Non è tempo per noi

Strade troppo strette e diritte per chi vuol cambiar rotta oppure sdraiarsi un po’, che andare va bene però a volte serve un motivo, un motivo. Certi giorni ci chiediamo “È tutto qui?” e la risposta è sempre sì.[…] Non è tempo per noi non ci adeguiamo mai, fuori moda, fuori posto, insomma sempre fuori dai. […] Non è tempo per noi che non vestiamo come voi, non ridiamo, non piangiamo, non amiamo come voi. Forse ingenui o testardi, poco furbi caso mai.

In queste righe di Non è tempo per noi di Ligabue, si esprime chiaramente quel senso di inadeguatezza che ci si imprime addosso, come un vestito troppo stretto che non ci permette di muoverci. Non rispondere ad un modello, uno stile, una mentalità, una normalità che la società, la famiglia, le dinamiche relazionali ci impongono può farci sentire come tessere di un puzzle incastrate male.

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BombaCalendario

Officina di espressioni creative
Sabato 28 marzo, ore 10
Libreria Passaparola (via della Balduina, 122)
Tema dell’anno: Il tempo
Tema del mese: Controtempo
Laboratorio di lettura O’Connor
Giovedì 26 marzo, ore 19 (online)

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[Report] Officina di marzo 2026

Nell’Officina di marzo abbiamo approfondito il tema del “Controtempo“, ovvero dell’intempestività, dell’essere spostati rispetto a un andamento lineare della temporalità comune: in anticipo, in ritardo, bloccati da un contrattempo o strategicamente prendendo in controtempo un avversario.

Ma cosa significa essere controtempo? Esiste un giusto tempo? E se sì, quale? A queste e ad altre domande abbiamo tentato, insieme, di trovare una risposta.

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Controtempo

Ripeness is all. Così, con sobria sapienza, Edgar si rivolge al padre nell’atto V, scena II, del Re Lear di William Shakespeare. La maturità — la giusta stagione dell’essere — è tutto. La medesima frase è posta da Pavese come epigrafe de La luna e i falò. La maturità, o la prontezza. In fondo, si tratta di concetti simili, proiettati su archi temporali differenti: l’una rappresenta il raggiungimento della giusta età, l’altra la capacità di cogliere l’attimo; in entrambi i casi si tratta dell’abilità di saper vivere il presente.

Non la fretta, dunque, non il rimpianto, ma il tempismo: quell’accordo segreto tra il gesto e l’ora, tra la decisione e il momento in cui essa diventa necessaria. Nella vita, come nella tragedia, tutto dipende dall’arte di arrivare nel momento giusto. Eppure l’esperienza umana si definisce spesso proprio per l’incapacità di abitare quel punto esatto del tempo; l’uomo è, quasi per vocazione, un animale che abita il proprio spazio procedendo controtempo.

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[Report] Officina di febbraio 2026

Nel percorso dedicato quest’anno al “Tempo” non potevamo che incontrare questo binomio in costante contrapposizione e complementarietà: perdere e prendere tempo. Come spesso accade, l’uno o l’altro verbo dipendono sia da chi guarda sia da chi è guardato, da chi immagina di capire e da chi tenta di vivere.

Mariavittoria

Nel riprendere quanto già detto nell’editoriale, faccio riferimento a due video rispettivamente dei film “A Beautiful Mind” (di Ron Howard, 2001) e “The Imitation Game” (di Morten Tyldum, 2014).

Nel primo, il giovane protagonista John Nash viene richiamato dal professor Helinger perché la ricerca al quale si sta dedicando da tempo non sta portando a nessun risultato. Nella sala a fianco, si sta svolgendo la “consegna delle penne”, un gesto di riconoscimento nell’ambiente accademico nei confronti di chi ha contribuito in maniera considerevole durante il suo lavoro. Helinger gli fa notare che solo con risultati concreti si può ambire a riconoscimenti. Nash, nonostante un iniziale delusione, continua a lavorare al progetto in cui crede che alla fine lo porterà ad uno dei più importanti riconoscimenti scientifici.

Nel secondo video, Alan Turing sta lavorando alla decrittazione dei codici di Enigma, macchina utilizzata dai nazisti per inviare codici segreti, ma in modo isolato rispetto al gruppo che lo accusa di non apportare un grande aiuto rispetto a loro che invece qualche codice sono riusciti a codificarlo. L’idea di Turing è quella di impiegare più tempo per costruire un macchinario in grado di codificare non solo qualche codice e in modo fortuito, ma poter decodificare tutto e in modo immediato.

In entrambi i casi, lo sguardo che viene rivolto ai protagonisti dà un giudizio unanime: stanno perdendo tempo perché non danno nell’immediato un riscontro, una soluzione, una risposta. Dall’altra parte, chi lo riceve continua indefessamente a credere nella propria idea prendendosi così il tempo necessario per raggiungere l’obiettivo prefissato.

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Perdere e prendere tempo

Ma il tempo, il tempo chi me lo rende? Chi mi dà indietro quelle stagioni di vetro e sabbia, chi mi riprende la rabbia e il gesto, donne e canzoni, gli amici persi, i libri mangiati, la gioia piana degli appetiti, l’arsura sana degli assetati, la fede cieca in poveri miti?

Un esame non passato, una lunga storia finita male, un’amicizia decennale andata a rotoli, un libro brutto, una mostra orrenda, un progetto non approvato, un appuntamento finito in modo diverso da come ce lo aspettavamo. Situazioni differenti che spesso finiscono con tre semplici parole: “Ho perso tempo!”.

In “Lettera” di Guccini, sopracitata, l’autore sembra sedersi su una panchina in un giardino, probabilmente un parco pubblico, e fare un po’ il punto della situazione della vita fino a chiedersi “Ma tutto il tempo che io ho perso, chi me lo dà indietro?“. 

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[Report] Officina di gennaio 2026

L’Officina di gennaio è stata dedicata al tema della nostalgia: al nostro rapporto con il passato, con i ricordi, con il tempo che cambia.

Cecilia

A partire dall’editoriale, l’intervento ha presentato la nostalgia come “dolore del ritorno” ad un luogo e a un tempo passato. È quanto viene mostrato, in maniera semplice ed esplicativa, in questa scena di Inside Out.

A partire dalla rappresentazione contraddittoria della nostalgia giovanile come emozione impossibile e delegittimata in Inside Out 2, si è parlato della nostalgia come sentimento illusorio. Sono stati citati il passo di Guerra e Pace di Tolstoj e il brano I dreamed a dream del musical I miserabili. Si è infine fatto riferimento alla canzone White Christmas di Irving Berlin e al principio di anemoia (la nostalgia di ciò che non si è vissuto, di un passato che non si conosce se non per sentito dire). Questo sentimento spesso si prova pensando all’infanzia del “bianco Natale” rappresentata nei film e nelle canzoni.

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Nostalgia

You know how the time flies 
Only yesterday was the time of our lives 
We were born and raised in a summer haze 
Bound by the surprise of our glory days 

Il termine italiano nostalgia deriva dall’unione della parola greca nostos, il ritorno, e nello specifico il ritorno a casa degli eroi, e di algia, dolore fisico. La nostalgia è dunque il dolore che si prova nel tornare con la mente in luoghi e, soprattutto, tempi lontani, irraggiungibili. Quei glory days del ricordo diventano nella nostra testa con facilità perfetti, o quantomeno migliori dei presenti e di quelli sconosciuti e spaventosi che devono ancora venire. È proprio questo inevitabile confronto con il momento attuale a differenziare questo sentimento dal rimpianto e dal rimorso: chi soffre di nostalgia non desidera riscrivere nulla del passato, solo poterlo rivivere così com’era. Someone like you (2011) di Adele non è altro che il racconto di una storia d’amore conclusa, definita dalla voce narrante come “il tempo della propria vita”. Pensare che questo fantomatico momento – unico, irripetibile, perduto – sia esistito è forse la forma peggiore di nostalgia, perchè ci lascia non solo con la consapevolezza che il passato non può tornare, ma anche con la convinzione che futuro e presente non valgano la pena di essere vissuti fino in fondo, perchè l’apice della nostra esistenza è già trascorso. 

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