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*

questa mattina di pioggia il giardino è un tremato di seni,
foglia a foglia, o se preferisci magre spogliarelliste in bilico
che somigliano a qualcosa di bach che ora non ricordo.

(solo per dirti che
artisticamente è il cielo fuori luogo, quel cielo che corre incontro alle cose
quando tu smetti la mattina e ti rivesti senza scrivermi perché)

*

dove finiscono i tuoi capelli
di mattina quando la notte
si è spostata non si sa dove e
non resta sulle cose che
la capigliatura delle tue mani
quando il vento e l’effetto
dei tuoi occhi

Ringrazio la redazione e Deborah Mega in particolare per aver scelto e curato alcuni testi miei su Limina Mundi:

per leggere clicca qui

(titolo d’inverno)

[quando sparisci ti spogli
che il tuo seno è
un mare di tempo, e
nient’altro di me dentro
la frequente erotica bellezza
del mondo, ma lentamente]

(.)

una mattina nella mia bocca. e
ricadenzare un viso. forse
una frangente di seno basterebbe.
un luogo, inavvertitamente,
non lontano dal cuore

.

Solo un lieve malore di cortili, e un ricamo di rami. E voci nelle strade come tendaggi incriminati dal vento.
Ma non è ancora campagna, e nemmeno bosco. Forse solo l’infelicità delle sillabe dimenticate di dire. Come questo paese privo di case, e mio, dove i pontili che non vedi si allungano per ore nel lago. Come certe poesie abbandonate sul mio tavolo. Qui, ora. Punibili passaggi da un cielo all’altro.
Ad un altro che non c’è

……

piove. e sono
un tremato di seni
le foglie in giardino.
tu che improvvisi bassa,
e il cielo fino all’ultimo

piccoli orti sul ciglio
di provinciali trafficatissime.

ci potrebbero essere anche fiori,
belli e indecenti, appena sopra
ogni cattiva idea del mondo

si fermava affinché potesse andare. e poi gli anni di una casa, una finestra sopra una piccola sedia, la schiena dei colori, il ciglio dei prati incontro al vento, una voce nelle mani come un seno che lo tocca, orti brevissimi di ringhiera sul lago, qualche favola prima di cena e un po’ di buio nelle ore assolate, tutta quella frutta dei capelli di lei mai a picco sul mare, il poco universo sotto gli occhi chiusi che faceva l’azzurro sterminato del cielo.

tutto questo gli restava, soltanto quello.
il permesso di un viso

(appunti d’agosto) 5

Ora è già tantissimo tempo fa.
E tu non sei ancora, e sappiamo mai.

Tu che arrivi sempre prestissimo.
Tu che di mattina non fai mai tardi sul mio viso

(appunti d’agosto) 4

è qualcosa di intimo che si spezza
e un poco di inaudito entra:
il tuo viso che si piega precipitando i capelli
(l’unico rumore di un’intera giornata)

(appunti d’agosto) 3

il mio viso lungo le stanze
è dirti “guarda”,
e già ti affacci sul lago.
ed io vedo soltanto,
mirando lo sguardo
in un’estate della tua voce.

tempo fa le finestre
correvano alte
tra i tuoi capelli

(appunto d’agosto)

a volte sogno bambini bellissimi
nel cielo effervescente che fa cose
da guardare, e quasi sempre
piove perché si possa entrare
e attraversare di corsa i crampi
della veglia, degli occhi spalancati,
dell’aria forte di restare.
li sogno urgenti che escono per sbalordire
panchine vuote e boschi impauriti
sotto le grondaie e lo scorrere
dei torrenti lungo la ghiaia dei viali.
e questa stanza mi vola via come
una fotografia che passa di mano
in mano. più su le coltellate
dei lampi.
basta non gridare

osserva come ogni gesto
s’illumina mentre lo ruotiamo.
poi certo resta quella
metà nell’ombra di tempeste
ingovernabili. così
calcola cauta il mondo ondoso
del tuo viso quando si piega
sopra un libro che ami o quando
si stacca del tutto
schiantandosi su di me

non si dissero nulla,
nemmeno come stai o
che tempo farà domani, o
niente che valesse la pena
amare o disperare.
ma ci furono pensieri tra loro,
e così poco trascurati

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