“Vittoria”
..e sconfitta #46
Ore 11:15, sono in prima fila all’Ultra Trail del Monviso, dalle casse dello stereo suonano i Chemical Brothers:
Hey girls
Hey boys
Superstar DJs
Here we gooooo
..ma della mia gara vi scriverò fra poco.
Controllo la mail ogni minuto. Avete presente le famose farfalle nello stomaco? Bene siete fuori strada.
Sono state settimane super piene, lavoro, cambiamenti, caldo, infortuni, gare, weekend fuori e chissà quante cose sono passate e che non ricordo. In tutto questo casino ho sempre cercato di restare calmo, concentrato e soprattutto positivo. Nel frattempo le mail arrivavano e io rispondevo come un buon soldato. Presto non appena potrò ufficializzare questa cosa che vi sto scrivendo, saprete anche voi perchè Verio era un pò in un’altra dimensione.
Dopo le gare di Trail in Puglia, Abruzzo e Campania, il mio bicipite femorale ha deciso di prendersi una vacanza. “Bello mio, me ne vado a riposare,” mi ha detto, lasciandomi a passare più tempo col fisioterapista che con mia moglie.
Vito, il mio fisioterapista, è un vecchio amico. Quando sono su quel lettino, parliamo di tutto, mi confido con lui come se fosse il mio confessore. Le sue mani sono potenti, capaci di donarti sollievo o farti piangere dal dolore. Ha fatto di tutto per rimettermi in piedi, e come sempre, ha compiuto un miracolo. Ma in queste settimane non ho praticamente corso, e adesso mi aspetta una gara di Ultra Trail in provincia di Cuneo. Non proprio il massimo per uno che deve stare sulle gambe almeno cinque ore.
Per questa gara ho deciso di correrla con l’aiuto dei bastoncini, in aereo purtroppo non possono viaggiare come bagaglio a mano e quindi preparo un pacchettino e lo spedisco. Fin qui tutto ok. Ma poi GLS, quel corriere del cavolo, mi dice che il mio pacco è in giacenza. I miei amati bastoncini pieghevoli stanno dormendo al fresco in un capannone. Fortuna che c’è la Prof, la mitica Angi che mi recupera il pacco e mi manda il video di quel disgraziato di Tommy che scarta la mia roba con un'aria super curiosa e il solito sorriso da bastardo sotto i baffi che non ha.
Aeroporto di Caselle, Torino. Finalmente, dopo tutta questa corrispondenza virtuale su Wapp e Instagram, incontrerò Tommy e la Prof. Angi faccia a faccia. Instagram, la moderna linea di pesca che ha tirato su questa connessione. Tre giorni di avventura, tre giorni di condividere letti, chilometri e risate. Ci muoveremo insieme, correremo insieme, vivremo insieme, come vecchi compagni di una storia che non è ancora stata scritta.
Il nostro volo, la solita compagnia di merda, Ryanair, ha un ritardo mostruoso. Qualcosa nel mondo è andato a puttane, costringendo treni, aerei, ospedali, banche, e qualsiasi cosa collegata a un maledetto computer a tornare indietro nel passato, a fare tutto a mano.
Nemmeno il tempo di uscire dall'aeroporto e vediamo Tommy e Angi che ci sfrecciano davanti in auto. Ci abbracciamo come vecchi amici che non si vedono da anni, e puntiamo dritti verso Saluzzo per ritirare i pettorali.
Tommy è incredibile, ha una serenità che ti spiazza. Sorride per qualsiasi cosa e ci capiamo al volo. Non appena ritiriamo i pettorali, ci sistemiamo nel nostro appartamento. Una roba così tecnologicamente avanzata che il sistema di raffreddamento a pavimento ci vieta di aprire qualsiasi finestra, altrimenti saremmo sommersi dall'acqua di condensa e bloccheremmo tutto l'impianto. Ovviamente su questa stronzata ci siamo presi in giro per tre giorni interi.
Per il resto della giornata siamo stati al supermercato più volte, cercando di sentirci un po' più locali del solito.
Eccoci alla gara, partenza alle 11:15. Una follia con questo caldo umido. Io e Tommy ci diamo un pugno e via. Il primo tratto di asfalto è un piacere, ma dopo nemmeno 500 metri ci troviamo di fronte alla prima salita della giornata. Tommy mi supera e tira dietro un gruppetto di dieci atleti, me compreso. Lo vedo correre, rilassato come se fosse nato per questo. Capisco subito che la salita è il suo pane quotidiano. Io salgo regolare, il cuore regge e i bastoncini fanno il loro dovere.
Finita la prima salita, che dura circa 40 minuti, inizia un tratto corribile. Recupero un paio di posizioni e mi godo il percorso e il panorama: sentieri stretti, ruscelli da attraversare, ruderi sparsi, tronchi da scavalcare e piccoli paesini nel mezzo del nulla.
Fino a qui tutto ok, ma il caldo è asfissiante. Quando iniziamo la seconda salita, tutta sotto il sole, cambia tutto. La salita è lunga e continua, e la cosa peggiore è che dal basso vedi perfettamente la cima. Mi dico: ok, saliamo piano perché qui se sbagli ritmo, il conto te lo presentano subito. Mi supera la seconda donna e decido di attaccarmi a lei. La vedo matura e regolare.
Sul più bello, sento uno strappo, una fitta così forte che penso: oh cazzo. La riconosco immediatamente. È da un mese che cerco di guarire da una lesione o stiramento al bicipite, ma un dolore così forte non l'avevo mai sentito. Provo a non pensarci, ma faccio uno sforzo incredibile. La mia gamba destra è praticamente di legno, non posso né piegarla in avanti né tantomeno stenderla all'indietro.
Sembra paradossale ma il concetto è semplice: per smettere di stare male, devi accettare di stare male ancora un po’.
Non funziona. In discesa cammino ed è dannatamente pericoloso. Avviso mia moglie e le dico che ci vediamo a Brussasco, così mi prende in macchina e mi porta all'arrivo per aspettare Tommy.
Dopo 3 ore e 40 minuti e 24 km finalmente arrivo. Mia moglie prova di tutto, ma sono distrutto. Fa un caldo infernale e io, ironia della sorte, tremo di freddo e voglio vomitare l’anima. Rimango 20 minuti così, nel mio inferno personale, poi lentamente mi riprendo. Angi arriva in auto e ci carica al volo per andare a vedere l'arrivo di Tommy, che nel frattempo ha continuato a correre come un cinghiale affamato.
Arrivano i primi, poi arriva lei, la seconda donna. La mia compagna di viaggio, su cui avevo scommesso tutto, si è rivelata una forza della natura, piazzandosi tra i migliori dieci uomini. Con un misto di ansia e speranza seguiamo Tommy sul GPS della gara. Ha rallentato parecchio, e capisco subito che sta soffrendo come un cane, ma non molla.
Come per magia, lo vediamo sbucare fuori, mano nella mano con un altro atleta. Nonostante l'atroce sofferenza, ha il suo solito sorriso stampato in faccia e taglia il traguardo al dodicesimo posto assoluto.
Ancora una volta mi trovo a confermare che le persone che ho scelto di avere intorno a me sono vere, toste e con un cuore grande. Vederlo arrivare mi ha fatto impazzire di gioia. Nonostante il caldo infernale, ha tenuto duro e ha aiutato un amico durante il percorso fino all'arrivo. Vi assicuro, non è una cosa da poco.
Rientriamo a casa come rottami, sporchi, puzzolenti e ammaccati. Appena entriamo, apro una birra gelata. Io e Tommy abbiamo sognato questo momento da giorni. Una birra, due birre, poi è il momento di buttarci in doccia.
Io e mia moglie decidiamo di cenare fuori, mentre Tommy e Angi restano a casa. Dopo le nostre fatiche, è il turno di Angi di affrontare il suo primo Trail di 20 km con 1000 metri di dislivello la mattina successiva.
La cena è un tripudio di formaggi, pasta fresca e tanta birra. Mia moglie sorride e io la ringrazio per essermi sempre accanto e capire alla perfezione i miei stati d'animo.
Angi corre la sua prima gara alla grande. Arriva in sprint, tra le prime donne, e il suo commento a freddo è stato: "Che figata". I Trail le piacciono centomila volte di più rispetto alla strada.
Rientriamo a Torino e ci fermiamo per un pranzo veloce in centro. C’è un venticello che rende questo pasto fugace una boccata d’aria fresca. Quando ci alziamo dal tavolo, Tommy confessa di essere brillo. Dentro di me penso: "Complimenti, Verio, sei riuscito a portare sulla brutta strada un bravo ragazzo come Tommy."
Ci abbracciamo forte e fissiamo il prossimo capitolo della nostra disastrosa avventura insieme.
Da casa o su YouTube, correre una 160 km, una 45 km o una 20 km può sembrare una passeggiata, ma vi assicuro che in montagna non si improvvisa nulla, specialmente se sei da solo e devi cavartela per ore e ore o addirittura giorni.
Ho avuto il "piacere" di conoscere Roberto Martini. Purtroppo, la sua gara è finita dopo 90 km a causa di una brutta caduta. Lì, si è rialzato, ha sistemato due dita che stavano nel verso sbagliato e ha continuato a correre finché i medici non gli hanno imposto di ritirarsi. Questo non è un DNF, questo è sapersi rialzare e continuare il viaggio con le proprie gambe e forze. Sei una roccia, Robi.
E poi c’è lui, probabilmente uno degli organizzatori, che si avvicina mentre sono lì, fermo al rifugio, annegato nel mio dolore e mi dice: “Sai che stanotte non dormirai perché ti stai ritirando?”
Conto fino a cinque e, con incredibile stupore, gli rispondo (tranquilli, non l’ho mandato affanculo): “Guardi, faccio sport da quando avevo quattro anni, ho vinto una marea di gare di nuoto, kickboxing e corsa. E sa cosa ho capito? Che per me Vittoria e Sconfitta sono la stessa cosa.”
Questa roba e’ importantissima, solo così non si diventa schivi di competizioni e classifiche. La vera chiave della felicità non e’ la vittoria.
Boooom, colpito e affondato. Mi guarda e non dice una parola, mi stringe la mano e se ne va.
P.S. Per la cronaca, ho dormito come un bambino. Sapevo benissimo in che condizioni ero prima di partire e non ho nessun rimorso o rimpianto. Per me, questo vale più di cento sconfitte o dieci vittorie.
Come sempre se siete arrivati fin qui vi dico bravi e soprattutto grazie. Se mi leggete per la prima volta, io sono Verio e questa è “Fuga dalla realtà” una newsletter settimanale, anzi no mensile, anzi facciamo che ci scriverò quando ne ho voglia senza prendere impegni seriosi. Ho creato questa newsletter per parlarvi di corsa in un modo alternativo e magari ispirare qualcuno a cominciare. Per farlo al meglio vi dovrò senz’altro parlarvi di ciò che mi circonda, come mia moglie, il mio cane, la fotografia, i libri, la musica, il cinema, il cibo e anche qualche spettegulez.
Qui sulla pagina About troverete qualche info su di me, qui invece potete seguirmi su Instagram.








Resti un mito e un’ispirazione amico mio.
Mistico leggere dei miei posti da qualcuno che viene da fuori… anche io alla fine ritirato, per caso proprio insieme a Roberto Martini