io obietto
la guerra.

Con questa firma dichiaro che:
- Rifiuto l’uso delle armi;
- Sono contrario/a a qualsiasi ipotesi di ripristino del servizio militare e non sono disponibile ad aderirvi;
- Mi impegno a difendere l’articolo 11 e tutti i principi costituzionali;
- Mi impegno a costruire una comunità di pace.

Obiettori alla guerra
COMPILANDO IL FORM E CLICCANDO SU FIRMA, dichiari di aderire all’appello parte della campagna R1PUD1A, incluso l’invio delle firme alle istituzioni interessate alla raccolta firme in oggetto, e di ricevere aggiornamenti relativi alla campagna a cui hai aderito sulla base del legittimo interesse di EMERGENCY, ricordandoti che puoi sempre opporti all’invio di materiale informativo scrivendo a privacy@emergency.it.
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I dati personali trattati saranno conservati per il tempo necessario ad adempiere alle finalità sopra riportate – e comunque per un periodo non superiore ai 2 anni dalla raccolta – salvo il rispetto di eventuali altri diritti, obblighi o esigenze di tutela a norma di legge.
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L’Italia ogni anno spende per la guerra
54 miliardi di euro


Perché
obiettare?

Non vogliamo il ripristino della leva
Il ripristino della leva, anche solo volontaria, è il ritorno della richiesta dello stato di mettere a disposizione i propri corpi. Oggi come ieri il ripristino della leva serve a giustificare il nostro ruolo internazionale come “potenza” e alimenta il ritorno all’uso della minaccia militare come strumento della politica.
Rifiutiamo la militarizzazione della società
Nella nostra Costituzione la chiamata alle armi è possibile solo per la Difesa della Patria da un attacco nemico e l’Italia non è sotto attacco di forze militari straniere. Non solo: il ripristino della leva si accompagna all’aumento senza precedenti della spesa militare a scapito della spesa in sanità, scuola, welfare, innovazione. Si accompagna inoltre a un aumento dei contingenti militari italiani in diversi scenari internazionali dove dovremmo agire solo diplomaticamente.
Perché l’Italia R1PUD1A
Il rifiuto della guerra può essere un’aspirazione individuale, ma è soprattutto un principio fondamentale della nostra Costituzione, fortemente voluto da chi aveva combattuto o vissuto la Seconda Guerra mondiale e proprio per questo non poteva immaginare la guerra nel futuro del Paese.
Articolo 11 “L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”.
Perché rispettiamo la Costituzione.
Attorno all’articolo 11, abbiamo costruito la campagna R1PUD1A: una comunità di cittadini e cittadine attivi e partecipi nelle scuole, nei Comuni, sui territori, nel mondo della cultura e coi movimenti della società civile. Insieme promuoviamo cultura e azioni di pace, in maniera nonviolenta e consapevole.
Come attivarsi

Diffondi la campagna R1PUD1A. Coinvolgi le persone, creiamo una comunità che ripudia la guerra.
Rompi il silenzio: partecipa
La guerra non è inevitabile: Informati e condividi perché la consapevolezza è il primo atto.
Attiva una comunità: organizzati.
Il cambiamento ha bisogno di tante teste. Crea alleanze, trasforma il tuo impegnoin forza condivisa.
Conquistiamo “spazi di pace”
Comuni, strade, scuole, cinema, teatri, biblioteche, festival possono promuovere una cultura di pace e praticare concretamente il rispetto e la difesa dell'articolo 11 della nostra Costituzione.
La scuola non si arruola
Sei uno studente, un docente, un genitore? Attivati per difendere le scuole dalla propaganda bellica e renderle luoghi di educazione e promozione alla pace, perché è sui banchi che si formano le coscienze e i cittadini di domani.

Diffondi R1PUD1A,
costruisci una alternativa dipace.
Gino Strada
Io non sono pacifista.
Io sono contro la guerra.
Unisciti alla più grande community italiana contro la guerra
I numeri di chi ripudia
la guerra.

+650
Comuni
Comuni che dichiarano pubblicamente il ripudio della guerra e iniziano a tradurlo in concrete scelte politiche, culturali e istituzionali.

+1500
Scuole
Dalle elementari alle superiori, il mondo dell’istruzione propone cultura di pace, rilancia la campagna e il senso della Costituzione

+300
Spazi culturali
Una comunità in movimento, diffusa e determinata.
Teatri, cinema, festival, persino squadre di calcio: il mondo della cultura e dello sport è un protagonista formidabile delle ragioni della pace
Questo, non è un automezzo di pace
La guerra è distruzione organizzata, sono soldi pubblici trasformati in violenza invece che in istruzione, cure, innovazione. Guerra significa meno diritti, meno opportunità, il futuro sottratto alle persone, Ripudiare la guerra significa smascherarne l’inganno, per costruire, insieme, alternative di pace.
Non è un messaggio simbolico o utopico. È una scelta politica, è un’azione collettiva che si può fare ora.
Il tuo contributo rende possibile l'azione
Se non puoi donare
Spazi di pace conquistati

