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Giovedì 11 Giugno 2026 ore 09:00
AULA, Seduta 673 - Consiglio europeo, Comunicazioni Meloni
Resoconto stenografico
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Nella seduta odierna il Presidente del Consiglio dei ministri, Giorgia Meloni, ha reso comunicazioni in vista della riunione del Consiglio europeo del 18 e 19 giugno 2026. Si è quindi svolta la relativa discussione al termine della quale la Camera ha approvato la risoluzione Richetti ed altri n. 6-00255, limitatamente ai capoversi 1, 3, 4, 6, 8 e 12 del dispositivo riformulati, respingendo i restanti capoversi del dispositivo e la premessa e ha respinto la risoluzione Braga ed altri n. 6-00256; ha approvato la risoluzione Mantovani, Giglio Vigna, Rossello, Carfagna ed altri n. 6-00257 e ha respinto la risoluzione Zanella ed altri n. 6-00258, il dispositivo della risoluzione Boschi ed altri n. 6-00259, il dispositivo della risoluzione Riccardo Ricciardi ed altri n. 6-00260, il dispositivo della risoluzione Magi e Della Vedova n. 6-00261e la risoluzione Ziello ed altri n. 6-00262.
XIX LEGISLATURA
673^ SEDUTA PUBBLICA
Giovedì 11 giugno 2026 - Ore 9
Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista della riunione del Consiglio europeo del 18 e 19 giugno 2026.
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- Lettura Verbale
- Missioni
- Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista della riunione del Consiglio europeo del 18 e 19 giugno 2026.
- La seduta e' sospesa, riprenderà alle 10.45
- Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista della riunione del Consiglio europeo del 18 e 19 giugno 2026.
- Svolgimento
- Discussione
- Vice Presidente ASCANI Anna
- Deputata DE MONTE Isabella (FORZA ITALIA - BERLUSCONI PRESIDENTE - PPE)
- Deputato ROSATO Ettore (AZIONE-POPOLARI EUROPEISTI RIFORMATORI-RENEW EUROPE)
- Deputata CAVO Ilaria (NOI MODERATI (NOI CON L'ITALIA, CORAGGIO ITALIA, UDC E ITALIA AL CENTRO)-MAIE-CENTRO POPOLARE)
- Deputato FASSINO Piero (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputato RAMPELLI Fabio (FRATELLI D'ITALIA)
- Deputato DEL BARBA Mauro (ITALIA VIVA-IL CENTRO-RENEW EUROPE)
- Deputato GIGLIO VIGNA Alessandro (LEGA - SALVINI PREMIER)
- Deputato POZZOLO Emanuele (MISTO)
- Deputato SILVESTRI Francesco (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputato FRATOIANNI Nicola (ALLEANZA VERDI E SINISTRA)
- Deputato GIORDANO Antonio (FRATELLI D'ITALIA)
- Deputato PROVENZANO Giuseppe (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputato RICCIARDI Riccardo (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputato DELLA VEDOVA Benedetto (MISTO)
- Deputato TRANCASSINI Paolo (FRATELLI D'ITALIA)
- Annunzio di risoluzioni
- Replica e parere del governo
- Discussione
- Svolgimento
- Preavviso di Votazioni Elettroniche
- Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista della riunione del Consiglio europeo del 18 e 19 giugno 2026.
- Svolgimento
- Dichiarazioni di voto sulle risoluzioni
- Presidente FONTANA Lorenzo
- Deputato MAGI Riccardo (MISTO)
- Deputata RAVETTO Laura (MISTO)
- Deputata MADIA Maria Anna (ITALIA VIVA-IL CENTRO-RENEW EUROPE)
- Vice Presidente ASCANI Anna
- Ministro per gli Affari europei, il PNRR e le politiche di coesione FOTI Tommaso
- Deputato COLUCCI Alessandro (NOI MODERATI (NOI CON L'ITALIA, CORAGGIO ITALIA, UDC E ITALIA AL CENTRO)-MAIE-CENTRO POPOLARE)
- Deputato BONELLI Angelo (ALLEANZA VERDI E SINISTRA)
- Deputata BONETTI Elena (AZIONE-POPOLARI EUROPEISTI RIFORMATORI-RENEW EUROPE)
- Deputato CONTE Giuseppe (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputata BERGAMINI Deborah (FORZA ITALIA - BERLUSCONI PRESIDENTE - PPE)
- Vice Presidente COSTA Sergio
- Ministro per gli Affari europei, il PNRR e le politiche di coesione FOTI Tommaso
- Deputato BAGNAI Alberto (LEGA - SALVINI PREMIER)
- Deputata SCHLEIN Elly (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputato BIGNAMI Galeazzo (FRATELLI D'ITALIA)
- Votazione risoluzioni
- Dichiarazioni di voto sulle risoluzioni
- Svolgimento
- Comunicazione
- Sull'ordine dei lavori
- Interventi di fine seduta
- Ordine del giorno della prossima seduta
PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
ALESSANDRO COLUCCI, legge il processo verbale della seduta di ieri.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 91, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista della riunione del Consiglio europeo del 18 e 19 giugno 2026.
La ripartizione dei tempi riservati alla discussione è pubblicata nel vigente calendario dei lavori .
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il Presidente del Consiglio dei ministri, Giorgia Meloni.
GIORGIA MELONI,. La ringrazio, Presidente. Onorevoli colleghi, il prossimo Consiglio europeo si riunirà ancora una volta in una fase di trasformazioni profonde, di sfide complesse, dalla guerra in Ucraina, che proprio oggi supera per durata la Prima guerra mondiale, alla crisi in Medio Oriente, dalle tensioni che impattano sull'economia globale alle esigenze di rafforzamento della sicurezza e della difesa comune, dalle iniziative necessarie a garantire competitività al nostro sistema produttivo fino alle nuove emergenze sanitarie internazionali.
L'Unione europea è chiamata a dimostrare capacità di iniziativa, unità e visione strategica. È un quadro nel quale si inserisce anche il confronto sul futuro quadro finanziario pluriennale che dovrà assicurare all'Unione risorse adeguate tanto per rispondere alle sfide del nostro tempo quanto per sostenere le sue ambizioni politiche.
A oltre quattro anni dall'avvio dell'aggressione russa contro Kiev, quell'aggressione, a dispetto dei continui proclami, non si è mai trasformata in una vittoria. Questo è stato possibile grazie all'eroica resistenza del popolo ucraino e al sostegno che la Nazione aggredita ha ricevuto dagli alleati europei e occidentali, Italia compresa. Dopo il fallimento dell'offensiva invernale, anche l'annunciata offensiva primaverile ed estiva non ha portato successi alla Russia, il fronte è praticamente fermo e dal 1° gennaio 2026 ad oggi Mosca non è riuscita a incrementare la percentuale di territorio ucraino sotto il suo controllo. Deriva anche da qui la frustrazione di Mosca che si traduce in nuovi e massicci attacchi contro la popolazione civile così come gli ultimatum rivolti a Kiev, le ripetute violazioni dello spazio aereo dell'Unione europea e della NATO, che hanno addirittura coinvolto obiettivi civili in Romania: comportamenti inaccettabili che l'Italia ha condannato e condanna con fermezza. La nostra solidarietà all'Ucraina resta piena, convinta e concreta; sosteniamo attivamente la sua difesa, la resilienza del suo sistema energetico, la sicurezza dei suoi impianti nucleari e i progetti per la ricostruzione.
La nostra linea non cambia: sostenere Kiev e mantenere la pressione su Mosca rappresentano ancora oggi, a nostro avviso, l'unico modo concreto di creare condizioni che possano costringere all'apertura di una seria stagione negoziale. Per questo sosteniamo il 20° pacchetto di sanzioni europee perché, fino a quando la Russia rifiuterà un cessate il fuoco e l'avvio di trattative reali, sarà necessario mantenere alta la pressione politica ed economica. Tuttavia, la fermezza da sola non basta più, se non è accompagnata anche da una visione di lungo periodo: dobbiamo contribuire a costruire le condizioni della pace, lavorando insieme ai nostri alleati a solide garanzie di sicurezza per l'Ucraina e a una nuova architettura di sicurezza europea che possa assicurare stabilità nel lungo periodo. Obiettivo per il quale è chiaramente indispensabile preservare l'unità euro-atlantica, rafforzare il coordinamento tra Europa e Stati Uniti: una sfida non sempre facile, ma necessaria. Solo che coordinamento non significa delega: in qualsiasi scenario di pace serio tra Ucraina e Russia, diverse condizioni dipendono dall'Europa, riguardano l'Europa, impattano sull'Europa ed è l'Europa a doverle negoziare. Intendo che la nostra fermezza nei confronti della Russia non deve trasformarsi in cecità diplomatica o autoesclusione.
Continuo a porre il tema della necessità che l'Europa avvii una riflessione comune e pragmatica sulle modalità di una sua interazione con Mosca. Difendere i confini del diritto non ci impedisce di tenere aperti i canali necessari a raggiungere i nostri obiettivi.
L'Unione europea deve essere pronta a guidare questo dialogo, mentre farebbe un errore a subirlo. Ma per farlo, una volta stabilito in maniera univoca quale sia, dal nostro punto di vista, l'obiettivo finale del negoziato, occorre individuare chi possa rappresentare gli interessi europei nel tavolo negoziale, perché procedere a tentoni, con formati variabili non adeguatamente rappresentativi, produce solo frammentazione, confusione e debolezza. Cioè il tema vero, dal mio punto di vista, non è chi faccia o meno parte di questo o di quel formato, ma piuttosto il fatto che, allo stato, nessun formato ha la legittimità per parlare a nome dell'intera Europa. Per questo motivo sostengo da tempo la necessità di individuare una figura autorevole, investita della fiducia e del mandato di tutti gli Stati membri per portare il punto di vista dell'Europa ed è in questa direzione che continuo a lavorare.
Detto questo, guardiamo al futuro europeo dell'Ucraina come a un elemento importante della sicurezza e della stabilità continentale. L'Ucraina ha compiuto progressi significativi e dovrà continuare nel percorso di riforme, in particolare nel rafforzamento dello Stato di diritto e nella lotta alla corruzione. E l'Italia continuerà ad accompagnare questo cammino, ma il percorso di adesione dovrà proseguire nel rispetto del principio del merito e della parità di trattamento tra tutti i Paesi candidati, inclusi la Moldova e i Paesi dei Balcani occidentali.
Insomma, tanto sull'Ucraina quanto sui Balcani, le nostre posizioni sono sempre le stesse e le rappresentiamo con chiarezza e coraggio in ogni sede indipendentemente dalla partecipazione o meno alla singola riunione. E, anzi, dal mio punto di vista, se in Europa ci fossero meno formati che si sovrappongono, meno riunioni ridondanti, ma magari qualche scambio in più sulle risposte concrete, riusciremmo forse a offrire un contributo più efficace alla soluzione dei problemi .
Nel prossimo Consiglio europeo si discuterà anche della crisi in Medio Oriente, che continua a destare enorme preoccupazione sotto il profilo umanitario, della sicurezza regionale e della stabilità economica globale. Le conseguenze di questa crisi incidono direttamente sugli equilibri internazionali, sulla libertà di navigazione, sui mercati energetici, sulle catene di approvvigionamento - dai fertilizzanti alle materie prime critiche - e quindi anche sulle economie europee, compresa quella italiana. Anche qui la nostra linea è la stessa fin dall'inizio: l'Italia non è parte del conflitto e non intende diventarne. Il nostro obiettivo è che la guerra termini al più presto, che si eviti un ulteriore allargamento della crisi e che si creino le condizioni per riportare il confronto dentro un percorso politico e diplomatico.
Chiaramente questo non significa restare fermi o ignorare le conseguenze che la crisi produce a livello globale e direttamente sui nostri interessi nazionali. Significa, al contrario, muoversi con responsabilità, tutelando i cittadini italiani, le nostre imprese, i nostri militari presenti nell'area, la sicurezza degli approvvigionamenti e la libertà delle rotte commerciali. Ed è quello che il Governo ha fatto, lavorando su ognuna di queste direttrici dall'inizio della crisi: spendendosi, nella prima fase, per far rientrare gli italiani che erano rimasti bloccati nel Golfo; aiutando i Paesi della regione a difendersi dagli attacchi iraniani, anche a tutela dei numerosi connazionali e militari presenti nella regione; garantendo le forniture di gas e petrolio necessarie alla nostra Nazione, come ho fatto recandomi personalmente in Algeria, nel Golfo e in Azerbaijan ; lavorando per il pieno ripristino della libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz.
E qui voglio ribadire che consideriamo inaccettabile qualsiasi tentativo di alterare unilateralmente le regole che garantiscono il libero transito attraverso lo Stretto. Perché la libertà di navigazione è un bene comune mondiale e non può essere piegato a logiche di ricatto e perché consentire che qualcuno selezioni chi può e chi non può passare da uno snodo marittimo fondamentale significherebbe aprire il varco a un mondo nel quale le grandi rotte marittime diventano tutte strumenti di pressione politica o di coercizione militare.
Quanto accade a Hormuz, dunque, non riguarda soltanto Hormuz. Per questo è necessaria una risposta ferma, coordinata e responsabile della comunità internazionale nel suo insieme. Ed è la ragione per cui in questi mesi abbiamo lavorato in stretto coordinamento con i nostri principali europei e atlantici per valutare le opzioni necessarie a garantire la sicurezza della navigazione e la tutela delle rotte commerciali nell'area di Hormuz. L'Italia è disponibile a contribuire agli sforzi internazionali necessari, compresi quelli tecnici e operativi indispensabili al pieno ripristino del traffico marittimo, ma sempre in un quadro -conflitto, con finalità esclusivamente difensive, nel rispetto della Costituzione e delle prerogative del Parlamento, come dimostrano anche le informative dei Ministri Tajani e Crosetto.
Nel frattempo, sul piano diplomatico, continuiamo a sostenere l'altalenante dialogo tra Stati Uniti e Iran e l'importante opera di facilitazione svolta da diversi Paesi, in particolare Qatar e Pakistan, nella consapevolezza che il negoziato resta fragile e che le questioni ancora aperte sono molteplici e complesse, sempre che un negoziato sia ancora possibile alla luce delle ultime notizie che conoscete anche voi.
È evidente che una stabilizzazione duratura dovrà affrontare diversi snodi di fondo, la piena garanzia della natura esclusivamente pacifica del programma nucleare iraniano, la sicurezza dei Paesi della regione, la necessità che nessun attore continui ad alimentare l'instabilità attraverso attacchi, milizie o minacce alle rotte strategiche.
Il vertice del G7 di Evian della settimana prossima rappresenterà un'occasione importante per confrontarci con i nostri - a partire, chiaramente, con il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump - sulle prospettive di questa crisi, così come di quella in Ucraina e sulle iniziative necessarie per consolidare ogni possibile progresso diplomatico. Successivamente, al Consiglio europeo lavoreremo perché l'Unione esprima una posizione comune, seria e credibile.
L'Europa ha gli strumenti per dire la sua, a partire dal regime sanzionatorio. Se l'Iran dimostrerà con i fatti di voler tornare su un percorso serio, verificabile e costruttivo, l'Europa dovrà essere pronta ad accompagnare quel percorso con un alleggerimento graduale e reversibile, ma anche rapido, delle sanzioni. Se invece Teheran continuerà sulla strada sbagliata - minacciare la libertà di navigazione, attacchi, sostegno a milizie e violazione degli obblighi internazionali -, allora l'Unione europea dovrà essere pronta a rafforzare la pressione, anche attraverso nuove misure mirate.
Si tratta di dare alla diplomazia una direzione chiara e agli interlocutori un messaggio comprensibile: la strada della cooperazione può produrre benefici, la strada della destabilizzazione produce conseguenze. E questa è la posizione che l'Italia porterà al Consiglio europeo: lavorare perché la guerra finisca al più presto, garantire la libertà di navigazione, sostenere la sicurezza dei del Golfo, mantenere aperto, con realismo e responsabilità, lo spazio della diplomazia.
Collegata alla crisi in Iran è anche la ripresa del conflitto in Libano, una Nazione alla quale l'Italia è legata da una profonda amicizia e da un impegno storico per la pace e la stabilità. È testimoniato, del resto, da decenni dai nostri soldati che ancora una volta voglio ringraziare per il loro prezioso lavoro condotto in Libano con professionalità, coraggio e senso dello Stato .
Proprio per questo siamo stati e saremo sempre molto chiari: ogni attacco contro UNIFIL, contro il suo personale, contro le sue basi e contro la libertà di movimento della missione è inaccettabile. Lo abbiamo condannato senza ambiguità e continueremo a farlo. La sicurezza dei caschi blu deve essere garantita da tutti gli attori sul terreno.
Chi colpisce o minaccia UNIFIL non colpisce soltanto una missione delle Nazioni Unite: colpisce la comunità internazionale e uno dei pochi presidi che in questi anni hanno contribuito a evitare un conflitto ancora più ampio.
Detto questo, la priorità ora è sostenere il percorso politico avviato con il contributo decisivo degli Stati Uniti e con la scelta coraggiosa del Presidente Aoun di accogliere l'invito a svolgere negoziati diretti con Israele.
Il Presidente Aoun, che è un patriota, sa bene che non vi sarà futuro per il Libano senza la possibilità di vivere in pace con Israele, senza il pieno esercizio della sovranità dello Stato libanese e senza istituzioni in grado di garantire sicurezza e stabilità su tutto il territorio nazionale.
È l'esatto contrario della logica di Hezbollah che dice di combattere per il Libano, ma nei fatti espone il Paese dei cedri a una guerra che il popolo libanese non vuole e che rischia di distruggere ogni prospettiva di ripresa. Allo stesso modo, abbiamo assistito con grande preoccupazione ai bombardamenti su Beirut, e ribadiamo che le azioni israeliane per colpire i vertici di Hezbollah devono garantire la massima tutela della popolazione civile. Crediamo che una soluzione politica non possa prescindere dal disarmo di Hezbollah, così come deve prevedere il ritiro di Israele da tutto il Sud del Libano. Sono due passaggi essenziali per costruire un'architettura di sicurezza duratura .
In questo quadro, l'Italia continuerà a sostenere con convinzione le Forze armate libanesi, che rappresentano un presidio fondamentale dell'unità nazionale e della sovranità del Libano.
Continueremo, inoltre, ad intervenire in favore dei civili, in particolare nel Libano meridionale, dove la distruzione delle infrastrutture rende più difficile l'accesso agli aiuti e aggrava le condizioni di una popolazione già duramente provata. Abbiamo, per questo fine, recentemente approvato un nuovo pacchetto di aiuti da 15 milioni di euro. Al Consiglio europeo discuteremo anche di postUNIFIL, alla luce delle opzioni presentate dal Segretario generale delle Nazioni Unite. La decisione sulla conclusione della missione rende necessario preparare per tempo, in stretto coordinamento con Nazioni Unite, Stati Uniti, europei, autorità libanese ed Israele, una presenza internazionale capace di evitare un pericoloso vuoto di sicurezza.
L'Italia, soprattutto se, come speriamo, i negoziati diretti a Washington avranno successo, continuerà a svolgere un ruolo di primo piano a sostegno del Libano e della pace tra Libano e Israele, come ha sempre fatto e come sta facendo anche in questi giorni difficili. Non soltanto per quanto avviene in Libano, ma anche per la situazione a Gaza e in Cisgiordania è chiaro che il Consiglio europeo dovrà riflettere sulla direzione delle relazioni tra l'Unione europea e Israele.
Su questo mi piacerebbe, una volta tanto, che ci fosse qui un confronto capace di andare oltre l'enfasi della polemica, che produce certamente un ritorno immediato in termini di visibilità, ma non riflette l'importanza strategica che il tema ha per la nostra Nazione. Voglio sperare che l'amicizia tra Italia e Israele, come lo storico sostegno dell'Italia ai diritti del popolo palestinese e la necessità di perseguire la soluzione dei due Stati, siano principi che tutti in quest'Aula condividiamo.
Magari dividendoci sui passi immediati e concreti per tutelare questi principi, ma riconoscendo gli uni agli altri la buona fede nel portare avanti linee che - voglio ricordarlo - sono le storiche e tradizionali linee di politica estera italiana , perseguite fin qui da Governi di ogni colore politico. Credo che si debba chiaramente dire che Israele ha diritto a vivere in sicurezza senza la minaccia di attacchi terroristici, droni, missili o milizie armate ai propri confini, e che l'Europa debba riconoscere questa esigenza come parte essenziale di qualsiasi prospettiva di stabilità regionale.
Ma, allo stesso modo, il Governo ed io personalmente non ci siamo nascosti quando andava riconosciuta in Parlamento e nei consessi internazionali l'inaccettabile gravità della situazione umanitaria a Gaza e l'illegalità degli insediamenti in Cisgiordania, condannando i coloni violenti e la politica dei fatti compiuti . Lo abbiamo fatto con Francia, Germania, Regno Unito, ribadendo la nostra ferma opposizione al progetto di insediamento in area E1, allo sfollamento forzato dei palestinesi, all'annessione della Cisgiordania. Abbiamo chiesto a Israele di porre fine alle politiche di insediamento, di garantire giustizia per le violenze dei coloni, di rispettare i luoghi santi di Gerusalemme, di revocare le restrizioni finanziarie che rischiano di strozzare l'Autorità palestinese.
E per questo l'Italia intende sostenere misure mirate contro coloro che, come i coloni violenti, fomentano l'odio e l'estremismo, compromettendo la prospettiva dei due Stati, o come il Ministro Ben-Gvir, che abbiamo chiesto di sanzionare a fronte dell'inaccettabile comportamento di cui si è reso protagonista nei confronti di cittadini italiani .
E approfitto, anche, per rispedire al mittente le dichiarazioni che lo stesso Ministro ha fatto sulla nostra Nazione qualche giorno fa, dichiarazioni che considero inaccettabili per l'Italia, ma anche poco dignitose per Israele
Siamo poi in attesa di ricevere le proposte della Commissione europea sulle possibili restrizioni ai prodotti provenienti dagli insediamenti, che valuteremo nel merito anche da un punto di vista tecnico-giuridico. Ma l'approccio deve essere pragmatico e deve privilegiare l'obiettivo a cui si tende. Io non credo che isolare Israele possa essere un obiettivo o una strategia europea. L'isolamento di Israele è un fenomeno pericoloso, che allontana la pace e la rende più difficile, e finisce per rafforzare le posizioni più estremiste tanto in Israele quanto tra i nemici di Israele, che a quell'isolamento hanno sempre lavorato.
Lo dico soprattutto in relazione all'ipotesi di sospensione dell'Accordo di Associazione UE-Israele. Punire la società civile israeliana con misure restrittive sarebbe non soltanto sbagliato, sarebbe controproducente . Tra le altre cose, metterebbe a rischio la presenza europea sul terreno in Cisgiordania come a Gaza, in un momento in cui, invece, io credo che l'Europa debba cercare di essere più presente e fare di più , tanto per sostenere la popolazione civile quanto per preservare la soluzione dei due Stati.
Non possiamo poi distogliere l'attenzione da Gaza, dove, anche se un fragile cessate il fuoco tiene, la situazione rimane difficilissima. L'Italia sta continuando nel suo impegno umanitario per la popolazione, proseguono le evacuazioni di studenti, la consegna di beni alimentari nella Striscia e lavoriamo con i per creare le condizioni di una ripresa dei servizi essenziali a Gaza. Ma non possiamo dimenticare che il piano di pace recepito dalla risoluzione n. 2803 del Consiglio di Sicurezza dell'ONU prevede una serie di passi verso una prospettiva politica e una stabilità di lungo periodo nella Striscia.
Ed è chiaro che, in questo percorso, l'Unione europea deve impegnarsi di più e direttamente, anche con le missioni che ha già sul terreno. Questa è la posizione che l'Italia intende sostenere. Il prossimo Consiglio europeo farà il punto anche sui temi della difesa. A me pare chiaro che, di fronte a una realtà sempre più imprevedibile, considerare la propria difesa e la propria sicurezza come un orpello, come una materia da usare per garantirsi consenso facile, sarebbe miope e decisamente poco responsabile.
E infatti questo Governo ha fatto un'altra scelta, che è quella della verità: spiegare ai cittadini che oggi più che mai è necessario investire nella propria difesa per garantire la capacità di contare, decidere autonomamente, difendere i propri interessi. Investire di più, rafforzare la propria capacità industriale, sostenere l'autonomia strategica aperta, che significa, da una parte, rafforzare la nostra base industriale nel settore della difesa e sviluppare le nostre capacità autonome, ma, dall'altra, promuovere industriali e strategiche con i chiave, a partire dagli altri membri della NATO, ma non solo.
E qui penso soprattutto ai Paesi del Golfo, al Giappone, all'India e alla Corea. E approfitto per annunciare che il Presidente coreano Jae-Myung sarà in visita di Stato a partire da questa sera e il Primo Ministro giapponese Takaichi sarà a Roma nella giornata di lunedì, come il Primo Ministro Modi è venuto in visita in Italia tre settimane fa, a dimostrazione di come vi sia, da parte dei Paesi dell'Indo-pacifico, crescente volontà di cooperare con noi.
Sosteniamo, insomma, l'approccio e le iniziative volte a rafforzare la sicurezza e la difesa del continente. Siamo pronti ad assumerci le nostre responsabilità e fare quello che è necessario per proteggere l'Italia e i suoi cittadini, a partire dal tema della sicurezza. E lo ribadiremo al vertice NATO, dove l'Italia si presenterà con una percentuale del 2,8 per cento del proprio prodotto interno lordo investito in difesa e sicurezza, segnando un aumento dello 0,71 per cento, che è garantito, però, soprattutto alle spese legate alla sicurezza sul territorio. E proprio perché non ci sottraiamo alle nostre responsabilità, proprio perché non ci manca il coraggio di dire le cose come stanno, non possiamo non considerare il mutamento dello scenario nel quale operiamo.
La difesa è importante, certo, ma mettere al riparo le famiglie e le imprese italiane dalla crisi in atto lo è altrettanto. E queste due priorità sono interconnesse. Senza sicurezza, l'energia finirebbe per costare sempre di più. Senza energia, non rimarrebbe più nulla da difendere con le armi. Abbiamo posto questa questione con chiarezza, scrivendo una lettera alla Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, con la quale chiedevamo di garantire maggiore flessibilità di bilancio agli Stati membri per affrontare la crisi energetica, utilizzando meccanismi finanziari simili a quelli previsti proprio per la difesa.
Dopo un negoziato lungo e complesso, abbiamo ricevuto la risposta che auspicavamo. La possibilità di attivare su base volontaria la cosiddetta ci consentirà di investire 14 miliardi di euro, nei prossimi tre anni, per mitigare l'impatto dell'aumento dei prezzi dell'energia, che colpisce soprattutto le famiglie vulnerabili e le imprese energivore, ma più in generale tutti gli italiani. Si tratta di un risultato molto importante, che in parecchi consideravano impossibile, ma che abbiamo centrato, dimostrando la capacità dell'Italia di far valere in Europa i propri interessi e proporre soluzioni efficaci e di buon senso.
Anche in questo caso ho ascoltato polemiche surreali, basate su affermazioni infondate, come accade spesso quando gli argomenti scarseggiano. La posizione del nostro Governo su alcune misure del - e ci tornerò - è nota e non è mutata. Ma, al contrario di chi guarda le politiche energetiche con la lente dell'ideologia, il nostro Governo è impegnato nella realizzazione di un energetico nazionale, utile agli interessi dei cittadini e delle imprese. È per questo che abbiamo varato un disegno di legge delega sull'energia nucleare, che riteniamo la vera soluzione alla nostra dipendenza energetica nel medio e lungo periodo; è per questo che continuiamo a sostenere l'importanza dei biocarburanti come vettore energetico di transizione; è per questo che - udite, udite! - con il nostro Governo abbiamo raggiunto il massimo storico di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili . Eh lo so, può dare fastidio.
Peraltro, ricordo che lunedì scorso la Commissione ha approvato ulteriori 23 miliardi di aiuti di Stato a sostegno della produzione nazionale di energia elettrica da fonti rinnovabili. Si prevede che gli impianti aggiungeranno così un totale di 37,15 gigawatt di capacità di produzione di energia elettrica, con il risultato di aumentare del 48 per cento l'attuale capacità di energia prodotta da fonti rinnovabili in Italia.
Con lo stesso pragmatismo, nelle prossime settimane, provvederemo a definire, in stretto raccordo con la Commissione, un paniere di misure finanziabili grazie alla flessibilità che abbiamo ottenuto e questo consentirà, tra l'altro, di alleggerire il bilancio nazionale e di avere più risorse per sostenere le famiglie e le imprese in questa difficile congiuntura.
In sostanza, colleghi, sono lontani i tempi in cui l'Italia, per avere maggiore flessibilità di bilancio, doveva dirsi disponibile a ricevere più immigrati illegali sul suo territorio . Quelli erano altri tempi. Oggi c'è un Governo che riesce ad ottenere maggiore flessibilità, proprio mentre può vantare una riduzione dell'80 per cento degli immigrati illegali che sbarcano sulle sue coste s. L'energia sarà chiaramente…
PRESIDENTE. Colleghi, facciamo proseguire.
GIORGIA MELONI, . L'energia sarà chiaramente al centro di una specifica sessione del Consiglio europeo dedicata alle sfide economiche globali. Sul tema, le conclusioni dell'ultimo Consiglio hanno indicato una direzione chiara e pragmatica, invocando la necessità di azioni concrete per ridurre i prezzi, far fronte all'eccessiva volatilità nel breve termine, attenuare l'impatto del sistema di scambio di quote di emissione, cioè ETS, sui prezzi dell'energia elettrica. È stato un risultato faticoso, non scontato.
E qui c'è un punto fondamentale, che io penso vada chiarito: le sintesi che la politica raggiunge, all'esito di lunghissime discussioni, non sono un esercizio dialettico, sono l'esercizio della democrazia. Ognuno di noi, quando si presenta in Consiglio europeo, lo fa con alle spalle un mandato del proprio Parlamento. Quel Parlamento, a sua volta, opera secondo un mandato popolare. Per questa ragione, le decisioni che noi prendiamo devono essere rispettate, devono essere attuate, non possono essere rimesse in discussione o, addirittura, ribaltate da interpretazioni surreali, ammantate come tecniche, di burocrati che non devono rendere conto a nessuno delle proprie decisioni . E che forse, anche per questo, hanno finito per perdere il contatto con la realtà.
Lo abbiamo visto con l'attuazione del principio della neutralità tecnologica, lo abbiamo visto con il recente atto delegato in materia di revisione dei ETS - di cui chiediamo una revisione urgente - e lo stiamo vedendo nelle prime anticipazioni del contenuto della revisione organica del sistema ETS, attesa per luglio.
Dal sulla riduzione dell'impatto sui prezzi dell'energia, man mano stiamo passando alla possibile introduzione di nuovi meccanismi che potrebbero addirittura finire per complicare il meccanismo, invece di semplificarlo, come era richiesto.
Lo dico qui, dopo averlo ribadito anche in occasione della videoconferenza sulla competitività di lunedì, organizzata insieme al Cancelliere tedesco, Friedrich Merz, e al Primo Ministro belga, Bart De Wever, perché chiedo un mandato chiaro a tenere il punto su questo tema. Anche da qui si testa il cambio di passo, politico e strategico, dell'Europa. Solo se semplifichiamo e rendiamo più veloci i processi amministrativi, solo se rimettiamo la politica al centro e nella condizione di decidere, possiamo sperare di rilanciare gli investimenti e aumentare le occasioni di crescita per il continente.
Altra questione fondamentale in materia di competitività è quella legata al commercio internazionale. In una fase in cui pratiche commerciali sleali mettono sotto pressione la competitività dell'industria europea, anche in settori strategici per la nostra sicurezza economica, è essenziale che l'Unione europea rafforzi i propri strumenti di difesa commerciale, così da garantire condizioni di concorrenza eque, proteggere la capacità produttiva, salvaguardare occupazione e investimenti.
È un'esigenza che viene rivendicata con forza dal mondo produttivo italiano ed europeo, che chiede strumenti più efficaci e tempestivi per contrastare distorsioni del mercato sempre più frequenti. Per questo l'Italia, insieme ad altri Stati membri, ha avanzato proposte volte a rendere più incisiva l'azione dell'Unione.
Non si tratta di chiudersi agli scambi internazionali né di agire contro specifici Paesi, ma di assicurare quella reciprocità senza la quale la nostra civiltà è un fardello e non un faro, in materia di diritti, standard di sicurezza, equità, giustizia.
In questo quadro si inserisce anche il nuovo sistema europeo di controllo degli investimenti esteri, che consentirà una valutazione più attenta delle operazioni suscettibili di incidere sulla sicurezza nazionale o di generare dipendenze strategiche in settori essenziali. È importante sottolineare che, grazie all'impegno italiano, la decisione finale continuerà a spettare agli Stati membri, nel pieno rispetto delle prerogative nazionali.
Le dipendenze economiche e strategiche, in particolare nel campo delle materie prime critiche e delle terre rare - ma pensiamo anche al tema dei fertilizzanti, che sono così cruciali per la nostra sicurezza alimentare - rappresentano oggi una delle principali sfide geopolitiche. Per affrontarle occorre, innanzitutto, diversificare le fonti di approvvigionamento ampliando la rete dei partenariati strategici e degli accordi commerciali dell'Unione europea. E, allo stesso tempo, è fondamentale consolidare la cooperazione con i nostri più stretti per costruire catene del valore più affidabili e sicure nei settori tecnologici e industriali più avanzati. Strategia nella quale si inserisce chiaramente anche il Piano Mattei con il quale l'Italia promuove, con Paesi ricchi di risorse strategiche, partenariati di lungo periodo basati sulla collaborazione paritaria e di reciproco beneficio. La sicurezza economica è, insomma, parte integrante della sicurezza nazionale ed europea. Difendere la competitività delle nostre imprese, ridurre le dipendenze strategiche, rafforzare la resilienza delle nostre filiere significa garantire crescita, occupazione e autonomia decisionale all'Europa del futuro.
Tutte queste priorità, chiaramente, dovranno trovare spazio anche nel nuovo quadro finanziario pluriennale, ovvero il bilancio dell'Unione europea.
Grazie anche all'impegno italiano, nel corso degli ultimi mesi sono stati compiuti dei progressi nel negoziato: è stata riconosciuta la possibilità, per gli Stati membri, di aumentare le dotazioni per la politica agricola comune; sono state rafforzate le garanzie a tutela delle regioni; siamo riusciti a ottenere maggiori tutele in favore delle PMI nel Fondo per la competitività; è stato riconosciuto il principio della neutralità tecnologica nella decarbonizzazione industriale.
Ma la strada da fare è ancora lunga perché la proposta possa rappresentare un compromesso maturo e soddisfacente. E, sul piano del metodo, voglio sottolineare ancora una volta, al Consiglio europeo, che non intendiamo assecondare o vincolarci a tempi di negoziato predefiniti e artificiali. L'Italia si assumerà la responsabilità di un accordo solamente quando saremo certi di aver raggiunto il miglior compromesso possibile per la nostra Nazione e per l'Europa nel suo complesso.
Detto questo, la novità del prossimo Consiglio è che, per la prima volta, si parlerà dei numeri del prossimo QFP, e quindi vale la pena di ribadire almeno tre concetti per noi fondamentali.
Primo: non accetteremo un bilancio in conseguenza del quale, a fronte di maggiori contributi, l'Italia rischia di avere a disposizione risorse inferiori.
Secondo: i cosiddetti vanno eliminati. Se si arriverà a mantenere questo sistema anacronistico chiederemo che, in qualità di terzo contributore netto al bilancio dell'UE, anche l'Italia goda dello stesso privilegio.
Tre: chi vuole finanziare le nuove priorità tagliando le politiche tradizionali deve guardare altrove. Da parte nostra, siamo pronti a investire su competitività e difesa, ma questo non si potrà fare a spese della PAC, della Pesca o della Coesione e . Piuttosto, si comincino a tagliare le spese per l'amministrazione europea che, nella proposta della Commissione, vengono aumentate di più del 20 per cento, segnale in totale controtendenza rispetto a quelli che noi cerchiamo di dare ogni giorno e che vengono richiesti a noi.
Dopodiché, come dicevo, nuove priorità chiamano nuove risorse.
Stiamo analizzando e discutendo il pacchetto di nuove risorse proprie, incluse quelle avanzate dal Parlamento europeo. Siamo aperti ad approfondire alcune di queste proposte, come un intervento sui profitti derivanti dalle criptovalute o forme di europea. Ma il nostro principio guida sulle risorse proprie rimane lo stesso: le entrate del bilancio UE si possono incrementare solo a patto che questo non si ripercuota su imprese, cittadini e finanze pubbliche.
Accanto al più ampio tema dei numeri, nelle prossime settimane saranno oggetto della nostra massima attenzione anche alcuni aspetti apparentemente più tecnici ma con implicazioni decisive sulla capacità di spesa dei fondi UE e sull'equità fra Stati membri.
Faccio qui riferimento al tema della condizionalità in tutte le sue forme, che può rappresentare un vero e proprio ostacolo a un'attuazione efficace del prossimo bilancio. Siamo certamente a favore di regole chiare, ma non siamo pronti a consegnare a chicchessia strumenti di pressione indebita sull'attività di Governi nazionali e sovrani.
Parto dal principio “, letteralmente: “non arrecare danni significativi”. Nelle intenzioni della Commissione la sua applicazione potrebbe tradursi nell'esclusione automatica dai fondi europei di intere categorie di investimenti ritenuti incompatibili con gli obiettivi ambientali. Questo è esattamente quello che non vogliamo e che non siamo disposti ad accettare: in un mondo in cui Stati Uniti e Cina mobilitano miliardi e miliardi per incentivare la propria industria e la propria competitività, l'Europa non può fare la scelta diametralmente opposta, cioè quella di rappresentare essa stessa un ostacolo alla propria industria e alla propria competitività e .
Altro tema fondamentale è quello della condizionalità legata al rispetto dello Stato di diritto. Ora, qui, prima che l'opposizione tiri fuori il suo ridicolo armamentario sul Governo illiberale , voglio ribadire una cosa lapalissiana per chiunque mantenga un briciolo di onestà intellettuale: questo Governo non è contro lo Stato di diritto. Tutt'altro. Questo Governo sa, però, che nella civiltà occidentale il fondamento dello Stato di diritto è l'uguaglianza di fronte alla legge. Quindi, se di Stato di diritto vogliamo parlare, il principio va rispettato da tutti alla stessa maniera, Commissione europea inclusa . Non è concepibile che un documento informale - la Relazione annuale sullo Stato di diritto -, predisposto da funzionari della Commissione sulla base di articoli di giornale, non da istanze giurisdizionali, possa assumere un carattere vincolante capace di bloccare, senza contraddittorio, l'erogazione dei fondi a uno Stato membro.
Deve far riflettere, colleghi, che Paesi accusati di violare lo Stato di diritto quando sono governati da maggioranze reputate sgradite diventino poi di colpo pienamente in linea con i principi europei al cambio di Governo, pur rimanendo inalterate le leggi che vengono contestate Continueremo a lavorare per correggere queste distorsioni, perché sono lontane dall'idea di Europa che abbiamo in mente. Allo stesso tempo, intendiamo contrastare ogni proposta volta a far aumentare i controlli e le condizionalità al crescere dei fondi europei assegnati.
La nostra posizione su questo è chiara: le regole devono valere per tutti allo stesso modo. Si tratta di uno dei principi base iscritti nei Trattati.
In definitiva, continueremo a lavorare strenuamente per un bilancio efficace, che sostenga gli Stati membri senza diventare uno strumento di pressioni per finalità per cui i Trattati e i regolamenti europei vigenti prevedono già strumenti dedicati, a partire dalle procedure di infrazione e dal ruolo della Corte di giustizia.
Infine, anche in questo Consiglio europeo, torneremo a parlare di immigrazione. La scorsa settimana è stato raggiunto a Bruxelles l'accordo sul nuovo Regolamento europeo sui rimpatri, un accordo storico, frutto soprattutto del nostro lavoro, grazie al quale chi non ha diritto a restare nell'Unione europea potrà essere rimpatriato in modo più rapido ed efficace e grazie al quale sarà possibile aprire centri di rimpatrio nei Paesi terzi, seguendo la strada avviata con il tanto contestato Protocollo Italia-Albania ). Una soluzione innovativa che in tanti hanno contrastato, ma che, grazie a questo Governo, è diventata oggi uno strumento a disposizione dell'Europa intera. Difendere i confini, ridurre drasticamente gli sbarchi, combattere i trafficanti di esseri umani, rafforzare la cooperazione con i Paesi di origine e di transito, rimpatriare subito chi non ha diritto a stare qui: l'Italia ha indicato la strada e oggi l'Europa la sta percorrendo.
Un successo simile lo abbiamo raccolto anche in materia di convenzioni internazionali, attraverso un processo, avviato lo scorso anno da Italia e Danimarca, che ha portato all'adozione a Chisinau il 15 maggio 2026 della Dichiarazione su migrazioni e Convenzione europea dei diritti dell'uomo, sottoscritta da tutte le 46 Nazioni che compongono il Consiglio d'Europa. Un risultato impensabile solo un anno fa, quando, insieme al Primo Ministro danese Frederiksen, ho promosso una prima lettera aperta in questo senso. Una Dichiarazione che ha riconosciuto, tra le altre cose, la legittimità per gli Stati membri di perseguire soluzioni innovative, come il trattamento, appunto, in Paesi terzi delle domande di asilo.
La sicurezza dei confini, tuttavia, non può essere considerata solo in chiave migratoria. Deve estendersi alle altre grandi emergenze del nostro tempo, ambiti nei quali l'Italia sta assumendo un ruolo sempre più centrale, contribuendo a orientare il dibattito e a promuovere soluzioni concrete. Mi riferisco, innanzitutto, all'impegno contro il traffico di droga , che trova concreta attuazione nei principali contesti multilaterali dall'ONU al G7, dall'UE alla comunità politica europea, dove, insieme alla Francia, abbiamo lanciato la coalizione europea contro le droghe che vede, ad oggi, l'adesione di oltre 30 Nazioni europee.
Nei prossimi mesi, il nostro Paese ospiterà due importanti appuntamenti internazionali: il primo, a Palermo, dedicato alla sicurezza dei porti; il secondo presso la Comunità di San Patrignano, eccellenza italiana riconosciuta a livello internazionale , incentrato sulla prevenzione e sul recupero dalle tossicodipendenze.
Mi riferisco, poi, anche alla situazione epidemiologica dell'Africa centrale, legata al recente focolaio del virus Ebola registrato nella Repubblica democratica del Congo e in Uganda. Nei giorni scorsi ho scritto ai vertici europei per chiedere, nel pieno rispetto delle prerogative nazionali in materia di tutela della salute, un rafforzamento del coordinamento delle attività di vigilanza alle frontiere anche attraverso l'adozione di regole comuni per la gestione degli arrivi, diretti e indiretti, di persone potenzialmente esposte al virus. Da questa iniziativa sono scaturiti incontri tra i Ministri competenti che consentiranno, nel corso del Consiglio europeo, di assumere decisioni e coordinare la protezione dei cittadini europei.
Signor Presidente e onorevoli colleghi, come si vede, il contesto è complesso e delicato. In questo scenario, l'Italia sa che la sfida più importante è saper scegliere ciò che è più giusto in luogo di ciò che è più facile. Per farlo continueremo a interpretare con lucidità i cambiamenti dello scenario internazionale e a promuovere soluzioni pragmatiche ed efficaci, difendendo i nostri valori e i nostri interessi . Continueremo, cioè, ad agire con realismo e determinazione, senza cedere alle semplificazioni e senza nascondere la realtà dei fatti, perché le decisioni più importanti per il futuro dell'Europa richiedono anzitutto il coraggio della verità. È con questa consapevolezza che parteciperemo al prossimo Consiglio europeo non per inseguire il corso degli eventi, ma per contribuire a determinarlo. Questa del resto è la linea che abbiamo seguito finora: una linea fondata sulla chiarezza delle scelte, sulla serietà degli impegni assunti e sulla difesa dell'interesse nazionale nel quadro di una dimensione europea. Una strada che non promette scorciatoie, ma risultati, non cerca il consenso più facile, ma le decisioni più giuste. Ed è su questa strada che, ancora una volta, chiediamo il sostegno di questo Parlamento .
PRESIDENTE. Sospendiamo, a questo punto, la seduta, che riprenderà alle ore 10,45, al fine di consentire al Presidente del Consiglio dei ministri di consegnare il testo delle comunicazioni presso il Senato della Repubblica. La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri.
È iscritta a parlare la deputata Isabella De Monte. Ne ha facoltà.
ISABELLA DE MONTE(FI-PPE). Grazie, Presidente. Presidente Meloni, abbiamo di fronte un Consiglio europeo, come sappiamo, molto complicato perché sarà denso di sfide cruciali che sono dettate da un quadro geopolitico globale che è frammentato e attraversato da profonde tensioni che abbiamo tutti sotto gli occhi. Io, però, vorrei, oggi, fare anche un'analisi retrospettiva, Presidente, perché la memoria va, ovviamente, al primo Consiglio europeo del febbraio 2023. Se guardiamo le conclusioni di quel Consiglio capiamo veramente quanto sia cambiato il mondo in questi tre anni; ricordo che, dopo il primo punto, ovviamente dedicato alla situazione in Ucraina, il secondo era dedicato, invece, alla stabilità economica, alla ricerca della stabilità economica e anche alla competitività dell'Unione europea. Del resto, quella era una transizione lunga; una transizione che partiva dal 2007-2008, gli anni della crisi finanziaria, con la relativa risposta che, come sappiamo fu, il Piano Juncker, che mirava a rilanciare gli investimenti attraverso il finanziamento dei progetti più strategici e anche, possiamo dire, più rischiosi.
Poi, ancora, la pandemia che ci mise di fronte alla realtà, cioè l'Unione europea non aveva una forte produzione interna e, quindi, doveva ricorrere ad approvvigionamenti esterni rispetto ai Paesi terzi; e questo ha spinto verso il ; quindi, una spinta verso la ripresa e la resilienza. Ancora, la crisi energetica, quindi, con soluzioni, anche qui, per rendere l'Unione europea più resiliente e più autonoma.
Comunque, Presidente, purtroppo, quello che è cambiato, in questi ultimi anni, lo sappiamo, è stato il quadro geopolitico. Resta chiaramente il punto del sostegno all'Ucraina e noi, come Forza Italia, vogliamo ribadirlo in questa sede, anche con argomentazioni che hanno a che fare prima di tutto con il fatto per cui dobbiamo sempre sostenere la libertà di autodeterminazione dei popoli.
Dobbiamo sostenere una libertà che non è mai negoziabile. Dobbiamo sostenere il fatto che l'Ucraina, non soltanto, sta lottando per il proprio territorio, per l'integrità del proprio territorio, ma sta anche lottando per i valori dell'Unione europea e noi dobbiamo essere al fianco dell'Ucraina. Dobbiamo sostenere gli sforzi che sta facendo anche perché, oltre al fatto di lottare per il proprio territorio, sta anche lottando per la propria identità.
Quanto sta facendo Mosca è davvero terribile; sta mettendo in atto il crimine davvero più subdolo che è quello di voler annientare l'identità di un popolo attraverso la distruzione del patrimonio culturale.
Poi, ovviamente, la situazione nel Medio Oriente, con il tema collegato della sicurezza marittima. Innanzitutto, respingiamo qualsiasi tentativo di voler realizzare da parte di un regime iraniano un' nucleare e la guerra per procura. Dobbiamo, oltretutto, scongiurare che ci siano ulteriori effetti anche sulla navigazione, sulla sicurezza della navigazione, che riguarda, certamente, lo Stretto di Hormuz, ma anche la situazione del Canale di Suez; quindi, abbiamo di fronte la cosiddetta doppia strozzatura strategica e questo chiaramente crea un impatto sulla navigazione, sull'economia, sui commerci e con effetti che vediamo anche nell'economia italiana. Però, dall'altro lato, Presidente dobbiamo anche dire che la storia dell'integrazione europea ci racconta che è proprio dalle grandi crisi che sono nate anche le grandi innovazioni. Noi dobbiamo guardare esattamente in questa direzione e sollecitare alcuni passi.
Io vorrei partire anche da quanto lei ha accennato prima, anzi lo ha illustrato in maniera anche molto dettagliata, ossia il quadro finanziario pluriennale. Quello che abbiamo di fronte è un settennato 2028-2035 che è anch'esso di svolta. Spesso le strategie cambiano con i bilanci settennali ma, a questo proposito, Forza Italia nel PPE ribadisce la centralità delle storiche politiche europee, ossia la politica agricola comune e la politica di coesione. Lo dobbiamo fare per tutelare la nostra agricoltura e anche per evitare divari territoriali.
Vorrei anche dire due parole a proposito di concretezza, altro punto che lei ha toccato: dobbiamo rafforzare sempre di più il mercato interno perché quello che rappresentò anche il Consiglio europeo, di cui al febbraio 2023, fu il fatto di voler rafforzare la produzione europea con scelte ben precise che avevano a che fare con gli aiuti di Stato, con i fondi strutturali, con la riduzione degli oneri amministrativi, con la semplificazione e, al tempo stesso, anche il rafforzamento della politica di tipo commerciale, quindi, i cosiddetti accordi misti. Ebbene, a questo proposito, dobbiamo pensare che le cose devono essere fatte anche in modo concreto e, in questo senso, è andata la Commissione europea nel voler realizzare il cosiddetto 28° regime, quindi, con una struttura societaria che diventa omogenea, unica, in tutta l'Unione europea, che spinge verso la digitalizzazione, verso la semplificazione e, soprattutto, verso una struttura innovativa, quindi, verso l'aiuto alle cosiddette e .
E, ancora, come dicevo prima, gli accordi commerciali. Il buon risultato del Mercosur dice che stiamo andando nella direzione giusta, ma non è solamente questo il percorso che dobbiamo affrontare; dobbiamo prendere ad esempio quanto è stato fatto, esattamente, nel gennaio del 2026. Quindi, che cosa è accaduto a livello europeo, con il determinante sostegno italiano? Si è raggiunto, finalmente, l'accordo commerciale con l'India e, al tempo stesso, si sta andando nella direzione anche delle nuove vie di traffico; noi stiamo osservando, oggi, che non possiamo avere limitazioni, strozzature in percorsi logistici di carattere esclusivo. Questi sono assolutamente percorsi che dobbiamo evitare nel nostro futuro e, per questa ragione, puntare sulla cosiddetta Via del cotone, su IMEC e sui rapporti con l'India è fondamentale proprio per avere soluzioni alternative, anche, perché no, per creare, attraverso la logistica e i percorsi infrastrutturali, anche soluzioni di tipo diplomatico.
Ancora, l'autonomia energetica nucleare. Sappiamo che in quest'Aula abbiamo approvato recentemente la legge delega in materia di nucleare e vorrei sottolineare che, comunque, questo fa parte di un disegno europeo perché la tecnologia del nucleare è stata inserita nel quindi anche a livello europeo si va in questa direzione.
Ancora, Presidente, “no” all'ideologia tale e quale perché abbiamo bisogno di una revisione dell'ETS 1, quindi, per contrastare le speculazioni finanziarie, ma anche evitare distorsioni competitive nel Mediterraneo che rischiano veramente di affossare i nostri porti e la nostra logistica.
Un'ultima considerazione, Presidente, vorrei farla a proposito dell'allargamento perché si parla di Ucraina, ma non dobbiamo dimenticare che ci sono Paesi, come quelli dei Balcani occidentali, che da anni attendono l'ingresso nell'Unione europea.
Lei, Presidente, ha parlato di merito; questo è il percorso giusto e corretto che dobbiamo seguire e, in questo senso, vorrei esprimere la positività del negoziato del Montenegro. Il Montenegro è il Paese dei Balcani occidentali che, in assoluto, è più vicino all'ingresso nell'Unione europea; tutti i 33 capitoli sono stati aperti, 14 hanno l'approvazione provvisoria e, adesso, sta affrontando il tema dello Stato di diritto. È vero che parliamo, Presidente, di uno Stato piccolo demograficamente, ma credo sia altamente strategico. L'ingresso nell'Unione europea, che potrebbe essere concretamente realizzato nel 2028, rappresenterebbe sicuramente un volano e un incentivo anche per gli altri Stati dei Balcani occidentali rispetto al loro ingresso nell'Unione europea. Credo che questo sia un interesse, non solo europeo, ma anche italiano perché l'interesse ad avere un'Unione europea più forte si accompagna anche a un interesse ad avere una stabilità della regione. Questo, in concreto, Presidente, è quello che noi vediamo in termini di obiettivi strategici per il prossimo Consiglio europeo e anche per il prossimo futuro perché l'Unione europea deve essere concreta, non solo ideologica; e questo può rappresentare senz'altro un elemento determinante per poter avere un'Europa più forte e più autorevole nello scacchiere mondiale .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Rosato. Ne ha facoltà.
ETTORE ROSATO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Grazie, Presidente Meloni e Ministri. Qualche volta è difficile trovare le parole giuste per esprimere la preoccupazione per il contesto in cui viviamo e cercare di estrapolare questo dibattito dal giusto...
PRESIDENTE. Facciamo alzare il microfono, collega Rosato, perché si sente male.
ETTORE ROSATO(AZ-PER-RE). No, no, ma è alzato.
PRESIDENTE. No, no, alzare il volume. Scusi. Ah, no, mi chiedono di cambiare microfono, perché c'è proprio un problema tecnico. Se prende quello del collega Richetti. Scusi, proviamo questo.
ETTORE ROSATO(AZ-PER-RE). Questo mi sembra che vada bene, grazie. Allora, Presidente, qualche volta è difficile trovare le parole giuste per cercare di riportare e di segnalare la gravità della situazione di cui stiamo parlando nel contesto internazionale in cui ci muoviamo. Stamattina ci svegliamo con una nuova ondata di bombardamenti sull'Iran e un contesto complicato in tutto il Medio Oriente, e distinguere questo, che è un argomento che riguarda il nostro Paese, il nostro popolo e la nostra Europa, non solo per quanto accadrà nelle prossime settimane, ma per quanto accadrà nei prossimi anni, rispetto al giusto - perché è di tutti - dibattito e polemica politica, è uno sforzo che noi dovremmo imparare a fare in maniera più selettiva, tutti.
Io penso che non sia vero che l'Europa è sempre più afona. La voce europea è sempre monocorde, e in un tempo in cui si richiede una voce più forte, la voce europea è restata monocorde e con lo stesso livello dei momenti tranquilli. Ma, se nei momenti di pace e tranquilli, in cui al massimo si discute di qualche trattato internazionale, la voce europea può essere una voce piatta, nei momenti straordinari che stiamo attraversando in questi anni la voce europea così non basta più. E questa consapevolezza, che non è solo una consapevolezza nostra, ma mi sembra che sia una consapevolezza abbastanza diffusa in questo Parlamento, deve però avere delle conseguenze.
Io sono molto d'accordo con lei quando lei contesta i formati E3, E5, E8 e tutti gli altri formati che ci sono, anche perché ognuno contesta il formato sempre quando non c'è, non quando c'è. Ed è giusto dire che questi formati qui così non funzionano più. Io credo che l'Europa debba avere due formati: l'Europa a 27, quella che è nelle istituzioni e che ha le sue articolazioni e le sue metodologie di espressione, e poi ci deve essere un gruppo di Paesi europei che si mettono insieme con un unico principio, che è quello di rendere quella voce europea più capace di rispondere alle esigenze che stanno fuori dai nostri confini, oltre che dentro ai nostri confini.
E questo deve essere un percorso che dica: come rafforziamo le istituzioni europee? Penso al ragionamento che lei faceva sul bilancio. Oggi il bilancio europeo vale l'1 per cento del PIL, una cosa irrilevante. Come si può pensare che esista un'Unione europea con l'1 per cento? Dobbiamo decidere cosa metterci dentro, come rafforzare questo bilancio e quali sono gli strumenti e le cose che, anche dal punto di vista nostro, italiano, più ci interessa che stiano in quel bilancio.
Quali sono le metodologie in base a cui, anche con coraggio - io lo ripeto sempre, noi lo ripetiamo sempre -, decidiamo che non c'è più il diritto di veto. Non facciamone una bandiera ideologica su tutto. Ci saranno delle cose su cui possiamo fare dei passi avanti adesso, su cui il diritto di veto è anacronistico e su cui dare un segnale per cui la decisione a maggioranza conviene anche a noi? Ecco, io penso che l'Italia potrebbe anche guidare questo gruppo di Paesi, per tante caratteristiche, perché l'Italia è un Paese che riesce ad esprimere anche una capacità di dialogo migliore di quanto hanno alcuni nostri vicini di casa.
E poi, in questi pochi minuti, tre , Presidente, il primo sull'Ucraina. Nelle sue parole non mi hanno convinto quelle che non c'erano e che francamente, però, per essere onesti, non è che non ci sono solo nelle sue parole. Non abbiamo ancora letto tutte le risoluzioni, ma qualche documento è passato, anche alle agenzie di stampa. Non abbiamo letto e non abbiamo ascoltato da nessuna parte il coraggio di dire che in Ucraina serve ancora il sostegno militare . Sostegno militare. Credo che il nostro documento sia l'unico che lo scrive, che c'è bisogno ancora del sostegno militare, perché là combattono una guerra.
E anche quando diciamo che l'Ucraina deve entrare nell'Unione europea dopo la Moldavia, dopo i Balcani, insieme ai percorsi, eccetera, eccetera, tutto giusto, se non fosse che lì c'è una guerra. C'è una guerra e dobbiamo trattarla in maniera diversa da come trattiamo un Paese che non è in guerra. Non è che possiamo pretendere che faccia gli stessi un Paese che viene bombardato nella capitale ogni santo giorno, ci sarà una differenza che trattiamo con quel Paese. Un po' di per queste persone che continuano a combattere.
E so che c'è, però bisogna avere il coraggio di dirlo, anche se a Vannacci non piace e anche se a Salvini non piace . Perché? Perché sta nel DNA di questa Europa la solidarietà rispetto a quello che dobbiamo fare. Guardi, lei è andata in Ucraina, come ci siamo andati noi, in più occasioni. Quel popolo lì oggi ci chiede sì il sostegno militare e l', soprattutto l'antiaerea, ma poi soprattutto, prima di tutto, ci continua a dire: fateci entrare nell'Unione europea, non vogliamo essere la Bielorussia, che è uno Stato fantoccio guidato da Putin, non vogliamo essere quella roba lì, il nostro futuro è diverso.
Dobbiamo tendere una mano in maniera più netta all'Ucraina su questo tema. Noi continuiamo a essere il ventre molle dell'Europa. L'Italia è il ventre molle dell'Europa per la sua politica sempre un po' accomodante nei confronti della Russia. Ma non lei, non lei, Presidente, ma lo sa anche lei, guarda anche lei la televisione, guarda anche lei i commentatori che ci sono. La seconda cosa che voglio dire, devo saltare sul Medio Oriente, che è un tema che lei ha toccato bene.
Ci siamo su quella cosa lì, però, quando non ci sono conseguenze per tutte le azioni che Israele sta commettendo, senza rispettare alcuna delle regole internazionali, quando non c'è alcuna conseguenza, continuano a pensare che possono fare tutto. E allora qualche conseguenza bisogna trarla in maniera più netta, senza isolare la parte della popolazione civile, tanta, che vede in Netanyahu e nel suo Governo un pericolo, però qualcosa bisogna farla. L'ultimo e l'ultima cosa che dico.
Presidente, il dibattito sul riarmo o sulla necessità di armamento in questo Paese non può essere solo retorico. Bisogna che il Ministro Crosetto venga qui e ci dica quello che lui ha detto che vuole dire: come spendiamo, come arriviamo a quel 5 per cento. Come lo facciamo? Questo dobbiamo farlo, perché ci è stato anticipato da mesi e non è mai successo .
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Cavo. Ne ha facoltà.
ILARIA CAVO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Grazie al Presidente del Consiglio. Ministri, onorevoli colleghi, la Presidente del Consiglio oggi ci ha chiesto una delega a partecipare al prossimo Consiglio europeo non per inseguire il corso degli eventi, ma per determinarli. Da parte del nostro gruppo, per tutto quello che abbiamo ascoltato questa mattina, per i tanti temi e la precisione con cui sono state tracciate le rotte, ovviamente non possiamo che confermare la delega piena a raggiungere e a perseguire questo obiettivo.
Dei temi toccati, ovviamente vado su quelli che riteniamo più rilevanti. Sull'Ucraina la Premier ci ha detto: sostenere Kiev e mantenere la pressione su Mosca, avere presente ancora la politica delle sanzioni, senza cecità di dialogo. Noi sosteniamo, ovviamente, e condividiamo tutto questo, ma soprattutto il cuore del messaggio e dell'impostazione che ci ha portato questa mattina. Questa posizione per cui non sono importanti i formati con cui si fanno le riunioni a livello europeo, non sono importanti le ridondanti riunioni, ma occorrono meno sovrapposizioni e occorre arrivare a un interlocutore unico che parli a nome dell'Unione europea.
Su questo, Presidente, ha la nostra condivisione, e riteniamo che sia l'obiettivo centrale, ovviamente, da portare avanti. Interlocutore unico e meno ridondanze e meno sovrapposizioni. Medio Oriente: l'Italia non è parte del conflitto e non intende diventarlo, certamente. Purtroppo, però, è un conflitto che riguarda tutti noi nelle conseguenze soprattutto della chiusura dello Stretto di Hormuz. E allora non può che essere condivisibile quella posizione che rende inaccettabili regole unilaterali che governino o possano governare la navigazione dello Stretto, che creerebbero davvero un precedente sulle rotte marittime, che potrebbero diventare strumento di coercizione. Questo è l'altro punto sostanziale che condividiamo.
Ha parlato del Libano. Sosteniamo chiaramente l'impostazione, il sostegno a UNIFIL e la condanna degli attacchi a UNIFIL, ma anche il ragionamento del UNIFIL per non creare vuoti di sicurezza.
Israele. Siamo amici di Israele. Siamo vicini a Israele e condividiamo il fatto che debba avere la garanzia di vivere in sicurezza ma - come lei ha ribadito oggi - non possiamo esimerci dal dire in maniera chiara quando sbaglia. E allora, certamente le parole, per esempio, del Ministro della Sicurezza sono inaccettabili per noi e per l'Italia, come lei ha detto chiaramente, e sono poco dignitose per Israele.
Ma questo non significa - anche rispetto all'attenzione che lei ha dato chiaramente a tutta la situazione di Gaza che deve continuare a essere attenzionata e monitorata - isolare Israele. L'isolamento di Israele sarebbe una scelta, un passaggio che sostanzialmente farebbe soltanto il gioco di Hamas, del terrorismo, e questo, chiaramente, è quello che, insieme a lei, non vogliamo.
Tutto questo ci porta a parlare delle scelte sulla difesa, dell'impostazione dei finanziamenti sulla difesa. Lei ha detto, Presidente, a conclusione del suo intervento: scegliere ciò che è giusto, non scegliere ciò che è più facile. E questo è un tema - insieme agli altri, ma soprattutto questo - su cui l'Italia ha scelto e continua a scegliere ciò che è giusto. E ha fatto la scelta della verità, che condividiamo.
Abbiamo i dati - li ha riferiti - con cui si presenterà alla NATO, con l'aumento delle spese per la difesa in gran parte sul nostro territorio: lo ha precisato. Quello che fa la differenza - riteniamo anche rispetto all'impostazione delle opposizioni - è che le opposizioni ci avrebbero detto, direbbero e diranno che non bisogna investire in difesa, ma bisogna investire in famiglie e imprese. E invece noi, lei sta facendo esattamente questo: difendere il Paese, come è doveroso e necessario, ma difendere contemporaneamente famiglie e imprese tramite, sostanzialmente, il meccanismo della flessibilità. La parola “flessibilità” sembrava impossibile e invece l'Europa ci ha accordato quei 14 miliardi di euro che sostanzialmente serviranno e potranno essere investiti nei prossimi tre anni per tamponare gli effetti della crisi e raggiungere l'autonomia energetica. Sono un passaggio importante che ci dice soprattutto dove abbiamo fatto la differenza, e qui si è visto chi è forte, chi riesce a incidere e chi riesce a ottenere, appunto, flessibilità e risorse.
Energia significa sicuramente energetico, non può essere diversamente. Significa nucleare, soluzione indispensabile per il medio-lungo periodo. Lo dico con convinzione da parte del gruppo di Noi Moderati che aveva, per primo, presentato una PDL. Lo dico come relatrice di quella legge delega che è stata approvata dal Parlamento la settimana scorsa e che risulta un passaggio imprescindibile per il nostro Paese. Chi dice “no” al nucleare vantando alibi, dicendo che è un esercizio retorico appunto, cerca soltanto alibi ed è soltanto un modo per dire dei “no”. Ma non abbiamo più bisogno di “no”, abbiamo bisogno che il nostro Paese vada avanti, certamente anche con le rinnovabili.
Ha fatto benissimo a precisare che abbiamo raggiunto il massimo storico di energia elettrica prodotta dalle energie rinnovabili perché dobbiamo mettere fine anche a questa contrapposizione tra nucleare e rinnovabili. Sono necessari entrambi e noi siamo per il energetico, il nostro Governo è per il energetico e questo vogliamo portare avanti, anche con i nuovi investimenti che, come lei ha annunciato chiaramente, arriveranno proprio sulle rinnovabili.
E poi c'è il tema dell'ETS. Mandato pieno per la revisione del sistema ETS ovviamente per andare incontro alle esigenze delle nostre aziende; anche l'ETS marittimo, come lei ha spiegato bene peraltro ieri all'assemblea di Confcommercio.
Non siamo per l'Europa dei burocrati, per l'Europa che poi stravolge le decisioni che legittimamente, con dei mandati parlamentari, vengono prese; non siamo per un'Europa - come lei giustamente diceva - che aumenta le spese dell'amministrazione dell'Unione europea a discapito, invece, dei capitoli del nostro bilancio. E qui veniamo al tema del Piano triennale finanziario: non si possono toccare priorità come PAC, pesca e coesione, e non si può accettare, ovviamente, un bilancio che possa chiedere al nostro Paese più contributi e dare minori risorse. Quindi, anche su questo, le diamo chiaramente sostegno e mandato pieno.
Ha parlato di rimpatri. Anche questo è un altro tema rispetto al quale il nostro Paese, la nostra Presidente del Consiglio, l'Italia hanno saputo imporre e tracciare la linea. Ci sono i nuovi regolamenti attuativi e anche qui le opposizioni, in quest'Aula, attaccano e attaccheranno, salvo poi sui territori chiedere i rimpatri e chiedere regolamenti e procedure più urgenti. Lo dico a ragion veduta, arrivando da Genova, città amministrata da un centrosinistra che i rimpatri li chiede, eccome.
Ho cercato di toccare i temi più salienti, quelli che riteniamo importanti, condividendo l'impostazione di fondo e ribadendo, Presidente, che ha il mandato nostro, di Noi Moderati, per andare in Europa e continuare a scegliere, a tracciare una rotta su quello che è giusto, non su quello che è più facile, con realismo, con determinazione, cercando di determinare il corso degli eventi - come è stato fatto finora su tutti i temi che abbiamo toccato - e non soltanto di seguirli. Perché un'Italia più forte, così più forte, significa un'Europa più forte .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Fassino. Ne ha facoltà.
PIERO FASSINO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Viviamo, come sappiamo tutti, tempi tumultuosi. Tempi che non sopportano ambiguità o reticenze. In primo luogo, non le sopportano sull'Ucraina. Lì imperversa una guerra feroce con cui Putin sta cercando in ogni modo di piegare Kiev ad accettare una resa umiliante.
Sostenere l'Ucraina, quindi, non è un'opzione; sostenere l'Ucraina è una necessità. Non per ricercare una soluzione militare al conflitto - che tutti sappiamo non è possibile - ma perché soltanto se Kiev non viene piegata sarà possibile aprire la strada alla ricerca di una soluzione politico-diplomatica. E questo ci impone di sostenere in tutti i modi l'Ucraina nella sua resistenza.
E dobbiamo sapere - questo è un punto su cui non si può essere ambigui e spiegherò subito perché - che l'integrazione europea dell'Ucraina non è una variabile, è uno degli elementi fondamentali di un assetto di pace giusto e sicuro. Perché è nella integrazione europea che l'Ucraina ha la maggiore condizione della sua sicurezza e della sua sovranità. E invece, caduto l'alibi di Orbán e del suo veto, dietro cui molti si sono nascosti, oggi noi assistiamo nuovamente all'emergere, sia in Europa, sia in Italia, di reticenze pericolose, di posizioni ambigue. Quando invece dobbiamo sapere tutti che le uniche guerre che l'Europa ha conosciuto, dal 1945 ad oggi, sono avvenute esattamente ai confini dell'Unione, nei Balcani, nel Caucaso, in Ucraina e che, dunque, integrare questi Paesi è la condizione della stabilità non solo di quei Paesi ma è la condizione della stabilità e della sicurezza dell'Europa.
Quello che le chiediamo, quindi, Presidente, a questo Consiglio europeo, è di ribadire con nettezza che l'Italia è per l'integrazione europea dell'Ucraina, non aprendo a proposte ambigue o compromessi negativi che si affacciano.
La lettera che il Cancelliere tedesco Merz ha inviato ai Capi di Governo qualche giorno fa contiene degli elementi di ambiguità che devono essere fugati.
Per cercare di dare una soluzione a quel conflitto si è svolto qualche giorno fa - come tutti sappiamo -, a Londra, un vertice a cui lei non è stata invitata. Io credo che, al di là degli aspetti propagandistici, a lei non sia dispiaciuto di non essere stata invitata perché questo le consente, da un lato, un facile vittimismo ma, dall'altro soprattutto, di non dover accedere a proposte che lei non vuole accettare. Tanto è vero che lei, quando, nella coalizione dei Volenterosi, si ventilò l'ipotesi che si predisponesse, ad accordo concluso tra Russia e Ucraina, una missione di stabilizzazione europea, lei disse che in ogni caso l'Italia non vi avrebbe partecipato.
Le rassegno soltanto questa considerazione: se tutti i Paesi europei assumessero questa postura, l'Ucraina sarebbe lasciata sola e in balia di qualsiasi avventura. Ecco perché io credo che non siano accettabili reticenze e ambiguità. Quindi, al Consiglio europeo, credo che l'Italia debba dire con chiarezza che noi sosteniamo l'Ucraina in tutti i modi, compreso - come ha detto Rosato - il piano militare, lavoriamo per una soluzione politica - fa parte di questa soluzione politica l'integrazione europea dell'Ucraina - e contrastiamo e non accettiamo soluzioni e compromessi che siano ambigui.
La stessa situazione e la stessa determinazione noi le chiediamo sui Balcani. Lei stamattina, come tutti i Governi precedenti, ha riconfermato l'impegno italiano all'allargamento ai Balcani, e questo lo condividiamo tutti. Resta il fatto, però, che questo allargamento noi lo abbiamo promesso ai Paesi balcanici nel 1995, all'indomani della pace di Dayton, lo abbiamo riconfermato nel Consiglio europeo di Salonicco nel 2003. Siamo nel 2026, sono passati più di vent'anni, nessun Paese dei Balcani occidentali è ancora entrato nell'Unione. E, nel frattempo, abbiamo aperto le porte dei Balcani alla Cina, alla Russia, alla Turchia e ad altri Paesi che sono attori in quella regione. Allora, qui c'è la necessità di un salto di qualità e anche su questo, invece, emergono reticenze e ambiguità. Perché nella lettera che il Cancelliere Merz ha inviato ai Capi di Governo si parla in gran parte dell'Ucraina, ma poi c'è una frase - che a chi ha letto quella lettera non è sfuggita - che ipotizza anche per i Balcani uno scenario di rinvio e, comunque, una soluzione che non è l'integrazione piena di quei Paesi nell'Unione europea. E io credo che questo noi non lo possiamo accettare.
È per questo, quindi, che noi le chiediamo una postura chiara. Però, per avere una postura chiara, Presidente, bisogna credere nell'Europa. E, mi permetta - lo dico con massimo rispetto -, lei nell'Europa non crede. Fin dal primo momento, lei ha scelto di mettersi sotto l'ombrello americano e di fare di quella collocazione la fonte della sua legittimazione internazionale. Ha raffreddato tutti i rapporti con le capitali dei Paesi fondatori dell'Unione europea e si è messa a capo di un fronte sovranista. Legittimo, ma bisogna sapere quali sono le conseguenze. E lei ha fatto all'assemblea di Confindustria, qualche giorno fa, una rappresentazione dell'Unione europea che - mi permetta - è caricaturale. Perché che l'Unione europea abbia molti problemi, che bisogna fare molti cambiamenti, molte riforme è vero, ma non si può rappresentare l'Unione europea con la formula “oh, se non avessimo l'Europa, quanto staremmo meglio”, perché non è così.
E lei, tutte le volte che c'è una criticità, si rivolge all'Europa. Poi però, tutte le volte che si rivolge all'Europa, si rivolge all'Europa chiedendo lo smantellamento di politiche europee. Lo ha fatto sul Patto sulla migrazione, dove lei ha condotto una battaglia per un Patto sulla migrazione che renderà più disumana e più difficile la gestione dei flussi migratori. Lei ha fatto questa azione di smantellamento sulle politiche ambientali. Lei chiede continue deroghe al Patto di stabilità di un Paese che, tra l'altro, ha il più alto indebitamento nell'Unione europea.
Lei è contraria a investimenti sostenuti dal debito comune e l'unica cosa su cui lei è ferma è mantenere il voto all'unanimità, che è esattamente quello che ormai tutti riconoscono essere un ostacolo a quell'Europa che, secondo lei, dovrebbe fare meglio. Questa è la ragione per cui bisogna uscire dalle reticenze e dalle ambiguità. E lei usa spesso un'espressione - non la usa spesso, perché sa che questo non è ben visto in Europa, neanche, magari, da Paesi amici -, che è questa: ci vuole la Confederazione europea. Usare l'assonanza “europeo-europeo” sembra che sia la stessa cosa; non è la stessa cosa, Presidente. L'Unione europea è il progetto di realizzare un soggetto politico istituzionale che ha delle precise competenze per realizzare politiche comuni. La Confederazione europea è semplicemente il coordinamento tra Stati nazionali, che mantengono la titolarità esclusiva sulle loro politiche e basta, senza alcuna politica comune. C'è una differenza tra le due cose. E questa ambiguità c'è, perché io leggo i suoi discorsi e i suoi interventi: io ho letto “Confederazione europea” nei suoi interventi e, guardi, non corrisponde esattamente a questo.
Ecco perché noi le chiediamo di cambiare postura e di ribadire con nettezza, invece, che noi ci collochiamo pienamente dentro l'Unione europea e lì vogliamo costruire anche la tutela degli interessi nazionali che lei evoca spesso. E li evoca facendo credere che lei li tutela e qualcun altro, invece, li snobba. No, io, come lei, voglio tutelare gli interessi nazionali, so che ci sono, il problema è dove si tutelano meglio, come si tutelano meglio. Lei ha di fianco il Ministro Foti: senza i soldi di, noi saremmo oggi in una recessione drammatica; senza gli accordi di libero scambio con Giappone e Canada, l'Italia non avrebbe aumentato le sue esportazioni in quei Paesi del 20 per cento. Allora è lì che si difendono gli interessi nazionali, non contro l'Europa…
PRESIDENTE. Concluda, onorevole.
PIERO FASSINO(PD-IDP). …ma in Europa. Ho finito. Ed è per questo che noi le chiediamo, fin da questo Consiglio europeo, di cambiare la postura, di fugare tutte le ambiguità. Lo farà? Se lo farà, gliene renderemo merito. Non lo farà? Lo faremo noi .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Rampelli. Prego, Presidente, ne ha facoltà.
FABIO RAMPELLI(FDI). Grazie, Presidente. Buongiorno, Presidente Meloni. Noi siamo la generazione che ha vissuto il dramma della divisione dell'Europa, della depredazione del suo cuore pulsante - la Mitteleuropa -, indegnamente scippato, con gli Accordi di Yalta del 1945, dall'Unione Sovietica di Stalin, tra gli imbarazzi di Roosevelt e Churchill. Dal Reno alla Vistola, dal Baltico ai Balcani, siamo la generazione che ha visto i sogni di tanti ragazzi innocenti, che fuggivano dalla dittatura comunista, infrangersi sul Muro di Berlino, trafitti dalle mitragliatrici dei Vopos, la Volkspolizei, i gendarmi sanguinari della Deutsche Demokratische Republik, da sottolinearsi “Demokratische”. L'assenza della Mitteleuropa si è sentita, perché si compone di territori che condividono una storia e una civiltà, alternativi a quell'Est rappresentato dall'Impero ottomano e dalla Russia imperiale, distinti anche da un'idea estrema di Occidente, perché conservatori e opposti alle degenerazioni liberali figlie della Rivoluzione francese, poi calviniste, positiviste, relativiste. Il giacobinismo apparse presto più un'imposizione, che una opportunità.
In quei decenni, i nostri ragazzi davano man forte alle rivolte di Budapest e Praga. Portavano ai movimenti del dissenso gli ingranaggi per assemblare ciclostili artigianali e stampare il , periodico clandestino che teneva sveglio il desiderio di libertà di un popolo fiaccato dalla repressione e denunciava l'arcipelago Gulag, i finti campi per malati psichiatrici; non c'era solo Solženicyn, non erano matti. Combattevano per tornare con noi, con il mondo libero. Rincorrevano obiettivi semplici: la libertà di leggere e scrivere, ascoltare musica, manifestare idee, acquistare i viveri che si preferivano o pennarelli e matite colorate, indossare e . Ragazzi, anche italiani, militanti di destra, venivano sequestrati nelle prigioni sovietiche e davano un gran da fare alle diplomazie. Alcuni di questi non sono mai tornati, ma non avevano il favore dei , sono scomparsi nel nulla. Nessuna citazione per loro, c'era spazio solo per le eroiche invasioni dell'Armata Rossa, talvolta sponsorizzate da insigni Capi di Stato europei e italiani, la Guerra fredda.
Non durerà poco questa nostra e sua battaglia per ricompattare l'Europa, recuperare la Mitteleuropa e il suo significato geopolitico e culturale, emanciparla da Putin e dal suo obiettivo egemonico per riportare a Est il baricentro del continente, e poi ancora più a Est, fino in Cina, altra nota nazione dove imperversano libertà e democrazia, piazza Tienanmen .
C'è voluta la forza della coerenza e della sua storia politica per capire e far capire che oggi non è in gioco solo la sovranità del popolo ucraino, ma gli stessi fondamenti della nostra civiltà: diritto, sapere, umanesimo del lavoro, solidarietà, socialità, radici giudaico-cristiane, democrazia. E c'è voluta anche la consapevolezza che le iniziative dei Volenterosi rischiano di essere velleitarie senza il dialogo con gli Stati Uniti d'America, destinate ad emettere il rumore afono di un tuono senza fulmini. Una visione di politica estera efficace deve prescindere dai partiti cui appartengono Presidenti, Premier e Cancellieri e lei l'ha insegnato al mondo, con Biden, prima che con Donald Trump. L'Europa li precede e sopravviverà a loro. Mentre nuove formazioni rinnegano le barricate del 1956 e del 1968, non cantano più “Avanti ragazzi di Buda (…), il sole non sorge più ad Est!”, gorgheggiano d'identità, ma non sanno collocarla lì, in quell'Europa di mezzo che vuole tenersi alla larga dall'autocrate di Mosca per carattere e per cultura, direi per istinto di libertà. Il sostegno all'Ucraina e le nuove proposte avanzate per giungere alla pace sono il nostro, così il disco verde sull'adesione all'UE di Kiev e della Moldavia.
Ma è anche giunto il momento di allargare il perimetro dell'Unione ai Balcani occidentali, su cui agisce indisturbata la propaganda russa. I Premier serbo e albanese hanno recentemente dichiarato di essere pronti, in una prima fase, a rinunciare al diritto di veto. Le riforme richieste sono state realizzate, dunque si proceda a fare più grande e più forte l'Europa. Questa è la nostra visione, e non si curi di chi batte i piedi per terra e fa i capricci, perché il passaggio dalla Via della seta alla Via del cotone, la scelta di prediligere l'India alla Cina, dove volevano portarci prima Prodi e poi Conte, dove volevano impantanarci, è invece una scelta lungimirante.
La Luna è lì e chi si ostina a contestarla può emettere solo guaiti. Difendere l'Ucraina, circostanziare l'iniziativa dei Volenterosi, continuare il dialogo con gli USA, accelerare l'ingresso dei Balcani occidentali nell'Europa, creare il nuovo asse Nord-Sud con la Via del cotone e il Piano Mattei, strumento paritetico di sviluppo del continente africano, è essere percepiti come costruttori del nuovo ordine, che riporterà, potrà riportare il baricentro del pianeta nel Mediterraneo, cerniera di tre continenti.
Bloccare l'immigrazione irregolare, continuare la guerra ai trafficanti di esseri umani, snellire i rimpatri, dare forma a quella remigrazione che è cominciata con questo Governo - è inutile inventarsi storie - e che sta contagiando molte altre Nazioni, perché apre le braccia a chi fugge davvero da guerre e persecuzioni e mette fine alla mattanza di persone innocenti, che hanno trasformato, con i loro corpi, il Mar Mediterraneo, , nella più grande fossa comune della storia contemporanea; colpisce gli sciacalli che lucrano sulla miseria e gestisce con ordine i flussi regolari, come è capitato a noi, nella nostra storia, alla nostra gente, nel secolo scorso.
Continuiamo a snellire le procedure, riportiamo a casa gli immigrati che commettono reati e abbattiamo le periferie, incubatori di degrado e di violenza, e, con i nuovi indirizzi sulla casa, costruiamo città giardino, borghi, villaggi, che producano di nuovo la bellezza degli uomini e delle donne giusti e delle loro comunità. Infine la crisi dell'energia. Anche questa partita si gioca a Bruxelles. Non ripeterò ciò che ha detto e che condividiamo.
Qualche giorno fa abbiamo dato mandato alla comunità scientifica di sbloccare la ricerca sul micro-nucleare e sulla fusione, ma noi abbiamo bisogno di disaccoppiare il prezzo del gas da quello delle rinnovabili oggi. Non abbiamo molto tempo. Per farlo e per far, conseguentemente, crollare il costo della bolletta, serve investire su una fonte rinnovabile, quindi pulita, ad alto potenziale, con la quale - per capirci - possa girare la nostra industria pesante, diversamente da fotovoltaico ed eolico, programmabile, che non si fermi quando non ci sono sole e vento, sovrana, le cui fonti da sfruttare siano esclusivamente italiane.
Bene, questa modalità di produzione di energia non è un miraggio, esiste già: copre oggi, senza alcun investimento, il 18 per cento del nostro fabbisogno; con poco sforzo e incrementando la ricerca sul mini-idro, possiamo raddoppiarla in poco tempo e superare l'approvvigionamento da fonte fossile. Di acqua ne abbiamo in abbondanza ed è acqua italiana; è stoccata nelle gole delle nostre montagne, raccolta in bacini realizzati grazie a dighe costruite con i soldi dei contribuenti su progetti di ingegneri italiani.
Non possiamo rischiare che altri gestori multinazionali di energia gestiscano il nostro petrolio a causa delle gare che Bruxelles vuole imporre in forza di una curiosa libera concorrenza, che non prevede, banalmente, il principio liberale della reciprocità. L'azione che sta sostenendo il Ministro Foti in Europa va rafforzata. In caso contrario, alla scadenza imminente delle concessioni demaniali, facciamoci trovare pronti. Valutiamo la possibilità di creare una società pubblica tra Stato e regioni per acquisire la diretta produzione di energia da questa fonte, facendo noi quegli investimenti, cosa che non possiamo chiedere alle società concessionarie, che non sanno quanto e se dureranno ancora le proprie autorizzazioni.
Continui a curarsi il giusto delle lamentele, la lamentela è il lusso di chi già si è arreso. Si porti in Europa la forza della sua maggioranza e, soprattutto, quella della grande parte degli italiani che credono nella rinascita della nostra comunità nazionale. Un testardo pastore sardo - e concludo - Efisio Mulas vinse, infine, la sua battaglia per salvare una splendida baia, dall'acqua cristallina, dalla speculazione. Scrissero di lui: “Nella vita non contano i passi che fai, ma le impronte che lasci” .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Del Barba. Ne ha facoltà.
MAURO DEL BARBA(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Presidente Meloni, il Consiglio europeo del 18-19 giugno sarà un Consiglio fondamentale dal punto di vista strategico e per il futuro dell'Europa: ci sono, all'ordine del giorno, temi come l'Ucraina, il Medio Oriente, il QFP, la Comunità europea di difesa; ci sono temi come quello del semestre europeo. Lei, me lo lasci dire, ha affrontato questo passaggio con un discorso veramente di basso profilo: non deludente, preoccupante.
Preoccupante dal punto di vista di chi si aspetta che il Presidente del Consiglio dell'Italia arrivi a un appuntamento così importante portando il peso dell'Italia. Perché, è vero, noi condividiamo che in questo momento l'Europa sta attraversando un periodo di grande debolezza, ma, proprio per questo, ci aspettiamo che l'Italia contribuisca a risollevare le sorti dell'Europa. Ebbene, lei ha fatto un passaggio in cui ha mostrato i muscoli rispetto a questo Consiglio europeo, parlando del QFP: “porteremo, come terzo Paese contribuente, tre punti fondamentali”, che sono abbastanza risibili rispetto all'importanza di quel Consiglio europeo, come risibile è la motivazione che porta. C'è un'assenza totale, una mancanza di nella conduzione del progetto europeo.
Questo vostro atteggiamento è un atteggiamento che si riprende negli interventi di quasi tutti con la parola “ambiguità”: voi cercate di rimanere ambigui di fronte alla complessità. Ambiguità e immobilismo che portano il nostro Paese ai margini dei processi decisionali o, addirittura, a non essere invitati o ad essere esclusi dai vertici strategici per il futuro dell'Europa. Questo ci preoccupa, e preoccupa che oggi lei venga di fronte al Parlamento con argomenti di ancor più basso profilo, come quello che ha utilizzato rispetto alla flessibilità e all'immigrazione.
Le voglio sommessamente ricordare che, almeno da quando io sono in Parlamento, molto dopo di lei, dal 2013, tutti i Governi che si sono succeduti, quando hanno scambiato la flessibilità, lo hanno fatto con le riforme, non con l'immigrazione, non con più immigrati. Questo è stato importante perché è un atteggiamento : scambiare flessibilità con le riforme ha fatto crescere il Paese, quello che a voi non riesce; scambiare flessibilità con le riforme è stato un atto di coraggio istituzionale, perché delle volte le riforme, oltre a richiedere capacità, quella che voi nella conclusione del PNRR non dimostrate, richiedono anche di perdere consenso, ma fanno crescere il Paese.
Lei oggi è stata bugiarda su questo tema, o forse non si ricorda che gli scambi sono avvenuti, o forse sta pensando esclusivamente ai suoi equilibri interni, sta pensando a inseguire Vannacci. Non ci dica che, di qui in avanti, affronteremo temi seri, come quello dell'Europa e dell'immigrazione, a suon di bugie in questo modo. Ma voglio ripercorrere le cose che ha detto, perché su alcune siamo d'accordo, ma voi non siete conseguenti. Sostenere Kiev e mantenere alta la pressione sulla Russia: ecco, in questi giorni è arrivata una cartolina da Tivat, nei Balcani, che era una cartolina a carico del destinatario, a noi spettava affrancarla. Infatti lei si occupava di francobolli e in quella cartolina non era presente.
Questo restituisce, in maniera molto evidente, qual è la realtà, la verità, rispetto alla volontà, che qui dichiarate, di rendere grande e più forte l'Europa. Non torna con le vostre posizioni, con le vostre scelte.
Qual è la proposta che fate? Ci siano meno riunioni, meno cose ridondanti. Ma qual è la vostra proposta? Siete tutti ripiegati sulla ricerca di un consenso interno e cercate di nascondere le faglie che si stanno creando tra di voi. Andiamo ad alcuni esempi. Il conflitto in Ucraina: ma vi rendete conto che, se oggi possiamo parlare del prestito europeo, è perché, prima di tutto, si rende necessario in quanto Trump ha sottratto soldi e sostegno.
E chi ha sostenuto Trump in questo? Voi. E poi arriva oggi questa posizione, perché Orbán ha tenuto ferma l'Europa su questa decisione. E chi ha sostenuto Orbán? Voi. È la stessa cosa. Allora, decisioni forti. Vi faccio un esempio. C'è stato il tema del congelamento degli russi: non si è sentita la posizione italiana. È un tema controverso, però è un tema che aveva una sua via di uscita legale. È un tema che oggi ci avrebbe consentito di non trovarci nella situazione in cui è chiaro che non riusciremo a far fronte contemporaneamente al sostegno economico all'Ucraina, alla sua ricostruzione e alla necessità di rilanciare la produzione europea e ad abbassare i costi dell'energia. Tutto questo perché mancano le decisioni in Europa e manca il ruolo dell'Italia. Anzi, l'Italia è ambigua. Anzi, l'Italia, dietro questa ambiguità, ha sempre coperto le posizioni antieuropee.
Veniamo allora anche a temi più semplici, più abbordabili, più a portata di mano: il QFP, la questione dello scostamento. Quello che avete portato a casa sono briciole, le volete vendere come un grande risultato. Avete portato a casa un tipo di flessibilità che vi obbligherà a fare investimenti, ma che non risolve il tema dell'abbassamento del costo delle bollette. Eppure, avete il coraggio di venire qui a rivendicare una cosa più che ovvia: abbiamo il massimo della produzione da fonti rinnovabili. Ma ci mancherebbe! Deve funzionare così la traiettoria. Il fatto che veniate a rivendicarlo è preoccupante, così come il fatto che continuate a cercare di vendere l'immobilismo che avete avuto sul nucleare come la soluzione che sta dietro l'angolo ai problemi dei costi dell'energia.
In conclusione, Presidente Meloni, parlando anche di difesa comune europea, le ricordo che qui abbiamo un disegno di legge che ci consentirebbe di mettere la Francia all'angolo, perché, ratificando l'accordo che volle De Gasperi, resterebbe solo la Francia a dover votare la difesa comune.
In conclusione, la vostra ambiguità non fa male solo all'Europa, fa male all'Italia. Il vostro immobilismo non fa crescere il Paese. Mi auguro e ci auguriamo che la posizione debole che oggi ha portato in quest'Aula sia semplicemente il riflesso di una fatica che avete all'interno della vostra maggioranza e non la nuova postura del nostro Paese in Europa .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Giglio Vigna. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO GIGLIO VIGNA(LEGA). Grazie, Presidente, grazie onorevoli colleghi. L'apertura alla deroga al Patto di stabilità e una maggiore flessibilità in materia di energia: Premier Meloni, come Parlamento le diamo mandato di vigilare. Andiamo in quella direzione e portiamoci a casa il risultato, perché il nostro Paese ne ha assolutamente bisogno.
Israele. La democrazia di Israele ha bisogno di sicurezza, ovviamente nel rispetto delle popolazioni civili e dei suoi alleati, in primo luogo proprio dell'Italia. E su Israele non dico e non voglio dire nient'altro. Sulle due crisi in atto, le due guerre, l'Unione europea sta dimostrando tutta la sua incapacità nell'essere attore in prima linea su questi due scenari. In particolare, nel conflitto ucraino l'Unione europea sta continuando a isolarsi e sta continuando a cercare di isolare Mosca. Evidentemente, questo atteggiamento è controproducente: è controproducente per l'Europa, è controproducente per l'Italia, è controproducente per l'obiettivo di raggiungere la pace e, diciamoci la verità, è controproducente anche per il nostro sistema produttivo.
Se gli USA parlano con Mosca, se gli Stati Uniti parlano con Mosca, se Trump parla con Mosca evidentemente un motivo ci sarà. L'Europa su questo sta sbagliando strada, quindi o si accoda agli Stati Uniti in questi tentativi difficili, difficilissimi di dialogo, o deve trovare una propria via. Ma è chiaro che questa continua di sanzioni, come dicevamo, sta mettendo in evidente difficoltà anche il nostro sistema produttivo.
QFP, PAC, fondi di coesione: non legare la PAC e i fondi di coesione a riforme obbligatorie da portare avanti con il ricatto di non avere questi soldi e di non avere questi finanziamenti. Ricordiamo che l'Italia è un contributore netto dell'Unione europea. Questa è un'intromissione senza precedenti e la Lega su questo promette barricate a fianco dei nostri sindaci e dei nostri agricoltori. Su questo siamo chiari, siamo disposti ad andare a fare le barricate a Bruxelles.
Stato di diritto. Noi come gruppo Lega siamo contenti, Premier Meloni, che lei abbia toccato questo punto. Centralismo, atti delegati, regolamenti al posto delle direttive: una burocrazia che vuole essere sempre più forte. Se l'Unione europea fosse uno Stato extraeuropeo che chiede di entrare nell'Unione europea, evidentemente questo Stato non avrebbe il minimo democratico per entrare nell'Unione europea stessa. Ed è chiaro che questa è una discrasia incredibile e che bisogna democratizzare questi processi, anche perché, vede, Premier, vedete, colleghi, il Nord del Paese sta andando verso un processo di autonomia regionale dopo 20 anni di battaglia e io qui dai banchi della Lega oggi voglio ripetere e ribadire che non ci faremo portare via da Bruxelles quello che stiamo conquistando con fatica con il Ministro Salvini e con il Ministro Calderoli.
L'autonomia che noi stiamo raggiungendo per le nostre regioni non ce la faremo portare via da Bruxelles .
A Bruxelles diciamo anche che l'epoca dell'estremismo ambientale deve essere completamente superata. Vediamo rigurgiti di transizione verde e digitale alla Greta Thunberg tornare attraverso la tecnocrazia, dopo essere stata tolta dagli ordini del giorno della politica. E questo è di nuovo un altro esempio di predominanza della tecnocrazia e della burocrazia nei Palazzi di Bruxelles. Anche su questo la Lega preannuncia battaglie. Siamo a fianco di tutto quel sistema Paese che non vuole inquinare - ci mancherebbe altro -, ma chiede una politica ambientale socialmente sostenibile e con il cardine della neutralità tecnologica. E in questa neutralità tecnologica, per arrivare ai temi ambientali, il nucleare è una rinnovabile, il nucleare è la prima rinnovabile. Quindi, andiamo avanti in quella direzione.
Difesa. L'Italia deve mettere al centro del discorso difesa il fronte Sud: la lotta all'immigrazione clandestina e, quindi, al terrorismo. Come è giusto che i Paesi dell'Est Europa pongano il tema del fronte Est, per noi la battaglia prioritaria è il fronte Sud. Lotta all'immigrazione clandestina: stiamo facendo tanto, stiamo facendo molto. Abbiamo imposto all'Europa la nostra Agenda e i nostri punti. Portiamo avanti questo lavoro e rafforziamo anche il fronte interno. Per noi rafforzare il fronte interno vuol dire più sicurezza nelle nostre città. Per noi difesa vuol dire rafforzare le nostre strade, vuol dire portare avanti quell'incredibile strumento chiamato “Strade sicure”, vuol dire controllo del territorio del nostro Paese e di chi entra in questo Paese.
Queste, signor Primo Ministro e signori colleghi, sono le priorità della Lega, su cui noi continueremo a batterci, e siamo, ovviamente, molto contenti e molto soddisfatti che, all'interno di questa risoluzione che noi abbiamo scritto insieme al resto della maggioranza, molte di queste priorità siano citate e molte di queste priorità siano punti fondamentali di questo testo, che, ancora una volta, noi le consegniamo come nostro mandato parlamentare al prossimo Consiglio europeo .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il collega Pozzolo. Ne ha facoltà.
EMANUELE POZZOLO(MISTO-FNV-F). Grazie, signor Presidente. Presidente del Consiglio dei ministri, Ministri e onorevoli colleghi, quando quest'Aula si esprime in vista di un Consiglio europeo, non sta semplicemente approvando un atto di indirizzo, ma stiamo conferendo un mandato politico molto importante a lei, Presidente Meloni. Qua noi stiamo cercando di discutere assieme quale voce dell'Italia portare in Europa in un momento storico particolarmente complesso e complicato, come forse, dalla Seconda guerra mondiale in avanti, non c'è mai stato né per l'Italia, né per l'Europa.
La domanda allora fondamentale è una sola: qual è l'Italia che vogliamo rappresentare? Qual è l'interesse nazionale dell'Italia che vogliamo portare al Consiglio europeo? Le parole “interesse nazionale” le ho sentite nominare da tanti colleghi prima di me e anche da lei, Premier. Il tema vero è capire che cosa intendiamo con questa espressione, perché, se la intendiamo soltanto come un'espressione retorica, verbale, è un guscio vuoto, ma così non è, perché l'interesse nazionale non è soltanto una parola, è un criterio di giudizio. L'interesse nazionale è la bolletta che gli italiani e le famiglie italiane riescono a pagare o non riescono a pagare.
È la competitività di un'impresa che cerca di esportare. L'interesse nazionale è il salario di un lavoratore. L'interesse nazionale è la sicurezza, che c'è o non c'è, di una comunità. L'interesse nazionale è per delle giovani coppie quello di poter costruire un proprio futuro e pensare di poter avere dei figli senza che questo possa rappresentare un pericolo economico per un uomo e una donna, per un ragazzo e una ragazza . Questo, secondo noi, è l'interesse nazionale.
Mi consenta anche una battuta: per Futuro Nazionale l'interesse nazionale italiano viene ben prima dell'eventuale interesse nazionale ucraino o di altri Paesi, anche amici . È da qui che dovrebbe, secondo noi, partire la posizione italiana. È da qui che dovremmo ragionare su quale posizione all'Italia convenga tenere in Europa e per l'Europa. Quando parliamo di politica energetica, ad esempio, dobbiamo chiederci se le scelte europee stanno oggi garantendo un'energia sicura e un'energia che sia acquistabile a prezzi di mercato.
Quando discutiamo di , dobbiamo capire e dobbiamo chiederci se stiamo difendendo l'ambiente senza distruggere anche la produttività industriale. Quando discutiamo di politica estera, dobbiamo domandarci se le decisioni assunte rafforzano la sicurezza e la prosperità dei nostri popoli, oppure se finiscono per scaricare sulle famiglie e sulle imprese i costi di politiche che sono a volte puramente ideologiche. Se la politica vuole essere all'altezza della storia, io credo che abbia una missione in questa fase storica, che è quella di ricercare la pace, non altre cose.
Noi dobbiamo ricercare la pace perché soltanto dalla pace l'Europa e l'Italia possono trarre veri interessi. Solo dalla pace! Quindi, occorrerebbe agire forse in modo più pratico e concreto, evitando di ideologizzare qualunque fondamentale passaggio politico, per vedere davvero che cosa conviene a noi, che cosa conviene alle nostre famiglie, cosa conviene alle nostre imprese e cosa conviene ai nostri figli. A volte questo si fatica un pochettino a scorgere ascoltando alcune linee interpretative o ideologiche, che abbiamo potuto ascoltare anche poco fa.
Per questa ragione, noi riteniamo che l'Europa debba tornare a svolgere un ruolo diplomatico autonomo e protagonista in alleanza con gli Stati Uniti, ma sicuramente molto più indipendente, senza essere sottomessi assolutamente a nessuno . In questa fase dobbiamo avere la chiara prospettiva che, senza dimenticare ciò che è accaduto, occorre però che si apra una seria e immediata riflessione sul rapporto tra il continente europeo e la Federazione Russa. Non possiamo rimanere eternamente nemici o avversari della Russia .
Dobbiamo noi, deve l'Europa e deve lei, signor Presidente del Consiglio, aiutare l'Europa a ritrovare il coraggio di tendere la mano anche davanti a chi sbaglia, perché l'Europa può essere ponte di pace; se non lo fa l'Europa non lo farà nessuno, Presidente. Giovanni Paolo II, già un'altra volta l'ho ricordato in quest'Aula, aveva parlato più volte di un'Europa che deve respirare con due polmoni, quello occidentale e quello orientale; l'Europa che va dall'Atlantico agli Urali, è un'espressione che anche Charles de Gaulle aveva utilizzato più volte.
Io penso che sia di un'attualità tremenda quest'idea di Europa, tremenda. Non facciamoci prendere dalla foga bellicistica, ma torniamo a ragionare, torniamo a sederci al tavolo e ritorniamo a riscoprire quella capacità diplomatica che l'Italia e l'Europa hanno sempre dimostrato nella storia .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Francesco Silvestri. Ne ha facoltà.
FRANCESCO SILVESTRI(M5S). Grazie, Presidente. Certo, se la questione si è ridotta al fatto che Pozzolo vi indica la strada da seguire, siete messi malino . Venendo alle questioni serie, io invece voglio leggervi un'agenzia molto seria, appena uscita: “Gli ambasciatori di Francia, Germania e Gran Bretagna al Ministero degli Esteri a Mosca”. Presidente Meloni, ma noi dove diavolo siamo? La nostra diplomazia dove sta ?
Possibile che siamo tagliati fuori da tutto? Lei, oggi, è venuta qui a parlarci di linee economiche, di linee sociali e di come riprendere la via maestra, poi, in questo Parlamento, arrivano dei decreti: zero euro per il decreto Sicurezza, zero euro per il decreto Liste d'attesa, zero euro per la crescita salariale. Lei, qui, si è vantata che si siederà davanti a Donald Trump avendo aumentato del 2,8 per cento le spese in armi, 2,8. Che c'è, Presidente Meloni, si vergogna a dire la cifra totale? Gliela dico io : sono 16 miliardi. Il 2,8 sono 16 miliardi: è la carne viva del nostro Paese messa sul piatto degli speculatori delle armi americani servita da lei. Viva i patrioti!
Lei, poi, è venuta qui e ci ha detto che condanna in maniera insistente, insieme alla Francia e alla Germania, le azioni di colonizzazione israeliana. Le leggo un articolo, uscito due giorni fa: “Europa: esportazioni record, più 30 per cento nel 2024 per acquisto armi ad Israele”. È così che condannate Israele ? Aumentando l' delle armi? In quel 30 per cento, c'è anche l'Italia, che, negli scorsi anni, ha triplicato l' di armi, l'importazione di armi. È così che lo fate? Lei qui, veramente, ci ha chiesto l'onestà intellettuale di fare un dibattito, però come si fa a questi livelli?
Lei dice che le azioni israeliane devono garantire massima tutela per la popolazione civile libanese, ma lei sta seguendo la tecnica con cui Israele sta bombardando il Sud del Libano? Si è accorta che sta distruggendo tutte le abitazioni civili per evitare proprio il reinsediamento delle popolazioni libanesi, che è la stessa tecnica usata a Gaza? Si è accorta che Israele sta seguendo un processo di ricolonizzazione del Medio Oriente ? Prima aveva detto che si sarebbe fermato al 53 per cento sulla Striscia di Gaza, e sta andando verso il 70 per cento; che si sarebbe fermato prima del fiume Litani, e sta andando oltre, sta superando quella barriera di 30 chilometri.
Ma se ne sta accorgendo o fa finta di non accorgersene? Allora, quello che io voglio dirle rispetto a questo suo intervento di oggi è che io non mi aspettavo, onestamente, niente di più di quello che lei ha detto. Il problema è che, dopo il referendum, e concludo, si è detto che la linea del Governo era di raddrizzare la schiena, rialzarsi da una posizione supina che aveva avuto nei confronti di Netanyahu e di Trump. Lei non ha rialzato la schiena, lei ha semplicemente indossato delle ginocchiere per stare più comoda .
Il punto è che noi abbiamo bisogno, invece, di un in una condizione sociale completamente diversa, e spero che tra qualche mese arriverà .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Fratoianni. Ne ha facoltà.
NICOLA FRATOIANNI(AVS). Grazie, signora Presidente. Signora Presidente del Consiglio, ascoltando il suo intervento, in alcuni passaggi mi è tornato alla mente un aneddoto che, a volte, occorrerebbe avere davanti, in particolare quando si racconta il mondo, si descrive una situazione e si delineano, conseguentemente, le scelte necessarie. L'aneddoto è quello che racconta cosa successe alla fine degli anni Trenta, a Parigi, quando l'allora ambasciatore nazista, in Francia, si recò nell'appartamento parigino di Pablo Picasso e, di fronte a un'immagine che raffigurava il celebre, lo straordinario dipinto domandò a Picasso: “Maestro, ha fatto lei questo orrore?”. E Picasso, in modo fulminante, gli rispose: “No, l'avete fatto voi” . Naturalmente - vorrei chiarirlo in premessa -, non c'è nessun paragone tra lei e l'ambasciatore nazista, sia chiaro prima di cominciare, ma è utile tenere questo a mente perché ci aiuta a capire come, a volte, nel racconto, nella descrizione dei fatti si fa fatica a ricostruire l'ordine delle cose, l'ordine delle responsabilità, la concatenazione logica, ciò che produce un fatto piuttosto che un altro.
Lei ci ha parlato, lungamente, in apertura, di questo intervento della crisi di Hormuz, della situazione in Iran, in Medio Oriente, dello che quella crisi sta producendo a livello globale sul terreno economico, e non soltanto, e su quanto sia necessario impegnarsi per ristabilire la piena libertà di navigazione, per impedire che uno stretto così decisivo possa essere usato come leva, come strumento di ricatto. Ma, ancora una volta, sorprendentemente, misteriosamente, si è dimenticata di dire al Parlamento che la crisi di Hormuz, e tutto ciò che ne sta derivando, ha una origine molto precisa: l'aggressione criminale e illegale che il suo amico Trump e il suo amico Benjamin Netanyahu hanno scatenato contro l'Iran . Guardate che non è che si può andare avanti all'infinito così, perché, altrimenti, è anche difficile, se non impossibile, collocare il nostro Paese su una sponda non solo giusta, ma utile a costruire una via d'uscita alle crisi che abbiamo di fronte e che si stanno, peraltro, ulteriormente accentuando, come lei ha velocemente accennato, facendo riferimento alle notizie dell'ultima ora, che sono, né più né meno, che una ripresa dei bombardamenti massicci degli Stati Uniti d'America sull'Iran.
Questo aneddoto è utile, però, anche seguendo l'intero filo del suo discorso; è utile quando si è spostata sulla situazione in Israele e Palestina perché, signora Presidente, quello che è successo, quello che continua ad accadere in Cisgiordania, secondo un recente rapporto di Oxfam, negli ultimi tre anni, il numero delle vittime palestinesi ha superato quello dei 17 anni precedenti. Parliamo di adulti e di bambini, in Cisgiordania, non a Gaza, non in Libano. Negli ultimi tre anni, il numero degli sfollati, in Cisgiordania, ha triplicato il numero degli sfollati dei 14 anni precedenti; hanno costruito 925 nuovi cancelli che impediscono a 3 milioni di persone di muoversi liberamente. annessione, queste sono le parole che descrivono quello che sta accadendo in Palestina e che continua ad accadere . È per questo, signora Presidente, che, senza riconoscere la natura di quello che sta accadendo, è inutile che ci chieda di riconoscere la buona fede di tutti - riconosciamo la buona fede -, di riconoscere il fatto che tutti ci impegniamo per la pace. Qui, non è questione di buona fede. Io penso che lei sia una persona intelligente. Il punto non è la buona fede, il punto è che lei ha lucidamente scelto di stare da un'altra parte, se la conseguenza a quel che dice è che voi, con determinazione, chiederete misure mirate contro Ben-Gvir o contro i coloni violenti. Ancora con i coloni violenti: i coloni sono tutti illegali , glielo ricordo, sono illegali perché illegale è l'occupazione della Cisgiordania. Ebbene, continuate a chiedere misure mirate e lo dite con chiarezza - come lei ha detto -, perché voi avete assunto una posizione. Questo è il punto, altro che buona o cattiva fede: il punto è la scelta politica, quella che, ancora oggi, ha fatto sì che non abbia nominato né Trump né Netanyahu. I nomi scompaiono, no? Ma è una scelta politica, perché lei dice, in quest'Aula, che siete contrari alla sospensione dell'Accordo di associazione UE-Israele. E perché ? Contrari, sì, alla sospensione dell'Accordo di associazione UE-Israele. Siamo contrari: l'ha detto lei, forse intendeva un'altra cosa, ma … va bene. Comunque, siamo contrari - no, no, ci mancherebbe - e perché siete contrari? Perché non volete misure che colpiscano la società civile israeliana; invece, per la società civile russa, con 20 pacchetti, e per quella iraniana vanno benissimo. Mi faccia capire perché il doppio standard è inaccettabile Lo capisce? Lo capite che il doppio standard è la fine della credibilità dell'Occidente, di cui vi riempite la bocca? L'Occidente, l'Occidente, l'Occidente: ma che cos'è questo Occidente, che vive nel doppio standard, nell'ipocrisia? Lo capite? Guardate, lo capiscono tutti, anche nel vostro elettorato.
E, allora, occorrerebbe tenere a mente quell'aneddoto, che è utile anche quando arriviamo alla situazione economica di questo Paese. Perché qui, invece, la crisi, i costi energetici... insomma, è colpa sempre di qualcun altro. È l'Europa cattiva, è la burocrazia, sono i nemici europei che vogliono imporci cose terribili contro le nostre decisioni, compreso - pensate un po' - il rispetto dello Stato di diritto, no? Lo Stato di diritto: questa imposizione burocratica. Ora, io capisco che non si sia ancora ripresa dal trauma della fuoriuscita del suo amico Orbán - noi ne siamo felici, lei è un po' turbata, lo capisco, è legittimo -, ma abbia pazienza: lo Stato di diritto è il fondamento della democrazia, e dire che bisogna eliminare ogni vincolo e condizionalità legata a questo elemento significa dichiarare programmaticamente l'obiettivo di indebolire la democrazia . E questo è inaccettabile da parte della Presidente del Consiglio di un grande Paese del G7, come lei ci ricorda costantemente.
Appunto, è tutta colpa di altri, delle opposizioni, dell'Europa, anche per il fatto che - come ci ha ricordato l'Ufficio parlamentare di bilancio, buon ultimo - i salari reali degli italiani abbiano perso 8 punti di potere d'acquisto, mentre, nel frattempo, i miliardari sono passati da 79 a 90 quasi. Sono aumentati loro, è aumentato enormemente il loro patrimonio, ma - come ci ha ricordato la Confcommercio - mai una patrimoniale sulle grandissime ricchezze, perché volete difendere il ceto medio. Solo che voi sul ceto medio - lavoratori e pensionati - la patrimoniale l'avete fatta eccome, perché gli avete aumentato il carico fiscale, perché gli togliete diritti, gli togliete opportunità .
E allora, signora Presidente del Consiglio, il punto non è la buona fede, il punto sono le scelte politiche che ciascuno assume con responsabilità e con chiarezza. E lei, ancora una volta, lo ha fatto, io glielo riconosco, come ho sempre fatto: è per questo che sto esattamente dalla parte opposta, è per questo che lavoro, lavoriamo per costruire un'alternativa per questo Paese , che lo riporti dalla parte giusta della storia, per difendere il diritto internazionale, che lo riporti dalla parte della maggioranza dei suoi cittadini per alzare gli stipendi, per allargare i diritti, per ricostruire la sanità pubblica e l'istruzione. Per questo noi stiamo da questa parte e lavoreremo per un'alternativa .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Giordano. Ne ha facoltà.
ANTONIO GIORDANO(FDI). Grazie, Presidente. Grazie, colleghi e grazie, membri del Governo. Grazie, Presidente Meloni, che sta per andare a Bruxelles per la ventitreesima volta dall'insediamento del suo Governo. Certo, gli argomenti oggi sono argomenti pesanti - Ucraina, Medio Oriente, migrazione, droghe illecite, difesa, competitività europea e, per ultimo, il prossimo quadro finanziario -, ma l'Italia arriva a quel tavolo in una condizione che noi non avremmo mai potuto immaginare pochi anni fa. Sappiamo tutti che il prossimo settembre questo Governo potrebbe diventare - così… faccio il napoletano - il più longevo della storia repubblicana. Ma permettetemi di condividere una nota che non ho visto con molto risalto: con 19 Consigli europei formali all'attivo, il Presidente Meloni è già il Capo di Governo italiano che, alla guida dello stesso Esecutivo, ha partecipato al maggior numero di riunioni del Consiglio europeo nella storia repubblicana . È un primato che nessuno aveva mai raggiunto, ed è un numero che dice due cose insieme: quanto è stato difficile il momento storico e quanto è stata salda la mano di chi ha guidato questo Governo, di Giorgia Meloni, di Antonio Tajani e di Matteo Salvini.
Ma il punto non è solo cosa l'Italia va a dire a Bruxelles, il punto è come ci va e, soprattutto, quale Italia va a Bruxelles. E lo dirò con qualche numero, perché i numeri possono deludere, possono irritare, ma, in genere, non tradiscono. Come dice spesso la mia , ci sentiamo poca cosa quando ci valutiamo da soli, ma spesso scopriamo di essere molto quando ci confrontiamo con gli altri; e questo, come canta Peppino Di Capri, non è peccato . Nel 2022, lo era a 233 punti base, oggi è a 79 e ha toccato per lungo tempo i 60, che vuol dire tanti, tanti, tanti soldi risparmiati.
Il disavanzo deficit-PIL era l'8,1 per cento, oggi è il 3,1 per cento: abbiamo recuperato 5 punti in tre anni. L'inflazione era il 12,6 per cento, prima della guerra era l'1,3, era circa un decimo. La disoccupazione era il 7,8 per cento, oggi è il 5,2: è diminuita del 30 per cento, per un milione di persone in più che lavorano, invece di stare sul divano. Ma i mercati? Magari uno dice: forse questo non è chiaro sui mercati. No, perché l'indice della borsa è raddoppiato. Siamo al quinto posto nell' mondiale - energia a parte, ma questo viene da un'altra storia -, 150 miliardi di commerciale, secondo posto per presenze e per turismo, davanti alla Francia, e stiamo ridando 21 miliardi di euro all'anno agli italiani attraverso la riduzione del cuneo fiscale e l'accorpamento delle aliquote. Questi non sono proclami, questi sono numeri chiari. E, mentre qualcuno propone di tassare ancora - sentivo ancora parlare di patrimoniale - il patrimonio degli italiani, noi lavoriamo perché ogni italiano possa costruirsi un patrimonio. Questo è il contesto con cui l'Italia si presenta a Bruxelles, non a chiedere, ma a proporre.
L'Europa si trova di fronte a una scelta che non può rinviare: o diventa un'economia che produce, che esporta e che compete, oppure si condanna a essere un museo, ben conservato, ma in un mondo che accelera. Chiediamo all'Europa di adeguarsi alla realtà, di rivedere il sistema ETS, di allentare il peso normativo sulle imprese, di smettere di trattare le regole come un fine, invece che come uno strumento.
E su questo voglio riportare un ragionamento che ho sentito qualche giorno fa da un altro esponente americano, che mi diceva: sapete perché da voi non funziona? Adesso vi dico il termine riferito al “non funziona”. L'Unione europea più o meno ha il 30 per cento di abitanti in più degli Stati Uniti, ma l'Unione europea ha il 30 per cento in meno di PIL rispetto agli Stati Uniti. Quando andiamo alla competizione, alle medaglie nelle Olimpiadi, l'Unione europea ha più del doppio delle medaglie degli Stati Uniti; ciò dice qualcosa, ossia che gli Stati Uniti vincono sulla competizione economica, ma noi siamo più forti sulla competizione sociale ed emotiva, perché siamo nati per essere un insieme di Nazioni indipendenti e non un mucchio di Nazioni. Noi vinciamo quando siamo la somma delle Nazioni. È una cosa che le chiedo di portare a Bruxelles, Presidente, ma anche di cambiare qui in Italia.
Diceva questo americano: sapete qual è la differenza per cui negli Stati Uniti ci alziamo la mattina e corriamo? La differenza è nella concezione dell'imprenditore. In Europa, ma purtroppo anche e soprattutto in Italia, l'imprenditore che non ce l'ha fatta è un fallito. Negli Stati Uniti un imprenditore che ha provato è come se fosse un ferito in battaglia: gli si tributano gli onori, anche se è fallito. Se invece si è comportato male, va in galera, cosa che in Italia magari non succede.
Ecco, questo è un passaggio fondamentale, perché qui da noi l'imprenditore che ha successo è l'uomo che si è trovato nel posto giusto e al momento giusto. Negli Stati Uniti non funziona così: l'imprenditore che ha successo è un esempio.
E, allora, signor Presidente, l'Italia che va a Bruxelles il 18 giugno non è quella che arrivava ai tavoli europei senza argomenti e senza credibilità, è un'Italia che ha risanato i conti, che ha rimesso al tavolo di lavoro quasi un milione di persone, che ha dimostrato che le frontiere si difendono e i terroristi si cacciano. È un'Italia che ha portato in Europa una visione sul commercio, sull'energia e sulla migrazione, e che ha visto adottare quella visione da chi fino a ieri la contestava. Questo è il tempo dell'Italia. Non lo diciamo noi, ma lo dicono i dati, i mercati e i internazionali.
Lei andrà a Bruxelles a fare quello che ha sempre fatto: difendere gli interessi degli italiani, con la schiena dritta e le idee chiare. È così che si governa ed è così che governa la prima Presidente del Consiglio d'Italia .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Provenzano. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE PROVENZANO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Signora Presidente del Consiglio, lei oggi non ha perso l'aereo, ha perso però un'occasione per smentire quello che appare sempre più evidente, ossia che l'Italia non c'è nei principali processi decisionali europei in un momento storico che è cruciale.
Al vertice UE-Balcani dello scorso fine settimana non si è presentata. Ed è stato grave non solo perché quello è un teatro per noi strategico, ma perché si discuteva del nostro futuro. E l'Italia non c'era.
I del formato E3 hanno provato ad assumere un'iniziativa diplomatica vera su Putin. Noi lo chiedevamo da tempo. Lei qui vuole un inviato europeo e perché non lo propone, Presidente? Non le piace quel formato? Ma di fronte all'immobilismo di questi mesi, quella almeno è stata una mossa politica e l'Italia non c'era. Infatti, in questi minuti gli ambasciatori di quei tre Paesi si stanno riunendo al Ministero degli Esteri russo e l'Italia non c'è, Presidente.
Lei non vuole che l'Europa si autoescluda? Finora l'unica che si è autoesclusa è lei, Presidente Meloni .
C'è chi dice sia stato il frutto delle divisioni interne, che sono gravi - e su questo ci torno -, c'è chi pensa fosse una ripicca per essersi sentita marginalizzata, ma nella posizione che lei ricopre non può fare l'offesa. Deve fare politica!
Io penso, invece, che ci sia una ragione di fondo, che la sua assenza sia la conseguenza di un vuoto di strategia, perché la politica estera è stata a lungo il suo terreno di propaganda. Oggi, invece, è la principale ragione della sua crisi e del suo fallimento, perché è crollata l'intera impalcatura su cui si reggeva la vicinanza a Donald Trump. Dopo la rottura - peraltro, da lei subita - è rimasta immobile, Presidente, incapace di trovare un'altra strada e in questo immobilismo sono cresciute le ambiguità.
Così, per esempio, sulla prospettiva europea dell'Ucraina abbiamo avuto due posizioni del Governo, una del Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale e una del Ministro della Difesa. E lei oggi, qui, ha detto poco. Nella risoluzione di maggioranza, invece, non dite proprio nulla, perché forse vi è il condizionamento di Vannacci, del suo putinismo, che si fa sentire, forse non solo su Salvini, non lo so. So che su questo la nostra posizione invece non è mai cambiata, non da ieri, che si tratta di una scelta strategica, che certo si tratta di un percorso, che certo serve la pace, ma proprio in una prospettiva di pace va rilanciata. Certo che bisogna soddisfare le condizioni dell'ordinamento europeo, ma tutto questo non può diventare l'alibi per intralciare l'avvio di un percorso o rimandarlo senza meta.
Forse lei è in attesa, Presidente. Forse davvero si è affezionata a questa idea del ponte sull'Atlantico, come a quella del ponte sullo Stretto. Non faccia Salvini, anche perché, se lo lasci dire, non porta tanto bene.
Davvero sta aspettando che torni il suo Trump immaginario? Che magari la pace la fa come l'aveva concordata in Alaska, ma senza l'Ucraina e senza l'Europa? Ancora con questa retorica sull'Occidente, quando qui rinuncia a difendere lo Stato di diritto e ci vuole fare lezioni di realismo, Presidente? Sa qual è la realtà? La realtà è che stanotte in Iran è scoppiata di nuovo la guerra! Non una crisi, Presidente, ma la guerra illegale di Trump e Netanyahu Sa quante volte Donald Trump in questi mesi ha annunciato un accordo imminente? Secondo la, 38 volte! Complimenti: 38 premi Nobel per la Pace, Presidente del Consiglio!
Hormuz è stata di nuovo chiuso, perché quello rappresenta un fallimento epico e un'arma senza precedenti nelle mani del regime di Teheran. Ma chi gliel'ha messa quell'arma nelle mani del regime, se non Trump e Netanyahu?
E il Libano, Presidente, il simbolo di ciò che eravamo - protagonisti di dialogo, costruttori di pace - e di ciò che non siamo più. Sul Governo Netanyahu, sul suo disprezzo per le vite umane, per il diritto internazionale e persino per i nostri militari, lei è alle chiacchiere. Vuole discuterne con onestà intellettuale? Rilegga quello che ha detto, Presidente. Il nulla! Il nulla. Perché c'è di peggio. C'è una ipocrisia intollerabile, se dobbiamo dirla con onestà intellettuale, e vi dico perché. Andate in Europa a chiedere sanzioni quando potreste farlo come Governo, e nessuno ve lo vieta, sapendo benissimo che per quelle sanzioni serve un'unanimità che non ci sarà, mentre vi opponete ancora alla sospensione dell'accordo UE-Israele, dove basta una maggioranza che ci sarebbe, se ci fosse l'Italia.
Avete detto che volete discutere di bando alle colonie illegali, ma c'è una proposta di legge in Italia, in questo Parlamento, firmata da noi. Non c'è bisogno di aspettare Bruxelles. Ma cosa credete, Presidente, che gli italiani non sappiano, che gli italiani non capiscano? Lei ha richiamato le posizioni storiche della nostra politica estera, ma di fronte alla sciagura di Trump c'era una sola cosa da fare: riportare l'Italia dove è sempre stata, dalla parte del diritto internazionale e in testa al processo di integrazione europea. Ma lei non lo ha fatto, siamo al ritorno alle origini, Presidente.
Lo abbiamo ascoltato anche oggi e infatti ha attaccato l'Europa. L'altro giorno a Confindustria ha detto “un gigante, ma immobile”. Detto da lei, che ha fermato la crescita del nostro Paese, ha portato al massimo la pressione fiscale e al minimo la produzione industriale, e senza il nostro PNRR saremmo in recessione. La Commissione europea ha molti limiti, tanti limiti, ma ci siete voi dentro, Presidente. Siete voi che volete un bilancio europeo risibile e con Fitto ora togliete persino i fondi di coesione ai territori. Siete voi nazionalisti che la rendete immobile, salvo poi festeggiare per un minimo di flessibilità.
Figurarsi, noi la chiedevamo, Presidente, ma questi 14 miliardi di euro li deve usare per gli investimenti sulle rinnovabili, quello che non ha fatto fin qui. E continuate con le misure tampone, come sulle accise, tanto lei dal benzinaio, Presidente, non ci va più. Ci vanno però i cittadini, i lavoratori, le imprese, che pagano il conto delle guerre di Trump e Netanyahu. Chiedevate la sospensione del Patto di stabilità? Noi lo abbiamo fatto durante la pandemia, voi, invece, quel pessimo patto lo avete negoziato e votato .
E c'è del ridicolo, come quando fate la battaglia contro il , ma i pacchetti principali sul portano la firma di Pichetto Fratin, che adesso non c'è più. Vede, in quest'Aula può fare tutti i comizi che vuole, Presidente del Consiglio, ma cosa resta di questa sua attività in Europa? L'azione sui migranti? Prima ha criticato riunioni, formati. Cioè, ci faccia capire, si possono fare solo sulle migrazioni? È un'ossessione, Presidente! Un'ossessione! Lo ha dimostrato l'altro giorno, i Balcani, per lei, contano solo per quei centri vergognosi in Albania. Può fare tutta la triste propaganda che vuole, ma questo resta.
Resta che i Trump comprano le isole in Albania, noi, invece, paghiamo per centri che sono vuoti e che sono una vergogna , che funzioneranno, oggi no, domani forse, ma dopodomani sicuramente funzioneranno. Servirebbero le riforme all'Europa, Presidente. Non solo con l'allargamento, ma già ora per contare qualcosa, solo che lei alle riforme in Europa si è sempre opposta. È l'unica a difendere il diritto di veto, che è sempre usato contro di noi. Meglio non parlare di cooperazioni rafforzate, perché, invece che con i Paesi fondatori, lei ce le avrebbe fatte fare con l'Ungheria.
E a proposito, Presidente - e chiudo -, questo sarà il primo Consiglio europeo in cui non siederà accanto al suo amico Orbán. Anzi, complimenti per il sostegno elettorale. E sa perché è un problema, Presidente, per lei? Sa perché è un problema per lei, Presidente? Perché non si potrà più nascondere dietro Orbán, dovrà mostrare la sua vera natura, dovrà assumersi le responsabilità. Ci ha abituato a citare Il Signore degli Anelli, oggi ha citato Harry Potter, Presidente, ma non illude più nessuno, guardi, Presidente, non illude più nessuno! E l'unica cosa che le chiediamo è che, quando andrà lì, non vada a fare troppi danni, perché poi saremo noi a dover correre ai ripari .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Riccardo Ricciardi. Ne ha facoltà.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). Grazie, Presidente. Presidente Meloni, se noi ascoltiamo un suo discorso sull'Ucraina di tre anni fa e ascoltiamo quello di oggi, sono le solite identiche parole. Cambia solo il numero di sanzioni. Magari, quando ha iniziato, eravamo al dodicesimo pacchetto, al tredicesimo, oggi siamo al ventesimo. Il solito identico discorso. E vede, fino a un certo punto questa logica di afflato democratico del diritto internazionale sulla logica dell'aggressore e dell'aggredito, forse, fino a un certo punto, poteva anche funzionare.
Poi però è arrivata Gaza, e Gaza ha svelato tutta la vostra ipocrisia con un lampo , e oggi lei la ribadisce questa ipocrisia in dei passaggi del suo discorso che sono, dal punto di vista logico, un capolavoro di retorica ipocrita straordinaria. Quando parla dell'Accordo tra Unione europea e Israele, lei dice: non bisogna isolare la popolazione civile di Israele. Benissimo, poi vediamo però come si tratta alla Biennale di Venezia il padiglione russo e la lezione gliel'ha data un intellettuale di destra, che si chiama Buttafuoco , su come non si debbano isolare i popoli.
Lei parla del drone in Romania e oggi viene qua dicendo: condanniamo, ferma condanna con il drone in Romania. Poi però, quando parla del bombardamento di Beirut, la condanna non avviene. Lei dice: ci auguriamo e speriamo, invitiamo Israele ad avere premura dei civili. Cioè, bombarda Beirut, ma deve avere premura, e nessuna condanna è arrivata. È esattamente la stessa logica con cui avete risposto alla nostra interrogazione del 2023 sul commercio di armi tra Italia e Israele e voi avete risposto che questi accordi continueranno, quelli della nostra vendita di armi, ma ci premuriamo che Israele non ne faccia uso sui civili.
È la stessa identica ipocrita logica. E quando lei dice “condanniamo i coloni violenti, sanzioniamo i coloni violenti”, Presidente, è il colono di sua natura violento ; non esiste un colono violento e un colono non violento. E quando lei condanna Ben-Gvir, lei pensa in questo modo di salvare il Governo di Israele perché il problema è Ben-Gvir. Lo sa qual è il problema? Che noi abbiamo creato le condizioni etiche e morali per cui Ben-Gvir non si è vergognato di fare, di fronte alle telecamere, quello che è accaduto .
È quello il problema! E pensi cosa accade alla popolazione palestinese quando quelle telecamere sono spente. E noi stiamo ancora aspettando che l'Italia alzi la testa nel momento in cui Israele ha sequestrato cittadini italiani, ha sequestrato barche italiane, le ha bombardate; e noi avremmo voluto l'Italia che si costituisse parte civile e non solo condannasse a parole, ma sanzionasse Israele per quello che è stato un oltraggio alla nostra Nazione. Ma tutto questo non è arrivato, arriva Ben-Gvir, il problema è Ben-Gvir. No, Presidente, si dia pazienza, noi alla buona fede di Israele proprio non ci crediamo , ma proprio non possiamo credere alla buona fede di un Paese che stermina 75.000 persone.
Se lei pensa che un Paese possa sterminare in buona fede 75.000 persone, non siamo messi benissimo, guardi . Il problema suo, ora, che ci dice oggi, è che lei non partecipa ai vertici, il problema sono i vertici, quelli a cui non partecipa, quelli per cui non può farsi la . Però, quando lei unilateralmente decideva di avere un rapporto con Trump, allora lì andava bene, unilateralmente, quando mandava il nostro Ministro degli Affari esteri a quella farsa del comitato d'affari che si chiama , con il cappellino MAGA , allora quei vertici andavano bene, perché lei ha scommesso su questo.
Anche sui dazi, lei doveva fare la pontiera; allora lì andava bene, perché si muoveva lei.
Su Tajani, non sappiamo se sono arrivate le scuse di Israele a Tajani, noi sappiamo che gliele ha chieste, ma guardi, glielo dica: eviti di fare quelle dichiarazioni, perché espone il Ministero degli Affari esteri italiano a delle figure che sono imbarazzanti . Oggi addirittura è venuta qua e ha detto: non permetteremo che un Paese intervenga sulle rotte commerciali, mercantili. E vabbè, ma perché, cosa si aspettava che accadesse a Hormuz di fronte a un attacco come quello che è avvenuto da parte di Trump e Netanyahu?
Che stessero buoni ad aspettare le bombe? E oggi si stupisce di questo. Bene, quell'attacco è avvenuto un giorno dopo il . Ha capito quanto contiamo noi? Il problema è che lei non ha scommesso sull'alleanza con gli Stati Uniti, lei ha scommesso sull'alleanza politica con Donald Trump. Lei ha scommesso sul sovranismo, che fa rima con nazionalismo, e il nazionalismo con il patriottismo non ha nulla a che fare, Presidente Meloni .
Perché essere patriottici significa difendere la propria patria, sì; essere nazionalisti vuol dire imporre alle altre patrie la propria visione, è questa la differenza tra noi e voi , tra l'essere patriottici e l'essere nazionalisti. La stessa differenza che c'è tra sovranismo e sovranità, perché noi siamo per la sovranità, voi siete per il sovranismo. E mentre svendete la sovranità, perché lei oggi parla di politica energetica, ma lo sa che la nostra politica energetica sta andando sempre di più in mano ai fondi privati americani ?
Lei lo sa che il nostro sistema bancario è sempre di più nelle mani di questi fondi? Lei sa che avete regalato i fondi pensione delle giovani generazioni a questi fondi? Ma come la fate la politica energetica? Come la fate la politica industriale? Voi state facendo politica finanziaria, perché quello che accade in questo continente, in questo Paese, è ciò che danneggia l'industria e il sistema produttivo di tutti quanti. Perché, se un grande miliardario eredita - perché le grosse ricchezze in questo Paese vengono solo per eredità e noi le colpiamo con delle tasse di successione ridicole, ridicole, perché, Presidente Meloni, il paradiso fiscale per i ricchi è l'Italia, non sono altri Paesi - e noi li tassiamo con successioni ridicole, poi queste persone per arricchirsi cosa fanno?
Secondo lei investono nell'azienda? Secondo lei vanno ad aumentare il sistema produttivo? No, mettono i soldi in finanza e moltiplicano i loro profitti, e non accade nulla al sistema produttivo di questo Paese.
Ma, d'altronde, ce la ricordiamo la sua reazione dopo l'altro G7, quello in Puglia, quando lei vide bene, fra tutti quanti, di incontrare per primo Larry Fink, il CEO di BlackRock. E quando io le ho chiesto “ci spiega cosa ha detto a Larry Fink?”, lei ha detto: io non disturberò chi investe in Italia.
No, lei non disturba chi si sta “mangiando” l'Italia , perché lo vada a dire alle imprese che sono preda dei grandi fondi, agli operai che non sanno più neanche con chi protestare, perché i loro padroni sono delle finanziarie a Londra e a Lussemburgo, che lei non disturba chi lavora. Con questo Consiglio europeo - lei la butta sempre sui propositi, faremo, farò -, beh, dopo quattro anni, più che tempo di propositi è tempo di bilanci, e i bilanci che ci porta sono quelli.
Ma quello che non perdoneremo mai a questo Governo e al Governo europeo di questi anni non è un provvedimento, non è un appostamento economico; è avere introiettato la logica di guerra nelle generazioni giovani ; è avere introiettato un concetto che esiste un nemico, che esiste riarmarsi. Bene, la mia generazione, la nostra generazione è quella che, potendosi muovere liberamente in Europa, non ha visto nel tedesco e nel francese un nemico; ha visto nel tedesco e nel francese un compagno di università.
E voi state preparando, invece, una generazione che deve spersonalizzare l'altro, perché, se non spersonalizzi l'altro, non avrai mai il coraggio di ucciderlo. È questo il problema, e non sarà questo Governo a cambiare questa cultura. E allora i giovani, fortunatamente, sono molto più avanti di noi e vedono nei giovani degli altri Paesi non persone che hanno lo “stesso identico umore e la divisa di un altro colore”; sono persone che vogliono vedere un'Europa e un mondo dove si muovano le genti, non dove si muovano i capitali e le armi, ed è questa l'Europa e il mondo che vogliamo, che è molto differente dal suo, fortunatamente .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Della Vedova. Ne ha facoltà.
BENEDETTO DELLA VEDOVA(MISTO-+EUROPA). Grazie, signora Presidente. L'Ucraina difende non solo la propria libertà, ma anche la nostra, lo ha detto il Cancelliere Merz, stamattina, al Bundestag, nelle dichiarazioni analoghe alle sue, signora Presidente Meloni. Vede, l'Ucraina va sostenuta e difesa perché si difende da un'aggressione illegale, violenta, sanguinosa e sanguinaria, ma anche perché difende l'Europa.
E se gli ucraini bloccano la Russia, come oggi sta accadendo grazie ai finanziamenti europei e grazie alle armi che loro hanno saputo costruire per attaccare obiettivi industriali e militari nel territorio russo, quelle armi che noi non abbiamo voluto dargli all'inizio, e forse la partita sarebbe stata diversa, se oggi gli ucraini fermano la Russia, non solo difendono se stessi e difendono noi, ma scoraggeranno gli aggressori, presenti e futuri, che saranno spaventati da quel fallimento.
Anche attraverso questo si potrà ridisegnare un'Europa più sicura e in pace. Lei dice che ci vuole la diplomazia: ma certo, a partire dal fatto, però, che l'altro giorno Lavrov, il capo della diplomazia russa, dopo l'iniziativa del formato E3 - e ci torno brevemente - ha detto: non è con la diplomazia, ma è sul fronte che si risolve la questione. Questi sono i russi. Ma noi dobbiamo insistere anche con la democrazia.
Signora Presidente, la polemica sui formati mi sembra una , per non citare Moretti. Se il formato E3 non è stato il formato E4 - come poteva essere, sono tutte cose informali - è perché di noi non si fidano: non tanto di lei, ma non si fidano dell'Italia e del Governo italiano.
E hanno ragione, perché Salvini se ne è andato, ma lei non può fare l'economia di questo. Lei ha un Vicepresidente suo, capo di un partito essenziale per la coalizione, che dice cose opposte. L'Ucraina deve entrare nell'Unione europea: certo, è una battaglia italiana iniziata dal Primo Ministro Draghi. Cosa dice Salvini? Mai l'Ucraina nell'Unione europea. E mi sono stupito che il Ministro della Difesa Crosetto abbia tirato in ballo l'agricoltura. Ma certo che è un tema, lo era anche per la Polonia, e si negoziò un lunghissimo.
Quindi non è quello il tema. Il tema è quello di capire da che parte stiamo anche sull'ingresso dell'Ucraina. Lei si lamenta dei formati, ma difende il diritto di veto in modo tetragono. Con il diritto di veto è evidente che poi ci sono i formati per fare qualcosa. Se oggi, questa mattina, in questo momento, gli ambasciatori di Francia, Germania e Gran Bretagna sono a colloquio al Ministero degli Affari esteri, e non c'è l'ambasciatore italiano, non è per caso, ma è perché la nostra posizione non è mai stata definitiva e definita su questo.
Chiudo sull'allargamento. Bene i Balcani, chi è che è contro i Balcani? Anche se bisogna capire quello che sta succedendo, in particolare in Serbia e non solo. Prenda appunti - e chiudo, signora Presidente - da quello che dice il suo amico tra un inchino e l'altro, il suo amico e sagace albanese Rama. Lui ha detto: io sono pronto a entrare e sono pronto a rinunciare al diritto di veto - perché lui sa che il problema è anche questo - e sono pronto perfino a rinunciare al commissario albanese, mi riconosco nel commissario italiano.
Visto che lei sta tornando, come nel gioco dell'oca, al punto di partenza dell'antieuropeismo, prenda appunti dalle cose che dice Rama: no al diritto di veto e riforma della Commissione. Altro che prendersela, in modo un po' stucchevole, con i burocrati di Bruxelles. Faccia delle proposte e parta dal diritto di veto, così non ci saranno più i formati da cui l'Italia è esclusa, ma ci sarà la possibilità di dare mandati chiari, per esempio, a un eventuale negoziatore europeo. Altrimenti zero .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Trancassini. Ne ha facoltà.
PAOLO TRANCASSINI(FDI). Grazie, Presidente. Signor Presidente del Consiglio, rappresentanti di Governo, colleghi, in questi giorni, Presidente, alla Camera si celebrano gli 80 anni della Repubblica, che sono anche gli 80 anni del primo voto alle donne. Penso che celebrarlo con la prima donna Presidente del Consiglio sia il modo migliore per dare soddisfazione a quelle donne che 80 anni fa, per la prima volta, hanno votato nella nostra Nazione, perché di donna Presidente del Consiglio nella nostra storia ce n'è stata una sola. Per la verità, adesso c'è un altro Di Donna, costosissimo avvocato, che sta balzando agli onori della cronaca grazie al grandissimo lavoro del presidente Lisei.
L'Italia si presenta a Bruxelles con un Governo stabile, con una guida autorevole, che sa orientare il dibattito politico e non lo subisce, come è successo in passato, e mantiene la linea sulla questione della guerra in Ucraina. Sono veramente rimasto molto sorpreso dall'intervento e dalla chiosa che ha fatto il collega Ricciardi, che l'ha rimproverata di non avere cambiato idea. Ha detto: ma voi dite le stesse cose che avete detto tre anni fa.
Io capisco che chi, per motivi di poltrona, è passato dal “Conte 1” al “Conte 2”, cioè da porti chiusi a porti aperti, la coerenza possa essere un errore, ma noi siamo contenti di questo. Anche perché, Presidente, io ricordo un fatto, che penso sia unico nella storia di questo Parlamento, ossia quando bisognava dare mandato a Draghi, allora a capo del Governo dei migliori, ma non si riusciva a venire a capo di una mozione che, imbottita ed infarcita di “ma anche”, non avrebbe messo il Presidente Draghi nella condizione di chiarire qual era la posizione italiana. E allora - è agli atti -, il 22 giugno 2022 passò la mozione di Fratelli d'Italia, con 48 voti e 388 astenuti, perché era l'unico modo, con 4 punti chiari, di mandare Draghi in Europa a dire qual era esattamente la posizione dell'Italia Perché - lo dico, suo tramite, al collega Fassino - ci si alza, si dice qual è chiaramente la linea e poi, però, ogni volta che andiamo a leggere tra le righe e in maniera non tanto velata le mozioni che il centrosinistra, nel cosiddetto Campo largo, tenta di mettere insieme, c'è un “ma anche” a riga, e noi siamo arrivati in questo Parlamento, e non solo per le mozioni di politica estera, a votare ormai per virgole separate, non più per atti separati, proprio per questo continuo distinguersi.
Quindi, la capacità di portare risultati concreti: lei va in Europa con un Governo stabile, con numeri importanti. Però, veda, ieri, quando pensavo a questo intervento, sapevo che sarei venuto qua e avrei ascoltato prima di me tutta una serie di narrazioni: che lei si è autoesclusa, le sue assenze, il fatto che lei manca da una foto, la marginalità, che lei non c'è nella cartolina, eccetera. Visto che invece noi abbiamo un'idea completamente diversa, mi sono chiesto: possibile che i nostri avversari non si pongano il dubbio e non abbiano il dubbio che, invece, la sua statura internazionale è di primissimo livello, che lei oggi è rispettata? Insomma, ho cercato un argomento. Lo sa dove l'ho trovato? L'ho trovato nell'intelligenza artificiale, perché lì dove non arriva l'intelligenza normale, lei capisce che ci possiamo fare aiutare dall'intelligenza artificiale. Allora, ho scritto: come è considerata la Meloni all'estero? La risposta è: è considerata una pragmatica e istituzionale, apprezzata per la stabilità del suo Governo; in politica estera ha convinto i internazionali per il suo fermo sostegno all'Ucraina e alla NATO; ha saputo tessere alleanze strategiche, diventando una figura di primo piano nelle dinamiche continentali; la sua capacità di mediazione è considerata una risorsa per Bruxelles L'intelligenza artificiale al servizio dell'intelligenza naturale, anche se il dubbio è che, da domani mattina, l'intelligenza artificiale sarà boicottata e ovviamente sarà tacciata di fascismo: il pericolo c'è .
Ma, vede, mi sono dilettato e invito i colleghi, soprattutto quelli del MoVimento 5 Stelle, a fare anche altre domande, perché, se chiedete del superbonus, vi dirà che è la misura più costosa della storia della Repubblica e lo Stato, regalando il 10 per cento, ha incentivato a gonfiare i conti: una cosa banale, che però ricordata dall'intelligenza artificiale… Poi si potrebbe andare oltre, perché basterebbe chiedere l'affidabilità di Renzi sulle alleanze e ci divertiremmo. Però lì ci facciamo bastare le polemiche della collega Appendino e non andiamo oltre.
PAOLO TRANCASSINI(FDI). Insomma, Presidente, noi siamo molto contenti che lei vada a rappresentare l'Italia, soprattutto anche con i numeri sul fronte dell'immigrazione clandestina: il fatto che c'è il 43 per cento di sbarchi in meno, il 50 per cento di rimpatri in più. Però c'è una cosa che per la quale vorrei richiamare anche l'attenzione del Presidente della Camera: è semplicemente vergognoso che qui, in assenza di argomenti, ci sia stato qualcuno che ha detto che lei dovrebbe mettersi le ginocchiere, che, anziché rialzare la testa, dovrebbe mettersi le ginocchiere.
Allora, Presidente, alle belle anime della sinistra, a tutti coloro che dal “se non ora, quando?” in poi si sono alzati indignati soltanto perché lei ha detto che è ridicolo quello che dice la sinistra, dico: sapete perfettamente a che cosa ci si riferisce quando a una donna le si dice che si deve mettere le ginocchiere, soprattutto davanti a un uomo . Questo è un fatto vergognoso ed è vergognoso che sia stata silente la Presidenza. Io mi auguro che su questo, Presidente Fontana, si apra una istruttoria perché c'è un limite a tutto! E quando si è in assenza di argomenti, Presidente, non ci si può rifugiare in queste frasi. Comunque: proposte concrete, equilibrio politico e, per questo, Fratelli d'Italia sostiene l'azione di Governo e il primo Presidente del Consiglio donna .
PRESIDENTE. Verificheremo assolutamente, onorevole Trancassini.
È così conclusa la discussione.
PRESIDENTE. Avverto che sono state presentate le risoluzioni Richetti ed altri n. 6-00255, Braga ed altri n. 6-00256, Mantovani, Giglio Vigna, Rossello, Carfagna ed altri n. 6-00257, Zanella ed altri n. 6-00258, Boschi ed altri n. 6-00259, Riccardo Ricciardi ed altri n. 6-00260, Magi e Della Vedova n. 6-00261 e Ziello ed altri n. 6-00262. I relativi testi sono in distribuzione ().
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il Presidente del Consiglio dei ministri, Giorgia Meloni.
GIORGIA MELONI,. Dunque, la ringrazio, Presidente, e ringrazio i colleghi che sono intervenuti per il dibattito. Cercherò di essere breve, perché vorrei ascoltare il più possibile le dichiarazioni di voto prima di recarmi al Quirinale per il tradizionale pranzo con il Presidente della Repubblica, e quindi cercherò di concentrare le mie repliche solamente sulle cose che non ho già detto, eviterò di tornare su temi sui quali ho già chiarito le posizioni del Governo.
Consentitemi in apertura, all'esito di questo dibattito, di esprimere la mia personale solidarietà, la solidarietà di tutto il Governo, all'opposizione per la perdita di Viktor Orbán , principale fonte di ispirazione e principale argomentazione, da un decennio a questa parte, in quest'Aula che oggi, chiaramente, comincia ad avere delle sue difficoltà.
Collega Rosato, non sono d'accordo, come lei sa, sul superamento dell'unanimità. È un tema sul quale ho risposto moltissime volte e ribadisco il fatto che quello che noi abbiamo dimostrato in questi anni è che la politica, alla fine, le sue sintesi, le sa trovare. Noi abbiamo trovato sintesi anche sui temi che erano più divisivi - anche sulla vicenda, ad esempio, dell'Ucraina - in questi anni e quindi continuo a ritenere che il problema dell'Europa, semmai, stia da un'altra parte e non ci torno perché l'ho detto nella mia relazione. Il punto è: quanto si rispettano quelle sintesi politiche, quanto quelle sintesi politiche stabiliscono quale debba essere la linea dell'Unione europea e quanto quelle sintesi politiche vengono ribaltate da decisioni di persone che però, a differenza dei politici e di chi prende quelle decisioni, non possono essere sindacate e sindacabili. Questo è il tema che io vedo all'interno dell'Unione europea. Dopodiché, non sono d'accordo sul superamento dell'unanimità perché non credo che l'Unione europea dovrebbe essere un nel quale chi è più forte impone la propria volontà agli altri. Penso che però il fatto che oggi si discuta di recuperare la cooperazione rafforzata tra Paesi che scelgono su alcune cose liberamente di andare avanti, quella sia una strada che, invece, va assolutamente esplorata.
Dopodiché, lei diceva che, sul tema del sostegno alla difesa ucraina, la mia relazione non era chiara. Temo che, anche qui, sia sfuggito qualcosa. Ho ascoltato diverse cose che devono essere sfuggite della mia relazione, perché c'è una frase che dice: la nostra solidarietà nei confronti dell'Ucraina resta piena e concreta. Sosteniamo attivamente la sua difesa e la ricostruzione… adesso non li ricordo tutti e non li ripeto per ragioni di brevità. Quindi, come sempre, io sono stata molto chiara anche su questo.
Su Israele ho anche detto che noi sosteniamo diverse iniziative, a partire dalle sanzioni verso i coloni, a partire dalle sanzioni verso i Ministri, che valuteremo, quando arriveranno le proposte, tutto quello che riguarda misure nei confronti dei prodotti che arrivano da quelle zone.
E le ribadisco quello che ho detto nella relazione: ritengo che andare oltre e isolare Israele non sarebbe funzionale. Ma non che non sarebbe funzionale a Israele, non sarebbe funzionale a noi e ai nostri obiettivi, a una presenza europea necessaria per difendere quello che noi vogliamo difendere, compreso il mantenimento della soluzione dei due Stati.
Sulle spese di difesa, collega Rosato, invece, trovo molto interessante il ragionamento che lei faceva, un ragionamento che mi sono permessa di fare anche io diverse volte, in diverse occasioni, a partire dal vertice della NATO. Cioè, noi continuiamo a parlare di quanto si spende, di percentuali, ma occorre un dibattito serio su spendere per cosa, al di là di una linea che l'Italia ha contribuito a far passare, cioè che oggi il tema della sicurezza non è solo difesa, non sono solo armi, il tema della sicurezza è molto più ampio, e tornerò su questo punto. Anche per quello che riguarda la difesa, noi dobbiamo fare i conti con il fatto che quello che vediamo accadere attorno a noi ci racconta un mondo che sta completamente cambiando. Lo si vede molto bene in Ucraina, dove il fronte non avanza perché c'è un fronte di guerra che è completamente circondato da droni; e noi viviamo in un tempo nel quale un carro armato, che costa milioni di euro, può essere distrutto da un drone che costa 20.000 euro. Anche su questo, su quanto il concetto di difesa debba essere più ampio - e, ripeto, magari ci tornerò per spiegarlo anche meglio, anche per spiegare le spese che sta sostenendo l'Italia -, penso che questo sia un dibattito molto importante, che stento a vedere negli organismi nei quali, ovviamente, queste scelte si fanno. Perché, sì, lo possiamo fare noi a livello nazionale, ma lei sa che la nostra difesa è una difesa integrata, no? Soprattutto all'interno dell'Alleanza atlantica. Quindi, io penso che quello sia un dibattito che dovrebbe essere portato avanti a livello di vertice NATO, ed è una questione sulla quale tornerò anche in questo vertice NATO.
Collega Fassino, lei diceva: sono tempi che non accettano ambiguità. Sono d'accordo, collega Fassino: questa è una maggioranza e un Governo che ambiguità non ne ha. Temo che su queste materie sarà un pochino più difficile evitare ambiguità quando al Governo doveste arrivarci voi che oggi presentate sei risoluzioni - sei risoluzioni -, a fronte di una risoluzione della maggioranza. Mi pare che, per esempio, anche sul sostegno militare all'Ucraina la posizione che lei ha espresso nel suo intervento sia diametralmente opposta a quella che ho sentito esprimere dai colleghi del MoVimento 5 Stelle, a quella che c'è scritta nella risoluzione presentata dai colleghi del MoVimento 5 Stelle.
Dopodiché, noi ambiguità non ne abbiamo neanche sul tema dell'ingresso dell'Ucraina nell'UE; anche su questo ho detto come la penso nella mia relazione. Però, voglio dirle che, a differenza sua, io penso che le proposte avanzate dal Cancelliere Merz siano delle proposte che vadano esplorate; penso che sarebbe un errore, per esempio, consentire che il percorso di adesione dell'Ucraina fosse più veloce di quello dei Balcani occidentali; penso che noi faremmo un errore ad utilizzare due pesi e due misure; penso che faremmo un errore a dare il messaggio che ci sono delle Nazioni che sono più importanti di altre. E penso che, da una parte, noi dobbiamo rispettare tutti i Paesi che vogliono aderire e, dall'altra, abbiamo un tema di urgenza, che è sicuramente legato alla questione ucraina. Penso che il Cancelliere cerchi una sintesi tra queste due esigenze e penso che, di fronte a questi dibattiti, l'approccio debba essere pragmatico, come al solito, e non ideologico. Lo dico anche in riferimento ai Balcani, ricordando - mi pare che qualcuno lo citasse, forse, non ricordo, il collega Del Barba o il collega Della Vedova - che alcuni dei Paesi dei Balcani occidentali sono stati tra i primi a proporre un dibattito su questo tema e a proporre delle forme diverse o integrative rispetto a quelle dell'adesione tradizionale come noi la conosciamo.
Dopodiché, collega Fassino, lei diceva che la mia ricostruzione è caricaturale. Se mi permette, io penso che la sua ricostruzione sui miei rapporti con l'Unione europea sia caricaturale. E torno sul tema della migrazione, perché, da una parte, lei mi accusa di aver smantellato le politiche europee e, dall'altra parte, mi accusa di aver determinato la politica europea sulla migrazione. Mi convince la seconda tesi: noi non abbiamo smantellato le politiche dell'Unione europea , noi abbiamo determinato le politiche dell'Unione europea, che è quello che l'Italia può fare per la sua forza e il suo peso ed è quello che, forse, si è sottovalutato, nei Governi precedenti, che l'Europa potesse fare. Quindi, il mio lavoro non è stato distruggere l'Europa, il mio lavoro, il nostro lavoro, è stato quello di correggere le politiche europee che non condividevamo. E capisco la difficoltà: vi aspettavate un isolamento in Europa e vi siete ritrovati centralità; e avete dovuto fare i conti con il fatto che non si incide quando si dice di sì a tutto, ma si incide quando si ha il coraggio di dire di no e di offrire le proprie soluzioni, essendo consapevoli del ruolo che sia ha.
Il collega Del Barba mi ha dato della bugiarda: mi dispiace, ma non sono io a sostenere che il Governo Renzi abbia barattato la flessibilità con una maggiore accoglienza degli immigrati, lo ha sostenuto una persona molto più autorevole di me, della quale io ho condiviso pochissime posizioni nel corso della sua storia politica, ma è sicuramente una persona alla quale riconosco un'autorevolezza importante: quella persona si chiama Emma Bonino e . Emma Bonino dichiarò che si decise che il coordinatore delle operazioni di , diciamo, fosse Roma e che gli sbarchi avvenissero tutti in Italia, violando, di fatto, Dublino. Dice Emma Bonino: lo abbiamo chiesto noi, lo abbiamo fatto noi in cambio di flessibilità, 2014-2016 (.
I risultati li abbiamo visti: in quegli anni, 2014 e 2016, noi abbiamo avuto tutti i record di sbarchi di immigrati illegali sul territorio italiano, perché c'era qualcuno che riteneva che, per ottenere dei diritti di partecipazione nell'Unione europea, si dovesse, in qualche maniera, accettare quello che tutti gli altri Paesi europei non accettavano. Beh, quella storia è finita e , collega Del Barba. Oggi, c'è un Governo che non accetta di essere trattato come Paese di serie B all'interno dell'Unione europea e che, forse, proprio per questo, riesce a portare a casa i suoi risultati quando propone qualcosa di sensato all'Unione europea.
PRESIDENTE. Silenzio, per cortesia. Per cortesia, silenzio. Facciamo proseguire. Prego Presidente. Silenzio, grazie.
GIORGIA MELONI,. Collega Pozzolo, mi dispiace, francamente, che abbia cambiato idea sul tema dell'interesse nazionale, perché quello che stiamo facendo noi a tutela dell'interesse nazionale è quello che c'è scritto nel nostro programma; programma per realizzare il quale lei e altri siete stati eletti all'interno delle file del centrodestra in questo Parlamento e . Ciononostante, per ben sei volte, avete votato contro la fiducia a questo Governo, insieme alla collega Schlein, al collega Conte, al collega Renzi e compagnia Votare contro la fiducia a un Governo, scusate… votare contro la fiducia a un Governo, per chi ci ascolta, significa votare per mandare a casa quel Governo “Bene!”). Esatto, bene… Io penso, collega, che fare quello che serve alla sinistra non sia mai difendere l'interesse nazionale e, quindi, di grazia, non mi si parli di vera destra, perché la vera destra non è mai funzionale alla sinistra ). Collega Fratoianni…
PRESIDENTE. Grazie, colleghi, andiamo avanti.
GIORGIA MELONI,. Velocemente, collega Fratoianni, l'unica patrimoniale, noi l'abbiamo messa proprio sui patrimoni altissimi, cioè tassando quelle banche alle quali si fa riferimento e, anche ultimamente, le società energetiche. Aveste avuto voi lo stesso coraggio, negli anni passati, le cose sarebbero andate un po' meglio, dopodiché capisco che non sempre si può avere quel coraggio, soprattutto, quando si accettano i contributi di uno speculatore finanziario del carico di George Soros .
Collega Provenzano, mi dice: perché non propone un inviato?
L'ho proposto, un inviato, diverse volte, in diverse occasioni, in diverse riunioni. Lo propongo da svariati mesi e si è preferito di no. Perché non si è ancora riusciti a nominare un inviato? Perché ci sono alcuni Paesi che non vogliono rinunciare a guidare loro il percorso. Legittimo, ma non si venga a spiegare a me che cosa sia l'unità europea e che cosa sia, invece, il tentativo di anteporre il proprio interesse e la propria volontà di primeggiare rispetto all'unità europea. Ciononostante, volentieri tornerò su questa proposta, anche formalmente, e spero che una volta tanto potremo essere d'accordo.
Dopodiché, sulla partecipazione al vertice in Montenegro le ricostruzioni sono francamente abbastanza surreali, cioè che io non sarei andata perché ero piccata. Guardate, mi pareva che almeno una cosa fosse chiara, arrivati a questo punto: quando ho qualcosa da dire, io la dico. Non è che faccio queste cose nannimorettiane, “mi si nota di più se vengo e sto in disparte o se non vengo per niente”? Io non sono abituata a lavorare così, quando ho qualcosa da dire io prendo e la dico .
Non so se voi eravate abituati o se altri erano abituati a questi atteggiamenti infantili, ma io penso che una grande Nazione, come l'Italia, non debba avere atteggiamenti infantili. E non avrebbe avuto alcun senso che io facessi pagare chicchessia, qualsiasi cosa ai Balcani, cioè a Paesi che sono nostri amici, a Paesi sui quali la tradizione politica della politica estera italiana ha dedicato moltissimo tempo e moltissime energie. E scusatemi, ma qual è il messaggio che date quando sostenete queste tesi, nel tentativo di attaccare il Governo italiano? Che cos'è che stiamo dicendo?
Che l'Italia ha cambiato idea, che l'Italia ha perso tempo, che l'Italia non è più interessata a un quadrante e a una regione che per noi è fondamentale per interesse? Cerchiamo di avere il senso della misura, perché io lo capisco il dibattito, figuriamoci, sono stata all'opposizione una vita, però c'è un limite oltre il quale si deve capire che non si sta colpendo il Governo, si sta colpendo l'interesse nazionale , e lì fermiamoci, signori, fermiamoci.
Dopodiché, sulle rinnovabili, collega Provenzano, la ringrazio, perché anche qui mi consente di fare un po' di chiarezza rispetto a questa continua accusa che noi siamo contrari alle rinnovabili. Non siamo contrari alle rinnovabili, mi pare che lo abbiamo dimostrato. Siamo certamente contrari a usare le rinnovabili e la natura in generale per nascondere interessi di potenti .
Consideriamo le rinnovabili un pezzo fondamentale del energetico. Siamo, sì, contrari alla speculazione sulle rinnovabili, e certamente siamo intervenuti su questo per impedire che i costi della decarbonizzazione si trasformassero in rendite eterne su impianti che erano già stati pagati in bolletta dai soldi dei cittadini. Abbiamo bloccato, per esempio, impianti di eolico che, da soli, ci sarebbero costati 200 euro a megawattora.
Quindi “sì” alle rinnovabili, “no” a far pagare ai cittadini il prezzo di incentivi troppo generosi per gli interessi di qualcuno. E spero che non sia questa la ragione delle vostre contestazioni, perché per il resto si sta dicendo una falsità quando si sostiene che noi avremmo bloccato tutto o che su questo non avremmo fatto i passi avanti. Allora, dati, numeri, che come sempre non sono opinioni. Da ottobre 2022 ad aprile 2026, la potenza installata di energia rinnovabile è aumentata di circa 24 gigawatt.
Il parco impianti è passato da 62 gigawatt di fine 2022 agli 86 gigawatt di aprile 2026. Significa più 38,7 per cento, cioè parliamo del triplo della potenza installata dai vari Governi che si sono succeduti nella scorsa legislatura, circa 8 gigawatt, arrotondati per eccesso. Vogliamo fare un altro paragone? Volentieri anche qui. Il Governo PD-MoVimento 5 Stelle, cioè quello sostenuto dalle forze politiche che più si vantano di essere a favore delle rinnovabili, ha aumentato la potenza installata di 1,5 gigawatt . Direi che non siamo noi che non abbiamo fatto nulla per le rinnovabili, ma sono altri che non hanno fatto nulla per le rinnovabili .
Noi in meno di quattro anni abbiamo aumentato la potenza installata, ed è ancora così. Perdonatemi, signori, perché poi, se si va a guardare, una cosa sono le posizioni che si sostengono in questo Parlamento, un'altra cosa è quello che poi accade quando gli impianti vanno fatti e c'è qualcuno che sul territorio ti deve dare l'autorizzazione. Perché mi corre l'obbligo di dire che tra i presidenti di regione che più si oppongono alle installazioni delle rinnovabili ci sono la regione Sardegna e la regione Toscana e Quindi un po' di coerenza, colleghi. Un po' di coerenza!
Dopodiché, anche qui, sulla vicenda Albania si continua a dire “avete buttato un miliardo”, e io veramente anche qui, insomma, non capisco perché non si possa fare polemica politica dicendo però la verità, invece di mentire. La copertura prevista per la vicenda dell'Albania è di 134 milioni di euro l'anno e, ovviamente, a causa dell'utilizzo parziale dei centri, sul quale non torno perché altrimenti mi si dice che attacco la magistratura, i costi nel 2025 sono stati di circa 50 milioni di euro.
Dopodiché, ma siete veramente sicuri che voi volete andare sul terreno dei soldi spesi per la gestione dell'immigrazione? Perché io non ho problemi a farlo. Nel 2014, quando al Governo non c'eravamo noi, ma c'era la sinistra, l'Italia ha speso oltre 110 milioni di euro, quindi più del doppio di quello che ci è costata l'Albania quest'anno , non per combattere l'immigrazione clandestina, cioè la ragione per la quale noi spendiamo queste risorse.
No, lo ha fatto per finanziare , che ha portato per l'appunto - si lega a quello che dicevamo prima - in Italia oltre 156.000 migranti irregolari .
PRESIDENTE. Colleghi!
GIORGIA MELONI,. In quegli anni, quindi torniamo a quello che dicevamo prima, 2014-2016, sono sbarcati in Italia più di mezzo milione di immigrati irregolari. E sapete quanto ci è costato in termini di accoglienza? Tra gli 8 e i 10 miliardi di euro e !
Noi 10 miliardi di euro li abbiamo spesi per abbattere il cuneo fiscale sui lavoratori di questa Nazione, voi li spendevate per accogliere gli immigrati. Quindi consiglio, da questo punto di vista, maggiore prudenza.
PRESIDENTE. Colleghi. Grazie, andiamo avanti.
GIORGIA MELONI,. Collega Ricciardi, sulla partecipazione ai vertici ho già detto, io ho partecipato a tutti i vertici possibili e immaginabili. Credo che l'Italia debba partecipare a tutti i vertici possibili e immaginabili perché sono una persona che crede nel confronto, crede nel dialogo e che non ha paura mai di confrontarsi e di esprimere le proprie posizioni, di esprimere la posizione dell'Italia. È stato così anche per quello che riguarda il nel quale però le devo ricordare che non è che abbiamo fatto proprio una cosa bilaterale alla quale non ha partecipato nessun altro.
La maggioranza dei Paesi europei ha partecipato come osservatore alla stessa iniziativa banalmente perché riteniamo che la questione della pace a Gaza e della costruzione della prospettiva dei due Stati sia importante, che sia importante sempre. Che sia importante soprattutto quando sopra non ci si fa propaganda, ma si deve passare a risolvere i fatti. E quindi, in questo caso non sono riuscita ad arrivare al vertice in Montenegro, me ne scuso ancora una volta. Ero ad assistere al giuramento dei Carabinieri alla Festa dei Carabinieri . È una cosa della quale vado fiera ed è una cosa che rifarei.
Non cambia nulla del nostro impegno e, guardate, se posso dire, io, proprio perché ho partecipato a tutti i vertici possibili e immaginabili, devo dire che nessuno dei miei colleghi ha sempre partecipato a tutti i vertici, che oltretutto sono moltissimi, come voi sapete meglio di me, ed escludo che nelle altre Nazioni accada quello che accade in Italia, se il Presidente del Consiglio dei ministri una volta non riesce ad arrivare a quel vertice .
Escludo che ci sia un analogo dibattito nei loro Paesi. Sull'Ucraina, collega Ricciardi, la nostra posizione è sempre la stessa. In compenso, io le devo ricordare che, da quattro anni più o meno, il MoVimento 5 Stelle sostiene che fosse inutile sostenere l'Ucraina perché la Russia avrebbe vinto velocemente. Chiedo io a lei se per caso avete cambiato idea, perché, invece, io non ho cambiato idea su come si faceva a impedire che la Russia vincesse velocemente .
Dopodiché, sempre al collega Ricciardi, prendo atto anche del fatto che, oltre alla patrimoniale, volete anche alzare la tassa di successione. Bene, non avete una proposta unitaria praticamente su niente, non c'è, ad oggi, un programma del cosiddetto “Campo largo”. Su una cosa mi pare che siate d'accordo, che è aumentare le tasse . Gli italiani ci diranno come la pensano.
Collega Silvestri, sulle spese NATO mi pare che si parli troppo spesso di cose che, però, non si conoscono nel dettaglio. Gli impegni assunti al Vertice de L'Aja da tutti gli Stati membri dell'Alleanza non riguardano solo la difesa in senso classico - e quindi torno anche al tema che poneva il collega Rosato - ma abbracciano un concetto molto più ampio di sicurezza, di sicurezza nazionale, di resilienza strategica. Ed è in questo ambito che rientrano le spese che l'Italia ha deciso di fare, a cui facevo riferimento nel mio intervento. Che cosa rientra in queste spese? Rientrano gli investimenti che servono a proteggere, diciamo, la nostra Nazione a 360°. Gli investimenti per le scorte, ad esempio, strategiche di antidoti per affrontare emergenze chimiche, gli investimenti per garantire la continuità operativa del Servizio sanitario nazionale, le attività di prevenzione dei rischi naturali, il rafforzamento della resilienza territoriale e la risposta alle emergenze. Ci sono gli investimenti per la cybersicurezza che proteggono i dati dei cittadini, le infrastrutture pubbliche, i sistemi informatici della giustizia, dell'università, della ricerca, perfino dell'INPS e dell'INAIL, cioè servizi dai quali dipendono milioni di cittadini. Rientrano in questo ambito gli investimenti per la sicurezza energetica, i rigassificatori, gli stoccaggi strategici, le reti di distribuzione, la diversificazione degli approvvigionamenti perché chiaramente, se qualcuno decide di chiudere il rubinetto del gas o di mettere a rischio le forniture energetiche, allora il problema non è solo l'aumento della bolletta, ma è la sicurezza stessa della Nazione. E poi ovviamente rientrano le risorse per gli uomini e le donne delle Forze di polizia, dell'Arma dei carabinieri, della Guardia di finanza, che ogni giorno sono impegnate nel controllo del territorio, nel rafforzamento delle nostre frontiere, nel contrasto alla minaccia terroristica, nel contrasto all'immigrazione clandestina.
Allora, vedete, il punto è semplice. Voi state tentando di dire agli italiani che il Governo sta spendendo i pochi soldi che ha in armi e cannoni, invece di investirli in ospedali, scuole, servizi essenziali. Quello che accade, invece, è l'esatto contrario. Non solo noi non stiamo togliendo un euro a ospedali, scuole, servizi, ma stiamo spendendo quelle risorse per proteggere ospedali, scuole, servizi essenziali , per mettere in sicurezza le infrastrutture, per garantire l'approvvigionamento energetico, per difendere i dati dei cittadini, per rafforzare la capacità di risposta all'emergenza, per proteggere i nostri confini. I miliardi in armi li spendevate voi in cambio di di di Trump, quando facevate i vostri giochi di palazzo .
Dopodiché, collega Silvestri, voglio rivolgermi, sempre per il tramite suo, Presidente, alla collega Boldrini che prima, mentre parlava il collega Vigna, si è indignata perché il collega Vigna si rivolgeva alla sottoscritta dicendo “signor Presidente”. So che la collega Boldrini su queste materie è chiaramente molto mobilitata da sempre; rispetto il suo punto di vista, che non condivido. Però mi chiedo, collega Boldrini - sempre per il tramite della Presidenza -, se sia davvero questo il punto del rispetto delle donne o se il punto del rispetto delle donne sia piuttosto quello di ascoltare un collega che non mi invita a indossare delle ginocchiere, mi dice che “ho indossato” delle ginocchiere : “Brava, brava!”.
Collega Silvestri, quello che voi non riuscite ad accettare è che c'è una persona che, senza mai indossare delle ginocchiere, è arrivata dove è arrivata! Senza aiuti , senza favoritismi e senza scorciatoie! È questo che vi dà fastidio! Vi dà fastidio che la prima donna Presidente del Consiglio in Italia sia arrivata dalla destra, perché voi non siete stati capaci a proporla !
PRESIDENTE. Grazie colleghi, grazie colleghi. Ha facoltà di intervenire il Ministro per gli Affari europei, il PNRR e le politiche di coesione, Tommaso Foti, per l'espressione del parere sulle risoluzioni presentate. Grazie colleghi, facciamo andare avanti il Ministro Foti : “Brava, brava!”. Colleghi, colleghi per cortesia, facciamo parlare il Ministro Foti, grazie. Prego, silenzio in Aula.
TOMMASO FOTI,. Il Governo esprime…
PRESIDENTE. Silenzio in Aula! Scusi, Ministro Foti. Silenzio! Prego.
TOMMASO FOTI,. Signor Presidente, il Governo esprime parere favorevole sulla proposta di risoluzione n. 6-00257, unitaria di maggioranza, a firma degli onorevoli Mantovani ed altri.
Alla proposta di risoluzione n. 6-00255, a firma degli onorevoli Richetti ed altri, il parere è contrario sulle premesse e sugli impegni nn. 2), 7), 9), 10), 11), 13) e 14). Il parere è favorevole sull'impegno n. 1), con la riformulazione che in realtà è un'espunzione delle parole da: “al fine di colmare” fino alla fine del periodo. Il parere è favorevole sull'impegno n. 3), previa espunzione delle parole da: “formalmente approvato” fino alla fine del periodo. Il parere è favorevole sull'impegno n. 4), con la seguente riformulazione: “a sostenere il percorso di adesione dell'Ucraina all'Unione europea”. Il parere è favorevole sull'impegno n. 5), previa espunzione delle parole da: “sulla tutela della sovranità” fino alla fine del periodo. Il parere è favorevole sull'impegno n. 6), previa sostituzione delle parole “mettiamo in primo piano” con “includano anche” e previa espunzione delle parole da: “la transizione democratica” fino alla fine del periodo. Il parere è favorevole sull'impegno n. 8), con la seguente riformulazione: “A operare in sede di Consiglio europeo affinché sia adottata una profonda revisione dell'operatività del sistema europeo di scambio delle quote di emissione (ETS)”. Il parere è favorevole sull'impegno n. 12), previa espunzione delle parole da: “mediante l'integrazione” fino alla fine del periodo.
Sulla proposta di risoluzione n. 6-00256, a firma degli onorevoli Braga ed altri, il parere è contrario. Sulla proposta di risoluzione n. 6-00258, a firma degli onorevoli Zanella ed altri, il parere è contrario. Sulla proposta di risoluzione n. 6-00259, a firma degli onorevoli Boschi ed altri, il parere è contrario. Sulla proposta di risoluzione n. 6-00260, a firma degli onorevoli Riccardo Ricciardi ed altri, il parere è contrario. Sulla proposta di risoluzione n. 6-00261, a firma degli onorevoli Magi e Della Vedova, il parere è contrario. Sulla proposta di risoluzione n. 6-00262, a firma degli onorevoli Ziello ed altri, il parere è contrario.
PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto.Ha chiesto di parlare il deputato Riccardo Magi. Ne ha facoltà. Silenzio, per cortesia, che stiamo andando avanti con le dichiarazioni di voto e deve intervenire l'onorevole Magi, che ne ha facoltà. Prego.
RICCARDO MAGI(MISTO-+EUROPA). Grazie, Presidente. Ascoltando la Presidente del Consiglio comprendiamo finalmente con chiarezza perché, al quarto piano di questo Palazzo, state andando a passo svelto e a ritmo serrato ad approvare una legge elettorale plebiscitaria, antidemocratica e un po' fascista, perché ricorda la legge Acerbo del 1923, perché questo Governo - e ora ne abbiamo anche una manifestazione evidente: oggi, nella fase che ci ha preceduti, nella replica della Presidente del Consiglio, come al solito, solo Ministri del partito della stessa Presidente del Consiglio - è un Governo che sopravvive a se stesso, che non ha nessuna spinta politica per andare avanti.
Ma devo inevitabilmente cambiare un po' le cose da dire e anteporre una replica alla Presidente del Consiglio, che ha citato in maniera distorta e parziale le parole di Emma Bonino di qualche anno fa. Se Emma fosse in quest'Aula, sicuramente, replicherebbe in modo più efficace. Ha dimenticato, Presidente Meloni, di dire che Emma Bonino rivendicava la missione , nella convinzione che sopra i cadaveri non si costruisse democrazia e non si costruisse benessere e chiedeva la modifica - proprio in quegli anni, insieme a noi - della legge Bossi-Fini. Lei, Presidente del Consiglio, il Sottosegretario Mantovano, il Ministro Lollobrigida, lo stesso Gianfranco Fini, avete detto che andava cambiata e ancora non l'avete cambiata.
Dovete chiedervi perché oggi meno del 10 per cento dei cittadini stranieri che entrano grazie al vostro decreto Flussi nel Paese si trasforma in contratto di lavoro o in permesso di soggiorno. Voi producete irregolarità! Quella legge produce irregolarità, clandestinità e un serbatoio enorme di sfruttamento e di caporalato.
RICCARDO MAGI(MISTO-+EUROPA). Ma oggi abbiamo visto una Presidente del Consiglio che ha fatto vittimismo antieuropeo, un po' di rivendicazioni nazionali; un Governo immobile. Questa, però, non è l'epoca adatta a chi è immobile. È l'epoca in cui serve coraggio politico, è l'epoca di grandi sfide. E l'Europa - ormai è chiaro a tutti, meno che a voi - non è il problema, ma è la soluzione; l'Europa che va ancora costruita, un'Europa che superi anche la frammentazione del mercato energetico. Lei ha parlato di tutto tranne che di questo. La frammentazione del mercato energetico europeo è una delle cause dei prezzi fuori controllo. Se voi aveste dedicato un po' più di tempo e di energie a utilizzare meglio le risorse del PNRR e del anziché a fare retorica contro il oggi il nostro Paese avrebbe meno bisogno dei sussidi.
Lei ancora insiste con questa favoletta che l'Europa deve fare di meno dove gli Stati possono fare, ma non è chiaro solo a voi che gli Stati non riescono più a fare sui terreni strategici, sui settori strategici. Non ci dice nulla sulla maggiore integrazione della difesa: perché non spingete maggiormente politicamente sulle cooperazioni strutturate permanenti, sulla creazione di una forza multinazionale europea? Perché non dice nulla sul fatto che l'inevitabile, giusto e opportuno allargamento, da sostenere politicamente, soprattutto già previsto e nei riguardi dell'Ucraina vada accompagnato da una riforma dei processi decisionali dell'Unione europea in direzione federalista? Lei critica la legittimità delle istituzioni europee, ma non vuole fare nulla perché siano ancora più legittimate, più sovrane, più democratiche e più federali. Le lanciamo una sfida: è d'accordo su un premierato europeo? Noi siamo d'accordo. Lo volete solo per fare il micropotere nazionalista-sovranista in piccoli Paesi. E infine ha citato…
PRESIDENTE. Concluda.
RICCARDO MAGI(MISTO-+EUROPA). …con una battuta il fatto che sia stato più volte richiamato Orbán, il suo amico sconfitto alle ultime elezioni in Ungheria, in quest'Aula. Ma è stato richiamato, perché lei, Presidente Meloni, lo ha indicato più volte come un modello. Non l'abbiamo indicato noi come un modello, lei è stata l'unica…
PRESIDENTE. Deve concludere, collega.
RICCARDO MAGI(MISTO-+EUROPA). …Presidente del Consiglio che ha messo la faccia - e concludo - nell'andare a fare la campagna elettorale scellerata per quel personaggio .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Ravetto. Ne ha facoltà.
LAURA RAVETTO(MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Una doverosa replica. Presidente Meloni, noi non votiamo la fiducia a questo Governo non per fare un favore alla sinistra, ma perché questo Governo ha tradito la fiducia degli elettori . Ed è chi tradisce la fiducia degli elettori e tradisce il programma di centrodestra con cui è stato votato che fa un favore alla sinistra .
E quanto al monito “chi vota con il PD non fa gli interessi dell'Italia”, lo rivolga ai partiti alleati come Forza Italia che in Europa continuano a votare con il PD.
Anche questo Consiglio europeo è tutto incentrato su un'Agenda scritta sulle priorità di Bruxelles. Ancora oggi stiamo qua a discutere di temi decisi altrove. Un Governo veramente sovranista porta le priorità dell'Italia in Europa, non le priorità dell'Europa in Italia . Il punto centrale di quest'Agenda rimane il sostegno finanziario e militare all'Ucraina e da parte del Governo manca una riflessione seria sugli effetti che si hanno da questo conflitto sul nostro Paese. La spesa complessiva per l'Italia è stata di 11,5 miliardi e questo ha avuto effetto sulle casse dello Stato e soprattutto sui risparmi e sulle famiglie italiane! Presidente, si deve giungere alla totale cessazione del sostegno finanziario e di armi per il conflitto in Ucraina. L'Italia dovrebbe revocare i decreti ministeriali e denunciare gli accordi multilaterali di assistenza macrofinanziaria, eccependo il cambio della situazione economica globale e la violazione dell'articolo 11 della Costituzione nella parte in cui vieta il finanziamento indiretto alle guerre logoranti a terzi, perché vedete, i trattati europei non possono derogare ai principi fondanti della nostra Costituzione, e l'articolo 11 è un principio fondante. E, invece, nella risoluzione di maggioranza troviamo testualmente scritto che si deve garantire continuità al sostegno multidimensionale all'Ucraina.
Allora, l'Italia, al contrario, dovrebbe essere protagonista di una fase negoziale, di una fase volta a favorire il dialogo. Certo, l'Europa è completamente assente e quando il Presidente del Consiglio dice “questi formati non vanno bene, indipendentemente da chi invitano”, è vero, non vanno bene, ma non hanno invitato l'Italia, non è che non hanno invitato lei, Presidente Meloni, non hanno invitato l'Italia! Il problema non è che non ci sia la Meloni nella cartolina, è che non c'è proprio l'Italia Anzi, c'è un Paese che non è nell'Unione europea. Allora, non che si abbia fiducia, naturalmente, in questo formato - siamo i primi a dirlo - perché manca la controparte negoziale, cioè la Russia; Russia che, incredibilmente, ha detto quello che oggi ha detto il Presidente Meloni, cioè ha detto: Europa, individuate un mediatore europeo. Perché la Russia ha tutto l'interesse a negoziare con l'Europa perché gli congelati russi sono in Europa, non negli Stati Uniti, e il mercato del gas russo è l'Europa, e non gli Stati Uniti.
Vedete, dopo anni di guerra noi vediamo ancora la volontà di finanziare il conflitto, ma nessuna volontà di finanziare la pace La flessibilità gentilmente concessa, uno 0,6 per cento in tre anni… a parte che siamo molto distanti dall'1,5 concesso per gli armamenti e a parte che abbiamo interessi molto più onerosi, ma che cosa ci dice l'Europa? Ti concedo di fare debito, ti concedo flessibilità, ma non per le accise, ma non per diminuire le bollette degli italiani. L'Europa ci dà questi soldi non per fare quello che avevamo chiesto, ma per fare quello che vogliono loro, cioè infrastrutture che, se va bene, produrranno effetti tra 10 anni e che avremmo già dovuto realizzare con i fondi del PNRR. E questa la dichiarate una vittoria politica?
Presidente, gli italiani hanno bisogno che si riducano i costi energetici ora! Quindi, intanto iniziate a comprare le fonti energetiche da chi ce le fa pagare meno . Il gas lo paghiamo agli Stati Uniti quattro volte più di quanto lo pagassimo alla Russia e ci sono Paesi europei, come la Francia e la Spagna, che continuano tranquillamente a comprarlo tramite triangolazioni. E poi questa flessibilità cos'è? È un vero cambio di passo da parte dell'Europa, cioè l'Europa si è resa conto che non si può continuare a finanziare una guerra senza termine, o è l'ennesimo contentino? O siamo ancora nelle mani di Berlino che, a luglio, secondo indiscrezioni giornalistiche, vuole proporre un pacchetto di armamenti pari a 70 miliardi?
La cosiddetta difesa europea, per come è scritta in quest'Agenda e per come viene pensata dal Consiglio, almeno secondo quanto leggiamo, è soltanto un trasferimento di sovranità a istituti sovranazionali che non sono controllabili democraticamente.
L'Italia, su 150 miliardi del Programma SAFE, ne prenderà 14,9 e comincerà a ripagare il debito nel 2036. Allora, prima di tutto, ovviamente, questi soldi possono essere spesi secondo quello che ci dirà Bruxelles e non secondo le nostre esigenze; poi, Presidente, oggi nessuno le chiede politicamente conto di questo debito, ma nel 2040 chissà , dipenderà dal Governo che ci sarà, dipenderà da quanto sarà simpatica agli elettori. Ma intanto il peso di questo debito peserà su questo Governo sulle spalle dei nostri figli.
Il vero riarmo, Presidente, è trovare i mezzi e le risorse per le nostre Forze armate ! È difendere la nostra industria nazionale della difesa. È trovare le risorse per le nostre Forze dell'ordine. Non esiste sicurezza europea, se non esiste sicurezza nazionale.
Sul Medio Oriente, il Presidente Meloni ha detto cose condivisibili, però poi bisogna stare ai fatti: Netanyahu continua a incendiare il Medio Oriente e l'Iran continua a dire che sul nucleare non si tratta!
Se questi processi negoziali, e speriamo vadano avanti, arriveranno alla fine, non faranno nient'altro che ripristinare la situazione che avevamo pre-conflitto. Ma è sulla situazione migratoria che c'è la più grande distanza tra quanto era stato creato come aspettativa negli elettori e quanto è stato realizzato. Siamo onesti, il Presidente Meloni ha fatto un in cui ha scritto: più 50 per cento dei rimpatri nel 2025 rispetto al 2022. Sì, tuttavia i rimpatri effettuati dall'Italia nel 2025 sono stati circa 4.700, meno di 400 al mese, e se ci aggiungiamo i rimpatri volontari siamo a 6.700 unità, cioè un'efficacia espulsiva pari a meno del 10 per cento dei flussi che arrivano sul nostro Paese .
Allora, il 50 per cento in più di ben poco rimane ben poco e l'Italia rimane tra gli ultimi Paesi in Europa per rimpatri. Altro che remigrazione ! Gli italiani non chiedevano miracoli, ma chiedevano risultati.
PRESIDENTE. Concluda, onorevole.
LAURA RAVETTO(MISTO-FNV-F). Concludo dicendo che per tutti questi motivi, anche per un bilancio europeo che è pieno zeppo di condizionalità, e ricordiamoci che ogni condizionalità è trasferire sovranità all'indirizzo di Bruxelles, noi non possiamo assolutamente sostenere la risoluzione di maggioranza. Ma invitiamo la maggioranza a rileggersi bene la nostra, che è il nostro manifesto, perché un Governo veramente sovranista la voterebbe . La verità è che, pur di non dare ragione a Vannacci e a Futuro Nazionale, state smentendo addirittura voi stessi .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Madia. Ne ha facoltà.
MARIA ANNA MADIA(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Mi ha colpito il fatto che la Presidente Meloni oggi è riuscita a peggiorare la situazione con la sua replica, perché ha voluto usare un dibattito sull'Italia nel mondo per regolare i problemi della destra italiana e dirci quante volte Pozzolo ha votato contro la fiducia al Governo Meloni . Non era esattamente questo, credo, il tema della discussione di oggi. Ma, come sa, Presidente, la Presidente del Consiglio è molto abile a cambiare posizione a seconda dell'opportunità del momento, anche e soprattutto in politica estera e nei rapporti con l'Unione europea.
Io penso che, dovendo noi oggi esprimerci sulla partecipazione della Presidente del Consiglio al prossimo Consiglio europeo, non possiamo fare finta che in questi anni non sia successo nulla, anche perché troppi sono gli aspetti della vita quotidiana degli italiani che dipendono da come l'Italia sta a Bruxelles, da cosa l'Italia propone in Europa: dalle bollette alle tasse, al contrasto all'invadenza delle piattaforme digitali, che tanto male fanno ai più giovani e non solo, tanto male fanno alle casse dello Stato, visto che non pagano le tasse.
Quello che è certo è che, per ottenere risultati per gli italiani in Europa, servono coerenza e credibilità, e questo Governo la coerenza in questi anni non l'ha avuta, e dunque, fatalmente, la credibilità l'ha persa. Io vorrei rapidamente ripercorrere questi anni: Giorgia Meloni arriva a Palazzo Chigi come di una forza politica, Fratelli d'Italia, sovranista, nazionalista e antieuropeista. Appena arriva a Palazzo Chigi, però, c'è la prima capriola acrobatica: prova a diventare in Europa la protagonista di un asse moderato di centrodestra - chissà, forse immaginava di diventare la nuova Merkel - ovviamente stando però molto attenta a che i suoi elettori in Italia non se ne accorgessero.
Poi, però, arriva Trump, e allora c'è il richiamo della foresta e Giorgia Meloni è l'unica europea ad andare addirittura a Washington per festeggiare quello che sembra il nuovo monarca del mondo; poi, però, Trump e Netanyahu rischiano di portare il mondo sull'orlo del baratro e al referendum costituzionale gli elettori lo fanno pagare al Governo, lo fanno notare al Governo, perché, riprendo le parole della Premier, non si dice sempre “sì” e quegli elettori al referendum hanno detto “no” .
Dunque, assistiamo a un nuovo cambio di linea in 48 ore: responsabilità e europeismo, addirittura ho visto dei baci e degli abbracci con Emmanuel Macron. Colleghe e colleghi, siamo al passaggio più recente di questa storia, la nuova capriola acrobatica. Perché succede? Andiamo a capirne le ragioni. Succede perché, purtroppo, tutta la prudenza del Ministro dell'Economia non riesce a rimediare alle fragilità dell'Italia, che è un Paese che cresce dello zero virgola. E non diteci che sono le condizioni geopolitiche, perché la Spagna, nelle stesse condizioni geopolitiche, cresce 3 volte più dell'Italia, che ha una pressione fiscale oltre il 43 per cento e che le riforme non le fa, se le rimangia da sola.
Penso all'ultima, quella sui medici di famiglia, e non dico niente sulla produzione industriale perché, dopo oltre 40 mesi di calo, adesso, per un piccolo incremento dello zero virgola negli ultimi mesi, sembrerebbe che dobbiamo esultare. Insomma, sfuma l'obiettivo di una legislatura, cioè l'uscita dell'Italia dalla procedura di infrazione. Allora che si fa, anche perché si avvicinano le elezioni? Restaurazione dei nazionalisti: tornano, lo abbiamo ascoltato, i burocrati di Bruxelles, l'Europa matrigna, che addirittura ha bloccato i fondi a Orbán perché non rispettava lo Stato di diritto.
Nessuna parola, perché questo va stigmatizzato oggi, né di critica, ma neanche di distanza verso quell'amministrazione americana che, io vorrei ricordarlo con calma, oggi è il pericolo per la pace, oggi è il pericolo per la disgregazione dell'Europa, oggi è il pericolo, lo stiamo vedendo, per il benessere delle famiglie italiane, che pagheranno, pare, 2.300 euro l'anno in più di costi energetici, perché Hormuz era aperto prima dell'attacco di Trump e ora è chiuso.
Siccome, però, nel frattempo c'è un signore che si chiama Roberto Vannacci, che gira l'Italia dicendo di essere più sovranista e più nazionalista della Premier, torniamo al e si cambia idea a seconda della convenienza. Capirete bene che noi oggi la prima domanda che ci dobbiamo fare è: ma quale Giorgia Meloni andrà al prossimo Consiglio europeo e dove si troverà schierata l'Italia? Noi proviamo rapidamente a dirle dove noi vorremmo trovare schierata l'Italia: uno, noi vorremmo trovare schierata l'Italia tra chi crede che l'interesse italiano e l'interesse europeo coincidano, e che ci si salva solo con un'Europa più integrata, autonoma, indipendente, perché stare soli ci fa pagare costi economici.
Dunque, dovremmo trovare schierata l'Italia, conseguentemente, contro il diritto di veto, perché il diritto di veto di ogni singolo Stato membro puntualmente, in questi anni, checché ne dica anche oggi la Premier Meloni, ha bloccato qualunque processo di integrazione e di indipendenza europea. Due, vorremmo trovare schierata l'Italia nel gruppo di testa degli Stati membri che, prima di tutto, favoriscono un accordo di alto livello sul prossimo bilancio europeo.
Oggi la Premier ci ha detto che non accetterà un accordo per forza; io spero che non faccia quello che ha fatto sul Patto di stabilità e crescita dicendo “sì” a un Patto che oggi crea problemi agli italiani. Dunque, vorremmo trovare schierata l'Italia con il gruppo di testa di Paesi che decidono quali sono gli obiettivi comuni da finanziare con debito comune, dalla difesa all'energia, alla tecnologia, alle materie prime, recuperando gravi ritardi e gravi dipendenze.
A proposito di energia, io vorrei dire una cosa: voi esultate per una cosa anche buona, che è la flessibilità ottenuta per gli investimenti in rinnovabili, ma anche qui ci vuole coerenza, perché, se ottenete flessibilità e poi, come denuncia il presidente dell'Emilia-Romagna, De Pascale, bloccate il progetto Agnes di rinnovabili nel Mare Adriatico, qual è la strategia del Governo? Fatecelo capire perché altrimenti state prendendo in giro gli italiani.
Tre, noi vorremmo schierata l'Italia alla ricerca di una soluzione vera di un problema altrettanto vero, che è quello dei flussi migratori, ma con risposte serie, con risposte condivise, con risposte europee, e non - fatecelo dire - con quella costosa baracconata che avete messo in piedi in Albania. Quattro, noi vorremmo schierata l'Italia all'altezza del suo Parlamento: questo Parlamento, con i gruppi di maggioranza e di opposizione, lavora da anni per introdurre un'età minima per i . Questa è una misura che Ursula von der Leyen e tantissimi europei giudicano necessaria per evitare che lo strapotere delle piattaforme, con i loro algoritmi, prevalga sulla salute psicofisica dei bambini.
Noi chiediamo che il Governo faccia arrivare i pareri nella Commissione competente del Senato per approvare questa norma e che almeno il Governo sovranista non sia su questo un Governo sovranista a sovranità limitata, che non ci fa approvare questa legge perché Trump non vuole. Noi, dunque, anche per questo vogliamo schierata l'Italia in Europa con chi è consapevole che sono sotto attacco i valori fondanti dell'Unione europea e che sono sotto attacco anche da quei poteri tecnologici che vedono nei nostri valori un intralcio ai loro interessi .
Cinque. Questo è l'ultimo punto, ma il più importante, Presidente. Noi vogliamo schierata l'Italia con l'Ucraina. Oggi l'Ucraina è un campo di battaglia non solo metaforico, l'Ucraina combatte per i nostri confini e per i nostri valori. Su questo punto, meritoriamente la Presidente del Consiglio per quattro anni ha tenuto la barra dritta, malgrado fosse seduta a fianco di un Vice Premier che non ha mai nascosto di preferire Russia unita a Europa unita. Proprio per questo io oggi provo sconcerto e delusione per la confusione con la quale il Governo ha gestito il e la discussione sull'entrata dell'Ucraina nell'Unione europea. Dico queste cose con la consapevolezza che servirà anche un confronto serio nel centrosinistra, ma in questo momento al Governo ci siete voi, è la Presidente del Consiglio che ci rappresenterà a Bruxelles e io voglio sperare che quella che credo e spero sia una sua convinzione personale non prevalga su un calcolo invece molto cinico, che è quello di capire oggi quanti punti percentuali mancano a Vannacci per superare la Lega di Salvini.
Per concludere, Presidente, il tempo delle ambiguità, dopo quattro anni, direi che è scaduto. All'esclusione dal vertice sull'Ucraina non si risponde con la stizza, a proposito - riprendo le parole...
PRESIDENTE. Concluda, onorevole.
MARIA ANNA MADIA(IV-C-RE). ...della Premier - di atteggiamenti infantili. Della figura autorevole dell'Unione europea per interagire con Mosca la Presidente del Consiglio dovrebbe parlarne con Macron e Merz, facendosi invitare a quei vertici. È questa estenuante sequenza di contraddizioni che oggi priva questo Governo della credibilità necessaria per difendere al Consiglio europeo gli interessi degli italiani e per rifondare l'Europa .
PRESIDENTE. Approfitto di essere tornata a presiedere per scusarmi con l'Aula. Se avessi colto nelle parole dell'onorevole Silvestri il senso che qui è stato poi descritto, naturalmente sarei intervenuta. Evidentemente, così non è stato. Valuterà il collega se chiarire o meno quelle parole, a me tocca, però, mantenere l'ordine in quest'Aula e, dunque, mi scuso per quella che evidentemente è stata colta come una mia mancanza È nello stenografico!. Ripeto: non ho colto quel senso e di questo mi scuso.
Il Ministro Foti ha chiesto di parlare per una ... no, mi sono scusata per una mia mancanza, collega Colucci, nel senso... non mi fate andare oltre. Ho detto che io non ho colto quel senso e, siccome qui è stato evidenziato, io mi scuso per quel che riguarda me. Ognuno poi farà quello che ritiene.
Il Ministro Foti ha chiesto di parlare per una precisazione sui pareri resi.
TOMMASO FOTI,. Presidente, solo per ribadire quanto già accaduto nelle precedenti sedute, cioè che, per quanto riguarda l'unica risoluzione - la risoluzione Braga ed altri n. 6-00256 - oggetto di riformulazione, devo far presente che le riformulazioni possono essere accettate tutte, ma non una sì e una no. Poi, sono liberi i firmatari di chiedere la votazione per parti separate, ma è il blocco delle riformulazioni che può essere o meno accettato.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Alessandro Colucci. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO COLUCCI(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Signora Presidente del Consiglio, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghe e colleghi, il prossimo Consiglio europeo non sembra sia una qualunque riunione di coordinamento. Si apre una fase in cui l'Unione è pressata nello stesso momento dalla guerra, dal caro energia, dalla debolezza della crescita e dalla pressione ai suoi confini, lungo un arco di crisi che parte dal Donbass e arriva sino allo Stretto di Hormuz. E dietro a ogni punto dell'ordine del giorno c'è da chiedersi se l'Europa sia ancora capace di incidere sugli avvenimenti oppure se si sia rassegnata soltanto a subire le conseguenze di questi avvenimenti.
Per anni l'Europa ha prodotto in fretta regole per quanto riguarda il metodo e divieti per quanto riguarda il merito, mentre con grande lentezza su energia accessibile, difesa comune, crescita e infrastrutture. Ha regolato mercati nei quali stava perdendo terreno e ha imposto scadenze industriali senza garantire le tecnologie per rispettarle. Oggi quella stagione presenta il conto, purtroppo. La vera frattura politica non passa più tra europeisti e antieuropeisti, passa tra chi vuole un'Europa che protegge e favorisce la crescita e chi si accontenta di un'Europa che regolamenta.
Noi Moderati, dentro la famiglia del Partito Popolare Europeo, siamo senza esitazioni per un'Europa che protegge e che favorisce la crescita. L'Europa deve fare meno e meglio, come in diverse occasioni ha ricordato la Presidente del Consiglio. Essere europeisti non vuol dire considerare infallibile ogni scelta di Bruxelles, vuol dire avere abbastanza fiducia nel progetto comune da pretendere di correggerlo quando danneggia i cittadini e le imprese. Questo europeismo maturo, che il Governo e il Presidente Meloni hanno interpretato perfettamente, ha portato ai tavoli europei un cambio di direzione, che non è certamente l'isolamento - a cui alcuni si richiamano - di chi sbatte i pugni e nemmeno la sottomissione di chi, prima ancora di leggere i contenuti, accetta ogni cosa che viene proposta dall'Europa.
L'Italia di oggi è un'Italia che porta proposte e costruisce alleanze, trasformando un interesse nazionale in una soluzione europea. Parto dall'Europa da questo punto di vista, perché lì si misura la nostra serietà. C'è una distinzione che questo Parlamento non può permettersi di confondere, quella tra la pace e la resa. Una pace che si limitasse a fotografare ciò che l'aggressione ha preso con la forza non sarebbe pace, sarebbe un messaggio a tutti i predatori del pianeta, l'annuncio che i confini si spostano con i carri armati. Per questo il sostegno a Kiev non è adesione a una guerra infinita, è la condizione perché l'Ucraina possa sedersi a un tavolo senza avere già perso. L'Europa e i suoi Stati hanno messo in campo oltre 200 miliardi di euro e un prestito da 90 per il biennio in corso. C'è stata una concretezza esemplare.
E qui chiedo ai colleghi dell'opposizione: come si fa a invocare ogni giorno una pace giusta e a chiedere nello stesso istante che l'Europa smetta di aiutare chi è stato aggredito? Quel disimpegno, che alcuni di voi predicano, non avvicina la pace, l'allontana, perché toglie all'Ucraina la sola forza che le consente di trattare. Non si può reggere il cartello della pace con una mano e indebolire l'aggredito con l'altra, è una contraddizione che gli italiani vedono benissimo.
Per quanto, invece, riguarda il fronte mediorientale, questo ci ricorda che la politica estera entra oramai dentro le bollette delle famiglie. Ogni tensione nello Stretto di Hormuz, in Libano e a Gaza si scarica in pochi giorni sul prezzo del gas, del petrolio e sui costi di un Paese manifatturiero e importatore di energia come il nostro. La linea italiana tiene insieme prudenza e fermezza: prudenza, per non inseguire avventure prive di strategie; fermezza contro il terrorismo e contro la corsa iraniana all'atomica, nonché verso chi colpisce, in Libano, le nostre comunità cristiane e i caschi blu, dove operano anche i nostri militari. La sicurezza delle rotte marittime non è un dettaglio commerciale, è una parte essenziale della resilienza economica europea.
Veniamo al cuore della partita, poi, che è quello economico. Un'Europa che cresce poco più dell'1 per cento non può finanziare insieme , difesa, transizione e riduzione del debito. Abbiamo grandi imprese e un enorme risparmio privato e fatichiamo a trasformarli in crescita. Il costo dell'energia resta la nostra zavorra più pesante, con aziende che pagano molto più dei concorrenti americani e asiatici. Per questo chiediamo una flessibilità di bilancio seria, che l'Italia, appunto, ha chiesto.
È quella che finanzia reti e infrastrutture, ricerca e difesa, non quella che rinvia il controllo della spesa corrente. E chiediamo neutralità tecnologica, che non è affatto una resa ambientale, è l'esatto contrario dell'ideologia: significa fissare l'obiettivo e lasciare che la ricerca e l'industria scelgano la strada migliore per raggiungerlo, senza condannare a morte interi settori in nome di un'unica tecnologia decisa a tavolino.
Per anni, abbiamo denunciato il rischio di un ambientalismo da scrivania, fatto di obiettivi irraggiungibili, il cui conto finiva, poi, sul tavolo degli operai di Termoli e di Cassino. Lo dico con franchezza: in quest'Aula, ogni correzione del è stata bollata come un tradimento del pianeta. Oggi, le stesse istituzioni europee parlano di competitività e di neutralità tecnologica. Avevamo ragione noi e chi, oggi, si scopre improvvisamente in pena per gli operai dell' dovrebbe ricordare da che parte stava quando quei posti di lavoro li difendevamo da soli.
Per quanto riguarda il mercato unico, la nostra battaglia viene da lontano ed è identitaria. Abbiamo un mercato da 450 milioni di cittadini soffocato da 27 apparati normativi diversi. Una multinazionale se lo può permettere, un artigiano o una piccola impresa familiare, no. Semplificare non vuol dire abbassare le tutele sul lavoro o sull'ambiente, vuol dire togliere di mezzo le duplicazioni e gli adempimenti che non servono a nessuno, applicando, finalmente, il principio del pensare prima alle piccole imprese. Sul prossimo bilancio europeo, quello che andrà dal 2028 al 2034, l'Italia ha posto una riserva netta e ha fatto bene. Non accetteremo che l'agricoltura e la coesione finiscano in un unico calderone, svuotate e centralizzate da Bruxelles. La PAC e la coesione non sono fondi residuali da saccheggiare alla prima emergenza, sono politiche strutturali che tengono in piedi i territori; e chiediamo che finiscano gli sconti riservati ad alcuni contributi netti, perché non si può predicare solidarietà e continuare ad intascare riduzione sul premio di contributo al bilancio europeo.
Sulla difesa, infine, l'obiettivo non è costruire un'alleanza alternativa alla NATO, è renderci alleati più credibili, come l'Italia sta facendo, capaci di proteggere anche il fianco Sud e non soltanto quello orientale. Sulla migrazione è stata l'Italia a cambiare l'agenda europea, la dimensione esterna delle frontiere, gli accordi con i Paesi di origine; tutto ciò che, per anni, qualcuno ha guardato con sospetto e, perfino, con scandalo, è diventata la linea dell'Europa, come ha ricordato, nella sua replica, il Presidente del Consiglio. Anche qui, i fatti hanno dato torto a chi processava e ragionava rispetto a quello che proponevamo noi in opposizione, solo per opporsi.
Onorevoli colleghi, c'è un filo che lega tutti questi . Le posizioni italiane, un tempo considerate marginali, sono diventate agenda comune sull'energia, sulla migrazione, sulla neutralità tecnologica, sulla difesa di PAC e coesione. L'Italia non aspetta più le decisioni degli altri, le orienta. Arriva a questo Consiglio più forte e più ascoltata di quanto non lo fosse soltanto qualche anno fa e lo deve a una linea che non insegue gli umori del giorno, ma mantiene la rotta. Il Governo non ha ottenuto tutto, certamente, sarebbe raccontare qualcosa che non risponde alla realtà, ma il punto è un altro: siamo passati dall'essere il Paese che subiva ad essere il Paese che propone. Di questo dovremmo essere tutti noi, come italiani, orgogliosi. Avrei voluto, in una fase tanto grave come questa, trovare, su questi temi, un'opposizione capace di mettere…
PRESIDENTE. Concluda, onorevole.
ALESSANDRO COLUCCI(NM(N-C-U-I)M-CP). …l'interesse nazionale davanti al calcolo di partito, ma, purtroppo, questo non avviene e non so se mai succederà; è una maturità così importante. Però noi abbiamo le nostre ragioni, siamo al fianco del Governo e, per le motivazioni che ho esposto, sosteniamo e votiamo la risoluzione di maggioranza per il prossimo incontro europeo.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Bonelli. Ne ha facoltà.
ANGELO BONELLI(AVS). Grazie, signora Presidente. Rappresentanti del Governo, indirettamente, Presidente Meloni. La Presidente Meloni ha fatto il suo comizio come se fosse a Piazza del Popolo. Nella sua replica è stata veramente incredibile, ma vorrei ricordare alla Presidente Meloni di smetterla di fare la vittima. Non è solo lei che si è fatta da sola, qui ci sono tante persone che vengono da quartieri popolari di città italiane che si sono fatti da soli . La smetta di fare la vittima, chiaro? La smetta di fare la vittima e di raccontare una storia che non esiste nel Paese.
Detto questo, io voglio fare i complimenti alla Presidente Meloni: ha fatto un ottimo intervento da : ha organizzato il tifo, ha organizzato il tifo tra le tribune dei parlamentari di Fratelli d'Italia , ma il problema è che non sa governare il Paese, non governa il Paese, perché con questo Governo l'Italia è un Paese sempre più ingiusto dal punto di vista sociale. Ma noi sappiamo qual è la propaganda della Presidente Meloni: è la stessa Presidente Meloni che, prima del referendum sulla separazione delle carriere, aveva avvertito gli italiani che se avesse vinto il “no” sarebbero stati liberati gli stupratori, gli spacciatori e i pedofili. Poi siamo andati a vedere come è andata a finire, perché gli italiani non sono scemi e non si fanno prendere in giro dalle vostre bugie . E il punto, vedete…
PRESIDENTE. Collega, per cortesia. Collega, per cortesia. Prego, collega Bonelli; poi ha chiarito, ha detto che ha organizzato il tifo. Prego, collega Bonelli. Prosegua.
ANGELO BONELLI(AVS). Qual è il problema, signora Presidente?
PRESIDENTE. No, il collega Loperfido la riprendeva sull'utilizzo del termine che lei ha chiarito, dicendo che ha organizzato il tifo. L'ho fatta proseguire.
ANGELO BONELLI(AVS). se vuole glielo spiego, forse non conoscono l'inglese…
PRESIDENTE. Non deve spiegare, vada avanti. Prego.
ANGELO BONELLI(AVS). ve lo spiego, fratelli …
PRESIDENTE. Collega Loperfido!
ANGELO BONELLI(AVS). …è colui o colei che organizza il tifo. Chiaro?
PRESIDENTE. Lei lo ha spiegato, subito dopo. Prego.
ANGELO BONELLI(AVS). Allora, se non si può più esercitare una critica in questo Parlamento perché esiste una dittatura della maggioranza anche dal punto di vista dell'analisi del linguaggio dell'opposizione, anche no, grazie! Sì, sta organizzando il tifo e da questo punto di vista è un problema molto serio - dal punto di vista politico - e anche, per quanto mi riguarda, dal punto di vista del ruolo che le opposizioni devono svolgere in questo Paese.
Vede, c'è un problema profondo di ipocrisia che noi di Alleanza Verdi e Sinistra non accettiamo più, proprio non lo accettiamo più dalla Presidente del Consiglio, che ci viene a fare le lezioni di oggi su che cosa significa la politica estera. Ci è venuta a raccontare che le sanzioni sono utili e necessarie per l'Iran per fargli capire che deve ridurre - e noi siamo d'accordo - il ruolo dal punto di vista della produzione e dell'arricchimento dell'uranio, dal punto di vista dei diritti umani, della tutela dei diritti umani in quel Paese, e anche per quanto attiene la Russia, ma poi ci viene a dire che le sanzioni, per quanto riguarda Israele, non sono opportune o sono sbagliate perché rappresenterebbero un danno nei confronti della popolazione.
Allora, cari italiani e italiane che ci state vedendo, ecco, Giorgia Meloni è il caso di scuola dell'ipocrisia calata in politica. Perché, da un lato, dice “sì” alle sanzioni per la Russia e per l'Iran, oppure dice di levarle per ottenere qualcosa, dall'altra, rispetto al Governo criminale di Netanyahu, che a Gaza ha ucciso 76.000 palestinesi, che in Libano ha determinato un milione di sfollati, 3.150 vittime e che in Cisgiordania sta determinando la pulizia etnica, ritiene che le sanzioni non si possono fare. No, noi non ci stiamo .
Cara destra di Governo, che avete dimenticato le vostre origini - altro che -, avete dimenticato le vostre origini di quando manifestavate in favore e vicino al popolo palestinese, oggi invece, in virtù del fatto che pensate di continuare a prendere il potere e continuare ad esercitarlo - ma non sarà così -, avete dimostrato la vostra totale incoerenza.
E voglio anche dire, visto che la Presidente del Consiglio ci fa sempre delle grandi lezioni da questo punto di vista, che lei, nei prossimi giorni, non andrà al Consiglio europeo a decidere il ventesimo pacchetto di sanzioni, ma sarà il ventunesimo. Vede, sono così tante che ha perso anche il conto con il pallottoliere. È il ventunesimo pacchetto di sanzioni che l'Europa deciderà alla Russia.
E una cosa su cui faremo anche una richiesta formale al Governo: il problema non è solamente Ben-Gvir e il ruolo infame e criminale che esercita in Israele - perché Ben-Gvir sta facendo questo perché sta dentro un Governo che è il Governo di Netanyahu -, ma, visto che c'è un'inchiesta della procura della Repubblica di Roma da questo punto di vista per tortura - da parte della procura nei confronti non solo di Ben-Gvir, ma di esponenti del Governo israeliano -, il Governo italiano si costituirà parte civile in quel processo, sì o no? Perché questo è un problema.
Volete far valere i diritti di chi è stato torturato, sì o no ? O volete ancora continuare a fare gli ipocriti?
E veniamo, dunque, a una questione che per noi è fondamentale che riguarda il tema energetico. Cara Presidente Meloni, ancora una volta ha perso l'occasione di informarsi meglio. Guardi che anche quando c'era il Governo Draghi, Draghi avrebbe potuto dire: abbiamo raggiunto il record storico di produzione di energie rinnovabili. E andando indietro sarebbe stato ugualmente così. Il punto che omettete di dire agli italiani è che non state raggiungendo gli obiettivi annuali. Voi state ampiamente sotto i 10 gigawatt di installazioni di rinnovabili in questo Paese e la Presidente Meloni è colei che, alla fine del 2022, ha tenuto chiuso nel cassetto la proposta di un gruppo consistente di imprese italiane di Elettricità Futura, facenti riferimento a Confindustria, che volevano fare 85 miliardi di euro di investimenti per installare 60 gigawatt di rinnovabili, che ci avrebbero liberato dalla dipendenza da quei 15 miliardi di metri cubi di gas. L'equivalente del gas del Qatar e degli USA che noi importiamo. L'avete tenuto chiuso nel cassetto. L'altro giorno avete bloccato al Cdm un impianto eolico. State bloccando gli impianti! Tenete fermi 1.700 impianti per quanto riguarda le autorizzazioni di energie rinnovabili. Il punto è che questo Governo è l'del Titanic che sta facendo affondare l'Italia perché la sta portando alla dipendenza totale del gas.
Ma è vero o non è vero, signori rappresentanti del Governo che stanno qui, oggi, a rappresentare il Governo, che l'Italia oggi ha il prezzo dell'energia più caro d'Europa in assoluto? E di chi è la responsabilità se non di questo Governo che non è riuscito a costruire una strategia? E sentire da parte della Presidente Meloni dire che è un grande successo quello che lei ha ottenuto, cioè quello che lei aveva chiesto dal punto di vista energetico, ovvero la cosiddetta clausola di salvaguardia, è un successo di questo Governo, io penso che sia un successo ma è una sconfitta di questo Governo perché questo Governo deve attuare di fatto il , ovvero quello che l'Europa gli diceva di fare e che voi avete sempre con un ideologico perché vedete - vedo l'autorevole Ministro Foti qui, in rappresentanza del Governo - voi siete patrioti a Washington, ma forestieri in Italia . Sotto dettatura di Trump state volendo demolire tutte le regole europee, ma mi faccia dire una cosa in maniera molto chiara e netta: non fermerete la transizione ecologica perché il punto è che oggi la ricchezza, dal punto di vista energetico, si è accumulata nelle mani di poche energetiche e avete impoverito gli italiani. Quando Giorgia Meloni attacca, in risposta al collega Fratoianni, dicendo che noi non abbiamo il coraggio di fare quello che lei ha fatto sulle banche, sì, è vero, non abbiamo il coraggio. Non avremmo mai avuto il coraggio di fare lo sconto alle banche come avete fatto nell'ultima finanziaria che gli avete fatto risparmiare 800 milioni di euro . Non ce l'abbiamo questo coraggio! Ma abbiamo il coraggio di dire chiaramente agli italiani che di fronte a una ricchezza che si è accumulata in maniera spropositata nelle mani di pochi e con la povertà assoluta che con voi è aumentata a 5 milioni 700.000 persone, noi diciamo chiaramente da che parte stare. Perché ci sono 50.000 persone oggi, che rappresentano lo 0,1 per cento, che hanno patrimoni superiori a 5,4 milioni di euro per un totale di 500 miliardi di euro a cui chiedere un contributo di solidarietà per finanziare la sanità, aumentare le pensioni. Non è una bestemmia, è un atto di giustizia sociale .
Concludo, però, che le bugie - non voglio dire bugiarda, il sostantivo se lo può trovare - la Presidente Meloni non ne venga a raccontare, perché è inammissibile che venga a raccontare bugie da bugiarda, accusare il mio collega Fratoianni di aver preso soldi da Soros quando è una bugia incredibile. Noi ci aspettiamo le scuse , perché da parte della Presidente del Consiglio venire a raccontare bugie è inaccettabile, ed evidenzia il ruolo di come lei interpreta, ma noi l'abbiamo capito, siamo entrati in campagna elettorale e allora, siccome siamo entrati in campagna elettorale, vogliamo rassicurare perché noi ci schieriamo dalla parte di un'Italia che oggi soffre, l'Italia più povera che non ce la fa a vedere sempre un aumento della concentrazione della ricchezza, di vedere gli stipendi tra i più bassi in Europa con l'energia più cara dell'Italia. Vogliamo costruire una Italia più giusta, sociale, sostenibile dal punto di vista ambientale, che ricostruisca il diritto internazionale, rispetto a una destra che fa esattamente il contrario .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Bonetti. Ne ha facoltà.
ELENA BONETTI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Ministri, io vorrei partire dalle parole assenti, quelle che non abbiamo sentito e parto quindi con una domanda: com'è possibile tollerare che il Presidente della Repubblica italiana sia costantemente attaccato dalle autorità russe ? Ora c'è il dileggio, ora la violenza, ieri sera le allusioni. È intollerabile e che è intollerabile lo dovrebbe dire chiunque - rappresentando le istituzioni di questa Repubblica - abbia veramente a cuore la nostra Patria, chiunque ami davvero la nostra bandiera, se la ama davvero, e su queste parole dovrebbe dire con chiarezza che noi non lo possiamo accettare. E lo avrebbe dovuto dire con chiarezza la Presidente del Consiglio. Noi lo diciamo e lo diciamo perché quella voce non è la voce - come ha detto l'ambasciatore russo ieri sera - di uno degli alti colli romani. È la voce della Repubblica italiana che riconosce la colpevolezza della Russia, che si è macchiata di uno dei più gravi reati di questo millennio. La Presidente ha ricordato che la guerra in Ucraina oggi supera per durata la Prima guerra mondiale. Bene, noi oggi stiamo vedendo la Russia di Putin che mette in atto una rivisitazione di quella voracità imperialista che tanto danno ha fatto nel Novecento. Ed è una Russia che vuole invadere i popoli liberi, li vuole sottomettere, li vuole rendere sudditi. Lo fanno con le armi contro l'Ucraina e lo stanno facendo insinuandosi con una guerra ibrida nelle nostre democrazie, nell'opinione pubblica, diffondendo viscide falsificazioni che vogliono piegare l'opinione pubblica. Sono i pareri, le voci - che anche il collega Rosato ha ricordato - che l'ambasciatore russo ieri sera ha definito: gli amici della Russia. C'è fortunatamente ancora un reato che dobbiamo ricordarci nel nostro ordinamento, che è quello di intelligenze con lo straniero e noi non possiamo piegare la testa contro questo attacco.
Allora, Ministro, lo dico e lo chiedo a lei: come è possibile che nella vostra risoluzione abbiate accettato di arrivare a uno dei momenti più vili di questi quattro anni, rinnegando nella vostra risoluzione le stesse parole, financo le azioni che la Presidente del Consiglio aveva fino ad ora messo in campo? Voi nella vostra risoluzione state chiedendo, imponendo alla Presidente del Consiglio di andare in Europa e non fare quello che lei ha detto, cioè sostenere il pacchetto di sanzioni contro la Russia, ma di costruire un dell'impianto sanzionatorio, ancora prima di definire con nettezza e chiarezza le condizioni di sicurezza e di tutela dell'Ucraina. Questa è una frase che avete dovuto introdurre per tenere buona una parte della maggioranza, come quella del rendiconto economico al Parlamento europeo dei nuovi ingressi. Ma nemmeno i 5 Stelle, che hanno scritto di interrompere gli aiuti militari all'Ucraina, sono arrivati a scrivere nella risoluzione che si deve uscire dall'impianto sanzionatorio. C'è scritto nella risoluzione di maggioranza Ministro, lei lo sa, e c'è scritto nella risoluzione di Vannacci, come leva di contrattazione nel dibattito internazionale.
Questo noi non lo possiamo accettare ed è qualcosa che riteniamo grave, perché indebolisce l'azione stessa della Presidente del Consiglio che, a questo punto, si trova sconfessata rispetto alle sue parole nel dibattito europeo. Anche perché noi, invece, abbiamo sempre riconosciuto alla Presidente del Consiglio una fermezza, con cui è arrivata in Europa, sostenendo quello che per noi è un punto cardine: la difesa dell'Ucraina è la difesa dell'Europa, la difesa dell'Ucraina è la difesa dell'Italia. E sì, difendendo l'Ucraina noi vogliamo costruire un'Europa e un'Italia più sicure.
Non è solamente un atto doveroso di solidarietà e di giustizia. L'Europa nasce perché in quella coesione riconosciamo la forza, la forza di un'Unione che si sa anche difendere dalle aggressioni straniere e dalle aggressioni esterne.
Dopodiché, vi è anche un altro punto su cui vorrei soffermarmi, che non riguarda solo la risoluzione di maggioranza, ma riguarda anche la risoluzione del Partito Democratico. Io capisco che si debbano trovare delle interlocuzioni per dire ciò che non si può dire e non dire ciò che invece si vorrebbe dire, ma mi spiegate cosa significa, per un popolo che viene bombardato ogni notte, che gli diamo un aiuto multidimensionale e non abbiamo il coraggio di dire che diamo dei sostegni militari per la difesa ? Con cosa si difendono, se non con un sostegno militare? Il che non vuol dire che noi sosteniamo l'aggressione! Sosteniamo la difesa. Siccome io so che voi pensate la stessa cosa, trovo stucchevole onestamente che voi - e parlo alla Presidente del Consiglio, parlo a Forza Italia, parlo al Partito Democratico -, per tenere in piedi delle alleanze che non possono governare evidentemente, perché non sono d'accordo sul principio cardine di tutela della sicurezza italiana, dovete fare delle interlocuzioni che o sviliscono il ruolo del Parlamento e del mandato che il Parlamento dà al Governo o, al contrario, rinnegano, di fatto, l'incisività del problema della capacità dell'azione del Governo.
Arrivo alla seconda parte del mio intervento, che vuole riguardare, invece, la questione economica che giustamente la Presidente del Consiglio ha voluto richiamare. Su questo, in modo estremamente rispettoso, vorrei sottolineare un punto che, invece, ci distingue proprio nettamente. Recentemente la Presidente del Consiglio ha detto che l'Europa deve fare di meno e deve fare meglio. Qui c'è proprio un paradigma diverso. Noi siamo convinti, invece, che l'Europa per fare meglio debba fare di più - è proprio un altro paradigma - e debba fare di più promuovendo non delle politiche tappabuchi delle insufficienze delle singole Nazioni, ma debba fare di più costruendo sinergie tra gli Stati membri per attivare politiche di investimento, di sostegno, di risposte anche alle esigenze e alla necessità di crescita delle singole Nazioni. Senza un bilancio europeo che parla solo di controlli, lacci e sostegni assistenzialistici ma con un bilancio europeo che attivi quel nuovo modello di investimento collettivo l'Europa potrà avere quella capacità competitiva di infrastrutture, innovazione tecnologica, di rilancio energetico, di raggiungimento del energetico, di cui voi stessi parlate, che fa e farà bene anche alle piccole imprese italiane, che oggi chiedono al Governo maggiore incisività, perché la crescita allo zero virgola, cui ci stiamo condannando, non è la risposta che possiamo dare al sistema produttivo.
Per mettere in campo tutto questo, non si deve fare il controllo e il limite per tenere buono il Borghi della situazione o il passaggio della Lega. Si devono fare, invece, quelle politiche e quelle risposte che solo l'Europa può dare. Ritornare all'idea “burocrazia europea contro imprese italiane” è un tornare indietro negli anni e rinnegare i dati della storia. Cosa sarebbe stata l'Italia nella crisi del 2008 senza l'intervento europeo, della Banca centrale europea? Cosa sarebbe stata l'Italia senza l'introduzione dell'euro? Cosa sarebbe stata la nostra lira con il nostro debito in quella fase storica? Lei, Ministro, sta governando il Piano nazionale di ripresa e resilienza e lo sta facendo - glielo riconosciamo - portando avanti con forza e tenacia quel tipo di progetto. Ma cosa sarebbe stata l'Italia del dopo COVID senza un investimento comune e anche un debito comune europeo, nell'intenzionalità di investire sui singoli Stati in una progettualità europea condivisa?
Noi pensiamo che con questa forza la Presidente del Consiglio dovrebbe arrivare a trattare con gli altri . Noi siamo continuamente convinti che si debba arrivare al superamento del diritto di veto. La Presidente la pensa diversamente. A questo punto facciamo una cosa: la Presidente del Consiglio vada, però, in Europa e si faccia carico di portare avanti un'Europa che abbia questo coraggio di unità, di forza e di incisività. Non è tanto quale formato “e” o “x” cui vogliamo guardare, ma sicuramente - sicuramente! - non è il tornare indietro sulla difesa ucraina, nei rapporti con la Russia e, soprattutto, ad un'Europa che viene vista come un bancomat a cui attingere e non come quella leva e quelle ali di investimento anche per il nostro Paese .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Conte. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE CONTE(M5S). Signora Presidente, onorevoli colleghi, Presidente Meloni, membri di Governo, ascoltiamo ancora questo racconto dalla Presidente Meloni: va tutto bene. Anche ieri, a Confcommercio, ha detto, in sostanza, che va tutto bene e anzi di più, che lei vorrà tagliare - e taglierete - le tasse. Ma attenzione, perché qui siamo ormai al fatto che la Presidente Meloni passa come la signora, la regina delle tasse. Vi abbiamo consegnato anche un libretto e non l'avete sfogliato. È la pressione fiscale più alta degli ultimi 10 anni. L'impressione è che la Presidente Meloni si svegli la mattina, consulti ChatGPT e chieda: rappresentami un mondo fantastico .
La realtà è diversa. Una manciata di ore fa, un signore che mi ha fermato ha rappresentato la sua situazione: prende 600 euro al mese per 5 giorni a settimana; lavora in una ; in pratica si ferma a una stazione di servizio, fa il pieno e gli parte buona parte dello stipendio. Le nostre stazioni di servizio sono diventate delle gioiellerie e questo grazie anche alle guerre e alla copertura che noi abbiamo offerto a Netanyahu, che voi avete offerto a Netanyahu, che adesso si è trascinato anche Trump. Allora, mi permetto di dire, visto che la Presidente Meloni ha parlato della presidente Todde - a proposito della presidente Todde - che, anziché fare la guerra al carovita, la fate al salario minimo. La legge regionale della Sardegna l'avete impugnata . E perché la impugnate? Diciamolo agli italiani: perché dovete difendere padroni e padroncini e soprattutto il vostro reuccio di maggioranza, re - appunto reuccio - delle cliniche private e dei giornali che vi fanno da trombettieri ogni giorno.
La verità qual è? Quattro anni di Governo, zero riforme, addirittura calo della produzione industriale. L'Italia è ritornata purtroppo, grazie a voi, fanalino di coda in Europa per stipendi e per crescita. La riforma della giustizia gli italiani ve l'hanno sonoramente bocciata. E attenzione: la riforma della sanità l'avete presentata, avete iniziato a litigare, l'avete ritirata e state dando uno schiaffo a 6 milioni di cittadini che rinunciano alle cure. E poi questo giochino - che vi è fallito miseramente tra le mani, questo sì - del plastico sul ponte sullo Stretto. Avete annunciato che avreste messo la prima pietra nel giro di qualche mese su questo progetto. È arrivata, ma purtroppo è una pietra tombale: è arrivata l'inchiesta sulla corruzione .
Se mi posso permettere, Presidente Meloni, la smetta con i ponti, che portano proprio male, le portano male e portano male all'Italia. Aveva annunciato di essere il ponte con Washington dell'Italia e dell'Europa con gli Stati Uniti. Quel ponte è diventato un incubo per gli italiani, tra dazi, acquisti delle armi, gas liquefatto, zero tassazione ai colossi americani del .
E ancora, parlando di ponti, vi siete ostinati a mantenere questo ponte, questo rapporto con Netanyahu, addirittura di fronte a un genocidio, a crimini di guerra. Come siamo stati ripagati noi italiani? Addirittura ci hanno torturato i nostri connazionali e neppure ci hanno offerto le scuse. E attenzione: continuate a ospitare - sì, perché non lo volete dire alla popolazione - e a offrire vacanze premio, adesso in Sardegna, a soldati dell'esercito israeliano. Il risultato è che il Governo israeliano ci deride pure, ci dileggia: siamo il Paese delle ciabatte.
Allora dico, Presidente Meloni, che nella vostra tradizione, altisonante, ideologica e politica, c'è questo concetto, l'onore. Ma come fa a non avvertire l'onore di difendere la nostra Patria di fronte a queste situazioni ? Ci eravamo illusi che almeno il ponte con la von der Leyen, un rapporto personale, Presidente Meloni, fosse riuscita a costruirlo. Qui però abbiamo visto la risposta alla letterina da parte della Commissione. Credo che non sia stata compresa, la sintetizzo. In pratica, von der Leyen dice: cara Meloni, dovete continuare a tagliare la spesa sociale che tu hai firmato con il Patto di stabilità; cara Meloni, devi continuare a investire, invece, con lo scorporo, nelle armi che tu hai firmato con il Patto di riarmo; cara Meloni, non puoi assolutamente utilizzare soldi per ridurre i costi delle bollette di famiglie e imprese e - attenzione - gli unici scorpori che puoi fare sono per la transizione nelle rinnovabili.
Oggi la Meloni se l'è presa con la Todde, ma la Sardegna è la regione che ha investito e continuerà a investire di più nelle rinnovabili rispetto alle vostre regioni, 15, di centrodestra Ma permettetemi di dire: Meloni, visto che hai fatto e ti sei glorificata per questa risposta, ma non eri tu che hai contrastato la transizione alle rinnovabili? Parlavate di transizione ideologica: avete preso uno schiaffo e ridete pure
Ormai, Presidente Meloni, lei non si affaccia neppure più ai , e questo è gravissimo. C'è stato un importante - diciamolo agli italiani - perché, con i Balcani occidentali in particolare, c'è il problema dell'allargamento. In Montenegro, l'altro giorno, c'è stato questo : la Presidente Meloni non si è presentata. Che aveva da fare di così importante? Ho letto le agenzie e stentavo a crederci: doveva presentare un francobollo a Reggio Calabria. È tutto surreale. E poi il vertice di Londra con Francia, Germania e Regno Unito: non siamo stati invitati. In queste ore, adesso, si è consumato un incontro degli ambasciatori di questi Paesi in Russia, a Mosca. Ma dico: almeno vi hanno avvertito? Ormai non contiamo proprio più? Non ci siamo più?
Ma cosa fate? Fate gli offesi? Presidente Meloni, lei non può fare l'offesa, perché fino all'ultimo giorno deve far sentire il peso dell'Italia. Non può permettersi una fuga alla “Schettino” : dovete far sentire e difendere l'interesse nazionale. Non è questione di offesa, di orgoglio personale, di “ci vado, non ci vado”.
Ormai io credo che la Presidente Meloni, in questa rappresentazione ideale e fantastica del Paese, non si renda neppure più conto e non si chieda che cosa farà quando dismetterà l'incarico di Presidente del Consiglio. Io, da ex Premier, giro il Paese, visito e inauguro - ancora l'altro giorno a Genova - asili nido, scuole ristrutturate con i soldi che abbiamo portato con il “Conte 2” del PNRR, 209 miliardi . Presidente Meloni, lei che cosa farà? Da ex Premier andrà in Germania a visitare le gigantesche fabbriche di armi e munizioni e l'applaudiranno perché ha contribuito, con la sua firma, a realizzarle?
Vedo che ormai siete in campagna elettorale, Fratelli d'Italia in particolare e un po' tutta la maggioranza di destra. Però, se questa è la campagna, siete messi male, non ci spaventa. State gettando fango e menzogne su di me e sul MoVimento 5 Stelle. Guardate, fatevi sotto, non temiamo nulla. Sa perché? Perché da questa parte voi trovate persone perbene, che fanno dell'onestà , della trasparenza, dell'onore e della disciplina il cardine per svolgere un incarico di Governo o un incarico pubblico.
Di là, invece, vi dovete interrogare. Perché, se i vostri esponenti sono responsabili di truffe COVID, addirittura fanno società con il clan Senese, prestanomi del clan Senese, avete una miriade di amministratori in Sicilia , e non solo, accusati, anche rinviati o addirittura condannati per inchieste per reati gravi contro la pubblica amministrazione, corruzione e peculato, allora vi dovete interrogare e lo dovete dire un po' e affrontare questo tema.
Toccherà a noi, e mi avvio a conclusione. Sì, toccherà a noi, toccherà a noi rilanciare l'Italia, rimetterla in piedi. Lo abbiamo già fatto e sappiamo come si fa. E attenzione, toccherà a noi intervenire con misure concrete per il ceto medio impoverito, per le imprese sommerse dalle tasse e dalla burocrazia, per offrire una risposta che non avete saputo dare - completamente fallimentari siete stati sul bisogno di sicurezza, con investimenti nelle Forze dell'ordine, comparti sulla sicurezza: Milano, la stazione e tanti altri centri sono ormai un -; offrire risposte a 6 milioni di cittadini che rinunciano alle cure e, ancora, a 6 milioni di cittadini, abbandonati a se stessi, in povertà assoluta; ai nostri giovani, che chiedono di rimanere con stipendi dignitosi, che chiedono di rientrare e trovare un Paese accogliente. Abbiamo un pacchetto per loro, per consentire loro di mettere su famiglia, di mettere su casa.
E poi sapete che faremo? Una redistribuzione seria. Non vi illudete con nuove tasse, come vi illudete voi. No, no, faremo una redistribuzione seria, recuperando risorse da quel riarmo fallimentare e folle che avete sottoscritto, recuperando risorse da aziende energetiche e banche e dimostrando il coraggio che non avete dimostrato.
Respingiamo la risoluzione di maggioranza .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Deborah Bergamini. Ne ha facoltà.
DEBORAH BERGAMINI(FI-PPE). Grazie, Presidente. Il Consiglio europeo del 18 e 19 giugno si riunisce sotto il cielo più cupo della storia internazionale recente. Non siamo di fronte ad una semplice transizione, ma ad un vero e proprio spartiacque epocale. Al dramma indicibile della guerra in Ucraina, che ha prodotto ormai milioni di vittime e di profughi, si è sovrapposta la crisi che vede confrontarsi, da un lato, Stati Uniti e Israele e, dall'altro, l'Iran con i suoi a partire da Hezbollah e Hamas.
Una polveriera che sta incendiando l'intero Medio Oriente e può far crollare l'equilibrio economico e sociale del nostro continente. Il blocco dello Stretto di Hormuz, annunciato nuovamente poche ore fa dall'Iran, costituisce una pesantissima battuta d'arresto per quell'assetto geopolitico costruito a partire dal crollo del muro di Berlino, in cui il commercio e la promozione dei valori di libertà e sicurezza erano interconnessi. In questo scenario, l'Unione europea non può limitarsi a fare da spettatrice o da notaio. È chiamata a dare risposte concrete a sfide che toccano da vicino la carne viva dei nostri concittadini, la loro sicurezza, la tenuta delle nostre imprese, la stabilità delle nostre democrazie.
È con questa profonda consapevolezza che Forza Italia valuta positivamente la risoluzione di maggioranza all'esame. Per l'Ucraina, la nostra posizione non oscilla di un millimetro. Forza Italia continua a sostenere ogni via che conduca a una pace giusta e duratura, ma la pace non può essere un'aspirazione astratta, perché non si fa a forza di auspici. Una negoziazione esige interlocutori che abbiano il coraggio e la volontà di sedersi a un tavolo e trattare. Oggi, purtroppo, da Mosca non giunge alcun segnale in questo senso.
Si avverte soltanto il rumore della logica della forza o, peggio, dell'irrisione che calpesta la dignità di ogni possibilità di confronto politico. Per questo sentiamo il dovere morale di continuare a schierarci al fianco dell'Ucraina, del suo popolo e delle sue istituzioni. Dobbiamo farlo, mantenendo ferma la pressione diplomatica su Mosca, senza mai stancarci di cercare uno spiraglio negoziale. Il sostegno all'Ucraina e la ricerca della pace non sono dei binari opposti, ma sono due facce della stessa medaglia, perché soltanto un equilibrio credibile sul campo può costringere le parti ad un vero confronto. La storia ci ha dimostrato che i confini dell'Europa orientale non sono periferia. La sicurezza di Kiev è a tutti gli effetti la sicurezza di tutti noi. E dobbiamo ricordarlo anche a coloro che sono tentati di dimenticarlo, perché magari pensano che stiamo pagando un costo eccessivo per difendere la libertà.
Così come l' in Medio Oriente non è certamente un conflitto lontano. Il braccio di ferro tra Israele ed Iran, i riflessi sul programma nucleare di Teheran, l'ombra delle organizzazioni terroristiche che continuano a minacciare la regione aprono una ferita molto profonda, sempre più profonda, che si ripercuote qui da noi, nel cuore del Mediterraneo. A rendere ancora più drammatica la situazione è l' della notte scorsa, con nuovi attacchi incrociati.
L'intensificarsi di queste ostilità ci conferma quanto sia urgente un'iniziativa internazionale diplomatica capace di scongiurare una deriva incontrollabile. Purtroppo, la dinamica dell'effetto contagio è palese, e lo si coglie anche nel riacutizzarsi delle tensioni tra Pakistan e Afghanistan, circostanza che rischia di rendere il Medio Oriente e l'Asia meridionale un immenso blocco geografico incandescente, con conseguenze al momento neanche immaginabili.
In questo quadro, ribadiamo con grande chiarezza il diritto di Israele a difendere la propria sicurezza dalle minacce terroristiche e dagli attacchi di chi ne mette in discussione l'esistenza stessa, e non ci sembra possibile che si possa pensare a qualcosa di diverso da questo. Continuiamo, naturalmente, a ritenere che l'unica prospettiva capace di garantire una pace stabile e duratura sia quella fondata sul principio di “due popoli, due Stati”, nel reciproco riconoscimento e nella sicurezza di entrambe le comunità. Proprio per questo, il supporto del nostro Paese alla popolazione palestinese è indefesso e, proprio per questo, abbiamo condannato con fermezza gli eccessi del Governo israeliano, così come condanniamo con fermezza ogni violazione del diritto internazionale e ogni comportamento che contribuisca ad alimentare il conflitto e ad allontanare una soluzione politica.
L'Italia sta lavorando per accrescere il proprio ruolo di forza di pace e stabilizzazione. Questo significa dover difendere la vitalità dei nostri mari, la libertà di navigazione, la sicurezza delle rotte commerciali e la continuità degli approvvigionamenti energetici da cui dipendono le nostre case e le nostre aziende. Dobbiamo sostenere ogni sforzo per fermare l'incendio prima che divenga globale. Impedire che l'Iran si doti dell'arma nucleare non è un'opzione, è un imperativo per il futuro dell'umanità.
DEBORAH BERGAMINI(FI-PPE). Così come non possiamo dimenticare il Libano, terra fragile, amica dell'Italia, dove siamo impegnati in prima linea con la missione di pace UNIFIL: Libano perno insostituibile del precarissimo equilibrio mediorientale.
Queste crisi dettano all'Europa una verità rimasta troppo a lungo taciuta: la sicurezza, che tanto benessere ci ha garantito nei decenni, non è un dono scontato. Per molto tempo abbiamo potuto delegare o mettere in secondo piano la difesa comune. Oggi quel tempo non c'è più, dobbiamo crescere. L'Europa deve farsi adulta e assumersi la responsabilità della propria sicurezza. Deve sviluppare ciò che le manca, ovvero un'autentica cultura della difesa, fatta di pensiero strategico, coscienza e visione. Questo cammino non indebolisce certamente l'Alleanza atlantica, ma punta a renderci più forti, investendo nella nostra industria della difesa e nel coordinamento strategico, anche stringendo alleanze più salde con Paesi chiave come il Regno Unito e la Norvegia.
Ma accanto alle grandi sfide geopolitiche c'è il dovere quotidiano, ribadito più volte dalla Presidente Meloni, di difendere il benessere delle nostre famiglie e delle nostre aziende, schiacciate dal peso dell'incertezza energetica. Ed è qui che l'orgoglio del nostro lavoro, come Governo, si fa concreto. Rivendichiamo due successi storici recenti che portano la nostra firma. Il primo: grazie alla forte spinta dell'Italia, la Commissione europea ha concesso la deroga del Patto di stabilità per le spese connesse alla crisi energetica. Si tratta di un lavoro di squadra raggiunto con un impegno a più livelli: l'interlocuzione del Presidente Meloni con il Presidente Von der Leyen e il lavoro svolto dal Ministro degli Affari esteri Tajani e da Forza Italia all'interno del PPE.
E a proposito di Presidente Meloni, mi sembra sia evidente oggi, in quest'Aula, che il cosiddetto campo largo non è soltanto stra-diviso sul fronte della politica estera, ma anche sul fronte del rispetto delle donne, perché, mentre assistiamo a sermoni ripetuti su come appellarsi alla Presidente Meloni - Presidente, Presidenta, Presidentessa, signora Presidente, signor Presidente -, sempre da quel fronte unito, quel campo largo, arrivano allusioni indegne di sottomissione che non possono essere tollerate in quest'Aula . C'è troppa retorica sbagliata. Quindi, Presidente, chiedo che opportunamente si proceda a prendere dei provvedimenti rispetto a parole che questo Parlamento, nel 2026, non dovrebbe albergare.
Secondo punto: il nuovo Patto europeo sulla migrazione e l'asilo. Senza la determinazione dell'Italia, l'Europa non avrebbe mai trovato il coraggio di voltare pagina. Siamo riusciti a imporre un equilibrio vero tra responsabilità e solidarietà, introducendo strumenti rigidi contro i flussi irregolari e potenziando i rimpatri, ma mai venendo meno al principio sacro dell'aiuto umanitario. Abbiamo dimostrato che quando l'Italia parla con voce ferma e coerente, l'Europa ascolta e cambia rotta. I risultati ottenuti sono solo tappe di un percorso più lungo.
Forza Italia ribadisce i pilastri della sua missione in Europa: la sovranità energetica, la protezione del nostro tessuto manifatturiero, la ricerca di nuovi mercati per il nostro - che continua, nonostante le complessità, a crescere - e la difesa delle frontiere esterne. Guardiamo, inoltre, con speranza all'allargamento dell'Unione, lavorando al futuro europeo dell'Ucraina e all'integrazione dei Balcani occidentali. È un atto necessario per non lasciare vuoti di potere che altri imperi potrebbero colmare, perché è chiaro a tutti che c'è un tentativo di de-occidentalizzare l'Europa; procede a onde, alcune più evidenti e altre più carsiche, ma il pericolo è tutto lì. Crediamo nell'Europa come spazio di libertà, prosperità e sicurezza.
La risoluzione che presentiamo non è solo un documento politico, ma è una bussola: affida al Governo un mandato chiaro e solenne per difendere l'interesse nazionale in Europa e nel mondo con il coraggio delle proposte e la forza dei risultati .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il signor Ministro Foti, credo, per un chiarimento su un parere. Credo di aver capito bene.
TOMMASO FOTI,. Grazie, Presidente. Sempre sulla risoluzione Richetti ed altri n. 6-00255, sul punto 5), il parere è contrario.
PRESIDENTE. Grazie, signor Ministro. Quindi, registriamo questa integrazione.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Bagnai. Ne ha facoltà.
ALBERTO BAGNAI(LEGA). Grazie, Presidente. Il vantaggio di essere in maggioranza è quello di non avere l'imbarazzo della scelta, quindi, io dichiaro subito il voto favorevole all'unica risoluzione di maggioranza, perché ho appreso dal dibattito che l'opposizione, mentre era occupata ad accusare la maggioranza delle sue divisioni, produceva ben 6 documenti. E poi dicono che l'Italia ha un problema di produttività. Evidentemente, non è così, magari ci si dedica a cose inutili qualche volta, come in questo caso.
Aggiungerei, però, delle brevi considerazioni per motivare il nostro voto favorevole, partendo dal discorso tenuto dal signor Presidente del Consiglio, che è un discorso con cui chi, come me, ha riportato nell'agenda della politica quello che era un suo tema storico, forse in alcune fasi un po' trascurato, cioè il tema della critica del progetto europeo, della critica del centralismo, non può che trovarsi in profondissima consonanza con quello che abbiamo letto in filigrana, ma anche a chiare lettere, nell'intervento del Premier: la denuncia di un colosso burocratico che resta un nano politico e la necessità di un cambio di passo che parta da un nuovo protagonismo del nostro Paese che, finalmente, può essere protagonista in Europa. Le parole sull'UE gigante burocratico, pronunciate dal Presidente Meloni, possono essere fraintese solo da chi sia in cattiva fede, perché il suo argomento è limpido e inoppugnabile.
Vorrei ricordare le parole pronunciate da lei il 26 maggio scorso: la burocrazia deve “accompagnare gli indirizzi della politica, non sostituirsi ad essa”. Questo è il rischio che si corre in Europa, aggiungo; naturalmente, è un rischio per il semplice motivo che la politica trae legittimazione dalla sovranità popolare e la burocrazia no. Quindi, è un pochino paradossale che i difensori di quella che chiamano e che, in effetti, è la Costituzione più bella del mondo, ne abbano poi riscritto il secondo comma dell'articolo 1 nel seguente modo: la sovranità appartiene ai burocrati, che la esercitano nelle forme loro consentite dalle. Perché questo è quello che accade lassù . Noi, variamente additati come pericolosi fascisti, xenofobi, eccetera, eccetera, preferiamo ancora la versione del 1948, perché siamo anche dei passatisti.
Del resto, definire anacronistico il diritto di veto equivale a definire anacronistiche le istituzioni parlamentari tutte, perché nessuno di noi, qui dentro, sarebbe particolarmente contento se un provvedimento adottato o un indirizzo adottato dopo un lungo dibattito venisse cancellato da un voto a maggioranza in Europa. Il problema è che si abolirebbero le istituzioni parlamentari senza che ci sia qualcosa che possa sostituirle. Perché la natura aborre il vuoto e quello che consente in Europa alla burocrazia di sostituirsi alla politica è il fatto che, come amaramente ma lucidamente, constatava Umberto Bossi, rivolgendosi nel marzo del 1998 al congresso della Lega, non potrà mai nascere un'Europa politica. Punto.
Non ci potrà mai essere una democrazia senza e un europeo non c'è e non ci potrà mai essere politica senza democrazia. Lo si vede anche nell'incapacità delle istituzioni europee di proporsi come interlocutori politici credibili nelle sedi internazionali. Prima che il Presidente Meloni ci riferisse sulla necessità di dotare l'Unione di un rappresentante autorevole per avviare un processo di pace, nella stessa mattinata, poche ore fa, il riportava l'insofferenza dei Governi europei per l'inefficacia e per i costi dell'Alto rappresentante per la politica estera. E quando si comincia a parlare di costi della politica, sta suonando una campana a morto! Il tema è ormai conclamato, potremmo anche ignorarlo noi per pudore istituzionale, ma, se non lo ignora il bisognerà affrontarlo.
Siamo, quindi, totalmente consonanti con l'appello del Presidente Meloni a rispettare la volontà popolare, e per questo siamo fiduciosi che troveranno accoglimento le richieste che sono espresse nella risoluzione, in particolare quelle di un pieno coinvolgimento parlamentare nell'analisi di fatti non trascurabili, come, per esempio, gli impatti economici dell'allargamento, di cui bisognerebbe cominciare a parlare in modo razionale e non sentimentale. Ed è molto importante ribadire il ruolo del Parlamento proprio oggi, nel momento in cui sono all'opera tante forze tese a comprimere il perimetro dell'indirizzo politico nazionale.
Della difesa del principio di unanimità abbiamo già detto, ma va anche posta attenzione su tutte quelle misure che, direttamente o indirettamente, ampliano la quantità di risorse pubbliche gestite dall'Unione europea, cioè circoscrivono e restringono lo spazio d'azione dei Governi nazionali. Penso, in particolare, al tema del bilancio europeo e al tema del debito comune. L'ampliamento del bilancio dell'Unione, che qui qualcuno ha evocato come risolutivo e determinante, richiede una riflessione, perché negli organi di stampa internazionali sinceramente tutti si chiedono come mai l'Italia sia l'unico Paese contribuente netto a non associarsi alla reticenza degli altri contribuenti netti (Germania, Francia, eccetera eccetera) verso l'allargamento del bilancio europeo.
Questo forse dipende dal fatto che in alcuni partiti, magari, credo anche nel nostro, ci sono amministratori che preferirebbero ricevere 100 miliardi, anziché 10, senza però rendersi conto che questo comporterebbe darne 150, anziché 15. Il fatto è che noi, diciamo così, già soffriamo dando un contributo netto di 5, soffriremmo ancora di più dando un contributo netto di 50, perché noi di quei soldi abbiamo bisogno per rimettere in piedi il nostro Paese dopo i disastri delle politiche di austerità che Bruxelles ci ha chiesto. Non possiamo, quindi, immolarci sull'altare della coesione.
Poi, c'è il tema del debito comune: il prussiano Kant ci ammoniva a considerare l'uomo come un fine e non come un mezzo, e questa Europa, a trazione ancora per un po' prussiana, ci propone sempre il debito, ma non come un mezzo finanziario per raggiungere dei fini politici, ma come un fine in sé, perché il problema è proprio quello di farci indebitare, di creare il debito comune. Io penso, quindi, al famoso SAFE: se anche fosse economico - ecco, io l'acronimo SAFE lo leggo così - dovremmo sempre guardare, con estrema cautela, ad ogni spinta verso il ricorso accelerato al tema del debito comune.
Innanzitutto, perché economico non è: Giuseppe Liturri e Claudio Borghi, ognuno nelle sedi che gli competono, hanno fatto analisi dettagliate che ci hanno spiegato quello che non siamo sempre riusciti a sapere in queste Aule, ossia che i vantaggi finanziari sono trascurabili, ma poi ci sono i problemi e i costi che sono di carattere politico. Innanzitutto, le risorse raccolte con il debito comune sono sottoposte nella loro spendita a quelle condizionalità che sono esattamente quelle che il Presidente del Consiglio oggi ci ha detto giustamente di voler rifiutare come metodo.
Poi, va anche considerato che c'è il rischio che si proceda a un cambiamento istituzionale rilevante, ma in modo surrettizio. Quando è arrivata la moneta unica, su cui vi risparmio il giudizio che è ben noto, essa, però, arrivò almeno accompagnata dalla risorsa che doveva gestirla. Questo debito comune europeo verso il quale si sta andando da chi dovrebbe essere gestito? Cioè, ci state dicendo che avremo il lettone Dombrovskis come Ministro del Tesoro con la stessa efficacia con cui abbiamo l'estone Kallas come Ministro degli Affari esteri?
C'è da avere paura. Infatti, gli esperimenti fatti finora, pensiamo al PNRR, si sono caratterizzati principalmente per errori molto rilevanti nel calcolo dei costi finanziari. Quindi, più in generale, tornando al tema del bilancio europeo e dei rapporti con gli altri Stati, ci sia consentito dire qui, almeno una volta fra noi, approfittando della distrazione delle opposizioni, che non ci fa particolarmente piacere ricevere ramanzine da politici espressione di Stati sussidiati dal bilancio europeo, e quindi dai contribuenti netti, e quindi da noi.
In alcuni casi pensiamo che un semplice “grazie” sarebbe sufficiente, invece di chiederci di prosternarci o di ingaggiare delle lunghe trattative per avere quel minimo di flessibilità che il buonsenso vorrebbe. L'Italia è competitiva. È competitiva economicamente, perché sta riuscendo ad avere il più alto tasso di crescita dei salari reali su base trimestrale, insieme al più alto livello della posizione netta sull'estero degli ultimi 20 anni. È competitiva però anche - questo forse sfugge - politicamente, perché avete visto come è andata.
Volevano farci importare la maggioranza Ursula e invece noi gli stiamo esportando, su tutte le decisioni importanti, la maggioranza di centrodestra, perché ormai, per smantellare l'apparato ideologico del e riportare l'Italia e l'Europa, l'Europa in particolare, sul cammino della crescita, al Parlamento europeo si sta creando un fronte di popolari, conservatori e patrioti. E così sia. Quindi, vi ringrazio per la vostra attenzione e ancora una volta dichiaro il voto convintamente favorevole del nostro gruppo alla risoluzione di maggioranza .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Schlein. Ne ha facoltà.
ELLY SCHLEIN(PD-IDP). Grazie, Presidente. Voglio raccogliere l'appello al coraggio della verità che ha fatto oggi la Presidente Meloni in quest'Aula, perché ieri ha parlato del fatto che la produzione industriale continua a crescere. Però, su 43 mesi del vostro Governo, la produzione industriale è calata per 35 mesi quasi consecutivi. Basta bugie ! Basta propaganda! Pensavamo che oggi venisse a spiegarci come vuole aiutare a risolvere la crisi di Hormuz, non quella di Orbán. Abbiate pazienza!
Abbiamo salari tra i più bassi d'Europa e sono scesi - non lo dice il PD, lo dice l'Istat - di 9 punti negli ultimi 4 anni. Negli stessi anni, sempre l'Istat dice che i costi dei beni alimentari sono aumentati del 25 per cento. Sono persone che con lo stesso stipendio di prima non riescono a fare la stessa spesa di prima. Intanto, voi bloccate la nostra proposta unitaria sul salario minimo. Ci sono 6 milioni di italiani che non riescono più a curarsi, rinunciano, e sono aumentati in un solo anno del vostro Governo di un milione e mezzo.
Le liste d'attesa sono infinite e la spesa sanitaria ha raggiunto i minimi degli ultimi 15 anni, a proposito del coraggio della verità. A parte i tagli degli insegnanti, avete scelto di aspettare proprio i giorni della fine della scuola per approvare il pessimo DDL Valditara, che limita l'educazione all'affettività e alle differenze . Lo avete fatto per limitare anche le proteste di studentesse e studenti. Complimenti per il coraggio!
Abbiamo una crescita che sta a zero, nonostante il PNRR. Il Paese è fermo e noi vogliamo che riparta e che ricominci a crescere. L'unico investimento che avete messo in manovra in questi anni sono 13 miliardi di euro sul ponte, che è stato bloccato dalla Corte dei conti e adesso anche dalle inchieste su eventuale corruzione
C'è una distanza enorme tra il Paese che Giorgia Meloni viene qui a raccontare e quello che vive chiunque fuori da Palazzo Chigi. Nei suoi interventi è sempre tutto un susseguirsi di successi e di obiettivi raggiunti, solo che la realtà è molto differente. Non si preoccupi - le vorrei dire - perché non saremo noi e non vogliamo noi aumentare le tasse sul lavoro e sull'impresa. Lo avete fatto voi questo , portando la pressione fiscale al record degli ultimi 12 anni, oltre il 43 per cento.
Visto che le piace tanto parlare di costi, ci avete sempre detto voi che i centri in Albania costano 140 milioni all'anno. Ci avete detto che in due anni - ce lo hanno detto alcuni colleghi che sono andati recentemente - hanno trattenuto e detenuto 536 migranti. È facile fare il conto. Vuol dire 370.000 euro a migrante, cui sono stati calpestati i diritti. Altro che i famosi 35 euro al giorno dell'accoglienza!
Gli pagavate l'accoglienza in Italia per 30 anni con quello che avete speso per calpestarne i diritti deportandoli in Albania . E si è dimenticata di ricordare che ha salvato 150.000 vite, che non hanno prezzo !
In questi quattro anni - ve l'ho già detto - avevate i numeri qui dentro per fare tutto e siete riusciti a non fare nulla che cambiasse in meglio la vita degli italiani. Fatevi aiutare, noi abbiamo fatto proposte. Ne abbiamo fatte tante unitarie, a proposito di quello che diceva la Presidente Meloni, sul salario minimo, sul congedo paritario, su dove trovare i miliardi che servono per assumere più medici e infermieri. Sapete qual è il fatto? È che avete sempre affossato ogni tentativo di fare una proposta unitaria da parte dell'opposizione Più della metà dei lavoratori sotto i 24 anni conosce solo contratti precari. Tanti, davanti a salari bassi e contratti precari, fanno la scelta di andare altrove. Abbiamo fatto una proposta di legge, ascoltando le nuove generazioni, sul diritto a restare. Ve la consegniamo. Sicuramente ci sarà, tra i tanti aspetti che tocca, qualcosa su cui possiamo essere d'accordo.
Prendiamo poi il tema dell'energia, che è la prima questione che piega i bilanci delle famiglie e fa perdere la competitività alle nostre imprese. Abbiamo le bollette più care e in quattro anni non siete riusciti a fare nulla, tranne dei pannicelli caldi quando servono risposte strutturali. Serve scollegare il prezzo dell'energia da quello del gas attraverso un aumento, un'accelerazione e una semplificazione degli investimenti nelle energie pulite e rinnovabili, attraverso i . Voi, invece, avete frenato sulle comunità energetiche, mentre si accumulavano 48.000 richieste. Noi proponiamo un'unità di missione nazionale, con Governo e regioni, che abbia il compito preciso di ridurre di 24 mesi le autorizzazioni. Avete esultato, anche oggi, per lo 0,3 per cento di flessibilità - nemmeno aggiuntiva, era prevista già per la difesa - concessa dalla Commissione europea. Cioè, voi avete festeggiato che la Commissione vi abbia detto che con quei soldi dovete fare quello che dovevate già fare e che non avete fatto negli ultimi quattro anni : accelerare le rinnovabili, efficientare le reti e investire sulle batterie e sull'accumulo. Ha avuto il coraggio di dire: con il nostro Governo abbiamo raggiunto il massimo storico di energia rinnovabile. Ma ci mancherebbe che vi foste messi a smantellare con il cacciavite le pale già presenti e i pannelli già presenti . Ma che discorso è? È come sul fondo sanitario, il più grande investimento sulla sanità della storia d'Italia. Mentite sapendo di mentire. Certo che sono cresciute le rinnovabili, ma sono cresciute molto più lentamente che in altri Paesi e della media europea. È proprio questo il punto: che in Spagna ci vogliono 2 o 3 anni per autorizzare un nuovo impianto e in Italia 6 o 7.
In tutto ciò, cosa venite a dirci ancora oggi? Che è colpa dell'Europa, che è colpa dei Governi precedenti, che è sempre colpa di qualcun altro, perché non vi ho mai sentito prendervi mezza responsabilità su qualcosa che non funziona. È come se governaste un altro Paese.
E poi chiede all'Europa ciò che non ha il coraggio di fare qui. Ha chiesto di semplificare: giusto. Ma perché per piantare una bandiera ideologica avete smontato degli incentivi che funzionavano, per sostituirli con il pasticcio di Transizione 5.0 ? Perché chiedete all'Europa di tassare gli extraprofitti delle società energetiche e non lo fate seriamente qui, in Italia? Perché ha detto che è tutta colpa dei burocrati europei, ma è lei che sta da quattro anni nel Consiglio europeo e nella Commissione europea avete mandato un vostro Ministro. Siete voi che state lì, quindi, evidentemente, i burocrati europei, alla fine, siete voi, è lei, Presidente Meloni, questa burocrata europea. Perché chi è che blocca il superamento dei veti e dell'unanimità? La Presidente Meloni. Chi è che blocca gli investimenti comuni che sono necessari e che chiede anche Confindustria? Sempre lei, Presidente Meloni. Chi è che blocca la difesa comune? Sempre lei.
In Europa non avete mai fatto le battaglie giuste, necessarie per l'interesse nazionale e per l'autonomia strategica europea. Allora, accettare di alzare la spesa militare al 5 per cento, ma contrastare la difesa comune, vuol dire comprare più armi da Trump. Ci rende più dipendenti, non meno dipendenti.
La mancanza di una strategia la vediamo anche in politica estera, però. Oggi gli ambasciatori di Francia, Germania e Regno Unito stanno incontrando il Vice Ministro degli Esteri russo. Dov'è l'Italia? Abbiamo sempre sostenuto la difesa del popolo ucraino, che ha subito un'invasione criminale, ma serve un'iniziativa diplomatica, perché non si può negoziare una pace giusta senza l'Ucraina e l'Unione europea pienamente coinvolte in quel tavolo . Quando in Montenegro si discute l'allargamento, l'Italia è assente. Ha parlato qui delle condizioni con cui deve essere fatto l'allargamento anche all'Ucraina, peccato che abbiate dimenticato di scriverlo nella vostra risoluzione . È tornato l'inchiostro simpatico, per cui spariscono le parole divisive.
Certo che ci sono regole da rispettare, ma noi sosteniamo fortemente l'allargamento ai Balcani, all'Ucraina e a tutti i Paesi candidati. È un processo lungo, serve la pace, ma non può essere un alibi per frenare questo processo, anziché accelerarlo. In Medio Oriente e in Libano c'è il rischio che torni la guerra illegale voluta da Trump e Netanyahu. Guardate, anche qui, dov'è l'Italia? Non ci ha detto che cosa state facendo in concreto per fermare questa guerra così dannosa.
Dopo gli attacchi inaccettabili di Trump, vi siete chiusi nel silenzio. Perché, in realtà, voi di politica estera non ne avete una, ne avete tre diverse, perché temete evidentemente altre sfuriate da parte di Trump. Diteci che cosa state facendo sul , in cui non dovevate nemmeno entrare , perché purtroppo siete membri osservatori e sembra che osserviate immobili la violazione costante del diritto internazionale, mentre a Gaza si continua a morire.
E ho sentito che volete sanzionare Ben-Gvir, ma vi do una notizia: Ben-Gvir non è l'eccezione nel Governo israeliano di Netanyahu, purtroppo è la regola . E, allora, le sanzioni andrebbero disposte a tutto quel Governo. E, se volete fare una cosa seria, togliete il veto italiano del vostro Governo che impedisce di sospendere l'Accordo di associazione UE-Israele per aumentare la pressione.
Ora arrivo a chiudere, Presidente. Avevate promesso di ridare centralità all'Italia. Ci sarebbe piaciuto poterlo commentare, ma ci sembra che, fino a qui, la centralità nei consessi internazionali l'abbiate data soltanto alla Corte penale internazionale, per avere liberato e riportato a casa con volo di Stato un torturatore che era ricercato . Avete fallito, il prezzo di questo fallimento, purtroppo, lo stanno pagando gli italiani, e vi trovate oggi a chiedere con grande ipocrisia all'Europa di essere più forte, quando avete sempre lavorato per indebolire questa Europa. L'Italia merita di più e merita un Governo che sia alla guida di un processo di integrazione europeo che eviti di farci schiacciare dall'aggressività commerciale e militare che ci circonda .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Bignami. Ne ha facoltà.
GALEAZZO BIGNAMI(FDI). Grazie, Presidente. In primo luogo, ci dispiace non aver sentito nessuno dei colleghi, se non la Presidenza, in una qualche maniera stigmatizzare e prendere le distanze dalle parole pronunciate dal non onorevole Silvestri, che ha invocato le ginocchiere rivolto all'onorevole Meloni, ovviamente riferito a come lei dovrebbe porsi dinanzi a dei internazionali, rigorosamente uomini. A ruoli invertiti, avremmo visto il pandemonio ma evidentemente il vostro doppiopesismo non riesce neanche a conoscere dignità.
Ma non è l'unica cosa che non abbiamo sentito, onorevoli colleghi. Presidente, per suo tramite, mi rivolgo all'onorevole Schlein. Lei dimentica sempre, in tutti gli interventi che svolge, almeno due cose, ne dimentica tante in realtà, ma due in particolare: si dimentica sempre di dire come farebbe le cose che qui enuncia e con quali soldi le farebbe. Però su questo mi permetto di rilevare come lei, nel suo libro - credo che lei lo abbia presente -, a pagina 103, dia un'idea interessante quando afferma, testuale: le proposte che talvolta si affacciano coraggiosamente in Parlamento ipotizzano un prelievo di qualche decimale o di qualche punto percentuale solo su grandi patrimoni superiori a 500.000 euro. Io non so quale concezione lei abbia dei grandi patrimoni , onorevole Schlein, ma se parliamo delle case, dei risparmi e dei beni che magari i nostri nonni, i nostri padri e le nostre madri ci hanno lasciato per garantire sicurezza e dignità, o che una vita di risparmio vissuta per consentire ai nostri figli e ai nostri nipoti di vivere in sicurezza, sono un grande patrimonio… beh, onorevole Schlein, glielo dico io che vengo con orgoglio da una famiglia povera, non sono un grande patrimonio.
E credo anche che qui, però, ci sia la differenza tra il vostro approccio e il nostro. Voi volete mettere le mani nelle tasche degli italiani, noi abbiamo lasciato 21 miliardi di euro l'anno con tasse non prese dalle tasche degli italiani, e lo dicono osservatori internazionali . Ma, poi, dobbiamo anche dire, onorevole Schlein, che lei si dimentica di affermare come le cose che lei auspica dovrebbero essere fatte.
Sull'energia lei ci dice che il Governo dovrebbe fare di più. Non vanno bene 14 miliardi di flessibilità ottenuti dall'Unione europea, non va bene avere incrementato del 38 per cento le rinnovabili rispetto a quando voi eravate al Governo, non va bene avere firmato, per la diversificazione energetica, degli accordi di approvvigionamento da Nazioni come l'Arabia, come l'Azerbaijan, come l'Algeria, come l'Egitto, come gli Emirati Arabi e come il Congo, e potrei proseguire a lungo, però non ci dite che cosa volete fare.
Andate in Europa e votate contro il fossile, la settimana scorsa qui avete votato contro il nucleare, nelle regioni dove governate votate contro le rinnovabili. Ci spiegate come volete dare energia a questa Nazione ? Cozzando due pietre e vedendo se viene fuori la scintilla che manca al Campo largo, o come si chiama? Oppure, sulla pace nel mondo, certo, si può sempre fare di più sulla pace nel mondo. Non basta, evidentemente, avere partecipato al percorso di pace, essere volata - prima in tutto l'Occidente - a dare solidarietà e vicinanza concreta ai Paesi del Golfo aggrediti dai vostri amici , oppure avere in ogni maniera criticato e biasimato...
PRESIDENTE. Colleghi, per favore.
GALEAZZO BIGNAMI(FDI). ...le violazioni del diritto internazionale ...
PRESIDENTE. Colleghi, vi prego, però. Colleghi, per favore.
GALEAZZO BIGNAMI(FDI). ...perché per voi bisognerebbe biasimare e criticare di più …
PRESIDENTE. Colleghi, ascoltiamo.
GALEAZZO BIGNAMI(FDI). ...però non mi pare che le Nazioni che hanno biasimato o criticato di più...
PRESIDENTE. Colleghi, per favore.
GALEAZZO BIGNAMI(FDI). Presidente, sono abituato...
PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia, altrimenti non si capisce nulla.
GALEAZZO BIGNAMI(FDI). ...rispetto al fatto che i colleghi sono sempre agitati e nervosi, e anch'io lo sarei al loro posto come ho già detto. Però non ci sembra che dove hanno criticato o biasimato di più siano riusciti a ottenere qualcosa. E al riguardo mi permetto, onorevoli colleghi, di rilevare che la settimana scorsa un'illustre esponente della vostra coalizione - mi vergogno a citarla, l'onorevole Ilaria Salis, santa patrona dei beni altrui - ha ritenuto di dire che bisognerebbe sopprimere la parata delle nostre Forze armate.
E probabilmente, seduta sul divano di una casa di qualcun altro, ha visto le bandiere di Hamas, di Hezbollah e dell'Iran teocratico, e non ha visto l'unica bandiera che bisogna onorare tutti i giorni, che è il nostro Tricolore , e probabilmente per quello ha chiesto che venisse soppressa la parata.
E lo dico perché le nostre Forze armate sono le uniche che garantiscono la pace in tutto il mondo a costo della propria vita e della serenità delle proprie famiglie. Loro sono i veri pacifisti, altri sono finti “pacifinti”. E allora sentiamo sull'immigrazione dire che non va bene quello che si fa, perché bisognerebbe fare altro. Non va bene avere siglato accordi che rivedono tutto l'assetto normativo dell'Europa, difendendo finalmente i confini del Mediterraneo.
Non va bene avere abbattuto dell'80 per cento gli sbarchi, avere triplicato rimpatri e avere in maniera drastica contrastato le morti in mare, neanche quello vi va bene e non dite che cosa vi va bene. Allora dobbiamo andare con la memoria a quando governava il Partito Democratico, a quando in tre anni abbiamo ricevuto 500.000 clandestini, costati 10 miliardi, che sono puntualmente andati nella rete dell'accoglienza rossa , e poi, in nome della solidarietà, finiti i soldi, finito amore, nessuno accoglie più nessuno.
Però su questo vi riconosciamo di avere almeno un disegno, chiamiamolo così, perché avete già detto che, nel caso, credo improbabile, che doveste vincere, la prima cosa che fareste sarebbe dare la cittadinanza immediata ai figli dei clandestini nati in Italia e ovviamente alle loro famiglie, perché siete consapevoli del fatto ...
PRESIDENTE. Colleghi, colleghi, colleghi.
GALEAZZO BIGNAMI(FDI). ...che non c'è più la disponibilità da parte degli italiani a fare quello che probabilmente gli immigrati sono pronti a fare, cioè votarvi. Ed è questo il motivo per il quale avete candidato, con i “Bangladem” a Venezia, qualcuno che, in nome di Allah misericordioso, chiedeva il voto per il Partito Democratico. Ma scusate, dov'è finita la sinistra che, in nome della laicità dello Stato, voleva togliere il crocifisso dagli edifici pubblici o il presepe dalle scuole...
PRESIDENTE. Onorevole Ciani, per favore.
GALEAZZO BIGNAMI(FDI). ...o rimuovere le citazioni del Bambino Gesù o della Madonnina dai canti di Natale, in nome della laicità dello Stato e del rispetto . La verità è che a voi non interessa nulla della laicità e del rispetto degli altri.
PRESIDENTE. Colleghi, no, per favore.
GALEAZZO BIGNAMI(FDI). Voi vi vergognate della vostra identità, delle vostre radici e della vostra cultura .
PRESIDENTE. Onorevole De Luca, per favore!
GALEAZZO BIGNAMI(FDI). E allora dobbiamo essere chiari, colleghi. Se voi volete islamizzare il PD e la sinistra fate pure, ma, finché ci sarà Giorgia Meloni, Fratelli d'Italia e il centrodestra, non islamizzerete l'Italia . Però, riconosciamo che su un punto, la gestione dell'accoglienza, avete trovato delle modalità comuni con il MoVimento 5 Stelle.
Onorevole Conte, noi abbiamo sentito come lei ha immediatamente annunciato querele nei confronti di tutti coloro che chiedono trasparenza per ciò che emerge nella Commissione COVID , in cui una persona ha ritenuto, insieme a qualche altro collega ed ex collega - lo dice - dello studio del professor avvocato Giuseppe Conte, di chiedere 500.000 euro a imprenditori che lavoravano e volevano lavorare con la struttura commissariale.
PRESIDENTE. Colleghi, per favore.
GALEAZZO BIGNAMI(FDI). Ora che ci penso, 500.000 euro, quindi finivano sotto la patrimoniale della Schlein !
PRESIDENTE. Per favore. Per favore, colleghi “Deve richiamare all'ordine!”.
GALEAZZO BIGNAMI(FDI). Vede, onorevole Conte, però…
PRESIDENTE. Rimaniamo sul tema. Rimaniamo sul tema, per favore. Rimaniamo sul tema.
GALEAZZO BIGNAMI(FDI). Presidente, mi perdoni. L'onorevole Conte ha citato l'episodio e io lo richiamo, e mi permetto di dire una cosa: è un po' strano, colleghi, il fatto che se qualcuno chiede chiarimenti rispetto al fatto…
PRESIDENTE. Per favore, altrimenti non si capisce nulla.
GALEAZZO BIGNAMI(FDI). …che c'era chi chiedeva soldi spendendo il nome di Giuseppe Conte, l'onorevole Conte annunci querele a tutti, ma non chiede e non vuole presentare querela verso chi quel nome lo spendeva !
Chiedo a voi, colleghi, se io andassi a chiedere soldi a nome vostro e dicessi adesso presento un'interrogazione, querelereste me o querelereste chi chiede invece informazioni? Anche per questo abbiamo qualche cosa su cui forse sarebbe meglio fare chiarezza .
PRESIDENTE. Colleghi!
GALEAZZO BIGNAMI(FDI). Allora, Presidente, mi permetto …a me?
PRESIDENTE. Colleghi, però per favore.
GALEAZZO BIGNAMI(FDI). Perdoni, Presidente, io capisco tutto, ma ogni volta che qualcuno dice qualcosa la democratica sinistra impedisce di parlare“Vergogna!”“Sono dieci volte che Colucci dice «Vergogna»” “Presidente, lo deve buttare fuori!”. Chiederei un po' più di rispetto . Allora, colleghi, tra poco voteremo per l'ennesima volta in maniera unanime, il centrodestra…
PRESIDENTE. No, no, però colleghi, per favore, altrimenti non si capisce niente così. Per favore, blocchiamo un attimo il tempo. Colleghi, un attimo soltanto. Colleghi, per favore. Dobbiamo ascoltare l'onorevole Bignami, vi prego. Per favore, onorevole Bignami, la prego, è in conclusione. È in conclusione .
Ho bloccato il tempo. Ho bloccato il tempo. Ho bloccato il tempo, tranquillo. Però prego tutti i colleghi alla mia sinistra, cortesemente, di far terminare l'onorevole Bignami. Ho bloccato il tempo, tranquilli. Ho bloccato il tempo, prego. Prego, onorevole Bignami. Date voce.
GALEAZZO BIGNAMI(FDI). No, in realtà non ha bloccato il tempo, mi ha tolto proprio la voce. Il che dimostra come, in effetti, in questo Stato totalitario e in cui non viene consentito a nessuno di parlare, si tolga la voce solo alla maggioranza e a Fratelli d'Italia ma non c'è problema.
Quindi Presidente, tra poco noi voteremo per l'ennesima volta tutti insieme, il centrodestra, la sinistra per l'ennesima volta voterà in maniera differente tra di loro, e noi siamo quelli deboli, quelli distrutti, quelli divisi. Un consiglio, colleghi, cerchiatevi questa data: 4 settembre 2026. In questo giorno accadranno due cose: l'Italia avrà il Governo più lungo della storia della Repubblica, e sarà il Governo di Giorgia Meloni, e l'Italia avrà l'opposizione più lunga della storia della Repubblica, e siete voi e ci rimarrete a lungo! E noi, invece, rimarremo dalla parte giusta, dalla sua parte. Giorgia Meloni, avanti così, orgogliosi di lei !
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Come da prassi, le risoluzioni saranno poste in votazione per le parti non assorbite e non precluse dalle votazioni precedenti. Per quanto riguarda le votazioni per parti separate, faccio presente che i presentatori delle risoluzioni - ove necessario - hanno prestato il consenso previsto.
Passiamo alla votazione della risoluzione Richetti ed altri n. 6-00255.
Avverto che i presentatori hanno accettato le riformulazioni proposte dal Governo.
Avverto, altresì, che i presentatori e il gruppo Partito Democratico hanno chiesto la votazione per parti separate.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sui capoversi 1°, 3°, 4° e 12° del dispositivo, come riformulati, della risoluzione Richetti ed altri n. 6-00255, con il parere favorevole del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul 6° capoverso del dispositivo, come riformulato, della risoluzione Richetti ed altri n. 6-00255, con il parere favorevole del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'8° capoverso del dispositivo, come riformulato, della risoluzione Richetti ed altri n. 6-00255, con il parere favorevole del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul 9°, 10° e 11° capoverso del dispositivo della risoluzione Richetti ed altri n. 6-00255, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul 2°, 5°, 7°, 13° e 14° capoverso del dispositivo della risoluzione Richetti ed altri n. 6-00255, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla premessa della risoluzione Richetti ed altri n. 6-00255, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo alla votazione della risoluzione Braga ed altri n. 6-00256.
Avverto che ne è stata chiesta la votazione per parti separate da parte dei gruppi Allenza Verdi e Sinistra e MoVimento 5 Stelle.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla risoluzione Braga ed altri n. 6-00256 nella sua interezza, ad eccezione del 1°, 11° e 13° capoverso del dispositivo, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul 1° capoverso del dispositivo della risoluzione Braga ed altri n. 6-00256, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Su richiesta del gruppo di Azione - poc'anzi non l'avevo specificato - indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'11° e sul 13° capoverso del dispositivo della risoluzione Braga ed altri n. 6-00256, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo alla risoluzione Mantovani, Giglio Vigna, Rossello, Carfagna ed altri n. 6-00257, con il parere favorevole del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo alla votazione della risoluzione Zanella ed altri n. 6-00258.
Avverto che ne è stata chiesta la votazione per parti separate da parte del gruppo Partito Democratico.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla risoluzione Zanella ed altri n. 6-00258 nella sua interezza, ad eccezione della premessa e dei capoversi 2°, 3°, 7° e 10° del dispositivo, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla premessa e sui capoversi 2°, 3°, 7° e 10° del dispositivo della risoluzione Zanella ed altri n. 6-00258, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo alla votazione della risoluzione Boschi ed altri n. 6-00259.
Avverto che ne è stata chiesta la votazione per parti separate da parte del gruppo Partito Democratico.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla risoluzione Boschi ed altri n. 6-00259 nella sua interezza, ad eccezione della premessa e dei capoversi 3°, 9°, 14°, 17°, 18° e 19° del dispositivo, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sui capoversi 3°, 14°, 17°, 18° e 19° del dispositivo della risoluzione Boschi ed altri n. 6-00259, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul 9° capoverso del dispositivo della risoluzione Boschi ed altri n. 6-00259, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Non essendo stato approvato il dispositivo della risoluzione, la premessa non verrà posta in votazione. Passiamo alla votazione della risoluzione Riccardo Ricciardi ed altri n. 6-00260. Colleghi, per favore.
Avverto che, a seguito dell'approvazione del 1° capoverso del dispositivo della risoluzione Richetti ed altri n. 6-00255 risulta precluso il 4° capoverso del dispositivo limitatamente alle parole: “a interrompere gli aiuti militari alle autorità governative ucraine”. La restante parte del capoverso rimane, quindi, come impegno al Governo a implementare le misure di sostegno umanitario e a sostenere il processo di ricostruzione.
Avverto, inoltre, che ne è stata chiesta la votazione per parti separate da parte del gruppo Partito Democratico.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla risoluzione Riccardo Ricciardi ed altri n. 6-00260 nella sua interezza, ad eccezione della premessa e dei capoversi 4° e 22° del dispositivo, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul 4° capoverso del dispositivo della risoluzione Riccardo Ricciardi ed altri n. 6-00260, per la parte non preclusa, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul 22° capoverso del dispositivo della risoluzione Riccardo Ricciardi ed altri n. 6-00260, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Non essendo stato approvato il dispositivo della risoluzione, la premessa non verrà posta in votazione. Passiamo alla votazione della risoluzione Magi e Della Vedova n. 6-00261.
Avverto che ne è stata chiesta la votazione per parti separate da parte del gruppo Partito Democratico.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul dispositivo della risoluzione Magi e Della Vedova n. 6-00261, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Non essendo stato approvato il dispositivo della risoluzione, la premessa non verrà posta in votazione.
Passiamo adesso alla votazione della risoluzione Ziello ed altri n. 6-00262. Avverto che, a seguito dell'approvazione del 1° capoverso del dispositivo della risoluzione Richetti ed altri n. 6-00255, promossa da Azione, risulta precluso il 1° capoverso del dispositivo, limitatamente alle parole “prevedendo, contestualmente, l'immediata sospensione di ulteriori forme di sostegno economico e militare a favore dell'Ucraina”. La restante parte del capoverso rimane, quindi, come impegno al Governo ad effettuare iniziative diplomatiche che portino a una pace negoziale.
Avverto, altresì, che, a seguito dell'approvazione del 4° capoverso del dispositivo della risoluzione Richetti ed altri n. 6-00255, sempre promossa da Azione, risulta precluso il 2° capoverso del dispositivo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla risoluzione Ziello ed altri n. 6-00262, per la parte non preclusa, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Sono così esaurite le comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista della riunione del Consiglio europeo del 18 e 19 giugno 2026.
PRESIDENTE. Il Presidente del Senato ha trasmesso alla Presidenza il seguente disegno di legge, che è assegnato, ai sensi dell'articolo 96-, comma 1, del Regolamento, in sede referente, alla VI Commissione (Finanze):
S. 1891. - “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 aprile 2026, n. 63, recante disposizioni urgenti in materia di prezzi petroliferi connessi al protrarsi della crisi dei mercati internazionali” (2962)
Il suddetto disegno di legge, ai fini dell'espressione del parere previsto dal comma 1 del predetto articolo 96-, è altresì assegnato al Comitato per la legislazione.
Poiché il suddetto disegno di legge è iscritto nel calendario dei lavori dell'Assemblea a partire da martedì 16 giugno 2026, ai sensi del comma 5 dell'articolo 96- del Regolamento, il termine di cui al comma 4 del medesimo articolo è conseguentemente adeguato.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, l'onorevole Rossano Sasso. Ne ha facoltà.
ROSSANO SASSO(MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Intervengo per chiedere una informativa urgente al Ministro dell'Istruzione per quanto accaduto al liceo Monti di Cesena: era l'ultimo giorno di scuola, c'era la naturale euforia tra studenti ma anche tra i docenti, i maturandi si congedano e si preparano per gli esami; due di loro però si distinguono ed espongono… chiedo scusa, Presidente, non posso continuare in queste condizioni…
PRESIDENTE. Le ridò la parola tra un minuto e ovviamente il tempo riparte da zero.
ROSSANO SASSO(MISTO-FNV-F). Grazie.
PRESIDENTE. Penso che possa iniziare, ricominciando da zero perché non si è capito, ovviamente.
ROSSANO SASSO(MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Intervengo per chiedere una informativa urgente al Ministro dell'Istruzione, Valditara, per quanto accaduto al liceo Monti di Cesena dove due studenti, due maturandi, l'ultimo giorno di scuola, tra l'euforia tipica dei ragazzi ma anche degli insegnanti, hanno esposto uno striscione, come tanti ragazzi fanno. Chiunque visiti una scuola sa che spesso ci sono striscioni fuori dalle finestre o appesi al cancello delle scuole; quest'anno ne abbiamo visti tanti di striscioni inneggiare alla abbiamo visto bandiere palestinesi, striscioni dei centri sociali con il benestare di docenti comunisti e di sinistra.
A Cesena, però, è accaduta evidentemente una cosa imprevista e non gradita a professori e dirigenti scolastici di sinistra: gli studenti hanno esposto uno striscione con la scritta: “L'Italia agli italiani” . “L'Italia agli italiani”. Apriti cielo, cosa avrebbero dovuto scrivere questi studenti: l'Italia ai francesi? L'Italia ai bengalesi? L'Italia ai pachistani? No, hanno scritto: “L'Italia agli italiani!” e gli studenti sono stati additati come pericolosi sovversivi; sono stati sanzionati addirittura con un 6 in condotta e condannati a una rieducazione. Infatti dovranno portare agli esami di maturità una tesina riparatoria, che prenda spunto da un video imposto dai docenti dal titolo: “Gli africani siamo noi”.
Qual è la colpa di questi studenti, Presidente? Quella di essere italiani? Qual è la colpa? Quella di aver espresso amor di Patria? Quella di avere le idee diverse da qualche professore di sinistra? Quella di non essere pro-Pal? È questa la scuola al tempo del Presidente Meloni ? È questa la scuola al tempo di un Governo di centrodestra? Beh, io non vedo tante differenze con il Governo Conte e con il Ministro dell'Istruzione Azzolina. Ma vi pare normale che a scuola consentano di tutto? Addirittura, pochi giorni fa, a Modena, un musulmano, indagato per terrorismo, ha parlato a decine di ragazzini. O, ancora, a Genova, dove alcune docenti hanno portato le proprie classi a una manifestazione di sinistra, con tanto di bandiere rosse. E noi puniamo dei ragazzi che hanno rivendicato la propria italianità? Con quale coraggio si puniscono questi ragazzi? Con quanta sfacciataggine ideologica li si vorrebbe rieducare? Ma il pluralismo, la coscienza critica, la missione educativa? Come si permettono certi professori di sinistra di voler imporre la propria visione ideologica? E adesso minacciano gli studenti, colpevoli di essere italiani, colpevoli di dire ciò che loro non vogliono e pretendono che agli esami di maturità ci sia questa tesina riparatoria. Allora Futuro Nazionale con Vannacci dice ai ragazzi e dice agli studenti di non avere paura, di ribellarsi a queste imposizioni, perché è ingiusto quello che loro hanno subìto. Siamo stufi di docenti di sinistra che fanno propaganda politica a scuola.
Cari professori di sinistra, la propaganda politica fatevela a casa vostra o nelle sezioni dei vostri partiti di appartenenza e ringraziate che la scuola sia finita, altrimenti avremmo chiesto di esporre lo striscione “L'Italia agli italiani” in tutte le scuole della Nazione, magari con un tricolore accanto e magari intonando l'Inno di Mameli, alla faccia vostra, che cantate anche a scuola.
Difenderemo in ogni sede gli studenti che subiscono discriminazioni da docenti e dirigenti scolastici di sinistra, compresi quelli aggrediti da una isterica docente mentre facevano un semplice volantinaggio al grido: “Siamo tutti antifascisti, qui non ci potete essere”. Vergogna! Vergogna! Vergogna a quell'insegnante ! Chiediamo infine al Ministro Valditara di fare luce sui fatti di Cesena. Futuro Nazionale è al fianco degli studenti. Ragazzi, non abbiate paura di questi sepolcri imbiancati e polverosi ! Ribellatevi contro questo sistema di sinistra…
PRESIDENTE. Deputata Bakkali, per favore!
ROSSANO SASSO(MISTO-FNV-F). …che vi vorrebbe muti e rassegnati! Ribellatevi!
PRESIDENTE. Concluda.
ROSSANO SASSO(MISTO-FNV-F). Siate liberi e fregatevene di questo sistema vecchio e ammuffito! Avanti futuro, un futuro nazionale di destra, ma di destra vera .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sempre sull'ordine dei lavori, l'onorevole Francesco Silvestri. Ne ha facoltà.
FRANCESCO SILVESTRI(M5S). Grazie, Presidente. Intervengo semplicemente perché ho visto che si è alzato un grande polverone per quelle che sono state delle mie parole nella discussione generale per quanto riguarda il termine “ginocchiera”, che è stato associato evidentemente - io aggiungo, in malafede - a una questione sessista. Cosa che non è, intanto per un semplice motivo. Basta vedere anche i secondi che antecedono a quel termine, che posso anche ripetere in quest'Aula: “Dopo il referendum si è detto che la linea del Governo era di raddrizzare la schiena, rialzarsi da una posizione supina che aveva avuto nei confronti di Netanyahu”. Mi sembra più che evidente che la questione fosse legata alla postura politica del Governo e non a una questione sessista. Anche perché faccio notare che, purtroppo, la storia del nostro Paese è fatta di persone che si sono, sì, inginocchiate politicamente, ma soprattutto sono stati uomini. Questa è stata la storia del nostro Paese: dalla criminalità organizzata agli elementi di speculazione delle politiche abitative, ai lobbisti delle armi . La nostra storia, purtroppo, è fatta di uomini che si sono inginocchiati politicamente. Quindi vedete che la questione non ha nulla a che vedere… io capisco che c'è stato un elemento che si vuole cavalcare per distrarre da quelli che sono stati i contenuti veri di questo dibattito parlamentare.
Quello che posso dire è che il Questore Trancassini ha chiesto di aprire un'istruttoria, io verrò con molto piacere a difendermi, per quanto io non mi senta attaccato. Verrò a difendermi anche nell'Aula della Presidenza, non c'è nessun problema su questo. Quindi, facciano tutto il corso che vogliono. Conosco benissimo il gioco delle parti, il gioco parlamentare, il gioco della speculazione politica. Quello che io posso dire è che mi dispiace per qualsiasi persona in buona fede che abbia frainteso.
Per il resto, per chi ha voluto farlo in una misura di speculazione comunicativa, come diceva Michelangelo, la malizia è negli occhi di chi la guarda. Quindi, non posso farci veramente nulla
PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta.
Ha chiesto di parlare la deputata Piccolotti. Ne ha facoltà.
ELISABETTA PICCOLOTTI(AVS). Grazie, Presidente. Io prendo la parola in quest'Aula per denunciare una situazione assolutamente insostenibile dei treni regionali e per i pendolari che vanno da Roma all'Umbria.
Lo dico perché c'è una delibera dell'Autorità di regolazione dei trasporti - la n. 49 del 2026 -, che è ancora in fase di consultazione, con la quale si intendono stabilire nuovi criteri per il traffico dei treni che sarebbero un vero e proprio disastro per l'Umbria. Un disastro perché sarebbero oltre 20 i treni che verrebbero trasferiti dall'attuale linea direttissima che collega Firenze e Roma alla linea lenta, con un aumento dei tempi di percorrenza dall'Umbria a Roma di oltre un'ora.
Noi siamo già in una situazione difficilissima: esclusi dall'Alta velocità, abbiamo dei treni e un servizio non all'altezza, partiamo dal binario 1-Est con un aggravio di 15-20 minuti quando arriviamo in stazione. Adesso la regione ha fatto un investimento - l'ha fatto il precedente governo regionale - per 12 treni che vanno a 200 chilometri orari. Ci stanno dicendo che questi treni non potranno passare sulla linea direttissima.
Quindi, Presidente, la richiesta è molto semplice: noi chiediamo al Governo, al Ministero dei Trasporti e al Ministro Matteo Salvini di intervenire, affinché sia permesso di arrivare a Roma alle centinaia e centinaia di pendolari umbri che attualmente hanno un servizio assolutamente inaccettabile e che potrebbero averlo persino peggiore.
È assurdo che si dia la priorità al traffico dei servizi di mercato sui treni pendolari delle persone comuni. Noi cerchiamo di favorire la mobilità alternativa e pensiamo che scelte come quelle che sta facendo questo Governo, e che potrebbe fare in futuro, sono scelte che vanno a danno dei cittadini che, invece di usare la macchina, hanno bisogno di usare il servizio pubblico che - ricordiamolo - dovrebbe essere un diritto per tutti e tutte .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Cherchi. Ne ha facoltà.
SUSANNA CHERCHI(M5S). Grazie, Presidente. La vicenda è quella che conosciamo tutti ormai. È un corvide che ha nidificato su un albero della città di Pordenone e che, per difendere i piccoli, attacca coloro che si avvicinano al nido. È un animale selvatico, una specie protetta, che reagisce per difendere il proprio nido. Non è aggressività gratuita, ma un comportamento naturale che tutela la prole.
Il sindaco cosa ha pensato bene di fare? Ha emanato tre ordinanze per la sua eliminazione. Per fortuna, il TAR le ha annullate grazie ai cittadini e alle varie associazioni animaliste che sono intervenute. Voglio ringraziare la LAV, l'OIPA, la LNDC. Mi scuso con quelle che non ho nominato, ma nei vari articoli parlano di queste tre in particolare.
Allora, non è ancora chiaro quale soluzione è stata adottata. Il nido è stato spostato oppure delimitata l'area, non si capisce bene. Però, il punto è che esistevano alternative e non l'abbattimento. Alternative ragionevoli!
Poi sarebbe stata una cosa estemporanea, perché tra qualche giorno i piccoli si allontaneranno dal nido e quindi il problema verrà meno. È una vicenda che ci insegna che la forza non è una risposta. Bisogna capire un comportamento e intervenire in modo intelligente.
Quindi, resta una domanda che va oltre il caso specifico della cornacchia: ma perché prima si pensa di punire, vietare e abbattere invece di capire e risolvere il problema? Una società matura dovrebbe scegliere la convivenza e la gestione dei problemi. Una chiosa: il sindaco è di Fratelli d'Italia .
PRESIDENTE. Grazie, deputata Cherchi. Ha chiesto di parlare la deputata Orrico. Ne ha facoltà.
ANNA LAURA ORRICO(M5S). L'11 giugno 1980 veniva assassinato Peppe Valarioti, segretario del Partito Comunista di Rosarno. Fu il primo omicidio di ' di un politico in Calabria. Valarioti, figlio di contadini, era un insegnante e si batteva per la dignità dei braccianti agricoli. Appassionato di archeologia, credeva profondamente che solo la cultura e l'istruzione potessero liberare un popolo soggiogato dalla .
Valarioti intuì gli appetiti della criminalità organizzata, che era riuscita a infiltrarsi nel tessuto politico ed economico calabrese allungando le mani sui finanziamenti per l'agricoltura e per la realizzazione del porto di Gioia Tauro. Affermava con forza nelle piazze che il lavoro e il fossero centrali per smantellare la della e che tutti dovessero ribellarsi al suo giogo.
È stato ed è un riferimento politico della lotta per la dignità dei lavoratori, una lotta che, a distanza di 46 anni, resta attuale in un Paese martoriato dal lavoro nero e dal precariato.
“Se non lo facciamo noi, chi deve farlo?”: queste parole amava ripeterle ai suoi alunni e amici. Con esse voglio ricordarlo in quest'Aula per ribadire a tutti noi le battaglie per le quali dovremmo lottare senza sosta e per le quali nessuno dovrebbe morire: per il salario dignitoso, per un contratto di lavoro, per la propria libertà. Grazie, Peppe Valarioti .
PRESIDENTE. Grazie, deputata Orrico. Ha chiesto di parlare la deputata Schifone. Ne ha facoltà.
MARTA SCHIFONE(FDI). Sì grazie, Presidente. Un pensiero commosso oggi, da quest'Aula, al dottor Michele Di Iorio, che è venuto a mancare oggi. Apprendiamo questa notizia con grande e profondo dolore. Già presidente di Credifarma Spa, lungamente presidente dell'Ordine dei farmacisti di Napoli, presidente di Federfarma Napoli, presidente di Federfarma Campania, membro del CTS per l'Agenzia del farmaco, consigliere municipale, consigliere provinciale, consigliere regionale con la giunta Rastrelli: una vita intera dedicata alla sua città, alla sua categoria, alla sua comunità.
Un padre nobile della destra napoletana, della destra campana, non ha mai tradito la sua identità, non ha mai ceduto a mode o a convenienze. Ha servito i farmacisti napoletani e, attraverso di loro, la salute di tutti i cittadini campani. E lo ha fatto con il suo solito stile: con la sobrietà di chi non cerca i riflettori, ma cerca solo il bene comune.
Era un galantuomo, era un grande signore, una persona di grande spessore culturale e umano. Ci mancherà davvero, davvero tanto, perché ha lasciato un'impronta, un'impronta vera. Grazie. Addio, Michele .
PRESIDENTE. Grazie, deputata Schifone. Con il suo permesso mi associo, avendo avuto anche il piacere e l'onore di conoscere il dottor Di Iorio, persona perbenissimo.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). Presidente, mi associo anche io.
PRESIDENTE. Anche l'onorevole Borrelli si associa. Per noi napoletani era un riferimento, una bella persona. Grazie per averla rammentata.
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
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