Write around

Esercitazione che consiste nel proporre un tema a gruppi di tre o quattro persone.

Dopo una prima fase di esplorazione (o forse niente se l’argomento è di ripasso), si chiede a uno del gruppo di scrivere in un minuto quello che sa sul tema; al termine deve consegnare il suo foglio ad un altro del suo gruppo

Il secondo ha un minuto e mezzo per leggere e integrare il foglio del compagno e poi passare al prossimo

Al termine si legge ad alta voce il lavoro di uno dei gruppi e si chiariscono dubbi e d errori poi ogni gruppo provvede a leggere e migliorare il proprio lavoro. Al temine si consegna

https://cooperativelearningrocks.weebly.com/write-around.html

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L’arte di porre le domande che sviluppano il pensiero matematico

Interessante articolo qui:

http://www.academia.edu/2013415/Herbel-Eisenmann_B._and_Breyfogle_L.M._2005_._Questioning_our_patterns_of_questions._Mathematics_Teaching_in_the_Middle_School_10_9_484-489

Di fatto si stabilisce una classificazione di domande:

  • quelle secche (o sai o non sai), di approccio sommativo
  • quelle dialogiche (con ulteriori domande guida), di approccio formativo

La parte interessante è l’idea che le domande guida per essere realmente formative, dovrebbero partire dai pensieri dell’allievo e non essere imbeccate del pensiero dell’insegnante. Si dovrebbe indìsomma aver cura di far dire all’allievo cosa intende e aiutarlo a selezionare i pensieri matematici che potrebbero essergli utili per risolvere il suo problema, magari facendosi aiutare dalle domande del resto della classe e magari chiedendo agli altri in che altro modi si potrebbe esprimere quello che ha detto il compagno

A volte infatti le risposte si fanno troppo attendere e dunque potrebbe essere un’ottima idea quella di chiedere al resto della classe se capiscono cosa intende il compegno e se saprebbero dirlo meglio

Per prepararsi a questo (cioè ad interpretare efficacemente i pensieri degli allievi) potrebbe essere strategico immaginare prima della lezione strategie risolutive alternative

Gli autori suggeriscono anche di videofilmare le lezioni per riflettere con più calma sull’efficacia delle varie domande. Bisogna informarsi a quali condizioni questo è possibile

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Citazioni da Thinking, fast and slow di Daniel Kahneman

“Subjects’ unwillingness to deduce the particular from the general was matched only by their willingness to infer the general from the particular.”

“The test of learning psychology is whether your understanding of situations you encounter has changed, not whether you have learned a new fact.”

Mi pare di riconoscere una sorta di analogia per questo fenomeno nello studio della matematica: imparare una regola (magari anche dimostrata) non significa saperla utilizzare. Avevo infatti notato che i miei interventi risultano più efficaci quando invece di presentare la soluzione di un problema, ne presento le caratteristiche in modo che non sia davvero troppo difficile, facendo quattro parole con il compagno di banco, scoprire da soli la soluzione. Già negli anni ’70 Prodi scriveva “Matematica come scoperta” e recentemente Dan Meyer “se la matematica è l’aspirina, dove è il mal di testa?”

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Congetture irrisolte

Da un aggiornamento Zanichelli questo articolo

http://aulascienze.scuola.zanichelli.it/come-te-lo-spiego/2018/11/06/quello-che-i-matematici-ancora-non-sanno/?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=idee_scienze_1811&utm_content=linktestoprincipale

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Riflessioni metodologiche 1

Ultimamente mi accorgo che leggo, leggo ma non trattengo le idee come vorrei: me ne resta, sì, un’impressione generale ma alla resa dei conti non so riferirne bene e quindi non me ne sento sicura.
Forse, mi sono detta, devo leggere meno e riflettere di più e così ho deciso di  non limitarmi a prendere riferimenti ma di cominciare a scriverci sopra qualche pensiero
Oggi, per l’appunto, rifletto su ciò che ha scritto un certo Brett Gillan qui (in parentesi quel che ho aggiunto io):

“Penso che siccome anche troppi tra noi (insegnanti) hanno incontrato degli ‘zombie matematici’ – studenti che possono eseguire tutti i passi della risoluzione di un problema senza riuscire a mostrare di aver capito davvero come e perché funziona la procedura che hanno applicato – non si possa avere una gran fiducia nell’assunto secondo cui la correttezza procedurale è necessariamente equivalente alla corretta comprensione. David Wees ne ha appena fornito un eccellente esempio qui sopra (questo David Wees ha discusso dell’opportunità di chiedere ai ragazzi di spiegare con le loro parole quello che stanno facendo. Pare infatti che un certo Benny avesse sviluppato una procedura tutta sua che funzionava in un’altissima percentuale dei casi e falliva incomprensibilmente in altri: se gli fosse stato chiesto di spiegare cosa faceva, con parole sue, avrebbe messo in evidenza il suo errore e sarebbe stato corretto prima. David Wees suppone che di studenti come Benny ce ne siano parecchi. Ma torniamo a Brett Gillan.)

Chiedere la spiegazione completa agli studenti, in aggiunta ai calcoli, ha il doppio vantaggio di consentire che siano riconosciuti e corretti precocemente gli equivoci e in più che gli studenti siano incoraggiati a considerare la matematica come una disciplina densa di significato piuttosto che una lunga lista di procedure da applicare in diversi contesti. Le tecniche di insegnamento costruttivista sono meno efficienti nell’ottenere disinvoltura procedurale in un dato contensto, ma sono spesso più efficaci nell’ottenere che gli studenti sviluppino in matematica solide basi concettuali.”

Condivido in pieno la tesi, tanto è vero che io stessa sono convinta di chiedere abbondantemente le ragioni in base alle quali i miei ragazzi fanno quello che fanno. Perché dunque tanti dei miei continuano a non sapere perché fanno quello che fanno?

Forse il mio abbondantemente non è abbastanza. Ma come la mettiamo con la tempistica del programma e con il fatto che forse l’abbondante giusto si sviluppa solo nel rapporto uno a uno?

Sto insomma pensando per quest’anno di chiedere ai ragazzi (organizzati opportunemente a coppie, così ne discutono fra loro) di spiegare soluzioni o procedure per iscritto con l’idea di correggerne 2 o 3 (il che significa 4 o 6 voti ogni volta) Ma come valutare questi lavori?

Potrei invece far valutare il lavoro di una coppia ad un altra coppia in base a criteri prestabiliti e limitarmi a valutare la valutazione di 2 o 3 coppie. Che ne dite?

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Stress e motivazione

Dal seguente articolo traggo un paio di insegnamenti da comunicare alla bisogna:

Stress: i problemi sono più grandi delle mie risorse -> rimpicciolisci i problemi o incrementa le risorse
Solitudine: allevia quella degli altri e non sentirai più la tua

Abbiamo risorse affettive potenzialmente illimitate 🙂

http://www.6seconds.org/2017/10/03/feeling-assaulted-headlines/?mc_cid=f08833d042&mc_eid=f6d31eba03

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Formulario derivate

https://www.math.it/formulario/derivate.htm

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Capitalizzazione composta e anatocismo

Articolo ben fatto dalla banca d’Italia

https://www.bancaditalia.it/servizi-cittadino/cultura-finanziaria/informazioni-base/anatocismo/

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Come indirizzare verso di sé le ali della fortuna

Ecco il testo di un Ted-talk sulla fortuna

Può essere molto utile quando si cerca di motivare i ragazzi a fare la fatica di apprendere. In particolare ho infatti apprezzato l’idea di uscire dalla zona di comfort per prendersi piccoli rischi: è sempre così che si impara qualcosa di nuovo e sapere qualcosa in più è sempre una fortuna

Per la vita invece è molto utile anche l’idea di ringraziare chi ci ha dedicato il suo tempo (anche quello porta fortuna) e quella di vedere cosa c’è di buono anche nelle cose peggiori

Thank you.

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Giga, tera, ecc.

L’inizio di questo numero di RM è molto interessante per l’introduzione delle basi di conto e degli ordini di grandezza: http://www.rudimathematici.com/archivio/231.pdf

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