Interessante articolo qui:
http://www.academia.edu/2013415/Herbel-Eisenmann_B._and_Breyfogle_L.M._2005_._Questioning_our_patterns_of_questions._Mathematics_Teaching_in_the_Middle_School_10_9_484-489
Di fatto si stabilisce una classificazione di domande:
- quelle secche (o sai o non sai), di approccio sommativo
- quelle dialogiche (con ulteriori domande guida), di approccio formativo
La parte interessante è l’idea che le domande guida per essere realmente formative, dovrebbero partire dai pensieri dell’allievo e non essere imbeccate del pensiero dell’insegnante. Si dovrebbe indìsomma aver cura di far dire all’allievo cosa intende e aiutarlo a selezionare i pensieri matematici che potrebbero essergli utili per risolvere il suo problema, magari facendosi aiutare dalle domande del resto della classe e magari chiedendo agli altri in che altro modi si potrebbe esprimere quello che ha detto il compagno
A volte infatti le risposte si fanno troppo attendere e dunque potrebbe essere un’ottima idea quella di chiedere al resto della classe se capiscono cosa intende il compegno e se saprebbero dirlo meglio
Per prepararsi a questo (cioè ad interpretare efficacemente i pensieri degli allievi) potrebbe essere strategico immaginare prima della lezione strategie risolutive alternative
Gli autori suggeriscono anche di videofilmare le lezioni per riflettere con più calma sull’efficacia delle varie domande. Bisogna informarsi a quali condizioni questo è possibile