Teatro

“Stanza con…”

di Gabriele Ottaviani

Nella splendida cornice romana, o meglio monteverdina, del Teatro Vascello, indissolubilmente legato ai formidabili nomi di Giancarlo Nanni e Manuela Kustermann, in scena sino a domenica – e alla prima odierna il parterre era quello delle grandi occasioni – un grandioso atto unico che indaga la fragilità della condizione umana meditando sull’arte, la musica, le relazioni, i rapporti familiari, la società, Dio, il sesso, l’identità e molto altro, con una profondità magnetica e in tutte le sue sfaccettature, da un testo inedito di Fabrizia Ramondino, la cui lucidità intellettuale manca, tantissimo: Stanza con compositore, donne, strumenti musicali, ragazzo, regia e scene di Mario Martone con la collaborazione di Ippolita di Majo, con Lino Musella, magistrale, Iaia Forte, Tania Garribba, Giorgio Pinto, India Santella e Matteo De Luca, costumi di Ortensia De Francesco, luci di Cesare Accetta, con i contributi di Ernesto Tatafiore (strumenti musicali), Pasquale Scialò (sinfonia degli attacchi), Anna Redi (tango), assistente alla regia Totò Onnis, assistente alle scene Mauro Rea, assistente ai costumi Federica Del Gaudio, direttore di scena Domenico Riso, macchinista Nunzio Romano, fonico Italo Buonsenso, elettricista Samos Santella, sarta Roberta Mattera, foto di scena di Mario Spada e la collaborazione di Pietro Tatafiore, è una produzione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale assolutamente da non perdere.

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Teatro

“La sorella migliore”

di Gabriele Ottaviani

Vanessa Scalera, Alessandro Tedeschi, Aurora Peres e Michela Martini sono gli eccellenti protagonisti, in scena fino a domenica, per la regia di Francesco Frangipane, nella splendida cornice del Teatro Vascello, uno dei capisaldi della cultura a Roma e non solo, nella cui platea per la sera della prima oggi si sono seduti anche volti noti e artisti di gran pregio come, solo per fare qualche esempio, Sonia Bergamasco, Fabrizio Gifuni e Giorgio Marchesi, con La sorella migliore di Filippo Gili, una pièce splendida, violenta, sfidante, intensa, originale e al tempo stesso ricca di riferimenti, emozionante, potente, profonda, perturbante, deflagrante, vibrante, mai retorica, un atto unico di novanta minuti circa che appaga e tiene col fiato sospeso, ben scritto, ben allestito, ben diretto, ben interpretato, che indaga il senso di colpa e le disfunzionali relazioni familiari. Da non perdere assolutamente.

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Teatro

“Per sempre”

di Gabriele Ottaviani

Giovanni Testori ha trentasei anni quando martedì 24 febbraio del 1959 a mezzogiorno e quindici a Parigi in un albergo di rue Saint Sulpice incontra il giovane angelo biondo, bello come un Caravaggio o una scultura di Michelangelo, e dagli occhi cerulei, che lo guardano come un Cristo e come una meretrice, Alain Toubas, e inizia con lui una relazione tormentata, una convivenza che si concluderà nel 1971, quando lo scrittore tornerà a Novate Milanese a vivere con la madre in seguito a una crisi depressiva, un rapporto che però di fatto non si interromperà mai fino alla morte di Testori avvenuta nel 1993 – mentre Toubas verrà a mancare nel 2021, e diventerà anche nel frattempo un affermato gallerista a Roma. Per sempre, lo spettacolo straordinario realizzato da Alessandro Bandini, attore di talento immenso, che da solo sul palco, senza nessun ornamento a parte una bravura da brividi e una gamma di espressioni che tocca ogni sfumatura dello scibile, per oltre sessanta torrenziali minuti in cui non c’è un attimo di pausa, né la benché minima incertezza, fa immergere à bout de souffle e guida con mano sicurissima lo spettatore nel vortice di emozioni di questa storia, è andato in scena nella splendida cornice del teatro di Villa Torlonia, e dovunque venga ancora rappresentato non può essere perso. Per nessun motivo al mondo. Perché narra una vicenda per la quale è impossibile non provare commozione ed empatia, una storia che è fatta di carne e sangue, dolore, colpa, rabbia, ferocia, felicità, lacerazione, amore, paura, perdita, strazio, ossessione, passione, sesso, poesia, gioia, crudezza, attesa, tenerezza, abiezione e sublimità. Alain è tutto per Giovanni Testori, che arriva a scrivergli migliaia di lettere (quattro addirittura lo stesso giorno, il 21 settembre del 1960: le date sono importanti, Testori le usa come dediche al suo amore) e cartoline, studiate con tale cura da Bandini che ne amalgama le frasi costruendo un discorso fluente e unico che va avanti e indietro nel tempo, folle e coerentissimo. Le missive sono conservate nell’archivio a nome di Testori, che a Toubas dedica fra l’altro anche I trionfi, primo libro di una trilogia poetica seguito da L’amore e Per sempre, e sono epistole come tasselli di un mosaico di ogni colore da cui si evince la pena infinita e il sentimento violento, inesorabile, irresistibile e sconfinato che prova il poeta, la bestemmia dolorosa dell’essere nato in un mondo che gli getta fango addosso, in un tempo che predilige la morale alla libertà, con l’anima spiegazzata come lenzuola dopo lunghi combattimenti d’amore. Eccezionale.

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Teatro

”Brokeback Mountain”

di Gabriele Ottaviani

Dal magnifico racconto di Annie Proulx, membro a tutti gli effetti del gotha della letteratura mondiale, in scena al Quirino di Roma fino al diciotto, a vent’anni di distanza dal film iconico e dirompente che ha fatto conoscere al mondo la storia di Ennis e Jack con Heath Ledger, Jake Gyllenhaal, Anne Hathaway e Michelle Williams, per la regia di Giancarlo Nicoletti che cura anche la versione italiana, Brokeback Mountain commuove, emozione e conquista in questa play with music (i brani sono di Dan Gillespie Sells) con band dal vivo intima e potente di novanta minuti, un atto unico irresistibile che vede protagonisti assai validi Edoardo Purgatori e Filippo Contri assieme a Malika Ayane, la cui voce non conosce pecche. Da non perdere.

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Teatro

“La gatta sul tetto che scotta”

di Gabriele Ottaviani

Un film da sei candidature agli Oscar straziante nonostante le censure puritane d’epoca maccartista, due divi iconici, bellissimi e dal gran talento come Liz Taylor e Paul Newman, un testo potentissimo scritto dal maestro del melò, Tennessee Williams, che è stato banco di prova per tutti gli attori più importanti a ogni latitudine, un copione dalle battute fulminanti che indaga la vita in tutte le sue sfaccettature, l’amicizia, l’amore, il sesso, la devozione, l’ipocrisia, il potere, l’ossessione, il possesso, la società, il buon nome, l’omosessualità, la vergogna, il lutto, la perdita, la calunnia, i sentimenti che non si riescono a esprimere, la dipendenza, i segreti, le bugie, i tradimenti, l’arrivismo, l’opportunismo, la dipendenza, le umane miserie, la famiglia e le sue liturgie spesso soffocanti, un’eredità da spartirsi e un convitato di pietra talmente assente da essere più presente che mai: Maggie si muove come una gatta su un tetto che scotta, sensuale e sempre all’erta, ogni cosa che fa è sbagliata, non sa come ricostruire il rapporto con l’uomo che ama e che non l’ama perché non si ama, il figlio, prediletto e prodigo di un latifondista plutocrate, che affoga i suoi guai nell’alcol. I guai però nuotano bene… Nella splendida cornice romana del Teatro Vascello, a Monteverde, nella sala intitolata a Giancarlo Nanni e voluta fortemente dall’inossidabile Manuela Kustermann, è in scena fino al venticinque di maggio, ed è sorprendente, innovativo, evocativo, efficace, incisivo, tagliente, travolgente, imperdibile, La gatta sul tetto che scotta: traduzione di Monica Capuani, regia di Leonardo Lidi, con Valentina Picello, Fausto Cabra, Orietta Notari, Nicola Pannelli, Giuliana Vigogna, Giordano Agrusta, Riccardo Micheletti, Greta Petronillo, Nicolò Tomassini, una compagine attoriale in stato di grazia. Scene e luci di Nicolas Bovey, costumi di Aurora Damanti, suono di Claudio Tortorici, assistente alla regia Alba Maria Porto, produzione Teatro Stabile di Torino, Teatro Nazionale, Teatro Stabile del Veneto.

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Teatro

“Rocky – The musical”

di Gabriele Ottaviani

Nella splendida e storica cornice del Teatro Brancaccio di Roma in Via Merulana, per tantissimi anni guidato da Gigi Proietti, che fu il primo doppiatore dell’attore che sul grande schermo ha dato il volto orami decenni fa a questo eroe dolente, ha debuttato ieri (ci sarà sino a domenica sedici febbraio) nella Capitale in modo emozionato ed emozionante davanti a una nutrita platea una vicenda epica, ben scritta, ben diretta, ben recitata, ben orchestrata, ben congegnata, potente, simbolica, una storia ispirata a un cult della settima arte, una narrazione d’amore, riscatto, sport, coraggio e non solo che conduce con mano sicura lo spettatore in quella Philadelphia dove ai piedi di una celeberrima scalinata non a caso troneggia una statua di questo mito indiscusso: è il bicentenario dell’indipendenza di quelle che un tempo furono le Tredici Colonie, e il campione del mondo Apollo Creed, il re indiscusso del ring, vuole battersi contro un vero pugile, un avversario autentico. La scelta cade su un ragazzo il cui nome è già leggenda: Rocky. Rocky – The musical, dall’omonimo film MGM/United Artists Motion Picture, libretto di Thomas Meehan e Sylvester Stallone, musica di Stephen Flaherty, liriche di Lynn Ahrens, traduzione (con Laura Galigani per le liriche) e adattamento di Luciano Cannito, anche coreografo e regista dello spettacolo, con Pierpaolo Pretelli, Giulia Ottonello, Robert Ediogu, Giancarlo Teodori, Matteo Micheli, Laura Di Mauro, Simone Pieroni, Francescopaolo Verratti, Christian Peroni, Valeria Cozzolino, Laura Offen, Martina Peruzzi, Pietro Rebora, Cristina Da Villanova, Gianmarco Galati, Gianluca Savino, Nicholas Lega ed Egon Polzone, coreografia di Fabrizio Prolli, scene di Italo Grassi, costumi di Veronica Iozzi, direzione musicale di Ivan Lazzara, pure vocal trainer, e Angelo Nigro, anche arrangiatore, disegno audio di Leonardo Zagariello e disegno luci di Valerio Tiberi, è da non perdere.

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Teatro

“Bocconi amari – Semifreddo”

Pubblicazione a cura della redazione del comunicato stampa

Roma – Teatro Vascello

7 / 16 febbraio 2025

Prima nazionale di “BOCCONI AMARI – SEMIFREDDO”, scritto, diretto e interpretato da Eleonora Danco con i costumi di Massimo Cantini Parrini

Si tiene dal 7 al 16 febbraio 2025 al Teatro Vascello di Roma (via Giacinto Carini, 78) la Prima nazionale di “BOCCONI AMARI – SEMIFREDDO”, scritto, diretto e interpretato da Eleonora Danco e con Orietta Notari, Federico Majorana, Beatrice Bartoni e Lorenzo Ciambrelli. Gli spettacoli si tengono dal martedì al venerdì alle ore 21:00, il sabato alle ore 19:00 e domenica alle ore 17:00. Prodotto da La Fabbrica dell’Attore/Teatro Vascello e dal Teatro Metastasio di Prato, con i costumi del due volte nominato ai Premi Oscar, Massimo Cantini Parrini con l’assistenza di Jessica Zambelli, le scenografie di Francesca Pupilli e Mario Antonini, le musiche scelte da Marco Tecce, le luci della stessa regista e l’aiuto regia di Manuel Valeri e Maria Chiara Orti.

Primo atto. Casa dei genitori. La famiglia si riunisce per il compleanno della madre. Il padre la madre e la figlia trentenne Paola vivono insieme. Li raggiungono i due fratelli Luca, 40 anni e Pietro, 38 anni. Una volta tutti insieme nella casa paterna, si mangiano l’un l’altro come pesci in un acquario. Battute serrate dai ritmi travolgenti. I meccanismi dei conflitti familiari espressi in un linguaggio universale, in cui tanti si potranno riconoscere. Secondo atto. Vent’anni dopo. La famiglia si ritrova nella stessa casa per festeggiare il compleanno del padre. Luca, 60 anni e Pietro, 58 anni, invecchiati e travolti dalla crisi economica, patiscono l’egoismo del padre, un Re Lear del terzo piano che si schiera ora con un figlio, ora con l’altro. La scena diventa un’arena dove le ombre e i ricordi si agitano come lembi. I flash, come in un film, rendono i personaggi giovani e vecchi, a tratti tornano bambini e adolescenti. Cadono in uno stato di trance allucinatorio, non si accorgono di esprimere le immagini più profonde del loro subconscio. Una regia fisica. Una danza, un movimento continuo, visionario e commovente.

ELEONORA DANCO

Regista, drammaturga, performer, attrice. Nel 2024, al Torino Film Festival ha presentato in concorso il suo secondo lungometraggio, “n-Ego”, di prossima uscita. Nel 2014 ha scritto e diretto il suo primo film, “N-Capace”, prodotto da Rai Cinema, Mibact, Mibifilm. “N-Capace” ha vinto due menzioni speciali al 32° Torino Film Festival, designato Miglior Film dal Sindacato Critici Cinematografici Italiani 2015, candidato ai David di Donatello e ai Nastri d’Argento e ha vinto il Ciak d’Oro 2015. L’esordio in teatro nel 1996 con “Ragazze al muro”, cui seguono “Nessuno ci guarda”, “Ero purissima”, e tra i suoi spettacoli più conosciuti “Me Vojo Sarva’”, “Sabbia”, “Intrattenimento Violento”, “Donna Numero 4”, “dEVERSIVO” del 2017, “Benvenute Stelle” del 2023. Nel 2022 realizza i cortometraggi “SubReal Urbe”, “Ostia Ostia Ostia”, “Metro C”. Ha pubblicato per la casa editrice minimumfax e Skira. Ha scritto e diretto per Radio Rai3 il documentario radiofonico “Il Vuoto”. Dirige da oltre quindici anni seminari da lei ideati per giovani attori e adolescenti. Come attrice ha lavorato, tra gli altri, con Daniele Luchetti, Luca Scivoletto, Nanni Moretti, Ettore Scola, Marco Bellocchio, Pupi Avati e Cristina Comencini.

Per acquistare i biglietti online – https://www.vivaticket.com/it/ticket/bocconi-amari-semifreddo/237700

Biglietti

Intero – 25 €

Over 65 – 20 €

Cral e convenzioni – 18 €

Studenti – 16 €

Per maggiori informazioni:

Teatro Vascello

tel. 06 5881021 – 06 5898031

promozioneteatrovascello@gmail.com

promozione@teatrovascello.it

http://www.teatrovascello.it

Ufficio Stampa

NowPress

info@nowpress.it

Raffaella Spizzichino +39 338 8800199

Carlo Dutto + 39 348 0646089

TEATRO VASCELLO di ROMA – STAGIONE TEATRALE 2024 2025

Prima Nazionale

dal 7 al 16 febbraio 2025 dal martedì al venerdì h 21, sabato h 19 e domenica h 17

BOCCONI AMARI – SEMIFREDDO

Scritto e diretto da Eleonora Danco

con Eleonora Danco, Orietta Notari, Federico Majorana, Beatrice Bertoni, Lorenzo Ciambrelli

Costumi Massimo Cantini Parrini

Assistente Costumi Jessica Zambelli

Scenografia Francesca Pupilli e Mario Antonini

Luci Eleonora Danco

Musiche scelte da Marco Tecce

aiuto regia Manuel Valeri e Maria Chiara Orti

regia Eleonora Danco

produzione La Fabbrica dell’Attore/Teatro Vascello – Teatro Metastasio di Prato

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Teatro

“Gli esclusi”

di Gabriele Ottaviani

Nella splendida e oltremodo suggestiva cornice del Teatro di Documenti in Roma, nelle viscere di Testaccio, candide come le cantine foderate di gesso che nella regione della Champagne hanno fatto la fortuna dell’indomita vedova Clicquot, al secolo Barbe-Nicole Ponsardin, è in scena fino al ventinove novembre e poi il primo di dicembre Gli esclusi – Insane situation procedure, scritto da Roberta Calandra, raffinata, colta e attenta drammaturga, per l’adattamento e la regia, validissimi, di Valentina Ghetti, che si ritaglia anche un’apparizione à la Hitchcock, una pièce che vede ottimi protagonisti Alessio De Persio, Camilla Ferranti, Caterina Gramaglia, Dario Masciello, Leonardo Zarra e Luca Di Giovanni nei ruoli di Eduard Einstein, Lucia Joyce, Rosemary Kennedy, Giorgio Agnelli, Benito Albino Bernardi Dalser Mussolini e Aldo Togliatti, figure reiette, emarginate, talvolta misconosciute o note solo per sentito dire o per millantato credito, folli – o tali considerati – rifiutati e marchiati d’ignominia, vergogne per le loro illustri, geniali, prestigiose, amate, invidiate, ipocrite famiglie, personalità che tanto avrebbero potuto dare se ne avessero avuto la possibilità e se fossero stati donati loro rispetto, amore, comprensione, messe da parte dal potere, economico, sociale, politico, culturale, intellettuale che li vedeva come un’onta da emendare, un errore da raschiare via, e che su di loro ha esercitato l’abietto e soffocante sopruso della dannazione, finanche della memoria, condannandoli all’oblio, alla caricatura, all’abbandono, al luogo comune, alla bizzarria, al pettegolezzo, al ripudio: intenso, ben recitato, ben confezionato, potente, un esperimento teatrale e fisico e anche metafisico e metateatrale, che costringe lo spettatore a guardarsi dentro, che lo induce alla riflessione, sull’altro, su di sé, sulla percezione, sul controllo, sull’identità, sull’abusato e violentato concetto di normalità e su quello di pazzia, suo contrario inestricabilmente connesso, il più semplice degli strumenti per allontanare necessarie, ineluttabili ma scomode prese di coscienza, sulla verità, l’apparenza, la sostanza e molto altro ancora. Sorprendente, sensibile, profondo, struggente, destabilizzante, deflagrante e mai retorico, è da non perdere.

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Teatro

“Capitolo due”

Foto di Duccio Burberi

di Gabriele Ottaviani

Com’era facile la vita da bambini: per quanti guai potessero succederti fuori di casa, quando tornavi c’era sempre una fetta di torta…

Intenso, avvincente, emozionante, potente, un testo straordinario, universale, magistrale, raffinatissimo, perfetto, intelligente, brillante, drammatico e pure esilarante, ben allestito, ben adattato, ben recitato, che scarnifica i dettagli delle relazioni e la psiche umana, un garrulo e geniale mottetto, una sticomitia che non dà respiro e che si segue con piacere e trepidazione, lieve ma mai superficiale, un viaggio meraviglioso, un’esperienza vibrante: del resto si tratta di uno dei più grandi drammaturghi di sempre, e di una delle sue opere più autobiografiche, che prende le mosse dalla morte della moglie e dal tentativo di ricominciare a vivere, divenuto anche un film di quarantacinque anni fa con Marsha Mason, che è stata sua compagna di vita. Neil Simon (La strana coppia, A piedi nudo nel parco…) e il suo Capitolo due sono stati i magnifici protagonisti della scena nella splendida cornice del Teatro Vascello nella riuscita – sotto ogni punto di vista – versione di Massimiliano Civica con Maria Vittoria Argenti, Ilaria Martinelli, Aldo Ottobrino e Francesco Rotelli, scene di Luca Baldini, costumi di Daniela Salernitano, luci di Gianni Staropoli, traduzione e adattamento di Massimiliano Civica, proprietà intellettuale della traduzione di MTP Associati Srls, produzione Teatro Metastasio di Prato in corealizzazione con Romaeuropa Festival e La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello: lui è uno scrittore in crisi da poco vedovo dopo dodici anni di amore che vive a New York in una casa che si è pagato non certo con i romanzi firmati a suo nome ma con i polizieschi di quart’ordine vergati sotto pseudonimo, bestseller da supermercato, lei è un’attrice appena divorziata che ha conosciuto la felicità e il rimpianto, lui ha un fratello, lei un’amica attrice di soap, e questi ultimi vogliono che si conoscano perché così tornino alla vita, ma… Da non perdere.

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danza, Teatro

“Dalle Alpi alle Ande ecco a voi un teatro danzante”

di Gabriele Ottaviani

Un viaggio elegante, raffinato, carismatico, nel tempo e nello spazio, composto con cura, un mosaico policromo di suggestioni, riferimenti, citazioni e spunti di riflessione, in cui ognuna delle interpreti danzando e recitando compone la trama di un racconto collettivo, comunitario e identitario, in cui ci si riconosce, e che dà corpo alle emozioni che ciascheduno prova, amalgamando con pienezza aspetti coreutici e recitativi: nella splendida cornice del Teatro 7 Off è andato in scena Dalle Alpi alle Ande ecco a voi un teatro danzante. Da non perdere. Regia e testi: Giulia Fabrocile. Coreografia e danza: Giulia Fabrocile, Rossella Galluccio, Arianna Serra. Regia e recitazione: Francesca Vignali. Durata: 60 minuti. A cura dell’Associazione Culturale Mover.

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