Su Versolibero

Felicissima d’essere tra i poeti della mia Sicilia qui su Versolibero.

Felicissima in particolare d’essere in compagnia di nomi prestigiosi di contemporanei e no, come Angelo Maria Ripellino, la cui poesia pirotecnica, ironica, lessicalmente spumeggiante mi conquista.

Grazie di cuore a Versolibero e a Patrizia Baglione, artefice della mappatura dei poeti siciliani. Ci sono anche tutte le altre regioni d’Italia rappresentate dai poeti nati in ognuna di esse. Per ogni poeta una foto e una poesia. Tutte da leggere. https://www.versolibero.com/category/senza-categoria/

Il respiro nell’aria

Il respiro nell’aria
come una tavola
come una valvola
come una pietra
tiene il filo sottilissimo
affossato.

L’abbandono comincia
nell’ignoranza vicendevole
spurga viola il porpora
il blu lo contamina.

Ormai di rado
s’intrecciano le linee
hanno esili branchie
piume storne
colpi d’ala

Una poesia dalla mia raccolta “Magneti”, Porto Seguro Editore, 2023, con traduzione di Patrizia Destro e un mio disegno

Self portrait

Mi accingo all’opera
di biscotti e burro
amara polvere di cioccolato
una volta finita
ben raffreddata
ve ne darei un pezzetto se non fosse che
per altro verso
niente si condivide veramente
come qualcosa che dalle mani
passi attraverso gli occhi
facendosi di carne
di bocca in bocca
per dono di sola forma.

I’m getting ready to work
butter and cookies
bitter cocoa powder
once ended
thoroughly cooled
I’d give you a piece if it wasn’t that
in another sense
nothing we can truly share
like something that from the hands
goes through the eyes
becoming meat
from mouth to mouth
a gift of substance only.

Due videopoesie dalla mia raccolta “Magneti”

“Penso al consenso” è la poesia che apre la raccolta “Magneti”, Porto Seguro editore, 2023, “A che serve il peso” è la poesia che la conclude. Mi è sembrato significativo accostare alfa e omega in due videopoesie che “aprono” il senso dei testi e coinvolgono più sensi.

Penso al consenso
A che serve il peso

Terra rossa terra nera di Cesare Pavese

Terra rossa terra nera,
tu vieni dal mare,
dal verde riarso,
dove sono parole
antiche e fatica sanguigna
e gerani tra i sassi –
non sai quanto porti
di mare parole e fatica,
tu ricca come un ricordo,
come la brulla campagna,
tu dura e dolcissima
parola, antica per sangue
raccolto negli occhi;
giovane, come un frutto
che e’ ricordo e stagione –
il tuo fiato riposa
sotto il cielo d’agosto,
le olive del tuo sguardo
addolciscono il mare,
e tu vivi rivivi
senza stupire, certa
come la terra, buia
come la terra, frantoio
di stagioni e di sogni
che alla luna si scopre
antichissimo, come
le mani di tua madre,
la conca del braciere.

(Terra rossa terra nera da “La terra e la morte“, 1945)

“Ho appreso a vivere semplice e saggia” di Anna Achmatova. Illustrazione di Loredana Semantica

Ho appreso a vivere semplice e saggia
a guardare il cielo, a pregare Iddio,
e a vagare a lungo innanzi sera,
per fiaccare un’inutile angoscia.

Quando nel fosso freme la lappola
e il sorbo giallo-rosso piega i grappoli,
compongo versi colmi di allegria
sulla vita caduca, caduca e bellissima.

Ritorno. Un gatto piumoso mi lecca
il palmo, fa le fusa più amoroso,
e un fuoco vivido divampa al lago
sulla torretta della segheria.

Solo di rado un grido di cicogna,
volata fino al tetto, squarcia il silenzio.
E se tu busserai alla mia porta,
mi sembra. Non sentirò nemmeno.

poesia di Anna Achmatova

illustrazione di Loredana Semantica, tecnica digitale pennino su schermo

Titanio su Neobar con una nota critica di Cipriano Gentilino

La mia raccolta Titanio su Neobar, il sito di Abele Longo, con una nota critica di Cipriano Gentilino, ad entrambi grazie.

“Un ri-accogliere e ri-accogliersi che accompagna il lettore attraverso bolle temporali a tematiche distinte ma tutte associate da una poetica strutturata in una ricerca di armonia personale tra un vissuto solido ed uno più leggero, più vago, a volte anarchicamente distopico. Se ne raccoglie la sensazione netta di un ri-costruirsi per ri-autorizzarsi ad essere nelle proprie diverse espansioni esistenziali. Quella della poesia in particolare.” Cipriano Gentilino

Intervista a un suicida. Vittorio Sereni


L’anima, quello che diciamo l’anima e non è
che una fitta di rimorso,
lenta deplorazione sull’ombra dell’addio
mi rimbrottò dall’argine.

Ero, come sempre, in ritardo
e il funerale a mezza strada, la sua furia
nera ben dentro il cuore del paese.
Il posto: quello, non cambiato – con memoria
di grilli e rane, di acquitrino e selva
di campane sfatte –
ora in polvere, in secco fango, ricettacolo
di spettri di treni in manovra
il pubblico macello discosto dal paese
di quel tanto…

In che rapporto con l’eterno?
Mi volsi per chiederlo alla detta anima, cosiddetta.
Immobile, uniforme
rispose per lei (per me) una siepe di fuoco
crepitante lieve, come di vetro liquido
indolore con dolore.
Gettai nel riverbero il mio perché l’hai fatto?
Ma non svettarono voci lingueggianti in fiamma,
non la storia di un uomo:
simulacri,
e nemmeno, figure della vita.

La porta
carraia, e là di colpo nasce la cosa atroce,
la carretta degli arsi da lancia fiamme…
rinvenni, pare, anni dopo nel grigiore di qui
tra cassette di gerani, polvere o fango
dove tutto sbiadiva, anche
– potrei giurarlo, sorrideva nel fuoco –
anche…e parlando onorato:
“mia donna venne a me di Val di Pado”
sicché (non quaglia con me – ripetendomi –
non quagliamo acque lacustri e commoventi pioppi
non papaveri e fiori di brughiera)
ebbi un cane, anche troppo mi ci ero affezionato,
tanto da distinguere tra i colpi del qui vicino mattatoio
il colpo che me lo aveva finito.
In quanto all’ammanco di cui facevano discorsi
sul sasso o altrove puoi scriverlo come vuoi:

NON NELLE CASSE DEL COMUNE
L’AMMANCO
ERA NEL SUO CUORE

Decresceva alla vista, spariva per l’eterno.
Era l’eterno stesso
puerile, dei territori
rosso su rosso, famelico sbadiglio
della noia
col suono della pioggia sui sagrati…
Ma venti trent’anni
fa lo stesso, il tempo di turbarsi
tornare in pace gli steli
se corre un motore la campagna,
si passano la voce dell’evento
ma non se ne curano, la sanno lunga
le acque falsamente ora limpide tra questi
oggi diritti regolari argini,
lo spazio
si copre di case popolari, di un altro
segregato squallore dentro le forme del vuoto.
…Pensare
cosa può essere – voi che fate
lamenti del cuore delle città
sulle città senza cuore –
cosa può essere un uomo in un paese,
sotto il pennino dello scriba una pagina frusciante
e dopo
dentro una polvere di archivi
nulla nessuno in nessun luogo mai.

Vittorio Sereni

“Infestazione”, poesia di Nina Cassian. Illustrazione di Loredana Semantica

Infestazione

Un tappeto di farfalle morte ai piedi,
morte e morbide
(loro non hanno il rigor mortis).
Io godo di ottima salute.
Ho tirato fuori il fegato,
ho estratto i polmoni,
ho estirpato il cuore
e non mi fa più male nulla.
Tramutarsi in fantasma
è una soluzione
che vi raccomando freddamente.

Nina Cassian, poetessa, scrittrice, traduttrice rumena, nata in Romania, a Galati, il 27 novembre 1924, morta a New York il 15 aprile 2014

Una poesia di Nina Cassian. Illustrazione di Loredana Semantica

Una poesia di Nina Cassian. Illustrazione di Loredana Semantica, (tecnica digitale, pennino su schermo).

Preghiera

Se esisti per davvero – fatti avanti,
sii nuvola, caprone, aviatore,
porta con te occhi, bocca, voce,
– chiedimi qualcosa, lascia che mi sacrifichi,
prendimi tra le braccia, proteggimi,
nutrimi con la settima parte di un pesce,
fammi un fischio, dissodami le dita,
ricolmami di aromi, di stupore,
– resuscitami.

Nina Cassian, poetessa, scrittrice, traduttrice rumena, nata in Romania, a Galati, il 27 novembre 1924, morta a New York il 15 aprile 2014

Una poesia di Nina Cassian. Illustrazione di Loredana Semantica

Una poesia di Nina Cassian. Illustrazione di Loredana Semantica, (tecnica digitale, pennino su schermo).

Veglia

Ero bella, quando mamma moriva.
Avevo pianto e vegliato. E i miei occhi angusti
ringiovanivano sullo specchio del mio volto.
Lei non mi guardava più. Poteva venire
il peggior bandito a spaccarmi il cranio
ma la sua mano non si sarebbe levata
in mia difesa.
Eppure ero bella, come mi desiderava lei,
e la primavera era alle porte: un verde umido
di frammenti vegetali, corrugati,
minacciava di graffiare a sangue il giardino.

Ma prima di allora mamma moriva
ignara di tutto e di tutti
imbrattando il cielo di un sospiro
più impetuoso che mai
– e io contavo
e c’erano venti sospiri
intensi, e dieci appena percepiti,
mentre la notte s’imbiancava adagio
e solo la pioggia colpevole
di nero intonacava il mio muro esterno.
Eppure ero bella, intenta lì a contare
quei sospiri di lotta
ma lei non mi vedeva.
E d’ora in poi nessuno mi vedrà
in quel modo, mai.

Nina Cassian, poetessa, scrittrice, traduttrice rumena, nata in Romania, a Galati, il 27 novembre 1924, morta a New York il 15 aprile 2014

Tre poesie di Nina Cassian. Illustrazioni di Loredana Semantica

La poesia di Nina Cassian, disegni miei

Avatar di Loredana SemanticaLIMINA MUNDI

Tre poesie di Nina Cassian . Illustrazioni di Loredana Semantica, (tecnica digitale, pennino su schermo).

La tentazione

Più vivo di così non sarai mai, te lo prometto.
Per la prima volta vedrai i pori schiudersi
come musi di pesce e potrai ascoltare
il mormorio del sangue nelle gallerie
e sentire la luce scivolarti sulle cornee
come lo strascico di un abito; per la prima volta
avvertirai la gravità pungerti
come una spina nel calcagno
e per l’imperativo delle ali avrai male alle scapole.
Ti prometto di renderti talmente vivo che
la polvere ti assorderà cadendo sopra i mobili,
che le sopracciglie diventeranno due ferite fresche
e ti parrà che i tuoi ricordi inizino
con la creazione del mondo.

Preghiera

Se esisti per davvero – fatti avanti,
sii nuvola, caprone, aviatore,
porta con te occhi, bocca, voce,
– chiedimi qualcosa, lascia che mi sacrifichi,
prendimi tra le braccia, proteggimi,
nutrimi con…

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Il sole viene dopo di Rocco Scotellaro.

Il sole viene dopo (1950)

Sono nate le viole nei tuoi occhi
e una luce viva che prima non era,
se non tornavo quale primavera
accendeva le gemme solitarie?
Vestiti all’alba, amore, l’aria ti accoglie,
il sole viene dopo, tu sei pronta.

Disegno mio. Tecnica digitale pennino su schermo.

Più voci per un poeta: Rocco Scotellaro. Nel centenario della nascita

Oggi è il centenario della nascita di Rocco Scotellaro, un mio articolo su Limina mundi lo ricorda. La sua storia, le sue poesie, le mie immagini.

Avatar di Loredana SemanticaLIMINA MUNDI

Nel 1923, il 19 aprile di cento anni fa, a Tricarico in provincia di Matera nasceva Rocco Scotellaro. Poeta, politico e scrittore italiano. Appena trent’anni dopo Rocco sarebbe morto per un infarto, ma certo la sua non può dirsi una vita sprecata.
Nato da una famiglia di umili origini, il padre calzolaio, la madre sarta, fu indirizzato dalla famiglia agli studi, essendo versato in letteratura, s’iscrisse al Liceo Classico presso i Padri Cappuccini e per permettergli di proseguire gli studi tutta la famiglia si trasferì a Sicignano degli Aburni, in Campania.
Trento, Tivoli, Potenza, Napoli, Bari, Cava dei Tirreni sono città dove ha lo hanno portato i suoi viaggi per l’Italia per studio e lavoro. Al termine del Liceo intraprese gli studi di Giurisprudenza alla Facoltà la Sapienza di Roma, ma in lui si accese la passione politica e, senza giungere a laurearsi, decise di impegnarsi attivamente, iscrivendosi al Comitato…

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“Lungomare” di Eugenio Montale

Il soffio cresce, il buio è rotto a squarci,
e l’ombra che tu mandi sulla fragile
palizzata s’arriccia. Troppo tardi

se vuoi esser te stessa! Dalla palma
tonfa il sorcio, il baleno è sulla miccia,
sui lunghissimi cigli del tuo sguardo.

Poesia di Eugenio Montale dalla raccolta “La Bufera e altro”, 1956

Disegno mio. Tecnica digitale pennino su schermo.

Le belle dame sans merci di E. Montale

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Certo i gabbiani cantonali hanno atteso invano 
le briciole di pane che io gettavo 
sul tuo balcone perché tu sentissi 
anche chiusa nel sonno le loro strida.

Oggi manchiamo all’appuntamento tutti e due 
e il nostro breakfast gela tra cataste 
per me di libri inutili e per te di reliquie 
che non so: calendari, astucci, fiale e creme.

Stupefacente il tuo volto s’ostina ancora, stagliato 
sui fondali di calce del mattino; 
ma una vita senz’ali non lo raggiunge e il suo fuoco 
soffocato è il bagliore dell’accendino.

Poesia di Eugenio Montale dalla raccolta “Satura”, 1971

Disegno mio. Tecnica digitale pennino su schermo.

“Accarezzami amore” di Alda Merini

Accarezzami, amore,
ma come il sole
che tocca la dolce fronte della luna.
Non venirmi a molestare anche tu
con quelle sciocche ricerche
sulle tracce del divino.
Dio arriverà all’alba
se io sarò tra le tue braccia.

Alda Merini, poetessa, nata a Milano nel 1931, morta a Milano il 1° novembre 2009

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