il silenzio del dolore

cosí, con una borsa sulle spalle, colma di solitudine e speranza é svanita percorrendo quella linea immaginaria che unisce la vita con la morte

davanti alle lacrime una porta vetrata e asettici camici bianchi

noi qui. fuori, al riparo (almeno in apparenza) in attesa. aspettare… é l‘unica mossa consentita

ma anche (e/o soprattutto) lei aspetta. aspetta di tornare tra di noi, sempre seguendo quella linea ma in senso inverso per capire quanta femminilità abbia lasciato in pegno… aspetta il proprio responso davanti a quel suo specchio che ora non potrà nemmeno batter ciglio o nascondersi dentro una ciocca di capelli

aspetta tutti quelli che la stanno aspettando nella stessa enorme sala d‘attesa

l‘attesa. questa attesa… fa un sacco di rumore che casualmente fa rima con scalpore, tumore, amore, dolore, …

ma dal profondo del mio cuore, so che sarà proprio lei, l’attesa, a rendere tutto questo ancora più bello di quanto già lo era

🍀🍀🍀

ci son dei giorni…

… in cui tutto sembra nevicare.

la calma del bianco che ti avvolge. un passo dopo l’altro fin che, svoltando dietro ad un albero, inciampi nell’ombra di un ramo spuntato improvvisamente. e allora il mondo fatto di tutte le tue certezze, vacilla. ció che era vivo, puó darsi che non lo sarà più.

senza rimedio. senza appello. senza spiegazioni. esattamente come il buio di quell’ombra.

ma questo non può essere esternato senza esser tacciati di pessimismo. no. le paure devono restar nascoste. al riparo dalla luce del sole…

così, per tornare alla fine di questo inizio, quando il cuore è colmo… forse, non resta che farne soffici fiocchi

silenzio

tra il nero bagliore dell’universo un ticchettio continuo

. assordante

oltre il quale, una minuscola palude di lacrime

sprofonda

a volte mi ritrovo così:

ingarbugliato tra istanti che non posso (proprio) fare a meno di chiamare destino.

casualità a cui non credo più. ma d’altronde, potrebbe essere altrimenti?

“rivivo” un passato non ancora scritto. lo odo scorrere davanti ai miei occhi, esattamente come, seduto su una poltrona sgualcita, il telone illuminato di un film non ancora iniziato.

tra l’idea e il profumo di quell’idea, non riesco a non chiedermi se il regista, per caso, non abbia qualcosa a che fare con la mia vita.

sospeso. in bilico.

fino al momento in cui, spegnendosi le luci, afferro il concetto. quel regista, posso essere solo io!

e allora, lacrime. sole. invisibilmente pesanti. rigano il vinile che fa da contorno alla mia personalissima colonna sonora.

ascolto questi sentimenti afosi. appiccicaticci. e ne cerco la giusta forma, il giusto ritmo, spaparanzato nella quiete che nemmeno la tristezza conosce.

***

fuori, le pale di un elicottero, muovono l’aria che ci separa dal buio

20/06 (+ 4)

credetemi
é stato come guardarsi in uno specchio

l’istante di un’immagine sconosciuta

merda!

il caso
il fato
la sorte

freddo, silenzio, vuoto
il battito d’ali di un corvo
le campane e la luna incredula

tutto era colmo di sofferenza

ma poi, alla fine,
la trasformazione di quegli occhi neri
nella libertà di un sorriso

e il Volo

schiantatosi per sempre
nello scorrere del nostro tempo

nemmeno la morte

m’appartiene

***

eppure, per un istante m’è sembrato di poter toccare lo scorrere della vita dentro un enorme palloncino di chewing gum

ma forse noN ERO nemmeno

vorrei poter iniziare dalla fine, procedere a ritroso per distribuire esperienza, fino a dissolvermi negli occhi di un neonato che già conosce l’arcobaleno

***

a volte penso che i grilli cantino. credo sia umano.

***

poi lo stridio delle stelle

e l’urlo della luna

a riportarmi dov’ero partito

***

in equilibrio lungo il cordone ombelicale di una madre che nulla può, se non la fatica

d’amare

non importa (il titolo)

oggi, al tramonto dei miei passi, improvvisamente m’attraversa.

nero e viscido. come un serpente.

diretto verso nessun luogo. o forse, nel mio stesso luogo. nulla che io possa veramente comprendere.

***

ma questo suo esserci, s’è avvinghiato alle mie gambe fino al raggiungimento delle stelle.

***

che ne so io, più di lui, della vita?