Jamie Todd Rubin è uno scrittore di fantascienza e blogger. Le sue storie sono apparse su diverse riviste specializzate, tra le quali Analog e Apex Magazine; scrive inoltre per la rubrica Wayward Time Traveler su SF Signal e fa parte della  Science Fiction and Fantasy Writers of America. Il suo nome ha iniziato a circolare in Italia solo di recente, grazie alla pubblicazione da parte della casa editrice 40k di In the cloud e If by reason of strenght, quest’ultimo tradotto anche in italiano con il titolo Se per ragioni di forza.

La protagonista di In the cloud è Manyara Chan, afflitta da una malattia degenerativa a una gamba, ormai in inevitabile recrudescenza soprattutto per gli effetti collaterali dovuti ai farmaci, motivo per il quale si vede costretta a migrare nella nuvola, ovvero ad effettuare una sorta di mind uploading, trasferire una copia del proprio io, della mente cosciente, in un corpo e in un mondo ricostruito digitalmente, una realtà cloud based.

Mani, tuttavia, a differenza della maggior parte delle persone, non è mai stata completamente convinta della schiettezza di questa operazione e proprio a pochi giorni dal suo passaggio, si profonde in un estremo tentativo di dimostrare che quell’apparente paradiso, quella panacea alla malattia e alla morte, non è ciò che sembra e che si è voluto far credere da anni e anni: la città dei Costruttori secondo Mani nasconde una falla o qualcosa di poco chiaro che persino i suoi architetti alieni potrebbero aver individuato e trascurato, anzi, forse proprio qualcosa da tenere intenzionalmente nascosto per scopi ben precisi, mistero che Mani è più che mai pronta a smascherare, grazie anche all’aiuto di due amici fidati.

A causa di una sosta imprevista nei pressi della luna Phobos, in una situazione cruciale che potrebbe farle rischiare la vita, Mani riesce a trovare alcune risposte, sfortunatamente ormai troppo tardi.

Una storia breve ma incisiva, corroborata da momenti di vera suspense e imperniata su interrogativi cardinali.

Rubin, difatti, mette in campo uno dei desideri atavici e più ambigui dell’uomo, quello dell’immortalità, che nel racconto si è attuata grazie alla possibilità di vivere al di fuori dei vincoli del corpo in una specie di mondo virtuale. Se così l’umanità è riuscita ad eludere morte e malattia, sono sottese le domande su quale sia allora il significato della morte e se la sua ineluttabilità non dia invece maggior senso alla vita stessa, sul significato profondo di cosa sarebbero l’uomo e l’esistenza in una sorta di eden artificiale, imperituro, immutabile e allo stesso tempo costruito e gestito da altri.

 Il libro ha una conclusione inattesa, un po’ agrodolce, che lascia aperti questi interrogativi, ai quali forse non cerca tanto di dare risposta, ma piuttosto di suscitarli e farci riflettere, come la buona fantascienza sa fare.

Prendendo spunto dalle riflessioni sugli androidi e replicanti operate da Oedipa_Drake, m’inserisco nella discussione confermando tutte le sue suggestioni, gli spunti che portano in misura diversa alla definizione, in sostanza, del postumano.

La mia intenzione, ora, è inserire nel thread che spero si origini da quelle righe seminali, un nuovo argomento, in qualche modo affrontato da X – pur se non esaustivamente dal punto di vista postumano – quando su NeXT 13 scriveva il suo articolo Paul Krugman: dalla frontiera del commercio.

Parliamo tutti, chi più chi meno, all’interno del Movimento e non solo, di futuro, di come la tecnologia e le semantiche scaturite da essa potranno cambiare la nostra vita, allungandola, fortificandola, diversificandola. Forse però dimentichiamo un particolare che, in questi momenti di crollo dei modelli finanziari, può generare uno stop o peggio, un’involuzione delle nostre speranze: la crisi delle fonti economiche. Sappiamo che alla base del progresso c’è, sostanzialmente, la disponibilità di ingenti fondi da investire, capitale che ora o nel futuro potrebbe venire a mancare, per rivoluzioni finanziarie o politiche; il baratro di un nuovo Medioevo è sempre presente, è lo spettro che agita i sonni di chi rivolge la sua attenzione ai nuovi giorni. Le vie per arrivare a un tale scenario sono molteplici; se le necessità energetiche, per esempio, dovessero portarci all’esaurimento delle fonti petrolifere, senza che nel frattempo sia stata trovata una valida alternativa, cosa succederebbe alla nostra civiltà? Stiamo trasferendo tutto il nostro sapere, buona parte delle nostre vite sociali, su supporti che funzionano con l’elettricità; senza di essa, perderemmo una cospicua percentuale della nostra vita attuale e a quel punto, come si potrebbe parlare di nuova umanità o, per rimanere ancorati ai nostri modelli antropologici, di avvenire, di progresso? Ci troveremmo tutti, all’improvviso, precipitati in un baratro di pure dimensioni umane, lontani dai nostri migliori sogni di espansione fisica, cerebrale, di trasferimento della coscienza su altri tipi di carapaci.

Un altro scenario che potrebbe portare a un netto ridimensionamento del futuro è una crisi finanziaria dettata da mancanza di liquidità, da una presa di coscienza che il patrimonio mondiale ha comunque un valore finito, può scatenare un’altra versione di Medioevo dove le lotte sociali, le guerre civili, i disastri culturali e ambientali susseguenti potrebbero portare a un’involuzione, dove soltanto un’oligarchia potrebbe permettersi le cure migliori, la vita migliore, i giorni migliori; spostando un po’ più in là il ragionamento, potrebbero essere loro i postumani d’elite.

Queste espresse sono solo le ultima opzioni di una pletora di distopie possibili, tutte terrificanti e apocalittiche specialmente se dovessero accadere in concomitanza (ipotesi tutt’altro che peregrina) in cui l’argomento progressista degli androidi, del mind uploading e delle IA sarebbe vanificato da una mancanza finanziaria, reso soltanto un breve sogno dell’umanità, dimenticato nel breve volgere di poche generazioni.

Lo sforzo più grande che dobbiamo fare ora, noi esseri occidentali del secondo decennio del terzo millennio, è duplice: da un lato alimentare la fornace del sogno, fare che diventi sempre più bello e possibile, ma anche vigilare e operare nel presente, nell’ambito delle nostre limitate possibilità e cercando di non remare contro, affinché i fondamenti di questi sogni rimangano stabili, fattibili. Dipende anche da noi se tutto quello che auspichiamo diventerà davvero reale, se davvero consegneremo il nostro mondo a qualcuno che saprà svilupparlo meglio di noi perché avrà potenzialità migliori delle nostre, raccogliendo il nostro testimone che ora è saldamente nelle nostre mani.

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