Un Oscar dopo l’altro. Potrebbe bastare questa frase a far intuire il vincitore assoluto della 98° edizione degli Academy Awards, appena conclusasi a Los Angeles. 24 categorie, una in più rispetto al passato, in quanto per la prima volta è stato premiato anche il miglior casting. A trionfare quest’anno Una battaglia dopo l’altra (2025) di Paul Thomas Anderson, che si è portato a casa ben sei premi, tra cui miglior film.
Per quanto riguarda il suo avversario principale, I Peccatori (2025) di Ryan Coogler, che aveva segnato un record nella storia del premio grazie alle sue sedici candidature, il risultato è stato di quattro statuette, tra cui miglior sceneggiatura originale.
Condotta da Conan O’Brien per la seconda volta consecutiva, tra l’assenza di Sean Penn, i due Oscar a parimerito, le performance musicali ispirate a I peccatori (2025) con I Lied To You e KPop Demon Hunters e ilarità nei confronti di Timothée Chalamet, che non ha vinto la statuetta come miglior attore protagonista con Marty Supreme (2025) dopo esser finito nella bufera mediatica per delle sue dichiarazioni avverse al mondo del balletto e dell’opera, è stata però tutto sommato un’edizione veloce. Ma soprattutto abbastanza prevedibile.
Ecco tutti i vincitori di quest’anno.
"Una battaglia dopo l’altra" – Miglior film
Il re della 98° edizione degli Academy Awards. Una battaglia dopo l’altra ha trionfato, sconfiggendo soprattutto il suo acerrimo concorrente, I peccatori. L’opera di Paul Thomas Anderson è un film d’autore dal sapore commerciale, che ha saputo parlare a un pubblico molto ampio attraverso un equilibrato mix tra azione, dramma, thriller e commedia. La storia ruota attorno gruppo di ex rivoluzionari, che si riunisce dopo sedici anni per salvare la figlia di uno di loro dal ritorno di un vecchio nemico.
Oltrepassando che si è trattato di una vittoria che era stata data fortemente sicura, la pellicola rimane tra i titoli più interessanti arrivati in sala lo scorso anno, arricchita interpretazioni eccezionali, da uno spaesato Leonardo DiCaprio, che si consola così per il mancato secondo Oscar, a un cattivissimo Sean Penn, premiato come miglior attore non protagonista. Due ore e quaranta minuti, tante sequenze memorabili per una pellicola di cui non ci dimenticheremo.
Tra gli altri titoli in lizza, Bugonia (2025) di Yorgos Lanthimos, F1 – Il film (2025) di Joseph Kosinski, Frankenstein (2025) di Guillermo Del Toro, Hamnet – Nel nome del figlio (2025) di Chloé Zhao, Marty Supreme (2025) di Josh Safdie, L’agente segreto (2025) di Kleber Mendonça Filho, Sentimental Value (2025) di Joachim Trier e Train Dreams (2025) di Clint Bentley.
Michael B. Jordan – Miglior attore protagonista
Cinque attori, una statuetta. Una statuetta che è andata a Michael B. Jordan con I peccatori (2025). Pur riconoscendo un grande lavoro dell’attore, che si è letteralmente “sdoppiato”, nell’interpretare i due gemelli protagonisti dell’acclamata pellicola di Ryan Coogler, non si può escludere del tutto l’influenza del suo discorso agli Actor Awards, che da sempre scalda il cuore dell’Academy. In ogni caso, si tratta di un premio significativo, che lo consacra, per l’appunto, tra i protagonisti del cinema contemporaneo.
Il favorito assoluto sembrava Timothée Chalamet con Marty Supreme. Peccato che le sue recenti dichiarazioni hanno fatto parecchio rumore, provocando un diffuso malumore all’unanimità il mondo della danza, del teatro e dell’opera. Un “piccolo scandalo”, però avvenuto a votazioni chiuse. Meno favoriti gli altri contendenti, Leonardo DiCaprio, il Bob Ferguson di Una battaglia dopo l’altra, Ethan Hawke nei panni di Lorenz Hart con Blue Moon (2025) e Wagner Moura, che ci ha regalato una prova veramente eccezionale con L’agente segreto.
Jessie Buckley – Miglior attrice protagonista
La miglior attrice protagonista? Jessie Buckley per Hamnet - Nel nome del figlio. A premiarla Mickey Madison, che l’anno scorso aveva trionfato con Anora (2025), l’attrice irlandese, prima nella storia, ha prevedibilmente sbaragliato la concorrenza: Rose Byrne con Se solo potessi ti prenderei a calci, Kate Hudson con Song Sung Blue - Una melodia d’amore(2025), Emma Stone con Bugonia e Renate Reinsve con Sentimental Value.
Reduce dal Golden Globe per la miglior attrice in un film drammatico e dal BAFTA per la miglior attrice protagonista, è innegabile il suo lavoro sbalorditivo nel film di Chloé Zhao, in cui ha indossato i panni di una madre annichilita dal dolore per la morte del figlio undicenne, Hamnet, che avrebbe poi portato il drammaturgo a scrivere l’Amleto. Un dolore che arriva direttamente al pubblico, costretto ai fazzoletti per asciugare la valle di lacrime. Tra i titoli più struggenti degli ultimi mesi, è un film che non avete più scuse per recuperare.
Paul Thomas Anderson – Miglior regia
Era l’anno di Paul Thomas Anderson. Con l’Oscar per la Miglior regia, consegnato da Zendaya e Robert Pattinson, il regista americano si aggiudica la seconda statuetta della serata, oltre che in assoluto. I tempi si sono rivelati così maturi per omaggiare una carriera che dura da trent’anni, che ci ha regalato film come Magnolia (1999) e Il petroliere (2007), che ha riconfermato la sua stoffa con Una battaglia dopo l’altra. La stagione dei premi, quest’anno, era totalmente a suo favore, inclusi i Golden Globe, i BAFTA e Directors Guild of America Awards per la miglior regia.
E così Ryan Coogler non è riuscito a diventare il primo regista afroamericano della storia a trionfare nella categoria con I peccatori, così come Chloé Zhao non è diventata la prima donna a vincere per la seconda volta con Hamnet – Nel nome del figlio, Josh Safdie non è riuscito a entrare nel ristretto gruppo di cineasti che hanno ottenuto la statuetta con un’opera prima con Marty Supreme e soprattutto, ad oggi, Joachim Trier non sarà ricordato come il primo regista scandinavo a ricevere il premio.
Sean Penn – Miglior attore non protagonista
Era difficile fare altrimenti. La statuetta per miglior attore non protagonista è infatti andata a Sean Penn, che non si è presentato nel ritirarlo, come si vociferava nelle ultime ore. L’ha fatto al suo posto Kieran Kulkin, che lo ha vinto lo scorso anno con A Real Pain (2024), dopo averlo premiato.
La sua interpretazione del colonnello Steven J. Lockjaw per Una battaglia dopo l’altra (2025) resterà per sempre stampata nell’immaginario del pubblico, si tratta del terzo Oscar per un attore che si sente del tutto estraneo, e non si nega dall’ammetterlo, alla macchina Hollywoodiana. Sembrava che potesse essere battuto da Stellan Skarsgård con Sentimental Value, ma alla fine ha prevalso anche sul collega Benicio del Toro con Una battaglia dopo l’altra, Jacob Elordi con Frankenstein e Delroy Lindo con I peccatori
Amy Madigan - Miglior attrice non protagonista
Amy Madigan è la miglior attrice non protagonista. Seconda nomination per l’attrice statunitense, alla sua prima vittoria dopo quarant’anni con Weapons (2025), l’horror di Zach Cregger, fortemente acclamato dal pubblico, in cui ha indossato i panni dell’inquietante zia Gladys. Ha battuto così le due attrici di Sentimental Value, Elle Fanning e Inga Ibsdotter Lilleaas, Wunmi Mosaku de I peccatori e di Una battaglia dopo l’altra. Primo premio assegnato nel corso della cerimonia, segna sicuramente una delle storie più sorprendenti, riconoscendo il valore di una carriera lunga e versatile tra cinema, teatro e televisione.
I peccatori – Miglior sceneggiatura originale
La miglior sceneggiatura originale? Senza dubbio I Peccatori. Era tutto scritto. Dopo cinque nomination, Ryan Coogler ha vinto così il suo primo Oscar. Premiato da Chris Evans e Robert Downey Jr, insieme nei film degli Avengers, che hanno sottolineato “che i copioni sono la forza motrice di ogni film e che è stata un’annata d’oro”, non poteva sfuggire all’Academy la bravura di un autore a giocare con i generi, mischiando lo spettacolo con la Storia e con l’impegno, offrendo un dramma storico dagli elementi soprannaturali, raccontando una pagina ambientata nel Mississippi segregazionista degli anni Trenta.
Coogler ha comunque sconfitto un avversario che avrebbe potuto regalarci una sorpresa in questa categoria, ovvero Sentimental Value di Eskil Vogt e Joachim Trier, al contrario di Blue Moon (2025) di Robert Kaplow, di Un semplice incidente di Jafar Panahi e di Marty Supreme di Ronald Bronstein e Josh Safdie.
"Una battaglia dopo l’altra" – Miglior sceneggiatura non originale
Prima vittoria, quattordicesima nomination per Paul Thomas Anderson. La sua sceneggiatura di Una battaglia dopo l’altra, da lui definita un adattamento, è infatti tratta da Vineland, quarto romanzo di Thomas Pynchon, edito da noi con Einaudi. Il regista ne ha realizzato un adattamento in chiave contemporanea, trasponendo per la seconda volta un’opera dello scrittore statunitense, dopo l’omonima pellicola Vizio di forma (2014).
Una statuetta che era già scritta da molto tempo, che è stata strappata a Will Tracy con Bugonia (2025), a Guillermo Del Toro con Frankenstein, a Chloé Zhao e Maggie O’Farrell con Hamnet- Nel nome del figlio e a Clint Bentley e Greg Kwedar con Train Dreams (2025). La dedica ai figli: “Mi dispiace per il casino che vi stiamo lasciando, ma è un incoraggiamento: sarete voi che ci porterete il buonsenso”.
"Sentimental Value" – Miglior film internazionale
Un bel premio. È proprio Sentimental Value di Joachim Trier a trionfare come miglior film internazionale. Sembrava che il premio per la categoria avesse potuto prendere una direzione più politica, con i membri dell’Academy schierati a sostegno del regista iraniano Jafar Panahi di Un semplice incidente (2025), candidato dalla Francia in qualità di coproduttore maggioritario. Nulla da fare, dunque, nemmeno per L’agente segreto (Brasile), Sirât (2025) (Spagna) e La Voce di Hind Rajab (2025) (Tunisia).
Cassandra Kulukundis per "Una battaglia dopo l’altra" – Miglior casting
È il nuovo arrivato tra i premi dell’Academy. Presentato dagli stessi attori dei film, Paul Mescal per Hamnet – Nel nome del figlio, Gwyneth Paltrow per Marty Supreme, Wagner Moura per L’agente segreto, Chase Infiniti per Una battaglia dopo l’altra e Delroy Lindo per I Peccatori. ciascuno dei quali ha elogiato il rispettivo casting director, oggetto dell’importante riconoscimento. La prestigiosa statuetta è andata a Una battaglia dopo l’altra, con Cassandra Kulukundis che è diventata così la prima donna e soprattutto la prima vincitrice in assoluto del Miglior Casting, battendo Nina Gold con Hamnet – Nel nome del figlio. Jennifer Venditti con Marty Supreme, Cassandra Kulukundis con Una battaglia dopo l’altra, Gabriel Domingues con L’agente segreto e infine Francine Maisler con I Peccatori. Un punto decisamente importante per il film di Paul Thomas Anderson.
"KPop Demon Hunters" - Miglior film d'animazione
KPop Demon Hunters (2025) è il miglior film d’animazione. Produzione statunitense, da un’idea di Maggie Kang e Chris Appelhans, che ne sono registi, sceneggiatori e animatori, è ambientato in Corea del Sud, è diventato in poco tempo il titolo più visto di sempre su Netflix. Una popolarità senza precedenti, con un pubblico che ha seguito da tutto il mondo con grande entusiasmo le vicende di un trio di popstar sudcoreane, Rumi, Mira e Zoey, che si trasformano in cacciatrici di demoni. Proprio pochi giorni fa era arrivato l’annuncio ufficiale di un sequel da parte di Netflix.
La musica è inevitabilmente centrale, è parte attiva della storia, con la colonna sonora tra le più ascoltate sulle piattaforme musicali di streaming, la prima della storia a vedere quattro canzoni contemporaneamente nella Top 10 del Billboard Hot 100. Gli altri candidati erano Arco – Un’amicizia per salvare il futuro (2025), Elio (2025), La Piccola Amélie (2025) e Zootropolis 2 (2025). Tra lacrime e messaggi di incoraggiamento, finale un po' scontato ma sempre attuale e universale.
"Mr. Nobody Against Putin" - Miglior film di documentario
L’Oscar al miglior documentario va…. A Mr. Nobody against Putin (2025) di David Borenstein, Pavel Talankin, Helle Faber e Alžběta Karásková. Un documentario che racconta la storia di Pavel Talankin, un insegnante russodi una scuola elementare, nonché tra i registi, che decide di raccontare ai suoi studenti le malefatte di Putin. Una storia potente di un uomo qualunque che si trasforma in un dissidente per l’amore della verità. Un grande protagonista di una lotta a un sistema che non si fa alcuno scrupolo a punire il dissenso.
Forte valenza politica nel premio, che invece non è andato a The Alabama Solution di Andrew Jarecki e Charlotte Kaufman, Come See Me in the Good Light di Ryan White, Jessica Hargrave, Tig Notaro e Stef Willen, Cutting through Rock di Sara Khaki e Mohammadreza Eyni e a The Perfect Neighbordi Geeta Gandbhir, Alisa Payne, Nikon Kwantu e Sam Bisbee.
"Una battaglia dopo l’altra" - Miglior montaggio
Il miglior montaggio è stato vinto da Andy Jurgensen con Una battaglia dopo l’altra. L’Oscar, che l’anno scorso era stato assegnato ad Anora, nonché vincitore del miglior film, è andato così a premiare il lavoro fatto sulla commedia politica di Paul Thomas Anderson. Gli altri contendenti erano Ronald Bronstein e Josh Safdie con Marty Supreme, Olivier Bugge Coutté con Sentimental Value, Michael P. Shawver con I peccatori e Stephen Mirrione con F1 – Il film.
"I peccatori" - Miglior fotografia
Per la miglior fotografia la statuetta è andata a I peccatori. La vittoria di Durald Arkapaw ha una duplice valenza storica, in quanto è la prima donna, e la prima donna di colore, a vincere l'Oscar in un settore storicamente maschile. Una vittoria non scontatissima, era insidiosa la fotografia di Michael Bauman per Una battaglia dopo l’altra, ma la pellicola di Ryan Coogler è riuscita ad avere così la meglio anche su Marty Supreme(Darius Khondji), Frankenstein (Dan Laustsen) e Train Dreams (Adolpho Veloso).
"F1 – Il film" - Miglior sonoro
Era difficile poter immaginare un esito differente. La statuetta per il miglior sonoro se l’è infatti aggiudicata F1 – Il film. Un premio che è andato a Gareth John, Al Nelson, Gwendolyn Yates Whittle, Gary A. Rizzo e Juan Peralta. Gli altri contendenti? Greg Chapman, Nathan Robitaille, Nelson Ferreira, Christian Cooke e Brad Zoern con Frankenstein, José Antonio García, Christopher Scarabosio e Tony Villaflor con Una battaglia dopo l’altra, Chris Welcker, Benjamin A. Burtt, Felipe Pacheco, Brandon Proctor e Steve Boeddeker con I Peccatori e infine Amanda Villavieja, Laia Casanovase Yasmina Praderas con Sirât.
"I Peccatori" - Miglior colonna sonora
L’Oscar è andato a I Peccatori. Proprio come l’anno precedente, anche stavolta il vincitore sembrava ben designato sin dall’inizio e risponde alla composizione di Ludwig Göransson, già premiato conseguentemente ai Golden Globes, Grammy Awards, BAFTA e CriticsChoice Awards. Si tratta della terza statuetta per il compositore svedese, la prima conquistata sempre con Ryan Coogler per Black Panther (2018) e la successiva con Christopher Nolan per il suo ultimo film, Oppenheimer (2023). Gli altri contendenti? JerskinFendrix con Bugonia, Alexandre Desplat con Frankenstein, Max Richter con Hamnet – Nel nome del figlio e Jonny Greenwood con Una battaglia dopo l’altra.
Golden da "KPop Demon Hunters" - Miglior canzone originale
Golden da KPop Demon Hunters è la miglior canzone originale. Era stato ampliamente previsto, considerata anche la risonanza avuta dal brano del lungometraggio d’animazione, il grande fenomeno nell’offerta dello scorso anno del colosso di Los Gatos.La canzone di Ejae, che non ha trattenuto le lacrime,Mark Sonnenblick, Joong Gyu Kwak, Yu Han Lee, Hee Dong Nam, Jeong Hoon Seon e Teddy Park, è entrata così nella storia: è infatti la prima in lingua coreana a conquistare un Academy Award. Gli altri brani erano Dear Me da Diane Warren: Relentless (2025), I Lied To You da I Peccatori, Sweet Dreams of Joy da Viva Verdi! e Train Dreams da Train Dreams.
"Frankenstein" - Miglior scenografia
La miglior scenografia è stata vinta da Frankstein. La statuetta dorata è andata a Tamara Deverell e Shane Vieau, battendo una concorrenza fatta da Hamnet – Nel nome del figlio (Fiona Crombie, Alice Felton), Marty Supreme (Jack Fisk, Adam Willis), Una battaglia dopo l’altra (Florencia Martin, Anthony Carlino) e da I peccatori (Hannah Beachler e Monique Champagne). Era molto favorito.
"Frankenstein" - Miglior costumi
Frankenstein si è aggiudicato l’Oscar per i migliori costumi. La statuetta dorata è andata a Kate Hawley, alla sua prima nomination. A consegnargliela Anna Wintour e Anne Hathaway sulle note di Vogue di Madonna, strizzando alla prossima uscita de Il diavolo veste Prada 2 (2026). “È veramente un privilegio essere qui, ma di essere stata nominata assieme alle m. Voglio condividere il premio con Guillermo Del Toro, e la mia famiglia e tutti coloro che ci hanno aiutato in questo percorso, sono eternamente grata. Grazie per aver riconosciuto la nostra capacità, la nostra arte”.
Sono rimasti, conseguentemente, a mani vuote Deborah L. Scott per Avatar: Fuoco e cenere, Deborah L. Scott, MalgosiaTuzanska per Hamnet – Nel nome del figlio, MyakoBellizzi per Marty Supreme e Ruth E. Carter per I Peccatori.
"Frankenstein" - Miglior trucco e acconciature
Di nuovo Frankstein. L’Oscar per il miglior trucco e acconciature è andato infatti al kolossal di Guillermo Del Toro, regalando la terza statuetta a Netflix per l’ambizioso progetto tratto dal celebre romanzo di Mary Shelley. Il premio è stato consegnato a Mike Hill, Jordan Samuel e Cliona Furey, che ha battuto Kyoko Toyokawa, Naomi Hibino and Tadashi Nishimatsu perKokuho – Il maestro di kabuki (2025), in uscita nelle sale a fine aprile, Ken Diaz, Mike Fontaine e ShunikaTerry per I peccatori, Kazu Hiro, Glen Griffin e Bjoern Rehbein per The Smashing Machine e infine Thomas Foldberg e Anne Catherine Sauerberg per The Ugly Stepsister.
"Avatar: Fuoco e cenere" - Miglior effetti visivi
I dubbi erano pochi, anche qui. L’Oscar per i migliori effetti visivi è infatti andato ad Avatar: Fuoco e cenere(2025). Un lavoro meticoloso per il terzo capitolo della saga fantascientifica di James Cameron, realizzato da Joe Letteri, Richard Baneham, Eric Saindon e Daniel Barrett. Gli altri candidati erano Ryan Tudhope, Nicolas Chevallier, Robert Harrington e Keith Dawson con il blockbuster F1 – Il film, David Vickery, Stephen Aplin, Charmaine Chan e Neil Corbould con Jurassic World – La rinascita (2025), Charlie Noble, David Zaretti, Russell Bowen e Brandon K. McLaughlin con il thriller di Apple, The Lost Bus (2025) e infine Michael Ralla, Espen Nordahl, Guido Wolter e Donnie Dean conl’acclamatissimo I peccatori.
"The Singers e Two People Exchanging Saliva" - Miglior cortometraggio
Introdotto dalle battute di rifare i grandi classici in versione cortometraggio, il premio è andato a parimerito Sam A. Davis e Jack Piatt con The Singers e a Alexandre Singh e Natalie Musteata con Two People ExchangingSaliva. Entrambi i cortometraggi hanno prevalso suButcher’s Stain di Meyer Levinson-Blount e Oron Caspi, A Friend of Dorothy di Lee Knight e James Dean e Jane Austen’s Period Drama di Julia Aks e Steve Pinder.“Con questa vittoria a pari merito avete rovinato le scommesse di chi gioca sugli Oscar” ha concluso O’Brein.
"The Girl Who Cried Pearls" - Miglior cortometraggio di animazione
The Girl Who Cried Pearls (2025) è il miglior cortometraggio di animazione. Una favola moderna, realizzata con la tecnica dello stop-motion, incentrata sull’amore di un ragazzo povero per una ragazza sopraffatta dal dolore, le cui lacrime si trasformano in perle. Scoprendo di poterle vendere al banco dei pegni, ne vorrà sempre di più, anche a costo di farla soffrire sempre di più… perché anche l’avidità può portare i buoni a compiere azioni riprovevoli.
Il cortometraggio animato di Chris Lavis e Maciek Szczerbowski ha battuto così Butterfly di Florence Miailhe e Ron DyensForevergreen di Nathan Engelhardt e Jeremy Spears, Retirement Plan di John Kelly e Andrew Freedman e The Three Sisters di Konstantin Bronzit. Prima vittoria e seconda nomination per Lavis e Szczerbowski, che hanno ringraziato ampliamente la comunità di artisti e il Canada nel ricevere la statuetta.
"All the Empty Rooms: Le stanze di chi non tornerà" -Miglior cortometraggio documentario
Disponibile su Netflix, All the Empty Rooms: Le stanze di chi non tornerà (2025) di Joshua Seftel segue un giornalista e un fotografo, Steve Hartman e Lou Bopp, in un viaggio di circa mezz’ora nelle stanze delle giovanissime vittime statunitensi, che hanno perso la vita nel corso delle varie, e purtroppo frequenti, sparatorie scolastiche. Un titolo molto forte, che parlando di un lutto straziante ha conquistato l’Academy a svantaggio di Armed Only with a Camera: The Life and Death of Brent Renaud di Craig Renaud, Children No More: Wereand Are Gone di Hilla Medalia, The Devil is Busy di Christalyn Hampton e Geeta Gandbhir, Perfectly a Strangeness di Alison McAlpine.