H.P. Lovecraft

Mostri meno noti del ventunesimo secolo

 
 
 
 

Mostri meno noti del ventunesimo secolo (scritto da Kim Fu e uscito in Italia per Racconti Edizioni nel gennaio 2024, traduzione di Chiara Reali) ci dice molto fin dal perentorio titolo.

Parlandoci del tempo presente, anzitutto, l’opera non è una distopia ma semmai un’ucronia. E non è una differenza di poco conto: l’ambientazione contemporanea nega al lettore riparo e assoluzione. Ciò che si legge, insomma, sarebbe potuto accadere oggi. Ma si badi, c’è anche la prima parte del titolo, che insinua un dubbio inquietante: è forse possibile che quegli esseri mostruosi siano già tra noi, ma per disattenzione (o proprio per la loro minore notorietà) non ne stiamo percependo la presenza?

La risposta sembra essere affermativa, se si interpretano i dodici racconti che compongono Mostri meno noti del ventunesimo secolo non in senso letterale, bensì come altrettanti punti di vista sui tormenti peculiari della nostra epoca. Sono narrazioni che, scaturite da una fantasia mobile e vivacissima, spaziano tra i generi, offrendo storie sempre godibili e che permettono di intravedere significati ulteriori.mostri meno noti del ventunesimo secolo

Liddy, la prima a volare, ad esempio, è la vicenda di una ragazzina a cui spunta e si sviluppa un paio di ali alle caviglie. Liddy metterà a parte le amiche di questo segreto, ma loro non ne ricaveranno eccessiva sorpresa, al punto che viene da domandarsi se la metamorfosi sia reale o declinazione ultima della fantasia infantile, strenua resistenza all’ingresso nell’universo adulto: “In un certo senso le ali di Liddy non ci sembravano una cosa straordinaria. Avevamo appena chiuso i cancelli del regno di finzione, ma la luce filtrava ancora attraverso le grate” (p. 28).

In Dopo aver ucciso mia moglie, una coppia benestante si assicura una curiosa solidità coniugale: di tanto in tanto il protagonista maschile uccide la moglie Connie (la quale invece ha ucciso il marito una sola volta). Ma è un trauma relativo per entrambi: una stampante 3D ricostituisce una nuova Connie nel giro di pochi minuti. Anche qui, la moglie rediviva non prova mai trasalimento per le periodiche, micidiali reazioni del marito alla monotonia coniugale: “Non mi aveva chiesto perché lo avessi fatto. […] Non mi aveva chiesto se fosse per il modo in cui sospirava ogni volta che dovevo chiederle dove tenevamo le lampadine. Non mi aveva chiesto se fosse perché sempre più spesso, guardandola in faccia, vedevo il mio stesso volto, un’inquietante deriva familiare, il grasso che si depositava negli stessi punti, perché invecchiando stavamo diventando la stessa persona, frutto del consumo delle stesse cose, dell’esposizione alle stesse cose, di un contagio reciproco” (p. 115).

Nel mirabile Maggiolini, debitore di H.P. Lovecraft nelle atmosfere e di Raymond Carver nello stile, Martha si trasferisce in una casa infestata dagli insetti che danno il titolo al racconto. Poco per volta si scoprirà che la giovane donna si è lasciata alle spalle un rapporto con un uomo diventato violento, e non è dato di sapere – né in fondo è importante – la quota di autenticità dell’una e dell’altra situazione angosciosa.

Nel racconto che chiude l’opera, Te le ricordi le caramelle?, tutti i cibi perdono di colpo i loro sapori, ma Allie imparerà a risvegliare nei clienti il ricordo delle liete sensazioni fornite da ogni alimento. Mestiere forse meritorio ma di certo intriso di malinconia, il suo: “Il piacere sensuale e vitale su cui sono state costruite intere culture, che ha fatto sorgere e cadere imperi, morirà con Allie e i suoi coetanei” (p. 245).

Alcuni tra i più spaventosi mostri del nostro tempo si dividono dunque le pagine dell’opera di Kim Fu: l’invadenza della tecnologia, la violenza pubblica e privata, la solitudine, l’incapacità di percepire il confine tra reale e virtuale. Tuttavia (ed ecco perché si tratta di mostri meno noti) è come se essi facessero ormai parte delle nostre vite in modo naturale, così da impedirci di riconoscerli come pericoli. O, peggio, come motori della quotidianità.

Ed ecco anche perché i personaggi di Mostri meno noti del ventunesimo secolo non sono capaci di provare stupore alcuno.

 

(Claudio Bagnasco)