Concorso

La santa

 
 
 
di Cristina Pasqua
 
 
 

Fosco e io ci infilammo nella notte a fatica. Mi aveva chiesto di accompagnarlo perché col buio perdeva l’orientamento. Proprio il buio e l’affanno avevano rallentato la marcia. Sfiatati e intrisi d’umido, sentivamo le gambe irrigidirsi. Incapaci di tenere il passo, una volta arrivati era già tardi.
 
«Se cercate la Nilde non c’è e ne avrà per un pezzo.» La domestica si lisciò la veste mentre con l’ombra incupiva parete e stipite. «Cavalli, un lavoro sporco» disse poi abbassando la testa come schiacciata dal peso di una vergogna. «La trovate al podere» sibilò con una voce di sterpi. «La levatrice sta lì, dai Fieschi.» Si coprì la bocca con il dorso della mano e chiuse la porta.
 
la santaC’era solo Nilde Portenti che sapeva fare quel lavoro nei dintorni. Si occupava di cristiani ma faceva nascere anche le bestie. Il puledro era nato morto. Trovammo Nilde che si stava ripulendo al fontanile, il camice lordo passato di mano al fattore.
 
Al nostro ritorno Amalia era legata al letto. Ci aveva pensato la nonna temendo che si facesse male. Bruciava di febbre. Si pensò a un’infezione, a un aborto, non era neanche tempo. A me e a Fosco dissero di restare fuori.
 
La levatrice si lavò le mani nel bagno e lasciò la porta aperta. Di traverso, la vedemmo soffiare in un paio di guanti di lattice e sbuffarci dentro una nuvola di borotalco, poi sparì nella stanza. Il travaglio fu lungo. Tintinnarono le chicchere sull’acquaio e le forchette e i coltelli nello stipo per quanto urlava. Alla fine era arrivata Marilina, la Santa.
 
Fosco e io stavamo ancora lì, schiacciati alla parete dell’ingresso, accanto al mobile del telefono, in attesa. Quando Nilde uscì, ci passò davanti fingendo di non vederci, si fece il segno della croce e se ne andò senza dire nulla.
 
S’inoltrò la mattina, arrivò mia madre e mi portò via. Non le andava a genio che mi fermassi a dormire a casa di Fosco, ogni volta ne capitava una. Sapeva che eravamo usciti col buio e la notizia del parto era arrivata anche a lei. Non vidi Marilina quella notte. Capitò due giorni dopo. Andai da Fosco nel pomeriggio per fare i compiti.
 
Mi accolse la nonna. «Vieni, caro. Fosco riposa» disse portandosi l’indice alle labbra. «Torno più tardi» provai a dire io, già rivolto all’ingresso. «C’è Marilina» disse lei e con fare cospiratorio mi fece segno di seguirla nell’altra stanza. Entrammo in cucina e Marilina era lì, davanti al lungo tavolo di legno consumato, in bilico sulla sedia, i piedini che non sfioravano terra.
 
«Marilina, saluta» disse la nonna.
 
«Buonasera» disse Marilina con la voce acerba di chi ha poca dimestichezza con le parole.
 
Provai a parlare anch’io, ma la paura mi graffiava la gola, allora cercai di sorridere. Ero a disagio ma non volevo che mi si leggesse in faccia. Perciò raggiunsi il camino e rimasi lì davanti, dando la schiena a entrambe.
 
«Non dici niente?» mi chiese la nonna avvicinandosi.
 
Per scaldarmi un po’ stropicciai i palmi davanti al fuoco. «È carina» dissi.
 
«Così va bene. Sei un bravo ragazzo.»
 
Venni a sapere che Marilina era diversa, non era come me, come gli altri. Alla nascita le avresti dato almeno tre, forse anche quattro anni buoni. Non era solo l’aspetto fisico a trarre in inganno, ma anche l’attitudine al ragionamento e all’immediata comprensione dei fatti.
 
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Bonsai

 
 
 
di Vanessa Porqueddu
 
 
 

Ho infilato la chiave nella toppa e ho aperto la porta. L’appartamento era in penombra, erano le sette. Ho acceso la grande lampada sulla destra e una luce calda ha invaso il salone. Vicino all’ampia finestra c’era un divano rosso con tre grandi cuscini di velluto arancione a motivi geometrici blu. Sulla parete dietro al divano era appeso un arazzo con dei fiori giallo zafferano. Un grande tappeto di lana, l’albero della vita al centro e piccoli pavoni alternati a melograni ai lati, copriva quasi tutto il pavimento. Nel mezzo, un tavolino di radica con le gambe intarsiate. Sopra al tavolino una teiera di metallo consumato e sei tazzine in smalto e oro.
 
Il mio attico era parquet di rovere e pareti bianche.
 
Ho poggiato la borsa sul divano. Ho preso l’annaffiatoio che Amin mi aveva lasciato nella cassetta di legno blu insieme a tutto quello che avrei dovuto usare, le cesoie da potatura, le tronchesi concave, la pinza da jin e una decina di altri attrezzi. Sono andata in cucina e l’ho messo sotto il rubinetto.
 
Ero stata in quella casa qualche giorno prima e solo per pochi minuti. Avevo notato che in ogni stanza c’erano librerie stracolme e ora mi soffermavo a osservarle. I libri erano in doppia e tripla fila, senza un ordine apparente.
 
La mia libreria era organizzata un mese per autori, il mese dopo per generi, una volta anche in base ai colori dei dorsi.
 
Ho sentito il respiro che si faceva irregolare, hanno iniziato a sudarmi le mani. Ho attaccato con il mio mantra, sono una donna sposata, e ho fatto quello per cui ero andata.
 
Quando ho finito con i bonsai di Amin, ho riposto tutti gli strumenti nella scatola. Gli avevo promesso di aiutarlo a non interrompere il suo rito nei giorni in cui era via, ma non riuscivo a smettere di chiedermi se fosse stata una buona idea.
 
Ero accaldata, mi sono tolta il cappotto. L’ho appoggiato vicino alla borsa, con il foulard Hermès che mi aveva portato Pascal dall’ultimo viaggio.
 
Sono andata in bagno a sciacquarmi le mani. Vicino al lavandino c’erano decine di bottigliette. Ne ho aperta una. Un profumo di mela e cannella è esploso intorno a me. La Persia di Amin. Ho chiuso il tappo e sono scappata in salone.
 
Mi sono infilata il cappotto e ho preso la borsa. Ho spento tutto, ho aperto la porta e sono rimasta lì, sospesa sull’uscio, per non so quanto tempo.
 
Da quando Pascal era partito, a casa non mi aspettava nessuno. Niente ciabattine per il legno, niente schermi di ultima generazione, niente domotica. Mi sono voltata a guardare il salone di Amin, rischiarato appena dalla luce sul pianerottolo. E sono rientrata.
Mi sono tolta il cappotto, la giacca e il maglione. Poi le scarpe e i pantaloni cammello. In mutande e reggiseno ho camminato sul tappeto. Poi ho lasciato cadere anche quelli. Ho preso il taccuino dalla tasca interna della borsa. Mi sono sdraiata completamente nuda sul divano. E ho scritto.
 
Da mesi non lo facevo più.
 
Sono tornata a casa all’alba.

 
 
 

Vanessa Porqueddu Scrive all’alba, legge a notte fonda. Di giorno vive circondata da codici e fascicoli, ascoltando le vite degli altri. Ha pubblicato, nell’ordine, la sua tesi di laurea, l’avviso di matrimonio e di due battesimi, qualche riflessione giuridica. Da tempo le frulla in testa una storia e ora non ha più scuse.

 
 

Illustrazione originale di Anna Cigoli.

 
 

Anna Cigoli nasce a Cremona il 20 settembre 1978.
Mossa dalla passione per il disegno e la pittura frequenta prima il liceo artistico B.Bembo di Cremona, l’accademia di Brera a Milano e successivamente, sempre a Milano, un corso di comunicazione e stampa artistica dove si specializza nell’incisione e lavora per un anno in una stamperia della città.
Dal 1999 ha partecipato a varie mostre personali e collettive principalmente nel cremonese e nel milanese esponendo anche in gallerie come “Il Triangolo” di Cremona e la “Fondazione Luciana Matalon” di Milano.
Principalmente attiva come pittrice e illustratrice, ha sperimentato anche altri campi come la scultura, il fumetto e l’incisione. Su Squadernauti sono apparse altre sue opere, si possono trovare qui e qui.

 
 

Racconti a colpo d’occhio

 
 
 
 
Amiche e amici di Squadernauti,
 
quest’anno festeggiamo il Natale con una doppia novità. Intanto, il nostro sito è diventato grande: da oggi ci trovate all’indirizzo https://www.squadernauti.com/
 
Ma soprattutto, da questo istante ha inizio “Racconti a colpo d’occhio”, concorso dedicato ai racconti inediti, che dovranno ispirarsi a una delle tre illustrazioni originali a opera di tre dei nostri più fedeli illustratori, e cioè Cristiano Baricelli, Anna Cigoli e Carlotta Mazzi. Le modalità di invio sono descritte qui. Le opere devono essere spedite all’indirizzo squadernauti@gmail.com entro le 23.59 di sabato 20 gennaio. Verrà proclamato un vincitore per ogni illustrazione. I tre racconti vincitori saranno pubblicati su Squadernauti.
 
Grazie a chi vorrà condividere questo messaggio, buona scrittura e, mica ci dimentichiamo, a voi tutti i più mastodontici auguri da parte della redazione di Squadernauti!
 
 
Racconti a colpo d'occhio Baricelli
 
Racconti a colpo d'occhio Cigoli
 
Racconti a colpo d'occhio Mazzi