Uno scorcio su un crocevia di tre mondi. Però chiuso. Cosa succede se tre dimensioni si scontrano? Cosa resta sul luogo del crash?

1. Tomba
La via è piena di lanterne. Un fuoco brucia in un bidone, sotto il baldacchino costruito con quattro pali pencolanti e una copertura impermeabile dorata – rubata a qualche lussuoso mezzo governativo. La festa improvvisata è offerta dalle spoglie strappate a morsi a coloro che lì, nel cuore marcio di Adraen, non ci mettono piede, se non tramite guardie e costrutti sferraglianti.
Mireille fissa le fiamme, quando Zenaida si avvicina e le posa un bacio sulla guancia gelata.
«Questa città ha ancora qualcosa da dire.»
Mireille scuote la testa. «Questa città è una tomba. Se nessuno fa niente, ci ingoierà tutti.»
2. Marziano
«Marziano. C’è un’altra occorrenza?»
Sanne alza la faccia dal libro. È stanca ma nei suoi occhi c’è una scintilla d’entusiasmo. Indica a Fenetra un appunto sulla pagina:
“Marziani. Collegato a Marte?”
Sotto:
“Marte. Divinità della guerra. / Pianeta.”
«Ecco! Ma quindi, questo Marziano qui è un abitante del pianeta o un devoto del dio?»
Indica il frammento bruciacchiato di libro che hanno recuperato. Sanne tira su la lente per decifrarlo.
«Devo studiare. Capisco poco di questa lingua.»
Raccogliere libri dai mondi collegati ad Adraen è un passatempo inutile, per i più, essendo mondi quasi inaccessibili.
“Quasi” è la parola chiave.
3. Redini
Il fiumiciattolo infila una crepa nella strada mezza crollata e diventa un ammasso sotterraneo di fanghiglia tossica e relitti di esploratori sfortunati. Inara, dall’alto, osserva inorridita Gerda e Christabel che lottano per tenere le redini di un’imbarcazione agghiacciante. “Imbarcazione” è una parola generosa. È una cosa che galleggia. Un oggetto informe (Christabel ha detto che una forma ce l’ha – irripetibile) fatto di un materiale resistente alla mota acida.
A volte devi fare cose disgustose, per sopravvivere ad Adraen.
Alle sue spalle, Aaron fa un sospiro. «Inara, mi creda: non è la cosa più strana che ho visto cavalcare a Christabel.»
4. Trifoglio
A Caiss alcune cose del suo mondo non mancano. In parte perché, per quanto suoni assurdo, Adraen riesce a essere meglio della devastazione metallica e fumosa nella quale lui e i suoi amici cercavano di far crescere qualcosa.
In parte perché ad Adraen si trovano cose parimenti folli.
Qualcosa, invece, un po’ gli manca. Tipo, coltivare la terra e vedere spuntare piante edibili.
Caiss guarda le melanzane rossastre che occhieggiano nell’erba (letteralmente: una di esse ha una specie d’occhio.) E quello è un fagiolino serpente o un tentacolo?
Sospira, chinandosi a raccogliere un trifoglio con sei foglie.
Magari porta fortuna.
5. Equilibrio
Con fatica ha trascinato una cassa di legno più grossa di lui. Ma non basta, per arrampicarsi fin dove il suo cuore brama. Osserva altre casse poco distanti (gli hanno detto di non aprirle e lui non lo fa.) Potrebbe ritentare lo sforzo, ma poi dovrebbe sollevarla, e le sue piccole braccia non ce la farebbero mai. Ma può prendere qualcos’altro. La caotica platea è cosparsa di oggetti di scena. Un secchio. Dei libri.
Quando sua sorella Mireille lo chiama con un urlo spaventato, lui è già in cima alla sua torre traballante. Un salto, e ha conquistato il palco.
6. Clessidra
Inara gli ha regalato quell’oggetto con un biglietto in cui diceva che intendeva fargli “il dono del tempo”.
Yedra la tiene in una scatola insieme ad altre cose che preferirebbe non perdere o rompere – ma non ci spera troppo, perché per la vita che si è scelto, nulla è duraturo. Per il momento ci sono pochissime cose che è riuscito a conservare. Non si illude che un piccolo regalo possa avere un destino migliore.
Quando gli capita fra le dita, pensa che il dono del tempo sia un’illusione, e che il tempo della sua città è arrivato agli ultimi granelli.
7. Pendente
Si chiama Borgo Bianco e vorrebbe l’indipendenza dal Quartiere del Passaggio, ma è meglio per i suoi abitanti di no. Non è bianco per nulla, anche se il Comitato per la Riqualificazione di Adraen si è impegnato nel ritinteggiare perlomeno una manciata di edifici. Ma lo sporco ancestrale e impregnato di elementi mefitici, insieme all’abituale tossicità della Nebbia, hanno trasformato il bianco in verdastro con venature viola marcio. C’è un solo edificio dritto, nella foresta di case allungate e torrette pretenziose mezze rovinate. Gli altri si appoggiano gli uni agli altri, come volesser confortarsi a vicenda della loro miserevole situazione.
8. Presente
Seduto in mezzo ai quaderni che ha faticosamente recuperato, Yedra cerca con affanno le tracce del passato di Adraen, ciò che ha portato la città alla rovina, schiacciandola fra tre mondi, soffocandone le vie d’uscita, condannandola alla nebbia, all’isolamento e ai mostri. Ma gli mancano ancora troppi pezzi, per ricostruire il mosaico elusivo di quello che è stato. Lui si ostina a correre nel labirinto di appunti criptici e mappe datate. Ci deve essere un modo per fermare il passato e assicurare alla città un futuro.
Per il momento, è solo frustrazione e carta che si sgretola fra le dita.
9. Immersione
C’è una nave sotterranea. Una nave che è sparita nelle viscere della città, tanti anni prima, quando lo spazio che l’ha inghiottita era una baia o un lago, o forse un fiume malaticcio.
C’è una nave, l’hanno vista, tutta ricoperta di incrostazioni luminescenti, frammenti di conchiglie, piccole creature che ne hanno fatto la propria casa.
C’è una nave, e lì dentro c’è un segreto che non hanno ancora svelato.
A volte Yedra si sveglia da un sogno e ha bisogno di respirare, come se fosse appena risalito da un’immersione in acque nere.
Ha sognato la nave.
La nave lo chiama.
10. Almanacco
Yedra guarda la carriola di vecchi libri portata dall’antiquaria. La maggior parte è reduce da un bagno, la carta è ondulata o muffita. Alcuni sono strappati. Uno sembra sia stato morso.
Molti sono stampati, nonostante Yedra fosse stato chiaro: cerca un quaderno scritto a mano. Sono per lo più vecchi almanacchi, più qualche volume di astrologia.
«No, mi dispiace»
«Non volevi un librettino sul clima?»
«Cerco una specifica collezione di quaderni che documenta sui cambiamenti climatici di ottant’anni fa.»
«Praticamente un almanacco.»
No, pensa Yedra, è l’unica cosa capace, forse, di salvare questo posto.
Lei sbuffa. «Allora, compri o no?»
11. Separazione
Lucilla rientra nel laboratorio dopo giorni pieni di affanno. Dovrebbe sentirsi confortata.
Luci spente, sensazione di freddo strisciante, sagome di oggetti che riconosce. Riconoscere è sempre stato molto importante, per lei. Riconoscere il pezzo giusto. Riconoscere cosa blocca un meccanismo. Riconoscere ciò che la Voragine offre, come dono alle menti della scienza, per trasformarne l’essenza (a volte, riconoscere che, di fronte a certe cose della Voragine, bisogna solo scappare di corsa.)
Non è la prima volta che si stacca da qualcuno. Non è la prima volta che è sola.
Non importa cosa prova: Lucilla sa riconoscere quando è necessario tagliare.
12. Organo
Il suono dello strumento è epico e lugubre al tempo stesso. Annuncia un grande spettacolo e ricorda al pubblico che assiste a una mascherata clandestina in una città insensata, presi fra le lanterne agonizzanti e sprazzi di nebbia luminescente.
Ilran, nella sua identità segreta di prestigiatore, si diverte con le dita sulla tastiera, mentre prepara i suoi trucchi, brillanti giochi di chimica e meccanica. Vende scienza per magia, in una delle mille notti in cui ci si chiede se l’unica cosa saggia da fare sia solo lasciare che tutto bruci e poi, nel caso si sia sopravvissuti, ballare sulle ceneri.
13. Terminale
La stazione faceva parte di un altro mondo, quello da cui vengono giocattoli tecnologici rotti, arti meccanici che non funzionano e racconti orribili di un suolo acido che risucchia la vita. Un tempo, all’inizio di quella convergenza dimensionale che si chiama Adraen, era il punto di arrivo di una linea ferroviaria. Ora è un pezzo smarrito, grottesca nel suo erigersi, solitaria, in un’area deserta, disseminata di rocce e rifiuti tossici. Un capannone in rovina, il tetto sfondato e le pareti assalite da rampicanti feroci. Qualcosa ci ha fatto il nido dentro. Nessuno è mai tornato indietro a raccontare cosa sia.
14. Simbolo
Quando Yedra conferma che, sì, quei simboli scarabocchiati sui muri, sempre in angoli non troppo visibili, magari nascosti sotto un ciuffo d’erba o dispersi fra crepe e macchie, sono un linguaggio segreto, Ayld avverte una di quelle sensazioni che non sa spiegare.
Ha passato anni a vederli, in città, e a memorizzarli. Ha sempre sospettato che appartenessero a quella banda di vigilanti che la sua famiglia aveva giurato di sterminare.
Ha passato anni a credere di aver trovato una traccia del nemico, ma non l’ha mai denunciata.
Come se avesse sempre saputo che prima o poi avrebbe parlato quella lingua.
15. Ronzio
Il violoncello e il violino si inseguono, mentre un’incessante percussione li supporta e un clarinetto disegna la melodia. Sul palco, gli attori mettono in scena il climax della storia. La musica sale, riempie il teatro, cancella i rumori: il racconto è affidato solo ai gesti, alle note e ai drammatici giochi di luce che la macchina nascosta disegna su tutte le superfici.
Sul palco, Enith riconosce il ronzio rassicurante della macchina di scena, fra le note che si innalzano, e vive due storie in contemporanea: quella che sta mettendo in scena, e la sua, di custode dei segreti del palco.
16. Sisma
«La prima volta è stato sei anni fa. Recitavamo sulla spiaggia, per poco un’ondata non ci porta via tutti. La seconda invece, l’anno scorso. Dove eravamo noi si è sentita solo una scossettina, ma è bastata a impallare la macchina del fumo, e abbiamo cambiato il finale in corsa.»
«E oggi.»
«Già.»
«Menomale che stanno tutti bene.»
Enith e Gerda guardano il buco nel quale è sprofondato il palco.
«Ispettore, tu lo sapevi che il suolo era a rischio?»
Gerda sta per rispondere, quando intravede lo scintillio di scaglie dorate nelle acque scure, in fondo.
Un’altra normale giornata di lavoro.
17. Concubina
«In che senso, si è sentita male?»
«Nel senso che se non ti metti subito questi panni e vieni sul palco con me, lo spettacolo non può andare avanti.»
Deireth guarda con orrore i panni che Yedra gli ha cacciato in mano.
«Ma io sono il tecnico del suono. E non so la parte!»
«La concubina non parla. Devi solo ancheggiarmi intorno e offrirmi dei fiori. Niente di strano, per te.»
«Ti odio.»
Poi si infila la tunica troppo stretta, indossa il mantello e ringrazia le divinità quando Yedra gli mette un velo sulla faccia, prima di spingerlo sul palco.
18. Tarantola
Il costrutto si muove ondeggiando sulle sue otto zampe meccaniche, lunghi listelli di legno trattato con una mistura ignifuga che lo rende lucido, con giunture metalliche che non possono nascondere il loro costante sferragliare ritmico. Un clic, un giro di ingranaggi, un altro clic più pronunciato, e via di nuovo. Il corpo è massiccio, un ovale di metallo leggero di colore rossiccio dorato, con piccoli oblò montati in punti strategici perché l’occupante della cabina possa avere una visuale perfetta.
Lo hanno presentato come una versione più amichevole dei costrutti militari che pattugliano le strade. Forse avrebbero dovuto scegliere un’altra forma.
19. Debutto
Il nuovo spettacolo è iniziato da mezz’ora quando, all’improvviso, uno spettatore balza sul palco. Yedra desidera strangolarlo, tanto è una scena di battaglia, ma poi lo riconosce: è Jarek. Nella foga dello scontro recitato, se lo trascina vicino. L’erborista prodigio sussurra: «Sento l’odore di veleno qui sul palco!», e Yedra desiste dai propositi omicidi.
Jarek gli indica la direzione, prima che Yedra lo colpisca col pugnale retrattile e lo getti a terra insieme alle altre comparse.
Alla fine, Yedra salva il suo spettacolo da un tentativo di sabotaggio.
Jarek, orgoglioso, racconta di essere morto sul palco della sua compagnia teatrale preferita.
20. Corallo
Non ci sono cose davvero preziose, fra i gioielli e gli ornamenti della compagnia teatrale. Per gente come loro che fa una vita pericolosa e oltre alle maschere dei personaggi indossa anche quelle di vigilanti, è meglio non avere oggetti di valore.
Poche cose, nel guardaroba delle meraviglie di Enith, sono pregiate, e lei le tiene con una cura testarda, perché anche se tutto è sempre sull’orlo di svanire, ha bisogno di credere che qualcosa possa durare.
Lo pensa davanti a Ilran, che si sveste dei suoi ultimi panni e rimane soltanto con i coralli di cui Enith l’ha incoronata.
21. Percussione
«Ma non sono il più bravo.»
«Lo devi fare tu.»
«Ilran ha il senso del ritmo migliore del mio.»
«Tu.»
«Ci sono almeno tre percussionisti più bravi di me, nella compagnia.»
«Tu.»
«Ma…»
«Qualunque cosa tu dica, ti risponderò sempre così.»
«Va bene. E il pezzo di sopra del mio costume?»
«Senti… Se ne facessi a meno? Senza volertelo imporre, eh.»
Ayld è abituato a non mettere in discussione le scelte di Yedra. Probabilmente c’è qualcuno, fra gli spettatori, che Yedra intende avvincere. Allo spettacolo. E a chi lo fa.
Ayld prende le enormi bacchette e si avvicina all’enorme tamburo.
22. Obelisco
«Ma ti pare un posto dove combinare un appuntamento importante?»
«E dai! È andata bene, no?»
«Se per bene intendi ‘annegare nell’imbarazzo più profondo della mia vita’, allora sì.»
«Intendo ‘hai consegnato il messaggio e assicurato la riuscita del piano’.»
«Sì, però… Non me lo aspettavo!»
«Ma l’Obelisco è famoso! Hai detto che lo conoscevi!»
«Avevo solo visto l’insegna!»
«L’insegna è piuttosto evocativa.»
«Si chiama Obelisco, credevo che quello fosse un vero obelisco, non…»
«Cosa credevi che vendesse?»
«…ricordini della città?»
«Ma chi ci viene a visitarla? I kraken della nebbia? Comunque, di sicuro adesso quel posto te lo ricorderai…»
23. Compressa
Inara guarda la biblioteca che hanno tirato su grazie ai regali della gente. È minuscola, pigiata in un ripostiglio, perché già la loro scuola semi-clandestina è piccola per accogliere i bambini che la frequentano, figuriamoci trovare stanze in più.
Ma è lì. Un mondo di conoscenza.
Sono stati suo figlio e Yedra, a fare propaganda fra la gente perché donassero i libri. La risposta è stata incredibile. È arrivata anche una quantità di libri ridotti così male da essere illeggibili. Li useranno come carburante per le macchine a vapore che hanno. O per riparare il buco nel muro del bagno.
24. Interludio
Il rumore va così: un ritmo costante, tre scricchiolii, un fischio, qualcosa di pesante che si appoggia per terra. E via così. Per abbastanza tempo da farti pensare che quei suoni provenienti dalle viscere della città, da quel posto sotterraneo di cui nessuno è sicuro ma tutti hanno paura, non si fermeranno.
Quando il rumore persiste, non ti accorgi che c’è. Sono tutti abituati. Al caos, alle macchine, alle cose senza nome.
Quando smette, te ne accorgi subito. Allora trattieni il respiro e sei smarrito nel silenzio che ti ingoia come fosse la nebbia che insidia i confini della città.
25. Satanasso
Ad Adraen arrivano storie da vari mondi. La biblioteca della scuola o il catalogo delle parole sconosciute di Sanne e Fenetra ne raccolgono tante. Le persone accumulano storie mischiandone gli elementi, se le passano per le strade, nei libri e dentro le canzoni, finché nessuno sa più da dove quei frammenti siano originati.
I concetti di diavolo e inferno vengono da uno specifico mondo, ma somigliano a leggende che si trovano anche altrove. Arrivati in cittàhanno perso gran parte della loro potenza. Probabilmente è perché quando gli abitanti di Adraen leggono certe descrizioni dell’inferno, tutto sommato si sentono a casa.
26. Sermone
«La fine del mondo è vicina!»
La profetessa che percorre le vie di Adraen su un monopattino a vapore viene da Innmori. Va ovunque, dai quartieri alti dove l’oligarchia dei clan spadroneggia e sfoggia la sua ricchezza fatta di torri e macchine splendenti, fino ai posti più luridi, dispersi nella nebbia e infestati da creature viscide e pericolose.
Pattina, lasciandosi dietro sbuffi di fumo, mentre le campanelle appese al manubrio tintinnano e annunciano la sua presenza.
«La fine del mondo è vicina», spiega, e regala immagini di imminenti tribolazioni.
Le cose che descrive non sono diverse dalla quotidianità di molti.
27. Allagare
Gerda ha sempre pensato che Bert avesse un vocabolario molto limitato, in fatto di turpiloquio, ma adesso si sta ricredendo. Dalla bocca di quel bravo ragazzo stanno uscendo cose che l’ispettrice dell’acquedotto cittadino non crede di aver mai sentito prima.
Certo, Bert ha tutte le ragioni per la sua esplosione. Perché non è possibile che la piazza di uno dei pochi quartieri decenti, controllata giusto il giorno prima, adesso sia sulla strada buona per diventare una piscina. Gerda guarda la distesa d’acqua e si chiede cosa troveranno, stavolta, quando ispezioneranno più approfonditamente la scena.
Lei punta su un tentacolo, comunque.
28. Triplo
Dopo essere precipitata nella Voragine ed esserne uscita colma di conoscenze e di traumi, Nora aveva giurato che non avrebbe mai condiviso ciò che aveva visto.
In seguito ai suoi primi esperimenti, vedendo che da quei segreti abissali poteva nascere qualcosa di buono, aveva deciso di prendere un allievo.
Tre. Tre sarebbe stato il numero massimo.
Ora che la città è alle porte del tramonto (o di una nuova alba?), Nora sfoglia il quaderno dove raccoglie i trionfi dei suoi nove allievi (non importa che tre di essi siano le differenti identità di Ilran: ha comunque prodotto invenzioni per tre!)
29. Mellifluo
In casa di Ayld – la casa del nobile e retrogrado clan dei Sarran, erano vietate molte cose. Gran parte della tecnologia che tiene vivo il resto della città. Certi cibi. I colori dei clan disprezzati.
Solo tre di esse avevano colpito Ayld.
Gli amori come il suo. Il canto. Il miele.
Comprensibili le prime due, nell’ottica delirante delle ideologie dei Sarran. La terza… era ridicola, ma il capo si era convinto che certi cibi fossero inadatti a dei guerrieri.
Fuggire con Yedra è stato un meraviglioso modo di infrangere tutti e tre i divieti insieme.
30. Naftalina
Se apre gli sportelli della casa, sente un forte odore di sostanze conservanti. È l’odore di una casa che non viene usata. Ad Aaron ricorda la prima stanza in cui ha dormito, quando arrivò ad Adraen, un esiliato da un altro mondo solo e disperato.
Poi ha guadagnato così tante cose.
Ed è stato a un soffio dal perderle tutte.
Si muove lentamente, esplora le stanze della casa che Gerda ha aperto per loro. Si stanno animando, pian piano.
L’abisso in lui non si è ancora calmato, ma i rumori e i colori degli abitanti della casa lo stanno riempiendo.
31. Licore
«Che c’è scritto?»
«Il cuore?»
«Ma è una lista della spesa, cosa…»
«Non mi stupirei se Christabel volesse un cuore di qualcosa e sapesse anche dove comprarlo, eh.»
«No, no, la cosa strana è che Christabel abbia fatto una lista della spesa!»
«Inara lo ha obbligato. Per farlo allenare nella scrittura.»
«Ho capito, però poi la spesa la dobbiamo fare noi…»
«Aspetta… Forse c’è scrtto Licore?»
«Avrà voluto dire Liquore?»
«Probabile. Non credo che Christabel sappia usare correttamente la Q.»
«Non credo che Christabel sappia proprio cos’è la Q.»
«Insomma, che compriamo?»
«Boh, prendi dell’alcol, che tanto va sempre bene…»
