Nel Gennaio 2016 andai in un cinema da 8 sale, e ci trovai una fila spaventosa. La coda era così lunga che non riusciva a stare tutta dentro al cinema, quindi gli ultimi della fila aspettavano fuori, e rimanevano lì in piedi nonostante facesse un freddo micidiale. Avendo una certa esperienza, capii subito che non erano stati 8 film diversi ad attirare tutta quella folla: secondo me erano tutti lì per lo stesso film, perché le file clamorose si creano solo quando tutti vogliono la stessa cosa. Quando alzai lo sguardo verso il monitor del multisala ebbi una conferma della mia intuizione: infatti i biglietti per Revenant erano quasi esauriti, mentre invece gli altri 7 film non avevano venduto quasi nulla. Erano tutti lì per vedere il film che avrebbe dato l’Oscar a Di Caprio. Questo non era un problema per me, perché io volevo vedere Creed.
In quell’occasione ebbi conferma anche di un’altra mia intuizione: io e il grande pubblico non siamo mai in sintonia. Se tutti vogliono vedere un certo film, a me ne interessa un altro che non si fila nessuno. Se tutti leggono i fumetti giapponesi, io preferisco quelli americani. Se tutti ascoltano la trap, io ascolto Nina Zilli. Molti credono che lo faccia apposta per sembrare originale o per fare l’alternativo a tutti i costi, invece non è così: io mi appassiono a qualcosa, e soltanto dopo scopro che è un prodotto di nicchia che non conosce nessuno. Viceversa, i prodotti di grandissimo successo non mi hanno mai entusiasmato: non solo non mi piacciono, ma non riesco neanche a capire cosa ci trovano gli altri.
Proprio per questo non potrei mai fare l’imprenditore o il venditore, perché chi lavora nel commercio i gusti degli altri deve coglierli al volo. Anche mentre è seduto al tavolino di un bar deve osservare cosa fanno gli altri, come si vestono e come parlano, e da lì trarre infiniti spunti per intuire cosa vuole il mercato. Lo capisce vedendo che persone di ceti sociali diversi scelgono vestiti dello stesso colore, oppure che la donna di 50 anni e il ragazzo di 20 canticchiano la stessa canzone: quando un gusto è trasversale, allora qualsiasi prodotto che soddisfa quel gusto è vendibile. E allora il bravo imprenditore sceglierà quel colore per i suoi prodotti, oppure metterà in sottofondo nei suoi negozi delle canzoni simili a quella che ha sentito canticchiare. Apparentemente è un dettaglio superfluo, invece non lo è, perché magari una cliente si ricorderà del tuo negozio proprio perché lì dentro ha sentito per la prima volta una canzone che le è rimasta nel cuore. E quindi ci tornerà ancora, magari portandosi dietro la mamma o un’amica.
Tutti questi dettagli li ho appresi leggendo Cuore e capitale di Steven Basalari. Il titolo dice tutto: l’autore vuole farci capire che il bravo imprenditore non deve avere il capitale come unico pensiero e obiettivo, ma deve metterci anche il cuore. Questo significa non solo cercare il contatto umano con gli altri (perché è da quello che nascono le migliori idee), ma anche creare un buon ambiente di lavoro, nel quale i dipendenti sono rispettati dai loro superiori e collaborativi tra di loro. Se invece c’è un superiore che approfitta del suo potere per umiliare e denigrare gli altri, oppure un dipendente che avvelena l’umore dei suoi colleghi con maldicenze e scoppi d’ira, allora l’imprenditore con un cuore non è quello che dice “Vogliamoci bene”, ma quello che ha il coraggio di buttare via quella mela marcia prima che rovini tutto il cestino.
Probabilmente per chi fa l’imprenditore o il venditore il libro di Steven Basalari non è altro che una raccolta di informazioni risapute. Tuttavia, per me che non conosco quel mondo è stato molto istruttivo, perché mi ha fatto riflettere su tanti aspetti che non avevo mai considerato. E lo ha fatto con un linguaggio semplice, tipico dell’imprenditore concreto che non bada a tanti fronzoli. Perché, come dice lui stesso, se non sai spiegare un’idea in modo semplice allora non riuscirai neanche a venderla. Io non so se sono riuscito a vendervi il suo libro, ma so per certo che sono molto contento di averlo letto.
P.S.: Anche a voi è capitato di appassionarvi a qualcosa che non piaceva a nessuno, oppure di detestare qualcosa che tutti adoravano?
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