88 | L'Altrove
Chiudi gli occhi, fai un respiro profondo e pensa all'altrove. Dove ti porta?
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Ci sono giorni in cui la parola “altrove” si insinua tra un impegno e l’altro, come una fessura nella parete di routine che abbiamo costruito con tanta cura. Ci sorprende sul tram, in coda al supermercato, durante una riunione; ed è come se per un istante il corpo restasse dov’è, mentre lo sguardo si sposta “in altro luogo”, verso qualcosa che manca ma che non sappiamo ancora nominare.
Altrove viene da lì: da un altrove geografico, certo, ma anche da un tempo diverso, da paradigmi mutati che chiedono una visione alternativa. Non è solo un posto lontano sulla mappa; è un modo di abitare la realtà, di mettere tra parentesi l’ovvio per lasciare spazio alla possibilità.
Altrove è prima di tutto uno spostamento dello sguardo. Significa decentrarsi: uscire dal centro della scena che crediamo di occupare, e accettare di guardare noi stessi e il mondo da un altro angolo, magari leggermente storto.
In un’epoca in cui possiamo attraversare continenti in poche ore e accorciare distanze geografiche con un clic, le distanze emotive spesso restano intatte. L’altrove diventa allora uno spazio interiore in cui provare a colmare questo scarto: un laboratorio in cui sperimentare nuovi rapporti tra il dentro (io) e il fuori (gli altri, i luoghi, le storie che ci attraversano).
A volte basta cambiare dettaglio: guardare una città a partire da un solo caffè, da una panchina, da una fermata del bus, per scoprire che l’altrove non è necessariamente lontano, ma si annida nelle crepe del quotidiano.
Piccoli esercizi di Altrove
Per questa settimana ti propongo tre micro-esercizi, da fare quando senti che la giornata procede in automatico:
Un luogo, un dettaglio
Scegli un luogo che frequenti spesso (il bar sotto casa, la fermata della metro, il corridoio dell’ufficio). Fermati cinque minuti e descrivilo mentalmente o su carta partendo da un solo dettaglio: un rumore, un odore, una crepa sul muro, una voce. Prova a raccontare a te stesso quel luogo come se fosse un personaggio.Una conversazione spostata
La prossima volta che parli con qualcuno che conosci bene, prova a fargli una domanda che non gli hai mai fatto: qualcosa sulla sua infanzia, su un sogno non ancora realizzato, su un altrove che desidera o che ha sperimentato. Ascolta come se incontrassi quella persona per la prima volta.L’altrove in cucina
Prendi un piatto quotidiano e cambiane un elemento: una spezia, una tecnica, un ingrediente. Usa questa piccola deviazione come occasione per chiederti: “In quale altrove mi porta questo sapore? Che ricordo, che immagine, che persona mi fa venire in mente?”.
Forse l’altrove non è tanto un posto da raggiungere, quanto una postura: il modo in cui scegliamo di stare qui, ora, lasciando entrare nella nostra vita un po’ più di meraviglia.
E io?
Il mio Altrove, questa settimana, l’ho trovato in questa puntata del podcast L’invisibile vibrazione della Terra in cui Folco Terzani racconta il canto della Valle dell’Orsigna. Ma ti invito ad ascoltare anche le altre puntate: l’autore trasforma i suoni della natura in musica perché “tutto canta e suona di gioia”.
Ma dimmi, qual è il tuo Altrove?
Sapere di essere amata, la primula fiorita nel prato, provare una nuova ricetta asiatica
(Se sei nuovo e non sai cosa siano gli “arcobaleni”, l’ho raccontato nella Puntata 1 di Positivamente)
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Giornalista, autrice e, soprattutto, esploratrice. Appassionata di cibi e luoghi del mondo, ne scrivo articoli per giornali e storie per libri. Se fossi un piatto, sarei il cous cous. Pietra miliare della cultura mediterranea vanta origini africane che, però, sono giunte attraverso le nostre isole maggiori fino a Genova. Non guizza come gli spaghetti, non scivola come i maccheroni ma ha una presa rassicurante, conscio del ruolo di aggregazione che gli compete. È sobrio, per gli ingredienti semplici di cui è composto, ma sa essere raffinato, in base alle spezie che gli si abbinano. Per saperne di più su di me: traveltotaste.net | masalastudio.art
Il Cielo di Maiolica Blu - un’insolita storia con la Turchia
Il mio primo romanzo Agata e le stelle
Dalla bagna càuda al sushi. Storia della Torino gastronomica (di cui ho curato la sezione sulla cucina etnica)





