Il procuratore di Roma affidava l’inchiesta sulla P2 al sostituto Domenico Sica


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Verbania fu liberata il 24 aprile


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Verbania fu liberata il 24 aprile


Verbania (VCO). Foto: Giovanni Dall’Orto. Fonte: Wikipedia

La testimonianza di Sandra Gilardelli
[…] Mi parla poi di come passò anche al ruolo di staffetta, in quanto venne incaricata in diversi frangenti di trasportare dei messaggi. Sandra ricorda come in un primo momento si muovesse di soppiatto: ‘Solo di notte o al mattino presto, perché gli altri di questo villaggio erano miei amici, ma non lo sapevo’. In seguito però, venuta a conoscenza di questo dettaglio, prese a spostarsi anche durante il giorno, pur sempre prestando particolare attenzione. Più nel dettaglio, doveva affrontare un viaggio particolarmente rischioso: utilizzando il treno, doveva portare delle buste chiuse – probabilmente contenenti notizie, messaggi e altre informazioni – dal comando di montagna di Premeno fino a quello a valle del CLN di Verbania. Questo viaggio però significava correre dei rischi elevati: “Un giorno sono venuti su i fascisti a fare una perquisizione e han detto “tirate fuori tutto quello che avete nella borsa”, e io ho tirato fuori tutto, ho preso la lettera e l’ho tenuta in mano così (fa il gesto di tenere la lettera sollevata all’altezza della testa). Loro han guardato e han detto “va bene chiudi pure”, io ho preso la lettera e l’ho rimessa dentro. Davanti a me c’era una mia amica, che era una ragazzina minore di me che io però mi portavo sempre dietro per non girare sola, e se l’avessero guardata in faccia avrebbero capito che avevo fatto qualcosa che non andava, perché era pallida, e invece è andata bene” (ridendo).
Sandra precisa che oltre a questo compito e quello di assistente del medico, realizzò non solo indumenti per i partigiani impegnati nei combattimenti, ma anche delle bende da utilizzare sui feriti, perché le avevano terminate, anche qui con dei modi molto originali: ‘Abbiamo accorciato tutte le lenzuola, ho coinvolto anche le donne di casa, e l’abbiamo fatto bollire e poi ho fatto tutti i pacchettini’. Lei stessa riconosce come non ebbe un compito ben definito nella lotta partigiana e che si trovò ad improvvisare in numerose situazioni: ‘La parola che mi suonava nella testa era arrangiati, questo mi dicevano i miei comandanti’.
L’episodio della lettera ha attratto la mia attenzione, per cui le domando se in quel periodo di quasi due anni ci fossero stati degli episodi che le erano rimasti impressi. Mi risponde in maniera affermativa, narrandomi un episodio in particolare: ‘C’era da portare una persona che minacciava la peritonite in ospedale, perciò sono andata in ospedale a chiedere, al direttore che era uno del CLN, di mandar su la lettiga, lui mi ha detto “senti la lettiga te la do però io non ho benzina, vai a nome mio dagli Albertini e loro <2 ce l’hanno senz’altro, fatti dare una tanica di benzina”. E io sono andata per entrare in Intra, c’è un torrente e ci sono due ponti, uno in sasso e l’altro in ferro, e io stavo passando da quello in sasso e c’era la guardia fascista, ed era uno della Muti , che era uno dei peggiori. (3 Mi ferma e mi dice “fuori i documenti”, io avevo ancora la carta d’identità che era quella del Re, perché la carta d’identità della Repubblica di Salò non l’avevo fatta, e lui me l’ha stracciata. E questo diceva “ti porto dal mio comandante”. Il comandante della Muti era un essere proprio…e le donne che sono state portate in quella caserma o sono uscite malconce o non sono proprio uscite. Nell’altro ponte c’erano quelli della X Mas, ora la X Mas erano fascisti, però meno feroci di quelli della Muti. E allora un ufficiale della X Mas vede la scena e si avvicina, chiede e il fascistello dice “adesso le sto portando in caserma da noi a parlare con il comandante”. Quello della X Mas dice “no, adesso ci penso io”. Lì hanno litigato, poi quello della X Mas era un ufficiale e quell’altro no, e strada facendo l’ufficiale ci dice “vi porto dal mio comandante”. E strada facendo gli chiedo “perché tu hai fatto questo?”, lui dice “perché ho visto due ragazze che mi hanno ricordato le mie sorelle, e siccome so che il mio comandante è meno feroce del loro”. Infatti ci ha portato dal comandante e quando ha bussato è entrato, io ho visto appoggiate alla scrivania del comandante due ragazze che conoscevo e loro conoscevano me, e mi dico è finita, e invece hanno fatto di non conoscermi e io lo stesso. E questo ragazzo che ci aveva portato dice “queste ragazze hanno bisogno della benzina per un malato”, io avevo detto che venivo da un paese che era a 2 chilometri, non potevo dire che venivo da Pian Nava, perché era il paese dei partigiani. E il comandante diceva “tu conosci queste ragazze?” E questo giovane ufficiale ha detto “Sì, sì, le conosco, rispondo io di loro”. Questa cosa mi ha meravigliato molto’. Sandra ultima questa storia raccontandomi che poi la benzina non tornò più a prenderla e che fortunatamente la peritonite non si verificò, per cui il pericolo era scampato. Infine, aggiunge che al termine del conflitto riuscì, tramite il suo comandante, a rintracciare l’ufficiale membro della X Mas che garantì per lei – lui difatti le aveva rivelato il suo cognome – e riuscirono a farlo liberare di prigione. Devo ammettere che questa storia mi lascia abbastanza sorpreso sul momento, perché poche volte nella storiografia ufficiale si parla di episodi del genere, che fanno riflettere sul fatto che anche nella brutalità del conflitto, vi siano dei momenti di umanità.
Questa sua esperienza mi porta a domandarle se vi siano stati dei momenti apparentemente difficili che l’abbiano spinta a dei ripensamenti. Ancora una volta la sua risposta è netta: ‘Ripensamenti no, l’unico momento in cui mi sono un po’ spaventata è quando il fascista mi ha detto che mi portava nella sua caserma’. Questo mi ha ulteriormente testimoniato che, nonostante i rischi, la partecipazione alla Resistenza era qualcosa di naturale e inevitabile per lei. Riguardo a questa mia domanda ribadirà un’altra volta di essere stata molto fortunata, un aspetto che è ritornato varie volte durante il suo racconto, considerando comunque che in questi frangenti anche la fortuna giocava un ruolo fondamentale.
Il nostro discorso si sposta su quello che fu il clima all’interno della Resistenza, in particolare ne approfitto per chiederle com’era il rapporto tra loro partigiani. La sua risposta è ancora una volta molto ampia, che mi offre spunti di riflessione in merito a varie tematiche: ‘Era una cosa che mi sono portata dentro tutta la vita, perché c’era una fratellanza, una… io facevo parte della Brigata Alpina Cesare Battisti, che non aveva colore politico, c’era dentro di tutto, c’erano comunisti, socialisti… tutto, c’era dentro perfino un monarchico. Per cui non ho avuto problemi, eravamo amici e c’era soprattutto un rispetto reciproco che io vorrei trovarlo ancora, adesso che non c’è più’.
Continuando a percorrere la sua storia, arriviamo alla fine della guerra. Sandra mi spiega che Verbania non fu liberata nel giorno riconosciuto poi come data simbolo della Liberazione, cioè il 25 aprile, bensì il giorno precedente, il 24 aprile. Tuttavia, già nella notte del 23 aprile si percepiva che la fine del conflitto era vicina, in quanto ricorda che i fascisti e i nazisti ormai si stavano ritirando e i suoi compagni partigiani l’avevano avvisata di prepararsi la mattina del 24 aprile per scendere verso Verbania e procedere alla Liberazione della città. Su questa giornata Sandra ricorda: ‘Alla mattina alle otto precise, c’era il trenino che è arrivato a Pian Nava, che si è fermato, lì c’eran su tutti i partigiani, a Pian Nava non si era mai fatto vivo nessuno c’eran fuori tutti, eran tutti partigiani. E io sono salita su questo trenino e mi sono trovata in mano, e questa è una cosa che fa ridere sempre tutti ma è vera, una rosa rossa, che io ho preso, ho tenuto e l’ho ancora adesso, perché l’ho tenuta con me, ma non so chi me l’abbia data’.
Intuisco molto facilmente dal suo tono di voce l’entusiasmo per la fine della guerra, e anche un velo di commozione nel ricordare quello che fu un momento impresso in maniera indelebile nei suoi ricordi.

[NOTE]2 Un’industria, attiva ancora oggi a Intra, che produce feltro.
3 Si fa riferimento alla Legione Autonoma Mobile Ettore Muti, milizia paramilitare attiva tra il 1943 e il 1945 nella Repubblica sociale italiana.
Luca Buscato, Donne e Resistenza: contributo storico e costruzione della memoria collettiva, Tesi di laurea, Università degli Studi di Padova, Anno Accademico 2024-2025
#1943 #1944 #1945 #alpina #Aprile #brigata #CesareBattisti #fascisti #Intra #LucaBuscato #partigiani #PianNava #provincia #Resistenza #SandraGilardelli #staffetta #tedeschi #Verbania #VerbanoCusioOssola


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Petardi da nebbia ed altre storie adrianobrunoalbertomaini.blogs…

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The issue has now been fixed and new posts should bridge as expected. We're currently backfilling deletes and disable requests as a high priority.

We apologize for any inconvenience, and please let us know if you encounter issues with new posts.

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Mackinac, built by @johnwhiteside, is an open social web client that's thinking multi-protocol and bridging-first! John's added a *ton* of unique features we've never seen before, so we wanted to outline a few of them in a thread 👇🏼

1/🧵

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Got the blues because your Fediverse posts sent through Bridgy Fed that are over 300 characters get truncated on the Atmosphere, and they have to click into a link?

Well, good news: starting today, deck.blue, a TweetDeck-like client for Bluesky, shows the *full* post from over the bridge - no truncation, no links!

Learn more here: bsky.app/profile/deck.blue/pos…

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Today, Bridgy Fed begins expanding beyond microblogging, starting with long-form 📜↔️📃

If your Fediverse blog or website is bridged, your posts will be bridged to the Atmosphere, as standard.site documents!

You'll need to take steps to be indexed by major platforms across the Atmosphere, and we've outlined them in the post and our docs: blog.anew.social/long-form-com…

1/3 🧵

in reply to A New Social

I have just been playing with the Activitypub plugin, Eleventy and Bridgy and decided to go with a simpler solution for now. I am moving away from WordPress due to their increasingly "content farm" attitude to blogging. I believe that social media should be a social network that is "sticky" thanks to friendships and conversations rather than viral infections. (deliberate imagery).

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bigarella.wordpress.com/2026/0…


Igino Giordani promuove anche il neonato partito clandestino della Democrazia Cristiana


Nel 1943, per non cedere ad un atteggiamento diffuso di “cristiano in pensione”, Igino Giordani, messa al riparo la famiglia a Capranica Prenestina, mantiene la sua residenza per lo più a Roma, dove in settembre assiste all’entrata dei tedeschi. <204 A trattenerlo nella capitale è il desiderio di proseguire la militanza antifascista. Comincia infatti «un intenso periodo di attività clandestina nei locali della parrocchia del Cristo Re, per invito di padre Zambetti, il quale si preoccupava di formare nuovi dirigenti cattolici, che potessero entrare in campo politico con la fine della guerra». <205 In particolare, Giordani offre il suo contributo tenendo dei corsi di formazione negli incontri del “Martedì culturale” che vedono riuniti personaggi come Spataro, La Pira, Petrilli, e molti giovani, contattati tramite circolari distribuite segretamente. I suoi interventi sono incentrati sulla dottrina sociale della Chiesa, cui si dedica con proficua dedizione. Infatti, in quegli anni vedono la luce “Le Encicliche sociali dei Papi. Da Pio IX a Pio XII” (1942), e i quattro volumi poi riuniti col titolo “Messaggio sociale del cristianesimo” (1935-1947). <206
Attraverso questi e altri incarichi, ad esempio quello di relatore ai convegni dei laureati cattolici, <207 Giordani dà un contributo notevole alla formazione della futura classe intellettuale dell’Italia post-fascista. <208 Aderisce e promuove anche il neonato partito clandestino della Democrazia Cristiana, <209 anche se guarda con preoccupazione tanto a un partito unico di cattolici quanto alla scelta di inserire nel nome del partito l’attributo di cristiano. Monsignor Montini lo dissuade da queste perplessità. <210 L’amicizia con il futuro Paolo VI risale ai primi anni Trenta ed è documentata da diverse lettere, biglietti e cartoline, in gran parte di natura personale e dal tono semplice
e familiare. <211 Il rapporto di stima reciproca e stretta collaborazione si approfondisce ulteriormente nel 1944, quando Giordani accetta la proposta di dirigere «Il Quotidiano», il nuovo giornale dell’A.C.I. [Azione Cattolica]. Grazie all’interessamento di Montini, ottiene per diversi mesi l’aspettativa dal lavoro alla Biblioteca Vaticana, per potersi dedicare all’attività giornalistica: «Tornare all’apostolato diretto, alla lotta di idee, era quello che più desideravo, sicché accettai [l’incarico] con entusiasmo e smobilitai il mio cervello di bibliotecario per attrezzarlo da giornalista». <212 Prima ancora di assumerne la direzione (nel maggio del 1944), Giordani partecipa alle riunioni indette dall’A.C. per decidere le sorti de «L’Avvenire», che sarebbe stato sostituito da «Il Quotidiano». <213 Si espone in prima persona contro chi afferma che una nuova testata possa risultare d’intralcio a «Il Popolo» e a «L’Osservatore Romano»; redige una nota intitolata “Per un quotidiano nazionale d’Azione Cattolica”, per delinearne l’opera di «pacificazione e ricostruzione», di «recupero dalla distruzione di ideologie e di conflitti», di «conquista dei cittadini alla Chiesa e trasmissione del pensiero cristiano alla società». <214 Nella stessa nota, Giordani ribadisce un concetto ricorrente in molti suoi scritti: la necessità di un cristianesimo “integrale”. Con l’esortazione a «vivere integralmente la vita soprannaturale», Giordani – nota Casella – palesa definitivamente i suoi intenti: egli parla non «in quanto cattolico», cioè come esponente significativo del mondo cattolico, ma «da cattolico», da semplice cristiano che si rivolge ad altri cristiani. <215 Il suo “integralismo” non mira affatto a una riduzione del potere politico-religioso nelle mani della Chiesa, al contrario egli lotta per la distinzione dei due poteri, e al tempo stesso per il riconoscimento della superiore importanza dei valori morali, validi tanto nel campo spirituale che nel temporale.
Sinteticamente si può dire che «Il Quotidiano» di Giordani si propone di aiutare “l’uomo contemporaneo” a prendere coscienza della sua dignità di figlio di Dio e di promuovere la sua partecipazione attiva nel processo di ricostruzione del Paese. Per far questo, l’accento è costantemente posto sulla necessità di un recupero spirituale e morale dell’uomo: «la moralizzazione della vita privata e pubblica» è, infatti, «al centro degli scritti politici di Giordani fin dai giorni del P.P.I.», <216 quindi di ‘Rivolta cattolica’, degli articoli apparsi su «Parte Guelfa» e su «Il Popolo» di Donati.
Il 17 settembre, Giordani annuncia a don Luigi Sturzo l’inizio della sua nuova missione giornalistica: “Come io sia pervenuto alla direzione di esso Dio solo lo sa. Io bramavo tornare alla politica: tutti questi anni avevo tenuto viva una fiammella coi miei scritti. Ma uomini ed eventi mi hanno spinto qui: e forse anche da qui del bene si può fare”. <217 Sturzo gli risponde qualche tempo dopo, il 21 dicembre, per spronarlo in questo incarico: “penso che fa opera utilissima fra i cattolici, abituandoli a pensare da cattolici, da italiani e da democratici. […] Il Signore esige che coloro che difendono i principi lo facciano non solo con convinzione, ma col sacrificio dei loro interessi, sia personali che collettivi”. <218
Proprio per discutere le posizioni del giornale, il direttore chiede un’udienza privata con Pio XII. <219 Dal “Diario inglese” si conosce la data, 9 novembre 1944, e il clima familiare del colloquio. D’altra parte Giordani ha già avuto vari incontri personali col pontefice, che l’anno seguente lo riceve insieme a tutto il personale del giornale: in tutto un centinaio di persone, compresi alcuni familiari. <220 In una lettera a don Giuseppe De Luca <221 del successivo 5 ottobre, <222 Giordani racconta dell’incoraggiamento ricevuto dal santo Padre a proseguire nell’opera «di formazione politica al di sopra e al di fuori dei partiti, per inserire in essi il fermento del Vangelo. Esso vuole elevare la massa a popolo e il popolo a Chiesa, con un’opera di moralizzazione assidua». <223 Inizia in questo periodo la collaborazione di Piero Bargellini al giornale. <224

[NOTE]204 A seguito dell’armistizio di Cassibile (3 settembre 1943), con cui il governo Badoglio dichiara la resa degli Alleati. Giordani ricorda l’invasione tedesca in GIORDANI, Memorie, cit., p. 102.
205 GIORDANO, L’impegno politico, cit., p. 115.
206 Ibid., pp. 115-16. I due lavori di Giordani, cui si fa riferimento, sono i già citati: I. GIORDANI, Le Encicliche sociali dei Papi. Da Pio IX a Pio XII, Studium, Roma, 19564 [1942] e ID., Il messaggio sociale del cristianesimo, Città Nuova, Roma 20019 [1958].
207 G. SPATARO, I democratici cristiani dalla dittatura alla Repubblica, Mondadori, Milano 1968, p. 330.
208 R. MORO, La formazione della classe dirigente cattolica (1929-1937), Il Mulino, Bologna 1979, p. 82.
209 SPATARO, I democratici cristiani, cit., p. 359.
210 GIORDANI, Memorie, cit., pp. 103-104. Giovanni Battista Montini (1897-1978), aderisce alla F.U.C.I. nel 1919, ordinato sacerdote nel 1920, studia come diplomatico per la Segreteria di Stato della Santa Sede. Nel 1923 papa Pio XI lo invia come nunzio a Varsavia, ma rientra dopo pochi mesi per collaborare alla Segreteria di Stato; nel 1937 viene nominato sostituto e lavora al fianco del Segretario di Stato Eugenio Pacelli. Nel 1939, alla morte di Pio XI, il cardinale Pacelli diviene papa Pio XII. Montini, nominato pro-segretario di Stato nel 1944, si adopera all’assistenza dei rifugiati, specialmente ebrei. Arcivescovo di Milano dal 1954. Diviene papa nel 1963 col nome di Paolo VI. La bibliografia su di lui è abbondante, dunque si preferisce indicare all’occorrenza i volumi consultati.
211 La corrispondenza è conservata in AIG I, 4.2 e comprende sia le lettere del periodo in cui Montini lavora presso la Segreteria di Stato Vaticano, sia quelle da arcivescovo di Milano, sia infine quelle degli anni del pontificato. Per maggiori informazioni si rimanda al Cap. II.VI, n. 476.
212 GIORDANI, Memorie, cit., p. 104.
213 «L’Avvenire» a partire dal 1933 è l’edizione romana de «L’Avvenire d’Italia», ma alla vigilia della liberazione di Roma, per le sue compromissioni con il fascismo, deve – secondo alcuni, tra cui Vittorino Veronese, Giulio Andreotti e lo stesso Giordani – essere sostituito da una nuova testata. Cfr. su questo tema: M. CASELLA, «Il Quotidiano» diretto da Igino Giordani (1944-1946), in SORGI, Politica e morale, cit., pp. 287-316: 287-88.
214 Per un’accurata documentazione sulla nascita e lo sviluppo de «Il Quotidiano» e per il contributo fondamentale ad esso offerto da Giordani, cfr. GIORDANO, L’impegno politico, cit., pp. 125-46 e CASELLA, «Il Quotidiano», cit., pp. 287-316. La nota programmatica è proposta in forma integrale in M. CASELLA, L’Azione cattolica alla caduta del Fascismo. Attività e progetti per il dopoguerra (1942-1945), Studium, Roma 1984, pp. 167-68.
215 CASELLA, «Il Quotidiano», cit., pp. 287-316: 295.
216 Ibid., p. 298.
217 Lettera di Giordani a Sturzo, 17 settembre 1944: AIG I, 16.3, 36, poi in GIORDANI – STURZO, Un ponte, cit., p. 103. Si aggiunge un dato di carattere interessante: molte lettere di Sturzo a Giordani vengono pubblicate da quest’ultimo su «Il Quotidiano».
218 Lettera di Sturzo a Giordani, 21 dicembre 1944: AIG I, 16.1, 19. Poi in volume: GIORDANI – STURZO, Un ponte, cit., pp. 104-105.
219 Per comprendere il clima di tensione e le polemiche sorte intorno a «Il Quotidiano» e al suo direttore in quei primi mesi, è stato utile analizzare un promemoria datato 5 settembre, dello stesso Giordani. Egli difende la sua testata da cinque principali accuse: di lasciar trasparire tendenze di sinistra; di non rispecchiare la serenità di un giornale cattolico; di essere diretto da un repubblicano; di nuocere la campagna politica della DC e di non giovare alla formazione e alla rappresentanza dei cattolici. E conclude: «Nel nostro lavoro occorre slancio, e questo è possibile solo se la fiducia dei superiori ci spalleggia. Per essa si è fatto un giornale, giudicato da molti il migliore della Capitale […], iniziando con una povertà di mezzi che era vera indigenza: in redazione […] si è tentato di farci finire togliendoci la corrente elettrica» (Promemoria dattiloscritto di Giordani, 5 settembre 1944, in AIG I, 22a.5.2, 1).
220 Dal Diario inglese risultano sicure le date del 4 aprile 1939, dell’8 luglio 1940, e del 5 ottobre 1941. Infine, l’udienza con tutti i collaboratori de «Il Quotidiano» risale al 12 agosto 1945.
221 Giuseppe De Luca (1898-1962), sacerdote romano dal 1921, cappellano a San Pietro in Vincoli fino al 1948. È noto per la sua attività di letterato, editore e attento filologo. Sulla sua figura si vedano: AA.VV., Don Giuseppe De Luca. Ricordi e testimonianze, a c. di M. PICCHI, Morcelliana, Brescia 1963; AA.VV., Don Giuseppe De Luca et l’abbé Henri Bremond (1929-1933). «De L’Histoire littéraire du sentiment réligieux en France» à l’ «Archivio italiano per la storia della pietà» d’aprés des documents inédits, a c. di H. BERNARD MAÎTRE – R. GUARNIERI, Roma 1963; C. DIONISOTTI, Ricordo di don Giuseppe De Luca, in «Italia medievale e umanistica», IV (1961), pp. 327-39; I. COLOSIO, Don Giuseppe De Luca storico della spiritualità, Libreria Editrice Fiorentina, Firenze 1962; G. ANTONIAZZI, Don Giuseppe De Luca e una nuova scienza. La storia della pietà, «Studi cattolici», XII (1968), pp. 606-17; D. CANTIMORI, In ricordo di don Giuseppe De Luca, in Storici e storia, Einaudi, Torino 1971, pp. 386-96; R. GUARNIERI, Don Giuseppe De Luca tra cronaca e storia (1898-1962), in AA. VV., Modernismo, fascismo, comunismo, a c. di G. ROSSINI, Il Mulino, Bologna 1972, pp. 249-362; L. MANGONI, Aspetti della cultura cattolica sotto il fascismo: la rivista «Il Frontespizio», ibid., pp. 363-417; R. DE FELICE, Alcune lettere di mons. Giuseppe De Luca a Giuseppe Bottai, ibid., pp. 419-51; La storia della pietà: fonti e metodi di ricerca, Seminario di studio all’Istituto per le ricerche di storia sociale e religiosa (Vicenza, 31 maggio – 2 giugno 1976), con la partecipazione di M. VOVELLE, A. ZAMBARBIERI, L. BILLANOVICH, F. SALIMBENI, P. PAMPALONI, A. TURCHINI, A. GAMBASIN, G. DE ROSA; Bremond-De Luca, «Ricerche di storia sociale e religiosa», XXVIII (1985), con interventi di G. CRACCO, G. DE ROSA, E. GOICHOT, L. MANGONI, M. PICCHI, E. POULAT, T. TESSITORE, L. BILLANOVICH; R. GUARNIERI, De Luca Giuseppe, in Dizionario Storico del Movimento Cattolico in Italia (1860-1995), vol. II, I protagonisti, cit., pp. 171-78; V. LEMBO, Don Giuseppe De Luca a vent’anni dalla morte, Meridionale, Villa San Giovanni 1985; L. MANGONI, In partibus infidelium. Don Giuseppe De Luca: il mondo cattolico e la cultura italiana del Novecento, Einaudi, Torino 1989; G. DE ROSA, De Luca Giuseppe, in DBI, vol. XXXVIII, 1990, cit., pp. 353-59 [consultabile al sito internet: treccani.it/enciclopedia/giuse… (Dizionario-Biografico) / (ult. cons: 15-04-12)]; AA.VV., Don Giuseppe De Luca e la cultura italiana del Novecento, Atti del Convegno di studio nel centenario della nascita (Roma, 22-24 ottobre 1998), a c. di P. VIAN, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma 2001.
222 In merito al rapporto con Giordani, si sa che dal 1925 i due collaborano al «Davide», il periodico di Giuseppe Gorgerino, molto vicino a Gobetti. De Luca, poi, conosce l’esperienza di «Parte Guelfa» e, pur non partecipando, la commenta con Papini. Frequenta la Biblioteca Vaticana negli anni in cui Giordani vi è impiegato; e con questi collabora alla terza pagina de «Il Popolo» di Sturzo. Al 1930 risale la prima lettera tra i due: il carteggio, di cui già si è citato qualche pezzo, non è voluminoso (24 lettere di Giordani e 6 di De Luca), ma offre informazioni rilevanti, soprattutto in merito ad amicizie comuni, ad esempio con Bargellini per «Il Frontespizio» e con Minelli per la Morcelliana; e per collaborazioni condivise, tra cui si ricorda quelle per «L’Avvenire d’Italia» e per «L’Osservatore Romano» (De Luca vi scrive in qualità di archivista della Congregazione per la Chiesa Orientale). Nel 1942, il lucano dà vita alla casa editrice Edizioni di Storia e Letteratura, quindi il carteggio tende a diradarsi, anche se Giordani non cessa di invitare l’amico a comporre articoli per le imprese che via via dirige. L’ultima lettera dell’editore romano è del settembre 1961, poco prima della morte. In essa egli riconosce la differenza tra la scrittura di Giordani, tutta apostolato, e la sua, un calvario da cui non ha tratto gioie. Sul profondo rapporto che lega Giordani a De Luca, si veda: MANGONI, In partibus infidelium, cit., ad passim. La corrispondenza intercorsa col sacerdote è descritta, anche con numerose citazioni, da CASELLA, Cultura politica e socialità, cit., pp. 67-70 e integralmente pubblicata da DE MARCO, Igino Giordani e don Giuseppe De Luca, in SORGI, Politica e morale, cit., pp. 125-41. De Marco ha il merito di ricostruire con efficacia la relazione tra i due, che egli vorrebbe far risalire al 1925 e che termina a causa della morte prematura del sacerdote nel 1962.
223 Lettera di Giordani a De Luca, 5 ottobre 1945: AIG I, 44.3, 27. Poi, in volume: SORGI, Politica e morale, cit., pp. 156-57.
224 Piero Bargellini (1897-1980), scrittore e politico fiorentino. Inizia la sua carriera come maestro di scuola, avendo l’abilitazione magistrale. Mentre svolge l’attività didattica, fonda nel 1929 «Il Frontespizio», rivista di cultura cattolica e apologetica. Quindi, necessitando di buone penne, scrive la sua prima lettera a Giordani, per invitarlo a collaborare (lettera del 1 novembre 1929, in AIG I, 43.1, 3). Di qui nasce un intenso scambio di collaborazioni, per cui Bargellini ricambia con articoli per «Fides», prima, e per «Il Quotidiano», poi. I due non condividono le stesse idee politiche, legandosi Bargellini al fascismo. Ciò nonostante il rispetto reciproco non viene a mancare. La relazione amichevole si rafforza quando, nel dopoguerra, il fiorentino aderisce alla D.C. e affianca La Pira per una riedificazione della sua città, di cui diviene sindaco negli anni Sessanta, trovandosi ad affrontare l’immane catastrofe
dell’alluvione. Il carteggio, che dagli anni Trenta ripercorre la vita dei due uomini di cultura fino alla morte (avvenuta per entrambi nel 1980), è conservato in AIG I, 43.1. Essendo estremamente significativo anche per tratteggiare il profilo di Giordani, viene presentato e commentato in queste pagine (Appendice II). Per notizie biografiche più approfondite su Bargellini si veda: R. BERTACCHINI, “Piero Bargellini”, in DBI, cit., vol. XXXIV, 1988, pp. 252-54 [consultabile all’indirizzo elettronico: treccani.it/enciclopedia/piero… Biografico)/ (ult. cons: 06-05-12)]. Manca, invece, un’opera biografica esaustiva sull’autore. Un profilo essenziale si ricava da: C. FUSERO, Bargellini, Vallecchi, Firenze 1949; offre qualche spunto interessante il libro di P.F. LISTRI, Tutto Bargellini: L’uomo, lo scrittore, il sindaco, Nardini, Firenze 1989, che in appendice riporta la bibliografia completa delle opere di Bargellini. Si veda anche la voce “Bargellini Piero” in Dizionario generale degli autori italiani contemporanei, vol. I, Vallecchi, Firenze 1974; E. BALDUCCI, voce “Bargellini, Piero” in Dizionario della letteratura mondiale del Novecento, Paoline, Roma 1980; e il profilo tracciato da L. BEDESCHI in Dizionario storico del movimento cattolico in Italia (1860-1995), vol. III/1, Le figure rappresentative, cit., pp. 55-56. Molto di lui si conosce dalla pubblicazione delle lettere con Betocchi, Bo, De Luca e Papini.
Carla Pagliarulo, I. Giordani, uomo di lettere e di cultura, e l’ideale di un «cristianesimo integrale»: alcuni carteggi indediti, Tesi di dottorato, Università Cattolica del Sacro Cuore – Milano, Anno accademico 2011-2012
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