Vai al contenuto
Home » IL Blog del mondo IRC e Linux » Vibe Coding: cosa è?

Vibe Coding: cosa è?

ChatGPT l'intelligenza artificiale e la SEO vibe coding

Hai presente quando devi scrivere un sacco di codice e dopo un po’ ti scocci? Tipo, ti metti lì a scrivere riga dopo riga e ti passa pure la voglia. Ecco, ultimamente sta prendendo piede una roba chiamata vibe coding (o anche vibecoding, dipende da chi ne parla). L’idea è che invece di metterti a programmare nel senso classico, spieghi all’intelligenza artificiale quello che vuoi fare, usando parole normali, come se lo raccontassi a un tuo amico.

Quello che dici è un po’ il “vibe” che dai alla macchina, e lei—se è abbastanza sveglia, tipo quei modelli linguistici super evoluti—ti tira fuori direttamente il codice. Boom.

Quindi il programmatore non è più solo quello che smanetta sulla tastiera, ma diventa più una guida, uno che dice all’AI cosa deve fare, poi controlla il risultato, lo sistema se c’è qualcosa di storto, e via.

Ma vediamo un attimo quali sono i punti principali di questa faccenda del vibe coding:

Cosa è il VIBE CODING? vantaggi e svantaggi.

  • Parla come ti viene – Non serve usare paroloni tecnici. Basta che dici tipo: “Mi serve un bottone che cambia colore quando ci clicco sopra” e fine.

  • L’AI si fa il mazzo – Tu le dici cosa ti serve e lei scrive il codice. Letteralmente. Una figata, no?

  • Sei comunque tu che comandi – Hai in mente l’idea generale? L’aspetto dell’app, come deve funzionare? Bene, glielo dici tu. L’AI ti dà una mano, ma la regia è tua.

  • Forse anche tua nonna può programmare – C’è chi dice che col vibe coding anche chi non ha mai scritto una riga di codice può tirare fuori qualcosa di funzionante. Magari pure tua nonna si fa l’app per la lista della spesa (ok, forse esagero, ma hai capito il concetto).

  • Il codice a volte è tipo magia nera – Succede che ti ritrovi con roba che funziona, ma tu non hai la più pallida idea del perché funzioni. Tipo quando usi una funzione e dici “boh, però va”.

Facciamo due esempi che si capisce meglio:

Vuoi un sito basico? Gli dici: “Fammi una pagina web con scritto ‘Ciao Mondo!’ e sotto una frasetta su chi sono”. L’AI ti butta fuori HTML e CSS belli pronti.

Hai una lista di numeri e vuoi sommarli in Python? Scrivi: “Fammi una funzione Python che somma tutti i numeri di una lista”. Et voilà, codice pronto da incollare.

E se sei più ambizioso? Tipo: “Voglio un’app per segnarmi i libri che ho letto, con autore, titolo e se l’ho finito”. L’AI ti può buttare giù una bozza usando React o Django, così a gratis.

Ci sono già un sacco di strumenti che ti fanno fare ‘sta roba del vibe coding. Tipo Cursor, che è un editor fatto apposta per lavorare con l’AI. Poi c’è Replit, che ha integrato delle AI che ti aiutano mentre scrivi. GitHub Copilot lo conoscerai già: ti suggerisce codice in tempo reale. E poi ci sono cose più specifiche come Vercel v0 per le interfacce web, o Windsurf che è tipo un ambiente di sviluppo dove umani e AI si danno il cinque e lavorano insieme.

Ma occhio, non è tutto oro quello che luccica:

  • Il codice non è sempre perfetto – A volte l’AI spara cazzate. Il codice può non funzionare o fare altro rispetto a quello che volevi. Quindi, va sempre testato e sistemato.

  • Capirci qualcosa aiuta – Se prendi codice a occhi chiusi, poi quando succede un casino non sai dove mettere le mani. E potresti pure beccarti qualche problema di sicurezza.

  • Non è la bacchetta magica – Se il progetto è grosso o complicato, spiegare tutto a parole magari non basta. Devi comunque saperci un minimo di tecnica per guidare l’AI.

  • I programmatori servono ancora (e come) – Non è che adesso ci si può scordare gli sviluppatori, eh. Servono eccome, per mettere insieme le idee, fare debug, pensare in modo critico. Per non parlare del fatto che poi c’è bisogno di manutenzione , aggiornamenti ecc; e se non sei uno del mestiere la L’intelligenza artificiale p’uo’ aiutarti poco.

  • Può aiutarti a imparare – C’è chi dice che usare il vibe coding ti fa imparare più in fretta. Tipo che è come avere un tutor sempre pronto a spiegarti le cose.

Insomma, il vibe coding è una figata moderna che può rendere la programmazione più rapida e pure un po’ più accessibile. Ma serve usarla con criterio, con la testa accesa, e ricordandosi sempre che l’AI è un aiutante, non il capo. E qualcuno deve comunque avere il cervello acceso alla fine della fiera.

Allenati a dare istruzioni chiare, specifiche, ma senza esagerare in tecnicismi. Sei un narratore, non un compilatore.

Come usare il VIBECODING con efficacia e saggezza

 

🎯 1. Saper spiegare bene quello che vuoi

L’AI non legge nel pensiero (non ancora, almeno). Se le dici “fammi un sito figo”, lei va in crisi esistenziale. Se invece scrivi:

“Voglio una homepage con un header blu, un titolo in mezzo che dice ‘Benvenuto’, e un bottone che apre un popup con un messaggio di saluto”
…capisci che le chance che ti dia qualcosa di sensato aumentano di brutto.

👉 Allenati a dare istruzioni chiare, specifiche, ma senza esagerare in tecnicismi. Sei un narratore, non un compilatore.

🧠 2. Capisci quello che ti sputa fuori

Sì, ok, è comodo farsi scrivere il codice da qualcun altro (in questo caso da un robot). Ma se non capisci quello che hai davanti, sei un bersaglio perfetto per bug, problemi di sicurezza, e debugging da incubo.

👉 Leggi quello che ti dà, cerca di capirlo, e se non capisci, chiedi all’AI di spiegartelo. Tipo:

“Spiegami riga per riga questo codice che mi hai generato”
Fa tutto parte del gioco. E impari pure qualcosa.

🛠️ 3. Sii pronto a sistemare le cazzate

Spoiler: l’AI sbaglia. A volte anche in modo clamoroso. Magari ti fa una funzione che sembra giusta, ma poi non fa quello che dovrebbe. Quindi no, non puoi fidarti alla cieca.

👉 Prova tutto. Modifica. Aggiusta. Fai refactoring. Il vibe coding è collaborazione, non automazione magica.

🧩 4. Dai contesto, sempre

Se sei in un progetto con più file, funzioni, componenti… l’AI ha bisogno di sapere dove si trova. Altrimenti è come buttare qualcuno in mezzo a una serie TV alla stagione 4, episodio 8, senza neanche dirgli il titolo.

👉 Passale un po’ di contesto:

“Sto usando React, questi sono i componenti già fatti, fammi una nuova sidebar che si integra con questi”
Vedrai che la qualità di quello che genera sale subito.

🧪 5. Usa il vibe coding per esplorare e sperimentare

Hai una mezza idea? Provala al volo. L’AI ti permette di buttare giù prototipi in un attimo, senza dover settare mille cose a mano.

👉 Non aver paura di sbagliare. Usa il vibe coding come una sandbox dove testare idee. Fallisci veloce, correggi ancora più veloce.

🚀 6. Impara a promptare bene

Fare vibe coding è un po’ come scrivere incantesimi: la formula conta. Le persone che ottengono i risultati migliori non sono i maghi del codice, ma quelli che sanno scrivere prompt fighi, chiari e intelligenti.

👉 Tono, parole chiave, esempi, struttura: tutto fa la differenza. Più sei bravo a parlare con l’AI, più diventi un AI whisperer.

🧙‍♂️ 7. Rimani umano

Alla fine, sei tu quello con la visione. Tu decidi cosa serve, che stile vuoi, che esperienza vuoi dare all’utente. L’AI è un assistente, non il capo progetto. È il tuo stagista, non l’architetto.

👉 Se lasci decidere tutto alla macchina, ti esce roba generica. Se ci metti testa e gusto tuo, tiri fuori roba memorabile.

Vuoi diventare veramente forte col vibe coding? Non limitarti a usarlo. Capiscilo, sfruttalo, piegalo ai tuoi scopi. E ricordati: l’AI non è lì per sostituirti. È lì per moltiplicare quello che sei capace di fare.

“Le 10 domande da fare all’AI prima di accettare il suo codice”.

 

💬 Prompt Perfetti in 5 Mosse

  1. Spiega come se parlassi a un umano distratto
    Niente frasi vaghe tipo “fammi una roba carina”. Scrivi:

    “Voglio una pagina web con sfondo nero, un titolo bianco centrato e un bottone rosso che apre un popup con scritto ‘Boom!’”

  2. Dai contesto
    L’AI non vive nel tuo cervello (ancora). Dille dove sei e cosa stai facendo.

    “Sto usando React con Tailwind. Ho già un componente Header. Creami un Footer coerente con lo stile.”

  3. Specifica l’obiettivo, non solo il mezzo
    Non dire solo cosa vuoi, ma anche perché. Aiuta a scegliere la soluzione giusta.

    “Mi serve una funzione che normalizza una lista di numeri tra 0 e 1, per fare una visualizzazione grafica.”

  4. Fai domande quando serve
    Non sei obbligato a prendere tutto e zitto. Chiedi:

    “Perché hai usato questo algoritmo?”
    “Puoi spiegarmelo passo passo?”
    “Ci sono alternative più semplici?”

  5. Chiedi miglioramenti
    Quando ti dà qualcosa di decente, alza l’asticella.

    “Ok, bello. Ora ottimizzalo per mobile.”
    “Puoi scriverlo in modo più leggibile per un principiante?”

    Ti consiglio anche la lettura di: I migliori prompt per chatgpt


🔍 Le 10 Domande da Fare all’AI Prima di Accettare il Codice

  1. Funziona davvero? (Provalo!)

  2. Fa esattamente quello che voglio?

  3. È sicuro o apre falle da panico?

  4. È scritto in modo leggibile?

  5. Usa tecnologie che sto già usando?

  6. Potrei spiegarlo a qualcun altro?

  7. È efficiente o gira come un criceto ubriaco?

  8. È riutilizzabile o è un pezzo unico?

  9. Ci sono edge case che potrebbe fallire?

  10. Se tra un mese lo devo modificare, bestemmio?

 

Ecco e tu cosa ne pensisci?