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	<title>Studio A&amp;C Comunicazione</title>
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	<description>Grafica, pubblicità e web a Firenze</description>
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	<title>Studio A&amp;C Comunicazione</title>
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		<title>Il fantasma della schwa</title>
		<link>https://studioaec.it/il-fantasma-della-schwa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[riccardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Dec 2025 17:43:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>0. Introduzione Il tema della schwa come simbolo di neutralità linguistica e inclusione di genere nel contesto della lingua italiana, posta in termine di parola, a volte scritta (ə), a volte resa con l’asterisco (*), è piuttosto intrigante. Attraverso una prospettiva fonetica, morfologica e sociosemiotica, la difficoltà di integrare tale vocale all’interno di un sistema...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>0. Introduzione</strong></p>



<p>Il tema della <em>schwa</em> come simbolo di neutralità linguistica e inclusione di genere nel contesto della lingua italiana, posta in termine di parola, a volte scritta (ə), a volte resa con l’asterisco (*), è piuttosto intrigante. Attraverso una prospettiva fonetica, morfologica e sociosemiotica, la difficoltà di integrare tale vocale all’interno di un sistema già fortemente polarizzato tra maschile e femminile è invece evidente.</p>



<p>La <em>schwa</em> emerge come un “fantasma linguistico”: un segno grafico possibile, presente nella scrittura, ma privo di reale fonazione; un simbolo di tensione tra corpo e segno, tra lingua e desiderio.</p>



<p><strong>FANTASMA, FANTASMO O FANTASMƏ?</strong></p>



<p><strong>1. Che genere di problema?</strong></p>



<p>Schwa, giusto per partire, è maschile o femminile? In tedesco, da dove proviene, è di per sé neutro – e vabbè, non vale – ma in italiano? Logicamente sarebbe maschile, come la maggior parte dei barbarismi (termini presi paro paro da altre lingue), ma quella A finale suggerisce, evoca, rincorre un gender preciso. Qui la usiamo al femminile, ma è un po’ provocatorio.</p>



<p>Negli ultimi anni, il dibattito sull’uso della <em>schwa</em> ha attraversato il linguaggio accademico, politico e mediatico, proponendosi come strumento di inclusione di soggetti non riconducibili al binarismo di genere. La sua adozione, tuttavia, solleva interrogativi linguistici profondi: può una lingua accogliere un suono che non le appartiene?<br><br>La <em>schwa</em>, più che una soluzione, rivela la struttura stessa dell’italiano, che tende a inscrivere il genere nel cuore della parola. È corretto indagare il significato linguistico e simbolico di questa vocale “impossibile”, mostrando come la sua presenza renda visibile un limite della lingua.</p>



<p><strong>MA SI PUÒ IMPORRE UNA REGOLA ALLA LINGUA PARLATA?</strong></p>



<p><strong>2. Una vocale che non esiste</strong></p>



<p>Dal punto di vista fonetico, la <em>schwa</em> è una <strong>vocale centrale media</strong>, articolata con la lingua in posizione neutra e con scarsa tensione muscolare. È ampiamente attestata in lingue germaniche e slave (inglese, tedesco, russo), ma assente nel sistema vocalico italiano, che si basa su <strong>cinque timbri stabili</strong> (a, e, i, o, u).</p>



<p>Tentare di introdurla nell’italiano significa dunque <strong>rompere la simmetria fonologica</strong> del sistema.<br>Nel parlato, la <em>schwa</em> non ha collocazione univoca: oscilla fra una <em>e</em> chiusa e una <em>o</em> attenuata, senza riuscire a fissarsi come fonema autonomo. Da qui nasce la sua ambiguità &nbsp;e il suo fascino: una vocale che esiste solo in potenza, come un’eco o un respiro interrotto.</p>



<p>Molti (alcuni) la scrivono, (quasi) nessuno la pronuncia.<br>La <em>schwa</em> abita così una soglia: tra fonema e grafema, tra desiderio e impossibilità.</p>



<p><strong>SI DOVREBBERO FARE CORSI PER PRONUNCIARE LA SCHWA?</strong></p>



<p><strong>3. Un sistema già occupato</strong></p>



<p>L’italiano non è solo una lingua, ma un <strong>dispositivo simbolico di genere</strong>.<br>Le sue vocali terminali veicolano, in modo quasi istintivo, identità grammaticali e culturali:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>A</strong> e <strong>E</strong> marcano il femminile, aperte e accoglienti;</li>



<li><strong>O</strong> e <strong>I</strong> marcano il maschile, chiuse e assertive;</li>



<li><strong>U</strong> rimane marginale, percepita come arcaica, dialettale o cacofonica.</li>
</ul>



<p>Questo sistema fonico-morfologico, ereditato dal latino, <strong>non lascia spazio a un neutro</strong>. La lingua ha già occupato tutti i suoni con ruoli e valori simbolici. Ogni tentativo di inserire un nuovo segno rompe un equilibrio millenario, ma proprio per questo rende evidente la struttura di potere inscritta nel linguaggio.</p>



<p>La <em>schwa</em>, dunque, non è un semplice simbolo grafico: è una sfida ontologica alla grammatica del genere.</p>



<p><strong>È ARRIVATO IL MOMENTO DI RIADEGUARE LA GRAMMATICA AD UN ITALIANƏ NEOSTARDARD?</strong></p>



<p><strong>4. La voce e il corpo</strong></p>



<p>Parlare significa incarnare la lingua. Ogni suono nasce da un gesto corporeo: il movimento dell’aria, la vibrazione delle corde vocali, la posizione della lingua. La <em>schwa</em>, priva di appoggio articolatorio definito, è un suono senza corpo, un soffio che non vibra.</p>



<p>Questa assenza corporea diventa però metafora potente: la <em>schwa</em> rappresenta il corpo “non conforme”, il corpo che la lingua tradizionale non sa nominare. È il fantasma di chi non trova voce nei paradigmi grammaticali esistenti.<br>Nel suo non essere pronunciabile, la <em>schwa</em> dà forma all’indicibile: <strong>una presenza attraverso l’assenza</strong>.</p>



<p><strong>E QUINDI? SE NON ESISTE, VA SPINTA DALL’ALTO DELLA “CRUSCA” O BISOGNA ASPETTARE CHE GERMINI DAL BASSO, COME SENTIMENTO POP?</strong></p>



<p><strong>5. Scrittura contro fonazione</strong></p>



<p>Nel passaggio dalla scrittura al parlato, nell’italiano corrente, la <em>schwa</em> si dissolve. Nel testo scritto funziona come segnale di attenzione, come apertura simbolica; nel testo “detto”, invece, si sostituisce con strategie pragmatiche, circonvoluzioni, elenchi binari (che non sono comunque sufficientemente rappresentativi del tutto):</p>



<p>“tutte e tutti”, “chiunque”, “le persone”, “ognuno e ognuna”, “libere tutti”.</p>



<p>La differenza è sostanziale: la scrittura può permettersi l’utopia, la voce no.<br>La lingua orale ha bisogno di appoggi acustici, di ritmo, di respiro; e la <em>schwa</em>, priva di questi, rimane confinata alla pagina.<br>In questa distanza si rivela il suo doppio volto: inclusiva sul foglio, impronunciabile nella bocca.<br>Un segno che non parla, ma che <em>dice</em> — attraverso il silenzio che produce.</p>



<p><strong>IMMAGINATE UNO SPOT&nbsp; RADIO PIENO DI SCHWA: L’EFFETTO “CODICE FISCALE” È IMMANENTE</strong></p>



<p><strong>6. Un neutro impossibile (ma forse necessario)</strong></p>



<p>La <em>schwa</em> non risolve il problema del genere in italiano: lo mette in scena e, nella sua impossibilità fonetica, è la misura di una tensione culturale più profonda; l’italiano non dispone ancora di un modo per nominare l’identità senza collocarla su binari paralleli (che, come tutti sanno, restano single).</p>



<p>Forse, allora, la <em>schwa</em> non serve a essere pronunciata, ma <strong>ad essere pensata</strong>.<br>Serve a ricordarci che ogni lingua è una struttura viva, e che ogni mutamento sociale prima si scrive, poi si dice, poi si sente. O magari è al contrario. Come ogni fantasma, la <em>schwa</em> non ha corpo, ma lascia tracce. È il segno di una mancanza, la forma visibile di un desiderio: <strong>dare voce a ciò che la lingua non sa ancora dire</strong>.</p>



<p><strong>AVETE VISTO LA SCHWA? ERA QUI FINO A UN ATTIMO FA…</strong></p>



<p><strong>Conclusione</strong></p>



<p>La <em>schwa</em> è, in ultima analisi, un esperimento linguistico e politico.<br>La sua forza non sta nella fonetica, ma nella <strong>funzione poetica</strong>: costringe a guardare la lingua come campo di tensione, non come codice neutro.<br>Che venga accolta o respinta, pronunciata o taciuta, resterà come un’ombra nella coscienza collettiva linguistica italiana —un promemoria del fatto che le lingue non sono mai davvero innocenti.</p><p>The post <a href="https://studioaec.it/il-fantasma-della-schwa/">Il fantasma della schwa</a> first appeared on <a href="https://studioaec.it">Studio A&C Comunicazione</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Come usare le vacanze per ricaricare il cervello</title>
		<link>https://studioaec.it/come-usare-le-vacanze-per-ricaricare-il-cervello/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[riccardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Jul 2025 16:06:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ovvero: se Archimede aveva idee quando faceva il bagno, un motivo ci sarà… Se il vostro cervello potesse parlare – e, in qualche modo interiore, già lo fa &#8211; vi direbbe sfacciatamente: “Basta email sotto l’ombrellone. Ho bisogno di vacanze vere.” Bisogna dire che il cervello è l’organo che consuma più energia nel nostro corpo,...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2 class="wp-block-heading"><strong>Ovvero: se Archimede aveva idee quando faceva il bagno, un motivo ci sarà…</strong></h2>



<p>Se il vostro cervello potesse parlare – e, in qualche modo interiore, già lo fa &#8211; vi direbbe sfacciatamente: “Basta email sotto l’ombrellone. Ho bisogno di vacanze vere.” Bisogna dire che il cervello è l’organo che consuma più energia nel nostro corpo, circa il 20% del totale, e qualche motivo di lamentela ce l’ha; ma è anche subdolo: se lo usate intensivamente, può sovraccaricarsi di input e questo è il modo migliore per mandarlo in burnout.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Che fare quindi? Niente</strong></h2>



<p><strong>Il Default Mode Network: quando l&#8217;ozio diventa genio</strong><br>Quando vi fermate davvero – niente agende, solo mare (o monti, o campagna, od opere d’arte) e silenzio – il cervello attiva il <strong>Default Mode Network</strong>: un circuito scoperto negli anni ’90, che elabora idee creative proprio mentre “non pensate a nulla”. Lasciate il cervello libero e randagio e lui si metterà a fare collegamenti inattesi e a vedere l’alba dentro l’imbrunire.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Un&#8217;ora continua di lavoro? Impossibile</strong></h2>



<p><strong>Perfect Mixology: 11 mesi di lavoro → 1 mese di riposo</strong><br>Mantenere la soglia dell’attenzione e della concentrazione per un’ora di seguito è fisiologicamente impossibile. Lo sanno bene gli studenti, ad ogni livello, così come relatori e insegnanti.<br>Ogni tre quarti d’ora, servirebbe un quarto d’ora di svago vero, qualcosa che possa fare un “repulisti” di informazioni. Non si tratta di una perdita di tempo: è la manutenzione ordinaria. Smaltisce tossine, regola le emozioni, abbassa il cortisolo e fa spazio alla creatività. È un investimento neurochimico nel futuro.<br>Così come il quarto d’ora serve ad una gestione corretta del proprio cervello, così un mese di vacanze serve alla manutenzione straordinaria. Facendo le debite proporzioni, servirebbero tre mesi di ferie, ma vediamo di accontentarsi.</p>



<p><em>P.S. Se state leggendo questo articolo in vacanza&#8230; smettete immediatamente</em></p><p>The post <a href="https://studioaec.it/come-usare-le-vacanze-per-ricaricare-il-cervello/">Come usare le vacanze per ricaricare il cervello</a> first appeared on <a href="https://studioaec.it">Studio A&C Comunicazione</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Comunicazione fAI da te? Ai, Ai, Ai!</title>
		<link>https://studioaec.it/comunicazione-fai-da-te-ai-ai-ai/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[social]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Mar 2025 13:08:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Intelligenza Artificiale e Pubblicità: un connubio fertile, ma non per tutti L&#8217;intelligenza artificiale sta rivoluzionando il mondo della comunicazione e della pubblicità, offrendo strumenti di elaborazione, analisi, e ottimizzazione dei contenuti che fino a pochi anni fa sembravano fantascienza. Tuttavia, se da un lato queste tecnologie offrono possibilità incredibili, dall&#8217;altro non sono un sostituto della...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h4 class="wp-block-heading"><em><strong>Intelligenza Artificiale e Pubblicità: un connubio fertile, ma non per tutti</strong></em></h4>



<p>L&#8217;intelligenza artificiale sta rivoluzionando il mondo della comunicazione e della pubblicità, offrendo strumenti di elaborazione, analisi, e ottimizzazione dei contenuti che fino a pochi anni fa sembravano fantascienza. Tuttavia, se da un lato queste tecnologie offrono possibilità incredibili, dall&#8217;altro non sono un sostituto della creatività e della sensibilità umana. Utilizzare l&#8217;AI &#8211; o IA, secondo l’acronimo all’italiana &#8211; senza il contributo di professionisti qualificati è come guidare un’auto da Formula Uno senza avere la formazione necessaria: il potenziale è immenso, ma senza la giusta esperienza si rischia di incorrere in errori e di sprecare risorse. Oltre, naturalmente, al pericolo di creare veri e propri incidenti, anche molto gravi, in termini di comunicazione e marketing.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>AI e il valore del linguaggio naturale &#8220;umano&#8221;</strong></h4>



<p>La vera innovazione dell&#8217;AI non risiede tanto nella capacità di elaborare enormi quantitativi di dati, ma nella possibilità di interpretare e generare linguaggio naturale. Mentre i computer tradizionali si limitavano a ordinare informazioni, gli algoritmi di intelligenza artificiale avanzata sono in grado di simulare concetti e sensazioni che replicano in modo a volte automatico e imperfetto, le modalità di interazione umana. Ma questo è insufficiente per il marketing e la pubblicità, dove il messaggio non è solo una sequenza di dati, ma una narrazione che deve saper coinvolgere e suscitare emozioni nel pubblico.</p>



<p>Tuttavia, per trasformare questi dati in una comunicazione autentica e “comunicativa”, è indispensabile il contributo di figure professionali che sappiano interpretare e arricchire i risultati prodotti dall&#8217;AI. Qui entra in gioco l&#8217;importanza di avere un team multidisciplinare che sappia integrare le potenzialità tecnologiche con il bagaglio esperienziale e creativo del settore.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>L&#8217;AI come un’auto di Formula Uno: un motore potente nelle mani di chi sa guidarlo</strong></h4>



<p>Possedere una tecnologia avanzata come l&#8217;intelligenza artificiale può essere paragonato all&#8217;acquisto di una Ferrari: è uno strumento potentissimo, ma richiede competenze specifiche per essere utilizzato al meglio. Non basta avviare il motore e partire; è necessario conoscere gli strumenti, le modalità di guida e, soprattutto, come sfruttare ogni sua potenzialità senza superare il limite. Allo stesso modo, affidarsi ciecamente all&#8217;AI per la creazione di contenuti e campagne pubblicitarie può portare a risultati superficiali e privi di vera creatività.&nbsp;</p>



<p>La differenza sostanziale risiede nel fatto che l&#8217;AI, da sola, tende a elaborare e produrre contenuti sulla base di schemi e dati preesistenti, mentre il tocco umano è indispensabile per interpretare il contesto, dare un’identità al messaggio e adattarlo alle specifiche esigenze di un target. La capacità di raccontare storie, di cogliere le emozioni e di personalizzare la comunicazione è un valore che nessun algoritmo può replicare al 100%. E poi, vi fidereste ciecamente di HAL 9000?</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>I principali errori comuni di un utilizzo superficiale dell&#8217;AI</strong></h4>



<p>Negli ultimi anni, molte aziende hanno iniziato a utilizzare estensivamente l&#8217;AI nella creazione di loghi, post, campagne e strategie di marketing. Tuttavia, alcuni errori ricorrenti emergono quando si cerca di sostituire il giudizio e la creatività umana con processi automatizzati:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Contenuti generici e impersonali:</strong> l&#8217;AI è capace di produrre testi e immagini, ma senza una guida creativa i risultati possono risultare piatti e privi di personalità. Un messaggio efficace deve essere studiato per evocare emozioni e connettersi in maniera autentica con il pubblico.</li>



<li><strong>Errori nel branding:</strong> molte aziende affidano alla tecnologia la creazione di loghi e materiali grafici, ottenendo prodotti che non rispecchiano in modo coerente l&#8217;identità del marchio. Il branding richiede una visione strategica e una profonda comprensione della filosofia aziendale, aspetti che l&#8217;AI da sola non può cogliere.</li>



<li><strong>Immagini incoerenti o bizzarre:</strong> le immagini generate automaticamente possono essere spettacolari, ma spesso contengono errori evidenti, come proporzioni sbagliate o elementi fuori contesto, che rischiano di apparire persino ridicoli e compromettere così l’immagine del brand.</li>



<li><strong>Automazione senza strategia:</strong> l’uso massiccio dell’AI per la pubblicazione automatica di contenuti può portare a una comunicazione disomogenea e distante dall’essenza del marchio, rendendo la presenza online superficiale e a volte rasentando il <em>nonsense</em>.</li>
</ul>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>L&#8217;importanza di un team multidisciplinare</strong></h4>



<p>Per evitare errori &#8211; e, in alcuni casi, veri e propri orrori &#8211; e ottenere il massimo dalle potenzialità dell&#8217;intelligenza artificiale, è indispensabile integrare la tecnologia con il lavoro di professionisti qualificati, dotati di formazione adeguata, capacità creative e “umanità”:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Professionisti della comunicazione:</strong> esperti nel creare messaggi che raggiungano il pubblico, capaci di trasmettere valori e storie coinvolgenti.</li>



<li><strong>Esperti di marketing:</strong> che sanno analizzare i trend di mercato, identificare il target e definire strategie vincenti per gli obiettivi aziendali.</li>



<li><strong>Art Director:</strong> creativi veri, responsabili dell’aspetto visivo della comunicazione, essenziale per tradurre l’identità del brand in elementi grafici coerenti e di impatto.</li>



<li><strong>Data Analyst:</strong> specialisti in grado di interpretare i dati raccolti dall&#8217;AI e tradurli in insight utili per migliorare le campagne pubblicitarie e ottimizzare le strategie comunicative.</li>



<li><strong>Copywriter:</strong> autori capaci di creare testi persuasivi e coinvolgenti, che sanno utilizzare il linguaggio per instaurare una connessione emotiva con il pubblico.</li>



<li><strong>Strategist:</strong> creativi che definiscono la visione globale della comunicazione, integrando obiettivi aziendali e tendenze di mercato in un piano d&#8217;azione coerente.</li>



<li><strong>Content Creator:</strong> capaci di elaborare contenuti che trasformano dati in materiale visivo e testuale originale, personalizzato e in linea con l’identità del brand.</li>



<li><strong>Media planner:</strong> esperti nella pianificazione dell&#8217;acquisto di spazi media, fondamentali per distribuire in modo efficace i contenuti su diversi canali.</li>



<li><strong>Social media manager:</strong> esperti che gestiscono la presenza online del brand, curando l&#8217;interazione con il pubblico e monitorando le performance delle campagne sui social.</li>



<li><strong>Graphic designer e videomaker:</strong> creativi che si occupano della realizzazione di elementi visivi e audiovisivi, indispensabili per comunicare il messaggio in modo dinamico e accattivante.</li>



<li><strong>SEO specialist e web strategist:</strong> esperti nel posizionamento online, fondamentali per assicurare che i contenuti raggiungano il pubblico giusto nel momento giusto.</li>
</ul>



<p>Queste figure, lavorando in sinergia, sono in grado di creare un piano di comunicazione integrato che sfrutta l&#8217;AI come strumento di supporto, ma che mantiene in primo piano il fattore umano.</p>



<p>PS: questo articolo è stato in parte realizzato con l’IA. Cosa ne pensate?</p><p>The post <a href="https://studioaec.it/comunicazione-fai-da-te-ai-ai-ai/">Comunicazione fAI da te? Ai, Ai, Ai!</a> first appeared on <a href="https://studioaec.it">Studio A&C Comunicazione</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Creatività: il cuore della comunicazione</title>
		<link>https://studioaec.it/creativita-il-cuore-della-comunicazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[marta]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Sep 2024 14:16:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La creatività è un elemento essenziale per qualsiasi forma di comunicazione efficace: rende i messaggi più accattivanti e memorabili e facilita la connessione emotiva con il pubblico. Tuttavia, mantenere alta la propria creatività può essere una sfida, soprattutto in un mondo in cui siamo costantemente bombardati da stimoli esterni. Ecco alcuni suggerimenti pratici per stimolare...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La creatività è un elemento essenziale per qualsiasi forma di comunicazione efficace: rende i messaggi più accattivanti e memorabili e facilita la connessione emotiva con il pubblico. Tuttavia, mantenere alta la propria creatività può essere una sfida, soprattutto in un mondo in cui siamo costantemente bombardati da stimoli esterni. Ecco alcuni suggerimenti pratici per stimolare la tua creatività e portarla a nuovi livelli.</p>



<p><strong>1. Fai nuove esperienze</strong></p>



<p>Viaggiare, leggere libri di generi diversi, imparare nuove competenze o esplorare hobby differenti possono fornire nuove prospettive e idee fresche. La diversità delle esperienze è una fonte inesauribile di ispirazione.</p>



<p><strong>2. Brainstorming e Mind Mapping</strong></p>



<p>Organizza sessioni di brainstorming per generare un flusso continuo di idee. Utilizza il mind mapping per visualizzare e collegare i tuoi pensieri. Questo metodo grafico può aiutarti a sviluppare concetti complessi e a vedere le connessioni tra idee apparentemente non correlate.</p>



<p><strong>3. Ambiente stimolante</strong></p>



<p>Crea uno spazio di lavoro che stimoli la tua creatività. Aggiungi elementi che ti ispirano, come opere d&#8217;arte, piante, luci soffuse o musica di sottofondo. Un ambiente che rispecchia la tua personalità e i tuoi interessi può favorire un pensiero più libero e creativo.</p>



<p><strong>4. Tecniche di rilassamento</strong></p>



<p>Il rilassamento è cruciale per liberare la mente dalle pressioni quotidiane e permettere alle idee di fluire liberamente. Pratica tecniche di rilassamento come la meditazione, lo yoga o semplicemente una passeggiata all&#8217;aria aperta. Una mente rilassata è più predisposta alla creatività.</p>



<p><strong>5. Collaborazione e condivisione</strong></p>



<p>Lavorare con altri creativi può stimolare nuove idee e approcci. Partecipa a gruppi di discussione, workshop o progetti collaborativi. Condividere idee e ricevere feedback può aiutarti a vedere i tuoi progetti sotto una luce diversa e a migliorare continuamente.</p>



<p><strong>6. Tecniche di problem solving creativo</strong></p>



<p>Utilizza tecniche di problem solving creativo come il pensiero laterale di Edward de Bono o la tecnica dei sei cappelli per pensare. Questi approcci ti aiutano a esplorare nuove direzioni e a trovare soluzioni innovative a problemi complessi.</p>



<p><strong>7. Routine e disciplina</strong></p>



<p>Stabilisci una routine creativa. Dedica un tempo specifico ogni giorno alla tua attività creativa, anche se si tratta di pochi minuti. La disciplina di lavorare costantemente su qualcosa favorisce l&#8217;ispirazione e ti aiuta a sviluppare nuove idee in modo più strutturato.</p>



<p><strong>8. Tenere un diario creativo</strong></p>



<p>Mantieni un diario dove annotare idee, pensieri, schizzi e ispirazioni. Questo strumento ti permette di catturare idee estemporanee e di riflettere su di esse in seguito. Un diario creativo può diventare una preziosa risorsa di idee e soluzioni.</p>



<p>La creatività è una componente vitale della comunicazione, capace di trasformare messaggi ordinari in esperienze straordinarie. Sperimentando diverse tecniche e approcci, puoi stimolare la tua creatività e portarla a nuovi livelli.&nbsp;</p><p>The post <a href="https://studioaec.it/creativita-il-cuore-della-comunicazione/">Creatività: il cuore della comunicazione</a> first appeared on <a href="https://studioaec.it">Studio A&C Comunicazione</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Comunicazione non verbale: come utilizzare al meglio il linguaggio del corpo</title>
		<link>https://studioaec.it/comunicazione-non-verbale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[social]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jul 2024 13:29:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel mondo della comunicazione, spesso si sottovaluta l&#8217;importanza di ciò che non viene detto a parole; nel caso del contatto diretto, viso a viso, la comunicazione non verbale rappresenta il 93% del totale, mentre solo il 7% delle informazioni sono basate sulle parole. Questo dato sorprendente ci porta a riflettere su quanto sia cruciale il...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel mondo della comunicazione, spesso si sottovaluta l&#8217;importanza di ciò che non viene detto a parole; nel caso del contatto diretto, viso a viso, la <strong>comunicazione non verbale </strong>rappresenta il <strong>93% del totale</strong>, mentre solo il 7% delle informazioni sono basate sulle parole. Questo dato sorprendente ci porta a riflettere su quanto sia <strong>cruciale </strong>il <strong>linguaggio del corpo </strong>nelle nostre interazioni quotidiane, sia personali, sia professionali.</p>



<p>La comunicazione non verbale include tutte le espressioni facciali, i gesti, la postura, i movimenti del corpo, il contatto visivo e persino il tono della voce. Tutti questi elementi lavorano insieme per <strong>trasmettere messagg</strong>i che possono rafforzare, contraddire o completare ciò che viene detto a parole.</p>



<p>Ecco alcuni consigli pratici per <strong>migliorare </strong>la tua comunicazione non verbale:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>mantenere un contatto visivo appropriato</strong>: il contatto visivo è fondamentale per creare una connessione con l&#8217;interlocutore. Cerca di mantenere il contatto visivo per il 60-70% del tempo durante una conversazione per dimostrare interesse e sincerità.</li>
</ul>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>utilizzare gesti congruenti</strong>: i gesti delle mani dovrebbero essere naturali e coerenti con ciò che stai dicendo. Evita movimenti esagerati o troppo limitati, che potrebbero distrarre o confondere l&#8217;interlocutore.</li>
</ul>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>adottare una postura aperta</strong>: una postura aperta, con le spalle rilassate e il corpo rivolto verso l&#8217;interlocutore, comunica disponibilità e attenzione. Evita di incrociare le braccia, poiché potrebbe essere interpretato come segno di chiusura o difensività.</li>
</ul>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>prestare attenzione alle espressioni facciali</strong>: le espressioni facciali devono riflettere ciò che stai dicendo. Un sorriso sincero, ad esempio, può rendere un messaggio più accogliente e positivo.</li>
</ul>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>controllare il tono della voce</strong>: il tono, il volume e il ritmo della voce &#8211; il cosiddetto paraverbale &#8211; possono trasmettere una vasta gamma di emozioni. Parla in modo chiaro e con un tono adeguato alla situazione per mantenere l&#8217;attenzione e la comprensione dell&#8217;interlocutore.</li>
</ul>



<p>Comprendere e utilizzare efficacemente la <strong>comunicazione non verbale</strong> può <strong>migliorare </strong>notevolmente le tue <strong>interazioni </strong>e <strong>relazioni</strong>. Sperimenta e osserva come questi piccoli cambiamenti nel tuo linguaggio del corpo possono avere un grande impatto!</p><p>The post <a href="https://studioaec.it/comunicazione-non-verbale/">Comunicazione non verbale: come utilizzare al meglio il linguaggio del corpo</a> first appeared on <a href="https://studioaec.it">Studio A&C Comunicazione</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>È già Carnevale</title>
		<link>https://studioaec.it/e-gia-carnevale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alessandra]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Dec 2023 16:53:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nelle agenzie di comunicazione è già Carnevale. No, non siamo impazziti. Sappiamo benissimo che dicembre è il mese delle festività natalizie, ma per noi che lavoriamo nella comunicazione, nel marketing e nella pubblicità Babbo Natale e le renne sono già un lontano ricordo. Mentre intorno a noi le strade si illuminano di luci natalizie e...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nelle agenzie di comunicazione è già Carnevale. No, non siamo impazziti. Sappiamo benissimo che dicembre è il mese delle festività natalizie, ma per noi che lavoriamo nella comunicazione, nel marketing e nella pubblicità <strong>Babbo Natale e le renne sono già un lontano ricordo</strong>. Mentre intorno a noi le strade si illuminano di luci natalizie e le persone si affrettano alla ricerca degli ultimi regali, noi stiamo già pianificando i contenuti di San Valentino e Carnevale. Nel nostro lavoro, infatti, <strong>il tempo è uno degli elementi fondamentali di una strategia</strong>, e può decretare il successo o meno di una campagna.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Parola d’ordine: programmazione</h4>



<p>Solo preparandoci con anticipo possiamo creare <strong>contenuti efficaci, coerenti, originali e di alta qualità</strong>, che catturino l’attenzione del pubblico nel momento più opportuno. Ecco perché per noi il Natale è iniziato a ottobre ed è ormai già finito. Ed ecco perché è importante rivolgersi a un’agenzia di comunicazione e marketing in anticipo, utilizzando al meglio tutto il tempo necessario.</p>



<p>Per ogni campagna, infatti, il lavoro si sviluppa in (almeno) tre fasi:</p>



<ol class="wp-block-list" type="1">
<li><strong>Ricerca e analisi</strong><br>Si raccolgono informazioni sul target di riferimento, sui competitor e sulle tendenze del mercato;</li>



<li><strong>Sviluppo della strategia</strong><br>Basandosi sui dati raccolti, l’agenzia definisce gli obiettivi specifici, i canali da utilizzare e la tipologia di contenuti da creare;</li>



<li><strong>Creazione dei contenuti</strong><br>Ci si mette all’opera: in questa fase, vengono realizzati i contenuti nei diversi formati (testi, immagini, video…).</li>
</ol>



<h4 class="wp-block-heading">Non è mai troppo presto</h4>



<p>Sfido chiunque a trovare un art director di un’agenzia di comunicazione che, alla richiesta da parte di un cliente di creare una campagna, risponde che <em>è troppo presto </em>per pensarci. Certo, può essere presto per una specifica fase del progetto, come ad esempio il lancio, che non ha bisogno tanto della preparazione quanto del momento giusto. Ma <strong>non è mai troppo presto per iniziare il lavoro di ricerca e analisi</strong> che dà il via a una campagna pubblicitaria, <strong>e per programmare le fasi successive</strong>.</p>



<p>Per il <strong>Natale</strong>, ad esempio, dobbiamo considerare che molte persone iniziano a pensare ai regali prima di dicembre, magari sfruttando gli sconti del <strong>Black Friday</strong>. Allo stesso tempo, durante il “venerdì nero” il clima non è ancora quello natalizio, e molti si concentrano soltanto sui dispositivi tecnologici, rimandando l’acquisto della maggior parte dei regali alle settimane successive. Una buona campagna di comunicazione natalizia, quindi, dovrebbe soddisfare entrambe le tipologie di clienti, prevedendo <strong>due campagne sì diverse, ma coerenti tra loro</strong>.</p>



<p>Non è semplice, ma è l’unica strada giusta. Affidati a veri esperti di comunicazione e marketing e lascia che siano loro a dettare i tempi.</p><p>The post <a href="https://studioaec.it/e-gia-carnevale/">È già Carnevale</a> first appeared on <a href="https://studioaec.it">Studio A&C Comunicazione</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Il neuromarketing funziona davvero?</title>
		<link>https://studioaec.it/il-neuromarketing-funziona-davvero/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alessandra]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Nov 2023 18:50:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La comunicazione efficace è un elemento chiave in qualsiasi strategia di marketing di successo. Ma come si stabilisce l’efficacia di un messaggio, di una campagna, di un intero brand? Il marketing non è una scienza esatta, e si trasforma di giorno in giorno, soprattutto nell’era digitale in cui siamo. Fortunatamente, però, ci sono metodologie e...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La comunicazione efficace è un elemento chiave in qualsiasi strategia di marketing di successo.</p>



<p><strong>Ma come si stabilisce l’efficacia di un messaggio, di una campagna, di un intero brand?</strong></p>



<p>Il marketing non è una scienza esatta, e si trasforma di giorno in giorno, soprattutto nell’era digitale in cui siamo. Fortunatamente, però, ci sono metodologie e approcci che restano sempre validi, rinnovandosi e aggiornandosi di pari passo con le esigenze di mercato.</p>



<p>Uno degli strumenti più incisivi, che nel tempo ha guadagnato sempre maggiore risonanza, è il <strong>neuromarketing</strong>.</p>



<p><h4>Cos’è il neuromarketing?</h4></p>



<p>Se ti dico ‘lattina rossa’, che immagine ti viene in mente? La risposta ha a che fare con il neuromarketing.</p>



<p>Ma andiamo con ordine.</p>



<p>Il neuromarketing è <strong>un approccio che si avvale delle neuroscienze per analizzare e comprendere le risposte cerebrali ed emotive </strong>dei consumatori alle strategie di marketing. Attraverso tecniche come la <strong>risonanza magnetica funzionale</strong> e l’<strong>eye-tracking</strong>, infatti, è possibile studiare come il cervello elabora le informazioni pubblicitarie, e di conseguenza come influenza la risposta emotiva dei consumatori, le decisioni d’acquisto e la percezione del brand.</p>



<p>Lo sviluppo di software sempre più avanzati di <strong>intelligenza artificiale</strong> e del machine learning apre nuove opportunità per analizzare il comportamento dei consumatori in modo approfondito e innovativo, rivoluzionando la competitività nel mercato odierno.</p>



<p><h4>Ma il neuromarketing funziona?</h4></p>



<p>Il modo migliore per comprendere davvero quanto il neuromarketing possa migliorare la comunicazione di un brand è guardare come si comportano i brand più iconici e longevi della storia.</p>



<p><strong>Coca-Cola</strong>, ad esempio, ha utilizzato tecniche di neuromarketing sia per ottimizzare le caratteristiche dei suoi prodotti che per costruire campagne pubblicitarie memorabili. Studi approfonditi sul branding hanno rivelato che <strong>il solo logo di Coca-Cola attiva nei consumatori aree del cervello associate alla felicità e alla ricompensa</strong>. Ecco perché l’inconfondibile marchio occupa largo spazio sul packaging dei prodotto e appare nelle pubblicità di qualsiasi genere (spot TV, social, cartellonistica) molto più spesso di quanto accada per altri brand.</p>



<p><h4>Coca-Cola e la Pepsi challenge</h4></p>



<p>Che il neuromarketing di Coca-Cola funzioni perfettamente lo ha dimostrato la campagna <strong><em>Pepsi Challenge</em></strong>, nella quale i partecipanti hanno dichiarato di preferire Pepsi nel blind test (ovvero nell’assaggio a occhi chiusi), ma hanno scelto convintamente Coca-Cola quando veniva mostrato loro il marchio della bibita. Questo significa che la fiducia nel brand Coca-Cola ha ormai superato per importanza perfino la ricerca del gusto migliore.</p>



<p>Allo stesso modo, davanti alla parete di bottiglie di un supermercato, il logo di Coca-Cola influenza la scelta che faremo, entrando a gamba tesa nel nostro processo decisionale con una credibilità e una forza che non ha eguali.</p>



<p><strong>La fama di Coca-Cola è il risultato di anni di analisi e studi di neuromarketing</strong>, che hanno portato il brand a perfezionare ogni singolo aspetto del prodotto e della sua comunicazione, dal design della confezione fino alla scelta di utilizzare il rumore della lattina che si apre per gli spot (un ASRM prima della moda degli ASMR). È così che Coca-Cola è diventato un colosso del mercato mondiale, assicurandosi che chiunque, pensando a una lattina rossa, visualizzi immediatamente nella sua testa l’immagine di una Coca-Cola.</p>



<p>E se leggendo questo articolo ti è venuta sete, allora non c’è bisogno di dirti che l’esempio di Coca-Cola è la dimostrazione di quanto le tecniche di neuromarketing possano risultare efficaci, creando legami emotivi forti con i consumatori e influenzando le loro scelte.</p><p>The post <a href="https://studioaec.it/il-neuromarketing-funziona-davvero/">Il neuromarketing funziona davvero?</a> first appeared on <a href="https://studioaec.it">Studio A&C Comunicazione</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Cos&#8217;è la PNL e come si applica al marketing</title>
		<link>https://studioaec.it/cose-la-pnl-e-come-si-applica-al-marketing/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alessandra]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Oct 2023 14:10:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://studioaec.it/?p=8567</guid>

					<description><![CDATA[<p>La capacità di comunicare efficacemente con gli altri è preziosa in ogni tipo di relazione, professionale e personale. Ed è da questa consapevolezza che nasce la Programmazione Neuro-Linguistica (PNL), una metodologia che ha rivoluzionato il modo in cui percepiamo e interpretiamo la comunicazione. Ma cosa significa esattamente e come può essere applicata nel marketing? Scopriamolo...</p>
<p>The post <a href="https://studioaec.it/cose-la-pnl-e-come-si-applica-al-marketing/">Cos’è la PNL e come si applica al marketing</a> first appeared on <a href="https://studioaec.it">Studio A&C Comunicazione</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La capacità di comunicare efficacemente con gli altri è preziosa in ogni tipo di relazione, professionale e personale. Ed è da questa consapevolezza che nasce la <strong>Programmazione Neuro-Linguistica</strong> (PNL), una metodologia che ha rivoluzionato il modo in cui percepiamo e interpretiamo la comunicazione.</p>



<p>Ma cosa significa esattamente e <strong>come può essere applicata nel marketing?</strong> Scopriamolo in questo articolo.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Cos’è la PNL?</h4>



<p>La PNL è uno strumento che si basa sull’<strong>analisi dei processi comunicativi umani</strong>. Attraverso la decodifica del linguaggio verbale e non verbale, dei modelli comportamentali e delle abitudini, la PNL ci consente di <strong>comprendere in modo più profondo e preciso come le persone interpretino il mondo che le circonda</strong>, e dunque i messaggi che ricevono. Questa comprensione può rappresentare un vantaggio significativo nella creazione di strategie di marketing che colpiscano nel segno.</p>



<p>È importante chiarire subito che la PNL non è una disciplina scientifica in senso stretto. Nonostante ciò, i risultati delle sue applicazioni sono innegabili, soprattutto quando si tratta di marketing.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Applicazioni della PNL nel Marketing</h4>



<p>Utilizzare la PNL significa mettere al centro della propria strategia non il prodotto o il servizio, ma <strong>il cliente</strong>, con le sue sensazioni, la sua emotività e il suo background culturale e sociale.</p>



<p>Ecco per quali scopi è utile studiare e applicare la PNL:</p>



<p><strong>1. Comprendere il pubblico</strong></p>



<p>La PNL è straordinariamente utile per <strong>analizzare le abitudini e le preferenze</strong> del tuo pubblico. Questa tipologia di analisi ti permette di adattare le tue campagne pubblicitarie in modo più mirato, creando un legame forte con i consumatori e sviluppando messaggi pubblicitari che riescano a <em>risuonare</em> direttamente con il loro inconscio.</p>



<p><strong>2. Migliorare l’esperienza del cliente</strong></p>



<p>La PNL può essere una risorsa preziosa per ottimizzare l’esperienza del cliente (o <em>customer experience</em>, per chi preferisce l’inglese). Analizzando feedback e recensioni online dei tuoi clienti, puoi <strong>comprendere meglio le loro esigenze e aspettative</strong>, fornendo così soluzioni tempestive e personalizzate. Questo non solo aumenta le conversioni, ma rafforza il legame che i clienti sentono con la tua azienda, dalla quale si sentono ascoltati e compresi.</p>



<p><strong>3. Tecniche di vendita persuasive</strong></p>



<p>Le tecniche di PNL, come ad esempio la <strong>“costruzione del rapporto”</strong>, prevedono strategie efficaci per <strong>fidelizzare il pubblico</strong>. Utilizzata da commerciali e venditori nel marketing offline, questa strategia consiste in una sottile imitazione del linguaggio del corpo, del tono della voce e del linguaggio del cliente, creando un senso di simpatia e fiducia. Gli studi evidenziano che <strong>i clienti si sentono più a loro agio e sono più propensi ad acquistare </strong>quando questa tecnica viene impiegata con successo. E nella comunicazione online? Beh, anche se il rapporto non è più uno a uno, anche quelle sui social non sono altro che conversazioni, nelle quali il linguaggio utilizzato deve essere sempre scelto in base al pubblico a cui ci si rivolge.</p>



<p><strong>4. Call-To-Action efficaci</strong></p>



<p>Testando diverse formulazioni di call-to-action, è facile scoprire come <strong>l’uso di parole che evocano immagini mentali positive e sensazioni di urgenza</strong> ha un impatto significativo sulle conversioni. Ad esempio, la sola scelta di parole come “immagina”, “senti” e “scopri”, che parlano direttamente all’utente suscitando in lui sensazioni ed emozioni, può portare a tassi di conversione significativamente più alti. Provare per credere!</p>



<p>Se vuoi <strong>ottimizzare o perfezionare la tua strategia di marketing attraverso le tecniche della PNL</strong>, creando una connessione profonda con il tuo target, affidati solo a veri esperti della comunicazione!</p><p>The post <a href="https://studioaec.it/cose-la-pnl-e-come-si-applica-al-marketing/">Cos’è la PNL e come si applica al marketing</a> first appeared on <a href="https://studioaec.it">Studio A&C Comunicazione</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>10 (+2) libri sulla comunicazione da leggere sulla sdraio</title>
		<link>https://studioaec.it/10-2-libri-di-comunicazione-da-leggere-sulla-sdraio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alessandra]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Aug 2023 10:21:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://studioaec.it/?p=8535</guid>

					<description><![CDATA[<p>Pietre miliari e perle nascoste, grandi classici e ultime uscite. Se non sai ancora cosa leggere comodamente seduto sulla sdraio, sull’amaca o sul divano, ci pensa lo Studio A&#38;C! Niente mattoni, promesso. Solo libri davvero utili per chi vuole comunicare bene, nel lavoro e nella vita personale.&#160;Ecco 10 consigli letterari diversi tra loro e unici...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Pietre miliari e perle nascoste, grandi classici e ultime uscite. Se non sai ancora cosa leggere comodamente seduto sulla sdraio, sull’amaca o sul divano, ci pensa lo Studio A&amp;C!</p>



<p><strong>Niente mattoni, promesso</strong>. Solo libri davvero utili per chi vuole comunicare bene, nel lavoro e nella vita personale.&nbsp;Ecco 10 consigli letterari diversi tra loro e unici nel loro genere.</p>



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<div class="wp-block-media-text alignwide has-media-on-the-right is-stacked-on-mobile has-medium-font-size" style="grid-template-columns:auto 37%"><div class="wp-block-media-text__content">
<h6 class="wp-block-heading"><strong>Come trattare gli altri e farseli amici</strong> <br>di Dale Carnegie</h6>



<p><br><strong>Casa editrice</strong>: Bompiani<br><strong>Pagine</strong>: 300<br><strong>Perché leggerlo</strong>: per comprendere i meccanismi interpersonali e creare relazioni sane. Non farti ingannare dal titolo in perfetto stile americano: Dale Carnegie è morto nel 1955 e i suoi continuano a essere tra i libri di comunicazione e leadership più letti al mondo. Un motivo ci sarà, no?</p>
</div><figure class="wp-block-media-text__media"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="536" height="816" src="https://studioaec.it/wp-content/uploads/2023/08/1.-Come-trattare-gli-altri.jpg" alt="" class="wp-image-8545 size-full" srcset="https://studioaec.it/wp-content/uploads/2023/08/1.-Come-trattare-gli-altri.jpg 536w, https://studioaec.it/wp-content/uploads/2023/08/1.-Come-trattare-gli-altri-197x300.jpg 197w" sizes="(max-width: 536px) 100vw, 536px" /></figure></div>



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<div class="wp-block-media-text alignwide is-stacked-on-mobile has-medium-font-size" style="grid-template-columns:37% auto"><figure class="wp-block-media-text__media"><img decoding="async" width="580" height="1000" src="https://studioaec.it/wp-content/uploads/2023/08/1.-Come-fare-pubblicita-ok.jpg" alt="" class="wp-image-8540 size-full" srcset="https://studioaec.it/wp-content/uploads/2023/08/1.-Come-fare-pubblicita-ok.jpg 580w, https://studioaec.it/wp-content/uploads/2023/08/1.-Come-fare-pubblicita-ok-174x300.jpg 174w" sizes="(max-width: 580px) 100vw, 580px" /></figure><div class="wp-block-media-text__content">
<h6 class="wp-block-heading"><strong>Come fare pubblicità </strong><br>di Kenneth Roman e Jane Maas</h6>



<p><br><strong>Casa editrice</strong>: BUR<br><strong>Pagine</strong>: 284<br><strong>Perché leggerlo</strong>: per non dimenticarsi dei fondamentali. Questo libro del 1983 (poi aggiornato in una seconda edizione nel 1995) rappresenta ancora una lettura imprescindibile per chi vuole approcciarsi al mondo della pubblicità e della comunicazione.</p>
</div></div>



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<div class="wp-block-media-text alignwide has-media-on-the-right is-stacked-on-mobile has-medium-font-size" style="grid-template-columns:auto 37%"><div class="wp-block-media-text__content">
<h6 class="wp-block-heading"><strong>Le armi della persuasione. Come e perché si finisce col dire di sì</strong><br>di Robert B. Cialdini</h6>



<p><br><strong>Casa editrice</strong>: Giunti<br><strong>Pagine</strong>: 704<br><strong>Perché leggerlo</strong>: per conoscere tecniche e segreti dell’arte di convincere le persone. Un classicone della psicologia comportamentale e sociale. Non farti intimorire dalla lunghezza: uno che vende 3 milioni di copie scrivendo di persuasione sa come tenere alta l’attenzione, fidati!</p>
</div><figure class="wp-block-media-text__media"><img decoding="async" width="661" height="1000" src="https://studioaec.it/wp-content/uploads/2023/08/2.-Le-armi-della-persuasione-di-Robert-B.-Cialdini-01.jpg" alt="" class="wp-image-8538 size-full" srcset="https://studioaec.it/wp-content/uploads/2023/08/2.-Le-armi-della-persuasione-di-Robert-B.-Cialdini-01.jpg 661w, https://studioaec.it/wp-content/uploads/2023/08/2.-Le-armi-della-persuasione-di-Robert-B.-Cialdini-01-198x300.jpg 198w, https://studioaec.it/wp-content/uploads/2023/08/2.-Le-armi-della-persuasione-di-Robert-B.-Cialdini-01-600x908.jpg 600w" sizes="(max-width: 661px) 100vw, 661px" /></figure></div>



<div class="wp-block-spacer" style="height: 100px;" aria-hidden="true"> </div>



<div class="wp-block-media-text alignwide is-stacked-on-mobile has-medium-font-size" style="grid-template-columns:37% auto"><figure class="wp-block-media-text__media"><img loading="lazy" decoding="async" width="640" height="1024" src="https://studioaec.it/wp-content/uploads/2023/08/3.-Critica-portatile-al-visual-design-640x1024.jpg" alt="" class="wp-image-8542 size-full" srcset="https://studioaec.it/wp-content/uploads/2023/08/3.-Critica-portatile-al-visual-design-640x1024.jpg 640w, https://studioaec.it/wp-content/uploads/2023/08/3.-Critica-portatile-al-visual-design-188x300.jpg 188w, https://studioaec.it/wp-content/uploads/2023/08/3.-Critica-portatile-al-visual-design-600x960.jpg 600w, https://studioaec.it/wp-content/uploads/2023/08/3.-Critica-portatile-al-visual-design.jpg 752w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></figure><div class="wp-block-media-text__content">
<h6 class="wp-block-heading"><strong>Critica portatile al visual design da Gutenberg ai social network</strong> <br>di Riccardo Falcinelli</h6>



<p><br><strong>Casa editrice</strong>: Einaudi<br><strong>Pagine</strong>: 328<br><strong>Perché leggerlo</strong>: per decifrare il linguaggio grafico senza fermarsi al giudizio estetico. In un mondo in cui le immagini ci circondano, questa critica portatile ci aiuta ad andare oltre la forma e a leggere tra le righe (ma anche tra i colori, le linee, i font…) della comunicazione visuale.</p>
</div></div>



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<div class="wp-block-media-text alignwide has-media-on-the-right is-stacked-on-mobile has-medium-font-size" style="grid-template-columns:auto 37%"><div class="wp-block-media-text__content">
<h6 class="wp-block-heading"><strong>Content Marketing d&#8217;autore. Come usare classici del passato per vendere nel mondo di oggi </strong><br>di Alessio Beltrami</h6>



<p><br><strong>Casa editrice</strong>: Content Republic Lda<br><strong>Pagine</strong>: 188<br><strong>Perché leggerlo</strong>: per scoprire che cosa hanno da insegnare 9 grandi autori della letteratura a copywriter, content creator, social media manager e comunicatori di ogni genere. Cosa c’entra George Orwell con il marketing? C’entra, eccome. Un libro pratico e geniale, scritto in modo schietto e ritmato.</p>
</div><figure class="wp-block-media-text__media"><img loading="lazy" decoding="async" width="704" height="1000" src="https://studioaec.it/wp-content/uploads/2023/08/4.-Content-marketing-dautore-Beltrami.jpg" alt="" class="wp-image-8544 size-full" srcset="https://studioaec.it/wp-content/uploads/2023/08/4.-Content-marketing-dautore-Beltrami.jpg 704w, https://studioaec.it/wp-content/uploads/2023/08/4.-Content-marketing-dautore-Beltrami-211x300.jpg 211w, https://studioaec.it/wp-content/uploads/2023/08/4.-Content-marketing-dautore-Beltrami-600x852.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 704px) 100vw, 704px" /></figure></div>



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<div class="wp-block-media-text alignwide is-stacked-on-mobile has-medium-font-size" style="grid-template-columns:37% auto"><figure class="wp-block-media-text__media"><img loading="lazy" decoding="async" width="536" height="823" src="https://studioaec.it/wp-content/uploads/2023/08/5.-Contagioso-Perche-unidea-e-un-prodotto-hanno-successo-e-si-diffondono-di-Jonah-Beger-01.jpeg" alt="" class="wp-image-8546 size-full" srcset="https://studioaec.it/wp-content/uploads/2023/08/5.-Contagioso-Perche-unidea-e-un-prodotto-hanno-successo-e-si-diffondono-di-Jonah-Beger-01.jpeg 536w, https://studioaec.it/wp-content/uploads/2023/08/5.-Contagioso-Perche-unidea-e-un-prodotto-hanno-successo-e-si-diffondono-di-Jonah-Beger-01-195x300.jpeg 195w" sizes="auto, (max-width: 536px) 100vw, 536px" /></figure><div class="wp-block-media-text__content">
<h6 class="wp-block-heading"><strong>Contagioso: Perché un’idea e un prodotto hanno successo e si diffondono</strong> <br>di Jonah Berger&nbsp;</h6>



<p><br><strong>Casa editrice</strong>: ROI<br><strong>Pagine</strong>: 264<br><strong>Perché leggerlo</strong>: per conoscere le origini della popolarità e indagare uno degli strumenti più antichi e potenti della comunicazione: il passaparola. Come scegli un nuovo ristorante? Probabilmente su consiglio di un amico, oppure dopo aver letto le recensioni che ha sul web. Ecco, questo libro spiega come questa dinamica può esserti utile nella comunicazione.</p>
</div></div>



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<div class="wp-block-media-text alignwide has-media-on-the-right is-stacked-on-mobile has-medium-font-size" style="grid-template-columns:auto 37%"><div class="wp-block-media-text__content">
<h6 class="wp-block-heading"><strong>Dimmi chi sei: Scopri perché sei unico e ottieni attenzione, fiducia e contatti</strong> <br>di Riccardo Scandellari&nbsp;</h6>



<p><br><strong>Casa editrice</strong>: ROI<br><strong>Pagine</strong>: 162<br><strong>Perché leggerlo</strong>: Dimmi chi sei: Scopri perché sei unico e ottieni attenzione, fiducia e contatti di Riccardo Scandellari</p>
</div><figure class="wp-block-media-text__media"><img loading="lazy" decoding="async" width="328" height="500" src="https://studioaec.it/wp-content/uploads/2023/08/6.-Dimmi-chi-sei-Scandellari.jpg" alt="" class="wp-image-8547 size-full" srcset="https://studioaec.it/wp-content/uploads/2023/08/6.-Dimmi-chi-sei-Scandellari.jpg 328w, https://studioaec.it/wp-content/uploads/2023/08/6.-Dimmi-chi-sei-Scandellari-197x300.jpg 197w" sizes="auto, (max-width: 328px) 100vw, 328px" /></figure></div>



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<div class="wp-block-media-text alignwide is-stacked-on-mobile has-medium-font-size" style="grid-template-columns:37% auto"><figure class="wp-block-media-text__media"><img loading="lazy" decoding="async" width="675" height="1000" src="https://studioaec.it/wp-content/uploads/2023/08/8.-Come-costruire-il-tuo-brand.jpg" alt="" class="wp-image-8548 size-full" srcset="https://studioaec.it/wp-content/uploads/2023/08/8.-Come-costruire-il-tuo-brand.jpg 675w, https://studioaec.it/wp-content/uploads/2023/08/8.-Come-costruire-il-tuo-brand-203x300.jpg 203w, https://studioaec.it/wp-content/uploads/2023/08/8.-Come-costruire-il-tuo-brand-600x889.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 675px) 100vw, 675px" /></figure><div class="wp-block-media-text__content">
<h6 class="wp-block-heading"><strong>Come costruire il tuo brand. Manuale di marketing personale per la competitività nel lavoro e nelle professioni</strong> <br>di Manuel Schneer e Adriana Velazquez</h6>



<p><br><strong>Casa editrice</strong>: Guerini Next<br><strong>Pagine</strong>: 117<br><strong>Perché leggerlo</strong>: perché le competenze non bastano. Per costruire un’impresa di successo e impostare una strategia di comunicazione efficace è indispensabile lavorare al proprio brand in modo intelligente, senza lasciare niente al caso.</p>
</div></div>



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<div class="wp-block-media-text alignwide has-media-on-the-right is-stacked-on-mobile has-medium-font-size" style="grid-template-columns:auto 37%"><div class="wp-block-media-text__content">
<h6 class="wp-block-heading"><strong>I segreti del linguaggio del corpo </strong><br>di Marco Pacori</h6>



<p><br><strong>Casa editrice</strong>: Sperling &amp; Kupfer<br><strong>Pagine</strong>: 276<br><strong>Perché leggerlo</strong>: per imparare a parlare e, soprattutto, ad ascoltare anche con i gesti e la prossemica. Non si comunica solo con le parole. Anzi, il rischio è quello che un nostro gesto o un nostro sguardo contraddica ciò che stiamo dicendo. Un po’ come qualcuno che annuisce leggendo questo articolo e poi non cerca nessuno dei libri di cui parliamo…</p>
</div><figure class="wp-block-media-text__media"><img loading="lazy" decoding="async" width="321" height="500" src="https://studioaec.it/wp-content/uploads/2023/08/9.-I-segreti-linguaggio-corpo.jpg" alt="" class="wp-image-8549 size-full" srcset="https://studioaec.it/wp-content/uploads/2023/08/9.-I-segreti-linguaggio-corpo.jpg 321w, https://studioaec.it/wp-content/uploads/2023/08/9.-I-segreti-linguaggio-corpo-193x300.jpg 193w" sizes="auto, (max-width: 321px) 100vw, 321px" /></figure></div>



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<div class="wp-block-media-text alignwide is-stacked-on-mobile has-medium-font-size" style="grid-template-columns:37% auto"><figure class="wp-block-media-text__media"><img loading="lazy" decoding="async" width="536" height="750" src="https://studioaec.it/wp-content/uploads/2023/08/10.-Alla-ricerca-dellinvincibile-naming-di-Beatrice-Ferrari.jpg" alt="" class="wp-image-8551 size-full" srcset="https://studioaec.it/wp-content/uploads/2023/08/10.-Alla-ricerca-dellinvincibile-naming-di-Beatrice-Ferrari.jpg 536w, https://studioaec.it/wp-content/uploads/2023/08/10.-Alla-ricerca-dellinvincibile-naming-di-Beatrice-Ferrari-214x300.jpg 214w" sizes="auto, (max-width: 536px) 100vw, 536px" /></figure><div class="wp-block-media-text__content">
<h6 class="wp-block-heading"><strong>Alla ricerca dell’invincibile naming</strong><br>di Béatrice Ferrari</h6>



<p><br><strong>Casa editrice</strong>: Flacowski<br><strong>Pagine</strong>: 240<br><strong>Perché leggerlo</strong>: perché qualsiasi conoscenza inizia con la domanda ‘Come ti chiami?’ e la comunicazione professionale non è da meno. E per capire che dare il nome alle cose non è soltanto un atto creativo, ma necessita anche di un approccio tecnico che metta insieme proprietà intellettuale, marketing e semiotica.</p>
</div></div>



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<h4 class="has-text-align-center wp-block-heading"><strong>BONUS</strong></h4>



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<div class="wp-block-media-text alignwide has-media-on-the-right is-stacked-on-mobile has-medium-font-size" style="grid-template-columns:auto 37%"><div class="wp-block-media-text__content">
<h6 class="wp-block-heading"><strong>The Cluetrain Manifesto</strong> <br>di Rick Levine, Christopher Locke, Doc Searls, e David Weinberger</h6>



<p><br><strong>Casa editrice</strong>: CreateSpace Independent Publishing Platform <em>(ma le 95 tesi si trovano anche online!)</em><br><strong>Pagine</strong>: 50<br><strong>Perché leggerlo</strong>: per muoversi consapevolmente nel web. Le tesi (95 come quelle di Martin Lutero) furono scritte nel 1999 per preparare professionisti e imprenditori all’arrivo del nuovo media, che avrebbe rivoluzionato per sempre la comunicazione. Tra ‘Nuove tesi’ e progetti collaterali, il Manifesto è un progetto ancora work in progress con l’obiettivo – sempre più urgente – di migliorare il dialogo online.</p>
</div><figure class="wp-block-media-text__media"><img loading="lazy" decoding="async" width="665" height="1000" src="https://studioaec.it/wp-content/uploads/2023/08/11.-Cluetrain-manifesto.jpg" alt="" class="wp-image-8552 size-full" srcset="https://studioaec.it/wp-content/uploads/2023/08/11.-Cluetrain-manifesto.jpg 665w, https://studioaec.it/wp-content/uploads/2023/08/11.-Cluetrain-manifesto-200x300.jpg 200w, https://studioaec.it/wp-content/uploads/2023/08/11.-Cluetrain-manifesto-600x902.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 665px) 100vw, 665px" /></figure></div>



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<div class="wp-block-media-text alignwide is-stacked-on-mobile has-medium-font-size" style="grid-template-columns:37% auto"><figure class="wp-block-media-text__media"><img loading="lazy" decoding="async" width="536" height="869" src="https://studioaec.it/wp-content/uploads/2023/08/12.-Steve-Jobs.jpg" alt="" class="wp-image-8553 size-full" srcset="https://studioaec.it/wp-content/uploads/2023/08/12.-Steve-Jobs.jpg 536w, https://studioaec.it/wp-content/uploads/2023/08/12.-Steve-Jobs-185x300.jpg 185w" sizes="auto, (max-width: 536px) 100vw, 536px" /></figure><div class="wp-block-media-text__content">
<h6 class="wp-block-heading"><strong>Steve Jobs </strong><br>di Walter Isaacson</h6>



<p><br><strong>Casa editrice</strong>: Mondadori<br><strong>Pagine</strong>: 648<br><strong>Perché leggerlo</strong>: per conoscere da vicino un uomo di cui la maggior parte delle persone parlano solo per sentito dire. Chi comunica lo sa: le storie sono il modo migliore per trasmettere un messaggio e per imparare qualcosa. E la storia di un imprenditore che, in qualche modo, ha influenzato il nostro modo di comunicare, non può che insegnarci qualcosa di molto interessante.</p>
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		<title>Usare un testimonial? Vantaggi e Svantaggi</title>
		<link>https://studioaec.it/usare-un-testimonial-vantaggi-e-svantaggi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[social]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Jul 2023 11:32:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La nuova campagna di Lotar, gli Specialisti del Restauro Persiane in Legno, è ideata e curata dallo Studio A&#38;C Comunicazione ed ha visto, come testimonial, il noto caratterista toscano Sergio Forconi. L’obiettivo della campagna è stato quello di valorizzare le potenzialità attoriali di Sergio, il cui tratto principale è la parlata sensibilmente vernacolare, e di...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La nuova campagna di Lotar, gli Specialisti del Restauro Persiane in Legno, è ideata e curata dallo Studio A&amp;C Comunicazione ed ha visto, come testimonial, il noto caratterista toscano Sergio Forconi.</p>



<p>L’obiettivo della campagna è stato quello di valorizzare le potenzialità attoriali di Sergio, il cui tratto principale è la parlata sensibilmente vernacolare, e di accostarle agli obiettivi del servizio, il trattamento di recupero di persiane, finestre e infissi da esterno in legno.</p>



<p>Il punto di contatto è stata la riedizione di poesie molto note, modificate ironicamente per diventare narrazioni sulle caratteristiche e la tipologia del servizio offerto da Lotar. È così che “tanto gentile e tanto onesta pare” diventa “tanto gentile questa finestra pare…”; “sempre caro mi fu quest’ermo colle” diventa “sempre care mi furon queste persiane”, e così via. La recitazione, in audio e in video, è stata virata in toscano, sia per identificare il luogo dove è presente Lotar, sia per favorire l’immedesimazione del target, genericamente locale. Sono altresì stati compresi i concept di “vecchio ma di qualità” e quindi degno di essere recuperato, sia il tono leggero e popolare, “vulgare”, accessibile a tutti del servizio.</p>



<p>Ma quanto è importante avere un testimonial per un prodotto o un servizio? Ci sono diversi vantaggi (ma anche punti critici) da tenere in considerazione.</p>



<p>Il testimonial offre diverse potenzialità, con “valori” che si trasferiscono al brand:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Credibilità</strong>: associarsi ad un volto conosciuto &#8211; o ad una voce &#8211; è garanzia di serietà e professionalità</li>



<li><strong>Affidabilità</strong>: un’azienda che si affida a un testimonial, ha già passato un test di fiducia da parte del testimonial stesso; che, infatti, ci “mette la faccia”</li>



<li><strong>Identificazione con il prodotto</strong>: la scelta del testimonial portà con sé molti valori legati alla propria persona. Perfetto uno sportivo per prodotti sportivi, elegante per prodotti di bellezza, etc.</li>



<li><strong>Identificazione con il target</strong>: il potenziale cliente o utente, che si riconosca nelle caratteristiche del testimonial, è invogliato a identificarsi come oggetto della comunicazione: età, sesso, immagine pubblica, provenienza geografica… vale tutto</li>



<li><strong>Memorabilità</strong>: la presenza di un volto conosciuto amplifica le capacità di memorizzare una campagna, perché fa già parte dell’immaginario del target e viene conservato nella stessa area di memoria del personaggio (insieme alle sue caratteristiche identificative)</li>



<li><strong>Differenziazione</strong>: il testimonial e il suo background danno spazio a nuove interpretazioni del prodotto, in genere più distintive rispetto alle caratteristiche del singolo prodotto</li>



<li><strong>Aumento dell’attenzione</strong>: la notorietà del testimonial interviene nella notorietà del prodotto e, caso per caso, ne amplifica la conoscenza</li>



<li><strong>Incremento della personalità</strong>: dare un volto ad un prodotto o ad un servizio, può essere davvero utile per assegnare qualità positive e “umane” a cose altrimenti inanimate</li>
</ul>



<p>È sempre importante ricordare che l&#8217;efficacia di un testimonial dipende dalla corretta identificazione del pubblico di riferimento, dalla scelta del testimonial appropriato e dalla coerenza con il posizionamento del prodotto o del marchio.</p><p>The post <a href="https://studioaec.it/usare-un-testimonial-vantaggi-e-svantaggi/">Usare un testimonial? Vantaggi e Svantaggi</a> first appeared on <a href="https://studioaec.it">Studio A&C Comunicazione</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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