Sesto e ultimo giorno di corso.

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Questa mattina sono arrivato all’appuntamento al solito orario, ma non c’era ancora nessuno. Il clima era freddo e nuvoloso, ho pensato che fossero tutti in letargo.
Dopo parecchio tempo, sono iniziati ad arrivare i primi amici. Ci siamo seduti ai tavoli all’aperto, sotto il tendone, abbiamo fatto qualche chiacchiera, per svegliarci meglio, ma dopo qualche minuto il cielo si è rabbuiato ancora di più e ha iniziato a diluviare. C’era un’atmosfera strana.
Mario ci ha annunciato che oggi non sarebbe uscito perchè per motivi di lavoro aveva dovuto anticipare la partenza a questo pomeriggio.

Dopo un po’, con la comparsa di Jack, ha smesso di piovere. Poi è arrivato anche Alessandro, con la spalla fasciata, per assistere all’ultima lezione.
Jack ci ha parlato della regolazione delle sospensioni, argomento molto importante, soprattutto per chi fa questo tipo di discesa, dopodiché abbiamo iniziato a indossare le armature.

Abbiamo fatto la prima risalita completamente immersi nelle basse nuvole e con una leggera pioggerellina che ci accompagnava, poi abbiamo imboccato un nuovo sentiero, che non avevo ancora mai percorso.
Si è rivelato subito molto difficoltoso. Non aveva una pendenza esagerata (ormai sono abituato a ben altro, ricordate?), ma era stretto e in contropendenza e la pioggia lo aveva reso estremamente scivoloso, per cui spesso mi sono dovuto fermare per superare a piedi alcuni tratti critici. Tutto ciò ha reso molto faticoso arrivare a valle.
Per questo motivo, alla risalita successiva, quando il boss ci ha proposto una pista ancora più impegnativa, abbiamo deciso di dividerci in due gruppi. I ragazzi con più esperienza sono andati con lui e noi “entry level” ci siamo diretti verso una pista conosciuta. Abbiamo fatto la discesa tranquillamente e senza grosse difficoltà. Abbiamo poi aspettato che arrivasse anche l’altro gruppo per andare a pranzo.

Intanto é arrivato il fratello di Alessandro per riportarlo a casa. Lo abbiamo salutato tutti con calore ed affetto.

Dopo pranzo abbiamo affrontato l’ultima discesa che è filata via liscia come l’olio. Ho affrontato con scioltezza tratti ripidi, curve e radici. E, giunti a valle, Jack mi ha fatto i complimenti per i passi avanti che ho fatto durante il corso.
Ma la verità è che lui è un insegnante fantastico e riesce a metterti in condizione di imparare indipendentemente dal tuo livello e dalle tue capacità.
Questo corso mi ha dato tantissimo.

Due minuti fa mi ha chiamato Mario per salutarmi. È in partenza anche lui.
Questa sera ci sarà il barbecue di fine corso e poi, domani, ripartiremo tutti per tornare a casa.
É stata una bella esperienza, intensa e impegnativa, e ho trovato tanti nuovi amici, in gamba e simpaticissimi. Abbiamo trascorso dei bei momenti insieme e sono felicissimo di aver percorso questo pezzetto di strada con loro.

Ora vado a preparare le valigie…

 

 

 

Quinto giorno di corso.

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Le previsioni meteo per oggi davano qualche goccetta di pioggia, e invece è stata una magnifica giornata di sole.
Abbiamo fatto la prima risalita tutti insieme e, al momento di scendere dalla seggiovia, Omar, uno degli amici del corso, ha messo male il piede sul pavimento di assi di legno ed è caduto. Una volta rialzato in piedi non riusciva più a camminare. Lo abbiamo aiutato a raggiungere il primo posto utile per sedersi e ci ha detto che sentiva che gli era andato fuori sede il ginocchio, non era la prima volta che gli succedeva. Ci ha chiesto di tirare e ruotare la gamba in modo che tornasse a posto e quindi Jack si è cimentato in quest’impresa. Dopo vari tentativi a vuoto è arrivato anche un membro del soccorso alpino che, però, è rimasto semplicemente a guardare senza fare altro.
Al decimo tentativo il ginocchio è tornato a posto e Omar, dopo qualche passo di prova, ci ha informati che non c’erano più problemi e che era pronto per proseguire la giornata.

Fatta quindi una prima, scorrevolissima, discesa di riscaldamento Jack ci ha radunati e, con voce pacata, ha detto: “Ora siete pronti per la pista nera”.

Superato qualche attimo di mancamento, e dopo che mi era passata per la mente una serie infinita di possibili tragedie, ho provato a dire: “Jack, ma sei sicuro?”
E lui: “Ma tranquillo, è semplicissima”

 

E così, dopo che anche l’ultima speranza di passare finalmente una giornata tranquilla si era spenta, ci siamo avviati verso l’imbocco della pista nera. Siamo partiti tutti in fila e, devo ammettere che durante il primo tratto, peraltro molto impegnativo e difficoltoso, ho pensato che forse, se la pista era tutta così, avevo qualche speranza di riuscire ad arrivare a valle.
È stato proprio in quel momento, quando mi iniziavo a rasserenare un po’, che mi si è parato davanti l’abisso.
Un precipizio infinito in cui si gettava il sentiero, irto di radici, rocce sporgenti e curve a gomito strettissime, che si estendeva a perdita d’occhio senza che fosse possibile vederne il fondo.

 

Dopo aver atteso che il mio cuore riprendesse a battere ho chiuso gli occhi e mi sono lanciato.

Credo di aver rimosso dalla memoria quello che è successo subito dopo. Il primo ricordo che ho è quello di essermi fermato vicino agli amici, a valle, con il fiatone e le gambe tremolanti, cercando di controllare se mi mancava qualche parte del corpo. Miracolosamente ero arrivato tutto intero e la pista era ormai terminata. Probabilmente avevo molti più capelli bianchi sulla testa.

 

 

Lezione del giorno: i salti.
Jack ha trascorso un buon quarto d’ora a spiegarci attentamente le posizioni e i movimenti da fare per poter eseguire un salto perfetto.
Dopodichè a turno ci siamo lanciati in discesa per mettere in pratica quanto appena appreso. Quasi tutti sono riusciti a sollevarsi da terra e qualcuno anche con una tecnica notevole.
Purtroppo la mia bici doveva essere difettosa perchè non si è alzata neanche di un millimetro. Probabilmente un problema di ruote 🙂
Mi sa che per far questa cosa mi ci vorrà un po’ di tempo. Parecchio tempo. Pazienza. Non fa niente.

 

 

Purtroppo il pomeriggio è stato funestato da un incidente.
Alessandro, uno degli amici del corso, è caduto sulla pista e si è lussato una spalla. Lo hanno portato via in ambulanza.
L’atmosfera si è subito rattristata e non abbiamo fatto l’ultimo giro del pomeriggio.
Mi è dispiaciuto tantissimo per lui. Un ragazzo simpatico e molto bravo. Sarebbe dovuto rimanere anche la prossima settimana per il corso intermedio. Peccato.
Ma non ho potuto fare a meno di pensare per un attimo alla mia spalla, che invece per fortuna sta rapidamente migliorando.
Aspettiamo di avere sue notizie.

 

Il corso volge al termine, e si sente. É rimasto ancora un giorno e molti stanno già iniziando a pensare alla partenza. Si inizia ad avvertire una punta di tristezza, come sempre dopo una bella esperienza.
Chissà cosa ha in serbo per noi Jack, domani…

 

 

Quarto giorno di corso

Può capitare, a volte, lungo un percorso di giungere al momento della verità.
E questo mio viaggio, che non é solo un viaggio di piacere, ma anche e soprattutto parte di un mio percorso interiore, un voler migliorare, un voler superare questo periodo, ma anche una sfida, un mettersi alla prova, un vedere di che pasta si è fatti, è arrivato a questo punto.

Oggi è stato il momento della verità.

Ho trascorso una notte molto tormentata. Probabilmente sono al culmine della stanchezza, tutti i muscoli sono rigidi e indolenziti, ma, soprattutto, ho avuto dei dolori fortissimi alla spalla e al collo. Così forti che mi hanno svegliato di continuo per tutta la notte. E anche nei pochi momenti di sonno dormivo in maniera agitata e al minimo movimento mi svegliavo per il dolore. Stremato da questa situazione e, oltretutto, dalla preoccupazione per la mia salute, ho iniziato a prendere in considerazione la possibilità di abbandonare il corso. E così quando è suonata la sveglia ero di umore cupo e mi sentivo addosso tutto il peso di questa decisione.
C’era un sole splendido fuori, ma, seduto a far colazione al mio solito posto, di fronte alla vetrata, non ho visto nè il cielo nè le montagne. Il cornetto è andato giù senza sentirne il sapore. Sono risalito in camera a passo lento, consapevole che il momento era giunto. O indossavo le protezioni e mi mettevo in cammino oppure telefonavo a Jack per avvisarlo che il mio corso finiva lì.

Ci ho pensato a lungo, ho guardato fuori, ma soprattutto ho guardato dentro di me per capire cosa volevo veramente e se avevo la forza di andare avanti. Chi avrebbe vinto questa sfida.
Un po’ alla volta ho iniziato a indossare ginocchiere, parastinchi, gomitiere, pettorina e paraschiena. Ho preso il casco e la mascherina e sono uscito.

Il nostro insegnante ci ha fatto fare la solita discesa di riscaldamento.
Sulla Rock Master, questa volta. Quindi abbiamo iniziato la giornata scendendo su un tripudio di radici sporgenti e ostacoli vari.
Già stanchi dopo la prima discesa abbiamo subito ripreso la seggiovia per affrontare la lezione del giorno.
Jack: “Oggi affronteremo le discese ripide”
Io: “Eh? Ma perchè, finora cosa abbiamo fatto?”

Come al solito ancora non avevo idea di quello a cui andavamo incontro.
Per Jack parlando di “ripido” si intende ovviamente una parete quasi verticale!
E così, dopo un’altra mattinata trascorsa rischiando la vita, siamo tornati a valle quasi tutti interi per il pranzo. Una buona mangiata, molto meritata, oggi, quattro chiacchiere e poi via per una nuova discesa nel pomeriggio.

Sono felice di non essermi arreso.
Oggi sono andato molto meglio nelle discese, piu veloce e più sicuro, e finalmente il dolore alla spalla comincia anche a migliorare.
Sembra veramente che la giornata odierna sia stata il punto di svolta.
Sono sicuro che i prossimi due giorni saranno fantastici!!!

Terzo giorno di corso

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I calcoli matematici non servono a niente. L’ho capito oggi.
Sono di nuovo caduto due volte. A distanza di poco tempo. E indovinate un po’ dove mi sono fatto male?
Di nuovo alla spalla destra. Che questa mattina al risveglio forse iniziava a mostrare dei timidi segni di miglioramento. E adesso invece fa un male terribile.

Tutto questo succedeva nella prima discesa. Quella che di solito facciamo come riscaldamento. Dopodiché il nostro maestro ha intuito che eravamo pronti per il passo successivo. E così ci ha portato su un’altra pista. Molto più difficile. La Rock Master. Che gioia!
Abbiamo quindi trascorso la mattinata su sentieri strettissimi e tortuosi costellati di insidiose radici sporgenti, fango, pietre, curve strettissime, pecore, discese ripidissime, discese ripidissime e ancora discese ripidissime.
Per il mio prossimo viaggio sto rivalutando la Pianura Padana.

Comunque, sono arrivato a valle tutto intero.
Il resto della giornata è trascorso abbastanza tranquillamente. Pausa pranzo, chiacchiere, poi di nuovo una discesa, questa volta sulla solita pista, che, guarda caso, mi è sembrata un po’ più facile del solito 🙂

 

Il tempo è stato splendido, speriamo mantenga così.
Ahi, che male…

 

 

Secondo giorno di corso

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Faccio molta fatica a scrivere. Dopo l’ultima caduta ho preso un colpo alla spalla destra e ora ho difficoltà a muovere tutto il braccio. Fa molto male.
Ma tranquilli, ho ancora il sinistro e fortunatamente funziona benissimo.

Il risveglio, questa mattina, è stato abbastanza simile a quello di ieri, forse solo un po’ più doloroso. Con la differenza, però, che aprendo la finestra non mi sono affacciato su quel meraviglioso panorama che avevo trovato ieri.
Semplicemente bianco. Tutto bianco. Solo bianco. Dalla finestra non si vedeva altro. Ho aperto e chiuso gli occhi più volte, ma non è cambiato niente. Allora ho spalancato la finestra per cercare di distinguere qualcosa di più, ma sono stato investito da una folata di aria gelida che ha finito di svegliarmi.
Lavato, sbarbato, vestito, ho fatto colazione e, sotto una leggera pioggerellina, mi sono avviato verso il punto di ritrovo.

Questa volta, dopo una rapida messa a punto delle biciclette, indossate le protezioni, abbiamo preso subito la seggiovia e, dopo una gelida risalita, ci siamo trovati tutti in cima. Indossati caschi e mascherine siamo partiti subito per una discesa di riscaldamento.

Il percorso che stiamo utilizzando nel Bike Park è segnalato come una pista rossa. Non è un percorso per principianti. E io non ho mai fatto Freeride. Per cui, nella giornata di ieri ho capito rapidamente che “o impari o muori”.
Ci sono discese mozzafiato, una marea di curve paraboliche con sponde anche a 60°, dossi in sequenza, passaggi su radici scoperte e rocce, strettoie e, ovviamente, alberi ovunque. Per me un incubo. Credo, invece, che Jack la consideri una pista per bambini. È proprio vero che è sempre tutto relativo.

In tutta la mattina abbiamo fatto due discese complete e il nostro insegnante ci ha spiegato alcune tecniche e alcune posizioni. Dopodiché ci ha seguito a turno durante il giro per correggerci al volo direttamente nel momento in cui sbagliavamo. Questo aiuta tantissimo a correggere le posizioni e favorisce un apprendimento rapido.

Ma la cosa che ti aiuta di più a imparare in fretta è la paura di morire.
Scherzo, ovviamente, ma vi assicuro che la prima volta che fatto questa discesa in alcuni tratti mi sembrava di essere sulle montagne russe. Stessa sensazione, stessa emozione, ma senza le cinture di sicurezza 🙂

Siamo poi tornati alla base per il pranzo, e dopo aver placato la fame e la stanchezza ed esserci rilassati chiacchierando, abbiamo ripreso con la sessione pomeridiana. A quel punto ormai il terreno era tutto inzuppato ed è stato molto più difficile arrivare a valle. In più eravamo zuppi anche noi e, soprattutto, ricoperti di fango dalla testa ai piedi. Al rientro in hotel la signorina della reception è rimasta abbastanza interdetta nel vedermi. Deve essere il mio fascino latino.

Tirando le somme, ieri sono caduto due volte. Oggi una volta sola. Secondo i miei calcoli matematici domani dovrei cadere mezza volta. Speriamo bene, perchè non so quante parti della corpo mi siano ancora rimaste intere.

Primo giorno di corso

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OK, non era All Mountain, come io pensavo, bensì Freeride. Molto più estremo. Ma avevo iniziato a immaginarlo dal tipo di bicicletta che mi è stato dato. E ora sono qui tutto ammaccato e dolorante…

…ma andiamo con ordine. Questa mattina mi sono alzato e, aperta la finestra, mi si è parato,davanti lo spettacolo che vedete in fotografia. Da mozzare il fiato.
Sceso a fare colazione ho cercato un tavolo vicino alla grande vetrata che si affacciava sullo stesso paesaggio. Sono rimasto in contemplazione per parecchio tempo dopo aver finito di mangiare.

Poi mi sono avviato verso il luogo dell’incontro. Un albergo che si affaccia direttamente sugli impianti di risalita. Stile baita alpina, molto bello, con un ampio cortile attrezzato con tavoli di legno e sedie a sdraio Lì ho potuto finalmente incontrare Jack di persona, dopo una conoscenza solo telefonica. Una persona molto cordiale e alla mano, mi ha subito fatto vedere la bicicletta e le protezioni, e mi ha chiesto di provarle, per vedere se era tutto ok.
Devo dire che non ho dimestichezza con quel tipo di protezioni (ginocchiere, parastinchi, pettorina, gomitiere, paraschiena e casco integrale) e sono riuscito a indossarle non senza difficoltà e solo dopo parecchie richieste di aiuto al buon Jack, che mi ha fatto notare, fra l’altro, che le ginocchiere non entrano se non tolgo le scarpe.
Dopo aver calzato ogni cosa avevo in tutto e per tutto l’aspetto di un giocatore di hockey su ghiaccio, anche se in realtà mi sentivo più come l’omino della Michelin.
A quel punto ho provato la bici. Salito sui pedali ho provato a sedermi in sella. E lì stavo cadendo per la prima volta. Essendo una bicicletta da discesa la sella è bassissima e praticamente non si usa mai. Si sta sempre sollevati. Afferrato questo concetto mi sono ripreso appena in tempo per evitare la rovinosa caduta. E ho iniziato a pedalare. E lì stavo cadendo per la seconda volta. Quel tipo di bici ha due ammortizzatori con un’escursione lunghissima e senza possibilità di blocco. Per cui pedalando affonda moltissimo. É come stare su un divano morbidissimo. In realtà non è progettata per pedalare, se non per tratti brevissimi e con notevole fatica. Mi sono salvato a stento anche da questa caduta (con relativa figuraccia, meno male) ed ecco che hanno cominciato ad arrivare gli altri corsisti. Abbiamo fatto conoscenza e dopo qualche chiacchiera e l’attesa dei ritardatari abbiamo finalmente iniziato il corso. Breve parte teorica riguardante le regolazioni di freni, sella, manubrio e cambio, breve messa a punto delle biciclette, distribuzione dei pass per le risalite, indossate le protezioni, ci siamo diretti tutti a prendere la seggiovia.

La risalita è stata fantastica, dieci minuti di viaggio sospesi a metà altezza in un immenso bosco di altissimi abeti. Intanto, ogni tanto, sotto di noi vedevo i serpeggianti e ripidi percorsi che, temevo, avremmo disceso di lì a poco. Penso che sia stato proprio in quel momento che ho iniziato a preoccuparmi seriamente…

 

 

Ok. Le protezioni funzionano. Adesso ve lo posso dire con certezza.
Fa parecchio male ma non ti spezzi in due.

Ma questa è un’altra storia. Ve la racconto domani.

 

La torre

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Dopo undici lunghe ore di viaggio sono finalmente giunto a destinazione. Arrivato in hotel ho disfatto le valigie e mi sono buttato sul letto, sfinito. L’hotel, in realtà, è piccolo capolavoro di architettura. Si tratta di una torre cilindrica di otto piani. Tutta la parte centrale è vuota e circondata da una lunghissima balaustra che si arrampica a spirale fino in cima permettendo l’accesso alla camere che sono tutte sul lato esterno. In otto piani non c’è neanche uno scalino e, oltretutto, non ci sono due camere alla stessa altezza, sono tutte sfalsate. In realtà non esistono nemmeno dei veri “piani”, se vogliamo essere precisi. Se esco dalla stanza e mi affaccio mi vengono le vertigini. Mai visto niente del genere! Dalla finestra si vede tutta la valle sottostante e le montagne al di là. È fantastico. Sono nel bel mezzo delle Alpi. Ho cenato con pennette affumicate e filetto di maiale con mele e cipolle in salsa di aceto balsamico. Porzioni abbondanti e sapore squisito. Una vera cena di montagna. Poi ho fatto una lunga passeggiata. Molto lunga. Credo di aver fatto più dislivello in salita in questa passeggiata che non in una delle solite uscite domenicali in bicicletta! Le pendenze qui sono notevoli. La temperatura è abbastanza fresca, ma il tempo è buono. Un po’ nuvoloso, ma buono. Domani si comincia.

Tratto finale

Il lungo viaggio volge al termine. Ho appena preso l’ultimo dei quattro treni necessari per arrivare a destinazione. Un viaggio tranquillo. I treni sono stati tutti puntualissimi, non potevo desiderare di meglio. Avevo qualche coincidenza un po’ “stretta” di orario e temevo in un ritardo che mi facesse perdere il treno successivo.

Per ora c’è il sole. Anche troppo. La giornata è più calda del previsto. Per fortuna tutte le carrozze erano climatizzate, Forse qualcuna più del previsto, oltretutto. Inizio ad avere un dolorino al gomito e al ginocchio destri.
Troppa aria condizionata o l’età che avanza?

E-mail

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Ho ricevuto adesso un’e-mail da Jack.

Mi dice che ha appena ritirato dal meccanico quella che sarà la mia bicicletta per questa settimana. È stata regolata e messa a a punto.
È una Cannondale Perp. Un mezzo da freeride con 170 mm di escursione davanti e dietro.

Si fa sul serio, insomma.

Si parte!!!

Eccomi sul treno. Sto passando in mezzo a un boschetto di querce da sughero. Il cielo è sereno e il sole fa capolino dietro i monti. Se il buongiorno si vede dal mattino…

Ieri ho trascorso l’intera giornata a preparare le valigie.
Non sapendo bene come sarà il clima ho cercato di mettere dentro sia abbigliamento leggero che pesante. Pensando anche alla pioggia, ovviamente.
E tutto ciò anche per l’abbigliamento da bici. Ho riempito un trolley e un grosso zaino, stipando tutto il contenuto a incastro. Tipo il Tetris, per capirci. Chissà se al ritorno riuscirò a far rientrare tutto nello stesso spazio.

Questa mattina è filato tutto senza intoppi e sono riuscito ad arrivare in stazione con un’ora di anticipo. A quel punto ho colto l’occasione per prendere l’intercity precedente a quello che avevo prenotato. Il capotreno, gentilissimo, mi ha fatto salire senza problemi.
Questo viaggio è iniziato sotto i migliori auspici. Spero che la fortuna continui ad accompgnarmi.