Angelo Restaino inediti
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Sui Lattari
Sulla prua verdesole dei Lattari
un lento fronte d’onda di foschia
incombe come incombe una corona.
Richiami e qualche sparo che si fondono
col tuono senza luogo di un aereo.
Un silenzio di cicale mi sfonda
le orecchie: lo stridìo di ritorno
quando Dio parla troppo vicino.
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Settembre
Settembre è questa luce che si sfibra
ancora lunga e viva;
nelle cucine accese sui crepuscoli
amici c’inseguiamo
come fantasmi. In quell’azzurro cupo
stanno già preparando
il fondo di cottura dell’inverno.
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Cavalli a via Plebiscito
La chiostra del fornello ride azzurra
col suo costante soffio di lucerna
e formula un’ipotesi di casa
e di calore proprio qui di fronte
oltre il vasto fossato del cortile.
Calore, proprio come se servisse.
Sul limitare dell’anello esterno
del quartiere di porta Garibaldi
si riposa qualcosa di vibratile,
vele d’ombra calanti dalla volta
di alberi, balconi ed altri aggetti.
Segni di vite nascoste a proteggersi
dal caldo, intente a risparmiare liquidi.
Dietro le svolte scoccano riverberi
numinosi, ambulanze, zanzariere,
pantografi stridenti nelle curve,
né posso escludere un roveto ardente:
ogni tre giorni brucia un cassonetto.
Dio se vuole si serve di piromani
per far tuonare l’ego sum qui sum.
Vagisce il vuoto nelle linee d’aria
tropicali che imboscano pantere,
a tratti a tratti implodono boati.
Il lume di una dinamo traluccica
all’orizzonte, sembra un fuoco fatuo.
Immergo faccia e collo nel lavabo
colmo d’acqua, spalanco bene gli occhi.
Su via Plebiscito rombano i cavalli.
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Prova di coraggio
La sera è un guscio vuoto dentro al mosto
che si aggruma. Risalgono le ombre
su dalle sostruzioni del castello
diroccate. Lì dentro s’inscenarono
sassaiole, riti d’iniziazione –
le prove di coraggio consistevano
nel reggere la vista del cadavere
tutt’ossa del maestro col pizzetto
rosso ancora attaccato alla mascella.
Ridergli in faccia, andarglielo a tirare.
(non c’era alcun orrore, solo ridere.)
L’erba estiva fragrava nel tramonto,
in quest’aria di canti che si abbruna…
(Dispiace, ma rinascere è un azzardo,
affrontare di nuovo quest’amore
che porta dentro tutta questa morte.)
***
Riflessione sul pomeriggio
Il pomeriggio è una fuga di stanze
che sembra infinita.
Ognuna ha una finestra su un cortile,
tutte su un solo lato.
Una televisione
trasmette un quiz al piano sopra o sotto,
di quando in quando voci di bambini,
un tinnìo di bottiglia.
Vi entra luce riflessa
che non aumenta né tramonta mai.
Poi si arriva ad una stanza sul mare
con una sdraio aperta
e mattonelle di quand’eri piccolo.
Quello che c’era prima
era la vita, niente
di preciso.
*
Angelo Restaino è nato a Salerno nel 1982. Ha vissuto a Catania e a Pescara, ora vive a Roma. Vorrebbe vivere in molti altri posti, a Siena, per esempio. In ciascuno di questi luoghi, comunque, e in altri ancora, costantemente risiede, avendoci lasciato una porzione di cuore. Di mestiere paleografo e archivista, dopo vari anni da freelance – in cui si è dedicato anche all’associazionismo professionale – lavora al momento all’Archivio di Stato di Roma e all’Istituto Centrale per il Catalogo Unico delle Biblioteche Italiane. Ha esordito in versi nel 2021 con la raccolta Contrada dello Zodiaco per Fallone Editore. Nel 2023 si è classificato primo alla IX edizione del Premio Terra di Virgilio. Segnalato ai premi Lucini nel 2020 e Giorgi nel 2021, suoi testi sono comparsi nelle riviste Poeti e Poesia e Le voci della luna, nel volume collettivo Distanze Obliterate. Generazioni di poesie sulla rete (Puntoacapo, 2021) e online su Poesia ultracontemporanea, La morte per acqua, Atelier, Il Multiperso, La poesia e lo spirito. Nel 2023 la sua silloge inedita Estate metafisica, vincitrice del Premio Renato Giorgi, è stata pubblicata da Qudu Libri. Ha insegnato paleografia latina per diversi anni e pubblicato anche alcuni articoli scientifici nel suo campo di studio e di lavoro, e collaborato alla redazione di cataloghi di manoscritti; ma meno di quanto avrebbe dovuto, perché gli costa molta, molta fatica.
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