Sto avviando alcune iniziative volte a valorizzare le materie umanistiche sul mercato del lavoro, per ragioni che ho spiegato in tre articoli pubblicati di recente su StartupItalia (primo articolo, secondo, terzo). Per cominciare, ho raccolto alcune decine di persone fra i miei contatti più consolidati nel mondo del lavoro (a tutti i livelli e in tutti i settori) e ho creato con loro il gruppo Facebook “Studio materie umanistiche, lavoro, guadagno”. Chi c’è e cosa si fa in questo gruppo?
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Esselunga e il non superamento del Mulino Bianco
Ieri sul Fatto Quotidiano è uscito un mio commento sullo spot di cui tanto si parla. Finora (28/09/2023 ore 11.40), conta circa 350 commenti (help!), la maggior parte dei quali mi imputa di “non accettare” le famiglie etero, di essere io stessa infelice (!), di invidiare la felicità altrui (sic) e di non capire che i/le bambini/e soffrono se i genitori si separano. Non ho mai scritto queste cose, in questo periodo mi sento felice (dita incrociate) e, se penso ciò che penso dello spot, è anche perché credo che i/le bambini/e andrebbero tenuti lontanissimi dalle pastoie delle separazioni coniugali, mentre lo spot ci costruisce sopra una bella strumentalizzazione. Bah. Ecco il testo.
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Mentiamo tutti e tutte, non solo i brand. Con l’IA abbiamo più mezzi per farlo
Condivido la registrazione dell’incontro sul tema “Fake reputation”, organizzato con Ferpi EmiliaRomagna da Luca Poma e Daniele Chieffi giovedì 21 settembre su Zoom. Prenditi un paio di ore per ascoltarlo tutto, magari mentre fai altro, perché è davvero ricco di stimoli, idee e informazioni. Di cosa ho parlato io?
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Il senso di inferiorità di chi studia materie umanistiche. Ce ne liberiamo una buona volta?
È da molti decenni che chi preferisce “l’italiano alla matematica”, come si dice, coltiva spesso, fin dalle scuole primarie, una sorta di senso di inferiorità nei confronti di chi preferisce la matematica. Un sentire negativo che si mantiene, e perfino peggiora, se si scelgono scuole superiori e studi universitari centrati sulle materie umanistiche. L’idea, più o meno inconsapevole, è che chi non ama la matematica e le materie scientifiche se ne tenga a distanza perché “non è capace”, “non ci riesce”. Viceversa, chi le ama sarebbe “più capace” o addirittura “più intelligente”. È evidente il nesso fra questo senso di inferiorità e
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Cosa sono le soft skill? Oggi se ne parla tanto, ma ancora si sottovalutano
Delle soft skill – in italiano competenze trasversali – oggi si parla tanto (troppo). Ma si sa poco. E soprattutto, anche quando sembra che se ne parli bene, in realtà si sottovalutano. Proviamo a capirci qualcosa in più. Di solito si fa risalire il concetto di soft skill a un documento dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) pubblicato nel 1993, in cui si parlava di life skills e si mostrava come fossero cruciali non solo per il lavoro, ma per le relazioni e il benessere individuale. Per la vita insomma. Le capacità di cui parlava l’OMS erano dieci:
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Studi umanistici e competenze digitali. Perché questo matrimonio s’ha da fare
Secondo uno stereotipo sugli studi umanistici, molto diffuso in Italia da tanti anni, chi si laurea in questo ambito ha grosse difficoltà nel trovare un’occupazione stabile, coerente con ciò che ha studiato e ben retribuita. In realtà non è affatto così per chi completa il percorso umanistico con competenze digitali, cosa che sempre più spesso si fa negli Stati Uniti e in nord Europa. In Italia purtroppo si fa ancora poco, perché da noi il coro prevalente è: ragazze e ragazzi, studiate STEM per trovare lavoro presto e bene. In realtà, chi studia STEM, ma non ha soft skill (per sapere meglio cosa sono, vedi sotto), magari trova lavoro presto, ma non prende chissà quale stipendio, come mostra Almalaurea, e non fa chissà quale carriera, come insegna una ricerca di Google che ora ti racconto.
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