Il poeta Wallace Stevens diceva che la Poesia “deve resistere” all’intelligenza (si fa per dire) quasi completamente, Lawrence Ferlinghetti che Poesia è ciò che sta tra le righe ed è fatta di aloni in dissolvenza. Naturalmente si riferivano alle modalità di lettura e fruizione della Poesia. Sapevano infatti che, come ricordava l’immenso Rilke, “i versi non sono sentimenti ma esperienze, dietro ciascun verso ci sono città, uomini, incontri, separazioni, giorni d’infanzia, cose, fiori che si schiudono al mattino, viaggi, trasformazioni, ricordi di mille notti nessuna uguale all’altra, e anche i ricordi non bastano, bisogna dimenticarli e aspettare che ritornino” Il poeta inglese W.H. Auden era convinto che per imparare a leggere la poesia, l’erudizione valesse meno dell’istinto che non è infallibile e però è meno ingannevole.
Nei versi che seguono l’autore sembra invitare a una lettura, che è poi quella che si addice alla poesia, più vicina alla percezione, alla sensazione o anche all’intuizione, perché in Poesia le cose non sempre sono visibili, “trapelano”
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Poche, le cose che
credo di aver compreso
le allineo guidato dai binari
di un pallottoliere e
dalle impronte di un abbecedario
tante invece le cose che
sono sicuro di percepire
le travesto di versi
che non lasciano vedere
ma trapelare appena
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Giuseppe Ferrara, Napoli 1960
da “Segni Controversi” 2013









