Far bene all'animo
+ estremismo buddhista; fantascienza indiana; letteratura belga; gelarsi il sangue con Natacha Appanah; Leila Guerriero sui libri e Mariana Enriquez sulla paura; Al Qaeda in Mali e molto altro
A volte a rincuorarsi serve solo uno sguardo gentile. Il nostro
I link infodemici del mese
Mondo reale: per quell'idea balzana di dover mangiare tre volte al dì, pare che io debba lavorare: posso aiutarvi a parlare inglese o francese a cuore tranquillo, o scrivendo per voi, mentre voi vi occupate di quello per cui siete format3. O invitarvi al bar.
Catrame Amarcord: a Vienna a fare pace con la me sbrindellata di una quindicina di anni fa, che faceva per il suo sbrindello pessime scelte su a chi donare il proprio amore
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La foto di copertina è una pianta lasciata qui da un’amica tornata a vivere in Italia, eletta ormai come nostro albero di Natale tropical. Ciao Mavi, ti saluta Amelia Di Natale!
1. Grazia, graziella e graziarkadzo
Lo volevo usare come titolo della nl ma mi pareva brutto.
Ho ceduto al parebruttismo e all’essere signorina. Sì
Il mese scorso ho riso molto quando ho visto su Instagram un tizio di un account francese, momentaneamente negli US per lavoro, ha fatto uno sketch dove chiedeva delucidazioni ai colleghi americani sulla festa del Ringraziamento, facendo domande tipo "ma davvero dovete mangiare tacchini interi E ripieni, come un monarca ingordo?" 😂 L'Omino del Cervello ha amato molto la domanda sul monarca ingordo e sta ancora ridendo due settimane dopo, quindi niente. Come non condividervi questa perla?
Detto questo, però, una cosa che mi è sempre piaciuta è l’idea della festa. No, non quella dove si fanno a fettine le popolazioni indigene che ci hanno aiutato, e nemmeno quella del povero tacchino esposto al pubblico come centrotavola. La parte che mi prendo io, dove ti fermi un attimo e usi il concetto di ringraziamento per chiederti di cosa puoi essere gratæ nella vita.
Dice: Gesùcheppalle Paola, ma lasciami lamentarmi in pace, che io faccio una vita di merda ho un lavoro che detesto mi pagano troppo poco c'è meno potere d'acquisto che nel 1991 c'è Salvini ancora al governo e non ce ne liberiamo mia suocera mi stressa la vita mio marito non vede la cropa orrenda da pulire in cucina mia moglie non mi lascia guardare le partite in pace i miei figli mi dicono irrimediabilmente che non hanno fatto niente a scuola, dai, avrò mai tempo io per ste cazzate da americani coi denti troppo bianchi, da fricchettoni con gli straccetti indiani addosso, la gratitudine, dai spostati che devo andare a comprare i regali per gente che non se li merita, e che mi sta pure un po' sulle palle!
Allora, io capisco, capisco lo stress della vita moderna, soprattutto quello del potere d'acquisto dei salari più basso che nel 1991, perché i soldi non fanno la felicità, ma nemmeno la ostacolano, anche solo per quella cosa che ti fanno sentire al sicuro, e risolvono i problemi pratici.
Comunque. Sta storia della gratitudine, del praticarla nel senso di attivamente cercare di pensare a qualcosa, anche di molto piccolo, che ci faccia sentire quella sensazione lì di gratitudine, fatta di calore, che ci fa sorridere per qualche secondo in una giornata di merda, secondo me è sottovalutata.
Per lo stesso sentire che anima la polizia del cringe, quell'idea che il sarcasmo sia un ottimo modo di esprimere intelligenza (non sono d'accordo, e penso che vivere sempre nel sarcasmo faccia fare una vita di merda a chi lo applica e chi vi è intorno), mischiato con una cosa molto italiana che è il giudizio, spietato, costante, su qualunque cosa: e guarda quella come si veste. E guarda quello che sciatto che è. Lei è ingrassata. Lui è troppo secco. Quello è un coglione. Quella è una zoccola. E così via. Davvero, io non mi ero accorta di quanto veniamo educati al giudizio e al commento costante sui corpi e sulle vite altrui, tipo Tutto il Calcio Minuto per Minuto della rottura di zebedei su quello che il prossimo fa, finché non ho iniziato a passare del tempo fuori dal paese, e mi sono trovata nel silenzio radio. (Ovviamente non perché le genti di altrove siano superiori e non giudichino, credo sia una tendenza umana perché mica siamo Buddha. La questione è quanto sia accettato farlo esplicitamente e quasi come collante sociale, forse.)

Ma torniamo alla gratitudine, sta cosa da ammerigan o da hippie a seconda di a chi chiedi.
Io a Bangkok lavoravo in una scuola internazionale che seguiva il curriculum californiano, quindi a una certa di sto Thanksgi' dovevo parlare. A una banda di mocciosi che nulla avevano a che fare con gli US, e che erano principalmente asiatici, e di famiglia buddhista.
Quindi ho deciso di prendere il buono di sta faccenda del ringraziare, cioè il focus sulla gratitudine, e lasciar perdere tacchini e popolazioni native finite male.
Vi lascio immaginare la meraviglia di fare una domanda così a dei bambini di 2 e 3 anni: le risposte andavano dal tenerino (sono grata per il gatto, per la nonna, per la mamma, per il papà, per il mio cane, per il mio amico ____, di solito qualcuno in classe ) al pratico (sono grato per il mio letto, per i miei giochi, per il giardino di casa mia perché ci gioco col cane, per gli onigiri che mi fa la mamma). Poi c'era anche già qualche filosofo: sono grata per il sole. Sono grato per il mare quando vado dalla nonna. Sono grata perché posso giocare (saggia bambina, gioca quanto più puoi che poi la vita arriva, e tenta di chiuderti in ufficio!)
Io cerco di praticare attivamente la gratitudine, e non serve sedersi e fare una lista. Quello lo facevo da ragazzina, con mio padre, però.
C'era stato questo periodo in cui mio padre aveva perso il lavoro e ci aveva messo un po' a trovarne un altro.
Era stato un periodo strano, per me che per tutta la vita l'avevo sempre visto in giro a fare cose, improvvisamente passava molto più tempo a casa. Leggeva annunci, mandava curriculum, leggeva libri, andava al cinema, andava a camminare; a un certo punto ho iniziato ad aiutarlo a scrivere i curriculum perché lui era terribile coi computer, e poi andavamo insieme al bar a bere un caffè, il suo ringraziamento per averlo aiutato con sta cazz di tecnologia. Era molto strano, andare al bar con mio padre un pomeriggio random in settimana in orario di lavoro.
Non ricordo quanto sia durato questo periodo, in cui ovviamente assorbi la preoccupazione di un uomo che si trova senza lavoro per la prima volta in vita sua a 40 anni e qualcosa, con una figlia adolescente. Poi per fortuna lui aveva trovato lavoro, la preoccupazione si era dissipata, e io ero tornata ad avere la casa tutta per me, per fare i compiti e guardare un sacco di film.
In quel periodo, una delle cose che mio padre aveva iniziato a fare era quello che oggi chiameremmo gratitude journal, o diario di gratitudine. Non so, onestamente, se l'avesse letto da qualche parte, se fosse venuto fuori al lavoro dato che lavorava in aziende ammerigan, come gli fosse venuto in mente, insomma, ma mi ricordo che
lo avevo visto un giorno seduto al tavolo della sala, con dei fogli A4 bianchi con sopra la data X seguita da 3 punti, la data X seguita da 3 punti. Gli chiesi cosa stesse facendo, e mi disse, ogni giorno scrivo tre cose di cui posso essere grato, che mi rallegrano.
Ah, e perché?
Perché fa bene all'animo, soprattutto in periodi un po' così, tipo questo.
E, stranamente, visto che da adolescenti è raro non trovare da dire su quello che fanno i nostri genitori, ho detto, Ah, figo, cioè, e questo ti fa stare bene?
E quindi ho cominciato a cercare di farlo anche io.
L'ho fatto anche io, all'inizio insieme a lui, che aveva continuato anche dopo aver trovato lavoro. Per anni, esplicitamente, come faceva lui, lo feci scrivendo.
Col tempo è diventato una specie di driver che ho nel cervello: cercare costantemente fonti di gratitudine per risollevare l'animo anche quando le cose vanno a merda.
Anche quando ero malata di COVID nel mezzo dell’Apocalisse, sola e chiusa in casa per più di 50 giorni filati senza riuscire a respirare bene, guardavo le piante cambiare, sbocciare, muoversi, essere bellezza; ringraziavo di avere vicini che mi portassero il latte, il pane e le arance, che vegliassero su di me, tenendomi compagnia anche dalle finestre di fronte della stretta stradina dove abitavo; l’amica che mi veniva a trovare e chiacchierava con me dalla tromba delle scale e poi in piazza. Quella che mi teneva a braccetto per aiutarmi a ricominciare a camminare quando infine avevo potuto uscire, insieme fino alla jacaranda del mercato di Sant Antoni, e ritorno.
Anche quando stavano morendo persone oltre confini non valicabili per me straniera: mi afferravo alle giornate di sole di maggio, alle piante del terrazzo, al pelo lucido e nero di un cane amico, alle amiche che da mille fusi diversi facevano sì che non rimanessi mai da sola coi mostri, alla gentilezza del ristoratore indiano che mi conosce dal mio secondo giorno qui e che mi chiedeva, ma dov’è tuo marito, è tutto okay? e che alla mia risposta coi lucciconi mi ha guardato con la faccia di chi capiva benissimo com’è, preoccuparsi per la vita di qualcuno in quella situazione da oltre non so quante linee di frontiera e ore d’aereo, per poi invitarmi a un çay e una pacca sulla spalla, mettendo alla tele il canale di Bollywood che sa che mi piace.
Credo che questo driver abbia fatto gran bene alla mia salute mentale.
Quella sulla gratitudine è cosa che chiedo spesso a chi lavora con me, perché fa bene a loro, ma fa bene pure a me sentir le loro risposte. Quasi sempre, la risposta parla della di persone e animali.
E quindi, giro la risposta a voi, nel caos prenatalizio, se avete cinque minuti per fermarvi: per cosa provate gratitudine oggi?
Vi dico le mie di oggi, tre, come faceva mio padre:
Ho una brutta influenza, ma sono grata di avere un infermiere d'eccezione a curarmi.
Sono grata per tutte le persone che hanno lavorato e lavorano con me quest'anno. Io sono incredula per la bellezza e la gentilezza e la profondità che vedo e sento quando lavoro. Per poter fare, come lavoro, una cosa che mi nutre il cuore.
Sono grata del fatto che mia madre stia prendendo tempo per sé, per scoprire la bellezza delle passeggiatine, dopo una vita di stress e cura degli altri, e che sia felice di poter rimettere un cappotto che le andava bene quando era giovane.
E voi?
(Se mi scrivete, io leggo davvero volentieri!)
Manifesto
Il mio obiettivo è aiutarvi ad aumentare la diversità culturale presente nelle vostre vite.
È un modo diverso e gioioso di fare politica.
Se il diverso lo ascolti, lo conosci, lo leggi, tenti di capirlo, da una posizione di apertura e curiosità, apprendendo dai e dei modi altrui di stare al mondo, è più difficile essere chiusi e bigotti. E non per forza questa apertura la si deve cercare attraverso il viaggio, che non è alla portata di tutti.
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Nelle ultime settimane, mi hanno mandato donazioni due persone. Maura C. dall’Irlanda: grazie mille delle parole gentili! E anche Giuliana da Milano, che tra l’altro mi ha anche detto che certo, che il lavoro va pagato e quindi ha pensato alle ore che stanno dietro a Catrame, lettera e pod come lavoro. In effetti un po’ lo è, anche se è bello. Che dire. Io vi ringrazio tanto tanto, davvero!
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2. Inserto Infodemico 24
Cioè raga, sono due anni che faccio sta cosa, rendiamoci conto
Cosa accade quando un paese scommette sull’istruzione di massa, e il suo vicino invece no? Che quello che scommette sull’istruzione di massa mangia in testa a quello che no, con grande frustrazione di quello che invece non l’ha fatto. A me sta cosa ha colpito assai. Simone Pieranni ci racconta di perché l’India non sembri mai raggiungere la Cina: una delle ragioni è che non ha democratizzato l’istruzione. Come ex insegnante e coach non posso dire di non aver sentito un E CHE TE LO DICO A FARE rimbombarmi nel cervello, seguito da, qualcuno lo dica a chi decide gli investimenti sulla scuola in Italia (e non da oggi.)
Una cronistoria pazzesca della letteratura di fantascienza indiana. A partire dal 1905, a Madras, oggi Chennai, dove l’Indian Ladies’ Magazine si preparava a dare scandalo. Questo sempre per cercare di allontanarci da quell’immaginario terzaniano in cui l’India deve sempre rimanere uguale a se stessa per compiacere il nostro bisogno di esotismo: guardate che cazzo scrivevano più di 100 anni fa! Da guardare su desktop per la migliore resa. (in inglese)
Nathacha Appanah è una autrice francofona delle isole Mauritius, che quest’anno ha vinto il premio Femina, il Goncourt des Lycéens et il Renaudot des Lycéens, con il libro La Nuit au Coeur, dove racconta da un lato la sua esperienza di relazione di abuso, da cui è fuggita, e le relazioni di due donne vittime di femminicidio, durante un episodio del Book Club di France Culture. Lo fa non con un linguaggio giornalistico ma con un linguaggio poetico e una potenza che insomma, voi siete lì che ascoltate il podcast e sentite un estratto del libro e rimanete lì a guardare per aria con la cucchiarella a mezz’aria, dicendo “devo comprare subito questo libro.” Mentre aspettate la traduzione italiana, o mentre aspettate di scovarne una copia usata in francese come me, ascoltate questa intervista. (in francese)
Se vi dico “buddhista”, pensate a dei monaci pucciosi vestiti di arancione che non fanno male a nessuno e principalmente prendono mazzate in Tibet e altrove? Se è così, preparatevi a stupirvi, perché c’è tutto un lato oscuro di cui si parla sempre molto poco, e che io vidi per la prima volta nella forma di manifesti — dal piglio molto simile a quello visti sui muri ancora nel 2000 a Knin, nella ex Krajina dela guerra dei Balcani — in Nepal, nel 2008. Non sapevo leggere niente, ma il tono era chiarito senza dubbio alcuno dalla raffigurazione di un monaco guerriero. Qui il lungo articolo del Guardian sul tema. (in inglese)
Una storia molto tenerina di uomini anziani che sembrano il signore del negozio della Storia Infinita, di uomini di mezza età che hanno bisogno di fare qualcosa di nuovo e scoprono un gioiello, e di macchine da scrivere. Mi ha fatto venire voglia di andare anche io a fare l’apprendista riparatrice di macchine da scrivere, anche con la mia manualità da foca nana. Questa me l’ha mandata Martín dicendo, è troppo da te, ma anche troppo da Catrame. Grazie Martín. (in inglese)

Riflessioni sul leggere, sui libri, e sulle librerie, di casa e non, di Leila Guerriero, nel pantheon di Catrame, di cui quindi io vi invito a leggere qualunque cosa. Anche la lista della spesa, savasansdire. (In spagnolo.)
Su morte, memoria e sul potenziale politico dell’horror, e sul reimmaginare il gotico in un contesto contemporaneo ed urbano, di nuovo, una lunga intervista con un’altra delle dee tutelari di Catrame, Mariana Enriquez, sempre sulla fighissima rivista dell’Università di Città del Messico, in spagnolo (vi potete abbonare gratis.)
Cosa sapete della letteratura belga? Niente? Nemmeno io, mi sono resa conto leggendo questo post di Julia Marras su Aux Livres Etc., qui su Substack. Rimediate dando un’occhiata qui, allora, che il francese non si parla solo in Francia (e, secondo il mio punto di vista, questo aspetto è proprio ciò che rende il francese un buon punto di accesso ad altri mondi.) Buona scoperta di nuove voci!
Andrea De Georgio è un giornalista che ama, conosce e segue l’Africa occidentale, principalmente, da molti anni. In questa puntata di Globo parla della situazione in Mali, del jihadismo, di Al Qaeda nel Sahel, e di perché tutto questo riguarda anche noi, sul lungo periodo, o forse nemmeno così lungo. Globo è ora dietro paywall, quindi chiedete il link a un amico o un’amica abbonata, o se volete, scriveremi e vi mando io il link di regalo.
Il momento tardocapitalista
3. Cosa faccio quando non “cazzeggio” qui o sul pod ma devo invece produrre plusvalore
Il malloppo sul lavoro, in 5 punti
Se a te, o a qualcuno che conosci, può servire far pratica e coltivare il proprio inglese e francese, in un luogo tranquillo dove non si deve performare, un po’ di coaching linguistico con me potrebbe fare al caso tuo. Qui alcune esperienze di chi ha già lavorato con me, dai un’occhiata!
Lavoriamo tête-à-tête, su quel che ti serve davvero. Sarai tu a decidere i tuoi obiettivi, col mio aiuto. Parliamo? Completa questo modulo: tu mi dici che ti serve, io ti dico come lavoro, e vediamo come ci sentiamo. Nessuno vende niente a nessuna. 20 minuti per conoscersi: la relazione umana è fondamentale perché tutto funzioni.
Qui un google doc con tutte le info sull’1:1.
Budget ridotto? Ho uno spazio pure per te, perché la cultura deve essere accessibile. Vieni a The Joy Luck Café! Ci troviamo di martedì alle ore 13 in pausa pranzo, due volte al mese! Riassunto qui. Una cosa bella del Joy Luck? Che ti abitui ad ascoltare persone diverse che parlano di temi diversi, ed esci molto meno stanca che da una sessione 1:1. E poi, hai accesso a me per domande e perplessità su Telegram, e non esistono domande stupide!
Sì, ma perché non lavori a scuola come tutt3, Pa’? Il mio progetto di coaching linguistico è nato perché le scuole di lingue sottopagano e maltrattano chi insegna, mica perché il nomadismo digitale. Ho deciso di cambiare modalità di lavoro e passare al coaching per avere autonomia decisionale e didattica al 100%, per essere meglio preparata a gestire l'emotività di chi lavora con me, e per non essere più sfruttata. Certezze sempre zero, ma posso fare il mio lavoro in primis come serve davvero a chi mi sceglie, e poi come piace a me, lasciando spazio anche alle clienti per cui scrivo, poche ma buone, e soprattutto alla mia vita improduttiva.
Altri modi di vederci più spesso: The Mindful Speaker: fai pratica leggendo e impari già per i fatti tuoi, che poi è la cosa migliore che puoi fare. Se usi LinkedIn, qui, qui, e qui parlo di come funziona il coaching linguistico. Il mio Instagram personale di cazzeggio multilingue senza filtro è @migrabonda. Se usi la app di Substack, possiamo seguirci su Notes. Le mie interviste su language coaching e viaggio da sola in inglese, francese e italiano sono qui. Qui l’archivio di Catrame, gratis :)
4. Catrame Amarcord
Un numero vecchio da andare a spulciare.
E anche oggi, per questo Inserto Infodemico, mie care, miei cari, abbiamo finito.
A presto, grazie di esserci, del vostro tempo, e del vostro focus 🧿🪬
Un abbraccio,
Pao



Ciao cara, io sono grato di avere una casa-rifugio e una famiglia che anche se a volte è burrascosa siamo rocce l’uno per lə altrə. Sono grato di avere (anche se poco) tempo e modo di concentrarmi sulle cose che mi interessano. Sono grato di camminare bene e di riuscire almeno per ora a tenere a bada corpo e mente contrastando gli acciacchi 😜
Ma la rivista culturale della UNAM?! Grazie, bellissima scoperta!