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Benway / Costa / Biblioteca Panizzi: 25 ottobre


Nel segno di Corrado Costa, che è forse il nome italiano a cui più si potrebbe legare una sintonia fra precise linee testuali italiane e non italiane, nasce nella primavera del 2013 una collana, Benway Series (grazie alle edizioni Tielleci), che intende sondare esattamente il terreno delle nuove scritture. Il primo titolo è infatti La sadisfazione letteraria, opera centrale come prosa narrante e insieme manifesto di poetica. (Il libro, uscito per Cooperativa scrittori nel 1976, invece di perdere ha acquistato smalto, nei decenni in cui è rimasto inosservato da un’editoria distratta o pigra anzi dormiente). 

Altri volumi della collana Benway avranno a breve occasioni numerose di presentazione, in varie sedi prestigiose, un po’ in tutta Italia, a partire da Roma, già da novembre.

Un appuntamento importante legato a Costa è quello del 25 ottobre presso la Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia, dove si presenteranno, oltre alla Sadisfazione letteraria, anche il fascicolo monografico del “verri” dedicato all’autore, e la biografia curata da Ivanna Rossi.










dove mente il fiume


alveo, alveolo, radice del bianco, asterisco dell’uso di natura. maniera, dove maniera sta per manipolazione, ordine, polarità assunta dalle mani. dove menta un fiume in piena, dopo la pioggia, è difficile dirlo: l’acqua innalzata insabbia, disidrata, si nasconde in un museo sottile, muove, rende noto il crimine in linea di galleggiamento. 
dove mente, di sicuro, non c’è nessuna compresenza. quando è in secca qualcuno implora, qualcuno già implorava prima. alveo: alveolo, radice della cavità, uso al cancelletto, all’argine dove pareggia il conto. dove mente il fiume in piena mente la demiurgia: l’uso di natura certifica un lavoro già concluso, modifica, modula, stabilizza. dove un fiume resta, resta pure il suo modo di mentire.
le zone di clausura, quando un fiume si decide a mentire, sono le celle di passaggio: si ricarica, risponde alla preghiera, riordina e individua i suoi elementi, poi riposa. dove mente il fiume un monaco è già stato appeso per la lingua. dove il moto è improvviso la menzogna si fa enorme e corre all’opera suprema: dove un fiume mente nessuno ha più alcun peso, niente staziona. tutto sembra proteso a ferire nel suo raggio infinitesimo. 
maniera, dove maniera sta per contatto delle mani. un fiume mente, in genere, nel momento della balneazione: niente può impedire questa cosa, né il cranio, né gli occhi, né le orecchie; niente, nemmeno il suo modesto avanzare. dove un fiume mente dà a tutti buona pace, esorta alla virtù, alla prudenza, alla pietà, alla frode. un fiume che mente è, soprattutto, un insegnamento da impartire.
dove un fiume decide di mentire, desidera che ogni cosa sia parlata. da lontano qualcosa si solleva, anche se forse non si tratta di una massa d’acqua. alveo: alveolo, alveare, salvazione, mare, migliore fortuna non per noi, non smarrita e non redenta. dove il fiume mente non c’è delta, né mare, né casa che respiri. 
dove mente il fiume, un fiume qualsiasi direbbe cose da dire, cose che andrebbero parlate e dette e riferite solo e soltanto dove mente un fiume, perché le cose da dire, non solo quando un fiume mente, ma anche quando è fermo, e pare quasi non si muova, andrebbero parlate e dette solo nel caso in cui il fiume stesso abbia deciso di mentire. 
alveo, alveolo, l’interno di un alveare. un nubifragio può portare un fiume al grado minimo della menzogna, governarne il flusso dove il tendine rimane teso, dove trema come fosse cartilagine. quando un fiume mente la luce appare quasi disboscata, frana, percorre il proprio moto, quasi come niente fosse, quasi come niente stesse per mentire.

a breve: corrado costa @ ex.it _ con "la sadisfazione letteraria" in edizione bilingue, .it + .en

presso la Biblioteca Comunale “Pablo Neruda” 
ad Albinea (Reggio Emilia), 12, 13 e 14 aprile 2013



all’inizio di ciascuna delle tre giornate di letture, si dedicherà una particolare attenzione alla ripubblicazione – per la prima volta dopo più di 35 anni – di un testo centrale per una particolare scrittura di ricerca di secondo Novecento (e di oggi):


LA SADISFAZIONE LETTERARIA

di Corrado Costa

volume edito da La Colornese – Tielleci nella nuova collana Benway 
a cura di Michele Zaffarano
Mariangela Guatteri e Marco Giovenale

con traduzione in inglese 
a cura di Paul Vangelisti


Dalla quarta di copertina (1976): 

Il linguaggio erotico parla di se stesso: M.me de Saint-Ange, protagonista della Philosophie dans le boudoir di Sade, disserta in termini erotici sulla letteratura e invita il letterato all’oltraggio. La pratica letteraria scopre, dopo il piacere del testo, l’orgasmo del testo. Il linguaggio violenta se stesso, si compiace, si lecca. Si ammira, si commenta, si racconta. La scrittura non vuole più riprodurre, né servire alla riproduzione. «Come un nero liquido spermatico» si sparge fuori dal tradizionale vaso destinato alla riproduzione del testo. La letteratura dell’orgasmo diviene l’orgasmo della letteratura. In questa «educazione del letterato», l’offesa alla politica della riproduzione esalta la produzione politica del discorso. 


*** Un ringraziamento particolare va alla Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia
per la collaborazione e per l’assenso a questa pubblicazione
 ***


 §


  Per tutta la durata della manifestazione saranno inoltre disponibili i volumi:

EX.IT 2013, l’antologia dell’evento <

> i ChapBook Arcipelago <

> alcuni testi èditi dalla Camera verde <

> numeri de “il verri”, in particolare il n. 48, sulla poesia cercata <

 e

Alle h. 16 di sabato 13 aprile è prevista una presentazione dei ChapBook Arcipelago.


§



IMMAGINI [248 Kb]: 

mappa ipermediale per raggiungere EX . IT e soggiornare ad Albinea: 


§


EX . IT
  • una serie di incontri e di reading che coinvolgerà diversi autori italiani e stranieri
  • una sequenza di letture e di installazioni verbovisive, con l’intervento di videoartisti e musicisti
  • un primo momento di confronto collettivo tra percorsi già in dialogo e la proposta di un panorama di riferimento per lettori e ascoltatori che potranno trovare, per la prima volta all’interno dello stesso tempo e luogo, materiali testuali e artistici non identificati (definibili: di ricerca)

Un volume antologico – edito dalla Tipografia La Colornese – con testi e immagini inediti – offrirà un percorso di lettura, visione e documentazione dei materiali ospitati dall’evento.

La Biblioteca di Albinea predisporrà inoltre, a partire proprio da questa iniziativa, il fondo librario EX . IT, dedicato ad alcune linee della recente scrittura di ricerca, italiane e non.

 
   

Lettera per una ripubblicazione

Caro Vanni,
correggo le bozze della
seconda edizione di «Pseudobaudelaire»
e mi chiedo se nel testo la lingua è in azione, se è ancora visibile; nella
costruzione materiale del libro, il linguaggio che mi ha parlato. Queste pagine
hanno già finito di vivere o possono ancora fare parte di ciò che sarà detto? 
Una seconda edizione,
anche se non l’abbiamo segnata nell’ultima pagina, sposta il libro oltre la
parola fine – a più di vent’anni di distanza. Scrivendo queste poesie ritenevo
di avere raccolto segni di una realtà che si era manifestata ampiamente,
codificata in una lingua artificiale, standardizzata per stereotipi politici,
pesanti, ormai privi di emozione, ma che si sarebbe organizzata come memoria in
un tempo successivo, dando vita a una realtà testuale.
Come se la poesia
vivesse prima dell’apparizione del testo. Se è possibile ricordare il passato,
non è possibile dimenticare il futuro. Il futuro non si vede e quando il poeta
lo comincia a parlare, per questo viene considerato cieco.
Scrivevo, dunque,
poesie per un testo invisibile, per conficcare una spina nella lingua che lo
avrebbe parlato.
Il linguaggio standard
usato appare sempre più come una lingua ignota e l’oggetto «Pseudobaudelaire» è merce d’uso per usi
sconosciuti. Non sapevo che i tempi sopraggiungessero così rapidi, da fare
rileggere «Pseudobaudelaire» come
specchio degli anni immediatamente successivi alla sua stesura.
L’irrealtà del libro è
testimoniata dalla irrealtà delle sue traduzioni – e fra queste, la più cara,
quella in lingua ceca, ora che è stato travolto tutto dagli avvenimenti:
proposta, ipotesi di lavoro, traduttrice.
Ma era già irreale il
presupposto di andare alla ricerca dell’oggetto testuale reale, che si sarebbe
formato dopo o avrebbe dovuto manifestarsi dopo. Come un bersaglio nascosto che
fa volare la freccia alle spalle dell’arciere.
Il mio lavoro di poeta
è stato questo: sollecitare, anticipare, percorrere un’improponibile poesia non
mia, convincere che
« x » nascerà e che giustificherà
il mio testo.
Oggi molti critici sono spaventati
dalla foresta oscura, continuamente dilatata, della produzione poetica
contemporanea. È evidente che è tramontato il sogno della « poesia fatta da
tutti » in nome del sogno della « poesia che sta per comparire »: una grandiosa
piramide, in cui ciascuno pensa che verrà collocata la sua pietra.
Con «Pseudobaudelaire» fabbricavo una pietra
di scarto. Dalla produzione di significati volevo esaurire la possibilità di
senso. Un contenuto senza recipiente che lasciava a mani vuote la catena del
passamano.
Una poesia senza
lettore in attesa della nascita del testo, dove sarà tessuta, scomparendo in un
disegno più profondo.
L’origine della poesia
è l’eco, ma, qui e ora, sono l’eco di una bocca chiusa, che non si è ancora pronunciata.
Per il poeta non c’è
nessuna biografia – a tutela della sua immagine. La società ha fissato una
soglia, un limite che serve solo ad entrare e dal quale il poeta vuole solo
uscire. Non si vuole spostare la parola oltre il limite del presente. Non si
vuole futuro, per dimenticare ciò che volevamo in passato.
Così, al contrario del
romanzo, non si sviluppa tempo nel tempo della poesia. Resta ferma – per questo
non mi sono opposto alla seconda edizione di «Pseudobaudelaire». Va bene. E va bene la mancanza di biografia,
sempre lo stesso vuoto: «Corrado Costa è nato al Mulino di Bazzano (Parma) il 9
agosto 1929. Vive a Reggio Emilia, esercitando l’avvocatura e la patafisica».
Se la poesia
contemporanea ha qualche punto di partenza, non ha ancora qualche punto d’arrivo.
È qui che mi distinguo dai poeti «arrivati». Non si è stati
chiamati a innalzare un edificio, ma «a vedere in trasparenza – cito da
Wittgenstein – davanti a sé le fondamenta degli edifici possibili».
Per questo i miei libri successivi
non sono altro che ciò che avrei dovuto scrivere prima di «Pseudobaudelaire».

                                 
        Corrado Costa – Lettera all’editore a proposito
della seconda edizione di Pseudobaudelaire
                                                   [da  «Cose che sono parole che
restano
» edizioni Diabasis 1995]
                                   

corrado costa, da "l'equivalente" (1969)

2
(o esiste o non è visibile dall’altra parte che si colloca nel buio che non ha un versante verso di me che riproduco nell’atto di riprodurre me colloca il padre non cessa non si ripete continuamente paralizzato verso uno stato che si ritrae o viceversa non è in grado è all’interno e così si sposta a sua volta in direzione estrema in cerca di qualche cosa che risulta ferito aperto chiuso o collocato di fianco immerso nella sua parte mancante dove c’è sabbia cauta che non siamo sicuri che si muove sta per trasalire ribollire o se ne sta composta di minutissima sabbia dentro una degradazione lungo il cerchio in leggero movimento che non ha orli si stende nella superficie dell’acqua consistente di un cerchio all’origine che presuppone uno nell’altro interno dal di fuori che degrada fuori dentro di sé senza che nessun punto sia il punto centrale e il suo spostamento è il suo luogo unico e identico in tutti i suoi diversi avvenimenti che sono la sua origine il suo punto centrale per principio per ordine frammentario o disperso:
o se ti piace immaginariamente si può pensare ricercare ragazzo essere pensati essere cercati uno interno a uno di me che sta parlando con insistenza interno a un’origine di me a un ipotetico orizzonte centrale, anche se nessuna origine di me è il mio punto centrale e lo spostamento è il luogo di tutti i punti me o meno me che sono a caso immaginariamente un me che continuamente si ripete in un sistema equivalente idoneo a riprodurre padre sabbia organismo o città o distruzione o in atto di riprodurre me come successione che ritorna a livello dell’acqua)

1

All’inizio io mi contraggo e la mia contrazione non si vede all’esterno, non consiste, può consistere, è l’inizio è nascosta come una specie di congegno, esiste versa dentro una forma quadrata senza angoli nessuno dei suoi lati è percepibile e la mia percezione è il suo limite estremo che non si intende è o non è possibile percepire in una serie successiva la cui determinazione occupa il posto che non posso determinare: ma è dentro è chiuso dove mi contraggo immobile colpito conversatore che sto seduto cerca di non intervenire di non rappresentare di non descrivere, solo stabilisco misure di misuro, relazioni di misure che esprimo che non esprimo (*) (             ) ragazzo.
Perché non sono, non coincido con il posto che occupo con l’impercettibile lato fissato prima dell’inizio, prima della mia contrazione prima di qualsiasi computo delle mie scale temporali: io dico: prima dell’accadimento che non accade (
) cercherò di spiegare


[tratto da The Complete Films, Le Lettere, 2007]

corrado costa, da "l’equivalente" (1969)

2
(o esiste o non è visibile dall’altra parte che si colloca nel buio che non ha un versante verso di me che riproduco nell’atto di riprodurre me colloca il padre non cessa non si ripete continuamente paralizzato verso uno stato che si ritrae o viceversa non è in grado è all’interno e così si sposta a sua volta in direzione estrema in cerca di qualche cosa che risulta ferito aperto chiuso o collocato di fianco immerso nella sua parte mancante dove c’è sabbia cauta che non siamo sicuri che si muove sta per trasalire ribollire o se ne sta composta di minutissima sabbia dentro una degradazione lungo il cerchio in leggero movimento che non ha orli si stende nella superficie dell’acqua consistente di un cerchio all’origine che presuppone uno nell’altro interno dal di fuori che degrada fuori dentro di sé senza che nessun punto sia il punto centrale e il suo spostamento è il suo luogo unico e identico in tutti i suoi diversi avvenimenti che sono la sua origine il suo punto centrale per principio per ordine frammentario o disperso:
o se ti piace immaginariamente si può pensare ricercare ragazzo essere pensati essere cercati uno interno a uno di me che sta parlando con insistenza interno a un’origine di me a un ipotetico orizzonte centrale, anche se nessuna origine di me è il mio punto centrale e lo spostamento è il luogo di tutti i punti me o meno me che sono a caso immaginariamente un me che continuamente si ripete in un sistema equivalente idoneo a riprodurre padre sabbia organismo o città o distruzione o in atto di riprodurre me come successione che ritorna a livello dell’acqua)

1

All’inizio io mi contraggo e la mia contrazione non si vede all’esterno, non consiste, può consistere, è l’inizio è nascosta come una specie di congegno, esiste versa dentro una forma quadrata senza angoli nessuno dei suoi lati è percepibile e la mia percezione è il suo limite estremo che non si intende è o non è possibile percepire in una serie successiva la cui determinazione occupa il posto che non posso determinare: ma è dentro è chiuso dove mi contraggo immobile colpito conversatore che sto seduto cerca di non intervenire di non rappresentare di non descrivere, solo stabilisco misure di misuro, relazioni di misure che esprimo che non esprimo (*) (             ) ragazzo.
Perché non sono, non coincido con il posto che occupo con l’impercettibile lato fissato prima dell’inizio, prima della mia contrazione prima di qualsiasi computo delle mie scale temporali: io dico: prima dell’accadimento che non accade (
) cercherò di spiegare


[tratto da The Complete Films, Le Lettere, 2007]