Fallimenti critici educativi

L’abbiamo già visto un milione di volte. Succede qualcosa di brutto che coinvolge una persona giovane, e subito proliferano articoli e servizi televisivi che cercano qualcuno o qualcosa a cui addossare la colpa non solo della tragedia, ma di tutti i problemi dei giovani. Dai videogiochi alla trap, dai social ai cartoni animati, nessuno è al sicuro. Per ogni dramma, ecco che arriva un colpevole perfetto.

Perfetto per il giornalista di turno, che sa che le sue parole sono esattamente ciò che gran parte della popolazione adulta italiana aspetta e desidera.

Perfetto per quella gran parte della popolazione adulta italiana che non riesce a guardare in faccia i propri fallimenti educativi e ha disperatamente bisogno di un capro espiatorio.

È molto facile, di fronte a episodi di violenza perpetrata dai giovanissimi, suicidi, bullismo, storie di droga e altri drammi, scaricare la colpa sul trapper, sul videogioco o sul social. Fa comodo, perché evita agli adulti di guardare dentro se stessi e prendere atto dei problemi insiti nella nostra società e nel modo in cui gestiamo i più giovani.

Ci sono le baby gang? I ragazzini picchiano un compagno, lo filmano e lo mettono online? Un giovane si suicida? Beh, logico: in un mondo con la trap, Fortnite e i giochi di ruolo, è ovvio che succedano queste cose!

No?

No.

Ieri un quotidiano nazionale ha fatto infuriare una bella fetta della popolazione italiana, insinuando che la colpa della tragica morte di un ventiquattrenne (suicidio? Incidente? Ancora non si sa) sia quasi sicuramente da addossarsi a Call of Duty, e approfonendo poi la questione con un articolo pregno di ignoranza in cui vengono accatastati insieme videogiochi, giochi di ruolo, LARP (gdr dal vivo), cene con delitto, Escape Room e persino i furry (sì, ridete con me). La morale della storia? Quello dei giochi è un mondo pericoloso, una trappola, un insieme di cose che possono essere molto dannose, perché (cito quasi testualmente) tra i più giovani c’è un disagio per cui “non si sanno più apprezzare le gratificazioni della realtà ordinaria”.

Dicevo, l’articolo ha fatto infuriare una parte della popolazione italiana, ma una parte sempre più piccola di quella che, invece, da quell’articolo si è sentita confortata e validata nelle proprie posizioni.

Quest’anno sono esattamente 20 anni che lavoro con bambini e ragazzi: per dieci anni circa (dai 16 ai 26) l’ho fatto per volontariato e durante il Servizio Civile, poi è diventato il mio mestiere (insegnante di scuola media.) Inoltre frequento ambienti e persone “nerd” (usiamolo come un enorme termine ombrello che raccoglie un sacco di cose) da circa 15 anni.

Mi sento dunque di avere un pochina di voce in capitolo per dire due parole sulla questione.

Di ragazzini problematici ne ho incontrati tantissimi, ma mai uno che confondesse la fantasia con la realtà, come amano molto ripetere questi articoli allarmisti. Ragazzini flippati con videogiochi o anime, che non parlano d’altro? Certo (e non solo ragazzini.) Ragazzini fragili che a volte si fissano con un hobby perché la realtà attorno a loro è feroce e loro fanno fatica ad affrontarla? Assolutamente sì. Ma mai, mai, mai ho visto accadere questa presunta sovrapposizione patologica tra realtà e fantasia. E dove si arrivava a sfiorare il patologico, la causa scatenante non era mai nella passione smodata per qualcosa o nella fissazione innocente.

Di recente una delle mie classi ha intervistato una psicologa ed educatrice che lavora per un’associazione pratese che si occupa di prevenzione degli abusi sui minori e supporto a ragazzi e famiglie in difficoltà. I miei alunni le hanno chiesto: Qual è il problema che affligge maggiormente i ragazzi che aiuti?” E lei hai risposto: “Gli adulti non hanno mai tempo da dedicare loro.”

Ecco, è una risposta dolorosamente vera. È il cuore del problema.

Dei ragazzini non gliene frega un cazzo a quasi nessuno.

Alcune delle loro famiglie non sanno bene nemmeno perché li hanno messi al mondo. Altre li amano e vorrebbero stare con loro, ma si vive in una società di merda dove ci si ammazza di lavoro, e per garantire ai figli una vita dignitosa, i genitori stanno a giornate intere lontani da loro – magari soffrendone terribilmente, ma non possono farci niente.

Nella scuola ci sono insegnanti meravigliosi ed eroici, ma c’è anche della gente che dovrebbe stare minimo a una distanza di sicurezza di 100 km dalle scuole. Gente mediocre e frustrata che sfoga sui ragazzi la delusione per i propri fallimenti.

Negli ambienti sportivi e ricreativi ci sono persone splendide, ma anche una bella galleria di soggetti che non si sa perché stiano lì: rabbiosi, volgari, violenti, bulli, diseducativi, incapaci di creare relazioni.

A livello generale di società, poi, aiuto.

 Alla politica che continua a fare tagli sull’istruzione, frega qualcosa dei ragazzini? Col cazzo. Ai potenti che inquinano il mondo e lo mandano in malora, tanto saranno morti prima che questo diventi un dramma insolubile, frega qualcosa? Ma figuriamoci. A tutti coloro che vedono i ragazzi solo come target di pubblicità e prodotti, frega qualcosa? Sì, dei loro soldi.

E tu, ragazzino, che non sei scemo e percepisci tutto questo, o hai delle difese e delle risorse incredibili (e spesso le hanno), oppure magari qualche cazzata finisce che la fai per davvero.

La colpa delle tragedie che accadono ai più giovani non è di nessuno, se non nostra, ogni volta che siamo degli adulti di merda. Quando siamo stronzi, aggressivi, incoerenti, bulli, menfreghisti, incapaci di mostrare ai ragazzi che è bello crescere e che l’età adulta ha tanto da offrire, allora li stiamo danneggiando in maniera irreparabile.

Ho visto adulti insegnare ai propri figli a salire sul treno senza biglietto, esplodere in turpiloquio vergognoso di fronte ai propri bambini, minacciare di mettere le mani addosso a qualcuno per futili motivi sotto il naso del pargolo di cinque anni, prendere per il culo con una crudeltà inaudita chiunque sia diverso (dal grasso alla donna brutta, al gay, allo straniero…) Ho visto adulti incazzati con la vita sfogare la loro incazzatura su figli, nipoti, allievi.

Chiedetevi perché vi vengono su dei figli bulli.

Poi magari finisce che si sentono capiti dal trapper o dallo sparatutto. Li potete biasimare davvero, dopo che avete dato il peggio di voi, con loro?

Concludo con una nota da persona che gioca di ruolo da 12 anni e master da 11: è uno degli hobby più sani, creativi, formativi, costruttivi e sociali che io abbia mai sperimentato. Mi piace perché mi porta via dalla realtà per qualche ora e mi ci fa tornare più forte, con una maggior sicurezza di me e un nuovo bagaglio di conoscenze e skill utilissime (per esempio, capire quando i tuoi giocatori sono presi e quando si stanno annoiando – fondamentale da riutilizzare in classe.)

Io gioco di ruolo perché mi rende un adulto migliore, più autentico, più appassionato, più creativo. Ed è esattamente ciò di cui i ragazzini hanno bisogno. È anche così che provo ad andare in controtendenza e mostrare ai miei alunni un adulto decente. Non sempre ci riesco, ma essere un adulto che ascolta, che vede i ragazzi, e che è onesto con se stesso e non rinuncia a ciò che ama, per me è un vero e proprio codice morale.

famiglia larp
Una famiglia di degenerati malati di LARP che sta avviando il figlioletto sulla via della depravazione.

 

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