aaa spensieratezza cercasi
e di come fare spazio prima dell'esaurimento + random sh*t
ho pochi ricordi di me spensierata.
ci sono delle foto di me da piccola che sembrano testimoniare una certa leggerezza garantita dall’innocenza e dalla scarsa consapevolezza del mondo. mia madre, quando le guarda, conferma che ridevo molto, ridevo sempre, ed ero pronta ad accogliere tutto, tutti, tranne ciò che sapevo non mi piaceva, perché forse ne percepivo istintivamente il potenziale nocivo.
oggi mi capita raramente di sentire che posso lasciarmi e lasciare andare, accomodarmi, abbandonarmi.
per pochi secondi di pedalata in bicicletta nell’aria di primavera quando la strada è vuota, prima di tornare in allerta per prepararmi a una buca, a chi mi taglierà la strada, a un insetto capitato dritto in gola, a un colpo di vento contro.
in un raro bacio in cui per un istante si verifica la corrispondenza.
in un bagno ghiacciato nell’acqua di mare mentre mi osservano dall’alto il sole e i gabbiani loquaci.
per un numero indefinito di respiri mentre mi rifugio sotto le coperte con giacomino appoggiato addosso che mi massaggia con il suono delle fusa e il pelo morbido. ma no, questa non è spensieratezza, è un senso di conforto che riempie di calore i vuoti che ogni tanto mi fanno sentire scavata dentro. è un analgesico. spensierata mi fa sentire quando per un attimo smetto di incarnare la produttrice di contenuti, lavoro, denaro, e mi concentro sul gioco con lui.
se penso alla spensieratezza - già di per sé un paradosso - non trovo nessuna connessione con il ruolo che mi richiede la società: non c’è risposta a una domanda, non c’è un ottemperare, non c’è gesto attivo, né un subire, ma solo uno stare. un essere in un contesto, che può essere anche estraneo ma non ostile, un risuonare.
non c’è turbamento, non c’è necessità che non sia naturale e fisiologica, non c’è intrusione, né mia in qualcosa, né di qualcosa in me. non c’è stimolo indotto da sistemi progettati per masticarci.
ho capito, finalmente, che cosa cerco in me stessa, in questo momento della mia vita: spensieratezza da ritrovare.
se ti va, raccontami in un commento a questa newsletter quand’è l’ultima volta che hai goduto di un momento di spensieratezza.
madonna quando è bella questa illustrazione che mi ha fatto martina <3
in un articolo che ti consiglio davvero di leggere, il time ci spiega Why We’re More Exhausted Than Ever (l’ho intercettato grazie a segnali dal futuro, che trovi qui su substack):
People are tired. Like, really tired. […] We’re now in the Great Exhaustion.
eccoci, vittime sacrificali del grande esaurimento. le cause? uno stile di vita insostenibile, per esempio. continue condizioni di stress, da quelle che possiamo almeno parzialmente gestire (“un grande progetto su cui stiamo lavorando, il bilanciamento tra un lavoro impegnativo e la cura dei bambini, il fare qualcosa che ci spaventa”) a quelle incontrollabili (“violenza nelle nostre città, disastri climatici, tragedie in tutto il mondo e inflazione”), che ci fanno sentire senza speranza. tutto questo stress, alimentato da pratiche come lo scrolling, ha conseguenze biologiche molto forti.
”Cinquanta anni fa, un solo reddito poteva permetterti una casa, una macchina, una moglie e dei figli. Oggi, sei fortunato se un doppio reddito può permetterti alcune di queste cose. Avere un lavoro duro che supporta il tuo stile di vita è una cosa; avere un lavoro duro che a malapena paga le bollette è un'altra. Molto dell'esaurimento che stiamo vedendo è frustrazione perché lavorare a tempo pieno (o più) non si traduce più nella stessa sicurezza e potere d'acquisto di un tempo. Perché lavoriamo se non per permetterci lo stile di vita che desideriamo?”
“Quando quel tipo di vita (andare al ristorante in occasioni speciali, andare a un concerto con gli amici, regalare ai propri figli i regali di Natale che desiderano) diventa irraggiungibile, è comprensibile la frustrazione. La frustrazione nel tempo si trasforma in sconfitta, e la sconfitta somiglia molto all'esaurimento. Siamo stati una società centrata sul lavoro per generazioni; tuttavia, diventa sempre più difficile convincere le persone a vivere una vita frenetica, centrata sul lavoro, quando ciò non si traduce più nella qualità della vita che una volta.”
“La convergenza di stili di vita insostenibili, stress fuori dal nostro controllo e insicurezza finanziaria crea un gruppo di persone molto stanco.”
“La buona notizia è che ci sono cose sotto il nostro controllo che possono migliorare la nostra qualità della vita e ridurre l'esaurimento. Considera cosa aumenta la tua qualità della vita e ti dà energia. Poi considera cosa abbassa la tua qualità della vita e ti rende stanco.”
“Alla fine della giornata, come ci sentiamo è determinato dalle piccole decisioni che prendiamo. Quante ore dormiamo, dare priorità a una passeggiata mattutina con un amico, consumare i media in modo ponderato, rifiutarsi di discutere del lavoro e dello stress lavorativo quando siamo fuori servizio: queste piccole cose fanno una grande differenza, ma dobbiamo farle in modo coerente e implacabile.”
“Non possiamo aspettare che i cambiamenti vengano dall'alto; dobbiamo affrontare i fattori di esaurimento sotto il nostro controllo per garantire di vivere vite sane, tranquille e soddisfacenti.”
e fosse facile, dirai. ma mi rendo conto che quando, facendo lo slalom tra doveri inderogabili e maglie strette, ascolto il mio corpo senza piegarlo alle richieste, imbraccio il rifiuto – sempre educato –, prendo coraggio per non riempire tutti quei vuoti che spaventano, e mi ritiro, ecco che passato lo tsunami emotivo e fatto il silenzio necessario, è davvero più facile.
non facile, di per sé, ma più facile.
non serve a tutti i costi la terapia per arrivare a fare questo. a volte basta sviluppare delle buone capacità di coping (cioè "adattamento" o "gestione". si riferisce alle strategie e alle risorse che le persone utilizzano per affrontare lo stress, l'ansia, la solitudine e altre difficoltà emotive).
e l’unico modo per costruirle è ascoltarci. e per ascoltarci va abbassato il rumore di fondo.
lo dico con un po’ più di sicurezza rispetto al solito perché ho vissuto un’ultima settimana coerente con quella che definisco, in modo ironico, la mia sociopath era: ho pisciato tutti i programmi e gli appuntamenti che avevo perché dopo la giornata in ufficio, tornata a casa, non mi sentivo né dal punto di vista fisico né da quello mentale pronta a uscire di nuovo, affrontare la collettività e le situazioni sociali in cui, inevitabilmente, almeno un po’ si finisce per andare in performance. la design week è stata, come ogni anno, la settimana più densa di eventi di tutto l’anno. un sacco di appuntamenti, soprattutto quelli non strettamente connessi e a tema musicale, li avrei apprezzati moltissimo in altre situazioni di maggior tranquillità emotiva, e una parte di me è dispiaciuta di non essersi data la possibilità di goderseli ma quando non te la senti, non te la senti. e va bene così.
sperimenterai comunque le incursioni del tuo senso di colpa, quello che insinua il dubbio, soprattutto a posteriori, delle “occasioni perse” resta. occasioni di crescita personale, di socializzazione, di scoperta, di scambio… ma poi te ne libererai. e capirai di quanto avevi bisogno dello spazio che hai creato intorno a te.
raccolta random
non c’è niente di più freddo – per non dire aggressivo – di apostrofare qualcuno con cui non si ha confidenza con un “cara/o”, smentiscimi;
hai mai pensato che:
come già era nell’aria e ti avevo raccontato in qualche vecchia maniae, è finalmente guerra aperta alle app di dating:
è uscito il sequel che aspettavo da anni, quello con protagonisti ryan gosling e il papyrus
“mentirei se dicessi che sono felice”:
un giornalista del guardian ha provato un mese di “terapia del rifiuto”: secondo te ha funzionato?
cosa succede quando la tua dolce metà macina una quantità incredibile di follower e di colpo guadagna un sacco di attenzione, non solo mediatica, ma soprattutto di chi vorrebbe farselo ? bel pezzo di bustle su uno dei problemi dei nostri tempi, sempre più globalizzati e democraticizzati, quello dell’internet boyfriend.
Mentre questo tipo di attenzione romantica può riguardare chiunque, non è un caso che gli uomini tendano ad essere oggetto di desiderio virale. The "Internet boyfrien” - una persona di cui Internet collettivamente è innamorata, inizialmente applicato a celebrità come Harry Styles, Pedro Pascal, Michael B. Jordan e Timothée Chalamet - è un archetipo della cultura pop per il quale non esiste un equivalente femminile. Sebbene le donne attraenti abbiano certamente ammiratori maschili online, tende a manifestarsi sotto forma di richieste di messaggi privati, commenti volgari e molestie, ed è spesso considerato aggressivo o inquietante. Le ammiratrici femminili, d'altra parte, sono per lo più percepite come innocenti fan - nonostante a volte siano altrettanto inappropriate.
a milano lunedì 6 maggio, da @colibri_milano, davide coppo presenta il suo primo romanzo, “la parte sbagliata”, edizioni e/o.
«Non è vero che l’odio si combatte con la lettura e l’istruzione, come avrei sentito molte volte negli anni a venire, che è un sentimento primordiale e così via. Io, al contrario, lo coltivavo».
“La parte sbagliata” è il mio primo romanzo. Sulla quarta di copertina c’è scritto: “Cosa spinge un giovane di buona famiglia, senza particolari traumi alle spalle, a scegliere la via dell’estremismo politico?”. Dentro dovrebbe esserci un tentativo di risposta, ma intimo e non universale. È una storia di finzione, ma le ombre che proietta si allungano su un passato che ha del vero. È un romanzo di formazione sbagliata: di educazione alla violenza, di legami che si stringono, di altri che si sfilacciano, e soprattutto di costruzione di un’identità.
a marina di ravenna, il 14 e 15 settembre, ci sarà la terza edizione del festival kalemana!
si presenta come il festival delle anime libere, dei ribelli, dei sognatori, per celebrare la voglia di ritrovare uno stile di vita attivo, vivere nuove esperienze uscendo dalla propria zona di comfort, conoscere nuove persone, esporsi al nuovo alla ricerca di nuovi stimoli e fare festa con persone simili te. yoga, meditazione, surf, tessuti aerei, massaggi,e un sacco di altre cose.
qui, per farti un’idea, trovi il video della prima edizione a cui avevo partecipato.
»»» puoi acquistare qui il tuo ingresso: con il codice LANZA15 avrai uno sconto di 15 euro.
prossimamente potrebbe uscire della musichettaaa qui, ti chiedo un follow sulla fiducia, e tra non molto ti racconto meglio <3
su mubi trovi il documentario su cosmo che ha fatto jacopo farina (che io ho intervistato qui per wu in tempi non sospetti), buona visione!
direi che è tutto, ci leggiamo prossimamente <3 e, se ti va, raccontami in un commento a questa newsletter quand’è l’ultima volta che hai goduto di un momento di spensieratezza. servirà a tutti noi.



Ciao Ale 🩷 Un momento di spensieratezza? Stamattina al bar con i miei genitori, mentre raccontavo loro con entusiasmo un evento a cui ho assistito ieri. O ancora il weekend scorso, a cantare in macchina le canzoni con il mio ragazzo di ritorno dal mare. O una settimana prima, a un pranzo al sole con gli amici di una vita in un’osteria in cui un piatto di penne al ragù costa 6 euro. Credo che il comune denominatore dei miei attimi o, se sono fortunata, delle mie ore di spensieratezza siano i miei affetti, oltre che le giornate di sole. Sono loro che mi consentono di “staccare la spina”, di tornare a respirare a pieni polmoni e di ridimensionare quelle ansie che, nella solitudine dei miei pensieri, sono montagne invalicabili. Perciò mi sono ripromessa di non trascurarli, perché privilegiare i miei affetti e i legami sinceri rispetto al resto è anche un modo per volermi bene. Un abbraccio grande grande 🩵