[American Gods] As the flowers grow
Fandom: American Gods/Londonverse
Titolo: As the flowers grow
Rating: PG
Avvertimenti: prequel, OCs.
Conto Parole: 408 (Word)
Personaggi/Pairing: Eros, Hermes/Aphrodite, menzionati Ermafrodito e Tyche.
Riassunto: “Ti sto curando, amore mio, ti sto ridando la vita…”
Note:
- Si, di American Gods c’è il concept qui, ma giusto quello!
- Tutto questo è molto più complesso nella mia testa di quanto non lo sia in questa manciata di parole MA ora come ora nutro verso la scrittura la stessa ardente pulsione che provo nei confronti dello stirare o dello spolverare coccini. ‘Contentatevi
- Anno 1944, British!Aphrodite, malata e con piccolo British!Eros a carico, trascorre gli ultimi mesi della guerra in casa di British!Hermes, che ha sgamato la leva fingendosi zoppo. Ne nacquero(Tyche) e (Ermafrodito) – dei quali mi mancano i nomi…! :O – a quest'ultimo Eros sta narrando la cosa in questa fic.
“Ti sei ammalata perché nessuno è più in grado di crederti.”
La mamma alzò la mano esangue quel tanto che bastava ad impedire al bambino biondo di strappare le primule che spuntavano tra le macerie. Le sono sempre stato grato per averlo fatto.
La voce di Hermes era tutto quello che era rimasto nitido di lui, mentre il resto si confondeva nella polvere sollevata dalle bombe che non aveva più avuto tempo di depositarsi. La voce di mia madre, invece, era diventata scura come il cielo di Londra, gravido di fuliggine, sfregiato dagli incendi.
“Dovrei risponderti che sciacalli e saccheggiatori ti mantengono in salute?” rispose, ed era più frustrata che rabbiosa, la mia mamma di onde tiepide e fiori teneri, gli stessi che proteggeva dalle mie mani di bambino, l’unica cosa che le era rimasta, oltre a me, da proteggere.
“Ti sei ammalata perché nessuno è più in grado di amare.”
Proseguì lui, e mia madre deve aver visto qualcosa emergere dalla polvere e prendere la forma di un uomo che aveva conosciuto in passato, che aveva conosciuto sempre, lì, dove c’era stata solo una voce fino ad un attimo prima. Anche io, se ci penso adesso, non ricordo altro che la voce di tuo padre, nonostante mi abbia fatto nascere e mi abbia cullato quasi più di lei, prima del momento in cui si è chinato per baciare la fronte pallida della mamma e ha mormorato
“Lasciami provare a guarirti. E’ una bugia, lo sappiamo entrambi, ma lasciamici provare lo stesso.”
La mamma alzò la stessa mano con la quale mi aveva impedito di strappare fiori e la appoggiò sui capelli rossi e sulla guancia di Hermes, facendola scivolare sul suo collo, lungo la giacca
di tweed, fino al suo cuore. Non potevo vedere il suo viso, ma immagino che stesse sorridendo come facevano spesso le persone durante la guerra, un misto di tristezza e sollievo nel percepire la compassione degli altri, l’amore, forse, per quanto amore si potesse nutrire per un mondo sporco, misero e agonizzante come quello. Forse Hermes aveva ragione, era quel vuoto d’amore ad infettare la mamma, a dissanguarla, anche se lei non ha mai voluto crederci.
“Sei ancora bellissima” mormorò lui, le labbra ancora appoggiate alla sua fronte.
“Un’altra bugia?”
Lui scosse la testa “Ti sto curando, amore mio, ti sto ridando la vita…”
Non potevo vedere il suo viso, ma immagino che la mamma stesse sorridendo.
E’ così che siete nati.
Titolo: As the flowers grow
Rating: PG
Avvertimenti: prequel, OCs.
Conto Parole: 408 (Word)
Personaggi/Pairing: Eros, Hermes/Aphrodite, menzionati Ermafrodito e Tyche.
Riassunto: “Ti sto curando, amore mio, ti sto ridando la vita…”
Note:
- Si, di American Gods c’è il concept qui, ma giusto quello!
- Tutto questo è molto più complesso nella mia testa di quanto non lo sia in questa manciata di parole MA ora come ora nutro verso la scrittura la stessa ardente pulsione che provo nei confronti dello stirare o dello spolverare coccini. ‘Contentatevi
- Anno 1944, British!Aphrodite, malata e con piccolo British!Eros a carico, trascorre gli ultimi mesi della guerra in casa di British!Hermes, che ha sgamato la leva fingendosi zoppo. Ne nacquero(Tyche) e (Ermafrodito) – dei quali mi mancano i nomi…! :O – a quest'ultimo Eros sta narrando la cosa in questa fic.
“Ti sei ammalata perché nessuno è più in grado di crederti.”
La mamma alzò la mano esangue quel tanto che bastava ad impedire al bambino biondo di strappare le primule che spuntavano tra le macerie. Le sono sempre stato grato per averlo fatto.
La voce di Hermes era tutto quello che era rimasto nitido di lui, mentre il resto si confondeva nella polvere sollevata dalle bombe che non aveva più avuto tempo di depositarsi. La voce di mia madre, invece, era diventata scura come il cielo di Londra, gravido di fuliggine, sfregiato dagli incendi.
“Dovrei risponderti che sciacalli e saccheggiatori ti mantengono in salute?” rispose, ed era più frustrata che rabbiosa, la mia mamma di onde tiepide e fiori teneri, gli stessi che proteggeva dalle mie mani di bambino, l’unica cosa che le era rimasta, oltre a me, da proteggere.
“Ti sei ammalata perché nessuno è più in grado di amare.”
Proseguì lui, e mia madre deve aver visto qualcosa emergere dalla polvere e prendere la forma di un uomo che aveva conosciuto in passato, che aveva conosciuto sempre, lì, dove c’era stata solo una voce fino ad un attimo prima. Anche io, se ci penso adesso, non ricordo altro che la voce di tuo padre, nonostante mi abbia fatto nascere e mi abbia cullato quasi più di lei, prima del momento in cui si è chinato per baciare la fronte pallida della mamma e ha mormorato
“Lasciami provare a guarirti. E’ una bugia, lo sappiamo entrambi, ma lasciamici provare lo stesso.”
La mamma alzò la stessa mano con la quale mi aveva impedito di strappare fiori e la appoggiò sui capelli rossi e sulla guancia di Hermes, facendola scivolare sul suo collo, lungo la giacca
di tweed, fino al suo cuore. Non potevo vedere il suo viso, ma immagino che stesse sorridendo come facevano spesso le persone durante la guerra, un misto di tristezza e sollievo nel percepire la compassione degli altri, l’amore, forse, per quanto amore si potesse nutrire per un mondo sporco, misero e agonizzante come quello. Forse Hermes aveva ragione, era quel vuoto d’amore ad infettare la mamma, a dissanguarla, anche se lei non ha mai voluto crederci.
“Sei ancora bellissima” mormorò lui, le labbra ancora appoggiate alla sua fronte.
“Un’altra bugia?”
Lui scosse la testa “Ti sto curando, amore mio, ti sto ridando la vita…”
Non potevo vedere il suo viso, ma immagino che la mamma stesse sorridendo.
E’ così che siete nati.