In occasione del centenario della nascita dell’autore si è svolto ad Alatri il 18 ottobre 2014 un convegno sull’opera di Gianni Toti. Gli atti della giornata di studi sono ora pubblicati, per la cura di Giovanni Fontana e Silvia Moretti, dalla Associazione Gottifredo che insieme alla Casa Totiana conserva ad Alatri l’archivio di Toti.
Il titolo del volume è Multiverso Toti, in quanto l’opera di questo autore, aperto e disponibile ma al contempo restio a unirsi ai gruppi di quel nostro vulcanico “secondo Novecento”, si è sviluppata in modi originali ed eccentrici su più versanti, praticando non solo poesia e prosa con esiti da giocoliere della parola iper-carrolliano, ma anche la grafica, il cinema e soprattutto la video poesia della quale è stato un vero precursore in un’epoca che non aveva tutti gli strumenti da videomaker che abbiamo oggi. Operando talmente a largo raggio che questi studi sembrano essere ancora “iniziali”, aperture e inviti per la visita di un continente artistico tuttora da scoprire. Continua a leggere Il punto su Toti
Archivi categoria: Le uscite
La “poesia ibrida” secondo Cuccaroni
Sappiamo bene che l’ibrido era assolutamente da evitare nell’estetica classica; teste l’Orazio dell’Ars poetica, netto nel condannare i mostri composti di doppia natura come la sirena, una donna che, scandalosamente, desinit in piscem.
Senonché l’estetica moderna ha cambiato completamente parere e soprattutto nelle teorie postcoloniali ha accolto l’ibrido come l’unica possibilità di recuperare l’originario cancellato dalla storia repressiva. Contaminare la lingua dei colonizzatori, giocare con essa a entrare-uscire, deformarla con le espressioni native: l’ibridità diventa così una forma di rivendicazione e di protesta.
L’ibrido, dunque, virato in positivo può diventare lo stigma valorizzatore di tutte le poetiche della mescolanza. E non a caso Valerio Cuccaroni ne ha fatto la formula del suo La poesia ibrida (edito da Biblion) che tocca gli esperimenti multimediali, anzi più precisamente intermediali, dalla poesia visiva alla videopoesia, dalla poesia elettronica fino al Poetry Jockey. Continua a leggere La “poesia ibrida” secondo Cuccaroni
Di nuovo l’allegoria
L’allegoria è da sempre un problema. Una sorta di “corpo estraneo” nel territorio delle finzioni. Già tra i greci antichi, per Platone e Aristotele (attenti a quei due!) la rappresentazione si basava sulla mimesi di azioni e personaggi umani. E sebbene proprio dalla loro lingua provenga il termine (allon agoreuo: dico altro) un senso secondo appariva, per l’appunto, secondario.
Ma, anche dopo avergli trovato un posto nella teoria letteraria, si apre tutta una serie di “bivi”, di distinzioni complicate. Infatti, come intendere il sottotesto, ovvero: simbolo o allegoria? Intuizione ispirata o collegamento intellettuale? E ancora: l’allegoria è negli occhi e nella pratica esegetica dell’interprete, oppure è dotata di proprie modalità che l’artista ha adottato consapevolmente? (Nel primo caso è dappertutto, nel secondo solo in alcuni testi). Andando avanti: che differenza c’è tra allegoria vera e propria (un’immagine strana della quale dobbiamo capire cosa indica) e personificazione (l’entità astratta che si presenta con l’iniziale maiuscola)? E poi: allegoria puntuale, concentrata in una singola figura oppure allegoria complessiva in un testo eterogeneo, frammentario, ecc. ecc.?
Tutta questa materia, intricata e soggetta a oscillazioni nel sorso della storia della letteratura e della filosofia, viene trattata nel mio volume L’allegoria che l’editrice Lithos ripropone oggi a 10 anni dalla prima in una nuova edizione ampliata , corredata dalla preziosa copertina verbovisiva di Giovanni Fontana.
Lucini “politico”
Tra Otto e Novecento Gian Pietro Lucini è stato il nostro maggior poeta di tendenza “simbolista”, ma – attenzione – di un simbolismo pronto a integrare senza nulla perdere anche la prospettiva anarco-rivoluzionaria di taglio repubblicano e libertario. Nel suo assiduo lavoro filologico attorno all’autore, Pier Luigi Ferro ha da poco ripubblicato e restituito in volume unitario i libelli direttamente “politici” e segnatamente antimonarchici che Lucini aveva stampati “alla macchia” proteggendosi con l’anonimato o dietro l’artificioso pseudonimo di Çi-devant. Attorno al passaggio di secolo, questi “giambi roventi” come li definisce l’autore, rispondevano alla necessità di intervenire contro la repressione dei moti di protesta culminati con i fatti di Milano del maggio 1898 spenti dalle cannonate di Bava Beccaris. Risposta direttamente “antagonista” più che in altre occasioni, gestita da Lucini con vibrante acredine satirica.
L’edizione curata da Pier Luigi Ferro con una documentata introduzione e con una fitta rete di note che chiariscono fatti e personaggi della cronaca dell’epoca, ha per titolo Carmi clandestini (edizioni Diana) e comprende La Nenia del Bimbo, Il Sermone al Delfino e La Ballata di Carmen Monarchia. Continua a leggere Lucini “politico”
Malacoda sulla libertà
Annuncio l’uscita dell’Annuario Malacoda 2025, dedicato alla parola “libertà”. Si tratta, come il precedente dedicato al “lavoro”, di un libro collettivo, pensato dal gruppo redazionale di “Malacoda” rivista online e allargato a una serie di collaboratori sui diversi versanti della politica, della cultura e dell’arte. Termine circolante a proposito e a sproposito, la libertà sembra ancora oggi un obiettivo non completamente raggiunto, anzi spesso messo in pericolo; tanto più è parso necessario sottoporlo a una serie di prospettive mirate comprendente anche le galoppanti innovazioni tecnologiche (non a caso una sezione consistente del libro tratta delle “nuove sfide” sul terreno della Intelligenza Artificiale).
Come scrivo nella breve introduzione, «Tutti a parole danno gran valore alla libertà, poi però bisogna vedere cosa intendono e come si comportano nei fatti. Di quale libertà si parla, se il movimento del denaro non soffre restrizioni di rapidità, mentre il movimento dei profughi in fuga da condizioni disumane viene contrastato come atto ostile? (…) Il consumismo ha bisogno di soggetti liberi, versati a tutte le esperienze e le offerte, ma poi cerca di condizionarli in ogni modo. Forse libertà non c’è mai e quello reale è solo il processo della liberazione».
Se ne discuterà alla presentazione prevista per il 30 gennaio, ore 17,30 al Teatro di Porta Portese (via Portuense 102, Roma). Continua a leggere Malacoda sulla libertà
Poesia fatta per Bene
Carmelo Bene – lo sappiamo – è “apparso alla Madonna”. Ce lo ha detto nella sua autobiografia, incentrando il momento estatico sulla lettura bolognese dei versi danteschi. Per altro un’estasi all’incontrario rispetto anche ad alcuni passi precedenti (il meraviglioso «ci sono cretini che hanno visto la Madonna e ci sono cretini che non hanno visto la Madonna. Io sono un cretino che la Madonna non l’ha vista mai»). Che poi la predilezione infantile per la Madonna è chiaro che si sviluppa in un eroismo/erotismo verso il femminile.
Ma insomma, qui s’ha da parlare invece di Carmine Lubrano che, sulla scia delle “apparizioni” beniane, intitola il suo nuovo libro in versi Come Carmelo Bene sono apparso alla Madonna di Roca, uscito per le edizioni di “Terra del Fuoco”. E in questo libro Lubrano continua la sua poesia davvero ininterrotta, la sua “letania” più profana che sacra. Continua a leggere Poesia fatta per Bene