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	<title>Riforma.it | Avventisti in prima pagina. Il centenario di una copertina storica</title>
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	<description>il quotidiano on-line delle chiese evangeliche, battiste, metodiste e valdesi in Italia</description>
	<lastBuildDate>Fri, 26 Jun 2026 08:34:26 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Riforma.it | Avventisti in prima pagina. Il centenario di una copertina storica</title>
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		<title>Avventisti in prima pagina. Il centenario di una copertina storica</title>
		<link>https://riforma.it/2026/06/26/avventisti-in-prima-pagina-il-centenario-di-una-copertina-storica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jun 2026 08:34:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Protestantesimo]]></category>
		<category><![CDATA[avventisti]]></category>
		<category><![CDATA[domenica del corriere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sulla Domenica del Corriere del 1926, l’illustrazione di un battesimo nelle acque del fiume Adda...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5>Sulla Domenica del Corriere del 1926, l’illustrazione di un battesimo nelle acque del fiume Adda</h5>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il 27 giugno 1926, 100 anni fa, <a href="https://hopemedia.it/storia-la-domenica-del-corriere-del-1926-dedica-la-copertina-agli-avventisti-53208/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong><em>La Domenica del Corriere</em></strong></a>, il settimanale del Corriere della Sera, dedicava la propria copertina alla comunità avventista italiana.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>«Una delle più prestigiose pubblicazioni dell’epoca pubblicò un’illustrazione che sanciva la presenza avventista nel nostro paese &#8211; racconta il sito <a href="https://hopemedia.it/centenario-copertina-avventisti/">Hopemedia</a> delle Chiese avventiste in Italia- .</p>
<p>La didascalia spiegava: “Una cerimonia americana presso Milano. Un pastore degli ‘Avventisti del Settimo Giorno’, che hanno il loro centro a Washington, celebra un ‘battesimo biblico’ nelle acque dell’Adda, a Cassano”.</p>
<p>Non è possibile risalire alle motivazioni che hanno indotto la redazione del giornale a commissionare l’illustrazione di Achille Beltrame.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>All’interno non vi è nessun articolo relativo all’evento. Il settimanale illustrato del celebre quotidiano milanese, consultato nel fornitissimo sito di Guido Scuderi, consultabile <a href="https://www.guidoscuderi.it/passato/domenica/#2" target="_blank" rel="noopener noreferrer">qui</a>, mostra una concezione diversa dell’uso delle copertine. Non lanciano un tema, una notizia che ritroviamo all’interno del numero. Rimangono, con la didascalia, un’informazione a sé stante.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dalla didascalia riteniamo che, per la redazione, la celebrazione pubblica di un battesimo, rito essenziale della fede avventista, rappresenti una curiosità di costume importata dagli Stati Uniti.</p>
<p>La pubblicazione della copertina rimane significativa se si pensa che, all’epoca, la religione cattolica era religione di Stato e che nel 1929 i Patti Lateranensi sottoscritti con la Santa Sede riservarono agli altri culti l’appellativo di “culti ammessi”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Essere protagonisti di una copertina su una rivista tanto influente rappresentava un riconoscimento significativo per gli avventisti italiani, contribuendo a far conoscere il loro messaggio a un pubblico più ampio. La celebrazione del battesimo nell’Adda divenne simbolo di novità e di alternativa in un periodo di grandi cambiamenti sociali e culturali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Oggi, a cento anni di distanza, abbiamo dedicato la copertina del <em>Messaggero Avventista</em> di giugno al centenario di quella prima pagina. Rievochiamo l’evento come momento di riflessione su come un semplice atto di fede possa avere un impatto duraturo e significativo, per ricordare il nostro impegno verso i valori che hanno guidato chi ci ha preceduto: fede, comunità e missione».</p><p>The post <a href="https://riforma.it/2026/06/26/avventisti-in-prima-pagina-il-centenario-di-una-copertina-storica/">Avventisti in prima pagina. Il centenario di una copertina storica</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Fede e femminismo non si contraddicono</title>
		<link>https://riforma.it/2026/06/26/fede-e-femminismo-non-si-contraddicono/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[CELI]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jun 2026 08:23:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Chiese e società]]></category>
		<category><![CDATA[Federazione luterana mondiale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alla sessione ONU di Ginevra la Federazione Luterana Mondiale costruisce ponti per i diritti delle...</p>
<p>The post <a href="https://riforma.it/2026/06/26/fede-e-femminismo-non-si-contraddicono/">Fede e femminismo non si contraddicono</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h5>Alla sessione ONU di Ginevra la Federazione Luterana Mondiale costruisce ponti per i diritti delle donne</h5>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fede e femminismo non si contraddicono — è questo il messaggio che la <strong>Federazione Luterana Mondiale</strong> (LWF) ha portato il 15 giugno scorso a Ginevra, durante la 62ma sessione del <strong>Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite</strong>.</p>
<p>L’evento collaterale, intitolato <em>Faith and Feminism – advancing human rights through inclusive dialogue</em>, è stato co-organizzato dalla LWF insieme al Consiglio Ecumenico delle Chiese, alla Comunità Internazionale Bahá’í e a LDS Charities, sotto l’ombrello del <em>Faith and Feminism Forum</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A rappresentare la Federazione Luterana Mondiale (LWF) la pastora <strong>Lilana Kasper</strong>, prima direttrice esecutiva donna della Comunione Luterana nell’Africa Meridionale (LUCSA) — che riunisce 15 chiese luterane in 10 paesi della regione subsahariana.</p>
<p>«La fede viene spesso presentata come in tensione con l’uguaglianza di genere», ha detto Kasper.</p>
<p>«Ma questo evento ha messo in luce come le nostre chiese e comunità di fede stiano sfidando pratiche dannose e rivendicando nuove narrazioni, promuovendo dignità, uguaglianza e giustizia per tutti».</p>
<p>E ha aggiunto: «La fede è spesso la ragione del perché siamo impegnate nella promozione della giustizia e nella prevenzione della violenza sessuale e di genere».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il contesto non è ottimistico. Kasper ha riconosciuto che la resistenza ai diritti delle donne è in crescita a livello globale.</p>
<p>Chi lavora con le sopravvissute alla violenza, chi cerca di rendere conto ai responsabili, chi sfida norme e pratiche dannose: spesso lo fa con poco sostegno e molto isolamento.</p>
<p>«Anche se spesso abbiamo l’impressione di non fare impatto, è fondamentale continuare a lavorare e trovare nuove strade di collaborazione».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il pregiudizio da smontare è l’idea che religione e diritti delle donne siano incompatibili.</p>
<p>La tradizione luterana conosce <a href="https://lutheranworld.org/blog/katharina-zell-reformation-legacy-courage-and-faith" target="_blank" rel="noreferrer noopener" data-cmp-ab="2">donne</a> come <strong>Katharina Schütz Zell</strong>, che nel XVI secolo pubblicava testi teologici e difendeva i rifugiati.</p>
<p>Come Margot Käßmann, teologa e vescova.</p>
<p>Come le decine di donne luterane che hanno scritto <em><a href="https://lutheranworld.org/resources/liturgical-materials-together-we-pray-womens-prayer-book" target="_blank" rel="noreferrer noopener" data-cmp-ab="2">Together We Pray</a></em>, il libro di preghiere della Federazione pubblicato lo scorso maggio.</p>
<p>Quando la chiesa è fedele al Vangelo, le donne non sono un’aggiunta — sono parte costitutiva della sua voce profetica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il dialogo tra attiviste laiche per i diritti delle donne e rappresentanti delle comunità di fede non è scontato.</p>
<p>Le diffidenze sono reciproche, le storie di dolore a volte inflitte proprio in nome della fede.</p>
<p>Così l’evento di Ginevra ha mostrato che la convergenza è possibile — e necessaria. Perché di fronte alla violenza di genere, alla stigmatizzazione, all’impunità, servono tutte le voci. A partire proprio da quelle che pregano.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h6></h6>
<h6>Foto di copertina. La pastora Lilana Kasper, direttrice esecutiva di LUCSA, interviene all’evento “Fede e femminismo” presso le Nazioni Unite a Ginevra. Foto: LDS Charities/M. Matthews</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p><p>The post <a href="https://riforma.it/2026/06/26/fede-e-femminismo-non-si-contraddicono/">Fede e femminismo non si contraddicono</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>«No al riconoscimento dei Talebani»</title>
		<link>https://riforma.it/2026/06/26/no-al-riconoscimento-dei-talebani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jun 2026 08:18:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Chiese e società]]></category>
		<category><![CDATA[Afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[Ccme]]></category>
		<category><![CDATA[rimpatri]]></category>
		<category><![CDATA[talebani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Pesanti critiche per la visita a Bruxelles di una delegazione dell’Emirato islamico d’Afghanistan per discutere...</p>
<p>The post <a href="https://riforma.it/2026/06/26/no-al-riconoscimento-dei-talebani/">«No al riconoscimento dei Talebani»</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h5>Pesanti critiche per la visita a Bruxelles di una delegazione dell’Emirato islamico d’Afghanistan per discutere di rimpatri di persone migranti nel Paese</h5>
<p>&nbsp;</p>
<p>«Martedì 23 giugno &#8211; scrive il <a href="https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/ue-e-talebani-perche-la-visita-a-bruxelles-segna-una-svolta-240338">sito di Ispi (</a>Istituto per gli studi di politica internazionale) una delegazione di cinque esponenti dell’Emirato islamico d’Afghanistan, il governo non riconosciuto dei Talebani, è stata ospitata a Bruxelles, per un incontro presentato come “tecnico”per facilitare il rimpatrio di quegli afghani che hanno commesso reati o la cui richiesta di asilo è rigettata. Si tratta della prima visita in Europa  da parte di esponenti dell’Emirato (di cui si abbia conoscenza): un inedito assoluto, esito di una lunga traiettoria diplomatica e carico di significato politico, tanto da <a href="https://www.theguardian.com/world/2026/jun/25/thursday-briefing-why-eu-taliban-talks-have-sparked-outrage-among-afghan-women?utm_source=dlvr.it&amp;utm_medium=twitter">aver sollevato fortissime critiche</a> e numerose <a href="https://x.com/amnesty/status/2069811227346325710">proteste</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>«Noi, le organizzazioni della società civile, comprese le organizzazioni della diaspora afghana in tutta Europa, siamo profondamente preoccupati, indignati e profondamente delusi dalle notizie secondo cui l&#8217;Unione Europea (UE) intende ospitare a Bruxelles rappresentanti dei talebani per discutere delle deportazioni in Afghanistan. Aprire le porte ai rappresentanti dei talebani per discutere di deportazioni invia un segnale pericoloso e devastante, in un momento in cui il popolo afghano continua a subire una delle più gravi crisi umanitarie e dei diritti umani al mondo sotto il regime talebano».</p>
<p>Apre così un comunicato firmato da moltissime organizzazioni, anche legate alle chiese, come la <strong>Ccme</strong>, Commissione delle chiese per i migranti in Europa. Il testo prosegue qui di seguito:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>«La Corte penale internazionale (CPI) ha emesso mandati di arresto contro la leadership talebana e molti dei leader sono inclusi nelle liste di sanzioni dell&#8217;UE e delle Nazioni Unite. L&#8217;invito proposto mina la credibilità, i valori e gli impegni storici dell&#8217;UE in materia di diritti umani, democrazia, responsabilità e diritto internazionale.</p>
<p>Da quando hanno preso il potere nell&#8217;agosto 2021, i talebani hanno sistematicamente smantellato le tutele costituzionali, estromesso donne e ragazze dalla vita pubblica, represso violentemente il dissenso e molto altro ancora, instaurando un regime di discriminazione e paura. Numerosi esperti delle Nazioni Unite e organizzazioni internazionali per i diritti umani hanno descritto il trattamento riservato dai talebani a donne e ragazze come un potenziale apartheid di genere.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I cinque parametri di riferimento dell&#8217;UE, che subordinano esplicitamente qualsiasi impegno con i talebani al rispetto dei diritti umani, dello stato di diritto e degli obblighi internazionali dell&#8217;Afghanistan, dovrebbero guidare qualsiasi rapporto con i talebani.</p>
<p>La cooperazione con i talebani in materia di deportazioni non solo contraddice questi parametri di riferimento, ma ignora anche le ripetute risoluzioni del Parlamento europeo e gli appelli a un approccio basato sui principi e sui diritti umani nei confronti dell&#8217;Afghanistan. La più recente risoluzione del Parlamento (maggio 2026) deplora l&#8217;invito proposto ai rappresentanti dei talebani a Bruxelles e chiede alla Commissione europea e al Servizio europeo per l&#8217;azione esterna (SEAE) di non riconoscere e non normalizzare i rapporti con i talebani.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per milioni di afghani, in particolare donne e ragazze afghane, difensori dei diritti umani, giornalisti, accademici, giudici, artisti, ex dipendenti governativi, minoranze etniche e religiose, persone LGBTQI+ e coloro che sono stati costretti all&#8217;esilio, Bruxelles simboleggia la difesa dei valori democratici, della dignità umana, della protezione internazionale e del sostegno di principio ai diritti umani, anche in Afghanistan.</p>
<p>L&#8217;UE ha svolto un ruolo fondamentale nel sollevare costantemente preoccupazioni in merito alle continue violazioni dei diritti umani in Afghanistan. Sostiene diverse iniziative, tra cui, più recentemente, l&#8217;istituzione di un meccanismo indipendente di monitoraggio dei diritti umani delle Nazioni Unite. Questi sforzi sono stati profondamente apprezzati e ampiamente riconosciuti sia dagli afghani che dalla comunità internazionale per i diritti umani.</p>
<p>La decisione di ospitare rappresentanti dei talebani a Bruxelles per discutere di deportazioni mina la fiducia finora costruita. Siamo particolarmente allarmati dal fatto che questa iniziativa sembri collegata a discussioni sulle deportazioni in Afghanistan. La realtà attuale all&#8217;interno del Paese rende tali discussioni profondamente irresponsabili. L&#8217;Afghanistan sotto il controllo dei talebani non può essere considerato un luogo sicuro per le deportazioni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Oltre il 90% degli sfollati afghani continua a essere ospitato dai paesi confinanti con l&#8217;Afghanistan, in particolare Iran e Pakistan. Sebbene gli afghani rimangano tra i gruppi nazionali più numerosi che chiedono asilo in Europa, il loro numero rimane relativamente basso rispetto al totale degli sfollamenti avvenuti all&#8217;interno della regione. Anche il numero di afghani che arrivano in Europa è diminuito significativamente negli ultimi anni.</p>
<p>Sebbene i richiedenti asilo afghani beneficino generalmente di tassi di riconoscimento relativamente elevati (73,3% in prima istanza nel 2025, che include anche le forme di protezione nazionali), continuano a subire un trattamento profondamente incoerente e iniquo tra gli Stati membri dell&#8217;UE.<br />
I tassi di riconoscimento per i richiedenti afghani sono variati dal 98% in alcuni Stati membri a meno del 5% in altri, senza alcuna spiegazione credibile legata alla sostanza o al profilo dei casi in questione. Tali estreme disparità suggeriscono fortemente che gli afghani bisognosi di protezione non vengono valutati secondo standard e garanzie uniformi in tutta Europa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Gravi preoccupazioni riguardo alla sicurezza e alla legalità delle deportazioni in Afghanistan sono state sollevate anche prima della presa del potere da parte dei talebani. Oggi, il deterioramento della situazione dei diritti umani, l&#8217;assenza di un&#8217;efficace protezione legale, il crollo delle garanzie istituzionali e i continui rischi di persecuzione e rappresaglie non fanno che rendere più evidente che l&#8217;Afghanistan non può essere considerato un paese sicuro per il ritorno.</p>
<p>I tribunali di tutta Europa sono giustamente intervenuti per bloccare le deportazioni, riconoscendo queste realtà. Gli organismi delle Nazioni Unite per i diritti umani, tra cui l&#8217;Ufficio dell&#8217;Alto Commissario per i Diritti Umani (OHCHR), hanno recentemente esortato gli Stati a interrompere i rimpatri forzati in Afghanistan, data la grave e persistente situazione dei diritti umani nel paese.</p>
<p>La valutazione ufficiale dell&#8217;UNHCR è che molti afghani richiedenti asilo avranno bisogno di protezione internazionale. Laddove si riscontri che gli afghani non necessitano di protezione, i paesi europei dovrebbero dare priorità ad alternative sostenibili e basate sui diritti, tra cui la concessione di uno status regolare, l&#8217;accesso ai diritti di residenza e altre misure che garantiscano dignità, stabilità e protezione agli afghani che non possono tornare in sicurezza. Qualsiasi tentativo da parte dell&#8217;UE o dei suoi Stati membro di promuovere accordi di deportazione con i talebani rischia di violare il principio di non respingimento, un pilastro del diritto internazionale in materia di rifugiati e diritti umani, che vieta il trasferimento di individui in situazioni in cui rischiano persecuzioni, torture o altri gravi danni.</p>
<p>La società civile afghana, in particolare le organizzazioni guidate da donne e i difensori dei diritti umani, ha ripetutamente messo in guardia contro le politiche che contribuiscono alla normalizzazione politica dei talebani, escludendo al contempo le voci delle vittime e di coloro che sono direttamente colpiti dal regime talebano. Eppure, coloro il cui futuro e la cui sicurezza saranno profondamente compromessi vengono emarginati dalle discussioni in corso. Non possiamo tollerarlo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Pertanto, chiediamo alla Commissione europea, agli Stati membri dell&#8217;UE e al Servizio europeo per l&#8217;azione esterna di:</p>
<p>&nbsp;</p>
<ol>
<li>Garantire che qualsiasi impegno relativo all&#8217;Afghanistan rimanga strettamente subordinato a miglioramenti misurabili e verificabili in materia di diritti umani, in particolare dei diritti delle donne e delle ragazze;</li>
<li>Rifiutare qualsiasi accordo di cooperazione che faciliti le deportazioni in Afghanistan nelle attuali condizioni;</li>
<li>Sostenere pienamente il principio di non respingimento e gli obblighi dell&#8217;UE ai sensi del diritto internazionale in materia di rifugiati e diritti umani;</li>
<li>Garantire una consultazione significativa e strutturata con la società civile afghana, i difensori dei diritti delle donne, le organizzazioni guidate da rifugiati e gli esperti di diritti umani in tutte le discussioni politiche riguardanti l&#8217;Afghanistan;</li>
<li>Ampliare i percorsi di protezione sicura per gli afghani a rischio, compreso l&#8217;accesso all&#8217;asilo, il ricongiungimento familiare, i visti umanitari, il reinsediamento e i meccanismi di ricollocazione;</li>
<li>Continuare a sostenere i meccanismi di responsabilità internazionale indipendenti che documentano le violazioni e i possibili crimini internazionali commessi in Afghanistan;</li>
<li>Garantire che la politica dell&#8217;UE nei confronti dell&#8217;Afghanistan rimanga saldamente ancorata ai diritti umani, ai principi democratici e alla responsabilità, piuttosto che agli obiettivi di deterrenza migratoria».</li>
</ol>
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			</item>
		<item>
		<title>Betlemme, la piccola scelta da Dio</title>
		<link>https://riforma.it/2026/06/26/betlemme-la-piccola-scelta-da-dio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martin Ibarra]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jun 2026 07:13:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bibbia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un giorno una parola – commento a Michea 5, 1 &#160; O Betlemme, Efrata, piccola...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5 class="wp-block-heading">Un giorno una parola – commento a Michea 5, 1</h5>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>O Betlemme, Efrata, piccola per essere tra le migliaia di Giuda, da te mi uscirà colui che sarà dominatore in Israele, le cui origini risalgono ai tempi antichi, ai giorni eterni</strong></em><br>
<em><strong>Michea 5, 1</strong></em></p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>Gesù era nato in Betlemme di Giudea, all’epoca del re Erode. Dei magi d’Oriente arrivarono a Gerusalemme, dicendo: «Dov’è il re dei Giudei? Che è nato? Poiché noi abbiamo visto la sua stella in Oriente e siamo venuti per adorarlo»</strong></em><br>
<em><strong>Matteo 2, 1-2</strong></em></p>
</blockquote>



<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>


<iframe src="https://widget.spreaker.com/player?episode_id=72698867&amp;theme=light&amp;playlist=false&amp;playlist-continuous=false&amp;chapters-image=true&amp;episode_image_position=right&amp;hide-likes=false&amp;hide-comments=false&amp;hide-sharing=false&amp;hide-logo=false&amp;hide-download=true" width="100%" height="350px" frameborder="0"></iframe>



<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="wp-block-paragraph">Questo testo ci riporta al clima e alla geografia del primo Natale. Naturalmente chi ascoltò per la prima volta questo oracolo non lo intese né lo lesse in questa chiave festosa con cui oggi lo associamo al Natale. Questo oracolo aveva come destinatario principale il Monte Sion (femminile in ebraico) dove aveva sede il Tempio a Gerusalemme; e come destinatario secondario Betlemme (maschile in ebraico) e una famiglia della cittadina, gli Efrata, discendenti di Chaleb (“il cane”), secondo il materiale genealogico di 1 Cronache 2, 19; 50.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Betlemme era famosa come città natale di Davide e luogo dove Samuele, su ordine di Adonai, si recò per ungere Davide come Re (<em>melek</em>). La seconda parte dell’oracolo contiene due affermazioni importanti. La prima è che da Betlemme <em>uscirà</em> colui che governerà Israele per conto di Adonai. La seconda è che le origini di questo sovrano risalgono al passato remoto, nel tempo delle origini. Nonostante l’apparente insignificanza della città (o forse proprio per questo), Dio annuncia che da essa <em>uscirà</em> un nuovo sovrano. L’espressione “<em>da te per me egli uscirà” </em>sottolinea contemporaneamente il luogo della sua provenienza e il fatto che è Dio stesso a inviarlo per una missione di salvezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il riferimento al passato remoto, al tempo delle origini o addirittura all’eternità, sottolinea la speranza costante di Israele nell’arrivo alla fine del tempo del nuovo re davidico. Dio qui non solo parla ma promette e si impegna significativamente. Egli afferma in sostanza che l’antica promessa non è stata dimenticata, ma sarà compiuta. Il nuovo sovrano, come Davide, sarà il Messia: verrà da Betlemme e <em>le sue origini</em> risalgono all’eternità. Tuttavia, non verrà a ristabilire il regno davidico così com’era nell’XI sec., né a restaurare le frontiere ideali costruite al tempo del deuteronomista.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non verrà per impugnare una sbarra di ferro con cui colpire oggi Gaza o il Sud del Libano, ma per inaugurare un regno diverso fondato sulla giustizia, sul perdono, sull’amore misericordioso e sulla capacità di Dio di ricordare sempre le sue promesse per portarle a compimento, e di dimenticare il peccato e seppellirlo in fondo al mare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Amen.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p><p>The post <a href="https://riforma.it/2026/06/26/betlemme-la-piccola-scelta-da-dio/">Betlemme, la piccola scelta da Dio</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La Buona novella. Chiacchiere alla cassa</title>
		<link>https://riforma.it/2026/06/26/la-buona-novella-chiacchiere-alla-cassa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sara E. Tourn]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jun 2026 07:05:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[la buona novella]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://riforma.it/?p=82467</guid>

					<description><![CDATA[<p>La rubrica della redazione dedicata alle buone notizie &#160; Dopo le casse veloci arrivano… le...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5>La rubrica della redazione dedicata alle buone notizie</h5>
<p>&nbsp;</p>
<p class="Corpo" style="text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;"><span style="font-size: 12.0pt; font-family: 'Times New Roman',serif;">Dopo le casse veloci arrivano… le casse lente. In realtà non è proprio un’“ultim’ora”, perché l’iniziativa è stata avviata nel 2019, però per quei misteriosi meccanismi dei <i>social network</i> che ti propongono contenuti come se fossero nuovi, qualche giorno fa mi è comparsa questa “buona novella”. Parlandone con i colleghi, e pensando ai destinatari di queste “casse lente”, o meglio <i>Kletskassa</i> perché nascono nei Paesi Bassi, sono subito venute alla mente le esperienze più o meno recenti in cui abbiamo assistito ad anziani incattiviti (dalla vita? dal carovita? dalla noia?) pronti a scannarsi allo sportello della posta o al banco dei polli arrosto al mercato.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="Corpo" style="text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;"><span style="font-size: 12.0pt; font-family: 'Times New Roman',serif;">Già, perché i destinatari primari, nelle intenzioni della catena di supermercati Jumbo, sono proprio gli anziani, per facilitare la socialità in una fascia d’età che (teoricamente) avrebbe più tempo a disposizione, ma è anche più a rischio solitudine.</span></p>
<p class="Corpo" style="text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;"><span style="font-size: 12.0pt; font-family: 'Times New Roman',serif;">L’idea delle “casse lente”, presenti ormai in oltre 200 negozi, rientra in un programma nazionale più ampio, nato dopo una ricerca tra i circa 1,3 milioni di nederlandesi over 75, di cui più della metà ha dichiarato di sentirsi solo.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="Corpo" style="text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;"><span style="font-size: 12.0pt; font-family: 'Times New Roman',serif;">Avremmo tutti bisogno di “casse lente” nella nostra vita, i lavoratori che vedono la pensione come un miraggio e corrono affannati da un impegno all’altro, e gli ex-lavoratori che quella pensione ce l’hanno, ma per un motivo o per l’altro non riescono a godersela.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="Corpo" style="text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;"><span style="font-size: 12.0pt; font-family: 'Times New Roman',serif;">E allora, anche se nei nostri supermercati non sono ancora arrivate le casse lente (spero che qualcuno mi smentisca), possiamo concederci ogni tanto un sorriso, uno scambio di battute garbato, una piccola gentilezza a chi è dietro di noi alla cassa. Io lo faccio sempre, anche perché so che cosa vuol dire stare in coda con tre vaschette di gelato da mezzo chilo in braccio che ti gelano il cuore, ma forse te lo gela di più la carenza di senso umano…</span></p><p>The post <a href="https://riforma.it/2026/06/26/la-buona-novella-chiacchiere-alla-cassa/">La Buona novella. Chiacchiere alla cassa</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Culto evangelico, sommario puntata del 28 giugno</title>
		<link>https://riforma.it/2026/06/26/culto-evangelico-sommario-puntata-del-28-giugno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jun 2026 04:10:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Protestantesimo]]></category>
		<category><![CDATA[culto evangelico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Appuntamento sulle frequenze di Radio Uno Rai alle 6.35 di domenica mattina, e poi sempre...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5 class="wp-block-heading">Appuntamento sulle frequenze di Radio Uno Rai alle 6.35 di domenica mattina, e poi sempre riascoltabile su RaiPlay</h5>
<p>&nbsp;</p>
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Domenica 28 giugno</strong> alle 6.35 del mattino potremo ascoltare una nuova puntata del Culto evangelico sintonizzandoci su Rai Radio 1.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="wp-block-paragraph"><b>“Tu sei quell&#8217;uomo</b><b>”</b>  da <b>2 Samuele 11:1-7</b><b> </b>sarà la predicazione di questa settimana curata dalla pastora <strong>Elisabetta Ribet</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="wp-block-paragraph">Il programma proseguirà con il notiziario dal mondo evangelico e la segnalazione di alcuni appuntamenti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Chiude la puntata la rubrica <b>“Finestra aperta” </b>a cura della pastora <strong>Cristina Arcidiacono</strong><b>.</b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.raiplaysound.it/programmi/cultoevangelico">Puoi ascoltare qui</a> le puntate del Culto evangelico già andate in onda.</p><p>The post <a href="https://riforma.it/2026/06/26/culto-evangelico-sommario-puntata-del-28-giugno/">Culto evangelico, sommario puntata del 28 giugno</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Terremoto in Venezuela, le chiese in campo</title>
		<link>https://riforma.it/2026/06/26/terremoto-in-venezuela-le-chiese-in-campo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jun 2026 03:30:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Chiese e società]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[#slide]]></category>
		<category><![CDATA[Venezuela]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le locali chiese battiste e avventiste già operative sul campo nel tentativo di portare aiuto...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5>Le locali chiese battiste e avventiste già operative sul campo nel tentativo di portare aiuto di fronte a una tragedia con un bilancio di vittime destinato a crescere</h5>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ieri, giovedì 25 giugno, il <strong>Venezuela</strong> è stato colpito da violenti terremoti che hanno lasciato famiglie in lutto e comunità locali in gravi difficoltà. Sono state interessate le aree urbane nei pressi della capitale Caracas e le comunicazioni sono ancora interrotte in molte zone del Paese. L’entità dei danni e delle vittime non è ancora chiara, ma si prevedono enormi conseguenze; i numeri al momento parlano di oltre 200 morti, 1000 feriti e decine di migliaia di dispersi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La scossa di magnitudo 7.2 è stata seguita da un’altra ancora più violenta di magnitudo 7.5 a distanza di 39 secondi. L’epicentro è vicino a Moron, città costiera a 200 chilometri dalla capitale. Si tratta del sisma più violento degli ultimi 126 anni nella zona.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A poche ore dai devastanti terremoti, Elier J. Romero, direttore generale della <strong>Convenzione nazionale battista del Venezuela</strong> (CNBV), ha condiviso un aggiornamento con i partner della chiesa: «Stiamo ricevendo notizie dalle aree colpite. Continuiamo a pregare».</p>
<p>Con edifici e altre strutture distrutti o danneggiati, i primi soccorritori sono impegnati in sforzi di ricerca e salvataggio per salvare le persone dalle macerie.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La Convenzione nazionale battista del Venezuela ha invitato le sue chiese ad attivare i loro sforzi di risposta e fornire rifugio e speranza alle loro comunità se sono in grado. Quelle chiese saranno in grado di prendersi cura immediatamente di chi ne ha bisogno e avrà la capacità di continuare a servire anche dopo la <a>conclusione </a>degli sforzi di emergenza.</p>
<p>Send Relief, organizzazione delle chiese battiste statunitensi, sarà pronto a sostenere la risposta dei battisti venezuelani e di altri partner ministeriali nella regione.</p>
<p>«Stiamo lavorando mano nella mano con la Convenzione Battista Venezuelana, le cui chiese stanno già aprendo le loro porte ai vicini che hanno perso tutto», ha detto Matt Waldraff, direttore dell&#8217;area di Send Relief per le Americhe. «Conoscono queste comunità meglio di chiunque altro e stanno valutando i maggiori bisogni in questo momento: cibo, riparo e assistenza per i feriti. Il nostro compito è aiutarli a fare ciò che Dio li ha già posizionati a fare».</p>
<p>I maggiori bisogni immediati sono riparo, acqua potabile sicura, cibo e cure mediche. In alcune delle aree colpite, tali bisogni erano presenti già prima di questa calamità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>«Come popolo di fede», ha detto La CNBV in una dichiarazione, «rimaniamo vigili durante questo periodo di crisi, pronti a servire gli altri e uniti in preghiera per la pace e il benessere generale di tutto il Venezuela».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il sito Hopemedia rende noto che <strong>ADRA Venezuela</strong>, l’agenzia umanitaria della chiesa avventista, ha attivato il piano di emergenza NEMP (<em>National Emergency Management Plan</em>), adottando i protocolli di risposta. L’intervento si concentra sulla sicurezza alimentare, ma la situazione è in evoluzione e ciò potrebbe comportare modifiche e un ampliamento dell’intervento. Seguiranno aggiornamenti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il <strong>Consiglio ecumenico delle chiese</strong> (Cec) rivolge le preghierà della comunione globale «a tutti coloro che hanno perso i propri cari, a tutti i feriti e per il ritrovamento dei dispersi. Preghiamo per il popolo venezuelano, per il quale la devastazione causata da questa calamità naturale aggrava ulteriormente le già difficili sfide che il Paese sta affrontando.</p>
<p>Esortiamo tutti i membri della comunità internazionale a rispondere generosamente con gli aiuti umanitari e di emergenza necessari in seguito a un disastro di tale portata. Invitiamo tutte le chiese membro del Cec e tutte le persone di fede e di buona volontà a ricordare il popolo venezuelano nelle loro preghiere, per il conforto dei familiari delle vittime, per il ricongiungimento dei dispersi alle loro famiglie, per la guarigione dei feriti e per la ripresa della nazione».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>«Ci stringiamo nei nostri pensieri e nelle nostre preghiere il popolo venezuelano mentre affronta questo disastro», ha dichiarato Allan Calma, coordinatore umanitario globale della <strong>Federazione luterana mondiale</strong>. La Federazione sta valutando la situazione con l&#8217;obiettivo di implementare una risposta di emergenza multisettoriale. «Siamo molto grati per gli impegni già ricevuti dalle agenzie e dalle chiese aderenti e accogliamo con favore un ulteriore sostegno per permetterci di rispondere efficacemente».</p>
<p>&nbsp;</p>
<h6>Photo:LWF World Service</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Firmato il Patto delle religioni</title>
		<link>https://riforma.it/2026/06/26/firmato-il-patto-delle-religioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nev - Notizie evangeliche]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jun 2026 03:07:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecumenismo]]></category>
		<category><![CDATA[#slide]]></category>
		<category><![CDATA[dialogo interreligioso]]></category>
		<category><![CDATA[patto religioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Consegnata una copia del Patto al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella &#160; Ieri 25 giugno,...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5 class="wp-block-paragraph">Consegnata una copia del Patto al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella</h5>
<p>&nbsp;</p>
<p class="wp-block-paragraph">Ieri 25 giugno, a Roma, i responsabili delle religioni che sono in Italia hanno sottoscritto un <a href="https://unedi.chiesacattolica.it/wp-content/uploads/sites/32/2026/06/25/Patto-fra-le-religioni-in-Italia.pdf"><strong>Patto</strong></a> per dare continuità e prospettiva al lavoro compiuto, rendendo al contempo ufficiale l’esperienza chiamata “La via italiana del dialogo. Le religioni nello spazio pubblico e per la coesione sociale”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="wp-block-paragraph">A siglarlo sono stati: Assemblea dei Rabbini d’Italia, Assemblea Spirituale Nazionale dei bahá’í d’Italia, Centro Islamico culturale d’Italia, Comunità Religiosa Islamica Italiana, Confederazione Islamica Italiana, Conferenza Episcopale Italiana, Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, Istituto Tevere, Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia, Sikhi Sewa Society, Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, Unione Buddhista Italiana, Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Unione delle Comunità Islamiche d’Italia, Unione Induista Italiana.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="wp-block-paragraph">Nel pomeriggio, i rappresentanti delle comunità religiose sono stati ricevuti al Quirinale dal Presidente della Repubblica, <strong>Sergio Mattarella</strong>, al quale hanno consegnato una copia del Patto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="wp-block-paragraph">«Condividiamo il valore e la complessità di essere persone credenti e praticanti di diverse fedi in una società post-moderna secolarizzata, multiculturale e plurireligiosa, ferita da conflitti ed estremismi, anche pseudo-religiosi, derivanti da posizioni etnocentriche, prevaricanti, di chiusura e di colonizzazione culturale ed economica, e condividiamo l’importanza di agire insieme per il Bene comune, certi della rilevanza del dialogo interreligioso per lo sviluppo della società italiana», si legge nel Preambolo del documento che propone nove impegni e nove azioni. Tra questi, il compito di «promuovere la pari dignità di ogni religione di fronte allo Stato attraverso un dialogo critico e costruttivo sul rapporto tra religione, laicità e politica nel contesto italiano, nella consapevolezza del contributo che le religioni possono offrire al progresso materiale e spirituale della società» e quello di «promuovere una cultura della pace fondata sulla giustizia, sulla compassione e sull’interdipendenza tra i popoli, riconoscendo che la famiglia umana è una sola».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="wp-block-paragraph">La firma del Patto rappresenta una tappa fondamentale del percorso intrapreso nell’ambito del Cammino sinodale delle Chiese che sono in Italia. A partire dal 2023, infatti, i leader delle religioni diffuse nel Paese, si sono incontrati annualmente nella sede della Conferenza Episcopale Italiana, avviando una riflessione comune sulla necessità di essere, nello spazio pubblico, una risorsa capace di tessere dialogo, comunione e pace. Nel 2024, anche alcuni giovani, delegati dai responsabili delle religioni, si sono ritrovati periodicamente per discutere e lavorare insieme, partecipando dallo scorso anno alle riunioni ufficiali e diventando, sui territori, ambasciatori di processi di conoscenza reciproca e di sensibilizzazione. Il cammino di confronto tra i leader ha portato alla sottoscrizione del documento.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="wp-block-paragraph">«La sottoscrizione del Patto è al tempo stesso l’approdo di un cammino a cui guardare con gratitudine e l’assunzione responsabile di un impegno al dialogo, alla ricerca della pace e della giustizia, alla preservazione del pianeta, alla tutela delle libertà di tutti gli umani, al perseguimento del bene comune. Questo impegno è tanto più urgente e prezioso nel nostro tempo che vede anche l’utilizzo di riferimenti religiosi a sostegno di conflitti e discorsi di odio. Le religioni che sono in Italia hanno intrapreso un’altra strada e intendono continuare a percorrerla con decisione e fiducia», ha sottolineato <strong>Daniele Garrone</strong>, Presidente della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (FCEI).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="wp-block-paragraph">Qui, in versione integrale, il <a href="https://www.nev.it/nev/wp-content/uploads/2026/06/Patto_Dialogo_Interreligioso.pdf">Patto tra le religioni in Italia</a></p>
<p class="wp-block-paragraph">Qui, il <a href="https://www.nev.it/nev/2026/06/25/patto-inter-fedi-garrone-insieme-per-bene-comune-pace-giustizia-e-ambiente/">discorso integrale del Presidente FCEI</a></p>
<p>Qui le <a href="https://www.nev.it/nev/2026/06/25/firmato-il-patto-delle-religioni-la-via-italiana-del-dialogo-interreligioso/">dichiarazioni dei vari rappresentanti delle religioni</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/xSV0dC7l5do?si=yFi5cBQrzv7awlGz" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
<h6>Foto: <a href="https://www.quirinale.it/it/notizie/presentato-mattarella-patto-via-italiana-dialogo-interreligioso">quirinale.it</a></h6><p>The post <a href="https://riforma.it/2026/06/26/firmato-il-patto-delle-religioni/">Firmato il Patto delle religioni</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le chiese ucraine in visita alla Conferenza delle Chiese europee</title>
		<link>https://riforma.it/2026/06/25/le-chiese-ucraine-in-visita-alla-conferenza-delle-chiese-europee/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2026 08:54:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Chiese e società]]></category>
		<category><![CDATA[Kek]]></category>
		<category><![CDATA[Ucraina]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://riforma.it/?p=82445</guid>

					<description><![CDATA[<p>Incontro a Bruxelles per parlare dei percorsi di pace nella regione &#160; Il 22 giugno...</p>
<p>The post <a href="https://riforma.it/2026/06/25/le-chiese-ucraine-in-visita-alla-conferenza-delle-chiese-europee/">Le chiese ucraine in visita alla Conferenza delle Chiese europee</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h5>Incontro a Bruxelles per parlare dei percorsi di pace nella regione</h5>
<p>&nbsp;</p>
<p><span dir="auto">Il 22 giugno 2026, una delegazione del Consiglio ucraino delle chiese e delle organizzazioni religiose (Uccro) ha visitato la sede della Conferenza delle Chiese europee (Kek) a Bruxelles, sottolineando il ruolo delle chiese nella promozione della pace, nella difesa della libertà di religione o di credo e nel sostegno all&#8217;Ucraina nel contesto della guerra di aggressione in corso da parte della Russia.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span dir="auto">La visita ha fatto seguito al recente attacco russo contro il monastero di Pechersk Lavra di Kiev, un sito di profondo significato spirituale e storico. La Kek ha espresso solidarietà all&#8217;<em>Uccro</em> e ha appoggiato la sua </span><a href="https://vrciro.ua/en/statements/zayava-vseukrainskoi-radi-tserkov-i-religiynikh-organizatsiy-z-privodu-udaru-rf-po-kievo-pecherskiy-lavri"><span dir="auto">dichiarazione</span></a><span dir="auto"> di condanna dell&#8217;attacco, chiedendo la protezione del patrimonio religioso, culturale e storico dell&#8217;Ucraina.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span dir="auto">Il vicepresidente della Kek, il vescovo Frank Kopania, e il segretario generale della Kek, il pasotre Frank-Dieter Fischbach, hanno accolto la delegazione presso il Centro Ecumenico di Bruxelles. Le discussioni si sono concentrate sull&#8217;impatto della guerra, sulla distruzione delle chiese, sulla situazione delle comunità religiose nei territori occupati e sulla necessità di tutelare la libertà di religione o di credo.</span></p>
<p><span dir="auto">«Come cristiani, siamo uniti in tempo di guerra e di pace. Siamo chiamati a far sentire la nostra voce e a lavorare insieme, uniti nella nostra fede», ha affermato il vescovo Kopania.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span dir="auto">Ha inoltre accolto con favore la partecipazione delle chiese ucraine all&#8217;attività della Kek, sottolineando che la Chiesa ortodossa ucraina e la Chiesa riformata in Transcarpazia sono chiese membro della Comunione. Attraverso la sua iniziativa &#8220;Percorsi di pace&#8221;, la Kek continua a collaborare con le chiese in Ucraina e in tutta Europa per sostenere il dialogo, la riconciliazione e una pace giusta.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span dir="auto">Il metropolita Epifanio di Kiev e di tutta l&#8217;Ucraina, Primate della Chiesa ortodossa ucraina, ha descritto le sofferenze causate dalla guerra, compresi gli attacchi a chiese, ospedali e civili.</span></p>
<p><span dir="auto">«L&#8217;Ucraina continua a dimostrare resilienza. Questa lotta non è solo per l&#8217;Ucraina, ma per l&#8217;Europa e i suoi valori», ha affermato. Ha inoltre sottolineato la situazione nei territori occupati, dove chiese e clero subiscono persecuzioni e restrizioni alla libertà religiosa.</span></p>
<p><span dir="auto">Il metropolita Yevstratiy di Bila Tserkva della Chiesa ortodossa ucraina ha sottolineato la necessità di una visione comune per la pace e la tutela della libertà di religione o di credo. Ha messo in guardia contro l&#8217;abuso della religione per giustificare l&#8217;aggressione e ha chiesto maggiori sforzi per contrastare la disinformazione.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span dir="auto">Il vescovo Sándor Zán-Fábián della Chiesa riformata in Transcarpazia e presidente dell&#8217;<em>Uccro</em> ha ringraziato la Kek per la sua continua solidarietà, riconoscendo l&#8217;importanza della cooperazione durante la guerra.</span></p>
<p><span dir="auto">I rappresentanti dell&#8217;<em>Uccro</em> hanno sottolineato la tradizione ucraina di dialogo interreligioso, che unisce le chiese cristiane e le altre comunità religiose. Hanno auspicato una voce unitaria fondata sulla dignità umana, la pace e i valori condivisi. Hanno inoltre invitato la Kek e le organizzazioni ecclesiastiche di Bruxelles ad accompagnare il processo di adesione dell&#8217;Ucraina all&#8217;UE, garantendo che le voci delle chiese contribuiscano al dialogo con le istituzioni europee.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span dir="auto">Vsevolod Chentsov, capo della missione dell&#8217;Ucraina presso l&#8217;Unione Europea, ha accolto con favore il ruolo delle chiese nel sensibilizzare Bruxelles sull&#8217;aggressione e la disinformazione russa. Ha sottolineato l&#8217;importanza di tutelare i diritti di tutte le comunità in Ucraina, mentre il Paese prosegue il suo cammino verso l&#8217;Unione Europea.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p><p>The post <a href="https://riforma.it/2026/06/25/le-chiese-ucraine-in-visita-alla-conferenza-delle-chiese-europee/">Le chiese ucraine in visita alla Conferenza delle Chiese europee</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>20 anni a fianco dello Zimbabwe</title>
		<link>https://riforma.it/2026/06/25/20-anni-a-fianco-dello-zimbabwe/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2026 08:37:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Chiese e società]]></category>
		<category><![CDATA[Ucebi]]></category>
		<category><![CDATA[Unione cristiana evangelica battista d'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Zimbabwe]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://riforma.it/?p=82462</guid>

					<description><![CDATA[<p>La partnership dell&#8217;Unione cristiana evangelica battista d&#8217;Italia con le chiese dello Stato africano &#160; Di...</p>
<p>The post <a href="https://riforma.it/2026/06/25/20-anni-a-fianco-dello-zimbabwe/">20 anni a fianco dello Zimbabwe</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h5 class="gb-headline gb-headline-35165ea3 gb-headline-text">La partnership dell&#8217;Unione cristiana evangelica battista d&#8217;Italia con le chiese dello Stato africano</h5>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Di Antonella Scuderi</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Quest’anno ricorrono vent’anni dall’inizio della partnership, avviata il 25 giugno 2006, tra le Chiese Battiste dello Zimbabwe (BCZ) e le Chiese Battiste dell’UCEBI (Unione cristiana evangelica battista d&#8217;Italia). Vent’anni non sono soltanto una data da ricordare, ma un cammino da riconoscere con gratitudine: un tempo lungo di comunione, preghiera, responsabilità condivisa e sostegno concreto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questa collaborazione è nata dal desiderio di costruire un <strong>legame di fraternità e sororità</strong> tra comunità geograficamente lontane, ma unite dalla stessa fede e dalla stessa vocazione al servizio. Nel corso degli anni, la partnership ha preso forma attraverso numerosi progetti, pensati non come semplici interventi assistenziali, ma come segni concreti di solidarietà evangelica, ascolto reciproco e accompagnamento.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Uno dei frutti più significativi è stato <strong>il progetto di adozione a distanza</strong>. Il numero dei bambini e delle bambine sostenuti/e è rimasto stabilmente intorno alle 200 unità: quando alcuni ragazzi e alcune ragazze concludevano il percorso scolastico, altri bambini e altre bambine venivano inseriti/e nel progetto. Per questo, se le adozioni attive sono state generalmente circa 200, il numero complessivo dei bambini, delle bambine, dei ragazzi e delle ragazze aiutati/e in questi vent’anni è stato molto più alto. Attraverso questo impegno, molte famiglie hanno ricevuto un aiuto stabile, e molti bambini e bambine hanno potuto continuare a studiare restando nel proprio villaggio, e dunque nel proprio contesto di vita. Il sostegno non ha riguardato soltanto l’istruzione, ma anche la dignità, la speranza e la possibilità di immaginare un futuro diverso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Accanto a questo, la partnership ha sostenuto in modo importante <strong>l’ospedale di Sanyati</strong> e <strong>sei ambulatori rurali, </strong>realtà fondamentali per garantire assistenza sanitaria in territori segnati da povertà, distanze, mancanza di risorse e difficoltà strutturali. Il sostegno ha significato medicinali, cure, stipendi, strumenti, presenza sanitaria e speranza per tante persone che altrimenti avrebbero avuto un accesso molto limitato alle cure.</p>
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<p>In questi vent’anni non sono mancati altri progetti concreti: l<strong>a sartoria Tabita, pozzi, borse di studio</strong> per studenti e studentesse universitari/e, interventi per migliorare la vita delle comunità locali. Ogni iniziativa ha cercato di rispondere a bisogni reali, ascoltando le Chiese con cui collaboriamo, nella convinzione che la missione cristiana non sia imposta dall’alto, ma sia frutto della collaborazione, dell’ascolto e del cammino comune tra fratelli e sorelle.</p>
<p>Oggi, mentre facciamo memoria di questi vent’anni, non guardiamo soltanto al passato. La partnership continua e si rinnova attraverso <strong><a href="https://ucebi.org/2026/01/16/gerar-goshen-coltivare-la-speranza-in-zimbabwe/">un nuovo progetto agricolo</a></strong>. L’obiettivo è contribuire alla nascita di una fattoria capace di autosostenersi, offrire lavoro dignitoso a uomini e donne, produrre cibo, generare reddito per la comunità e dare nuove prospettive alle famiglie in difficoltà. Il progetto agricolo rappresenta una nuova tappa di questo cammino: non solo un aiuto immediato, ma un investimento nel futuro. Seminare, coltivare, raccogliere diventano immagini concrete di ciò che la partnership ha sempre cercato di vivere: seminare speranza, coltivare relazioni, raccogliere frutti di giustizia, fraternità e sororità.</p>
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<p>Celebrare questi vent’anni significa ringraziare Dio per il cammino compiuto, riconoscere l’impegno di tanti fratelli e tante sorelle che hanno sostenuto i progetti, e rinnovare oggi la disponibilità a camminare ancora insieme. Perché la missione non è solo partire, donare o sostenere. La missione è imparare a portare i pesi gli uni degli altri e le une delle altre, riconoscendo nel volto dell’altro e dell’altra un fratello, una sorella, una comunità con cui condividere fede, speranza e futuro.</p>
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<p><em>La pastora Antonella Scuderi è la referente per la partnership fra l’Ucebi e le Chiese Battiste dello Zimbabwe</em></p>
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<p><em>Da <a href="http://www.ucebi.org">www.ucebi.org</a></em></p><p>The post <a href="https://riforma.it/2026/06/25/20-anni-a-fianco-dello-zimbabwe/">20 anni a fianco dello Zimbabwe</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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