
@Maria Allo
Quando verrai, o dio dei ritorni, mi coprirò di rugiada e forse morirò per ogni possibile resurrezione

@Maria Allo

Cerca la luce
tra mani vuote che disegnano
erba persa nel vento.
Lì, ai margini del silenzio,
il tempo si dissolve e il respiro
si fa straniero.
“È nel frantumarsi che si scopre l’interezza?”
Il tempo non rallenta—scherza,
ferisce, plasma cicatrici
nei luoghi più fragili.
Parla alle ombre,
sono solo memorie
travestite da spettri.
Imparerai che i tagli e i segni
non distruggono: costruiscono.
E mentre inciampi su promesse
dall’aroma di fumo, non voltarti:
segui la cometa ribelle
che ignora i binari stellari.
Se ascolti bene quello che
l’universo bisbiglia,
non chiederà il tuo perdono,
ma sorriderà, rivelandoti
una verità disarmante:
Anche il Big Bang era solo un bacio al rovescio.
M.A.

Ciascuno di noi, come te,
ha posato il cuore sul crinale del tempo,
là dove le foglie – trame di carta stanca –
giravano danzando un valzer spezzato.
Siamo morti mille volte,
non d’un colpo, no,
ma in quelle screpolature minuscole,
d’inverni troppo lunghi,
di sole troppo feroce.
Abbiamo visto rami tremare di freddo,
farsi fiaccole d’ambra in un teatro senza spettatori,
scaglie d’oro ingoiate dalla notte,
saldature fragili cucite da astri distratti.
E quando, su sentieri che raccontano più di noi,
abbiamo incontrato il folto bosco dei “già saputi”,
le foglie luccicavano vanitose al sole d’inverno,
così intensamente che i fiori – poveri sciocchi –
sembravano più spenti di candele consumate.
Dopotutto, non c’è niente di nuovo,
moriamo ancora al primo sussurro d’ombra,
solo per rinascere al prossimo innesto di luce.
Ecco la beffa strana dell’eterno ritorno:
persino il nulla
ha imparato a rifiorire meglio di noi
@Maria Allo

Terra e acqua
scolpiscono il cammino
calce molle del tempo
arsura che brucia i confini.
Fili di vento intrecciano
rami alla luce
mentre radici bevono
l’eco profondo del silenzio.
Un intreccio di sete
lega mondi opposti.
Si nasce come tuono
in uno squarcio d’universo
e in quell’urlo senza misura
la carne si arrende
al caos primordiale.
Siamo ombre che danzano
sul ventre del nulla, ma ogni passo
si fa seme e il disordine
rivela l’ordine segreto del divenire.
@Maria Allo
Ti ritiri, schivando il frastuono che divora l’insignificante. Ti nascondi tra fronde sussurranti o ti perdi nell’azione, cercando un abbandono lieve. Nei sogni cerchi ancore di quiete e silenzi che sfiorano l’essenza. E poi, come un lampo improvviso, la bellezza si insinua, ferma il respiro, svela l’inganno: non eri tu a fuggire, era la vita che ti inseguiva per restituirti sé stessa.

Credeva di coltivare galassie in un orto dimenticato, seminando spirali di parole e inciampando, consapevolmente, nel caos. Per alcuni, la follia è un tempio bianco: un rifugio per chi ha perso la rotta, dove frammenti si accumulano uno sull’altro, privi di radici, privi di fiamma. La distanza che interpone tra sé e il mondo non è altro che un varco: uno spazio in cui risuona l’assenza di ciò che non è mai stato e mai sarà. Si muove con cautela, come se avesse assimilato il silenzio letale dei predatori alti nei cieli, un’educazione ricevuta tra artigli voraci e destini scritti a sangue. E poi c’è la sua luce: una fragile conchiglia di sale che sfida la banalità, troppo audace per accorgersi del mare ancestrale che l’ha generata. Forse credeva di nascondersi da quel mare. Ma il mare non ha bisogno di cercarla. Sa benissimo dove tornare.
@Maria Allo
Seguo questa strada come attratta dal miraggio di un mirabolante inganno, non certo da una riflessione lucida.
Alle mie spalle, il pendio si incendia: la luce esplode in cielo come un fuoco d’artificio fuori stagione,
mentre la luna affonda nel silenzio di un abisso. La notte artiglia la terra con una ferocia quieta:
ogni filo d’erba è una ferita aperta, un messaggio criptico inciso nella lingua del gelo. Sotto di me, il sentiero vibra e geme,
avviluppato in una trama di spine e rovi implacabili.
Cammino, con questo cuore alieno e un petto stretto dalla pesantezza di un presagio mai confessato.
Quando il buio si trasforma nei pallidi vapori dell’alba, torno indietro. I capelli ancora intrisi del tocco graffiante della notte.
Non ho parole per spiegare cosa evapora alla sorgente,
un pozzo che soffia verità così verticali da ingoiare perfino i propri riverberi.
Tu, signore della logica rigida e del calcolo gelido, liquidi ogni goccia d’arcano,
senza mai sollevare domande sul ventre pulsante che fa tremare la scorza del mondo —
come se i numeri potessero mai mettere ordine in quel caos armonioso che danza nel buio.
Ma basta uno sguardo per bruciare certezze. Ti porto davanti all’acqua, e lì si disvela tutto:
una luna che si sgretola in mille schegge d’argento alla deriva,
riflessi che parlano di una casa che non sa dimenticare il nostro respiro mescolato tra le ombre.
Eppure, nell’iride ferma e crudele dello stagno, vedo la verità che spezza ogni eco: il tuo volto.
Nessuna finestra scompare, nessun abisso ti inghiotte. Tu eri sempre qui, alle mie spalle. Solo io, con la testardaggine di chi non vuol vedere, inseguivo un’illusione.
Dio, quanto dev’essermi piaciuto perdermi da sola.
@Maria Allo

Quando le guerre tacciono
mani spezzate raccolgono l’avanzo dei giorni.
Le macerie ostinate fanno nido nel passato
mentre scaviamo loculi per morti invisibili
su strade evaporate dal tempo.
Come pigri archeologi grattiamo significati
sulla superficie liscia del vuoto.
La vita si dibatte tra fango e cenere,
rattoppa dolori in stoffe che sanno di ieri
intrise sempre d’un ricordo scaduto.
Un muro si storce una finestra geme.
I cardini stanchi respirano sconfitta.
La polvere archivia il peso sterile degli anni
mentre altrove il futuro ammicca alle lenti.
Sudore al sole alza ponti per partire,
mentre fermate implorano di restare.
La memoria si sgretola in un vaso livido
dove narratori di oggi sbadigliano al passato.
Il verde si arrampica sui rottami, ironico:
parole disfatte spariscono nei rifiuti.
Le cause si accasciano, fiacche,
le conseguenze si travestono da favole senza morale.
E quando l’erba soffocherà domande e strade,
un qualcuno, con una foglia tra i denti,
ride delle nuvole — geometrie insolenti.
L’oblio? Fresco come menta che scompare.
@Maria Allo

@Maria Allo