Walter Benjamin

Che cosa regalare a uno snob

 
 
 
 

Che cosa regalare a uno snob di Walter Benjamin (Edizioni Henry Beyle, 2020, traduzione di Elisabetta dell’Anna Ciancia, con una nota di Stefano Salis) è un pamphlet minimo che con ironia dispensa suggerimenti per l’acquisto dei doni, specialmente natalizi, destinati a quella particolare categoria di persone che per snobismo non ama riceverne.
 
Cosa regalare a uno snobIl consiglio di Benjamin è quello di provocare: con scelte azzardate o inopportune, con doni casuali o eccessivamente ricercati, in ogni caso che spiazzino il ricevente e gli tolgano qualsiasi possibilità di replica. “Lo snob va provocato. Più sprezzante sarà solito passare in rassegna i doni natalizi, più en passant bisogna allungargli il proprio. Non gli si risparmino colpi bassi. I libri – regalarli solo incartati. Ripassare a matita il prezzo, in modo ben evidente” (p. 9).
 
Naturalmente, Benjamin si concentra sul regalare libri. Titoli poco conosciuti, edizioni rare, argomenti eccentrici. Anche un romanzo brutto ma interessante può andare bene, soprattutto se “espressione di un’epoca in cui dall’incontro-scontro fra la bohémienne e il libertino sprizzavano ancora scintille” (p. 11) come il Pierrot im Schnee di Henriette Riemann.
 
Per quanto riguarda gli argomenti, importante evitare ciò in cui lo snob eccelle, occasione troppo ghiotta per un commento sprezzante. Ci si potrà permettere tutt’al più una lieve canzonatura: se è un regista, gli toccherà un manuale di liturgia; a un rapinatore capace di forzare un caveau, un manuale di fai da te.
 
Libri per lo più discutibili, dicevamo, a meno che il destinatario non sia un genitore snob, a cui, massimo colpo basso, Benjamin suggerisce di regalare un volume di fiabe eccezionalmente bello (Das Zauberboot, nel caso specifico): saranno i bambini, con le continue richieste di letture ad alta voce, a far espiare al padre o alla madre la propria presunzione.
 
L’opuscolo che ne risulta è una gustosa carrellata di titoli mai pubblicati in Italia, eccezion fatta per Im Westen nichts Neues, tutti riportati in lingua originale: scelta obbligata perché Che cosa regalare a uno snob è per sua natura un regalo da snob.

 
 
(Giovanni Locatelli)
 
 

Il mondo senza Benjamin

 
 

“La morte è la sanzione di tutto ciò che il narratore può raccontare. Dalla morte egli attinge la sua autorità. O, in altre parole, è la storia naturale in cui si situano le sue storie.”

(da Walter Benjamin, Considerazioni sull’opera di Nikolaj Leskov)

 

 

Morasso 543 0Il mondo senza Benjamin (Bergamo, Moretti & Vitali, 2014) è il libro più compiutamente morassiano tra quelli finora scritti da Massimo Morasso.

Cercherò di spiegare perché. Morasso (Genova 1964) è poeta, saggista, traduttore, narratore, critico letterario, organizzatore culturale. Per avere una prima idea dell’ampiezza ed eterogeneità dei suoi interessi, si vedano qui e qui due dei suoi lavori di più recente pubblicazione.

Il mondo senza Benjamin è composto da trecentosessantacinque pagine scritte da Morasso nel periodo che va dal 1998 al 2010. Dico pagine perché la vaghezza è d’obbligo, siccome ne Il mondo senza Benjamin sono raccolti (e non ho pretesa di esaustività): dialoghi filosofici, poesie, pensieri di poetica, aforismi, prove di fiction e autofiction, brani di critica letteraria e incursioni critiche in pressoché tutte le maggiori discipline artistiche, ragionamenti intorno alle cosiddette scienze dure, appunti di teologia e di mistica, utopie e ucronie, divertissement, cataloghi, bollettini medici.

Davanti a un libro simile, non è ozioso domandarsi in quale modo si debba affrontarne la lettura.

Massimo Morasso si autodefinisce qui “pensatore antagonista” (p. 22), spiegandoci poche righe più sotto che “il sapiente, uomo invidiabile, ha gettato via la paura, e con volontà risoluta opera su se stesso, mentre il pensatore antagonista arde di desiderio infinito, e tenta, per quanto ne è capace, dilaniato com’è dagli estremi della gioia e dolore che dettano il ritmo della sua continua, inappagabile ricerca, di sfruttare la tensione dei contrari, godendo con difficoltà del presente, ma dilaniandosi invece nell’idea del futuro e dell’irraggiungibile”.

La domanda da porsi è dunque, piuttosto, come affrontare il proteiforme Morasso, che a p. 247 si svela così: “Chi mi conosce sa che pur tentando di conferire all’ordinario un senso elevato, al consueto un aspetto misterioso, al conosciuto la dignità dell’ignoto, al finito un’apparenza infinita, io non riesco a placare la mia sete di moltitudine, di complicazione, e di contraddizione”.

Sospetto che Il mondo senza Benjamin si possa leggere da due prospettive. (altro…)