Ti lascio il racconto di mio nonno
che beve acqua tonica
davanti ad un bar di pietra lavica
Ti lascio, ti lascio, ti lascio statica
E una canzone pomeridiana
di quelle senza siesta
cantata da un ragazzo fuori posto
e dal calzino basso
Ti lascio, ti lascio, ti lascio all’osso
E l’evidenza dei complessi
l’estirpazione dalle origini
la noia sulla riva del successo
il fiore smunto che ti vivrà accanto
Ti lascio, ti lascio, ti lascio senza incanto
E l’unghia spezzata della velina
la tv satellitare e mille sogni impolverati
in cantina
si in cantina
Ti lascio, ti lascio, ti lascio in cantina
si in cantina
Ti lascio, ti lascio, ti lascio in cantina
Valentina Gaglione
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