la poesia è ciò che sta tra le righe, è fatta di aloni in dissolvenza…. (L. Ferlinghetti)

Il poeta Wallace Stevens diceva che la Poesia “deve resistere” all’intelligenza (si fa per dire) quasi completamente, Lawrence Ferlinghetti  che Poesia è ciò che sta tra le righe ed  è fatta di aloni in dissolvenza. Naturalmente  si riferivano alle  modalità di lettura e fruizione della Poesia.  Sapevano infatti che, come ricordava l’immenso Rilke,  “i versi non sono sentimenti ma esperienze, dietro ciascun verso ci sono  città, uomini, incontri, separazioni, giorni d’infanzia, cose, fiori che si schiudono al mattino, viaggi, trasformazioni, ricordi di mille notti nessuna uguale all’altra, e anche i ricordi non bastano, bisogna dimenticarli e aspettare che ritornino” Il poeta inglese W.H. Auden era convinto che per imparare a leggere la poesia, l’erudizione valesse meno dell’istinto che non è infallibile e però è meno ingannevole.

Nei versi che seguono l’autore sembra invitare  a una lettura, che è poi quella che si addice alla poesia, più vicina alla percezione, alla sensazione o anche all’intuizione, perché in Poesia le cose non sempre sono visibili, “trapelano”

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Poche, le cose che

credo di aver compreso

le allineo guidato dai binari

di un pallottoliere e

dalle impronte di un abbecedario

tante invece le cose che

sono sicuro di percepire

le travesto di versi

che non lasciano vedere

ma trapelare appena

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Giuseppe Ferrara, Napoli 1960   

da “Segni Controversi” 2013


Le piccole cose…

Il poeta colombiano Federico Diaz – Garcia dice che c’è un modo di guardare il mondo “senza rancore” ( il nostro tempo ci incoraggia ogni giorno a fare il contrario, ahinoi)

Dice che il mondo è triste senza i suoi panni stesi al sole, i taxi gialli, le tovaglie a quadretti, i cinema, gli stadi vuoti dopo la partita……. è triste senza le piccole cose che ce lo fanno vedere più chiaro in controluce, più caro se si guarda indietro. A. S.

Le mattine di domenica,

d’inverno,

alle prime ore:

le strade lavate da poco,

l’aria fresca,

limpida,

l’odore delle brioches dai caffè,

la follia

degli uccelli…

Come se la vita

ti dicesse:

guarda, sono qui,

riprova.

Karmelo C. Iribarren, San Sebastián 1959


il tempo muore delle sue ferite

Il Tempo resta eterno
quando tocchiamo con gli occhi
la riva dell’infanzia
con i suoi frutteti immacolati
e le sue medaglie di cartone dorato.

Il tempo che muore delle sue ferite
lecca il fresco latte dei nostri anni
con la sua lingua di sfinge.

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Nohad Salameh, Libano 1947

Da “Il tempo muore delle sue ferite”

Trad. Rossella Nicolò – Giancarlo Cavallo


una teoria del volo

puoi continuare a scrivere
con calma

nulla finirà oggi

il mattino rotola sotto il tuo palmo

le lenzuola hanno conservato
gli aliti dei tuoi sogni

e il nero macchia
solo un angolino della tua testa

come questa mosca
così struggente

nel silenzio della pagina
dove si è impigliata

aprendo
un’ultima volta le ali
per ispirarti

una teoria del volo
.

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Louise Dupre’, Sherbrooke (Québec) 1949

Da Una scheggia sotto l’unghia

Trad. Viviane Ciampi


…..a volte cadiamo dentro noi stessi

Gli uccelli stropicciano il cielo. I solchi la terra.
Non si sa di cosa siano fatti i nostri rifugi.
A volte cadiamo dentro noi stessi.
Confondiamo le nostre ombre con i vestiti.
L’inverno installa qualcosa di un silenzio.
Le parole sono appena avvitate alle cose.
Impenetrabili.


Estelle Dumortier, Bruxelles 1977 

 


“Ci deve essere un perdono che viaggia silenzioso nel vento, che non usa parole”

…..Io che penso.

Quando osservo un fiore di prato,
la semplicità e la perfezione
racchiuse in un mondo così piccolo
da esser sostenuto da uno stelo sottilissimo,
penso che l’Universo sia inesprimibile
a parole….

Daniela Malini
dalla silloge tratta da
 http://www.filidaquilone.it/num033malini.html

Daniela Malini è nata a Milano e vive a Genova dal 1990. Poeta, scrittrice, ha ideato Caffè Shakerato Internazionale, un progetto sulla scrittura e sull’educazione alla creatività per i giovani in contesti multiculturali che ha ottenuto diffusione nazionale e internazionale. E’ attivista di EveryOneGroup e collabora stabilmente con l’Unicef per progetti umanitari e culturali.


un treno in transito, una stazione,  su un muro una scritta……..

Il finestrino si ferma sulla scritta
Mi sposerai? La vernice è sbiadita
dai fili  delle ripetute piogge.

Che sarà del presente
di quel fuoco con midollo e ardore?

Il treno parte,
una domanda resterà senza risposta

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Marisa Martinez PersicoBuenos Aires  1978

Da “Il cielo in parentesi”

da me liberamente tradotta


di tutto questo non c’è forma di verso che doni conforto

Era nata in Libano la poetessa  Kathoun Salma, la terra che una volta era conosciuta col nome di Fenicia e fu il luogo dove ebbe inizio il cammino del genere umano verso la civiltà. Kathoun Salma è rimasta uccisa con suo marito dai raid israeliani in un immobile civile a Beirut due giorni fa.

……

Eravamo figli del vento

un sole ci ha partoriti senza conoscere i suoi fuochi

la luna ci ha allattati alle mammelle dei lupi

affinché potessimo crescere.

Kathoun Salma


la normalità dell’indifferenza

A Bruxelles, nel Musée Royaux des Beaux Arts  c’è un dipinto di Pieter Bruegel il Vecchio, si chiama Paesaggio con la caduta di Icaro, 1558 circa. Nell’angolo a destra del dipinto si vede a malapena un Icaro, precipitato a testa in giù con le sue ali di cera che si dimena. In primo piano invece c’è un contadino che spinge il suo aratro, un pescatore che ha il capo abbassato e un pastore con le sue pecore che guarda in alto, chissà che cosa. Nessuno presta attenzione né si cura di Icaro che annega. La normalità dei loro gesti quotidiani, della vita che scorre nonostante tutto, il fatto stesso che vita e morte facciano  imperturbabilmente  parte dello stesso quadro, fu fonte di ispirazione per Wystan Hugh Auden che scrisse “Musée des beaux arts”. Auden mise in evidenza  la contrapposizione  tra il dolore e la banalità di tutto ciò che lo circonda. Banalità, normalità che si trasforma purtroppo in indifferenza.  

E mentre “tutto dà quietamente le spalle al disastro”, quanti Icaro in Ucraina, in Palestina, in Libano, in Venezuela, in Iran, stanno “annegando” in una normalità che giorno dopo giorno, diventa assuefazione, poi indifferenza e quindi negazione! (A. S.)

Sul soffrire non si sono mai sbagliati,
gli antichi maestri; hanno capito
la sua posizione nell’uomo; come accade
mentre un altro mangia o spalanca una finestra o ciondola solo in giro;
come, mentre gli anziani attendono
riverenti e appassionati il miracolo
della nascita, debbano esserci per forza
bambini a cui invece non importa nulla,
che pattinano su uno stagno ai bordi del bosco:
non scordarono mai che persino
il terribile martirio deve compiersi
in un angolo, a modo suo, in una nicchia
sudicia dove i cani proseguono
la vita dei cani e il cavallo del boia
si gratta innocente contro a un albero.

L’Icaro di Brueghel, per esempio: come tutto
dà quietamente le spalle al disastro;
l’aratore avrà udito lo schianto, l’urlo tradito,
ma per lui non era una caduta importante;
il sole splendeva come al solito
sulle pallide gambe inghiottite
dall’acqua verdastra; e la nave costosa,
la delicata nave che certo avrà visto
qualcosa di straordinario, un ragazzo
cadere dal cielo, aveva un luogo
al quale approdare e continuava
a veleggiare con calma

Wistan Hugh Auden,York, 21 febbraio

1907 – Vienna, 29 settembre 1973


dall’onnipotenza alla follia è un attimo, poveri noi!!

[…] ordinerò che i miei arcieri lancino
frecce di ferro contro il cielo avverso
e imbandierino di nero il firmamento
perché non ci sia un uomo che non sappia
che gli dei sono morti. Io sono gli dei.
Che altri ricorrano all’astrologia
giudiziaria, al compasso e all’astrolabio,
per sapere cosa sono. Io, sono gli astri.[….]

Jorge Louis Borges
da ” L’oro delle tigri” 1972
in Poesie (1923-1976)

I versi sono tratti dalla poesia “Tamerlano”, il personaggio storico diventato leggenda che, con la sua invincibile Orda d’Oro, toccò Mosca, la Persia, L’Egitto, le foci del Gange, facendo di Samarcanda il centro di un impero sterminato.
Chi parla, però, non è il signore dei mongoli ma un malato di mente che ha letto il dramma di Marlowe “Tamerlano il grande” e si identifica nel grande personaggio storico, rovesciando, in un delirio di onnipotenza, il suo stato di uomo soggiogato e vinto dal destino. Il monologo è drammatico.



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