The Pitt >>> Brad Pitt
La miglior serie tv del momento ci ricorda che ogni cosa è politica
di Marco Biondi
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Nelle ultime settimane è tornata Scrubs, uno delle prime serie tv che ho amato davvero, ma per questa newsletter preferirei parlare delle corsie ospedaliere presenti in un altro set, quello di The Pitt.
La serie premiata agli ultimi Emmy Awards è ambientata in un pronto soccorso di Pittsburgh e racconta senza fare retorica inutile le difficoltà quotidiane del servizio sanitario statunitense, ma in cui comunque possiamo vedere similitudini con i nostri ospedali.
Pur non essendo esattamente un riparo dai problemi del mondo attuale, visto che nel corso delle sue stagioni si affrontano temi serissimi e drammatici come le sparatorie di massa, gli incel, le disuguaglianze di genere e sociali, le restrizioni sull’aborto, le disabilità e il trauma della pandemia per gli operatori sanitari.
Un’altra cosa che amo è che le persone con disabilità o neurodivergenze non vengono mostrate secondo gli stereotipi più comuni, ma si nota che c’è un lavoro serio dietro per rappresentare in modo realistico ogni dettaglio.
Dal punto di vista personale, continuando a vedere gli ostacoli che trovano i miei genitori pure nel 2026, mi ha fatto piacere che sia stato mostrato quanto sia difficile per le persone sorde avere una comunicazione adeguata con i dottori, anche se sicuramente le nuove generazioni hanno meno difficoltà di quelle vecchie, che nella maggior parte dei casi hanno una ridotta conoscenza della propria lingua, e possono avere più difficoltà a comunicare con precisione i propri sintomi o a capire le indicazioni mediche da seguire.
Non è solo un problema di assenza di interpreti, anche se come minimo dovrebbero sempre essere presenti in ogni struttura sanitaria, e in questa seconda stagione viene spiegato perfettamente quanto possa risultare pericoloso per un paziente dover aspettare svariate ore prima che ci sia un interprete disponibile in presenza o in facetime.
Questo show televisivo mostra meglio di tanti altri quanto siano importanti le competenze nel fare il proprio lavoro ma come allo stesso tempo senza empatia non si possa costruire un rapporto di fiducia tra medici e pazienti.
L’idea iniziale della serie era quella di essere un seguito di ER, in cui vi era lo stesso attore protagonista (Noah Wyle), raccontando i traumi derivati decenni spesi a curare pazienti in prima linea. Tuttavia, la vedova dello scrittore Michael Crichton, ideatore del soggetto di ER, aveva fatto causa per ragioni di copyright. Wyle, infatti, in questo progetto non interpreta John Carter, bensì il Dr. Michael (Robby) Robinavitch.
L’ICE in ospedale (Spoiler)
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Nell’undicesima puntanta della seconda stagione, The Pitt mostra per l’ennesima volta alla perfezione che un ospedale non è un luogo sconnesso dal resto del mondo quando vediamo due agenti dell’ICE portare in pronto soccorso una donna migrante (Pranita), arrestata perché priva del permesso di soggiorno, che, a detta loro, si era rotta il braccio tentando di fuggire dal ristorante in cui stava lavorando.
Al loro arrivo succede il finimondo, in un clima già di emergenza, perché anche membri del personale sanitario e pazienti in attesa scappano alla vista degli agenti mascherati, temendo che il loro status, o semplicemente il loro colore della pelle, possa renderli un bersaglio.
Gli agenti federali, inoltre, negano il permesso alla donna arrestata di farle indossare una fascia di sostegno, oltre che quello di fare telefonate alla propria famiglia, nonostante le richieste del personale che si sta occupando di lei.
Uno degli infermieri, infine, viene arrestato e portato in un luogo non precisato per aver protestato contro gli agenti che volevano portare via Pranita, nonostante, secondo il parere dei medici, non fosse ancora pronta per essere dimessa.
Questo episodio è stato scritto e filmato prima che l’ICE cominciasse a devastare Minneapolis a gennaio, e come riporta Radio Popolare, “alcuni produttori di The Pitt hanno avuto modo di dire che, col senno di poi, la loro rappresentazione dell’ICE è stata qui fin troppo ottimista”.
Patrick Ball, uno degli attori della serie (Dr.Langdon), ha spiegato che l’obiettivo della serie non è quello di promuovere specifiche posizioni politiche o di dire alle persone cosa devono pensare, ma quello di raccontare la realtà negli ospedali negli Stati Uniti, e l’ICE, in questo periodo, è parte di quella realtà.
Visto che il microcosmo adrenalinico di The Pitt è una Emergency Room nel quale nessuno si augurerebbe ovviamente di trovarsi, non dovrebbe essere una serie tv da guardare per trovare comfort alla fine della giornata, ma il successo ottenuto dice che c’è bisogno di più storie simili, che non abbiano paura di essere politiche e che si focalizzino più su cose concrete e sui singoli personaggi.
Si possono fare serie tv anche senza mostrare eroi solitari, affrontando temi di importanza universale con la giusta cautela ed empatia, senza evitare conflitti tra vedute di pensiero diverse e senza far fintahe il lavoro di medici e infermieri possa essere abbastanza da solo in un sistema sottofinanziato soggetto a continui tagli di spesa.
Cosa può ispirare di più, del resto, di guardare come le persone provino a fronteggiare e sopravvivere all’interno un sistema rotto, che funziona solo grazie a sforzi immensi che non vengono notati e apprezzati nel mondo reale. Nessuna serie tv, al momento, spiega meglio cosa significhi vivere negli Stati Uniti nel ventunesimo secolo pur esaminando i problemi sociali con delle risonanze magnetiche.
Ogni cosa è politica e non possiamo raccontare la storia a frammenti.
Crediti delle foto: HBO
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per me Wyle sarà sempre il dottor Carter 🫶🏻 fantastico attore comunque