in vacanza con me al mare.

“Vietato smettere di sognare” è stato scritto da Benji & Fede, ed è stato pubblicato nel 2016 dalla casa editrice “Rizzoli” di Milano.

Questo libro racconta la storia d’amicizia di due ragazzi “Benji & Fede” cioè Benjiamin Mascolo, ora 23enne e Federico Rossi, ora 22enne, che si sono conosciuti una sera nel bagno di una discoteca alle 20:05. Da lì hanno iniziato a parlare e a conoscersi, si sono tenuti in contatto tramite Facebook e hanno scoperto che ad entrambi piace la musica e cantare, così hanno deciso di fare delle canzoni insieme e di comporre un “duo”.

In questo modo è nato “20:05” il loro primo album, che racconta la loro vita e la loro conoscenza fino ad oggi.
Il disco in soli quattro mesi li ha portati a conquistare il disco di platino!
Questo libro racconta anche diversi posti dove Benji & Fede sono stati insieme, per esempio ad Ibiza, a Milano, in Australia, a Sidney e in altri posti ancora.
Ad un cento punto però le loro strade si separano, perchè Benji per un periodo va a vivere in Australia, ma poi riprendono di nuovo la frequentazione e hanno ancora più successo di prima.
All’inizio cominciano a girare video di cover di altri cantanti nelle loro camerette, fino a scrivere delle loro canzoni, conquistando fama e premi importanti.
Insomma, Benji & Fede hanno avuto un gran successo e hanno anche condotto un programma televisivo per cantanti dal titolo “Generation What”.
Questo libro per ragazzi lo consiglio a tutte le fan e i fan di Benji & Fede; i due ragazzi sono diventati i miei idoli da quando l’ho acquistato.

Beatrice Sassano

(classe IA – Scuola Media di Chiaromonte)

L’albero di Shel Silverstein (una favola d’altri tempi)

albero2C’era una volta un albero che amava un bambino. Il bambino veniva a visitarlo tutti i giorni. Raccogliera le sue foglie con le quali intrecciava delle corone per giocare al re della foresta. Si arrampicava sul suo tronco e dondolava attaccato ai suoi rami. Mangiava i suoi frutti e poi, insieme, giocavano a nascondino. Quando era stanco, il bambino si addormentava all’ombra dell’albero, mentre le fronte gli cantavano la ninna nanna.

Il bambino amava l’albero con tutto il suo piccolo cuore.

E l’alberto era felice.

 

Ma il tempo passò e il bambino crebbe. Ora che il bambino era grande, l’albero rimaneva spesso solo. Un giorno il bambino

venne a vedere l’albero e l’albero gli disse:

 

“Avvicinati, bambino mio, arrampicati sul mio tronco e fai l’altalena con i miei rami, mangia i miei frutti, gioca alla mia ombra e sii felice”.

“Sono troppo grande ormai per arrampicarmi sugli alberi e per giocare, disse il bambino. Io voglio comprarmi delle cose e divertirmi.

Voglio dei soldi, puoi darmi dei soldi?”

“Mi dipiace” – rispose l’albero – ma io non ho dei soldi. Ho solo foglie e frutti: prendi i miei frutti, bambino mio e va a venderteli in città.

Così avrai dei soldi e sarai felice”.

Allora il bambino si arrampicò sull’albero, raccolse tutti i frutti e li portò via.

E l’albero  fu felice.

Ma il bambino rimase molto tempo senza ritornare… e l’albero divenne triste.

Poi, un giorno, il bambino tornò; l’albero tremò di gioia e disse:

“Avvicinati, bambino mio, arrampicati sul mio tronco e fai l’altalena con i miei rami e sii felice”.

“Ho troppo da fare e non ho tempo da arrampicarmi sugli alberi”, rispose il bambino.

“Voglio una casa che mi ripari”   – continuò. “Voglio una moglie e voglio dei bambini, ho dunque bisogno di una casa.

Puoi darmi una casa?”

“Io non ho una casa”  – disse l’albero.

“la mia casa è il bosco, ma tu puoi tagliare i miei rami e costruirti una casa.  Allora sarai felice”.

Il bambino tagliò tutti i rami e li portò via per costruirsi una casa.

E l’albero fu felice.

Per molto tempo il bambino non venne. Quando ritornò, l’albero era così felice che riusciva a malapena a parlare.

“Avvicinati, bambino mio” – mormorò – “vieni a giocare”.

“Sono troppo vecchio e troppo triste per giocare, – disse il bambino – “Voglio una barca per fuggire lontano da qui. Tu puoi darmi una barca?”

“Taglia il mio tronco e fatti una barca”  disse l’albero  “così potrai andartene ed essere felice”.

 

Allora il bambino tagliò e si fece una barca per fuggire.

E l’albero fu felice…  Ma non del tutto.

 

Molto tempo dopo, il bambino tornò ancora.

“Mi dispiace,bambino mio, disse l’albero – “ma non mi resta più niente da donarti… –

non ho più frutti”.  “I miei denti sono troppo deboli per dei frutti”  disse il bambino.

“Non ho più rami, continuò l’albero – non puoi più dondolarti…”.

“Sono troppo vecchio per dondolarmi ai rami – disse il bambino.

“Non ho più il tronco” disse l’albero “non puoi più arrampicarti”.

“Sono troppo stanco per arrampicarmi” disse il bambino.

“Sono desolato” sospirò l’albero – “vorrei ancora donarti qualcosa… ma non ho più niente.

Sono solo un vecchio ceppo. Mi rincresce tanto……”.

“Non ho più bisogno di molto ormai”  disse il bambino “solo un posticino tranquillo per sedermi e riposarmi.

Mi sento molto stanco”.

“Ebbene, disse l’albero, raddrizandosi quanto poteva – “ebbene, un vecchio ceppo è quel che ci vuole per sedersi e riposarsi.

Avvicinati, bambino mio, siediti.  Siediti e riposati”.

Così fece il bambino. E l’albero fu felice.

 Shel  Silverstein

10687185_10203861512691251_2971225751096413336_n

00047050.pngQuest’estate ho letto un libro molto interessante, commovente e istruttivo, il cui titolo è “Alya e Dirar”. Il romanzo parla di due ragazzi, Alya e Dirar, i quali sono divisi da un conflitto che ancor oggi persiste in Palestina, ovvero il conflitto tra Israeliani e Arabi.
I due sono costretti a vivere nella sofferenza, in vita non si incontreranno mai, fino a quando alla fine il destino non gli giocherà un brutto scherzo e i due diventeranno una cosa sola.
In questo libro non viene solo raccontata la storia di Dirar che è arabo e di Alya che è israeliana, ma vengono anche evidenziati l’odio profondo tra le due religioni e le condizioni e i ritmi di vita che i due popoli vivono in maniera così diversa.
Dirar è molto povero, vive in un villaggio, precisamente in una baracca con suo nonno Fadil, sua nonna Almira, sua madre Leila, suo padre Kasim e suo fratello maggiore, al quale è molto legato, Helmi. Dirar durante il giorno accudisce un gregge di pecore e gioca con un pallone regalatogli da un suo amico, alla fine della giornata torna a casa per mangiare insieme alla sua famiglia e poi va a letto. Continua a leggere

TOGLIAMO IL DISTURBO, Paola Mastrocola

www.inmondadori.it

Una lettura consigliata agli insegnanti e a chi ancora crede nel valore della Scuola e dell’Insegnamento.

Progetta un sito come questo con WordPress.com
Comincia ora