Un vagone fuori controllo sta percorrendo a tutta velocità il binario ferroviario verso di voi. Siete vicini alla leva di uno scambio, dopo di voi il binario si biforca: una direzione porta verso un canyon lungo il quale avanzano cinque persone; l’altra porta verso un secondo canyon, in cui un’unica persona sta seguendo il tracciato delle rotaie. Se lasciate la leva com’è, il vagone imboccherà la prima direzione e il gruppo di cinque persone, senza via di scampo, verrà travolto. Se invece azionate lo scambio ferroviario, il vagone verrà dirottato sul secondo binario, travolgendo il solitario. Cosa fate?
L’esperimento, che abbiamo volutamente riformulato come se fosse un quesito del test Voight-Kampff di Philip K. Dick, immortalato nella magistrale resa cinematografica di Ridley Scott, è un dilemma etico concepito dalla filosofa britannica Philippa Ruth Foot nel 1978 e oggetto di esame da parte di numerosi altri studiosi. Noto come trolley problem, ovvero “problema del carrello ferroviario”, rappresenta un classico nella filosofia etica, riproponendo l’antico dilemma se sia lecito sacrificare la vita di pochi per salvarne molti.
Di recente lo psicologo Carlos David Navarrete dell’Università del Michigan, ne ha ideato un’innovativa variante, che si appoggia agli strumenti offerti dalla realtà virtuale per sottoporre soggetti umani a una simulazione di quello che fino a ieri restava confinato nel campo degli esperimenti mentali. Potete visionarne una clip qui. I risultati, riportati sulla rivista Emotion e ripresi da Le Scienze, confermano le ricerche effettuate in precedenza. Di 147 partecipanti, infatti, ben 133 (pari al 90% dei casi) hanno risposto azionando lo scambio. Dei rimanenti 14, 11 non hanno toccato la leva, mentre altri 3 hanno azionato lo scambio prima di riportare la leva nella posizione originaria. Navarrete ha così commentato gli esiti del test:
Ritengo che gli esseri umani provino un’avversione istintiva a fare del male agli altri, avversione che deve essere superata da qualcosa. Usando il pensiero razionale a volte riusciamo a superarla, per esempio pensando alle persone che salveremo. Ma per qualcuno, l’aumento dell’ansia è così travolgente che non riescono a fare la scelta utilitaristica, quella del male minore.
Gli appassionati di fantascienza ricorderanno che sulla risposta empatica si fonda una parte cospicua della produzione di Dick. L’autore de I simulacri (The Simulacra, 1964), Cacciatore di androidi (Do Androids Dream of Electric Sheep?, 1968) e A. Lincoln, Androide (We Can Build You, 1972), attratto dalla linea di confine che distingue il reale dal simulato e continuamente alla ricerca di un metodo per discriminare la natura umana da quella artificiale, individua proprio nell’empatia l’elemento di distinzione. Ma nel romanzo all’origine del copione di Blade Runner l’autore mostra anche gli effetti collaterali di una società fortemente automatizzata, che è arrivata a produrre come esito supremo della catena industriale il sofisticato modello umanoide Nexus 6: un androide capace di simulare in tutto e per tutto l’uomo, al punto da essere da questo praticamente indistinguibile. Se non attraverso il test Voight-Kampff.
Dick arrivava alla fine del suo capolavoro a suggerire un dubbio dilaniante: se gli androidi diventano sempre più umani, non potrebbe essere che gli uomini che si appoggiano alle macchine per modulare il proprio umano, che preferiscono l’immobile realtà virtuale proposta dal predicatore Mercer alla possibilità di intervenire sulla realtà per modificare, ciascuno sulla base delle proprie capacità, un mondo sull’orlo del collasso, che danno la caccia gli androidi vincendo la resistenza empatica a uccidere dei loro simili… stiano essi stessi diventando sempre più artificiali?
L’esperimento di Navarrete potrebbe fornire un nuovo strumento di analisi e riconoscimento ai blade runner del futuro.



Il kernel della questione è: la catena di moda H&M usa degli avatar per mostrare come calzino a pennello i suoi capi di abbigliamento; le modelle hanno le fattezze perfette di veri volti, ma il loro corpo è cristallizzato in pose identiche. Il Corriere dice, testualmente: le mannequin hanno tutte le stesse proporzioni – e lo stesso ombelico. E ogni posa è identica all’altra: il bacino è leggermente inclinato verso destra, il braccio destro cade dolcemente dietro l’anca, mentre le punta delle dita della mano sinistra poggiano in modo discreto sulla coscia destra. Solamente il viso, l’acconciatura e il colore della pelle sono diversi.
Il passaggio al nuovo anno è stato un ottimo momento per rispolverare il Dialogo di un venditore d’almanacchi e di un passeggere di Giacomo Leopardi, testo conciso ma di grande efficacia sul sentimento di vana e riluttante aspettativa legato all’iniziare di ogni nuovo anno, spesso smentito dallo stesso scorrere del tempo. La riflessione su Utopia e Disincanto (per chiamarla col titolo di un bel saggio di 